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Energia

Il grande gioco del petrolio: Chevron e Exxon rilanciano la produzione, Lukoil vende gli asset esteri

Il grande gioco del petrolio: Chevron e Exxon rilanciano la produzione, Lukoil vende gli asset esteri. Gli scenari in evoluzione.

Dopo le sanzioni statunitensi a Lukoil e Rosneft, primi colossi russi colpiti da Washington nel secondo mandato di Donald Trump, il grande gioco mondiale del petrolio tra gli Usa, Mosca e gli altri attori globali coinvolti è accelerato. In tal senso, è ben importante calibrare il gioco delle aspettative dei governi e dei cartelli, come l’Opec+, con quelle delle compagnie private e del mercato. Geopolitica, corsa ai profitti e nuove rotte di fornitura si mescolano in un intreccio complesso. In tal senso è bene sottolineare alcune notizie.

Exxon e Chevron, produzione record

Innanzitutto, nonostante una lunga fase di prezzi bassi i colossi americani hanno aumentato la produzione. Lo segnala il Financial Times sottolineando come tanto Chevron quanto Exxon, nonostante profitti in calo (3,5 miliardi di dollari per Chevron contro 4,5 miliardi di previsione nel terzo trimestre del 2025, 7,5 per Exxon contro aspettative per 8,6 miliardi) abbiano potenzialo la loro produzione su scala globale aggiungendo oltre 400mila barili al giorno e toccando rispettivamente 4,1 e 4,8 milioni di barili estratti ogni giorno espandendo l’attività tra Usa, Kazakistan (Chevron), Guyana (Exxon).

Le prospettive di prezzo in calo nei mesi scorsi non sono state nemmeno ribaltate dall’assalto di Donald Trump ai colossi russi, con sanzioni durissime e prospettive di ulteriori tagli di quote di mercato. The Donald sperava di spingere a una fiammata al rialzo per il greggio americano così da mantenere attivo il costoso shale oil a stelle e strisce.

Lukoil vende fuori dalla Russia

A raffreddare queste dinamiche ci ha pensato una delle due aziende sanzionate, Lukoil, che per evitare crisi di liquidità ha deciso prontamente di dismettere a tempo di record le sue attività fuori dalla Russia, evitando che potessero essere tagliate fuori dal sistema di domanda e offerta in cui, peraltro, Mosca vuole giocare da equilibratore in sede Opec+.

Lukoil ha venduto al trader svizzero Gunvor, basato a Ginevra. L’azienda in questione ha un consistente background russo, essendo stata fondata da Gennadij Timchenko, oligarca vicino a Vladimir Putin, che è uscito da Gunvor dopo l’invasione russa della Crimea, che portò l’Unione Europea e gli Usa a sanzionarlo.

I prezzi e l’Opec

Formalmente è stato rispettato il principio di disaccoppiamento tra la Lukoil e le attività estere, e questo ha contribuito a riportare attorno quota 60 dollari al barile i prezzi. Si torna a una situazione di mercato dominata dalla sovraproduzione e da una domanda relativamente anemica, eppure i colossi, specie quelli americani, trivellano pesantemente. Questa situazione è stata analizzata dal New York Times:

L’Arabia Saudita e gli altri membri dell’OPEC Plus si incontreranno domenica per valutare l’immissione di più petrolio sul mercato. Nel complesso, l’offerta globale aumenterà di circa il 2,1% quest’anno, nonostante la domanda cresca solo dello 0,9%, secondo le stime di Ubs. La persistenza del settore nonostante i prezzi più bassi riflette il fatto che le trivellazioni rimangono redditizie per molte aziende. E molti dirigenti ritengono che la domanda recupererà relativamente in fretta, forse già l’anno prossimo.

Il grande gioco è innanzitutto un gioco di aspettative. Si ritiene che l’Asia continuerà a essere il motore della domanda mondiale di greggio; che nuove distensioni superino il clima di guerra commerciale in atto; si sconta, senza dirlo, la prospettiva che alcuni fornitori (Iran e Venezuela) restino confinati dal paniere del mercato per ragioni geopolitiche; si punta su strategie precise e su scommesse al tempo stesso.

Insomma, la partita del petrolio è un grande tiro alla fune. I russi cedono spazio per guadagnare tempo, gli americani scommettono sul successo delle sanzioni e sulla capacità dei loro capitali e delle loro aziende di creare occasioni di mercato. Tutto si gioca sul filo di ogni transazione e vendita. Ed economia e geopolitica si sommano in una partita che sarà a somma zero visto le grandi rivalità in atto.

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