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Energia

Chevron punta sul giacimento Leviatahn: Israele sempre più grande potenza del gas

Chevron punta sul giacimento Leviatahn: Israele sempre più una grande potenza del gas grazie all'export verso Egitto e Giordania.

Chevron espanderà il suo investimento nel giacimento di gas Leviathan, posto nel Mediterraneo orientale, nelle acque territoriali di Israele. L’azienda di Houston, secondo colosso petrolifero Usa dopo ExxonMobil e forte di un fatturato di oltre 200 miliardi di dollari annui, ha scelto di rafforzare la sua presenza nello Stato Ebraico nel quadro di un progetto per portare a 21 miliardi di metri cubi (dai 15-16 attuali) la capacità annua di produzione di gas del sito. Questo nei prossimi anni sarà potenziato nella sua attrattività dall’accordo siglato da Israele e Egitto per la fornitura da parte di Tel Aviv di gas per un controvalore di 35 miliardi di dollari.

Israele è una grande potenza del gas

Si tratta di un colpo importante per Tel Aviv. Già oggi Israele ha una produzione di gas naturale complessiva di circa 27 miliardi di metri cubi, il doppio di consumi medi che si aggirano attorno i 14 miliardi, e dunque Leviathan soddisfa egregiamente la domanda interna dello Stato Ebraico, aprendo al contempo importanti possibilità per l’export all’Egitto, alla confinante Giordania e non solo.

L’export di 14 miliardi di metri cubi di gas da parte del consorzio estrattivo formato da Chevron Mediterranean Limited (39,66%) assieme alle israeliane NewMed Energy (45,34%) e Ratio Energies (15%), con cui Houston si divide i lotti del giacimento offshore, garantisce già oggi royalties per 1,3 miliardi di dollari l’anno al ministero dell’Energia israeliano, alimentati anche dall’altro giacimento Tamar, e la stima è che con nuovi accordi, nuovi investimenti e nuove prospettive di crescita dell’output tale valore potrà raddoppiare entro fine decennio.

Tale potenziale di export si esprime oggi soprattutto tramite l’invio di gas naturale liquefatto nel limitrofo Egitto, ma a settembre i partner di Leviathan hanno annunciato un investimento di 610 milioni di dollari per creare un gasdotto che da Leviathan porterà il gas direttamente in Egitto da Ramat Hovav, nel Sud di Israele, al valico di Nitzana al confine tra i due Paesi.

Tutto si tiene, dal gas al Board of Peace

Per Tel Aviv si consolida il ruolo di hub regionale del gas naturale, in una prospettiva che porterebbe Israele a superare i danni politici imposti dall’abbandono dell’ipotesi di un gasdotto come EastMed per portare, via Grecia e Cipro (e in prospettiva, Italia), il gas israeliano verso il Vecchio Continente. Ma lo scenario è interessante anche per Chevron, azienda che sta coniugando proiezione economica e geopolitica nei suoi affari globali.

Unica compagnia occidentale a operare in Venezuela nel petrolio prima dell’assalto statunitense a Caracas e la cattura di Nicolas Maduro del 3 gennaio scorso, e attenzionata dal governo Usa per possibili futuri investimenti nel Paese, Chevron sarà sempre più centrale nel rapporto energetico israelo-americano e, nella corsa a sottrarre quote di mercato al gas russo, sta puntando assieme al fondo Quantum gli asset esteri del colosso petrolifero di Mosca, Lukoil, nel quadro del riassetto economico e diplomatico all’ombra della trattativa sull’Ucraina.

Una proiezione a trecentosessanta gradi in una sfida strategica per l’energia più calda che mai. E in cui l’espansione di Leviathan può contribuire al consolidamento dei rapporti tra Israele ed Egitto in nome dell’export gasiero, mentre Il Cairo è ritenuta da Tel Aviv l’unica mediatrice credibile per giocare un ruolo nel futuro Board of Peace di Gaza voluto dal presidente Usa Donald Trump. Tutto si tiene, tra interessi politici, mire energetiche e importanti questioni economiche.

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