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	<title>Egitto Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 04 Oct 2026 01:07:19 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Egitto Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Egitto, Bab-el-Mandeb, Iraq: il delicato equilibrio dell&#8217;Italia nel Levante</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/egitto-bab-el-mandeb-iraq-il-delicato-equilibrio-dellitalia-nel-levante.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 01:07:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il caos in una regione strategica per l'interesse nazionale e l'accumularsi dell'entropia impongono a Roma di tenere alta la guardia. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/egitto-bab-el-mandeb-iraq-il-delicato-equilibrio-dellitalia-nel-levante.html">Egitto, Bab-el-Mandeb, Iraq: il delicato equilibrio dell&#8217;Italia nel Levante</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261003095654409_fd092d41e93209a4f23ce97e9ccd4665-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le ultime settimane hanno visto l&#8217;emersione di tre dinamiche diverse tra loro ma che, lette in forma convergente, contribuiscono a una riflessione sistemica sul futuro della politica italiana nel quadrante strategico compreso tra il Medio Oriente, il Nord Africa, il Mar Rosso, la Penisola Arabica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le diverse geografie dell&#8217;interesse italiano</h2>



<p><strong>Bab-el-Mandeb, Iraq, Egitto </strong>i teatri interessati. La presa di controllo da parte degli Houthi dell&#8217;area costiera yemenita proiettata sullo stretto di Bab-el-Mandeb ha portato <strong>la Difesa italiana e il Ministro Guido Crosetto</strong> a prendere in considerazione il rafforzamento della capacità di scorta al naviglio mercantile in movimento tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden,<a href="https://www.linkiesta.it/2026/09/armatori-italiani-aspides-sicurezza-ue-navi/"> spingendo al contempo nel perimetro dell&#8217;Unione Europea</a> per un <a href="https://en.ilsole24ore.com/art/the-strengthening-of-aspides-on-monday-at-the-eu-defence-ministers-meeting-AJUWhwOB">potenziamento della <strong>missione &#8220;Aspides&#8221;</strong></a> varata dopo l&#8217;attacco dei ribelli filo-iraniani al traffico mercantile nel Mar Rosso tra fine 2023 e l&#8217;inizio del 2024. A fine settembre, inoltre, le truppe italiane hanno <a href="https://decode39.com/16793/italys-defense-minister-explains-the-end-of-its-12-year-mission-in-iraq/"><strong>completato il ritiro dall&#8217;Iraq assieme alle forze della coalizione anti-Isis</strong> in campo dal 2014</a>, come richiesto da Baghdad all&#8217;alleanza guidata dagli Stati Uniti, cui l&#8217;Italia contribuiva con la <a href="https://beemagazine.it/iraq-addio-conclusa-la-presenza-militare-italiana/">missione Prima Parthica.</a></p>



<p>Eventi strategici di rilevanza regionale a cui si aggiunge un fatto <strong>giurisprudenziale di rilevanza interna ed internazionale</strong>: la sentenza di condanna in primo grado per sequestro aggravato da parte della Corte d&#8217;Assise di Roma, pronunciata il 28 settembre scorso, contro tre agenti dell&#8217;intelligence egiziana <a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-09/regeni-italia-egitto-omicidio-accuse-processo-condanna.html">accusati di aver partecipato al rapimento del ricercatore italiano poi assassinato nel gennaio 2016.</a> L&#8217;evento ha aperto grandi discussioni sulla relazione tra Roma e Il Cairo, guidata dal regime di <strong>Abdel Fattah al-Sisi</strong> con cui<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/29/caso-regeni-affari-italia-egitto-notizie/8521108/">molti governi italiani hanno consolidato una cooperazione strategica ed economica</a> nell&#8217;ultimo decennio, mentre sui rapporti bilaterali pendeva in molti casi il dilemma legato alla effettiva responsabilità dei vertici dello Stato egiziano nel drammatico caso Regeni.</p>



<p><strong>Il ministro degli Esteri Antonio Tajani prima e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni</strong> poi hanno ribadito che la linea di Roma non è quella di andare allo strappo col Cairo dopo la condanna degli agenti in primo grado. <a href="https://www.ansa.it/liguria/notizie/2026/10/01/meloni-chiudere-i-rapporti-con-legitto-aumenta-le-difficolta_d9fa30fc-edda-4cab-9a61-d3878e8c80c5.html">Meloni ha detto: </a>&#8220;Io non sono tra coloro che ritengono che per risolvere il problema chiudere i rapporti diplomatici con l&#8217;Egitto aiuti, piuttosto crea maggiori difficoltà&#8221;. <em>Huffington Post</em> segnala parimenti che è slittata, a valle della condanna di primo grado pronunciata a Roma, la discussione su un nuovo memorandum <a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/10/01/news/regeni_memorandum_egitto-22825763/">militare italo-egiziano previsto alla <strong>Camera dei Deputati per l&#8217;1 ottobre</strong></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;arco di crisi</h2>



<p>Parliamo di evoluzioni che condizionano l&#8217;approccio italiano <strong>da aree e Paesi d&#8217;interesse strategico per il Paese</strong> e a regioni attraversate da un arco di crisi che dal Levante da tre anni in ristrutturazione geopolitica tra guerra e cambi di paradigma politici tocca la penisola arabica dove è ripresa la guerra in <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-gli-houthi-padroni-della-costa-nel-loro-mirino-le-rotte-dellenergia.html" type="post" id="529315">Yemen,</a> il Corno d&#8217;Africa, la Somalia e si estende a Ovest fino a saldarsi con la <strong>sempre precaria situazione libica</strong>. Attraverso queste arterie nevralgiche e in tensione della geopolitica passano una fetta importante dell&#8217;import-export dell&#8217;Italia, la capacità di Roma di connettersi ai mercati globali, la sicurezza nazionale nella profondità del<a href="https://it.insideover.com/politica/un-nuovo-mediterraneo-infinito.html" type="post" id="299610"> <strong>Mediterraneo Allargato</strong>.</a> Avere dei pivot sistemici nell&#8217;area e una capacità di proiezione nel quadrante levantino esteso dal Mediterraneo Orientale alle porte dell&#8217;Oceano Indiano e dal Nord Africa all&#8217;Iraq, saper <strong>capire come prevenire le minacce e sfruttare le opportunità strategiche</strong> è vitale per Roma. La fase attuale, in ogni caso, pone la politica di fronte a scelte difficili nel quadro di un contesto in mutamento.</p>



<p>I teatri si sovrappongono e compenetrano tra loro. Prendiamo il caso dell&#8217;Egitto. <a href="https://europeanrelations.com/briefing/italy-moves-to-protect-red-sea-shipping-as-houthi-threat-grows/"><strong>L&#8217;Italia, come potenza di taglia media</strong></a><strong>su scala globale che si fa medio-grande nel Mediterraneo</strong> e proprio in virtù del suo ruolo di partner strategico dello Stato guidato da al-Sisi, ha la possibilità di far valere contemporaneamente le <strong>scelte politiche che hanno reso Il Cairo </strong>un partner importante per Roma sia la <strong>doverosa e fondamentale ricerca della verità sul caso Regeni,</strong> ben lungi dall&#8217;essere concluso dopo le sentenze di primo grado.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Egitto, la ricerca della verità su Regeni è interesse nazionale</h2>



<p><strong>La difesa della verità e della ricerca delle motivazioni che hanno portato alla brutale uccisione di un connazionale</strong> possono andare di pari passo con la continuità della presenza diplomatica al Cairo che, peraltro, diversi governi prima di Meloni hanno decretato e consolidato e anzi deve essere la leva per far sì che nel quadro degli <strong>accordi politici con un Paese a cui l&#8217;Italia ha accesso</strong> si inserisca anche l&#8217;impegno al rispetto di quanto deciso per via giudiziaria. Del resto, il rapporto bilaterale Roma-Il Cairo è multilivello. </p>



<p>&#8220;L’Egitto non è soltanto un interlocutore politico per Roma: è uno dei Paesi nei quali <strong>Eni ha costruito una presenza energetica di lungo periodo</strong>, con il <a href="https://www.eni.com/it-IT/azioni/attivita-mondo/egitto/zohr.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giacimento Zohr</a> come punto centrale di una relazione che coinvolge produzione, infrastrutture e prospettive di sviluppo di nuove risorse&#8221;, <a href="https://www.policymakermag.it/italia/tutti-i-nodi-tra-italia-ed-egitto-ecco-perche-rompere-e-difficile/">nota Policy Maker, aggiungendo</a> che in una recente visita diplomatica di Tajani &#8220;<strong>Gaza, Libia, Sudan e Mar Rosso</strong> erano nello stesso elenco di <a href="https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2026/09/il-ministro-tajani-domani-al-cairo-incontri-istituzionali-commissione-congiunta-e-business-forum-italia-egitto/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">temi discussi con le autorità egiziane</a>, a dimostrazione del fatto che <strong>l’Egitto è uno dei pochi interlocutori che Roma non può trattare come marginale</strong> quando discute di sicurezza e stabilità nel Mediterraneo allargato&#8221;.</p>



<p><strong>Visto in maniera complementare, questo significa che anche il rapporto con l&#8217;Italia è a maggior ragione indispensabile per l&#8217;Egitto</strong>, fattore che potrebbe contare come leva esercitabile per spingere a una piena collaborazione delle autorità de Il Cairo. Alle quali, del resto, interessa per ragioni strategiche la prospettiva che anche le rotte del Mar Rosso, da cui dipendono gli introiti non secondari del Canale di Suez, siano percorribili e disostruite da minacce. Dunque c&#8217;è tutto l&#8217;interesse egiziano a guardare con attenzione all&#8217;idea italiana di alzare l&#8217;asticella della presenza europea a presidio della libertà di navigazione in un contesto che vede, a ben guardare, gli <strong>Houthi astenersi, per ora, da minacce dirette</strong>. L&#8217;arco di crisi dell&#8217;Africa orientale a Sud dell&#8217;Egitto vede il sommarsi della guerra civile sudanese, delle tensioni etiopi, del secessionismo del Somaliland e della recrudescenza della pirateria nelle acque somale a perturbare un contesto già di per sé caotico. <strong>Per l&#8217;Egitto è raagion di Stato fornire risposte chiare sul caso Regeni anche per non pregiudicare un rapporto politico </strong>che può garantire stabilità nelle relazioni tra il Cairo e l&#8217;Europa in una fase complessa per la geopolitica regionale. E questo l&#8217;Italia deve ben tenerlo in mente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;Iraq al Libano</h2>



<p>Del resto, il presidio securitario si completa con l&#8217;attenzione alle dinamiche mediorientali. Il ritiro dall&#8217;Iraq non segna la fine dell&#8217;interesse dell&#8217;Italia per un Paese che è un discreto <a href="https://www.ripartelitalia.it/ecco-da-dove-arriva-il-petrolio-in-italia-lanalisi/">fornitore di petrolio (circa il 6% del fabbisogno nazionale)</a> e un player importante per la stabilità regionale già condizionata dalle ripetute guerre e dal conflitto iraniano che ha avuto ricadute anche su Baghdad. <a href="https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/il-ritiro-dalliraq-e-la-lezione-che-la-politica-non-ha-imparato_113725">Avvenire ricorda </a>che &#8220;il nuovo premier iracheno <strong>Ali al-Zaidi,</strong> insediato nel maggio 2026 dopo estenuanti trattative, ha promesso lealtà e contratti petroliferi alla Casa Bianca, ma l’influenza di Teheran in Iraq è sempre più ingombrante mentre la <strong>promessa integrazione nell’esercito delle milizie sciite è ora slittato a metà 2027</strong>&#8221; e resta il fatto che &#8220;dopo 20 anni di nostro addestramento, l’esercito iracheno non è ancora formato&#8221;. <a href="https://infodifesa.it/ritiro-militari-italiani-iraq-bilancio-cosa-succede/">La continuità dell&#8217;assistenza</a> alle unità irachene e ai combattenti del Kurdistan posto sotto la sovranità di Baghdad sotto forma di cooperazione appare possibile per consolidare le capacità di difesa di un Paese il cui indebolimento creerebbe conseguenze in tutta la regione.</p>



<p>Il quadrante levantino tra Medio Oriente e Mediterraneo Allargato produce, parafrasando quanto diceva Winston Churchill dei Balcani, più complessità geopolitica di quanto riesca a digerirne e in tal senso per l&#8217;Italia una strategia olistica va valutata pesando tutti i vettori per calcolarne la risultante ottimale capace di indicare la stabilità. <strong>La via maestra potrebbe essere quella di una diplomazia strategica capace di combinare strumenti di proiezione</strong> e autorevolezza politica-diplomatica, oltre all&#8217;indubbio peso dell&#8217;influenza economica, per consolidare l&#8217;autorevolezza dell&#8217;Italia come attore interessato alla stabilità regionale. Un fattore che passa anche attraverso una fattiva cooperazione col Golfo e con la comprensione di cosa sarà di un altro teatro critico, quello del Libano, <a href="https://italstrat.substack.com/p/40-i-dimonios-sardi-nel-cuore-del">dopo che con il termine del 2026 finirà la missione Unifil</a>. </p>



<p><strong>Difficile ipotizzare però che un ritiro coincida con un totale disimpegno di quei <a href="https://europeanrelations.com/after-unifil-who-keeps-the-peace-in-southern-lebanon/">Paesi europei,</a> come Italia, Spagna e Francia</strong>, in prima linea per garantire la tutela dell&#8217;unità nazionale libanese all&#8217;ombra del sempre incombente scontro tra Hezbollah e Israele che due volte, nel 2024 e nel 2026, ha coinvolto l&#8217;intero Stato. La parola d&#8217;ordine deve essere<strong>stabilità</strong>, nei teatri d&#8217;interesse politico e strategico e in quelli che potrebbero esserlo domani. L&#8217;Italia deve mantenere il sangue freddo ma il caos in una regione strategica per l&#8217;interesse nazionale e l&#8217;accumularsi dell&#8217;entropia impongono a Roma di tenere alta la guardia. La difesa dell&#8217;interesse nazionale richiede una capacità d&#8217;azione e di prontezza all&#8217;altezza dell&#8217;articolata natura delle sfide.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.linkiesta.it/2026/09/armatori-italiani-aspides-sicurezza-ue-navi/">https://www.linkiesta.it/2026/09/armatori-italiani-aspides-sicurezza-ue-navi/</a></li>



<li><a href="https://decode39.com/16793/italys-defense-minister-explains-the-end-of-its-12-year-mission-in-iraq/">https://decode39.com/16793/italys-defense-minister-explains-the-end-of-its-12-year-mission-in-iraq/</a></li>



<li><a href="https://en.ilsole24ore.com/art/the-strengthening-of-aspides-on-monday-at-the-eu-defence-ministers-meeting-AJUWhwOB">https://en.ilsole24ore.com/art/the-strengthening-of-aspides-on-monday-at-the-eu-defence-ministers-meeting-AJUWhwOB</a></li>



<li><a href="https://beemagazine.it/iraq-addio-conclusa-la-presenza-militare-italiana/">https://beemagazine.it/iraq-addio-conclusa-la-presenza-militare-italiana/</a></li>



<li><a href="https://www.ansa.it/liguria/notizie/2026/10/01/meloni-chiudere-i-rapporti-con-legitto-aumenta-le-difficolta_d9fa30fc-edda-4cab-9a61-d3878e8c80c5.html">https://www.ansa.it/liguria/notizie/2026/10/01/meloni-chiudere-i-rapporti-con-legitto-aumenta-le-difficolta_d9fa30fc-edda-4cab-9a61-d3878e8c80c5.html</a></li>



<li><a href="https://europeanrelations.com/after-unifil-who-keeps-the-peace-in-southern-lebanon/">https://europeanrelations.com/after-unifil-who-keeps-the-peace-in-southern-lebanon/</a></li>



<li><a href="https://infodifesa.it/ritiro-militari-italiani-iraq-bilancio-cosa-succede/">https://infodifesa.it/ritiro-militari-italiani-iraq-bilancio-cosa-succede/</a></li>



<li><a href="https://www.agenzianova.com/a/6abea7a97472e7.79888191/7837770/2026-10-01/libano-onu-sfide-significative-permangono-nonostante-ritiro-unifil-2">https://www.agenzianova.com/a/6abea7a97472e7.79888191/7837770/2026-10-01/libano-onu-sfide-significative-permangono-nonostante-ritiro-unifil-2</a></li>



<li><a href="https://www.policymakermag.it/italia/tutti-i-nodi-tra-italia-ed-egitto-ecco-perche-rompere-e-difficile/">https://www.policymakermag.it/italia/tutti-i-nodi-tra-italia-ed-egitto-ecco-perche-rompere-e-difficile/</a></li>



<li><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/10/01/news/regeni_memorandum_egitto-22825763/">https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/10/01/news/regeni_memorandum_egitto-22825763/</a></li>



<li><a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-09/regeni-italia-egitto-omicidio-accuse-processo-condanna.html">https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-09/regeni-italia-egitto-omicidio-accuse-processo-condanna.html</a></li>



<li><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/29/caso-regeni-affari-italia-egitto-notizie/8521108/">https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/29/caso-regeni-affari-italia-egitto-notizie/8521108/</a></li>



<li><a href="https://europeanrelations.com/briefing/italy-moves-to-protect-red-sea-shipping-as-houthi-threat-grows/">https://europeanrelations.com/briefing/italy-moves-to-protect-red-sea-shipping-as-houthi-threat-grows/</a></li>



<li><a href="https://www.ripartelitalia.it/ecco-da-dove-arriva-il-petrolio-in-italia-lanalisi/">https://www.ripartelitalia.it/ecco-da-dove-arriva-il-petrolio-in-italia-lanalisi/</a></li>



<li><a href="https://italstrat.substack.com/p/40-i-dimonios-sardi-nel-cuore-del">https://italstrat.substack.com/p/40-i-dimonios-sardi-nel-cuore-del</a></li>



<li><a href="https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/il-ritiro-dalliraq-e-la-lezione-che-la-politica-non-ha-imparato_113725">https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/il-ritiro-dalliraq-e-la-lezione-che-la-politica-non-ha-imparato_113725</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/egitto-bab-el-mandeb-iraq-il-delicato-equilibrio-dellitalia-nel-levante.html">Egitto, Bab-el-Mandeb, Iraq: il delicato equilibrio dell&#8217;Italia nel Levante</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Egitto, la rivoluzione registrata su nastro e lo spettro dei Fratelli Musulmani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/egitto-la-rivoluzione-registrata-su-nastro-e-lo-spettro-dei-fratelli-musulmani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 04:59:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530364</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente egiziano o Al Sisi." decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/egitto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/egitto-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/egitto-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/egitto-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/egitto-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/egitto-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un’opposizione clandestina che attende la crisi e un potere che, temendo la crisi, restringe ancor più gli spazi politici.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/egitto-la-rivoluzione-registrata-su-nastro-e-lo-spettro-dei-fratelli-musulmani.html">Egitto, la rivoluzione registrata su nastro e lo spettro dei Fratelli Musulmani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Trenta ore di colloqui, un governo in esilio e l’ombra iraniana: rivelazioni importanti, ma ancora tutte da verificare. In Egitto basta pronunciare il nome dei Fratelli Musulmani perché il calendario torni immediatamente al 2013. Alla caduta di <a href="https://it.insideover.com/politica/la-morte-di-morsi-e-quel-fallimento-politico-dei-fratelli-musulmani.html" type="post" id="210514">Mohamed Morsi,</a> alle manifestazioni represse nel sangue, alla messa al bando della confraternita e all’ascesa del generale <strong>Abdel Fattah al-Sisi,</strong> presentatosi come l’uomo capace di salvare lo Stato dal disordine. Tredici anni dopo, alcune registrazioni trasmesse durante il programma Al-Hekaya, condotto da Amr Adib sull’emittente MBC Masr, riportano al centro della scena la domanda che il potere egiziano non ha mai smesso di porsi: la confraternita è davvero sconfitta oppure sta soltanto aspettando una nuova crisi?</p>



<p>Secondo <strong>Abdel Rahim Ali,</strong> giornalista e studioso dei movimenti islamisti, le registrazioni proverrebbero da circa trenta ore di riunioni riservate tra esponenti legati ai Fratelli Musulmani e settori dell’opposizione egiziana all’estero. Negli estratti diffusi <strong>si discuterebbe di una nuova rivoluzione, della futura Costituzione, della formula dello «Stato civile» </strong>e della creazione di un governo di salvezza in esilio, pronto a intervenire qualora una crisi interna provocasse il collasso dell’attuale sistema.</p>



<p>Le rivelazioni sono state riprese dalla stampa araba, che attribuisce ad Ali anche l’identificazione di <strong>Yahya Moussa, Reza Fahmi e Omar Talaat</strong> quali figure centrali dell’entità denominata Meydan. Ma il primo dovere è distinguere i fatti dalle interpretazioni. Gli estratti esistono e sono stati trasmessi; le trenta ore complete non sono pubbliche; la loro autenticità integrale non risulta verificata da una fonte indipendente; la selezione dei passaggi è stata compiuta da soggetti apertamente ostili alla confraternita. Per ora siamo dunque davanti a materiale politicamente significativo, non ancora a una prova giudiziaria conclusiva. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un governo senza territorio</h2>



<p>Il progetto di un governo in esilio può impressionare sul piano simbolico, molto meno su quello operativo. Un governo alternativo acquista peso soltanto quando dispone di almeno tre elementi: riconoscimento internazionale, risorse finanziarie stabili e una struttura organizzativa capace di operare dentro il Paese. Non risulta dimostrato che Meydan possieda oggi una simile combinazione.</p>



<p>La confraternita ha conservato reti all’estero, capacità comunicative, relazioni associative e una memoria organizzativa quasi centenaria. Ma <strong>in Egitto ha subito una repressione durissima:</strong> dirigenti arrestati o costretti all’esilio, beni confiscati, strutture clandestine penetrate dagli apparati di sicurezza, capacità di mobilitazione fortemente ridotta. Secondo un resoconto di Al-Ain, una manifestazione promossa da Meydan ad Amsterdam nel luglio 2026 avrebbe raccolto appena quattordici persone. È un dato proveniente da una fonte ostile al movimento e deve essere trattato con prudenza, ma <strong>non descrive certamente un’organizzazione sul punto di conquistare il Cairo.</strong></p>



<p>Sul piano strettamente militare, i Fratelli Musulmani e le loro eventuali emanazioni non dispongono delle capacità necessarie per affrontare direttamente l’apparato egiziano. Le forze armate controllano i principali centri di comando, le infrastrutture strategiche, le comunicazioni e una parte consistente dell’economia nazionale. Un rovesciamento del sistema non potrebbe dunque derivare dalla sola azione della confraternita. <strong>Richiederebbe una frattura dentro lo Stato,</strong> una perdita di coesione nelle forze armate, manifestazioni popolari estese e la convergenza di gruppi sociali molto più ampi dell’islamismo politico.</p>



<p>Il pericolo più realistico non è pertanto una colonna di militanti diretta verso il palazzo presidenziale. È l’incontro tra reti organizzate e una crisi economica capace di portare in piazza settori che non hanno alcun rapporto ideologico con la confraternita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera opposizione è l’economia</h2>



<p>Il punto debole dell’Egitto non è oggi la forza dei Fratelli Musulmani, ma la fragilità del contratto sociale sul quale si regge il sistema di al-Sisi. Inflazione, debito, svalutazione della moneta, costo degli alimenti, disoccupazione giovanile e dipendenza dai finanziamenti esterni esercitano una pressione continua sulle famiglie. <strong>All’inizio del 2026 l’inflazione annua era tornata intorno al 13 per cento, secondo la documentazione del Fondo monetario internazionale. </strong></p>



<p>Il governo ha investito enormemente in infrastrutture, nuove città e grandi opere, ma la crescita costruita dall’alto non sempre produce un miglioramento percepibile nella vita quotidiana. Una parte dell’economia rimane inoltre legata alle imprese militari, con effetti controversi sulla concorrenza e sull’iniziativa privata.</p>



<p>In questo quadro, la confraternita potrebbe cercare di presentarsi non come forza islamista desiderosa di restaurare l’esperienza di Morsi, ma come <strong>componente di una più vasta coalizione civile. </strong>Da qui l’insistenza, nelle registrazioni, sulla formula dello «Stato civile». Non si tratta necessariamente di una conversione ideologica. Potrebbe essere una scelta tattica per rassicurare liberali, nazionalisti, religiosi non appartenenti alla confraternita e capitali occidentali.</p>



<p>Una rivoluzione non nasce però da un documento costituzionale preparato all’estero. Nasce quando il costo dell’obbedienza diventa superiore a quello della ribellione. La strategia attribuita a Meydan sembra puntare precisamente su questa possibilità: non provocare da sola la crisi, ma prepararsi a sfruttarla.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il misterioso canale iraniano</h2>



<p><strong>La parte più delicata riguarda il presunto viaggio compiuto da Reza Fahmi in Iran nel luglio 2025 </strong>per discutere finanziamenti e sostegno politico. Abdel Rahim Ali ha parlato di contatti con funzionari iraniani e di collegamenti con i Guardiani della Rivoluzione. Anche in questo caso, tuttavia, le fonti accessibili riportano le sue affermazioni senza presentare documenti indipendenti capaci di confermarle. Nomi e ruoli attribuiti ai dirigenti di Meydan</p>



<p>Un rapporto tra l’Iran sciita e un’organizzazione proveniente dall’islamismo sunnita può sembrare contraddittorio, ma <strong>la geopolitica mediorientale è piena di collaborazioni tattiche tra soggetti ideologicamente lontani. </strong>Teheran ha sostenuto Hamas, nato nell’area dei Fratelli Musulmani palestinesi, perché la comune ostilità verso Israele ha prevalso sulle differenze confessionali.</p>



<p>Nel caso egiziano, però, l’Iran dovrebbe valutare con estrema prudenza un’operazione simile. Destabilizzare l’Egitto significherebbe minacciare il Canale di Suez, alterare gli equilibri di Gaza, allarmare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e <strong>offrire al Cairo un motivo per rafforzare la cooperazione con Israele e con le monarchie del Golfo. </strong>Un finanziamento iraniano, se confermato, potrebbe quindi avere uno scopo meno amb amb than promoting an impossible Islamist conquest: maintaining a network of pressure capable of distracting and conditioning the Egyptian government.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia per Suez e per il mondo arabo</h2>



<p>L’Egitto non è un Paese mediorientale qualsiasi. Controlla Suez, collega Mediterraneo e Mar Rosso, confina con Gaza, possiede le forze armate più numerose del mondo arabo ed esercita un’influenza decisiva sulle questioni palestinesi. Qualsiasi instabilità interna avrebbe conseguenze immediate sui traffici marittimi, sui prezzi energetici, sul turismo e sulla sicurezza delle rotte tra Asia ed Europa.</p>



<p>Per Arabia Saudita ed Emirati, la stabilità egiziana costituisce una barriera contro il ritorno dell’islamismo politico. Per Israele, il mantenimento del trattato di pace con il Cairo è un interesse strategico vitale. Per gli Stati Uniti, l’Egitto rimane un pilastro dell’architettura regionale e un interlocutore indispensabile nella gestione di Gaza. Per la Turchia e il Qatar, che in passato hanno ospitato o sostenuto ambienti vicini alla confraternita, il dossier rappresenta invece uno strumento negoziale nei rapporti con al-Sisi.</p>



<p>La pubblicazione delle registrazioni serve quindi anche alla politica estera egiziana. Il messaggio rivolto agli alleati è semplice: sostenere il Cairo significa impedire che l’instabilità economica apra nuovamente la porta alla confraternita e, forse, all’influenza iraniana. È una narrazione efficace perché trasforma la sopravvivenza del governo egiziano in un interesse collettivo arabo e occidentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un allarme reale, ma anche politicamente utile</h2>



<p>Le registrazioni non devono essere liquidate. Dimostrano almeno che <strong>una parte dell’opposizione in esilio ragiona sul dopo al-Sisi, </strong>cerca una struttura comune e tenta di superare le divisioni prodotte dalla sconfitta del 2013. Ma tra discutere una rivoluzione e possedere la capacità di realizzarla esiste la stessa differenza che passa tra disegnare una nave e attraversare l’oceano.</p>



<p>Il governo egiziano potrebbe utilizzare queste rivelazioni per chiedere nuovi aiuti economici, una maggiore collaborazione informativa e un irrigidimento europeo contro le organizzazioni vicine ai Fratelli Musulmani. Potrebbe anche servirsene per giustificare <strong>un’ulteriore stretta interna contro oppositori, giornalisti e associazioni civili </strong>non necessariamente coinvolti nei progetti di Meydan.</p>



<p>Il vero rischio è proprio questo doppio movimento: un’opposizione clandestina che attende la crisi e un potere che, temendo la crisi, restringe ancora gli spazi politici. Entrambi possono contribuire a produrre ciò che affermano di voler evitare. Perché le rivoluzioni preparate negli alberghi dell’esilio raramente conquistano un Paese; ma anche i governi che vedono una congiura dietro ogni dissenso finiscono talvolta per fabbricare la rivolta che volevano scongiurare.</p>
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		<title>Xi vola da Al Sisi: Egitto e Nord Africa, la nuova proiezione della Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/xi-vola-da-al-sisi-egitto-e-nord-africa-la-nuova-proiezione-della-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 07:37:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="867" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260906091859372_4b3b4990b5ecacefe4cb1a26f1b6a588-e1788698274613.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260906091859372_4b3b4990b5ecacefe4cb1a26f1b6a588-e1788698274613.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260906091859372_4b3b4990b5ecacefe4cb1a26f1b6a588-e1788698274613-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260906091859372_4b3b4990b5ecacefe4cb1a26f1b6a588-e1788698274613-1024x462.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260906091859372_4b3b4990b5ecacefe4cb1a26f1b6a588-e1788698274613-768x347.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260906091859372_4b3b4990b5ecacefe4cb1a26f1b6a588-e1788698274613-1536x694.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260906091859372_4b3b4990b5ecacefe4cb1a26f1b6a588-e1788698274613-600x271.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita di Xi Jinping al Cairo dopo oltre dieci anni segna l'offensiva diplomatica cinese nel Mediterraneo e in Medio Oriente</p>
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<p>Il presidente egiziano <strong>Abdel-Fattah al Sisi</strong> <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/9/2/chinas-xi-visits-egypts-el-sisi-why-it-matters" type="link" id="https://www.aljazeera.com/news/2026/9/2/chinas-xi-visits-egypts-el-sisi-why-it-matters">ha incontrato al Cairo</a> il leader cinese <strong>Xi Jinping</strong>, ricevendolo al palazzo presidenziale Ittihadiya, luogo dei principali faccia a faccia istituzionali. Questa visita, che arriva dopo oltre 10 anni, assume un ruolo particolarmente importante in un momento in cui si stanno ridisegnando gli equilibri geopolitici nordafricani e mediorientali. <strong>Xi Jinping è stato accolto con i massimi onori previsti dal protocollo egiziano</strong> e la stampa locale ha raccontato nei minimi particolari tutte le fasi di questo meeting, compresa la visita di Xi con la moglie al nuovo grande museo egizio della capitale. <strong>Pechino ha scatenato un&#8217;offensiva diplomatica e politica ad ampio raggio in tutta l&#8217;area mediterranea</strong>, che si inserisce nel quadro dell&#8217;accordo appena firmato per il circuito bancario con gli istituti della Libia con l&#8217;obiettivo di arrivare a una lenta, ma inesorabile dedollarizzazione delle transazioni e puntando allo yuan come valuta di riferimento. Il Cairo è uno degli alleati più forti e fedeli a Washington, sia a livello militare che a livello geopolitico. L&#8217;aiuto degli Stati Uniti è stato fondamentale anche per l&#8217;ottenimento di ingenti prestiti sia dalla Banca mondiale, che dal Fondo Monetario Internazionale, soldi che sono stati determinanti per puntellare la traballante economia egiziana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cina, un partner privilegiato </h2>



<p>La <strong>Repubblica Popolare cinese</strong> si sta proponendo come <strong>partner privilegiato in alcune aree critiche come la sicurezza del commercio marittimo</strong>, nuovi accordi sull&#8217;agroalimentare, i trasporti interni, le infrastrutture, l&#8217;intelligenza artificiale ed anche la manifattura. La Cina sta cercando di usare l&#8217;incertezza globale dovuta ai conflitti per rafforzare la sua posizione, non soltanto nel continente asiatico, ma anche nel Mediterraneo, che non era mai stato una zona di influenza cinese. <strong>L&#8217;Egitto esercita un ruolo determinante in Libia</strong>, dove appoggia il governo di Tobruk con armi e sostegno politico, nella guerra civile sudanese, dove il comandante dei governativi ogni settimana vola al Cairo per prendere ordini dal presidente al Sisi, generale di grande esperienza. <strong>Ma il Cairo è stato fondamentale anche a Gaza, agendo come grande mediatore, avendo la fiducia sia di Israele che dei palestinesi.</strong></p>



<p>Pechino ha chiesto ai Paesi della regione di <strong>contrastare le interferenze straniere e di puntare su un nuovo sistema di sicurezza</strong> per il Medioriente, una mossa di grande valenza tattica che vuole imporre Pechino come leader del Sud globale. Il Dragone non nasconde il suo interesse ad accrescere il peso in Egitto e sul Canale di Suez, vitale via di navigazione fra Asia ed Europa. Il Cairo ha accresciuto il suo interscambio con la Cina, <strong>passando dai 4 miliardi di dollari del 2007 agli oltre 10 del 2013 fino a raggiungere i 17 miliardi nel 2025. </strong>Nel 2014 i due governi avevano già sottoscritto un accordo tecnico che concedeva al Cairo una linea di credito non rimborsabile pari a 124 milioni di dollari dalla Banca centrale cinese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Esercitazioni congiunte</h2>



<p>Meno di un mese fa, le due nazioni hanno <strong>organizzato una serie di esercitazioni militari congiunte</strong>, dove sono stati utilizzati J-16 cinesi e Rafale francesi, coordinando operazioni molto specifiche. Ma <strong>il leader cinese ha confermato anche l&#8217;interesse per la cosiddetta zona economica del Canale di Suez</strong>, dove negli anni Pechino ha investito più di 4 miliardi di dollari, mentre sono stati addirittura 10 i miliardi che Pechino ha messo nel progetto per la nuova capitale amministrativa e per il comparto ferroviario nel delta del Nilo. Un ventaglio particolarmente ampio quello degli investimenti cinesi che punta ad incrinare il dominio statunitense in questa area determinante. Pechino investe nel continente africano dall&#8217;inizio del nuovo millennio e il FOCAC, il forum fra la Cina ed i paesi africani, è da anni uno dei più frequentati. Molte nazioni sono però ostaggio dei cinesi che grazie alla trappola del debito hanno preso il controllo di tante economie continentali come lo Zambia, l&#8217;Angola, ma anche di stati chiave come Etiopia e Kenya che hanno ceduto le loro principali infrastrutture ad aziende asiatiche. Uno schema quasi infallibile che ha funzionato dall&#8217;Asia al Sudamerica e soprattutto in Africa e che potrebbe ripetersi anche in un quadrato geopolitico determinante come il Medio Oriente.</p>
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		<title>Gas egiziano: il pozzo Denise W 1, la scoperta che non basta a mettere in sicurezza il Cairo</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/gas-egiziano-il-pozzo-denise-w-1-la-scoperta-che-non-basta-a-mettere-in-sicurezza-il-cairo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 08:49:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="egitto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-1536x1033.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-600x403.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La scoperta del pozzo Denise W 1 rafforza la cooperazione tra Eni ed Egitto e conferma la sete di risorse del Cairo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="egitto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-1536x1033.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-600x403.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Eni rafforza il ruolo energetico dell’Egitto, ma la guerra regionale mostra tutta la fragilità del sistema. La nuova scoperta di gas e condensati annunciata da Eni insieme al governo egiziano ha un valore che va ben oltre il dato tecnico. Il pozzo Denise W 1, perforato al largo della costa mediterranea egiziana nel blocco di Temsah, conferma che <strong>il sottosuolo del Mediterraneo orientale continua a offrire risorse importanti </strong>e che <a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html" type="post" id="498377">l’Egitto resta uno dei principali snodi energetici </a>della regione. Ma proprio mentre il Cairo celebra una scoperta significativa, emerge con ancora maggiore chiarezza il vero problema: l’Egitto dispone di potenzialità energetiche rilevanti, eppure continua a vivere una condizione di vulnerabilità strutturale che la guerra in Medio Oriente ha soltanto aggravato.</p>



<p>Le stime preliminari parlano di circa 2 trilioni di piedi cubi di gas e di 130 milioni di barili di condensati. Numeri notevoli, che permettono al governo egiziano di rivendicare un risultato concreto in una fase di forte tensione economica e di crescente pressione sociale. Tuttavia la scoperta, da sola, non risolve il nodo fondamentale: <strong>il sistema energetico egiziano soffre di un disequilibrio crescente tra produzione disponibile, consumi interni, domanda industriale e costi delle importazioni. </strong>In altre parole, non è la mancanza assoluta di risorse a mettere in difficoltà il Cairo, ma la difficoltà di trasformare la ricchezza potenziale in sicurezza energetica stabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno della fragilità egiziana</h2>



<p>Per anni la scoperta di Zohr aveva alimentato una narrativa ambiziosa: l’Egitto come potenza del gas, autosufficiente e destinata a diventare hub energetico del Mediterraneo orientale. Quella promessa, almeno in parte, si è scontrata con la realtà. Il progressivo declino naturale di alcuni giacimenti, la crescita della domanda interna, l’aumento della popolazione, l’inefficienza di parte della rete e la dipendenza da equilibri regionali instabili hanno ridotto i margini di manovra del Cairo.</p>



<p>La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha messo a nudo questa debolezza. <strong>L’interruzione delle forniture provenienti da Israele e Qatar ha colpito l’Egitto in un punto nevralgico</strong>, costringendolo a imporre misure di risparmio energetico, a ritoccare i prezzi dei carburanti, a rallentare progetti pubblici e a sostenere costi di importazione saliti a livelli quasi tripli in un solo mese. È la dimostrazione che l’Egitto non è ancora una potenza energetica pienamente sovrana, ma un attore esposto alle turbolenze strategiche del proprio ambiente regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eni e il Mediterraneo orientale</h2>



<p>In questo quadro, <strong>il ruolo di Eni appare centrale.</strong> La compagnia italiana non è soltanto un operatore industriale: è uno degli strumenti attraverso cui l’Egitto prova a mantenere aperta la prospettiva di rilancio del proprio settore energetico. La presenza di Eni nel Paese dal 1954 e il suo portafoglio ampio, che unisce esplorazione, sviluppo e produzione, fanno della società italiana un partner strutturale del Cairo. L’Italia, grazie a Eni, continua così a essere uno degli interlocutori energetici più influenti nel Mediterraneo orientale.</p>



<p>La scoperta di Temsah rafforza questo asse e conferma che il Mediterraneo resta uno spazio in cui industria, geopolitica e sicurezza si intrecciano in modo sempre più stretto. Per Roma, la stabilità energetica egiziana non è un tema periferico: riguarda direttamente la sicurezza del quadrante mediterraneo, gli approvvigionamenti, gli equilibri con Israele e Cipro, la proiezione italiana in Nord Africa e la tenuta di una regione che resta cruciale anche per i flussi migratori e commerciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal gas alla geoeconomia della sopravvivenza</h2>



<p>Ma l’aspetto più interessante è geoeconomico. <strong>Il Cairo non cerca più soltanto di produrre gas per il mercato interno o per l’esportazione. Cerca soprattutto di usare il settore energetico come leva per difendere la stabilità macroeconomica del Paese. </strong>Ridurre la spesa per le importazioni significa alleggerire la pressione sulle riserve in valuta, contenere il deficit, rassicurare gli investitori e limitare il rischio di nuove tensioni sociali. In Egitto, l’energia non è mai soltanto energia: è finanza pubblica, consenso politico, tenuta dello Stato.</p>



<p>Per questo la nuova scoperta è certamente importante, ma va letta con prudenza. Tra scoperta, valutazione tecnica, test, perforazione di ulteriori pozzi, costruzione di infrastrutture offshore e avvio della produzione, i tempi non saranno brevi. Il beneficio politico dell’annuncio è immediato, quello economico reale richiederà invece tempo, investimenti e soprattutto un contesto regionale meno instabile. E proprio qui emerge il paradosso egiziano: il Paese vorrebbe diventare hub energetico del Mediterraneo, ma per riuscirci avrebbe bisogno di una stabilità regionale che oggi è sempre più rara.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Egitto tra ambizione e dipendenza</h2>



<p>Il Cairo continua dunque a oscillare tra due identità. Da un lato vuole essere produttore, trasformatore ed esportatore, sfruttando i propri impianti di liquefazione e la posizione geografica. Dall’altro resta dipendente da forniture esterne e vulnerabile agli shock geopolitici. È una condizione intermedia che spiega molte delle scelte del presidente al Sisi: il rafforzamento del controllo interno, la prudenza diplomatica, il tentativo di tenere rapporti aperti con tutti gli attori regionali, dagli Stati del Golfo a Israele, passando per l’Europa.</p>



<p>La scoperta di Denise W 1 rappresenta dunque una buona notizia, ma non ancora una svolta. Segnala che il sottosuolo egiziano continua a offrire opportunità e che l’asse con Eni resta strategicamente prezioso. Ma segnala anche, indirettamente, che l’Egitto è costretto a cercare nuove risorse proprio perché <strong>la guerra e le tensioni regionali hanno dimostrato quanto fragile sia il suo modello energetico. </strong>In fondo, il vero dato politico è questo: nel Mediterraneo orientale il gas non è più soltanto una ricchezza, ma una forma di assicurazione contro il caos. E l’Egitto, oggi, sta cercando di comprarla un pozzo alla volta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/gas-egiziano-il-pozzo-denise-w-1-la-scoperta-che-non-basta-a-mettere-in-sicurezza-il-cairo.html">Gas egiziano: il pozzo Denise W 1, la scoperta che non basta a mettere in sicurezza il Cairo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Egitto, Etiopia e Sudan alla guerra del Nilo: la sfida per la sovranità sull&#8217;acqua</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/egitto-etiopia-e-sudan-alla-guerra-del-nilo-la-sfida-per-la-sovranita-sullacqua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 04:37:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga sul Nilo, è operativa. Ora la disputa tra i tre Paesi è su come gestirla. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/egitto-etiopia-e-sudan-alla-guerra-del-nilo-la-sfida-per-la-sovranita-sullacqua.html">Egitto, Etiopia e Sudan alla guerra del Nilo: la sfida per la sovranità sull&#8217;acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre un decennio, la disputa sulla <strong>Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD)</strong> è stata raccontata come un conflitto sulla sua costruzione. Oggi questa lettura è superata. La diga è una <strong>realtà operativa</strong>, inaugurata e integrata nel sistema del <strong>Nilo orientale</strong>. Il vero terreno di scontro si è spostato: non è più “se” la diga debba esistere, ma <strong>come deve essere gestita</strong>. Le nuove linee di frizione riguardano <strong>regole di rilascio, gestione delle siccità, condivisione dei dati e meccanismi giuridici vincolanti</strong>. In altre parole, la disputa è diventata una questione di <strong>governance idrica e potere regionale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo egiziano: vulnerabilità strutturale e diritto storico</strong></h3>



<p>Per l’Egitto, il dossier resta esistenziale. Il Paese dipende dal <strong>Nilo per circa il 97% delle risorse idriche</strong>, un dato che rende il sistema estremamente fragile. Non è solo una questione di quantità, ma di <strong>prevedibilità dei flussi</strong>. Il Cairo continua a richiamarsi ai trattati del <strong>1929 e 1959</strong>, che garantivano una posizione dominante a valle. Tuttavia, questi accordi sono oggi contestati perché escludevano gli Stati a monte, in primis l’Etiopia. La richiesta egiziana è chiara: un <strong>accordo giuridicamente vincolante</strong> che disciplini la gestione della diga. Senza regole certe, il rischio è che eventi climatici – soprattutto <strong>anni di siccità</strong> – si trasformino in shock sistemici difficilmente gestibili.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Etiopia: sovranità energetica e leva geopolitica</strong></h3>



<p>Per Addis Abeba, la GERD rappresenta molto più di un’infrastruttura. È un simbolo di <strong>sovranità nazionale</strong>, uno strumento di sviluppo e una leva di <strong>proiezione regionale</strong>. Con una capacità superiore ai <strong>5.000 megawatt</strong>, la diga consente all’Etiopia di raddoppiare la produzione energetica e diventare un esportatore di elettricità. Questo rafforza il principio di <strong>uso equo e ragionevole delle risorse idriche</strong>, in contrapposizione ai diritti storici rivendicati dall’Egitto. Il vero vantaggio strategico, però, è un altro: il <strong>controllo a monte dei flussi</strong>. Anche senza ridurre drasticamente l’acqua disponibile, la capacità di modulare tempi e quantità conferisce ad Addis Abeba una <strong>leva negoziale strutturale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sudan: l’anello fragile del sistema</strong></h3>



<p>Il Sudan occupa una posizione intermedia cruciale ma fragile. Geograficamente è la <strong>cerniera idraulica</strong> tra la diga etiope e il sistema egiziano di <strong>Assuan</strong>. In teoria, Khartoum potrebbe beneficiare della regolazione delle piene e di una maggiore disponibilità energetica. In pratica, però, la sua vulnerabilità è elevata: <strong>instabilità politica, debolezza istituzionale e dipendenza dai dati operativi</strong>. Senza un coordinamento tecnico efficace, il Sudan rischia di essere il primo a subire gli effetti di <strong>rilasci non coordinati</strong>, trasformando ogni anomalia idrologica in una crisi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il vuoto giuridico: tra principi e assenza di regole operative</strong></h3>



<p>Un elemento centrale della disputa è la mancanza di un <strong>regime giuridico moderno e vincolante</strong>. La <strong>Dichiarazione di principi del 2015</strong> ha fissato alcune basi – come il principio di non arrecare danno significativo – ma non ha definito aspetti cruciali: <strong>tempi e modalità di rilascio</strong>; gestione delle <strong>siccità prolungate</strong>; <strong>condivisione dei dati in tempo reale</strong>; meccanismi di risoluzione delle controversie. Nel frattempo, l’entrata in vigore del <strong>Cooperative Framework Agreement (CFA)</strong> nel 2024 ha segnato una svolta politica: il vecchio ordine basato sui diritti storici non è più dominante. Si afferma una logica di <strong>multilateralismo imperfetto</strong>, che però l’Egitto continua a rifiutare.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Dati, siccità e rischio: la nuova arma geopolitica</strong></h3>



<p>La vera posta in gioco è la gestione del rischio. La GERD non è percepita dall’Egitto come una semplice riduzione dei flussi, ma come un <strong>moltiplicatore di incertezza</strong>. In anni normali, il sistema può reggere. Ma in condizioni estreme – come una sequenza di stagioni secche – la mancanza di coordinamento potrebbe costringere il Cairo a consumare rapidamente le riserve accumulate ad Assuan. In questo contesto, anche i <strong>dati idrologici</strong> diventano una leva strategica: chi controlla le informazioni controlla la previsione; chi controlla la previsione controlla la sicurezza. La trasparenza, quindi, non è tecnica ma <strong>politica</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Nuovi equilibri regionali e ruolo internazionale</strong></h3>



<p>L’inaugurazione della diga ha già prodotto un effetto irreversibile: ha <strong>spostato il baricentro del potere idrico verso l’Etiopia</strong>. Gli Stati Uniti hanno tentato di riaprire una mediazione, ma il margine è limitato. Addis Abeba teme pressioni sbilanciate, mentre il Cairo punta a <strong>internazionalizzare il conflitto</strong> per compensare la perdita di leva diretta. Nel frattempo, il dossier si intreccia con altre dinamiche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>cambiamento climatico</strong></li>



<li>aumento della domanda idrica</li>



<li>competizione regionale per le risorse</li>
</ul>



<p>Il Nilo diventa così un laboratorio della <strong>geopolitica delle risorse nel XXI secolo</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Una diga che ridefinisce il potere</strong></h3>



<p>La GERD segna il passaggio da una disputa infrastrutturale a una <strong>competizione permanente sulla governance</strong>. Per l’Egitto, la sfida è ridurre una dipendenza strutturale che lo espone a shock. Per l’Etiopia, è consolidare una vittoria materiale senza trasformarla in isolamento diplomatico. Per il Sudan, è sopravvivere come attore tecnico in un sistema sempre più complesso. La vera linea di faglia non è più tra chi vuole o meno la diga, ma tra due modelli:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>sovranità unilaterale delle risorse</strong></li>



<li><strong>gestione condivisa e verificabile</strong></li>
</ul>



<p>Se prevarrà il primo, ogni crisi climatica diventerà una crisi politica. Se emergerà il secondo, il Nilo potrà trasformarsi da fattore di conflitto a <strong>infrastruttura di interdipendenza regionale</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/egitto-etiopia-e-sudan-alla-guerra-del-nilo-la-sfida-per-la-sovranita-sullacqua.html">Egitto, Etiopia e Sudan alla guerra del Nilo: la sfida per la sovranità sull&#8217;acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L’Egitto inaugura Obelisk, il più grande impianto solare ibrido d’Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/legitto-inaugura-obelisk-il-piu-grande-impianto-solare-ibrido-dafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 06:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="725" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="solar plant (free pik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982-1024x495.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982-600x290.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Con Obelisk l’Egitto avvia il più grande impianto solare ibrido d’Africa. Investimenti e nuove strategie per la sicurezza elettrica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/legitto-inaugura-obelisk-il-piu-grande-impianto-solare-ibrido-dafrica.html">L’Egitto inaugura Obelisk, il più grande impianto solare ibrido d’Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="725" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="solar plant (free pik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982-1024x495.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/17982-600x290.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p><a href="https://www.eib.org/en/press/all/2026-003-egypt-eib-global-announces-usd150-million-financing-for-the-biggest-hybrid-solar-pv-project-in-africa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’avvio della prima fase del progetto solare <strong>Obelisk</strong></a> nel governatorato di <strong>Qena</strong> rappresenta un passaggio fondamentale nella strategia energetica dell’<strong>Egitto</strong>, non solo per le dimensioni dell’impianto ma per il contesto territoriale in cui è stato collocato. <strong>L’Alto Egitto</strong> è storicamente rimasto ai margini dei grandi investimenti infrastrutturali, concentrati lungo il delta del Nilo e nell’area del Cairo: portare qui il più grande progetto fotovoltaico ibrido del continente significa inserire la transizione energetica all’interno di una più vasta logica di <strong>riequilibrio territoriale.</strong></p>



<p>Qena, a circa settanta chilometri da Luxor, dispone di condizioni climatiche ideali per la produzione solare, ma soprattutto si colloca lungo direttrici di sviluppo che il governo egiziano punta a rafforzare <strong>per ridurre le disparità regionali</strong>. In un Paese caratterizzato da una crescita demografica sostenuta e da una domanda elettrica in costante aumento, la localizzazione delle nuove infrastrutture energetiche diventa una scelta politica oltre che tecnica. Obelisk emerge in questo contesto come progetto simbolo di una fase in cui l’energia non è più solo una questione di approvvigionamento, ma <strong>uno strumento di pianificazione economica e territoriale.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The European Investment Bank has taken a decisive step toward supporting Egypt’s renewable energy transformation by announcing $150 million in financing for the Obelisk solar photovoltaic project through its development arm EIB Global. <a href="https://t.co/fvazTpI9yX">https://t.co/fvazTpI9yX</a> <a href="https://t.co/yO4obdMgIz">pic.twitter.com/yO4obdMgIz</a></p>&mdash; Serrari Group (@serrarigroup) <a href="https://twitter.com/serrarigroup/status/2013616375617474954?ref_src=twsrc%5Etfw">January 20, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La scala industriale di Obelisk </h2>



<p>Dal punto di vista industriale, Obelisk segna un cambio di passo per il settore <a href="https://it.insideover.com/energia/il-mondo-ha-fame-di-energia-fossili-e-rinnovabili-ai-massimi-storici-assieme.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">delle rinnovabili</a> africane: a regime, l’impianto raggiungerà una capacità fotovoltaica di circa <strong>1,1 gigawatt</strong>, una scala che fino a pochi anni fa sarebbe stata difficile da immaginare nel contesto regionale. A rendere il progetto particolarmente rilevante è l’integrazione con un sistema di accumulo a batterie <strong>da 100 megawatt per 200 megawattora</strong>, progettato per garantire continuità nella fornitura di energia e ridurre l’impatto dell’intermittenza solare sulla rete nazionale.</p>



<p>Questa configurazione consente di spostare parte della produzione nelle ore di maggiore domanda, migliorando la stabilità del sistema elettrico. Lo sviluppo è affidato alla società norvegese <strong>Scatec</strong>, già attiva in Egitto e in altri mercati emergenti, mentre l’energia prodotta sarà venduta alla <strong>Egyptian Electricity Transmission Company </strong>attraverso un accordo di acquisto di lungo periodo. Questo elemento sarà cruciale per garantire la sostenibilità finanziaria del progetto e per attrarre capitali su infrastrutture di grandi dimensioni.</p>



<p>Secondo le stime ufficiali, <strong>Obelisk potrà fornire elettricità a circa 1,6 milioni di abitazioni</strong> e ridurre notevolmente il consumo di gas naturale, con risparmi cumulativi stimati in miliardi di dollari lungo i venticinque anni di vita operativa dell’impianto. In questo senso, la centrale non rappresenta soltanto un passo avanti nella produzione di energia pulita, ma <strong>un intervento strutturale sul modello energetico nazionale.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The inauguration of the Obelisk Solar Power Project reflects a strong vote of confidence in <a href="https://twitter.com/hashtag/Egypt?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Egypt</a>’s economic future &amp; reaffirms our position as a platform for mobilizing international private-sector financing to support renewable energy, grid stability &amp; sustainable growth. <a href="https://t.co/olNjmOqKn1">pic.twitter.com/olNjmOqKn1</a></p>&mdash; Rania A. Al Mashat (@RaniaAlMashat) <a href="https://twitter.com/RaniaAlMashat/status/2011084254201942129?ref_src=twsrc%5Etfw">January 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso della finanza multilaterale e il ruolo dell’Europa</h2>



<p>Un aspetto centrale del progetto Obelisk riguarda la sua architettura finanziaria: <a href="https://www.eib.org/en/press/all/2026-003-egypt-eib-global-announces-usd150-million-financing-for-the-biggest-hybrid-solar-pv-project-in-africa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il finanziamento da 150 milioni di dollari</a> annunciato dalla <strong>Banca europea per gli investimenti</strong> &#8211; tramite EIB Global &#8211; si inserisce in un pacchetto complessivo che supera i 600 milioni di dollari. Oltre alla BEI, il progetto è cofinanziato dalla Banca Africana di Sviluppo e coinvolge la <strong>Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e British International Investment</strong>, con il supporto di sovvenzioni, prestiti agevolati e una garanzia dell’Unione europea. Questo modello riflette l’approccio del Team Europe, che punta a coordinare strumenti finanziari diversi per sostenere infrastrutture considerate strategiche.</p>



<p>Per l’Unione europea, investire in un progetto come Obelisk significa rafforzare la cooperazione con <strong>un partner chiave del Mediterraneo meridionale</strong>, sostenendo al tempo stesso obiettivi legati alla sicurezza energetica e alla decarbonizzazione. Per l’Egitto, la presenza di istituzioni finanziarie europee e africane rappresenta <strong>un fattore di stabilità e credibilità</strong>, in grado di ridurre il costo del capitale e di facilitare l’accesso a tecnologie avanzate. Il progetto, inoltre, riflette le priorità europee legate a <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/repowereu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">REPowerEU</a> e al partenariato strategico Ue-Egitto, dimostrando come la transizione energetica possa diventare un terreno di cooperazione economica strutturata.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Ricadute economiche e implicazioni di lungo periodo</h2>



<p>Le conseguenze del progetto Obelisk vanno oltre i dati sulla produzione di energia: la fase di costruzione ha coinvolto circa cinquemila lavoratori, tra tecnici, ingegneri e manodopera locale, generando occupazione e trasferimento di competenze in un settore ad alta intensità tecnologica. La rapidità con cui è stata completata la prima fase &#8211; in circa tredici mesi dalla firma del Power Purchase Agreement &#8211; <strong>rafforza la percezione di affidabilità</strong> dell’Egitto come destinazione per investimenti infrastrutturali complessi.</p>



<p>Allo stesso tempo, il progetto evidenzia le sfide che accompagneranno <strong>l’espansione delle rinnovabili su larga scala</strong>: l’adeguamento delle reti di trasmissione, la gestione dell’accumulo energetico e l’integrazione di nuove capacità produttive in un sistema elettrico in rapida trasformazione. In prospettiva, Obelisk rappresenta un banco di prova per un modello di sviluppo che punta a conciliare sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità economica e stabilità sociale. La sua riuscita offrirà indicazioni importanti non solo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gas-come-ancora-di-stabilita-legitto-tra-emergenza-energetica-e-ambizione-regionale.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">per l’Egitto</a>, ma per l’intero continente africano, dove la domanda di energia è destinata a crescere rapidamente e dove progetti di questa scala possono contribuire a definire <strong>nuovi equilibri industriali e infrastrutturali.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/legitto-inaugura-obelisk-il-piu-grande-impianto-solare-ibrido-dafrica.html">L’Egitto inaugura Obelisk, il più grande impianto solare ibrido d’Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chevron punta sul giacimento Leviatahn: Israele sempre più grande potenza del gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/chevron-punta-sul-giacimento-leviatahn-israele-sempre-piu-grande-potenza-del-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Chevron]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chevron punta sul giacimento Leviatahn: Israele sempre più una grande potenza del gas grazie all'export verso Egitto e Giordania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-punta-sul-giacimento-leviatahn-israele-sempre-piu-grande-potenza-del-gas.html">Chevron punta sul giacimento Leviatahn: Israele sempre più grande potenza del gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Chevron </strong>espanderà il suo investimento nel giacimento di gas <strong>Leviathan, posto nel Mediterraneo orientale</strong>, nelle acque territoriali di Israele. L&#8217;azienda di Houston, secondo colosso petrolifero Usa dopo ExxonMobil e forte di un fatturato di oltre <strong>200 miliardi di dollari annui,</strong> ha scelto di rafforzare la sua presenza nello Stato Ebraico nel quadro di un progetto per portare a <strong>21 miliardi di metri cubi</strong> (dai 15-16 attuali) la capacità annua di produzione di gas del sito. Questo nei prossimi anni sarà potenziato nella sua attrattività dall&#8217;accordo siglato da Israele e Egitto per <strong>la fornitura da parte di Tel Aviv di gas per un <a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html">controvalore di 35 miliardi di dollari.</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Israele è una grande potenza del gas</h2>



<p>Si tratta di un colpo importante per Tel Aviv. Già oggi Israele ha una produzione di gas naturale complessiva di <strong>circa 27 miliardi di metri cubi, il doppio di consumi medi che si aggirano attorno i 14 miliardi</strong>, e dunque Leviathan soddisfa egregiamente la domanda interna dello Stato Ebraico, aprendo al contempo importanti <a href="https://www.enerdata.net/publications/daily-energy-news/israels-gas-exports-egypt-and-jordan-increased-over-13-2024.html#:~:text=According%20to%20the%20Israeli%20Ministry,about%20709%20bcm%20(2023).">possibilità per l&#8217;export all&#8217;Egitto, alla confinante Giordania e non solo.</a> </p>



<p>L&#8217;export di 14 miliardi di metri cubi di gas da parte del consorzio estrattivo formato da Chevron Mediterranean Limited (39,66%) assieme alle israeliane NewMed Energy (45,34%) e Ratio Energies (15%), con cui Houston si divide i lotti del giacimento offshore,<a href="https://www.jns.org/stepping-on-the-gas-israeli-natural-gas-revenue-set-to-surpass-2b-annually/"> garantisce già oggi royalties per <strong>1,3 miliardi di dollari l&#8217;anno</strong></a> al ministero dell&#8217;Energia israeliano, alimentati anche dall&#8217;altro giacimento Tamar, e la stima è che con nuovi accordi, nuovi investimenti e nuove prospettive di crescita dell&#8217;output <strong>tale valore potrà raddoppiare entro fine decennio</strong>.</p>



<p>Tale potenziale di export si esprime oggi soprattutto tramite l&#8217;invio di gas naturale liquefatto nel limitrofo Egitto, ma a settembre i partner di Leviathan hanno <a href="https://www.iiss.org/online-analysis/online-analysis/2025/10/instrumental-interdependency-the-egyptisrael-gas-deal/">annunciato un investimento di <strong>610 milioni di dollari</strong> per creare un gasdotto</a> che da Leviathan porterà il gas direttamente in Egitto da Ramat Hovav, nel Sud di Israele, al valico di Nitzana al confine tra i due Paesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutto si tiene, dal gas al Board of Peace</h2>



<p>Per Tel Aviv si consolida il ruolo di <strong>hub regionale del gas naturale</strong>, in una prospettiva che porterebbe Israele a superare i danni politici imposti dall&#8217;abbandono dell&#8217;ipotesi di un gasdotto come <strong>EastMed</strong> per portare, via Grecia e Cipro (e in prospettiva, Italia), il gas israeliano verso il Vecchio Continente. Ma lo scenario è interessante anche per <strong>Chevron, azienda che sta coniugando proiezione economica e geopolitica</strong> nei suoi affari globali. </p>



<p>Unica compagnia occidentale a operare in Venezuela nel petrolio prima dell&#8217;assalto statunitense a Caracas e la cattura di Nicolas Maduro del 3 gennaio scorso, e attenzionata dal governo Usa per possibili futuri investimenti nel Paese, Chevron sarà sempre più centrale nel rapporto energetico israelo-americano e, nella corsa a sottrarre quote di mercato al gas russo, sta puntando assieme <a href="https://www.milanofinanza.it/news/petrolio-chevron-e-quantum-pronte-a-rilevare-gli-asset-esteri-di-lukoil-da-22-miliardi-mossa-strategica-202601071400099671">al fondo Quantum gli <strong>asset esteri del colosso petrolifero di Mosca, Lukoil,</strong></a> nel quadro del riassetto economico e diplomatico all&#8217;ombra della trattativa sull&#8217;Ucraina. </p>



<p>Una proiezione a trecentosessanta gradi in una sfida strategica per l&#8217;energia più calda che mai. E in cui l&#8217;espansione di Leviathan può contribuire al consolidamento dei rapporti tra Israele ed Egitto in nome dell&#8217;export gasiero, mentre Il Cairo è ritenuta da Tel Aviv l&#8217;unica mediatrice credibile per giocare un ruolo nel futuro<a href="https://it.insideover.com/politica/blair-il-ceo-di-apollo-lex-presidente-di-exor-chi-ce-nel-peace-board-di-gaza-nominato-da-trump.html"> Board of Peace di Gaza</a> voluto dal presidente Usa Donald Trump. Tutto si tiene, tra interessi politici, mire energetiche e importanti questioni economiche.</p>
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		<title>Il gas come ancora di stabilità: L’Egitto tra emergenza energetica e ambizione regionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-gas-come-ancora-di-stabilita-legitto-tra-emergenza-energetica-e-ambizione-regionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 05:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Egitto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il Cairo cerca di tamponare un problema immediato – la crescente domanda interna – senza rinunciare a un disegno più ampio.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Egitto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’accordo firmato tra<strong> Egitto e Qatar per l’aumento delle forniture di gas naturale liquefatto </strong>non è una semplice intesa commerciale. È il riflesso di una fase di transizione energetica difficile, nella quale il Cairo cerca di tamponare un problema immediato – la crescente domanda interna – senza rinunciare a un disegno più ampio: <strong>restare, e anzi rafforzarsi, come hub regionale del gas nel Mediterraneo orientale.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Qatar come fornitore di ultima istanza</h2>



<p>La scelta del Qatar non sorprende. <a href="https://it.insideover.com/schede/energia/che-cose-il-gas-naturale-liquefatto-gnl.html">Qatar è il primo esportatore mondiale di GNL</a> e dispone di una flessibilità logistica che pochi altri possono garantire. Le 24 consegne previste nei mesi estivi rispondono a una logica di emergenza: temperature elevate, consumi elettrici in crescita, margini sempre più ridotti per la produzione nazionale. L’intesa va oltre la semplice fornitura e tocca infrastrutture, stoccaggio e cooperazione tecnica, segnalando <strong>una partnership strutturale e non contingente.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le riserve in calo e il fattore tempo</h2>



<p>Il nodo centrale resta il declino della produzione egiziana, iniziato a fine 2022. Per un Paese che aveva costruito la propria narrativa energetica sull’autosufficienza e sull’export, <strong>il ritorno alle importazioni è un passaggio politicamente sensibile.</strong> Il governo insiste sul carattere temporaneo della crisi e ribadisce l’obiettivo dell’autosufficienza, ma nel breve periodo la sicurezza energetica passa inevitabilmente da accordi esterni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’asse con Israele e il Mediterraneo orientale</h2>



<p>In questo quadro si inserisce il maxi accordo sul gas con Israele, basato sul giacimento offshore di Leviathan. L’intesa, resa possibile dal via libera politico del <a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html">governo israeliano, prevede flussi fino a 130 miliardi di metri cubi entro il 2040.</a> È un volume strategico, che <strong>rafforza l’interdipendenza tra Il Cairo e Tel Aviv</strong> e consolida il ruolo dell’Egitto come piattaforma di liquefazione e riesportazione. Le rassicurazioni egiziane sul carattere “puramente commerciale” dell’accordo servono a contenere le ricadute politiche interne e regionali, soprattutto sullo sfondo della guerra a Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione strategica</h2>



<p>Dal punto di vista strategico, l’Egitto sta giocando su più tavoli. Da un lato diversifica le fonti – <strong>Qatar, Israele, Cipro</strong> – per ridurre il rischio di dipendenza da un singolo fornitore. Dall’altro investe nel proprio ruolo infrastrutturale: terminali come Ain Sokhna e Damietta diventano asset geopolitici, non solo industriali. La modernizzazione delle infrastrutture, inclusi nuovi gasdotti transfrontalieri, rafforza questa centralità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici</h2>



<p>Sul piano economico, il gas resta una leva essenziale per stabilizzare il sistema elettrico e contenere i costi sociali dell’energia. Tuttavia, l’importazione di GNL ha un prezzo più elevato rispetto alla produzione domestica, con effetti sui conti pubblici. L’equilibrio tra sostenibilità finanziaria e sicurezza energetica sarà uno dei test principali per il governo nei prossimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica del gas</h2>



<p>La mappa energetica del Mediterraneo orientale si conferma come uno spazio di cooperazione pragmatica più che di alleanze ideologiche. <strong>L’Egitto dialoga con il Qatar, con Israele e con attori occidentali</strong>, cercando di trasformare la propria vulnerabilità energetica in un’occasione di rilancio geopolitico. Il gas diventa così uno strumento di politica estera, capace di compensare, almeno in parte, le fragilità interne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>L’accordo con il Qatar non risolve i problemi strutturali dell’Egitto, ma compra tempo. <strong>E nel Medio Oriente di oggi, il tempo è una risorsa strategica quanto il gas. </strong>La sfida per Il Cairo sarà trasformare questa fase di dipendenza controllata in un nuovo ciclo di stabilità e centralità regionale, evitando che l’emergenza energetica si traduca in un vincolo politico duraturo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gas-come-ancora-di-stabilita-legitto-tra-emergenza-energetica-e-ambizione-regionale.html">Il gas come ancora di stabilità: L’Egitto tra emergenza energetica e ambizione regionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israele-Egitto, maxi-accordo sul gas da 35 miliardi di dollari</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 16:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1240" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-1536x992.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-600x388.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un asse energetico da 35 miliardi di dollari: Israele ed Egitto rafforzano la loro cooperazione strategica a tutto campo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1240" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-1536x992.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-600x388.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un asse energetico da <strong>35 miliardi di dollari: Israele ed Egitto</strong> rafforzano la loro cooperazione in ambito economico con un nuovo accordo per la <strong>fornitura di gas naturale dallo Stato Ebraico al Paese nordafricano</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Israele-Egitto, asse sul gas</h2>



<p>Il Cairo si è accordata per acquistare 130 miliardi di metri cubi di gas dal 2026 al 2040, fornendo a Tel Aviv <strong>entrate per l&#8217;erario pubblico pari a 18 miliardi di dollari, </strong>che partiranno con incassi da mezzo miliardo l&#8217;anno nel 2026 e saliranno fino a toccare <strong>1,9 miliardi di dollari nel 2033</strong>. Si estende un vecchio accordo del 2019, quando nel pieno del grande gioco del gas nel Mediterraneo orientale (che toccava anche progetti orientati verso l&#8217;Europa come il gasdotto EastMed oggi sostanzialmente archiviato) si plasmò l&#8217;asse energetico tra <strong>Benjamin Netanyahu, </strong>premier d&#8217;Israele, e il presidente egiziano <strong>Abdel Fattah al-Sisi.</strong></p>



<p>Il gas sarà estratto nel giacimento offshore <strong>Leviathan, il più grande di Israele</strong>, e contribuirà a alleviare l&#8217;annosa crisi energetica dell&#8217;Egitto. Il Cairo consuma mediamente 175,6 milioni di metri cubi di gas ogni giorno per alimentare la sua economia e la sua società e ne produce solo 141,6, anche dopo l&#8217;entrata in operatività del grande giacimento Zohr, scoperto da Eni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La perenne crisi energetica del Cairo</h2>



<p>Una sottocapacità del 20% che sarà colmata anche con il contributo israeliano, dato che da tempo Il Cairo è in apnea: &#8220;Accordi come il contratto per gas naturale liquefatto da 3 miliardi di dollari con Shell e TotalEnergies per 60 carichi all&#8217;inizio del 2025 evidenziano vulnerabilità, insieme agli sforzi per rilanciare giacimenti come Zohr&#8221;,<a href="https://english.ahram.org.eg/News/558887.aspx"> nota <em>Ahram</em> aggiungendo </a>che &#8220;le importazioni sono previste fino a giugno 2026 per soddisfare la crescente domanda&#8221;. <strong>Israele fornirà gas via tubo più economico</strong> e mira a ridurre tra gli 1 e i 2 miliardi di metri cubi le importazioni annue di Gnl da parte de Il Cairo, sostituendole con l&#8217;estrazione di Leviathan.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La mano degli Usa</h2>



<p>L&#8217;accordo, confermato ieri da Netanyahu e dal ministro dell&#8217;Energia israeliano <strong>Eli Cohen</strong>, era nell&#8217;aria da mesi e attendeva la ratifica israeliana. <a href="https://www.timesofisrael.com/historic-moment-netanyahu-announces-record-natural-gas-deal-with-egypt/">Il <em>Times of Israel</em> </a>scrive di aver appreso che &#8220;gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo significativo nel fare pressione su Cohen e Netanyahu affinché stipulassero un accordo con l&#8217;Egitto, e il Segretario all&#8217;Energia statunitense <strong>Chris Wright</strong> ha annullato una visita di sei giorni in Israele a ottobre, dopo che Cohen si è rifiutato di firmare l&#8217;accordo&#8221;.</p>



<p><strong>Washington mira a far sì che l&#8217;asse energetico Cairo-Tel Aviv</strong> rafforzi la vicinanza dell&#8217;Egitto e di al-Sisi, strategici nel quadrante Medio Oriente/Nordafrica, al campo occidentale, <strong>sbarri la strada del mercato locale del gas</strong> alla rivale Russia e garantisca le aziende presenti nel consorzio che opera in Leviathan. Tra queste, oltre alla israeliana NewMed Energy, c&#8217;è anche l&#8217;americana <a href="https://it.insideover.com/energia/il-grande-gioco-del-petrolio-chevron-e-exxon-rilanciano-la-produzione-lukoil-vende-gli-asset-esteri.html#google_vignette">Chevron. </a></p>



<p>Quest&#8217;ultima è strategica nella manovra di <em>energy dominance</em> dell&#8217;amministrazione Usa di Donald Trump: &#8220;Chevron, che ora è l&#8217;attore chiave nel settore energetico israeliano, spera di utilizzare la sua posizione in Israele, Egitto e Cipro come&nbsp; <a href="https://www.nytimes.com/2023/07/27/business/energy-environment/israel-gas-europe.html?searchResultPosition=6">trampolino di lancio regionale per diventare un importante esportatore in Europa</a>&#8220;, nota<a href="https://www.nytimes.com/2025/12/17/world/middleeast/israel-gas-deal-egypt.html"> il New York Times.</a> Donald Trump starebbe mirando a organizzare nelle prossime settimane un vertice a tre negli Usa con Netanyahu e Al-Sisi per discutere dei dossier comuni, da Gaza al gas stesso.</p>



<p><a href="https://www.israelhayom.com/2025/12/18/the-real-purpose-of-israels-gas-deal-with-egypt/">Israel Hayom nota </a>che per i funzionari di Tel Aviv <strong>l&#8217;obiettivo è fare del gas una leva per avvicinare al Paese l&#8217;Egitto</strong> e concordare, sul dossier Gaza, una linea comune orientata a non lasciare spazi di manovra eccessivi ad Hamas:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>In Israele, i funzionari ritengono che, una volta iniziate le forniture di gas e quando l&#8217;Egitto diventerà dipendente energeticamente dal gas israeliano, questa dipendenza servirà da leva per dissuadere il Cairo dal violare il trattato di pace. Sostengono inoltre che, se Israele non avesse fornito gas all&#8217;Egitto, il suo vicino meridionale si sarebbe rivolto al Qatar.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Assi energetici, crisi geopolitiche</h2>



<p><strong>Gli Usa &#8220;accendono&#8221; <a href="https://it.insideover.com/energia/tra-usa-e-russia-la-guerra-del-gas-ha-un-solo-sconfitto-leuropa.html">la guerra fredda del gas</a></strong>, Israele ed Egitto siglano accordi strategici, l&#8217;energia torna motore di grandi cambi di rotta geopolitici. La diplomazia energetica lascia pensare a un trend costruttivo di dialogo e realismo. <a href="https://it.insideover.com/difesa/israle-gaza-la-diplomazia-delle-intelligence.html">Quello che l&#8217;Egitto, assieme a Qatar, Turchia e Usa</a>, <strong>ha provato a costruire mediando la tregua a Gaza</strong>. </p>



<p>L&#8217;asse energetico in rafforzamento disegna un futuro di <strong>cooperazione economica e politica, ipotizzando uno scenario di pace</strong>. Ma la spada di Damocle del caos pende ancora su un <a href="https://it.insideover.com/politica/gaza-e-oltre-parla-marco-minniti-litalia-sia-ponte-tra-occidente-e-sud-del-mondo.html">Medio Oriente ove la <strong>Fase 2 della tregua di Gaza ancora non si vede</strong>.</a> E proprio l&#8217;atavica tendenza israeliana a cercare l&#8217;egemonia con la forza, in prospettiva, rischia di fare anche dei più grandi progetti strategici una lettera morta.</p>



<p><strong><em>Le grandi partite economiche e tecnologiche plasmano il mondo di oggi. Su InsideOver le commentiamo con attenzione e curiosità. Per contribuire a sostenere una testata che vuole leggere il mondo di domani mentre è in elaborazione,&nbsp;</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati e sostieni il nostro lavoro.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html">Israele-Egitto, maxi-accordo sul gas da 35 miliardi di dollari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Mondiali Usa: diventa un caso politico Egitto-Iran, la partita del Pride Month</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mondiali-usa-diventa-un-caso-politico-egitto-iran-la-partita-del-pride-month.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Moggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 09:25:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il comitato organizzatore di Seattle vuole inserire l'incontro tra le celebrazioni del Pride Month, ma il match previsto è Egitto-Iran.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251211102656141_39b7e9324e526e76f3c36b7134137370-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quella del 26 giugno 2026 non sarà una partita come le altre della prima fase del Mondiale di calcio. Si svolgerà a Seattle, dove il comitato organizzatore locale ha deciso di <strong>inserire l&#8217;incontro tra le celebrazioni del Pride Month</strong>, il mese dedicato all&#8217;orgoglio LGBTQ+. Se non fosse che sabato, quando sono state sorteggiate le partite dei gironi, si è scoperto che il Pride Match di Seattle vedrà opposti <strong>Egitto e Iran</strong>, due Paesi con leggi molto repressive nei confronti dell&#8217;omosessualità.</p>



<p>Si tratta, più o meno, di un caso &#8220;al contrario&#8221; rispetto a quello dei precedenti Mondiali del 2022. In Qatar ci furono varie proteste da parte delle Federazioni e delle Ong europee verso le leggi discriminatorie del Paese ospitante contro la comunità LGBTQ+. La FIFA intervenne addirittura <strong>vietando alla Nazionale inglese di indossare la fascia da capitano arcobaleno</strong> della campagna &#8216;One Love&#8217; contro l&#8217;omofobia. A Seattle, invece, la situazione è quasi ribaltata.</p>



<p>La città statunitense è nota per la sua cultura molto progressista e le celebrazioni del Pride Month sono molto sentite nelle grandi città americane. Ogni anno, a giugno, negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali si ricordano <strong>i moti di Stonewall, avvenuti a New York nella notte fra il 27 e il 28 giugno 1969</strong>, oggi considerati un evento fondamentale nella storia dell&#8217;orgoglio LGBTQ+.</p>



<p>Per contro, in Iran le relazioni tra persone dello stesso sesso sono del tutto illegali, e <strong>punibili in alcuni casi anche con la morte</strong>. Nel gennaio 2022, due uomini gay, Mehrdad Karimpour e Farid Mohammadi, <a href="https://iranwire.com/en/prisoners/71206/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono stati giustiziati</a> tramite impiccagione, dopo aver trascorso sei anni nel <a href="https://it.insideover.com/giudiziaria/nelliran-sotto-assedio-il-boia-non-si-ferma-e-record-di-condanne-a-morte.html">braccio della morte </a>del carcere di Maragheh. La situazione è di poco migliore in Egitto, dove l&#8217;omosessualità non è formalmente un crimine, ma esistono altre leggi che consentono l&#8217;arresto e l&#8217;incriminazione delle persone LGBTQ+.</p>



<p>Il Pride Match di Seattle è dunque diventato immediatamente un caso politico. Martedì 9 dicembre, il presidente della Federcalcio iraniana <strong>Mahdi Taj</strong> ha definito &#8220;irragionevole&#8221; la scelta della partita per le celebrazioni del Pride, esprimendo la propria contrarietà. Poche ore dopo, la Federcalcio dell&#8217;Egitto <a href="https://x.com/EFA/status/1998445166290424072" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha comunicato</a> esplicitamente che <strong>si rifiuterà di &#8220;svolgere attività a sostegno dell&#8217;omosessualità&#8221;</strong> durante la partita del 26 giugno.</p>



<p>Una situazione non semplice da risolvere, che presenta diverse controversie. Da un lato, il governo statunitense non è particolarmente favorevole alla comunità LGBTQ+, ma dall&#8217;altro lo è ancora meno nei confronti dell&#8217;Iran. Seattle, governata dai Democratici, è una città molto sensibile sulla tematica, ma in cui vive anche <strong>una comunità musulmana piuttosto grande</strong>, pari a circa il 2% della popolazione. E non si può escludere che Trump possa usare questo conflitto per attaccare l&#8217;amministrazione locale.</p>



<p>La decisione di celebrare il Pride Month durante la partita del 26 giugno e nei suoi eventi collaterali è stata presa mesi fa dal comitato organizzatore del Mondiale a Seattle. <strong>Si tratta, dunque, di un&#8217;ente indipendente dalla FIFA</strong>, che in questo caso ha un potere limitato e che aveva già approvato le celebrazioni tempo fa, prima del sorteggio delle partite. Al momento, la posizione del comitato di Seattle è di svolgere le celebrazioni come previsto, mentre né Trump né il presidente della FIFA Gianni Infantino si sono ancora espressi sulla vicenda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mondiali-usa-diventa-un-caso-politico-egitto-iran-la-partita-del-pride-month.html">Mondiali Usa: diventa un caso politico Egitto-Iran, la partita del Pride Month</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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