C’è Tony Blair, c’è il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, ci sono i dioscuri della diplomazia Usa Jared Kushner e Marco Rubio: Washington inizia a definire la squadra che dovrà implementare lo scenario di rilancio di Gaza.
Mentre la “Fase 2” dei negoziati per la pace a Gaza prende formalmente il via in Egitto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato le nomine per il Board of Peace che dovrà coordinare la ricostruzione della Striscia di Gaza qualora i negoziati tra Israele e Hamas andassero a buon fine e si arrivasse tanto al ritiro di Tel Aviv quanto all’annunciato disarmo dei militanti islamisti.
Blair e Kushner in campo
Dopo che il 14 gennaio alla guida del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (Ncag) istituito con la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, gli Usa assieme ai mediatori (Egitto, Qatar hanno nominato l’ingegnere civile Ali Shaath, 67 anni, già viceministro dei Trasporti dell’Autorità Nazionale Palestinese, Trump ha iniziato a definire il Board of Peace partendo dal suo comitato esecutivo, da lui stesso presieduto. Le sette figure scelte sono divise tra profili istituzionali e soggetti esterni.
Dalle istituzioni Usa Trump “pesca” il Segretario di Stato Rubio e l’inviato speciale per il Medio Oriente Kushner, a cui si aggiunge Robert Gabriel, viceconsigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca. Sono rilevanti, al contempo, le figure esterne, tra cui appariva scontata la nomina di Tony Blair, ex premier britannico e figura centrale nelle trattative alla Casa Bianca per definire la Gaza post-cessate il fuoco. Blair ha costruito con Trump un rapporto solido schierando il suo Tony Blair Institute for Global Change al servizio degli sforzi diplomatici americani in sinergia con il genero di Trump e Ceo del fondo Affinity Partners, Jared Kushner, a sua volta nel board.
Dalla riunione di fine agosto alla Casa Bianca con Witkoff e Trump, il duo Kushner-Blair ha giocato un ruolo importante nel delineare i contorni del progetto di mediazione Usa tra Israele e Hamas e, soprattutto, nel renderlo digeribile ai Paesi del Golfo, con cui entrambi hanno una solida e consolidata relazione. Il difficile compromesso emerso li verrà presenti nel comitato esecutivo del Board of Peace, in cui siederà anche Nickolay Mladenov, ex ministro della Difesa e degli Esteri della Bulgaria nei governi del conservatore Boyko Borisov e dal 2015 al 2020 figura centrale nella mediazione tra Israele e Palestina come Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il Processo di Pace in Medio Oriente. Ora sarà l’ufficiale di collegamento tra Board of Peace e governo palestinese.
Mladenov, l’ex mediatore chiamato a una nuova missione
Mladenov è dal 2022 direttore generale di un think tank, l’Anwar Gargash Diplomatic Academy di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e secondo il Times of Israel è figura su cui tanto l’esecutivo di Benjamin Netanyahu in Israele quanto l’Autorità Nazionale Palestinese puntano e di cui si fidano come mediatore. Fermo critico di Hamas, Mladenov ha però invitato Israele a non cercare a Gaza la via della vittoria militare totale, sostenendo che avrebbe ridotto la Striscia a una “nuova Somalia”.
Rowan e Banga, i finanzieri nel board
Completano il board due volti noti dell’alta finanza internazionale. Nel board c’è Ajay Banga, presidente della Banca Mondiale, istituzione che opera un’attenta supervisione dei conti dell’Autorità Nazionale Palestinese. Banga è stato alto manager di Citi e Ceo di Mastercard ed inoltre è l’ex presidente di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann che ne controlla le partecipazioni in Stellantis e nelle altre attività industriali e finanziarie. Fu proprio mentre presiedeva il cda di Exor che il manager indiano-americano fu scelto da Joe Biden per guidare la Banca Mondiale, la nomina del cui vertice spetta per prassi al presidente Usa.
Con Banga, Trump strizza l’occhio all’India e nomina un manager ben noto negli ambienti internazionali che, va sottolineato, non ha mai dato sponda istituzionali a diverse campagne filoisraeliane che mettevano nel mirino la Banca Mondiale nel quadro degli attacchi alla relatrice Onu Francesca Albanese, il cui marito Massimiliano Cali lavora proprio per l’istituzione da lui presieduta.
Infine, nel board è stato inserito anche Mark Rowan, Ceo del private equity Apollo, fondo di primo piano negli investimenti strategici americani e tra i grandi donatori del presidente Trump.
Fermo sostenitore di Israele, Rowan ha condannato le manifestazioni nei campus Usa contro le stragi a Gaza dopo lo scoppio della guerra nel 2023 e ha definito “anitamericani”, non solo antisraeliani, gli studenti che marciavano: “”Se vieni ad Apollo, non ti assumerei se fossi anti-nero. Non ti assumerei se fossi anti-gay. Non ti assumerei se fossi anti-qualsiasi cosa. Perché dovrei assumere un antisemita?”, ha detto Rowan in un’intervista nel 2024, accusando i protestanti di sostenere “un’acquisizione delle nostre istituzioni accademiche d’élite da parte di una narrativa dominante che possiamo definire istruzione postcoloniale: oppressi contro oppressori, potenti o impotenti”. La sua figura garantisce più nettamente Israele nel board. A Trump il compito, ora, di coordinare questa squadra dando slancio a una Fase 2 che per ora sembra più simbolica che concreta. Ma che con queste nomine inizia ad aver dei volti responsabili di ogni scelta futura.
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