L’Africa è destinata a giocare un ruolo di primo piano nella strategia globale di ampio respiro della Russia, che è intenzionata ad avere il proprio posto al Sole facendosi largo fra spazi egemonici consolidati, come la Françafrique, e in ascesa, come quello cinese e giapponese.

Mosca è penetrata lentamente in Africa, attraverso una diplomazia intelligente a base di esportazione di armi ed energia nucleare, preparando il terreno per la cerimonia in grande stile che confermerà alle principali potenze globali l’entrata ufficiale del paese nel continente: il Russia-Africa summit.

L’importanza dell’evento

Il Russia-Africa summit avrà luogo a Sochi fra il 22 e il 24 ottobre e vedrà la partecipazione di capi di Stato con al seguito delegazioni politiche e di imprenditori provenienti da più di 40 paesi. Si tratta dell’evento diplomatico nel campo delle relazioni tra Russia e paesi africani più importante della storia e, perciò, l’entusiasmo a Mosca è, giustamente, molto elevato.

Il summit sarà co-presieduto da Vladimir Putin e dal suo omologo egiziano Abdel Fattah El Sisi, che è anche l’attuale presidente dell’Unione Africana ed uno dei grandi protagonisti della nuova era geopolitica della regione Medio oriente e Nord Africa.

Sarà l’occasione per discutere di attualità, affari, politica e, soprattutto, di ripensare il futuro da un’ottica multipolare e postcoloniale. Affinché Mosca non ripercorra gli stessi errori delle potenze occidentali nel continente, i migliori esperti e diplomatici russi di questioni africane sono stati chiamati a delineare le linee cardine del programma e parteciperanno personalmente per porre le loro competenze al servizio dell’interesse nazionale. Fra essi figurano il ministro degli esteri Sergei Lavrov, l’inviato per il Medio oriente e l’Africa Mikhail Bogdanov, l’ex ambasciatore dell’Angola Andrei Kemarski, l’economista Irina Abramova, l’imprenditore Andrei Maslov e il presidente onorario dell’istituto di studi africani dell’accademia russa della scienze Alexei Vasiliev.

Particolarmente degni di nota sono stati gli sforzi di Lavrov e Bogdanov, i cui frequenti appuntamenti diplomatici e sopralluoghi in diversi paesi africani negli ultimi mesi hanno reso possibile che l’evento avesse un tale potere di richiamo.

Di cosa si discuterà

Non la politica, quanto l’economia sarà l’argomento principale di discussione del forum. La Russia è interessata ad aumentare la propria esposizione nel mercato africano, soprattutto delle risorse naturali, mettendo a disposizione il capitale, le conoscenze e gli strumenti offerti dai propri giganti dello sfruttamento del sottosuolo, fra i quali Gazprom, Rosneft e Alrosa e Rusal.

Come le altre grandi potenze che hanno messo da tempo gli occhi sull’Africa, anche la Russia vorrebbe ritagliarsi un ruolo nell’estrazione e nella raccolta delle cosiddette terre rare, di cui il continente è straordinariamente ricco. L’unico problema è che il paese non ha a disposizione i mezzi economici adeguati per competere con gli altri sfidanti, perciò le strade che si prefigurano sono essenzialmente due: tecnologia in cambio di risorse, ristrutturazioni o cancellazioni dei debiti esteri in cambio di accordi.

Metalli preziosi e risorse naturali a parte, la Russia è anche interessata a trovare nuove fonti d’importazione per tutti quei beni attualmente colpiti dal regime sanzionatorio del blocco occidentale e che sono stati largamente rimpiazzati rivolgendosi al mercato cinese. Ma il rischio che si crei un legame di dipendenza con Pechino sta spingendo Mosca verso una vera e propria agenda di diversificazione basata sui mercati emergenti, dalla Cina all’America latina, arrivando all’Africa.

Il potenziale per il successo

La Russia può poggiare su un repertorio propagandistico e su una fama diplomatica decisamente superiori a quelli dell’Occidente. Il paese, infatti, anche nel nuovo secolo ha continuato ad enfatizzare il ruolo determinante giocato dall’Unione Sovietica nelle lotte di liberazione dei popoli africani dal colonialismo dei paesi europei, veicolando l’idea che il leitmotiv della propria agenda estera non sia l’imperialismo quanto la costruzione di legami solidi basati sul mutuo rispetto e sulla ricerca di un nuovo ordine mondiale post-occidentale.

L’Africa ha riacquisito importanza nella strategia globale di Mosca soltanto negli anni recenti e, nonostante sia terreno di scontro fra le principali potenze mondiali al pari del sempre instabile Medio oriente, le possibilità di creare un’area di influenza di rilievo sono elevate. La Francia, infatti, soffre la sfida lanciata dalla Cina e le ambizioni di emancipazione dei paesi membri dell’Unione Africana, mentre la Cina già oggi sta affrontando i primi segni dell’effetto boomerang di un’espansionismo basato sulla trappola del debito, anch’esso – a ragione – percepito come un’altra forma di neocolonialismo al pari di quello francese.

La Russia, invece, oltre a poter giocare la carta del passato di solidarismo con i movimenti di liberazione del continente, può contare su una diplomazia saggia che mette gli affari al di sopra delle interferenze negli affari interni e non lega la cooperazione al rispetto di criteri unilaterali come la tutela dei diritti umani – una tradizionale peculiarità delle politiche per lo sviluppo dei paesi occidentali.

In questo modo il paese si è guadagnato rispetto e credibilità e potrebbe realmente concretizzare il sogno di Yevgeny Primakov, uno dei più grandi pensatori dell’epoca sovietica e della transizione eltsiniana, il quale era fermamente convinto che la Russia sarebbe potuta risorgere solo guardando all’Africa, poiché legata all’Occidente da un rapporto complicato e ostile che avrebbe dovuto essere adeguatamente sfruttato per alimentare una nuova divisione del mondo in blocchi in favore di Mosca.