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La Russia di Vladimir Putin mira a potenziare il settore dell’energia nucleare e a far avanzare il suo campione nazionale, Rosatom, nel mercato globale. Un passaggio strategico, quello di Mosca, che pur essendo una grande produttrice di gas e petrolio intende fare dell’avanzamento della domanda di nucleare un volano di sviluppo a trecentosessanta gradi.

Il nuovo fronte nucleare della Russia

Dopo che la Russia ha potenziato i suoi progetti nucleari in Oriente, nei giorni scorsi Putin in persona ha mandato un messaggio molto forte in materia. Intervenendo il 25 settembre al Global Atomic Forum di Mosca, il presidente russo ha annunciato che entro il 2030 la Russia nella regione di Tomsk inaugurerà il primo reattore al mondo a ciclo chiuso del combustibile (closed fuel cycle),una tecnologia che sfrutta l’uranio esausto di vecchi cicli per aumentare il tasso di riciclo e ridurre la quantità che deve venire stoccata sotto terra dopo il decadimento.

“Riutilizzeremo ripetutamente nei reattori praticamente l’intero volume, il 95%, del combustibile esaurito”, ha annunciato Putin, dicendo che “questo meccanismo permetterà in ultima analisi di risolvere quasi completamente il problema dell’accumulo di scorie radioattive e, cosa fondamentale, di risolvere sostanzialmente la questione della disponibilità di uranio”. Molto resta da dimostrare, ovviamente, ma la sicurezza del presidente mostra indubbiamente la tenuta del settore con cui Mosca vuole diversificare i suoi approvvigionamenti energetici e aumentare la sua presenza nei mercati internazionali.

Il mondo ha fame di energia atomica

Oltre alle tradizionali fonti di entrate (gas, petrolio, grano, armi) le tecnologie nucleari hanno un ruolo importante nell’export industriale e economico russo e le parole di Putin mirano anche a sponsorizzare la forza di Rosatom, compagnia a controllo pubblico che si occupa di queste infrastrutture, e del resto del comparto del Paese. “Putin ha affermato che la capacità totale di tutte le centrali nucleari del mondo potrebbe aumentare di oltre 2,5 volte, raggiungendo quasi 1.000 GW entro la metà del XXI secolo”, nota Interesting Engineering, aggiungendo che “saranno i paesi in via di sviluppo a guidare in larga misura la spinta verso l’energia nucleare”.

La corsa globale di Rosatom

Oltre agli appalti in Ungheria, da tempo attivi, a giugno Rosatom ha rivendicato di aver generato i primi kilowatt da energia nucleare negli impianti in Turchia e Bangladesh, Paesi con una vasta base manifatturiera e con una domanda energetica data in crescita nei decenni a venire. E non finisce qui. L’accordo da 25 miliardi di dollari con l’Iran per otto centrali nucleari e 20 gigawatt di energia entro il 2040, di cui ha parlato Claudia Maria Iannello su queste colonne, ha avuto un grande valore strategico oltre che economico e si somma ad altri progetti importanti. Mosca si è accordata con l’Etiopia per sviluppare nel Corno d’Africa la tecnologia Rosatom e quest’ultima è stata scelta anche dal Kazakistan.

Dentro e fuori il Paese, dunque, l’avanguardia russa sul nucleare rappresenta un’importante leva di influenza economica e proiezione geopolitica. In un mondo che avrà fame di energia, anche per l’aumento della digitalizzazione e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, il nucleare è destinato ad essere una tecnologia sempre più sfruttata e con mercato. Per Mosca un accordo per delle centrali non è solo un affare economico, ma anche una garanzia contro ogni minaccia di isolamento. Nell’energia, che si parli di fossili o nucleare, bisognerà fare ancora a lungo i conti con Mosca.

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