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	<title>Angola Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 17 Sep 2026 13:48:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Angola Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ecco come un’azienda israeliana di marketing insegna ai governi a disinformare. Il caso dell&#8217;Angola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 12:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[citizenlab]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il caso Black Core-Angola dimostra che ormai la manipolazione dell’informazione è diventata un servizio acquistabile sul mercato. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/ecco-come-unazienda-israeliana-di-marketing-insegna-ai-governi-a-disinformare-il-caso-dellangola.html">Ecco come un’azienda israeliana di marketing insegna ai governi a disinformare. Il caso dell&#8217;Angola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3ac488880c7c31d9a89af9fdff4d9ac4-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Un’azienda israeliana specializzata in operazioni di disinformazione online ha formato funzionari del governo angolano, per almeno 3 mesi nel 2026, con il fine di costruire narrazioni artificiali e benevole verso l’operato del governo, creare profili falsi e aumentare artificialmente la diffusione dei contenuti sui social network. Insomma, <strong>una squadra di cyber disinformatori interni al governo in Angola.<br></strong><br>È quanto emerge da <a href="https://citizenlab.ca/research/blackcores-influence-operations-for-hire/">una nuova ricerca </a>del <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://citizenlab.ca/&amp;ved=2ahUKEwipjoj0xfWWAxU-2wIHHWd3OZcQFnoECA4QAQ&amp;usg=AOvVaw2ve_QGrEimrxyoLXTRK8XP">Citizen Lab</a> (Università di Toronto), pubblicata il 17 settembre e firmata da Alberto Fittarelli, John Scott-Railton e Maia Scott, dedicata a <strong>BlackCore,</strong> una società israeliana che si presentava come impresa di marketing, tecnologia e “guerra dell’informazione”. Secondo il rapporto, l’azienda offriva, sia a privati che a governi in tutto il mondo, campagne digitali in grado di orientare il dibattito pubblico.</p>



<p>Il progetto analizzato dai ricercatori si chiama <em>Angolan Government </em><i>Campaign</i> ed è rivolto alla squadra di comunicazione del governo angolano. L’obiettivo dichiarato era costruire un sistema professionale e scalabile per la comunicazione di Stato, superando quelle che BlackCore definiva “pratiche amatoriali”. Ma il progetto si è dimostrato tutt&#8217;altro che una semplice strategia di comunicazione politica.</p>



<div class="wp-block-cover" style="min-height:447px;aspect-ratio:unset;"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="499" class="wp-block-cover__image-background wp-image-529849" alt="" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-17-alle-07.38.16-1024x499.jpg" data-object-fit="cover" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-17-alle-07.38.16-1024x499.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-17-alle-07.38.16-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-17-alle-07.38.16-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-17-alle-07.38.16-1536x748.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-17-alle-07.38.16-600x292.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-17-alle-07.38.16.jpg 1654w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><span aria-hidden="true" class="wp-block-cover__background has-background-dim"></span><div class="wp-block-cover__inner-container is-layout-flow wp-block-cover-is-layout-flow">
<p></p>
</div></div>



<p>Angola Government Campaign. Screenshot dalla ricerca su BlackCore di CitizenLab</p>



<p>Il programma doveva durare quattro settimane, ma il rapporto finale indica che <strong>la formazione e le attività pratiche sono andate avanti per almeno 14 settimane in Angola</strong>, dal 19 gennaio fino ad aprile 2026. Durante il corso, i funzionari del governo angolano hanno studiato storytelling, scrittura strategica, gestione del traffico online e operazioni sui social media. Una parte importante del programma riguarda la creazione e la gestione di campagne su Facebook, Instagram e TikTok. Non si sarebbe trattato soltanto di lezioni teoriche: i partecipanti hanno imparato a progettare contenuti, pubblicarli, osservare le reazioni del pubblico e modificare la strategia sulla base dei risultati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Profili falsi e contenuti coordinati</strong></h2>



<p>Il metodo descritto dal Citizen Lab segue lo schema tipico delle operazioni di influenza clandestina. I contenuti venivano pubblicati da pagine e profili che sembravano appartenere a persone comuni, attivisti o testate indipendenti, <strong>ma che in realtà erano collegati a un’unica campagna generale. </strong>Uno degli elementi principali era una pagina Facebook chiamata <em>Agita News</em>, presentata come una testata giornalistica. La pagina pubblicava contenuti originali e collegamenti ad articoli ospitati su un sito esterno, oggi non più disponibile. <strong>I post venivano poi diffusi in gruppi e comunità online, con l’obiettivo di moltiplicarne la visibilità.</strong> In questo modo, un messaggio costruito da una struttura coordinata poteva apparire come un’opinione spontanea e condivisa da molti utenti. Nel rapporto finale fatto dall’azienda, a fine training e visionato dai ricercatori del Citizen Lab, BlackCore ha indicato la produzione di oltre 40 contenuti online e la valutazione di almeno 24 pubblicazioni realizzate dai partecipanti del governo angolano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un modello internazionale</strong></h2>



<p>Secondo il rapporto, il caso angolano non sarebbe isolato. <strong>BlackCore è stata collegata ad attività rivolte anche a pubblici in Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Togo, Gabon, Iran e Australia.</strong><br><br>Ci racconta <strong>Alberto Fittarelli</strong>, intervistato da InsideOver, circa il tipo di attori coinvolti nell’operazione di BlackCore: &#8220;Si tratta di attori “mercenari” nel vero senso della parola, <strong>puramente al servizio del cliente pagante. </strong>A volte le narrazioni da loro distribuite in modo occulto supportano ideologie anche opposte, come per esempio descritto nel recentissimo&nbsp;rapporto&nbsp;di <a href="https://www.anthropic.com/threat-intelligence-report-september-2026#influence-operations-sep-26">Anthropic</a> su un’azienda francese che operava proprio in questo modo. Anche se rimane difficile pensare che – specialmente in alcuni Paesi – le aziende si pongano in diretto contrasto con la posizione geopolitica del proprio governo&#8221;.</p>



<p>BlackCore utilizzava parole tipiche del marketing, come pubblico, engagement, campagna, ottimizzazione e risultati. Ma dietro questa terminologia, secondo il Citizen Lab, c’erano attività più aggressive: <strong>identità inventate, contenuti coordinati, amplificazione artificiale e tentativi di influenzare la percezione del pubblico su temi politici e sociali.</strong><br><br><br>Ma qual è il confine tra una normale attività professionale di comunicazione politica e un’operazione di influenza ingannevole?<br>Fittarelli ci risponde così:&nbsp;<strong>&#8220;L’inganno è la discriminante. Nel caso di BlackCore, l’azienda faceva vanto del poter nascondere al pubblico la reale natura e provenienza degli account social</strong> utilizzati nelle campagne da loro promosse. Addirittura, pubblicizzava la propria capacità di lanciare non solo campagne positive – quindi a supporto di una specifica narrazione, pur se in modo ingannevole – ma anche negative, per bloccare e redirigere la conversazione degli utenti reali quando le opinioni espresse non fossero di gradimento al cliente dell’azienda. Tutto questo è alla base di quelle che nel mondo anglofono vengono chiamate <em>influence operations</em>, per differenziarle dalle strategie di comunicazione politica “in chiaro”&#8221;.</p>



<p>Il caso mostra come <strong>la manipolazione dell’informazione sia diventata un servizio acquistabile sul mercato. </strong>Un governo o un altro cliente può affidarsi a una società privata per creare contenuti, gestire profili, diffondere messaggi e misurare i risultati senza esporsi direttamente. Secondo il Citizen Lab, BlackCore rappresenta quindi un esempio dei rischi dell’industria dell’influenza a pagamento: aziende private possono fornire ai governi strumenti completi per costruire un ecosistema digitale artificiale con il fine di orientare il dibattito pubblico creando un vero esercito all&#8217;interno del governo.</p>



<p>Quanto alla frequenza di un’operazione così complessa, abbiamo chiesto a Fittarelli quanto spesso si vede un’azienda addirittura andare a formare una squadra governativa per poter poi fare “disinformazione” in autonomia. Fittarelli: &#8220;Non è una situazione storicamente comune, ma nemmeno inedita. Per esempio, nel 2019 l’azienda allora ancora chiamata Facebook&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2019/10/30/technology/russia-facebook-disinformation-africa.html">identificò</a>&nbsp;un’operazione di origine russa in diversi Stati africani in cui parte dell’attività era svolta da cittadini dei Paesi coinvolti. La valutazione al tempo fu che si trattasse di una tattica per nascondere la mano del governo che sponsorizzava l’operazione. Nel caso più specifico delle aziende di influenza coperta a pagamento, rimane più comune vedere le aziende stesse gestire le operazioni in prima persona, come per esempio nei casi di “<a href="https://www.theguardian.com/world/2023/feb/15/revealed-disinformation-team-jorge-claim-meddling-elections-tal-hanan">Team Jorge</a>” (2023) o, prima ancora,&nbsp;<a href="https://about.fb.com/news/2019/05/removing-coordinated-inauthentic-behavior-from-israel/">Archimedes Group</a>&nbsp;(2019), entrambe israeliane.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/ecco-come-unazienda-israeliana-di-marketing-insegna-ai-governi-a-disinformare-il-caso-dellangola.html">Ecco come un’azienda israeliana di marketing insegna ai governi a disinformare. Il caso dell&#8217;Angola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Donne, povertà, scuole. In Angola l&#8217;influencer Neth Nahara ne parla e va in galera</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/donne-poverta-scuole-in-angola-linfluencer-neth-nahara-ne-parla-e-va-in-galera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 13:32:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="angola" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'influencer Silvia Miguel, nota sui social come Neth Nahara, è stata arrestata per aver denunciato i problemi del suo Paese, l'Angola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/donne-poverta-scuole-in-angola-linfluencer-neth-nahara-ne-parla-e-va-in-galera.html">Donne, povertà, scuole. In Angola l&#8217;influencer Neth Nahara ne parla e va in galera</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="angola" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Silvia Miguel</strong>, nota sui social come <strong>Neth Nahara</strong>, è una cantante e influencer angolana di 32 anni diventata simbolo di resistenza civile. Con un seguito numeroso, ha denunciato su <strong>TikTok </strong>le gravi problematiche sociali ed economiche del suo Paese, <a href="https://it.insideover.com/societa/angola-e-sud-sudan-quando-il-basket-porta-alla-pace.html">l&#8217;<strong>Angola</strong></a>. Le sue dichiarazioni, audaci e a volte provocatorie, sono riuscite a mettere in luce situazioni di disagio che rimangono spesso nell&#8217;ombra. Tuttavia, la sua esposizione l&#8217;ha portata a uno scontro diretto con le autorità del Paese nell&#8217;agosto 2023, culminato in un <strong>arresto </strong>e in una <strong>condanna</strong> prima di sei mesi di reclusione, poi divenuti due anni per aver “insultato il presidente”<strong> João Lourenço</strong> nell&#8217;ottobre 2023.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione dell&#8217;Angola</h2>



<p>L&#8217;Angola è un Paese dell&#8217;Africa subsahariana ricco di <strong>risorse naturali</strong>, soprattutto petrolio e diamanti. Nonostante queste risorse, però, una gran parte della popolazione vive in condizioni di <strong>povertà</strong>. L’instabilità politica, le ineguaglianze economiche e la forte corruzione frenano lo sviluppo e limitano drasticamente le opportunità per i giovani e le donne. La carenza di scuole, strutture sanitarie e posti di lavoro impedisce infatti alle nuove generazioni di costruirsi un futuro.</p>



<p><strong>João Lourenço</strong>, l&#8217;attuale presidente, è salito al potere nel 2017, ed è stato rieletto per il secondo mandato nell&#8217;agosto dell&#8217;anno scorso, con la promessa di combattere la corruzione e rilanciare l&#8217;economia. Molti angolani, tra cui appunto Silva Miguel, non riescono a percepire questi cambiamenti. Anzi, il Governo viene spesso percepito come oppressivo e poco attento ai bisogni della popolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La denuncia di Neth Nahara</h2>



<p>Sfruttando la sua visibilità con 230.000 follower, Silvia Miguel, ha iniziato a pubblicare video e post in cui denunciava apertamente le mancanze strutturali del suo Paese, accusando il Governo di negligenza verso i problemi che affliggono il popolo angolano. Ha portato quindi alla luce questioni che includono la <strong>scarsità di istituti scolastici </strong>adeguati, l’<strong>assenza di lavoro</strong> e opportunità, soprattutto per i giovani e per le <strong>donne</strong>. L&#8217;influencer non si limitava solo a una descrivere le difficoltà, ma lanciava anche un messaggio di speranza, esortando le donne angolane a cercare istruzione e indipendenza economica.</p>



<p>In una diretta su TikTok, l’influencer ha mosso accuse dirette al presidente, definendolo incapace di guidare il Paese e migliorare le condizioni di vita della popolazione e accusandolo di &#8220;anarchia e disorganizzazione&#8221;. In Angola, le accuse dirette al capo dello Stato vengono prese molto seriamente e spesso sono considerate una <strong>minaccia alla stabilità nazionale</strong>. Le autorità hanno quindi deciso di intervenire, arrestando Silvia Miguel per il reato di &#8220;oltraggio allo Stato, ai suoi simboli e ai suoi organismi&#8221;, condannandola inizialmente a <strong>sei mesi di reclusione.</strong> Ritenuta una pena &#8220;troppo clemente&#8221; dalla corte d&#8217;appello, la sua condanna è stata aumentata a<strong> due anni di carcere</strong>. Il giudice <a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-67062264">ha aggiunto </a>che, grazie al suo seguito considerevole, avrebbe potuto<strong> influenzare l&#8217;opinione pubblica</strong>, rendendola quindi un pericolo per il Governo.</p>



<p>Silva aveva chiesto clemenza sostenendo che era la prima volta che trasgrediva il divieto, era madre di bambini piccoli e si era pentita delle sue affermazioni. La sua richiesta non è stata accolta e le è stato persino <a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-67062264">ordinato</a> di pagare una multa di 1.200 dollari al presidente per il “danno” arrecato alla sua reputazione.  L&#8217;influencer aveva reso pubblico il suo stato di sieropositività all&#8217;HIV sui social nel 2020 e secondo <a href="https://www.amnesty.org/en/documents/afr12/7535/2023/en/">Amnesty International</a>, nei primi mesi di detenzione Miguel è stata privata dei suoi farmaci per il virus. Le sue condizioni di salute sono infatti peggiorate fino al ricovero nel dicembre 2023.</p>



<p>Nello specifico Silva è stata <a href="https://www.dw.com/pt-002/neth-nahara-mais-um-caso-de-ultraje-ao-estado-em-angola/a-66571787">condannata</a> ai sensi dell&#8217;articolo 333 del Codice penale angolano, promulgato nel 2021, che prevede una pena detentiva da sei mesi a tre anni per chiunque esprima &#8220;indignazione contro lo Stato&#8221; attraverso &#8220;parole, immagini, scritti o suoni&#8221;. La legge è stata già ampiamente criticata poiché vaga e violerebbe il diritto dei cittadini alla <strong>libertà di espressione</strong>.</p>



<p>Il suo caso, come affermato dal suo avvocato, è il primo in cui una persona viene condannata in Angola per qualcosa che ha pubblicato sui social. L’arresto ha infatti generato una forte reazione sia all&#8217;interno dell&#8217;Angola sia a livello internazionale. <strong>Molti influencer, attivisti e organizzazioni hanno espresso il loro sostegno</strong>, sia sui social media che attraverso <a href="https://www.amnesty.it/appelli/firma-per-neth-nahara/">petizioni e campagne</a> per la sua liberazione. Molti hanno visto in questa mossa una conferma del fatto che il Governo angolano non tollera critiche e che il diritto alla libertà di espressione è fortemente limitato.</p>



<p>Se c&#8217;è un lato positivo è che l’episodio ha portato all&#8217;attenzione internazionale la situazione dell’Angola, accendendo un dibattito su temi come la libertà d’espressione, i diritti civili e la necessità di riforme sociali ed economiche.&nbsp;In particolare la vicenda ha reso ancora più evidente la discrepanza tra le promesse di modernizzazione e trasparenza fatte da Lourenço e la realtà delle pratiche politiche repressive messe in atto. L’arresto di Neth Nahara ha inviato un messaggio molto chiaro a tutti coloro che osano denunciare pubblicamente le mancanze del Governo.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/donne-poverta-scuole-in-angola-linfluencer-neth-nahara-ne-parla-e-va-in-galera.html">Donne, povertà, scuole. In Angola l&#8217;influencer Neth Nahara ne parla e va in galera</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Russia alla conquista del cuore dell&#8217;Africa nera</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-russia-alla-conquista-del-cuore-dellafrica-nera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 May 2021 07:46:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="milizie combattenti congo nord kivu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-300x197.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-1024x671.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-768x503.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-1536x1006.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-2048x1341.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una parte cospicua delle immense ricchezze naturali contenute nel sottosuolo dell&#8217;Africa ha una locazione precisa: l&#8217;area centrale del continente. Dal Ciad alle estremità meridionali della Repubblica democratica del Congo, nel tormentato cuore del continente nero si trovano effusi a macchia d&#8217;olio depositi di metalli preziosi e risorse minerarie di altissimo valore, dai diamanti alle terre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-alla-conquista-del-cuore-dellafrica-nera.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-alla-conquista-del-cuore-dellafrica-nera.html">La Russia alla conquista del cuore dell&#8217;Africa nera</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="milizie combattenti congo nord kivu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-300x197.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-1024x671.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-768x503.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-1536x1006.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/5451939_large-2048x1341.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una parte cospicua delle immense ricchezze naturali contenute nel sottosuolo dell&#8217;Africa ha una locazione precisa: l&#8217;area centrale del continente. Dal <strong>Ciad</strong> alle estremità meridionali della <strong>Repubblica democratica del Congo</strong>, nel tormentato cuore del continente nero si trovano effusi a macchia d&#8217;olio depositi di metalli preziosi e risorse minerarie di altissimo valore, dai diamanti alle terre rare.</p>
<p>Non è un caso che l&#8217;Africa centrale, alla luce delle preziosità che custodisce gelosamente, sia anche la più storicamente instabile, in quanto afflitta in maniera cronica e capillare da guerre civili, colpi di Stato, violenze interetniche e terrorismo. Qui, ex dominio di belgi, francesi e portoghesi, si sta scrivendo uno dei capitoli più importanti (e sanguinolenti) della corsa all&#8217;Africa 2.0, complici la presenza della <strong>Cina</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-alla-conquista-del-cuore-dellafrica.html">l&#8217;espansione della Turchia</a>, l&#8217;intensificazione delle attività dell&#8217;internazionale jihadista e l&#8217;arrivo della <strong>Russia</strong>.</p>
<h2>Dal Ciad al Congo: sfruttare l&#8217;instabilità</h2>
<p>L&#8217;Africa centrale è avvolta dalla piaga dell&#8217;instabilità sin dall&#8217;epoca della transizione all&#8217;indipendenza. Il sangue scorre a fiumi lungo le strade che portano da N&#8217;Djamena a Luanda, nessuna esclusa, e il Cremlino sta cercando di trarre vantaggio dal clima di perenne insurgenza – dovuto ad una mescolanza di fattori politici, sociali, religiosi, etnici ed energetici – a mezzo di una strategia collaudata con successo nel resto del continente: armi, combattenti, addestratori, non interferenza, cultura e aiuti umanitari.</p>
<p>Le nazioni in cui l&#8217;approccio russo all&#8217;Africa sta producendo risultati tangibili e di spessore sono molteplici:</p>
<ul>
<li>L&#8217;<strong>Angola</strong>, <a href="https://www.aa.com.tr/en/africa/russia-angola-sign-cooperation-deals-in-moscow/1442652">uno dei principali acquirenti di armi di fabbricazione russa</a>, fra il 2019 e il 2021 ha acquistato una squadra di otto Sukhoi Su-30 e siglato degli <a style="text-decoration-line: underline;" href="https://africanews.space/angola-signs-telecommunications-partnership-with-russia/">accordi in materia di coooperazione nelle tecomunicazioni</a> e nel prossimo futuro, economia permettendo, vorrebbe procedere all&#8217;acquisto del <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-ragioni-della-corsa-al-sistema-s-400.html">sistema S400</a>. Qui più che altrove è palese e appariscente la presenza del Cremlino, dato che il gigante russo Alrosa <a href="https://www.foreignbrief.com/daily-news/russias-relationship-with-angola-in-the-spotlight-again-as-lavrov-visits-luanda/">possiede il 32,8%</a> il deposito diamantifero di Catoca – quarto al mondo per dimensioni – e <a href="https://www.yenisafak.com/en/world/russias-wagner-group-reportedly-deployed-in-africa-3562020">che è stata segnalata la presenza del Gruppo Wagner</a>.</li>
<li>Il <strong>Gabon</strong>, che nel 2019 <a href="https://www.themoscowtimes.com/2019/11/29/russia-delivers-first-weapons-to-central-africas-gabon-a68396">ha ricevuto il primo carico di armamenti</a> di provenienza russa della sua storia, nel febbraio 2021 <a href="https://tass.com/world/1257681">è divenuto il quarto Paese africano</a> ad approvare per l&#8217;utilizzo lo<a href="https://it.insideover.com/scienza/sputnik-v-si-o-no-ecco-tutto-quello-che-ce-da-sapere.html"> Sputnik V</a>.</li>
<li>La <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, il cui interscambio commerciale con la Russia è quasi raddoppiato dal 2017 al 2018 – <a href="https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/02/22/relazioni-bilaterali-russia-rep-dem-del-congo/">da 18,5 milioni di dollari a 33,5 milioni di dollari</a> –, è uno dei teatri d&#8217;azione storicamente più importanti per il Cremlino. Qui i giganti russi sono stati ufficialmente invitati a partecipare alla costruzione delle faraoniche dighe Inga, la cui materializzazione darebbe vita alla &#8220;più grande centrale idroelettrica del mondo&#8221;, e sono interessati allo sfruttamento dei giacimenti di cobalto, oro e diamanti e all&#8217;ammodernamento della rete ferroviaria nazionale – in ballo, a quest&#8217;ultimo proposito, v&#8217;è <a href="https://jamestown.org/program/russia-looks-for-inroads-into-central-africa-part-one/">un memorandum d&#8217;intesa da 500 milioni di dollari </a>siglato in occasione del <a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-punta-lafrica-e-sfida-il-duopolio-di-francia-e-cina.html">vertice Russia-Africa</a>. Minerario e infrastrutture a parte, l&#8217;impronta russa nel Congo democratico è particolarmente marcata anche negli ambiti dell&#8217;istruzione (44 borse di studio offerte a universitari congolesi nel solo anno accademico 2018-19), dell&#8217;assistenza umanitaria (dal contrasto alle crisi alimentari alla lotta contro le epidemie,<a href="https://www.mid.ru/en/foreign_policy/news/-/asset_publisher/cKNonkJE02Bw/content/id/4122468"> specie di ebola</a>) e <a href="https://www.agcnews.eu/congo-istruttori-russi-a-brazzaville/">dell&#8217;addestramento di forze dell&#8217;ordine e forze armate</a>.</li>
<li>La <strong>Repubblica del Congo</strong>,<a href="https://moderndiplomacy.eu/2019/06/10/the-congo-affair-with-russia/"> (ri)entrata nel mirino del Cremlino nel 2012</a>, anno di una visita ufficiale a Mosca dell&#8217;allora presidente <strong>Denis Sassou-Nguesso</strong>, è legata alla Russia da accordi di cooperazione nel nucleare civile, negli idrocarburi, nelle telecomunicazioni, nell&#8217;agricoltura e nell&#8217;assistenza tecnico-militare. Qui Mosca ha inviato consulenti militari e ha ottenuto di essere coinvolta nella costruzione del paragrafo congolese dell&#8217;oleodotto (ancora su carta) Pointe-Noire–Brazzaville–Oyo–Ouesso.</li>
</ul>
<h2>La Russia e la Repubblica Centrafricana</h2>
<p>Il 17 maggio 2021, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-ritorno-della-russia-in-africa.html?fbclid=IwAR3pUZGc0UCGZPlqsT94jxPr3nO59VhOShE8gKAutCU7p4S-KlrDfmO0G_U">mentre Sergej Lavrov si trovava in Sierra Leone</a>, nella pivotale ma tormentata <strong>Repubblica centrafricana</strong><a href="https://www.themoscowtimes.com/2021/05/18/russia-delivers-weapons-to-c-african-republic-envoy-a73927"> atterrava un carico di armamenti proveniente dalla Russia</a>. Totalmente gratuito, ovvero regalato, il carico era comprensivo di munizioni, proiettili e granate e di cinquemila pezzi, fra pistole, fucili d&#8217;assalto, mitragliatrici, fucili di precisione e lanciagranate portatili anticarro.</p>
<p>Non era la prima donazione di questo genere inviata da Mosca a Bangui: nel 2019 furono regalate centinaia di armi da fuoco di vario tipo, destinate a forze dell&#8217;ordine e forze armate, e l&#8217;anno dopo furono dati gratuitamente dieci autoblindi BRDM-2 all&#8217;esercito centrafricano. A fare da sfondo e complemento ai rifornimenti di armi a Bangui, bisognosa di aiuto perché avvolta da una virulenta guerra civile da quasi un decennio, la presenza di combattenti, addestratori e consulenti del<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html"> Gruppo Wagner</a>, l&#8217;esercito privato del Cremlino.</p>
<p>Perché la Russia stia supportando concretamente e significativamente il legittimo governo centrafricano può essere esplicato a mezzo di una breve descrizione dei possedimenti minerari della nazione: presenza sistematica di ingenti depositi diamantiferi – dai quali dipende quasi un terzo del pil –, nonché di oro, rame, uranio e terre rare. Investire sulla pacificazione di Bangui, che mai ha potuto mappare completamente il proprio sottosuolo né accelerare i ritmi estrattivi a causa di una storia postcoloniale molto turbolenta, equivale ad investire sul futuro.</p>
<p>E se una parte del futuro dell&#8217;Africa si sta giocando a Bangui, Mosca, il cui mirino geopolitico è sempre più puntato sul continente nero, non ha intenzione di fare da spettatore, ma di fare lo spettacolo. Questo è il motivo per cui, oltre al supporto rilevante dato alla campagna governativa di riconquista territoriale e stabilizzazione etno-sociale,<a href="https://www.themoscowtimes.com/2021/04/28/russia-to-invest-11b-in-volatile-central-african-republics-reconstruction-minister-a73763"> il Cremlino è pronto ad investire fino a undici miliardi di dollari nella ricostruzione postbellica</a>, mettendo la propria firma su strade, autostrade, ferrovie e città, e sigillando in tale maniera il proprio &#8220;posto al Sole&#8221;.</p>
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		<title>Turco, la nuova lingua delle ex colonie portoghesi in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turco-la-nuova-lingua-delle-ex-colonie-portoghesi-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 May 2021 14:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="784" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia, Recep Tayyip Erdogan dialogo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Gli ottomani hanno fatto (nuovamente) ingresso nel continente nero, dove hanno costruito e/o stanno costruendo avamposti dai porti arabi contermini al Mediterraneo al Sahel e dalle terre insanguinate del corno d&#8217;Africa al Capo di Buona Speranza, e ivi sono giunti con un obiettivo preciso: restare e, possibilmente, prosperare ed espandersi a spese altrui, o meglio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turco-la-nuova-lingua-delle-ex-colonie-portoghesi-in-africa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/turco-la-nuova-lingua-delle-ex-colonie-portoghesi-in-africa.html">Turco, la nuova lingua delle ex colonie portoghesi in Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="784" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia, Recep Tayyip Erdogan dialogo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Recep-Tayyip-Erdogan-dialogo-La-Presse-e1611616923487-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Gli ottomani <a href="https://it.insideover.com/politica/il-ritorno-degli-ottomani-in-africa.html">hanno fatto (nuovamente) ingresso nel continente nero</a>, dove hanno costruito e/o stanno costruendo avamposti dai porti arabi contermini al Mediterraneo al Sahel e dalle terre insanguinate del corno d&#8217;Africa al Capo di Buona Speranza, e ivi sono giunti con un obiettivo preciso: restare e, possibilmente, prosperare ed espandersi a spese altrui, o meglio a spese di potenze logore, sfibrate e senili come <strong>Italia</strong> e <strong>Portogallo</strong>.</p>
<p>Relativamente poche le nazioni dell&#8217;Africa subsahariana che non sono state interessate dal nuovo <em>pivot</em> geostrategico dell&#8217;agenda estera della presidenza Erdogan, che, studiata meticolosamente e implementata con altrettanta cura, ha permesso alla <strong>Turchia</strong> di rivaleggiare alla pari con l&#8217;Italia tra <strong>Libia</strong> e <strong>Somalia</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-alla-conquista-di-sahel-e-africa-occidentale.html">di fare ingresso in quell&#8217;area ad accesso limitato nota come Françafrique</a>, di sbarcare nell&#8217;estremo capo meridionale del continente e di allargarsi nello spazio ex coloniale portoghese.</p>
<h2>I turchi in Angola</h2>
<p>L&#8217;<strong>Angola</strong><a href="https://www.mfa.gov.tr/relations-between-turkey-and-angola.en.mfa"> riveste un ruolo centrale</a> all&#8217;interno della Politica di iniziativa africana della Turchia, che, lanciata nel 1998, con lo scorrere del tempo ha condotto allo stabilimento di consigli per gli affari con 45 Paesi africani su 54, ad aprire ambasciate in 42 e a siglare accordi di cooperazione bilaterale con più di 35. Non deve sorprendere, dunque, che qui Ankara abbia formato un consiglio per gli affari nel 2011, il <span style="font-size: 1rem;">Turkey-Angola Business Council, i</span><span style="font-size: 1rem;">naugurato un&#8217;ambasciata nel 2010 e introdotto una Commissione economica congiunta nel 2017, sullo sfondo di un aumento consistente dei contatti diplomatici e delle bilaterali di alto livello tra i rispettivi esponenti di governo.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify">Gli <em>instrumenta regni</em> impiegati dalla Turchia vengono cesellati a seconda di luogo e circostanza, magari prediligendo la militarizzazione dello strumento umanitario all&#8217;esportazione dell&#8217;islam anatolico in un contesto a maggioranza cristiana, e l&#8217;Angola ne è la prova corroborante. Qui, difatti, Ankara ha ottenuto degli spazi di manovra consistenti senza bisogno di costruire moschee e/o centri culturali, ma facendo principalmente leva su:</p>
<ul>
<li style="text-align: left;"><a href="https://www.aa.com.tr/en/turkey/angolan-foreign-minister-to-visit-turkey-for-talks/1450261">Commercio; </a>il volume dell&#8217;interscambio bilaterale va aumentando su base annua. Il valore dei beni reciprocamente scambiati è aumentato da 188 milioni di dollari (2017) a 212 milioni (2019), sebbene fonti turche ritengano che suddette cifre andrebbero riviste al rialzo perché una parte del commercio con l&#8217;Angola avviene a mezzo di nazioni terze ed intermediarie.</li>
<li style="text-align: left;">Cooperazione umanitaria; l&#8217;influente TIKA (<em>Turkish Cooperation and Coordination Agency</em>) è ivi presente in innumerevoli settori, dallo sviluppo all&#8217;archeologia, e i grandi privati turchi, <a href="https://www.hurriyetdailynews.com/turkish-firm-to-launch-mega-housing-project-in-angola-143845">come il Gruppo Onsan</a>, sono impegnati nella realizzazione di rilevanti progetti di edilizia. Attualmente, gli operai dell&#8217;Onsan stanno ultimando la costruzione di un maxi-complesso sociale per 10mila persone (valore 520 milioni di dollari) ed un mastodontico <em>residence</em> per le forze armate angolane (valore 2 miliardi e 800 milioni di dollari) concepito per fare da tetto ad almeno 40mila soldati.</li>
<li style="text-align: left;">Diplomazia universitaria; nel lontano 1992 ha avuto inizio l&#8217;erogazione di borse di studio destinate a studenti angolani.</li>
</ul>
<div class="postcontent nobottommargin clearfix">
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<div class="entry clearfix">
<h2 class="entry-content notopmargin"><span style="font-family: 'TT Travels', sans-serif; font-size: 1.8rem;">I turchi in Mozambico</span></h2>
<p>Il <strong>Mozambico</strong>, allo stesso modo dell&#8217;Angola, si configura come un luogo di rilevanza nodale nell&#8217;ambito della Politica di iniziativa africana della Turchia. Il momento di svolta <a href="https://www.mfa.gov.tr/relations-between-turkey-and-mozambique.en.mfa">è stato rappresentato dall&#8217;apertura dell&#8217;ambasciata turca a Maputo</a>, il 15 marzo 2011, che ha dato il via ad un decennio di profittevole collaborazione.</p>
<p>L&#8217;evento più elevato del decennio in considerazione è stato sicuramente lo sbarco di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a> a Maputo, avvenuto il 23 gennaio 2017. Una visita dalla valenza storica, perché nessun presidente turco era mai stato nel Paese africano, organizzata in simultanea con un imponente forum per gli affari – partecipato da 150 imprenditori turchi e da 650 mozambicani –, e conclusasi con la firma di sei accordi di cooperazione bilaterale.</p>
<p>Le cifre relative al coinvolgimento turco in commercio e investimenti fungono da complemento ideale e necessario al fine della comprensione del quadro generale: quasi duecento milioni di dollari ivi investiti da Ankara nell&#8217;ultimo decennio e volume dei traffici commerciali in espansione costante (115 milioni di dollari nel 2016, divenuti 153 milioni nel 2019). Anche qui, infine, la Turchia ha iniziato ad erogare borse di studio dal lontano 1992.</p>
<p>Più di recente, <a href="https://www.dailysabah.com/politics/diplomacy/turkey-ready-to-cooperate-with-mozambique-against-terrorism">per via dell&#8217;aumento delle attività dell&#8217;internazionale jihadista in Mozambico</a>, la Turchia ha offerto la propria disponibilità in materia di lotta al terrorismo e alluso molto sottilmente alla possibilità di giocare un ruolo all&#8217;interno della comunità musulmana della nazione.</p>
</div>
</div>
</div>
<h2>La parte restante dell&#8217;Africa lusofona</h2>
<p>La presenza della Turchia nella parte restante dello spazio ex coloniale portoghese è meno radicata, ma questo non significa che non vi sia un interesse a superare la situazione. La diplomazia anatolica, ad esempio, <a href="https://www.mfa.gov.tr/relations-between-turkey-and-cape-verde.en.mfa">è impegnata nella formulazione di un piano d&#8217;azione per Capo Verde</a>, con il quale l&#8217;interscambio è fermo a meno di dieci milioni di dollari (2019) e dove mancano un&#8217;ambasciata e contatti di alto livello, e sta palesando ambizioni espansioniste sulla <strong>Guinea Bissau</strong> – ove è presente per tramite della Tika, ha siglato un accordo di cooperazione in tema di sicurezza nel 2014, ha inviato aiuti umanitari durante la pandemia e lo scorso settembre, <a href="https://www.aa.com.tr/en/africa/turkey-guinea-bissau-sign-education-agreements/1969057">nel corso di una visita di Mevlut Cavusoglu</a>, ha concordato i termini per il prossimo sbarco nel Paese dell&#8217;influente <strong>Fondazione Maarif</strong>.</p>
<p>Altrettanto rilevante è l&#8217;attenzione che la Sublime Porta sta dedicando alla piccola<strong> Guinea Equatoriale</strong>, <a href="https://www.mfa.gov.tr/relations-between-turkey-and-equatorial-guinea.en.mfa">che sta venendo attratta nell&#8217;orbita turca</a> a mezzo di diplomazia universitaria (borse di studio), commercio (quasi 24 milioni di dollari di import-export nel 2019), cooperazione allo sviluppo e corteggiamento sotto forma di organizzazione di grandi eventi. In quest&#8217;ultima ottica vanno letti l&#8217;allestimento a Malabo del vertice del <span style="text-align: justify; font-size: 1rem;">Turkey-Africa Partnership Summit del 2014 e i frequenti inviti al presidente guineano a visitare la Turchia (tre fra il 2018 e il 2020).</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/turco-la-nuova-lingua-delle-ex-colonie-portoghesi-in-africa.html">Turco, la nuova lingua delle ex colonie portoghesi in Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Africa punta tutto sui Bitcoin</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lafrica-punta-tutto-sui-bitcoin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2019 11:05:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Bitcoin]]></category>
		<category><![CDATA[criptomoneta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="811" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175-300x127.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175-768x324.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175-1024x433.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I popoli africani non hanno mai creduto più di tanto nelle proprie valute, soprattutto a causa dell&#8217;inflazione galoppante combinata alla mancanza di un sistema di &#8220;scala mobile&#8221; e all&#8217;alto tasso di disoccupazione dei vari Paesi. La condizione dello Zimbabwe evidenzia una crisi endemica dovuta anche, e soprattutto, alla corruzione ed alla dissipazione del denaro nelle casse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-punta-tutto-sui-bitcoin.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="811" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175-300x127.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175-768x324.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9930149-e1562999516175-1024x433.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I popoli africani non hanno mai creduto più di tanto nelle proprie valute, soprattutto a causa dell&#8217;<strong>inflazione galoppante</strong> combinata alla mancanza di un sistema di &#8220;<strong>scala mobile</strong>&#8221; e all&#8217;alto tasso di <strong>disoccupazione</strong> dei vari Paesi. La condizione dello<a href="https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-e-ancora-senza-banconote.html"> Zimbabwe</a> evidenzia una crisi endemica dovuta anche, e soprattutto, alla corruzione ed alla dissipazione del denaro nelle casse degli Stati, che si ritrovano spesso a pagare salari, forniture e i limitati servizi battendo moneta.</p>
<p>Uno Stato che si comporta in questo modo si delinea però come un&#8217;istituzione incapace di garantire anche la minima credibilità, scoraggiando gli investimenti dall&#8217;estero. L&#8217;emissione inoltre di <strong>cartamoneta</strong> in assenza di incrementi sostanziali delle proprie riserve o del proprio gettito fiscale abbassa il valore della singola unità di denaro, impoverendo la popolazione. Fino a che punto però questo meccanismo potrà essere protratto, considerando l&#8217;<strong>estremo impoverimento</strong> a cui conduce la popolazione?</p>
<h3>La scommessa dei Bitcoin</h3>
<p>Nati nel 2009 per garantire il trasferimento immediato di denaro in qualsiasi parte del mondo utilizzando lo stesso linguaggio economico, i <strong>Bitcoin</strong> (<a href="https://it.insideover.com/economia/bitcoin-sfiora-quota-10mila-adesso-si-teme-bolla.html">divenuti famosi in seguito al loro exploit del 2017</a>) potrebbero essere la soluzione perfetta ai difetti dell&#8217;economia monetaria africana. In un Paese scombussolato da fame, guerra, corruzione e carestia inoltre è più semplice fidarsi della misteriosa identità di <strong>Satoshi Nakamoto</strong> rispetto a fidarsi di un qualsiasi primo ministro, magari in carica da 30 anni e magari in possesso della metà delle ricchezze del Paese stesso.</p>
<p>La possibilità di convertire immediatamente la propria valuta in Bitcoin garantirebbe inoltre la stabilità del valore dei propri beni monetari, riconvertibili all&#8217;occorrenza quando si necessita di utilizzarli fisicamente: procedimento particolarmente efficace proprio nella situazione di <strong>inflazione cavalcante</strong> che stanno vivendo i Paesi dell&#8217;Africa meridionale.</p>
<h3>L&#8217;Angola potrebbe essere il primo test</h3>
<p>Dopo le ultime aperture della <strong>Banca dell&#8217;Angola</strong>, Luanda potrebbe diventare capitale africana dell&#8217;utilizzo del sistema dei Bitcoin <a href="https://www.insideover.com/society/angola-commercial-cattle-farming-creates-hunger-crisis-for-thousands.html">anche nell&#8217;ottica di contrastare la crescente crisi economica del Paese</a>. Avendo delineato un profilo inflazionistico del Kwanza destinato a durare ancora per anni e sfiduciati dalle promesse governative, gli economisti del Paese hanno individuato la possibilità di iniziare a svolgere le transazioni commerciali nella criptovaluta internazionale per stabilizzare l&#8217;economia reale del Paese. Sebbene dall&#8217;impostare il discorso all&#8217;attuarlo efficacemente <strong>siano necessari anni di studi</strong>, l&#8217;ipotesi non è apparsa così malvagia agli osservatori internazionali. Data la natura limitata della criptovaluta (come di tutte quelle future che potranno eventualmente essere prodotte)<strong> l&#8217;inflazione eccessiva è scongiurata a priori</strong> da un semplice codice di programmazione che non può essere alterato dall&#8217;intervento esterno.</p>
<p>Gli studi sono attualmente in mano agli incaricati che nei prossimi mesi procederanno ad effettuare le prime valutazioni. Le speranze comunque che la soluzione possa risultare efficiente sono elevate, anche per <strong>migliorare le condizioni di vita</strong> medie del continente nero. Adesso la palla passa in mano alla mente dei tecnici, che dovranno dimostrarsi in grado di creare un sistema economico locale in grado di adattarsi al cambiamento di prospettive monetarie (e magari essere pronto un giorno anche per venire esportato).</p>
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		<title>“Ancora un giorno” e l’importanza dei reportage in presa diretta</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/ancora-un-giorno-e-limportanza-dei-reportage-in-presa-diretta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2019 08:45:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Correva l’anno 1975 e a Lisbona crollava il regime totalitario di Salazar. A poco più di un anno di distanza dalla rivoluzione dei garofani il Paese iberico incominciava la sua transizione verso la democrazia e, contemporaneamente, alle colonie africane lusofone veniva concessa l’indipendenza. Luanda, 1975, i cittadini portoghesi scappano dalla capitale angolana. Sulle banchine del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/ancora-un-giorno-e-limportanza-dei-reportage-in-presa-diretta.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5477549-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Correva l’anno 1975 e a Lisbona crollava il regime totalitario di Salazar. A poco più di un anno di distanza dalla rivoluzione dei garofani il Paese iberico incominciava la sua transizione verso la democrazia e, contemporaneamente, alle colonie africane lusofone veniva concessa l’indipendenza.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="ANCORA UN GIORNO | Trailer ITA dell&#039;Intenso Film d&#039;Animazione" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/dsM_36DLIEE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<p><script>ga("set", "video_embed", "youtube_dsM_36DLIEE");</script></p>
<p>Luanda, 1975, i cittadini portoghesi scappano dalla capitale angolana. Sulle banchine del porto della metropoli africana affacciata sull’Oceano Atlantico continuano ad affastellarsi bauli, valige e casse. Uomini, donne, intere famiglie portoghesi cercano di lasciare nel minor tempo possibile quella terra che fino a qualche ora prima era stata un’appendice del Portogallo in Africa. I negozi chiudono, le riserve d’acqua vengono sempre meno, il carburante diviene irreperibile, “confusao,confusao“ grida la gente nelle strade e la confusione sembra essere la sola legge che regna nella capitale africana.</p>
<p>È con queste immagini che ha inizio il film da poco uscito nelle sale italiane, Ancora un giorno, diretto da Raul De La Fuente e Damian Nenow, tratto dall’omonimo romanzo di Ryszard Kapuscinski, uno dei più importanti reporter di sempre.</p>
<p>In Angola la guerra d’indipendenza è appena terminata, ma la fine della lotta contro il Portogallo coincide con l’inizio del conflitto civile che durerà sino al 2002. A contendersi il potere ci sono l’Mpla (il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola) di stampo marxista-leninista che godrà del supporto dell’Unione Sovietica ma soprattutto di Cuba, l’Unita (Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola) di Jonas Savimbi, gruppo anticomunista supportato dagli Stati Uniti, e l’Fnla (Fronte Nazionale di Liberazione dell’Angola) appoggiato da Washington e dal Sud Africa.</p>
<p>Mancano pochi mesi all’effettiva Dichiarazione d’Indipendenza dell’Angola e lo Stato africano è già divenuto un nuovo campo di battaglia su cui le superpotenze del mondo diviso in blocchi ordiscono e architettano l’ennesima guerra per procura. La Guerra fredda fa il suo ingresso con prepotenza e l’Angola, un Paese che ha iniziato la sua storia post coloniale con enormi problematicità come il sottosviluppo, la povertà estrema e la mancanza di infrastrutture, viene trascinato in un vortice di violenza e devastazione che durerà per decenni.</p>
<p>Testimone delle fasi iniziale del conflitto è Ryszard Kapuscinski, il corrispondente dell’Agenzia di Stampa Polacca che al termine della sua permanenza nell’ex colonia portoghese scriverà il libro Ancora un giorno, un’immersione lucida e avvincente in quei giorni di confusione assoluta, di fame e dolore, di odio e paura, di sogni interrotti e di incubi all’orizzonte.</p>
<p>Il film omonimo mette in scena, con uno stile unico e catalizzatore di attenzioni ed emozioni, quelle pagine scritte d’impeto e pulsanti di sentimenti che il maestro dei reporter batté su una macchina da scrivere dopo essere stato testimone e protagonista degli eventi.</p>
<p>La pellicola è il primo tentativo, assolutamente riuscito, di traslare dalla prosa al grande schermo uno dei capolavori del giornalista polacco. Stile encomiabile che con assoluta armonia mescola graphic novel, interviste, riprese documentarie e immagini di repertorio. Ma l’unicità del lavoro sta nel fatto che oltre ad essere un preziosa testimonianza storica e un progetto energico, nuovo, e di ottimo livello, è anche un manifesto professionale come pochi se ne sono visti negli ultimi anni.</p>
<p>Attraverso il racconto dell’esperienza di Kapuscinski, le sue riflessioni, i suoi pensieri, le sue domande senza risposte, le sue frustrazioni, le sue volontà personali sospese tra l’etica , la dedizione professionale e le richieste del momento storico; viene descritto, con una comprensibilità cristallina, una delicatezza a tratti liturgica e una sensibilità umana rara, quello che è lo scopo di un reportage e il fine di spingersi là dove non va nessuno: la volontà di conoscere, di ricercare l’uomo, chiunque esso sia, e di immortalarlo sempre e per sempre.</p>
<p>Grandi nomi, numeri, vicende collettive, è questo che tramanda la storia, sono invece i singoli, gli uomini e le donne di ogni giorno, coloro verso i quali deve riporre la sua attenzione il cronista. Senza pregiudiziali e catalogazioni ma con la volontà continua di stupirsi altrimenti, nel momento in cui lo stupore viene meno, come riflette lo stesso Kapuscinski nel film: ”Qualcosa, forse la parte più preziosa, è morta per sempre in un uomo”.</p>
<p>E così il libro Ancora un giorno prima e il film poi rendono immortali le storie della guerrigliera Carlota, del Comandante Farusco, di dona Cartagina e degli uomini e le donne incontrati tra Luanda e Benguela. Un film che ha il sapore di una parabola e che ricorda la fiaba della tartaruga e il leopardo che il padre della letteratura africana Chinua Achebe riporta nel suo Viandanti della storia. Il racconto di una tartaruga che prima di essere divorata da un leopardo scava freneticamente sulla sabbia per lasciare così un segno ai posteri del suo passaggio e della sua vita.</p>
<p>E forse, il giornalismo, il reportage, l’obbligatorietà di testimonianza, nella loro essenza sono esattamente questo: un ostinato tentativo di lasciare viva la storia dell’uomo e del suo passato, anche nel presente e nel futuro.</p>
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		<title>L&#8217;Italia alla conquista dell&#8217;Africa  Ecco il piano del governo Conte</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/italia-eni-africa-mozambico-angola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2018 07:17:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281-300x250.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281-768x641.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281-1024x854.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;Italia si proietta verso l&#8217;Africa. Negli ultimi mesi, il governo italiano ha scelto una via differente nei riguardi del continente africano. Non più una visione passiva, cioè come Paese che subisce i problemi e le sfide che lancia l&#8217;Africa, ma un ruolo attivo, coinvolto nelle dinamiche politiche ed economiche del continente.  La sfida italiana La &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-eni-africa-mozambico-angola.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281-300x250.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281-768x641.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181012120543_27507281-1024x854.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;<strong>Italia</strong> si proietta verso l&#8217;<strong>Africa</strong>. Negli ultimi mesi, il governo italiano ha scelto una via differente nei riguardi del continente africano. Non più una visione passiva, cioè come Paese che subisce i problemi e le sfide che lancia l&#8217;Africa, ma un ruolo attivo, coinvolto nelle dinamiche politiche ed economiche del continente. </p>
<p>La sfida italiana</p>
<p>La sfida non è semplice, ma le alternative non sono molte. Anzi, probabilmente <strong>non esiste alternativa</strong>. La guerra coloniale (perché di questo si tratta) che si sta svolgendo in tutto il continente, e che vede coinvolte tutte le potenze mondiali, non può non vedere interessata anche l&#8217;Italia. Altrimenti, l&#8217;unica conseguenza è rimanere esclusi da qualsiasi beneficio che si possa avere dagli Stati al di là del <strong>Mediterraneo</strong> e subire le scelte delle altre potenze di Europa, America e Asia.</p>
<p>Il viaggio di <strong>Giuseppe Conte</strong> nel Corno d&#8217;Africa è stato il simbolo di una rinascita dell&#8217;interesse di Roma verso il continente. Come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.repubblica.it/esteri/2018/10/11/news/conte_primo_leader_europeo_in_etiopia_per_celebrare_la_pace_con_l_eritrea-208752204/">primo capo di governo europeo</a> a incontrare i leader di <strong>Eritrea</strong> ed <strong>Etiopia</strong> dopo la firma della pace fra i due Stati, Conte ha ribadito la centralità dell&#8217;Africa nell&#8217;agenda italiana. Un viaggio fondamentale che, unito a quanto sta avvenendo in Libia e all&#8217;intreccio di interessi con l&#8217;Egitto, dimostra come la rete strategica d&#8217;Italia si stia espandendo in diversi Paesi, tessendo una trama fitta e non priva di sfide coinvolgenti, per quanto complesse.</p>
<p>Ma ridurre il ruolo italiano soltanto ai Paesi dove tradizionalmente abbiamo rivestito un ruolo, è riduttivo. L&#8217;Italia, soprattutto grazie ad Eni, la nostra vera arma diplomatica nei Paesi ricchi di risorse energetiche, come molti Stati dell&#8217;Africa anche al di là della fascia del <strong>Sahel</strong>. </p>
<p>L&#8217;Eni in Mozambico</p>
<p>L&#8217;<strong>Eni</strong> in Africa non è solo Egitto e Libia. La sua rete di interessi congiunge tutto il continente africano e va dal Mediterraneo a Capo di Buona Speranza. E in questa rete, entra anche il Mozambico, dove l&#8217;azienda del cane a sei zampe ha raggiunto un accordo estremamente importante con il governo locale.</p>
<p>La scorsa settimana, il gigante italiano degli idrocarburi ha dichiarato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.eni.com/docs/it_IT/eni-com/media/comunicati-stampa/2018/10/cs-eni-diritti-espl-mozambico.pdf">attraverso un comunicato</a> che i suoi rappresentanti hanno firmato a Maputo un contratto per i diritti esclusivi di esplorazione e sviluppo del blocco offshore A5-A, nelle acque del <strong>Bacino Settentrionale dello Zambesi</strong>. &#8220;Con questa acquisizione &#8211; afferma l&#8217;azienda di San Donato Milanese &#8211; Eni rafforza ulteriormente la sua presenza in Mozambico, un Paese di importanza strategica per la società&#8221;.</p>
<p>Il blocco assegnato a Eni si sviluppa su un&#8217;area di 5.133 chilometri quadrati, ad una profondità d&#8217;acqua compresa tra 300 e 1.800 metri. La zona è completamente inesplorata e vedrà operare l&#8217;azienda italiana attraversa una sua controllata, la<strong> Eni Mozambico</strong>, con una quota del 59.5%. Gli altri partner sono la sudafricana Sasol, al 25.5% e a la compagnia statale del Mozambico Empresa Nacional de Hidrocarbonetos (Enh) al 15%. Un consorzio italo-africano che è particolarmente interessante anche per capire le mosse di Roma.</p>
<p>Nessun partner occidentale o russo o asiatico: ma solo Italia e Africa. Almeno per quest&#8217;area: perché ad esempio nell&#8217;<strong>Area 4</strong>, cioè quella dei giacimenti di Coral, Agulha e Mamba (2047 miliardi di metri cubi di gas), il consorzio è composto da &#8220;Eni (25%), ExxonMobil (25%) e Cnpc (20%), partecipanti attraverso la società Mozambique Rovuma Venture, e da Empresa Nacional de Hidrocarbonetos (10%), Kogas (10%) e Galp (10%)&#8221;. Dove il gas è già stato trovato, Cina e Stati Uniti non hanno lasciato che altri operatori agissero in maniera indipendente.</p>
<p>Moavero e l&#8217;Angola</p>
<p>Ma non c&#8217;è solo il Mozambico nei piani italiani. E la dimostrazione è arrivata dalle parole del ministro degli Esteri, <strong>Enzo Moavero Milanesi</strong>, che ha incontrato alla Farnesina <strong>Manuel Domingos Augusto</strong>, ministro degli Affari Esteri dell&#8217;Angola. Moavero ha ribadito che l&#8217;Angola rappresenta un Paese chiave per l&#8217;Italia, &#8220;legato da una forte e storica amicizia. L&#8217;Italia è stata infatti il primo fra i Paesi dell&#8217;allora cosiddetto &#8216;mondo occidentale&#8217; a riconoscere l&#8217;Angola indipendente&#8221; ha continuato il ministro italiano.</p>
<p>I due ministri, che si sono incontrati alla vigilia della conferenza Italia-Africa alla Farnesina, hanno confermato l&#8217;impegno dei rispettivi governi a intensificare i rapporti economici bilaterali, con la promessa del governo africano di attrarre maggiori investimenti in infrastrutture e servizi. Strategia in cui avrà un ruolo centrale un futuro forum economico congiunto fra Angola e Italia. E lì potrà essere particolarmente importante <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-05-10/il-premier-cinese-angola-dove-tutto-e-made-china-aeroporti-ferrovie-e-citta-500mila-abitanti-131018.shtml?uuid=ABvMcEHB">il ruolo della Cina</a>, che ha nei governi di Luanda i suoi avamposti africani. In Angola, <a href="https://www.cesi-italia.org/articoli/905/il-ruolo-dell-angola-mode-nelle-relazioni-tra-cina-e-luanda">la Cina ha sviluppato il suo tipico approccio</a>: infrastrutture e beni di consumo <em>made in China</em> in cambio di materie prime. E ora l&#8217;Angola si può considerare in piena sfera d&#8217;influenza cinese.</p>
<p>La conferenza Italia-Africa</p>
<p>Il ruolo che l&#8217;Italia può svolgere in Africa è &#8220;molto evidente&#8221; ha detto Moavero Milanesi. E la Conferenza Italia-Africa, con l&#8217;adesione di quasi tutti i Paesi africani, sarà essenziale. &#8220;Si parlerà di quello che l&#8217;Unione europea e l&#8217;Italia possono fare per l&#8217;Africa&#8221;, ha aggiunto il ministro, dove &#8220;stanno sempre più emergendo le democrazie&#8221; e questa è &#8220;un&#8217;ottima notizia&#8221;.</p>
<p></p>
<p>E a conferma degli ottimi rapporti intrecciati con Eritrea ed Etiopia, suggellati dal viaggio di Conte, Moavero ha detto che avrà una colazione di lavoro con i ministri di Etiopia ed Eritrea. L&#8217;Italia si muove. Soprattutto alla vigilia della conferenza di Palermo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-eni-africa-mozambico-angola.html">L&#8217;Italia alla conquista dell&#8217;Africa  Ecco il piano del governo Conte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché la Cina sta vincendo  la partita in Africa contro l&#8217;Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-la-cina-sta-vincendo-la-partita-in-africa-contro-lue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Sep 2018 14:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="935" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>L&#8217;Europa sta perdendo una delle sfide cruciali per il suo futuro. Una sfida che si chiama Africa e che per il momento vede in testa la Cina. Settembre è stato il mese che più di tutti ha visto una crescente attenzione per lo sviluppo africano, intesto come opportunità economiche e commerciali. Il 12 settembre il presidente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-cina-sta-vincendo-la-partita-in-africa-contro-lue.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="935" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5718967-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>L&#8217;<strong>Europa</strong> sta perdendo una delle sfide cruciali per il suo futuro. Una sfida che si chiama <strong>Africa</strong> e che per il momento vede in testa la Cina. Settembre è stato il mese che più di tutti ha visto una crescente attenzione per lo sviluppo africano, intesto come opportunità economiche e commerciali. Il 12 settembre il presidente uscente della Commissione Ue, <strong>Jean-Claude Juncker</strong> ha tenuto il suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione. Uno dei passaggi chiave ha riguardato un grande piano per Africa. Lanciando la proposta per un grande piano di libero scambio con il Paese che secondo la Commissione potrebbe sbloccare dieci milioni di posti di lavoro in cinque anni.</p>
<p class="p1">In realtà, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/piano-juncker-lafrica-esiste-gia-non-funziona/" target="_blank">come è già stato raccontato su <em>Gli Occhi della guerra</em></a>, un piano per il continente africano esiste già, si chiama <strong>Programma Panafricano</strong> e ha previsto uno stanziamento da 845 milioni di euro dal 2014 al 2020. Quel piano però non ha prodotto i risultati sperati. Forse per i meccanismi di stanziamento o forse per le cifre in gioco. Un dato su tutti, quello del Kenya che è tra i maggiori beneficiari del programma e che non ha visto particolari mutamenti nel tasso di disoccupazione, che è l’indicatore che più interessa all&#8217;Europa perché viene collegato ai <strong>flussi migratori</strong>.</p>
<p class="p1"><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:90%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://public.tableau.com/views/flussi2000-2017/Dashboard1?:showVizHome=no&#038;:embed=true&#038;ap=0&#038;autoplay=0&#038;autoStart=false&#038;player_autoStart=false" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p class="p1">Per capire ancora meglio come le mosse europee siano inconsistenti bisogna fare un piccolo passo l’indietro, al 3 settembre, quando si sono aperti i lavori del settimo forum sulla cooperazione sino-africana. Una due giorni a Pechino per fare il punto sui piani di investimento della Repubblica popolare in Africa. In questa sede il presidente cinese Xi Jinping ha promesso che nei prossimi anni verranno stanziati nuovi prestiti per un totale di 60 miliardi di dollari. Oltre alla<strong> cancellazione del debito di altri Paesi</strong>. Ma i flussi di denaro che vanno da Pechino alle grandi capitali africane (la Cina ha legami con 53 paesi su 54) non si fermano alle ultime promesse.</p>
<p>In 17 anni quasi 150 miliardi di prestiti all&#8217;Africa</p>
<p class="p1">Ci sono vari indicatori con cui si possono osservare i flussi cinesi verso l’Africa. Uno di questi riguarda i prestiti. I 60 miliardi promessi recentemente si vanno infatti ad aggiungere a quelli donati negli ultimi 17 anni. Secondo i dati raccolti dal Sais, (la School of Advanced International Studies) tra il 2000 e il 2017 il governo cinese, le banche e veri fondi hanno pompato in Africa, a governi o aziende di Stato, qualcosa come 143 miliardi di dollari. </p>
<p><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:90%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://public.tableau.com/views/primidiecipaesiafricani/Dashboard1?:showVizHome=no&#038;:embed=true&#038;ap=0&#038;autoplay=0&#038;autoStart=false&#038;player_autoStart=false" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p class="p1">Il Paese che ha beneficiato del più grande piano di prestiti è stato l’<strong>Angola</strong> che in 17 anni ha ricevuto 42,2 miliardi di dollari. Al secondo posto si è piazzata l’Etiopia con 13,7 miliardi e il Kenya con 9,8 miliardi. Quarta piazza invece per la Repubblica del Congo (7,4 mld), quinto il Sudan. In generale i primi dieci destinatati hanno ricevuto qualcosa come 100 miliardi di prestiti. Tra i settori che hanno beneficiato di più ci sono: i trasporti (38 mld), l’energia (30 mld) e le attività estrattive (19 miliardi).</p>
<p><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:90%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://public.tableau.com/views/exportimporttot/Dashboard2?:showVizHome=no&#038;:embed=true&#038;ap=0&#038;autoplay=0&#038;autoStart=false&#038;player_autoStart=false" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p class="p1">Come scrive chiaramente il Sais, la natura dei fondi è variegata. In mezzo ci sono sia prestiti definiti “aiuti allo sviluppo”, che soldi intesi come crediti all’esportazione, crediti ai fornitori o crediti commerciali, tutte formule che non sono concesse in forme agevolate. Basti pensare che ogni abitante del Angola <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.linkiesta.it/it/article/2018/06/02/il-debito-in-africa-ogni-abitante-dellangola-deve-745-dollari-alla-cin/38297/" target="_blank">ha un debito di 745 dollari</a> con Pechino. Ma i prestiti non sono l’unico indicatore da guardare per comprendere i profondi legami che si sono creati tra Cina e Africa.</p>
<p><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:90%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://public.tableau.com/views/import-exportcinhaafrica/Dashboard1?:showVizHome=no&#038;:embed=true&#038;ap=0&#038;autoplay=0&#038;autoStart=false&#038;player_autoStart=false" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div>Tra import ed export una bilancia commerciale che piace alla Cina</p>
<p class="p1">L’altro grande intreccio riguarda importazioni ed esportazioni. La Cina ha una crescente fame di materie prime che proprio l’Africa è in grado di soddisfare. Allo stesso tempo Pechino ha necessità di trovare uno sbocco sempre maggiore per la propria industria manifatturiera. Ma, come ha osservato la ricercatrice Alessia Amighini sul sito<i> lavoce.info,</i>esiste uno squilibrio notevole sul lato degli scambi commerciali. Squilibrio che è aumentato dopo il 2014. Nel 2015 la Cina ha esportato beni per un valore di circa 150 miliardi a fronte di importazioni per circa 38. Il calo non deriva da un minore import quantitativo, ma da una riduzione del valore dei beni spediti verso Pechino. I Paesi africani, come nel caso dell’Angola, vendono ai cinesi soprattutto materie prime, che sono soggette a oscillazioni del mercato molto più volatili rispetto ai manufatti a basso costo prodotti dall&#8217;industria di Pechino. </p>
<p><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:90%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://public.tableau.com/views/investimentiinafricausachina/Dashboard1?:showVizHome=no&#038;:embed=true&#038;ap=0&#038;autoplay=0&#038;autoStart=false&#038;player_autoStart=false" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p class="p1">In questo senso i partner commerciali più importanti per la Cina in Africa sono pochi ma significativi. Sommando i dati del Sais per il periodo 1992-2016 il Paese che ha beneficiato di più del rapporto è stato il Sudafrica che ha esportato per un totale di 231 miliardi a fronte di importazioni da 142. Discorso più sbilanciato per la <strong>Nigeria</strong> che ha importato beni per quasi 105 miliardi di euro a fronte di un export fermo a una decina di miliardi. Il problema della crescente asimmetria si manifesta in una difficoltà a ridurre lo squilibrio, una posizione che tutto sommato piace a Pechino. E infatti <a href="https://www.reuters.com/article/us-china-africa/chinas-xi-offers-another-60-billion-to-africa-but-says-no-to-vanity-projects-idUSKCN1LJ0C4" target="_blank">dei 60 miliardi promessi</a> 15 figurano come “aiuti” o prestiti a interessi zero. Venti come linea di credito e dieci come fondi speciali per lo sviluppo. Ma soltanto cinque verranno spesi per migliorare le importazioni dall&#8217;Africa. </p>
<p><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:90%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://public.tableau.com/views/investimentiinafricausachina/Dashboard2?:showVizHome=no&#038;:embed=true&#038;ap=0&#038;autoplay=0&#038;autoStart=false&#038;player_autoStart=false" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div>Il crescente peso degli investimenti diretti cinesi</p>
<p class="p1">C’è infine un altro interessante indicatore quello degli investimenti diretti. Sempre secondo i dati raccolti dal Sais si scopre infatti che tra il 2009 e 2012 gli investimenti diretti sul suolo africano sono cresciuti al ritmo del 20% annuo (è bene spiegare che il picco del 2008 è dovuto all’acquisizione del 20% delle azioni della Standard Bank in Sudafrica). Quest’ultimo punto va però contestualizzato. Come  <a href="https://unctad.org/en/pages/PressRelease.aspx?OriginalVersionID=461" target="_blank">ha scritto l’Unctad</a> (la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo) nel suo rapporto sugli investimenti globali per il 2018, le cosiddette economie avanzate (Usa, Regno Unito e Francia) sono ancora il primo attore, ma la rapida crescita cinese potrebbe presto portare un sorpasso proprio ai danni della Francia. E infatti, se osserviamo i primi sette partner della Cina sul piano degli investimenti, oltre al Sudafrica notiamo l&#8217;<strong>Algeria</strong> che fra il 2003 e il 2015 ha raccolto 2,2 miliardi di dollari per acquisizioni e fusioni con aziende locali, e 11,8 come fondi per l&#8217;avvio di nuove attività.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-cina-sta-vincendo-la-partita-in-africa-contro-lue.html">Perché la Cina sta vincendo  la partita in Africa contro l&#8217;Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così i grandi capitali dell&#8217;Angola  stanno comprando il Portogallo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/da-colonizzato-a-colonizzatore-il-nuovo-volto-dellangola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2018 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1851" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1.jpg 1851w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1851px) 100vw, 1851px" /></p>
<p>L&#8217;Angola è tra i primi 20 Paesi produttori di petrolio al mondo, il secondo in Africa e il quarto produttore di diamanti del continente. È tra i Paesi più ricchi di risorse come minerali, legname e pesce. Eppure, esistono solo 36 nazioni con un indice di povertà più alto. Due terzi della popolazione vive con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/da-colonizzato-a-colonizzatore-il-nuovo-volto-dellangola.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1851" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1.jpg 1851w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/Portogallo-1-1-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1851px) 100vw, 1851px" /></p><p>L&#8217;<strong>Angola</strong> è tra i primi 20 Paesi produttori di petrolio al mondo, il secondo in Africa e il quarto produttore di diamanti del continente. È tra i Paesi più ricchi di risorse come <strong>minerali</strong>, <strong>legname</strong> e <strong>pesce</strong>. Eppure, esistono solo 36 nazioni con un <strong>indice di povertà</strong> più alto. Due terzi della popolazione vive con meno di 4 dollari al giorno, solo 4 persone su 10 hanno accesso all&#8217;acqua potabile e il tasso di mortalità tra i bambini al di sotto dei 5 anni è del 17%. <br />La domanda è: dove vanno a finire i soldi?</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1158&#8243; gal_title=&#8221;Povertà in Angola&#8221;]</p>
<p>Una delle risposte è straordinariamente sorprendente: in<strong> Portogallo</strong>. I colonizzatori, in sostanza, si stanno via via trasformando in colonizzati, con miliardi di euro detenuti dalle élite angolane, la maggior parte di queste incentrate attorno alla figura dell&#8217;ex presidente <strong>José Eduardo dos Santos</strong> (in carica dal 1979 al 2017), che si riversano nell&#8217;economia portoghese sotto forma di investimenti per nulla trasparenti.</p>
<p>Percorrendo il tratto di costa che da Lisbona porta a Ovest verso quelli che una volta erano i confini del mondo conosciuto, si passa per Estoril, nota per il Casinò e per il circuito di motociclismo, e soprattutto <strong>Cascais</strong>, una delle località estive più rinomate di tutto il Portogallo. Qui, sulle rovine delle residenze estive della corte reale lusitana, sono sorti in pochi anni degli edifici in vetro alti 14 piani a forma di cubo di Rubik e posizionati a poche decine di metri dalla spiaggia. Il complesso si chiama <strong>Residenza Estoril Sol</strong>, ma per tutti sono i &#8220;palazzi degli angolani&#8221;.</p>
<p>Acquistare la stragrande maggioranza di questi appartamenti di pregio ha avuto per gli investitori africani un valore simbolico, oltre che economico. Dallo sfruttamento e dalla schiavitù, sono riusciti ad entrare in Portogallo dal portone principale.</p>
<p>Tra gli acquirenti più famosi c&#8217;è Álvaro Sobrinho, ex amministratore delegato del Banco Espírito Santo in Angola. In Portogallo è diventato il principale azionista dello <strong>Sporting Lisbona</strong>, una delle principali squadre di calcio, nonché editore di due quotidiani. Durante la direzione della filiale portoghese del gruppo bancario, però, è stato accusato di aver sottratto ben 5,7 miliardi di dollari sotto forma di prestiti &#8211; a lui stesso e a personalità influenti angolane &#8211; che non sono mai stati rimborsati. Tuttavia, nonostante le indagini, le accuse non sono mai state confermate.</p>
<p>L&#8217;ex vicepresidente angolano invece,<strong> Manuel Vicente</strong>, è stato accusato di aver pagato una tangente da 810mila dollari a un giudice portoghese per mettere fine a un&#8217;indagine per corruzione. Tra le accuse, anche quella di riciclaggio di denaro sporco per l&#8217;acquisto proprio di appartamenti nei &#8220;palazzi degli angolani&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Ampliando un po&#8217; il campo delle stranezze, è facile notare come sulle casacche biancoverdi dei giocatori dello Sporting di Sobrinho campeggi a caratteri cubitali lo sponsor ufficiale <strong>Nos</strong>, il gigante delle telecomunicazioni il cui quartier generale domina il paesaggio del quartiere di Campo Grande, appena antistante allo stadio della squadra capitolina: il José Alvalade.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1159&#8243; gal_title=&#8221;Angola in Portogallo&#8221;]</p>
<p>Uno dei principali azionisti di Nos è <strong>Isabel dos Santos</strong>, altra angolana, figlia dell&#8217;ex presidente e con un patrimonio stimato da Forbes in circa 3,5 miliardi di dollari.</p>
<p>Il suo ufficio si trova lungo il più grande viale dello shopping di Lisbona. Da qui, quella che è a tutti gli effetti diventata una delle donne più importanti del Portogallo, gestisce il suo impero di partecipazioni nelle <strong>banche</strong> del Paese, nei media e in asset particolarmente strategici. Oltre a Nos, controlla infatti l&#8217;angolana <strong>Unitel</strong> e il gigante portoghese dell&#8217;energia <strong>Galp</strong>.</p>
<p>Nel 2015, Transparency International ha incluso la signora dos Santos in una lista di 15 casi emblematici di &#8220;grande corruzione&#8221;. Perché i suoi capitali non si capisce bene da dove provengano, e perché l&#8217;ultimo decennio di governo del padre in uno dei paesi più corrotti al mondo è corrisposto con la grande crisi finanziaria che ha colpito anche il Portogallo.</p>
<p>L&#8217;auto-arricchimento da parte delle élite angolane grazie al boom petrolifero e le precarie condizioni dell&#8217;economia lusitana hanno così favorito l&#8217;afflusso di capitali di dubbia provenienza, costringendo le autorità portoghesi a limitare i controlli anti-riciclaggio.</p>
<p>Del resto, c&#8217;era da intercettare con urgenza almeno una parte di quei 189 miliardi di dollari usciti dall&#8217;Angola verso l&#8217;estero negli ultimi 15 anni. E siccome l&#8217;esposizione debitoria del Portogallo aveva toccato nello stesso periodo la spaventosa cifra di 111 miliardi di dollari ecco che la matematica accorre in prepotente aiuto. I creditori internazionali declassarono il debito nazionale lusitano valutato spazzatura, e in una situazione del genere praticamente nessuno sceglierebbe di farsi domande sull&#8217;origine dei capitali che arrivano, inaspettati, dall&#8217;Africa Nera.</p>
<p></p>
<p><strong>António Monteiro</strong>, ex ministro degli Esteri del Portogallo e presidente della più grande banca privata del Paese, Millennium Bcp, ha affermato di recente al <em>New York Times</em> che gli investimenti dall&#8217;Angola hanno aiutato molte aziende portoghesi a sopravvivere, tra cui la sua banca: &#8220;Era un investitore molto gradito e, in certi momenti, l&#8217;unico investitore in Portogallo&#8221;.</p>
<p>&#8220;In Angola, chiamano il Portogallo la lavanderia a gettoni&#8221;, ha dichiarato più direttamente Ana Gomes, deputata portoghese al Parlamento Europeo e membro del Partito Socialista al Governo.</p>
<p>In cambio, oltre all&#8217;influenza politico-economica, gli angolani ne hanno guadagnato in reputazione. Il Portogallo, infatti, ha permesso alla signora dos Santos di trovarsi catapultata sul jet set di tutto il mondo. Ultimamente si mescola con le celebrità di Hollywood, tiene convegni alla London School of Economics, presenzia in prima fila in occasioni mondane di spessore come il <strong>Festival di Cannes</strong>.</p>
<p>A 45 anni, però, le sue uniche esperienze documentate da imprenditrice sono la gestione di un ristorante, di una società di produzione di eventi e di un walkie-talkie business. Un po&#8217; poco per diventare esempio di self-made woman unico al mondo.<br />Alla domanda se fosse possibile che la fortuna della signora dos Santos si fosse fatta da sé, Marcolino Moco, ex primo ministro dell&#8217;Angola, ha risposto: &#8220;Tutta la sua ricchezza deriva dal fatto che suo padre è la legge&#8221;.</p>
<p>In pochi anni ha acquisito grandi quote e azioni di controllo nei settori dei diamanti, dei telefoni cellulari, delle banche e in altri settori dell&#8217;Angola. Nel 2016 è stata addirittura nominata amministratore delegato di Sonangol, la compagnia petrolifera statale dell&#8217;Angola. Peccato che a nominarla sia stato proprio papà Josè.</p>
<p>Un gruppo di avvocati ha poi tentato senza successo di destituirla dal suo incarico sostenendo che, non avendo precedenti in materia di gestione o esperienza nell&#8217;industria petrolifera, fosse stata incaricata dal padre di cancellare le prove della sua corruzione prima del suo passaggio di mano.</p>
<p>Tutte accuse più o meno fondate, ma al di là delle sentenze c&#8217;è di certo che il Portogallo sia riuscito a tornare a galla dopo la crisi grazie ad investitori tutt&#8217;altro che trasparenti: russi, brasiliani, cinesi e soprattutto angolani, che oltre ai capitali hanno portato (e stanno portando) in dote imponenti quantità di braccianti e lavoratori a basso costo. Oggi il Pil del Portogallo è cresciuto del 2,7%, l’occupazione del 3,2%, il debito pubblico è diminuito di più del 4% e il deficit 2018 scenderà all’1,1% del Pil. È davvero difficile pensare che sia tutto merito del controllo della spesa pubblica.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-colonizzato-a-colonizzatore-il-nuovo-volto-dellangola.html">Così i grandi capitali dell&#8217;Angola  stanno comprando il Portogallo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Angola, la svolta presidenziale che sta conquistando il popolo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/angola-lourenco-terminator.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 07:27:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1127800-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>João Lourenço</strong> a settembre è diventato il primo nuovo presidente dell’Angola. Poco dopo l’elezione ha fatto qualcosa di inaspettato: si è fermato al semaforo rosso. E migliaia di utenti sui social lo hanno lodato per aver rispettato la legge. Subito dopo ha aspettato in fila in un ristorante per comprare un hamburger. In pochissimi scommettevano sulla sua capacità di rompere con la <strong>vecchia leadership</strong>, il suo predecessore è stato <strong>José Eduardo Dos Santos</strong> che ha avuto uno stile nella presidenza all’opposto. Dos Santos raramente ha lasciato il palazzo presidenziale da dove ha governato il più grande produttore di petrolio dell’Africa per ben quattro decenni.</p>
<p>Le <strong>compagnie della famiglia dos Santos</strong> controllavano gran parte dell’economia del paese. Sua figlia, Isabel, gestiva la compagnia petrolifera nazionale, <strong>Sonangol</strong>, la più grande fonte di valuta forte del Paese. Suo figlio, José Filomeno, gestiva il <strong>fondo sovrano</strong> di 5 miliardi di dollari. Una vota ritiratosi, dos Santos ha mantenuto il suo ruolo di leader del partito al governo. Tutti credevano che avrebbe esercitato il potere dietro le quinte. Che Lourenço sarebbe stato un mero esecutore di ordini.</p>
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<p>Tuttavia, da quando ha prestato giuramento, Lourenço ha scatenato <strong>un cambiamento</strong> che sembrava impensabile un anno fa. Oltre a tentare di rianimare un&#8217;economia martoriata dai bassi prezzi del petrolio ha montato una incredibile <strong>campagna anti-corruzione</strong> e sta anche eliminando il clan Dos Santos da tutte le leve del potere. L’Angola infatti è tra i 20 paesi più corrotti al mondo, secondo il this tank Transparency International.</p>
<p>Sia Isabel che José Filomeno sono stati licenziati. José junior è accusato di frode per un presunto tentativo di trasferire 500 milioni di dollari dal fondo attraverso un conto a Londra. Anche tutti gli alleati dell&#8217;ex presidente sono nel mirino. Lourenço ha licenziato il capo dello staff delle forze armate (che è anche sotto inchiesta per frode), e il capo dell&#8217;intelligence per il servizio estero. I giornali sono passati dall&#8217;insabbiare e coprire tutti i problemi con la giustizia della famiglia dos Santos a fare dure campagne nei loro confronti. In questa campagna il primo ufficiale di alto profilo ad essere rimosso è stato il governatore della banca centrale Valter Filipe, un avvocato di Dos Santos nominato l&#8217;anno precedente.</p>
<p></p>
<p>Lourenço ha anche <strong>sostituito i consigli di amministrazione</strong> di diverse compagnie statali fedeli a Dos Santos e ha annullato contratti multimilionari per la gestione dei canali televisivi pubblici dell&#8217;Angola di altri due figli di Dos Santos. &#8220;È stata una sorpresa molto positiva&#8221;, ha detto Soren Kirk Jensen, un esperto di Angola. &#8220;C&#8217;è stato un profondo cambiamento di stile, da uno stile completamente chiuso ad uno completamente aperto. Ancora più importante, il nuovo presidente ha avviato riforme economiche necessarie affrontando le disfunzionalità a causa di monopoli innaturali che sono stati controllati da alcune famiglie”.</p>
<p>Lourenço promette di rendere l&#8217;Angola più appetibile per gli investitori. Attualmente la Banca Mondiale considera il paese un posto più problematico per fare investimenti rispetto alla Siria. <strong>Lourenço ha separato la valuta dell&#8217;Angola, la kwanza, dal dollaro</strong>, spingendola a diminuire del 27% da gennaio. E ha revocato una legge che obbligava gli investitori ad avere partner locali che dovevano possedere circa un terzo della loro attività. Sta anche cercando di eliminare i monopoli di stato. Ma i partiti di opposizione vogliono sapere come il governo abbia sperperato le centinaia di miliardi di dollari guadagnati dal petrolio e dai diamanti negli ultimi decenni.</p>
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<p>Sebbene il reddito medio pro capite sia di 3.110 dollari, il doppio della media sahariana, circa due terzi degli angolani sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno. I <strong>tassi di mortalità infantile e materna</strong> sono tra i più alti del mondo, con circa un bambino su cinque che muore prima dei cinque anni. C’è ancora tanto da fare. Ma i licenziamenti hanno conferito a Lourenço il soprannome del personaggio del film di Arnold Schwarzenegger <strong>&#8220;The Terminator&#8221;</strong>.</p>
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