Dopo il peggioramento delle condizioni economiche nel Paese, il malcontento e la povertà hanno spinto la popolazione allo stremo delle proprie forze. Questo fattore ha influito sulla nascita di piccoli gruppi criminali dediti ai piccoli furti per sopravvivere, ma adesso il pericolo per la stabilità dello Zimbabwe non deriva più dalle piccole organizzazioni criminali di provincia. Negli ultimi mesi sono cresciute le organizzazioni paramilitari che hanno iniziato a terrorizzare il popolo dello Zimbabwe e che sono state denominate “bande del machete“. Composte per lo più da minatori e più in generale da sottopagati lavoratori del settore pubblico del Paese (unico ancora in piedi dopo la recessione economica), operano indisturbate anche a causa dei pochi mezzi a disposizione delle forze dell’ordine. Le condizioni del Paese, già drammatiche e peggiorate dopo la decisione del governo di tornare al dollaro dello Zimbabwe, rischiano di degenerare ulteriormente, riportando nel popolo la paura vissuta sotto la dittatura di Robert Mugabe.

Le bande del machete decideranno le elezioni del 2023

Da un’indagine portata avanti dalla testata giornalistica locale 263Chat, è stato rilevata la possibilità che i gruppi armati di minatori rispondano alle alte cariche del Paese. In questo scenario, la possibilità che il recente fenomeno sia una preparazione per una campagna di terrore che possa precedere la consultazione popolare è alta, considerando anche i precedenti dello Zimbabwe. Il rischio quindi che divengano uno strumento in mano alla politica amplifica ulteriormente le dimensioni della crisi che sta attraversando il Paese.

I sospetti principali ricadono sulla lentezza con la quale il governo di Emmerson Mnangagwa sta prendendo i provvedimenti, che dall’inizio della crisi non sono ancora entrati in funzioni. Gli stessi sporadici arresti, quando effettuati, si concludono con una scarcerazione nel giro di poche ore, scoraggiando le forze armate stesse che non hanno strumenti legali per mantenere sotto custodia gli appartenenti alle bande. Il fenomeno, sviluppatosi soprattutto nelle regioni di confine con lo Zambia, è particolarmente pericoloso a causa della veloce crescita.

Le promesse del governo

Nonostante le promesse del ministro degli Interni Kazembe Kazembe di mettere all’indice le bande del terrore, niente ad Harare sembra essersi ancora mosso con decisione. Il pugno duro del governo al momento è solamente stato annunciato. Tuttavia, il ministero incaricato della gestione delle miniere dello Zimbabwe, guidato da Edmond Mukaratigwa, starebbe valutando delle soluzioni circa la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione del personale accusato di prendere parte alle azioni di terrore. Mukaratingwa avrebbe dichiarato inoltre come nei prossimi mesi verranno applicate misure legislative atte a perseguire in modo più efficace le bande. Già dai prossimi giorni, le forze dell’ordine avranno la possibilità di detenere i soggetti arrestati per un periodo più lungo.

Il rischio che la situazioni degeneri ulteriormente non è però da sottovalutare. La possibilità che le bande siano orchestrate dalle alte cariche del Paese rende inoltre ambiguo il temporeggiamento portato avanti da Harare, che tra crisi economiche e sociali sta assistendo alla completa distruzione dello Zimbabwe. Senza cambiamenti repentini e sotto più fronti, la popolazione dell’ex-Rhodesia è destinata a vedersi prolungare il periodo più buio dalla riforma agraria di Mugabe: in uno scenario che, ormai, sembra indirizzato al non ritorno.

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