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Lo Sputnik V, il vaccino contro il Covid19 realizzato dall’Istituto Gamaleya di Mosca con il contributo determinante del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF, Russian Direct Investment Fund), ha provocato discordia, divisione e inquietudine nel mondo occidentale sin dall’11 agosto dell’anno scorso, giorno in cui il presidente russo Vladimir Putin ne ha svelato al pubblico l’avvenuta registrazione.

Neanche la recensione positiva di The Lancet, una delle riviste mediche più prestigiose del globo, ha potuto nulla contro la campagna di denigrazione e demonizzazione messa in moto da politici e mezzi di informazione occidentali, che hanno semplicemente alterato la narrativa: non è pericoloso perché inefficace – un’accusa insostenibile dopo il verdetto inequivocabile di Lancet –, ma perché si tratterebbe di un’arma geopolitica utile al Cremlino per seminare caos all’interno della Comunità euroatlantica.

Naturalmente, come spesso accade in questi casi, una verità limpida è stata offuscata, prima resa caliginosa e dopo distorta, da un’accorta opera di disorientante e polarizzante guerra informativa. Insieme, in questo lavoro di verifica dei fatti, cercheremo di combattere la disinformazione nell’unica maniera possibile, ovverosia rispondendo in maniera neutra ed imparziale ai quesiti più urgenti sullo Sputnik V: È efficace? Se sì, quanto? È vero che i russi hanno un’opinione negativa sul vaccino? È vero che la Russia starebbe vendendo più dosi di quante ne abbia inoculate? È realmente una leva geopolitica? E, non meno importante, perché l’Unione Europea tarda a sanzionarne l’ingresso nel mercato comunitario?

Sputnik V è un vaccino inefficace: Falso

Lo Sputnik V è efficace, sicuro e privo di effetti collaterali indesiderati. Questa è la sentenza di The Lancet, una delle riviste scientifiche più prestigiose del settore, che lo scorso 2 febbraio ha analizzato i dati relativi alla terza fase di sperimentazione e concluso che il vaccino presenti un’efficacia del 91,6%. Nel mese di novembre, un’analisi dei dati commissionata dal Fondo russo per gli investimenti diretti aveva raggiunto una simile conclusione: efficacia del 92%.

L’elevato tasso di efficacia dello Sputnik V, corroborato sia in patria sia all’estero, lo rende uno dei vaccini più affidabili e prestanti tra quelli attualmente in circolazione e commercializzazione, superiore, ad esempio, al Sinopharm (86%), al Johnson & Johnson (85%) e all’AstraZeneca (82,4%),

La Russia non sta vaccinando la propria popolazione: Falso

La Russia ha avviato una campagna di immunizzazione della popolazione, sebbene presenti un tasso di vaccinazione piuttosto basso – 8,1 immunizzati ogni 100 abitanti, cioè poco meno del 5% della popolazione totale –, ma urgono delle precisazioni a scopo esplicativo.

In Russia, innanzitutto, la vaccinazione è una scelta libera e volontaria – perciò i numeri sono ovviamente inferiori a quelli che mostrano nazioni in cui l’immunizzazione è stata resa obbligatoria – e, inoltre, come ha sottolineato Federico Giuliani sulle nostre colonne, “la Russia non ha problemi di carenza vaccinale e la situazione epidemiologica non sembrerebbe essere grave quanto quella registrata nella maggior parte dei Paesi europei […] [perché] dai 28mila contagi giornalieri rilevati alla metà di dicembre, la Russia è passata oggi a fare i conti con poco meno di 10mila nuovi casi quotidiani”.

Esplicato in altri termini: la campagna di immunizzazione sta andando a rilento perché la scelta di vaccinarsi è su base volontaria e l’emergenza sanitaria è momentaneamente sotto controllo – tanto che quasi tutte le misure di contenimento sono state rimosse –, non per l’esistenza di problemi di fiducia alla base – gode dell’approvazione del 69% del personale medico – e neanche per un disinteresse da parte governativa, poiché punti vaccinali sono stati eretti anche nei luoghi più impensabili, dai ristoranti ai centri commerciali.

La Russia presenta delle problematiche in termini di capacità produttiva: Vero

La Russia ha un deficit in termini di capacità produttiva: è tanto limitata 33 milioni di dosi di Sputnik V fabbricate nel mese di marzo che neanche degli investimenti massicci nell’incremento dei livelli di output per unità permetterebbero di soddisfare in tempi brevi, o comunque adeguati, le commesse ottenute dal Fondo russo per gli investimenti diretti in ogni continente: accordi con oltre cinquanta Paesi per un totale di un miliardo e 400 milioni di dosi da inviare.

I deficit di produttività impediranno alla Russia di tenere fede agli accordi: Falso

Il Cremlino ha trovato la soluzione al problema: delocalizzare all’estero la produzione dello Sputnik V, più nello specifico in quei Paesi muniti di impianti all’avanguardia e con elevate capacità produttive. La strategia della delocalizzazione ha condotto il Fondo russo per gli investimenti diretti a siglare accordi di produzione in loco con venti entità in dieci nazioni, tra le quali India, Cina e Corea del Sud.

I numeri della strategia della produzione appaltata ad esterni sono indicativi della volizione del Cremlino di rispettare gli impegni presi sino ad oggi con oltre cinquanta nazioni del globo: l’indiana Virchow Biotech dovrebbe produrre duecento milioni di dosi, la sudcoreana GI Rapha dovrebbe fabbricarne centocinquanta milioni e la cinese Yuanxing dovrebbe realizzarne sessanta milioni.

Il Cremlino ha mentito sulla richiesta di registrazione presso l’Ema: Falso

Il Fondo russo per gli investimenti diretti ha presentato ufficialmente la domanda di registrazione dello Sputnik V all’Agenzia europea per i medicinali (EMA, European Medicines Agency) nella giornata del 29 gennaio. Le autorità europee, inizialmente silenti sul fatto, in seguito hanno accusato il Cremlino di aver mentito sull’effettivo inoltro della richiesta, salvo poi essere smentite il 19 febbraio, quando i principali media russi hanno pubblicato su Twitter i documenti comprovanti gli avvenuti contatti tra il Fondo e l’Ema.

Il processo di approvazione è iniziato tardivamente: Vero

Il processo di rolling review, ovverosia la fase di valutazione propedeutica all’approvazione (e alla commercializzazione), ha avuto inizio soltanto il 4 marzo, cioè a distanza di oltre un mese dalla presentazione della domanda di registrazione.

Il prolungamento delle tempistiche è un ostacolo inaggirabile: Falso

Le lentezze dell’Ema, imputabili a ragioni squisitamente politiche, hanno incoraggiato un numero crescente di stati membri dell’Ue ad avviare trattative parallele con il Fondo russo per gli investimenti diretti in maniera tale da aggirare il processo di approvazione – volutamente ritardato, sembrerebbe –; tra questi l’Ungheria, la Slovacchia e l’Austria.

Il Cremlino ha avviato trattative soltanto con gli stati membri dell’Ue: Falso

Il Fondo russo per gli investimenti diretti sta cercando di scavalcare l’ostacolo Ema anche in un altro modo: apertura di canali di dialogo con i grandi privati. Risaltano, a questo proposito, gli accordi per la produzione in loco siglati con la svizzera Adienne Pharma & Biotech e i negoziati con la tedesca R-Pharm Germany GmbH, l’azienda alla quale si deve l’apertura della procedura di rolling review da parte dell’Ema.