Duplice colpo ad Hamas e alla Fratellanza Musulmana in Medio Oriente, colpiti oggi prima dalla Giordania e poi dal leader dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Mahmoud Abbas.
In Giordania il ministro degli Interni Mazin Fraya ha annunciato il bando delle attività del Fronte d’azione islamico, espressione politica della Fratellanza nel Paese arabo e vincitore del maggior numero di seggi nelle elezioni di settembre 2024, caratterizzate da un condizionamento notevole del fattore Gaza nell’attenzione della popolazione. Il voto non era determinante per la governabilità di un Paese dove il Parlamento ha poteri limitati ma indubbiamente ha mostrato grandi cambiamenti politici in uno Stato che ha fatto del bilanciamento regionale la sua ragion d’essere.
Amman ha mostrato così la sua distanza da Hamas, che è da sempre affiliata al mondo islamista dei Fratelli Musulmani. E non si può non collegare la notizia del bando del Fai in Giordania all’uscita di Abbas, detto Abu Mazen, contro Hamas: “Figli di cani, liberate gli ostaggi“, ha dichiarato oggi nella riunione del consiglio direttivo dell’Anp Abu Mazen riferendosi ad Hamas, che dal 7 ottobre detiene ancora alcune decine di prigionieri rapiti in Israele durante i sanguinosi attentati nel Sud dello Stato Ebraico.
“Centinaia di persone muoiono ogni giorno perché Hamas non vuole consegnare gli ostaggi”, ha dichiarato l’anziano leader, aggiungendo che “Hamas deve mettere fine al controllo della Striscia di Gaza e consegnare le armi all’Autorità nazionale palestinese”. A luglio 2024 Hamas ha accettato in un accordo firmato a Pechino con le formazioni dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) di riconoscere l’Anp come unica legittima titolare della sovranità palestinese, ma di fatto dal 2007 Striscia di Gaza e Cisgiordania hanno preso strade separate dopo la rottura tra Hamas e Fatah, l’organizzazione di Abu Mazen.
Anp e Giordania si muovono per riequilibrare un Medio Oriente dove negli ultimi mesi la Fratellanza ha nettamente rialzato la testa, dapprima con la popolarità assunta nel mondo arabo dalla causa di Hamas per i massacri israeliani a Gaza, in seguito per il ruolo giocato dal suo maggiore sponsor, il Qatar, nella mediazione per la pace in Palestina e infine per l’azione di rovesciamento del regime siriano di Bashar al-Assad da parte di Hay’at Tahrir al-Sham, sostenuta dalla Turchia e da Doha. Fumo negli occhi per molti Paesi che vedono con diffidenza un continuum islamista, dagli Stati Uniti all’Egitto guidato dal generale al-Sisi.
Prove tecniche di un futuro del Medio Oriente in cui si pensa che organizzazioni come Hamas non avranno più un ruolo? Ancora presto per dirlo. Ma certamente Giordania e Anp sanno che con le loro azioni hanno ammiccato a molti attori che spingono per il contenimento dell’islamismo. E in particolare a quegli Usa che cercano di plasmare con le trattative un nuovo Medio Oriente nuovamente a loro allineato, nei cui confronti tanti Stati sono pronti a fare precise concessioni.
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