L’inaugurazione presidenziale di Donald Trump ha portato ufficialmente alla Casa Bianca un comandante in capo fautore del rilancio della leadership energetica americana nell’Occidente contemporaneo. Nonostante già Joe Biden avesse fatto dell’export energetico una parte non secondaria della sua agenda politica, tanto da scontrarsi più volte con la sinistra del Partito Democratico e i movimenti ambientalisti, Trump intende rafforzare gli sforzi. E la prima mossa per ampliare la proiezione americana appare la ricerca di una sintonia con l’Europa per aumentare gli acquisti di gas naturale liquefatto (Gnl).
L’Europa dovrà comprare più Gnl americano?
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, snobbata da Trump nella cerimonia d’apertura, ha sottolineato che comprare più Gnl americano potrebbe essere una via percorribile. Trump ha più volte paventato sanzioni al blocco qualora non aumentasse l’acquisto di Gnl a stelle e strisce, ma nel breve periodo un ostacolo potrebbe essere un attore decisamente resiliente nel mercato energetico del Vecchio Continente: la Russia. Nei primi quindici giorni dell’anno, nonostante il bando alle forniture energetiche via tubo dovute allo stop del gasdotto passante per l’Ucraina, la Russia è rimbalzata come seconda fornitrice europea di gas dietro gli Usa grazie proprio a un boom dell’export di Gnl.
Dall’1 al 15 gennaio Mosca ha fornito 837mila tonnellate in due settimane, +10% sullo stesso periodo dell’anno e +23% rispetto al 2023, primo anno toccato dal decoupling energetico legato alla guerra in Ucraina. Un dato che incide, in sole due settimane, per il 4,7% del totale delle forniture (record) via Gnl all’Europa del 2024, pari a 18 milioni di tonnellate. E se da un lato questi dati sono ben lontani dall’età dell’oro del gas via tubo segnato dalle rotte baltiche e ucraine, dall’altro dimostra una resilienza notevole.
La resilienza di Mosca sul Gnl
Già a fine 2019 notavamo come fosse stata proprio l’agenda energetica del primo Trump, dal 2017 in avanti, a spingere la Russia alla diversificazione delle modalità di fornitura. Il colosso energetico di Mosca, Gazprom, si è abituato a gestire diversi tipi di flussi energetici e il terminal siberiano russo di Yamal, che fornisce buona parte del Gnl all’Europa, opera a pieno regime consentendo al Paese di Vladimir Putin di tenere un piede a terra in un Vecchio Continente in bolletta.
Giocoforza, si prospetta un duello Usa-Russia per le forniture energetiche. Se Trump vuole veder ampliata la presa Usa sul mercato europeo, dovrà necessariamente aggredire la quota di export in mano a Gazprom-Yamal. “Secondo i dati Lseg, nel corso dell’anno passato le esportazioni di GNL hanno raggiunto gli 88,3 milioni di tonnellate, in aumento rispetto alle 84,5 del 2023, garantendo agli Stati Uniti il primato di maggiore esportatore di Gnl al mondo”, nota Euractiv, aggiungendo che “l’Europa si è confermata la destinazione preferita per le esportazioni di Gnl degli Stati Uniti a dicembre, con 5,84 milioni di tonnellate, pari al 69% del gas super-refrigerato venduto al continente, rispetto alle 5,09 di novembre”.
Cosa ne consegue? Da un lato che l’Europa dell’energia è terra di conquista straniera. E questo non è una novità, Ma lo sarà con maggiore intensità ora che l’America è tornata con forza ad ambire a un ruolo esplicito di primazia, non solo a una superiorità commerciale. Dall’altro, che si tornerà su certi fronti alle dinamiche del primo mandato di Trump, quando Washington e Mosca mossero una partita a scacchi sul mercato del gas.
La distensione russo-americana e il gas
Tutto questo si somma a una graduale possibilità di distensione russo-americana in cui anche la partita del gas rientrerà. I leader europei più favorevoli a Trump in Europa, Viktor Orban e Robert Fico, sono anche quelli i cui Paesi, Ungheria e Slovacchia, dipendono di più dal gas russo.
Inoltre, come riporta il Financial Times, prima di passare il mandato l’amministrazione del presidente statunitense Joe Biden ha aggiunto due piccoli impianti russi di Gnl all’elenco delle sanzioni statunitensi, ma si è rifiutata di includere anche Yamal“, lasciando una polpetta avvelenata a Trump: sfidare o sanzionare?
Il Ft ricorda inoltre che a sfavore degli Usa c’è anche la minor distanza del Gnl russo, perché “i prezzi europei del gas sono circa tre volte superiori a quelli degli Stati Uniti e sono rimasti ostinatamente più del doppio rispetto al livello precedente all’invasione su vasta scala dell’Ucraina del 2022”. Nel grande gioco a tre, tra Russia, Usa e Ue, Trump e Putin hanno una certezza: l’Europa, comunque vadano le cose, è disposta a pagare. Un segno della perdita di potere contrattuale geopolitico del Vecchio Continente, impotente a giocare un ruolo attivo in questa partita a scacchi.

