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	<title>Uav Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 May 2025 04:52:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Uav Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cina: decolla in giugno lo Jiutian, il primo drone che porta cento droni</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/cina-decolla-in-giugno-lo-jiutian-il-primo-drone-che-porta-cento-droni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 04:52:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Droni armati]]></category>
		<category><![CDATA[Plaaf (People's Liberation Army Air Force)]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/avic-nine-sky-uav-china.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/avic-nine-sky-uav-china.jpg 500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/avic-nine-sky-uav-china-300x206.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Si chiama "Jiutian" ed è un drone pesante capace di portare altri droni più piccoli ma anche una serie di armamenti che lo rendono multiruolo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/cina-decolla-in-giugno-lo-jiutian-il-primo-drone-che-porta-cento-droni.html">Cina: decolla in giugno lo Jiutian, il primo drone che porta cento droni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/avic-nine-sky-uav-china.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/avic-nine-sky-uav-china.jpg 500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/avic-nine-sky-uav-china-300x206.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Lo <a href="https://aviationweek.com/defense/aircraft-propulsion/chinese-nine-heavens-drone-mothership-piques-interest">scorso novembre</a> al salone aerospaziale di <strong>Zhuhai</strong>, nella <strong>Repubblica Popolare Cinese (RPC)</strong>, la AVIC (Aviation Industry Corporation of China) aveva presentato uno UAV (<em>Unmanned Air Vehicle</em>) da attacco pesante in grado di trasportare altri droni più piccoli: il “Jiutian”. Le immagini giunteci da Zhuhai ci avevano mostrato un grande drone con un singolo motore a turbogetto montato dorsalmente, in grado di avere carichi modulari in fusoliera, oltre che in otto punti di attacco sotto le ali.</p>



<p>Uno degli aspetti più innovativi dell&#8217;UAV “Jiutian” è il suo <strong>vano missione a nido d&#8217;ape eterogeneo</strong>, un modulo in grado di schierare in volo numerosi droni più piccoli. Questa capacità lo rende particolarmente adatto per operazioni di saturazione o di disturbo, consentendo una sorveglianza estesa e attacchi mirati in modo autonomo. Questo modulo di missione unico, una novità assoluta nel campo dei droni di grandi dimensioni, dimostra che lo “Jiutian” è stato progettato non solo per missioni di sorveglianza, ma anche per effettuare <strong>attacchi a sciame di droni</strong>, migliorandone la versatilità e l&#8217;efficacia sul campo di battaglia. </p>



<p>Oggi, <a href="https://www.scmp.com/news/china/military/article/3310879/china-extend-combat-range-uavs-jiu-tian-drone-carrier-prepares-first-mission">fonti cinesi</a>, affermano che il “Jiutian” effettuerà il suo primo volo entro la fine di giugno e che AVIC ne avrebbe esteso l&#8217;autonomia, portandola sino a 7mila km o 36 ore di volo. Secondo quanto riportato, lo UAV “madre” sarebbe in grado di trasportare, nel suo vano di carico interno modulare, sino a 100 altri droni più piccoli per la ricognizione, attacco o missioni di disturbo elettronico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In tandem con i caccia</h2>



<p>Il “Jiutian”, noto anche come SS-UAV o “Nono cielo” per via della sua presunta capacità di volare ad altissima quota (15mila metri), è un velivolo che per dimensioni rivaleggia con gli <strong>RQ-4 “Global Hawk” </strong>statunitensi, e in un certo senso ne ricorda le soluzioni costruttive: il suo peso, stimato, <a href="https://economictimes.indiatimes.com/news/international/us/chinas-jiutian-ss-uav-spooks-us-challenges-its-air-superiority-but-can-it-outfly-latest-air-defenses/articleshow/121262739.cms">si aggirerebbe</a> intorno alle 15 tonnellate a pieno carico, mentre l&#8217;apertura alare sarebbe di circa 25 metri. </p>



<p>Si sa poco delle reali caratteristiche e capacità di questo UAV, ma a Zhuhai è stato osservato in mostra statica con una serie di armamenti che ne dimostrano la sua versatilità e i compiti sul campo di battaglia. Il drone, infatti, può trasportare la bomba planante LY-V501, il missile antinave KD-88 (o TL-17 nella sua versione export), il missile antiradiazioni LD-8A, e altri ordigni di precisione plananti di piccolo diametro, simili alla GBU-53/B di Raytheon. Potendo trasportare un&#8217;ampia gamma di sensori di sorveglianza, munizioni e equipaggiamento per la guerra elettronica, il “Jiutian” si posizione come un <strong>UAV multiruolo avanzato</strong> in grado di raccogliere informazioni e sferrare attacchi di precisione in ambienti ostili restando il più possibile al di fuori della bolla di massimo pericolo come testimonia l&#8217;ampia integrazione di bombe plananti di ogni tipo e di missili da crociera. </p>



<p>L&#8217;integrazione di sistemi radar e ottici avanzati ne migliora ulteriormente la consapevolezza situazionale, <strong>rendendolo potenzialmente una risorsa efficace in operazioni ad alto rischio.</strong> Inoltre, la sua <a href="https://www.thedefensenews.com/news-details/China-Unveils-Jiutian-SS-UAV-as-a-Potent-Rival-to-US-RQ-4-And-MQ-9-Drones/">vantata </a>capacità di operare in tandem coi caccia di quinta generazione, come il <strong>J-20</strong>, e con i sistemi di missili balistici, fornirebbe un pacchetto completo di potenziale aereo moderno, in grado quindi di esercitare una pressione sostenuta sugli avversari, raccogliendo al contempo informazioni in tempo reale.</p>



<p>Oggettivamente, se le prestazioni divulgate fossero confermate, non siamo davanti a un drone pensato e progettato per condurre operazioni nell&#8217;intorno marittimo della Repubblica Popolare (ad esempio Taiwan), ma per effettuare <strong>missioni in profondità nel Pacifico</strong>, coprendo settori che arrivano e comprendono Guam, le Filippine, l&#8217;interezza del Mar Cinese Meridionale e, ovviamente l&#8217;arcipelago nipponico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un salto di qualità</h2>



<p>La ricerca tecnologica verso <strong>sistemi <em>stand-off</em> </strong>(bombe plananti e vettori da crociera) dimostra il cambio di mentalità dell&#8217;apparato militare cinese, ormai consapevole che le accoppiate UAV/sistemi <em>stand-off</em> e caccia di quinta generazione/sistemi <em>stand-off</em> siano necessarie per imporre la superiorità aerea nel teatro indo-pacifico contrastando i sistemi di difesa aerea avversari. In particolare, l&#8217;attenzione verso sistemi antinave, antiradiazioni e da attacco al suolo, rileva il salto di qualità verso la programmazione di operazioni di <strong>interdizione in profondità</strong>, sia sul mare sia a terra. Non si tratta solamente di missioni di “contro-bolla A2/AD” ma di missioni che delineano una postura rivolta a un <em>first strike</em> convenzionale e alla distruzione delle linee di rifornimento nemiche. </p>



<p>Dall&#8217;inizio degli anni 2000, la RPC ha investito massicciamente nella ricerca e nello sviluppo della tecnologia UAV, lanciando programmi come le serie <strong>Wing Loong</strong> e <strong>Caihong</strong>, che si sono gradualmente guadagnati una solida reputazione sul <a href="https://it.insideover.com/difesa/ecco-quali-sono-e-di-chi-sono-i-droni-in-uso-nei-paesi-africani.html">mercato internazionale</a>. All&#8217;inizio degli anni 2010, l&#8217;Esercito Popolare di Liberazione ha intensificato gli sforzi per produrre droni ad alta resistenza, ispirati alle prestazioni dei droni americani RQ-4 e MQ-9, per soddisfare le proprie esigenze di sorveglianza a lungo termine e attacchi di precisione. Nel 2017, il rapido sviluppo della serie Wing Loong II ha dimostrato <strong>l&#8217;efficacia tecnologica cinese nei droni multiruolo</strong>, supportata anche dalle esperienza maturate nei Paesi esteri utilizzatori come Emirati Arabi Uniti, Egitto e Arabia Saudita che li hanno impiegati per missioni di ricognizione e attacco. Avere dei riscontri da parte di Paesi che hanno usato i droni di fabbricazione cinese in battaglia ha fatto fare alla RPC un salto qualitativo nella produzione e soprattutto esperienza per quanto riguarda le modalità di impiego, rafforzando nel contempo la loro reputazione sul mercato internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/cina-decolla-in-giugno-lo-jiutian-il-primo-drone-che-porta-cento-droni.html">Cina: decolla in giugno lo Jiutian, il primo drone che porta cento droni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché la guerra dei droni ucraini adesso spaventa la Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/perche-la-guerra-dei-droni-ucraini-adesso-spaventa-la-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/DRONI-ucraina-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/DRONI-ucraina-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/DRONI-ucraina-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/DRONI-ucraina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/DRONI-ucraina-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/DRONI-ucraina-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/DRONI-ucraina-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/DRONI-ucraina-2048x1363.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Kiev sta diventando il più grande produttore di droni al mondo. Ecco il piano del governo ucraino e i jolly a disposizione di Zelensky.</p>
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<p>I primi blitz prendevano di mira gli oblast russi più vicini al confine ucraino. <strong>Droni</strong> misteriosi penetravano nel territorio della Federazione russa come lame nel burro. Alcuni venivano intercettati e abbattuti, mentre altri riuscivano invece a colpire <strong>obiettivi strategici</strong>, come depositi di carburante o strutture militari. Con il passare dei mesi, queste iniziative misteriose sono diventate sempre più audaci, spingendosi fino all&#8217;area metropolitana di <strong>Mosca </strong>e, addirittura, lo scorso maggio, coinvolgendo il <strong>Cremlino</strong>.</p>



<p>A fine maggio, un attacco diretto da svariati droni aveva causato danni agli edifici in tre quartieri residenziali di Mosca, colpita ancora a luglio in ulteriori tre attacchi. Il governo russo ha accusato per ogni episodio citato Kiev, che dal canto suo non ha mai rivendicato gli attacchi. Si è così parlato della <em>longa manus</em> del corpo dei <strong>volontari russi</strong>, senza che emergessero prove certe, mentre gli Usa hanno ipotizzato che l&#8217;attacco contro il palazzo del potere di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vladimir Putin</a> potesse essere stato condotto dai reparti dell&#8217;<strong>intelligence militare ucraina</strong>. </p>



<p>Gli ultimi sciami di droni che sono entrati in azione in <strong>Crimea </strong>e, soprattutto, nel cuore di Mosca &#8211; mettendo peraltro nel mirino il <strong>Moscow International Business Center</strong>, il quartiere degli affari della capitale russa &#8211; dovrebbero invece far parte della controffensiva guidata dagli uomini di <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-e-volodymyr-zelensky.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Volodymyr Zelensky</a>. Che pure non si è espresso sul caso specifico dello stesso grattacielo di vetro e acciaio danneggiato per due volte nel giro di 48 ore da un velivolo senza pilota, ma che ha inviato un messaggio emblematico a Putin. &#8220;L&#8217;Ucraina si sta rafforzando. A poco a poco, la guerra sta tornando nel territorio della Russia, nei suoi centri simbolici e nelle sue basi militari. E questo è un processo inevitabile, naturale e assolutamente giusto&#8221;, ha dichiarato il presidente ucraino.</p>



<p>A completare il quadro, troviamo l&#8217;attacco sferrato contro una&nbsp;nave militare&nbsp;russa, la&nbsp;<strong>Olenegorsky Gornyak</strong>, nell&#8217;area del <strong>porto di Novorossijsk</strong>, in Crimea. Per la cronaca, Kiev afferma di aver centrato il bersaglio desiderato, danneggiando l&#8217;imbarcazione appartenente alla flotta del Mar Nero, mentre Mosca sostiene di aver sventato il raid.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra dei droni</h2>



<p>Il <em>Kyiv Post</em> ha sottolineato come l&#8217;Ucraina stia diventando la più grande <strong>produttrice di droni</strong> al mondo, sia di veicoli aerei senza pilota che dei loro equivalenti navali. Kiev ci starebbe riuscendo grazie ad una combinazione di tre fattori: l&#8217;<strong>innovazione</strong> gestita dall&#8217;alto, e dunque dal governo ucraino, corposi <strong>investimenti</strong> messi sul tavolo dal settore privato e, infine, <strong>donazioni </strong>da parte della comunità. </p>



<p>Insomma, se negli ultimi giorni l&#8217;esercito ucraino è stato apparentemente in grado di condurre una <strong>guerra dei droni</strong> contro Mosca e altre località della Russia, Crimea compresa, questo sarebbe avvenuto proprio perché le forze armate di Zelensky potrebbero contare sull&#8217;aumento della fornitura di armamenti e su una non trascurabile dose di innovazione tecnologica. </p>



<p>&#8220;Un tale livello di produzione di droni letali, terrestri e galleggianti come in Ucraina non si trova in nessun paese al mondo&#8221;, ha sottolineato, non a caso, <strong>Oleksandr Kamyshin</strong>, il ministro ucraino responsabile della crescita della produzione militare del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Autosufficienza e crowdfunding</h2>



<p>La faretra di Kiev è ricca di Uav di ogni tipo, a cominciare dal cosiddetto <strong>drone Beaver</strong> (traducibile come castoro), frutto di un progetto di <strong>crowdfunding</strong>. Serhiy Prytula, il fondatore di un interessante progetto di raccolta fondi ad uso militare e umanitario, ha postato sui social foto e video dei suddetti velivoli. Gli stessi che, a quanto pare, sarebbero stati avvistati in azione nei cieli di Mosca. </p>



<p>Non male come risultato per Prytula, la cui fondazione sarebbe riuscita a raccogliere – per lo più da cittadini ucraini – circa <strong>5,5 milioni di dollari </strong>per acquistare 50 Beaver, al prezzo di quasi 108mila dollari l&#8217;uno, da consegnare alle forze armate nazionali. </p>



<p>La <em>Cnn </em>ha invece visitato un sito di test per droni navali fabbricati in Ucraina, tutti finanziati e creati su iniziativa di <strong>United24</strong>, la piattaforma di raccolta fondi di Zelensky. L&#8217;Ucraina punterebbe ad assemblare una flotta di 100 droni di questo tipo, alcuni dei quali tra l&#8217;altro già utilizzati per danneggiare il ponte di Kerch. </p>



<p>Tutti i segnali lasciano presagire che l&#8217;Ucraina stia accelerando per costruire la propria produzione militare per diventare, almeno in parte, <strong>autonoma</strong>. In modo tale da non dover dipendere solo ed esclusivamente dal sostegno straniero. A questo proposito, il ministro Kamyshin non ha fornito cifre specifiche sulla <strong>capacità produttiva</strong> dell&#8217;<strong>industria della difesa</strong> ucraina &#8211; che resta un dato riservato &#8211; ma ha fatto presente che sarebbe raddoppiata nell&#8217;ultimo mese. Il suo obiettivo è comunque ambizioso: trasformare l&#8217;industria della difesa dell&#8217;Ucraina, ancora ancorata in gran parte all&#8217;epoca sovietica, in un motore dello sforzo bellico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I droni di Kiev</h2>



<p>&#8220;In 15 mesi, il ministero della Difesa ha già messo in servizio più di 30 modelli di Uav di diverso tipo, ricognizione, attacco, droni kamikaze e munizioni di sbarramento&#8221;, ha affermato il ministro della Difesa ucraino <strong>Oleksij Reznikov</strong>. Come se non bastasse, qualche settimana fa il primo ministro ucraino, Denis Shmygal, aveva annunciato lo stanziamento da parte di Kiev di quasi <strong>1,1 miliardi di dollari </strong>per produrre droni. </p>



<p>Per riuscire a diventare la regina dei droni, l&#8217;Ucraina ha eliminato le <strong>barriere doganali</strong> all&#8217;importazione di parti di questi veicoli, aumentato la quota di profitto dei <strong>produttori </strong>di Uav al 25% e deciso, in generale, di &#8220;promuove la produzione di massa di <strong>munizioni</strong> per droni&#8221;, ha evidenziato lo stesso Shymgal. </p>



<p>Più di 40 aziende ucraine coinvolte nella produzione di droni avrebbero firmato contratti con il governo ucraino. Il quale, dal canto suo, sta proponendo ai <strong>produttori stranieri</strong> di Uav di spostarsi in Ucraina, dove i costi sono bassi e dove possono sfruttare quotidianamente l&#8217;esperienza sul campo di battaglia per testare e potenziare le loro armi. </p>



<p>La strada è dunque tracciata. Ma su quali jolly può contare l&#8217;esercito di Zelensky? Ci sono i suddetti Beaver, ma anche i droni d&#8217;attacco <strong>Scalpel </strong>di One Way Aerospace, che si sono rivelati efficaci nel prendere di mira e distruggere i carri armati russi. La produzione di questi ultimi sta aumentando, anche in virtù del fatto che i missili anticarro Javelin forniti dagli Stati Uniti costano quasi 200mila dollari ciascuno, mentre gli Scalpel circa mille. </p>



<p>Due dei maggiori produttori di armi d&#8217;Europa, la tedesca <strong>Rheinmetall Ag</strong> e la britannica <strong>Bae Systems Plc</strong>, hanno confermato di essere in trattativa per stabilire le loro produzioni in Ucraina. La turca <strong>Baykar Tech</strong> aveva dichiarato a ottobre di voler costruire una fabbrica per produrre i suoi droni <strong>Bayraktar Tb-2</strong> sul territorio ucraino. E questo potrebbe essere soltanto l&#8217;inizio.&nbsp;</p>
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		<title>Cosa ci dice il video dell&#8217;intercettazione del drone Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/cosa-ci-dice-il-video-dellintercettazione-del-drone-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 15:38:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Drone Mq-9 Reaper]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella mattina di martedì 14 marzo, uno Uav (Unmanned Air Vehicle) statunitense tipo Mq-9 “Reaper” è stato intercettato da due caccia Sukhoi Su-27 dell&#8217;aviazione russa mentre era in volo sul Mar Nero non molto lontano dalla costa della Crimea. Una serie di eventi succedutisi durante l&#8217;intercettazione ha portato il “Reaper” a precipitare in mare: come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-ci-dice-il-video-dellintercettazione-del-drone-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-ci-dice-il-video-dellintercettazione-del-drone-usa.html">Cosa ci dice il video dell&#8217;intercettazione del drone Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230316162638833_cdd9e9d0952f0c11690d2a8a2fad13f8-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella mattina di martedì 14 marzo, uno Uav (<em>Unmanned Air Vehicle</em>) statunitense tipo <strong>Mq-9 “Reaper”</strong> è stato intercettato da due caccia <strong>Sukhoi Su-27</strong> dell&#8217;aviazione russa mentre era in volo sul <strong>Mar Nero</strong> non molto lontano dalla costa della <strong>Crimea</strong>. </p>



<p>Una serie di eventi succedutisi durante l&#8217;intercettazione ha portato il “Reaper” a precipitare in mare: <a href="https://it.insideover.com/difesa/drone-usa-precipitato-scatta-la-corsa-per-il-suo-recupero.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo già avuto modo di affermare</a>, i caccia russi hanno effettuato delle manovre non consoni alla normale procedura di intercettazione, al punto tale da determinare una collisione in volo che ha fatto optare l&#8217;operatore del drone a farlo precipitare in mare. </p>



<p>Mosca, martedì, ha dato una <strong>versione diversa</strong> rispetto a quella di Washington: secondo il Ministero della Difesa russo “a seguito di brusche manovre, intorno alle 9:30, il drone Mq-9 è entrato in volo incontrollato con una perdita di quota e si è schiantato in acqua”. </p>



<p>Nella giornata di giovedì 16 marzo, il Pentagono ha rilasciato un <strong>breve video</strong> ripreso dalla telecamera a bordo del “Reaper” che conferma la versione statunitense: i caccia russi si sono avvicinati aggressivamente al drone sino a provocare una collisione che ha determinato la perdita dello Uav. In particolare si vedono i caccia russi <strong>scaricare carburante</strong> addosso al “Reaper”, forse per cercare di ingolfarne il motore a turboelica, o forse molto più semplicemente per intimorire l&#8217;operatore statunitense del drone. Dopo questa azione, la trasmissione video in diretta viene interrotta, ma l&#8217;Mq-9 sembra rimanere integro: le pale del rotore sono intatte. Successivamente si può osservare un Su-27 in un secondo avvicinamento verso il drone, e ancora una volta il caccia russo scarica carburante, ma il passaggio viene effettuato più vicino rispetto allo Uav e immediatamente dopo la registrazione cessa poiché i due aerei sembrano scontrarsi. Quando questa viene ripristinata, si può notare ancora una volta l&#8217;elica del “Reaper” e una pala sembra essere piegata. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Impatto tra drone Usa e jet russo, rilasciato il video" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/f5BGijzXezc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_f5BGijzXezc");</script>
</div></figure>



<p>In sostanza, il video conferma il rapporto sull&#8217;incidente rilasciato dal comando Usa per l&#8217;Europa, che riferiva di un&#8217;intercettazione effettuata in “maniera poco professionale”. </p>



<p>Il video sembra anche suggerire che la collisione <strong>non sia avvenuta intenzionalmente</strong>, ma molto probabilmente è stata causata dal pilota russo che ha giudicato male le distanze e alla fine ha colpito il “Reaper”, mettendo in pericolo anche il proprio velivolo che comunque, come riferisce Mosca, è stato in grado di tornare alla sua base. </p>



<p>Secondo Washington, quindi, <strong>non si è trattato di un atto deliberato</strong>, ma di un incidente dovuto al non rispetto delle regole internazionali di ingaggio di velivoli sconosciuti: l&#8217;Icao (<em>International Civil Aviation Organization</em>) , infatti, <a href="https://www.wing.com.ua/images/stories/library/ovd/9433.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">codifica </a>le procedure di intercettazione dei velivoli civili – va sottolineato – ma che vengono normalmente usate per qualsiasi tipo di “intruso”. </p>



<p>Si potrebbe pensare che le manovre azzardate dei piloti russi siano state effettuate perché il <em>target </em>era rappresentato da un drone, ma in realtà non è così: la storia recente e passata dimostra che i piloti russi sono particolarmente “esuberanti” quando si tratta di intercettare velivoli della parte avversaria, e in parecchi casi hanno effettuato manovre non ortodosse un po&#8217; per dimostrare le proprie abilità di pilota, un po&#8217; per impressionare gli equipaggi dei velivoli intercettati, anche con la speranza di provocare un cambio di rotta. </p>



<p>Proprio la storia, però, ci ricorda che questo genere di manovre può essere molto pericoloso: come già ricordato, il 13 settembre del 1987, quindi in piena Guerra fredda, sempre un caccia Su-27 dell’aviazione sovietica urtò con uno dei due timoni verticali le eliche di uno dei quattro motori di un P-3B “Orion” norvegese impegnato a seguire un’esercitazione navale nel Mare di Barents. In quella occasione entrambi i velivoli, benché danneggiati, poterono rientrare alle proprie basi di partenza, ma si è trattato di un colpo di fortuna, in quanto una collisione in volo può facilmente avere effetti catastrofici. </p>



<p>Tornando a quanto accaduto martedì mattina, il drone statunitense precipitato offre un ghiotta occasione per la Russia di poter <strong>mettere le mani sulla tecnologia occidentale</strong>: il velivolo, infatti, era impegnato in una missione di sorveglianza a lunghissimo raggio (era decollato dalla <em>Naval Air Station</em> di Sigonella, in Sicilia) e quindi carico di strumenti e sensori per poter osservare le mosse russe e captarne i segnali elettronici. </p>



<p>Gli Stati Uniti, ieri sera, hanno affermato che hanno fatto in modo di <strong>distruggere i dati raccolti</strong> dal “Reaper” prima dello schianto in mare, ma non essendo questo dotato di un sistema di autodistruzione, è probabile che qualche tipo di sistema elettronico sia sopravvissuto all&#8217;impatto. </p>



<p>Mosca, infatti, sembra che si stia <strong>attivando per il recupero</strong> del relitto avendo un grosso vantaggio rispetto agli Stati Uniti: il tratto di mare dove è precipitato il “Reaper” è vicino alle sue coste, benché, a quanto pare, sia molto profondo. Per di più non ci risulta che gli Usa e la Nato abbiano assetti per il recupero in profondità nel Mar Nero, sebbene alcuni cacciamine romeni, turchi o bulgari potrebbero avere dei Rov (Remotely Operated Vehicle) dotati di bracci in grado di prelevare le parti “più sensibili” del drone. Nella corsa al relitto, però, la Russia è decisamente il concorrente favorito.</p>
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		<title>Drone Usa precipitato: scatta la corsa per il suo recupero?</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/drone-usa-precipitato-scatta-la-corsa-per-il-suo-recupero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 14:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aviazione russa]]></category>
		<category><![CDATA[Drone Mq-9 Reaper]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
		<category><![CDATA[United States Air Force (Usaf)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1247" height="701" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="A remotely piloted MQ-9 Reaper operated by the New York Air National Guard’s 174th Attack Wing" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012.jpg 1247w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1247px) 100vw, 1247px" /></p>
<p>Nella mattina di ieri, martedì 14 marzo, uno Uav (Unmanned Air Vehicle) statunitense tipo Mq-9 “Reaper” è precipitato nelle acque del Mar Nero mentre stava effettuando una missione di sorveglianza nei pressi della penisola di Crimea. Il comando Usa in Europa, in un comunicato stampa, sostiene che il “Reaper” è entrato in collisione con uno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/drone-usa-precipitato-scatta-la-corsa-per-il-suo-recupero.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1247" height="701" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="A remotely piloted MQ-9 Reaper operated by the New York Air National Guard’s 174th Attack Wing" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012.jpg 1247w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/MQ-9_Takes_Flight_Over_Central_New_York_161019-Z-QU230-012-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1247px) 100vw, 1247px" /></p>
<p>Nella mattina di ieri, martedì 14 marzo, uno Uav (<em>Unmanned Air Vehicle</em>) statunitense tipo <strong>Mq-9 “Reaper”</strong> è precipitato nelle acque del <strong>Mar Nero</strong> mentre stava effettuando una missione di sorveglianza nei pressi della penisola di <strong>Crimea</strong>. </p>



<p>Il <strong>comando Usa in Europa</strong>, in un comunicato stampa, sostiene che il “Reaper” è entrato in collisione con uno dei due caccia <strong>Sukhoi Su-27</strong> sollevatisi in volo per intercettarlo e scortarlo durante la sua rotta. In particolare, approssimativamente alle 7:03 (ora dell&#8217;Europa Centrale), un Su-27 ha urtato il rotore del drone – il “Reaper” monta un&#8217;<strong>elica spingente</strong> – costringendo l&#8217;operatore a farlo precipitare in mare in acque internazionali. La nota del comando europeo degli Stati Uniti riporta anche che “parecchie volte prima della collisione”, i due caccia hanno scaricato carburante davanti al drone, forse nel tentativo di ingolfarne il motore a turboelica provocandone lo spegnimento. Viene affermato che si tratta di una intercettazione “non professionale e pericolosa” che avrebbe potuto causare “la perdita di entrambi i velivoli”. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">USAF MQ-9A callsign SWIVL21 round trip out of NAS Sigonella, Italy en route to the Black Sea for a reconnaissance mission. <a href="https://t.co/0BjT4saBiX">pic.twitter.com/0BjT4saBiX</a></p>&mdash; Aircraft Spots (@AircraftSpots) <a href="https://twitter.com/AircraftSpots/status/1482950969285492739?ref_src=twsrc%5Etfw">January 17, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il <strong>ministero della Difesa russo</strong>, di rimando, ha affermato in merito a quanto accaduto che “il volo dello Uav è stato effettuato con transponder spento in violazione dei confini dell&#8217;area del regime temporaneo per l&#8217;uso dello spazio aereo, istituito ai fini dello svolgimento di un&#8217;operazione militare speciale” e che “al fine di identificare l&#8217;intruso, sono stati mandati in volo i caccia delle forze di difesa aerea in servizio. A seguito di brusche manovre intorno alle 9:30 (ora di Mosca), il drone Mq-9 è entrato in volo incontrollato con una perdita di quota e si è schiantato in acqua”. Il Cremlino riferisce anche che i caccia “non hanno utilizzato armi, non sono entrati in contatto con lo Uav e sono tornati sani e salvi al loro aeroporto di base”. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://twitter.com/markito0171/status/1635919593821667330
</div></figure>



<p>Washington, sebbene abbia apertamente attribuito alla Russia la responsabilità dell&#8217;incidente nel comunicato stampa, <strong>ha minimizzato</strong> successivamente l&#8217;accaduto affermando che non si è trattato di un atto deliberato, ma solo di un incidente dovuto appunto a un&#8217;intercettazione effettuata con metodi poco professionali. </p>



<p>Effettivamente i piloti russi hanno dimostrato molte volte di tenere un comportamento a dir poco “esuberante” durante le intercettazioni dei velivoli statunitensi e della Nato: si ricordano, nella storia recente ma anche passata, diversi casi in cui i caccia russi hanno effettuato manovre pericolose vicino agli aerei intercettati, e in qualche caso ci sono state collisioni in volo. </p>



<p>Il <a href="https://theaviationgeekclub.com/the-story-of-the-norwegian-air-force-p-3-orion-that-was-damaged-in-a-collision-with-a-soviet-su-27-flanker-over-the-barents-sea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">13 settembre del 1987</a>, ad esempio, sempre un caccia Su-27 dell&#8217;aviazione sovietica urtò con uno dei due timoni verticali le eliche di uno dei quattro motori di un <strong>P-3B “Orion” norvegese</strong> impegnato a seguire un&#8217;esercitazione navale nel Mare di Barents. Le foto scattate dall&#8217;equipaggio del P-3B sono indicative di quanto vicino al pattugliatore volasse il caccia russo. Parimenti, più recentemente, i piloti russi hanno dimostrato di volersi avvicinare parecchio agli aerei occidentali: in almeno due occasioni i caccia di Mosca hanno effettuato manovre spericolate vicino a un bombardiere B-52H e a un P-8 “Poseidon”, in località diverse. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Russian Su-27 crosses in front of U.S. B-52 during intercept" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/MGL5shiPGCQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_MGL5shiPGCQ");</script>
</div></figure>



<p>Sembra essere quindi una <strong>prassi consolidata</strong> quella di mostrare le proprie abilità di volo in sprezzo delle regole di sicurezza durante le intercettazioni da parte dei piloti russi, e probabilmente anche in questo caso si è trattato dello stesso fenomeno, anche se resta sempre il dubbio che possa trattarsi di un atto deliberato dalla duplica valenza. </p>



<p>Il “Reaper”, in configurazione raccolta dati, è dotato di tutta una <em>suite </em>di <strong>sensori elettronici/telecamere</strong> per svolgere l&#8217;attività Isr (<em>Intelligence, Surveillance and Reconnaissance</em>) quindi è “pieno” di materiale sensibile. Il fatto di averlo “urtato” nei pressi della Crimea potrebbe far pensare che i piloti abbiano ricevuto l&#8217;ordine di farlo precipitare in modo da recuperarne i rottami e così poter mettere le mani sulle preziose dotazioni elettroniche dello Uav. </p>



<p>Sembra infatti che navi russe con sommozzatori a bordo siano già nel luogo supposto dello schianto, ma al momento non è possibile confermarlo. Sappiamo però che il direttore del Russian Foreign Intelligence Service, Serghei Naryshkin, citato da <em>Ria Novosti</em>, ha affermato che ci siano le possibilità tecniche per recuperarlo e studiarlo, lasciando intendere che forse la Russia si sia già veramente attivata in tal senso.</p>



<p>Da parte statunitense, il portavoce della sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha affermato che gli Stati Uniti stanno cercando di impedire che il drone caduto finisca nelle mani sbagliate e che il Pentagono sta &#8220;ancora valutando se è possibile organizzare un recupero. Potrebbe non esserci&#8221;, in quanto, secondo Washington, le acque dov&#8217;è precipitato il drone sarebbero &#8220;molto molto profonde&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/BREAKING?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#BREAKING</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Russia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Russia</a> war &#8211; NOTAM airspace of <a href="https://twitter.com/hashtag/SMO?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#SMO</a> that <a href="https://twitter.com/hashtag/USAF?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#USAF</a> MQ-9 Reaper violated &#8211; Russia MOD <a href="https://t.co/ABaMIvXp09">pic.twitter.com/ABaMIvXp09</a></p>&mdash; CrisP (@crispSV) <a href="https://twitter.com/crispSV/status/1635739040753352712?ref_src=twsrc%5Etfw">March 14, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L&#8217;incidente potrebbe facilmente avere anche una <strong>valenza politica</strong>, ovvero dissuadere la Nato dall&#8217;effettuare questo tipo di voli in una zona di spazio aereo internazionale che Mosca ha unilateralmente chiuso al volo da quando è cominciato il conflitto. </p>



<p>A questo punto occorre fare una precisazione: questo tipo di <strong>voli di ricognizione</strong> sono ormai diventati di routine. Infatti diversi assetti aerei da ricognizione della Nato e di altri Paesi amici (come la Svezia) effettuano missioni di sorveglianza/intelligence da ben prima dell&#8217;inizio della guerra in Ucraina, muovendosi nello spazio aereo internazionale a ridosso di quello russo e bielorusso. L&#8217;invasione ha portato, almeno nel Mar Nero e sull&#8217;Ucraina, a un atteggiamento più prudente da parte dell&#8217;Alleanza Atlantica, che ha generalmente spostato le rotte lontano dalla “zona calda” – ovvero al perimetro della zona chiusa al volo dalla Russia – appunto per evitare incidenti di questo tipo che potrebbero innescare un&#8217;escalation non controllata. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">RC-135 Rivet Joint ZZ665 as &quot; RRR7218 &quot; was escorted by 2 Eurofighter Typhoons ZK362 &amp; ZK351 as &quot; PSYCHO61 &amp; PSYCHO62 &quot; into the Black Sea. <a href="https://t.co/xYQBu4legA">pic.twitter.com/xYQBu4legA</a></p>&mdash; 𝙎𝙍_𝙋𝙡𝙖𝙣𝙚𝙨𝙥𝙤𝙩𝙩𝙚𝙧 ( 𝙏𝙓 ) 🇺🇸 (@SR_Planespotter) <a href="https://twitter.com/SR_Planespotter/status/1582405997724696580?ref_src=twsrc%5Etfw">October 18, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Quanto accaduto ieri, però, non avrà dinamiche di questo tipo in quanto si è trattato di uno Uav, quindi di un velivolo senza equipaggio, la cui perdita rappresenta sì un atto ostile (se ne viene appurato l&#8217;abbattimento) ma non grave come potrebbe essere il colpire con un missile un velivolo pilotato. Anche in quest&#8217;ultimo caso, non è detto che ci possa essere un rapido scivolamento verso un conflitto aperto tra le parti: la storia ci insegna che è molto più facile che si aprano <strong>profonde crisi diplomatiche</strong> piuttosto che si dia il via a una guerra guerreggiata, ma non è comunque da sottovalutare quest&#8217;ultimo rischio. </p>



<p>Cosa potrebbe succedere ora? Chi scrive ritiene <strong>difficile </strong>che gli Stati Uniti decidano di scortare i voli dei droni da ricognizione coi caccia: il rischio di altre azioni ostili pericolose dall&#8217;esito aleatorio è troppo alto. È però possibile che il Pentagono decida di dare una scorta ai velivoli Isr, Sigint, Elint con equipaggio – come ha fatto il Regno Unito dopo l&#8217;incidente al suo <strong>Rc-135</strong> – , mantenendoli però al di fuori dello spazio aereo che la Russia ha chiuso per effettuare la sua “operazione militare speciale”.</p>
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		<title>Tecnologia occidentale sui droni iraniani</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/tecnologia-occidentale-sui-droni-iraniani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 04:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="377" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127105229867_956e75f9e90d7ba5426185d4e6583f71.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127105229867_956e75f9e90d7ba5426185d4e6583f71.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127105229867_956e75f9e90d7ba5426185d4e6583f71-300x189.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Recentemente è stato ampiamente documentato l&#8217;uso da parte della Federazione Russa di Uav (Unmanned Air Vehicle) di fabbricazione iraniana nel conflitto in Ucraina. Abbiamo già avuto modo di dimostrare le difficoltà russe incontrate nella produzione di Uav Male (Medium Altitude Long Endurance) e degli Uas in generale: Mosca ha dimostrato capacità relativamente scarse per quanto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/tecnologia-occidentale-sui-droni-iraniani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/tecnologia-occidentale-sui-droni-iraniani.html">Tecnologia occidentale sui droni iraniani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="377" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127105229867_956e75f9e90d7ba5426185d4e6583f71.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127105229867_956e75f9e90d7ba5426185d4e6583f71.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127105229867_956e75f9e90d7ba5426185d4e6583f71-300x189.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Recentemente è stato <a href="https://it.insideover.com/guerra/russia-e-iran-missili-javelin-nlaw-e-stinger-catturati-in-cambio-di-droni.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ampiamente documentato</a> l&#8217;uso da parte della <strong>Federazione Russa</strong> di <strong>Uav </strong>(<em>Unmanned Air Vehicle</em>) di fabbricazione iraniana nel conflitto in Ucraina. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/difesa/qual-e-il-problema-dei-droni-russi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abbiamo già avuto modo di dimostrare</a> le difficoltà russe incontrate nella produzione di Uav <strong>Male </strong>(<em>Medium Altitude Long Endurance</em>) e degli <strong>Uas </strong>in generale: Mosca ha dimostrato capacità relativamente scarse per quanto riguarda i suoi veicoli aerei senza pilota, molto più scarse di quanto ci si sarebbe aspettato date le ampie risorse che Mosca ha dedicato a questo aspetto delle sue Forze Armate. </p>



<p>Oltre ai “droni” iraniani tipo <strong>Shahed-131</strong> e <strong>136</strong>, ridesignati rispettivamente Geran-1 e 2, ai <strong>Mohajer-6</strong> e a quanto sembra anche gli <strong>Shahed-129</strong> e <strong>191</strong>, i russi hanno acquisito anche un certo quantitativo di droni commerciali di fabbricazione cinese. </p>



<p>Teheran non ha mai ammesso la fornitura di Uav alla Russia, ma “autopsie” effettuate su esemplari recuperati in buone condizioni dagli ucraini hanno permesso di certificarne il coinvolgimento nel conflitto. </p>



<p>A inizio novembre è stata condotta dal Car (Conflict Armament Research) <a href="https://ago-item-storage.s3.us-east-1.amazonaws.com/12bf9ae685534b88bb85ae9052a53ada/CAR_2022_Dissecting_Iranian_drones_employed_by_Russia_in_Ukraine.pdf?X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC4aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIQDtfSzQZ20dC81nwrDmlO4gQK1S3QQSlQB5EgAG%2BAL9PwIgLKPkB9D8SfBQzel8OFT4gQXESJqR7zBda34bwWzWfqkqzQQIRxAAGgw2MDQ3NTgxMDI2NjUiDI%2FQ8odFvmpnXNmokyqqBIJB9Hgj%2F0KlaGCsn%2BhybmTW3N6Yft0ZPuMUbAHqBTSu6exOZyk3hwNIC1y84CVZ7NYgcLa%2FuIcGpQ392Zppm%2FmrIL8C7fiNAJ6O7RJawIZAltcDHY2GLQVCW2uzse14%2Bq6q7jAnt9uPPuy7yJcuQhY%2F4Mu7bYHW5VO8z2KF0rCt3wl0Dx0qqElOhtHaBt12vdBhqkL8vSNR6rurHMM%2Bg7SNoGyzVvY3vU4i8vRVbTitoPJRZyNKkxu1NWggvqcjqjSfqoo2C888tQWggED%2FVKUIu1o4rzNFCSSJPWhk1xoxVGu3VZDzI6o7gbqcmPZbSZlL9kRWXT1qGU6M8NFA9TfUTSvCJVhCZ3DBVeb463cWPlHK9oVjfTdOqSlzdViCMDow%2B90Ui4iebfXCgyN%2BAjXxelR2GnCXLtNWJOzKUDZ5y6DgRSy2WiMwAX0C6NCYmdjG2ocXa%2FmO2Hzc%2BGtSUHYFvy56Ki1AMmbxELBTyy71BMLMM7a01ASml7%2B0kyazgwWv8YClR2LOl9WBWScKiUd9cY1Uq%2B0z8%2BxPY%2FdNPpaixXPUgcP%2BpMd0sG%2F3EpH3FcZBNSEr3TtjKhffsNaaa7DZoQX6nphzwTlXI%2BH5BvS9qhTDmiBrXMtJAlXNaCzJ5%2BaPbO4lh6PQwdlgCQdJpLmnUL3IRx5BuVEl5TS4hGKQHvXGJsf0Uz0eNXUYEq%2FUYPQUnDTuzAQ9Jn%2FV5CBff2mEaQ6k8JTBzi4yMNb0kpwGOqkB10sTMqXk3flDalwEpZIouThfyre8PlDz7tMs%2B9%2BnW3VnJ%2BheLTuxID%2FGb1bHvLmFPEor8RoNnD%2BPRWMJ2tAHvEtcuj0NurltReZ%2BHJVDaqN7xlEtQEb4lmbzrNFowutH7XXg4debHu6iO3p8b%2Fq3zLZNgQ7Jn9yeXZ7rVxEpX4ULEaKEXNEAu0jODzGVNtA4wm30QnC0vOB3Z7GZO9PbFbLO31ABP0%2BvvQ%3D%3D&amp;X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&amp;X-Amz-Date=20221128T141534Z&amp;X-Amz-SignedHeaders=host&amp;X-Amz-Expires=300&amp;X-Amz-Credential=ASIAYZTTEKKE7UGD5IED%2F20221128%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&amp;X-Amz-Signature=27646dec3fa981283b902155f684a921899a71776fe72364867a0a1bdefb753a" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un&#8217;analisi dettagliata</a> delle loro caratteristiche di progettazione e dei componenti, confrontandoli con le precedenti documentazioni di sistemi simili utilizzati nei conflitti in Medio Oriente. </p>



<p>Quest&#8217;analisi comparativa dimostra che gli Uav rinvenuti in Ucraina, oltre a essere gli Shahed-136, Shahed-131 e Mohajer-6 di fabbricazione iraniana, sono dotati di molte componenti di <strong>recente fabbricazione</strong> prodotti da società con sede principalmente negli <strong>Stati Uniti</strong>. </p>



<p>Questo solleva importanti interrogativi relativi all&#8217;efficacia dell&#8217;embargo a cui è sottoposto attualmente l&#8217;Iran, in particolare la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle <strong>Nazioni Unite</strong> che vieta il trasferimento di determinati beni e attrezzature da o verso Teheran. </p>



<p>Russia e Iran, quindi, dipendono fortemente da componentistica prodotta in Occidente, e molto probabilmente, allo stesso modo, riescono ad aggirare le sanzioni internazionali appoggiandosi al contrabbando oppure all&#8217;acquisto da Paesi terzi non allineati. </p>



<p>L&#8217;analisi rivela che ciascuno degli Uav esaminati, così come le munizioni a guida di precisione usate sui cui si è riuscito a mettere le mani (le Qaem-5), è costituito quasi esclusivamente da componenti prodotti da società con sede in Asia, Europa e Stati Uniti, in particolare si tratta di più di 70 produttori che hanno sede in 13 diversi Paesi di cui l&#8217;<strong>82% negli Stati Uniti</strong>. Di alcuni è nota l&#8217;identità: sullo Uav Mohajer-6, ad esempio, è stato identificato il propulsore Rotax prodotto in Austria da una sussidiaria della canadese <strong>Bombardier Recreational Products (Brp)</strong>, la stessa che motorizza i droni Mq-1 Predator statunitensi e gli Heron israeliani. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A thread on this: The <a href="https://twitter.com/hashtag/dronewars?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#dronewars</a> are increasing; why would Russia want Iranian drones? <a href="https://t.co/V3SQLbVnB6">https://t.co/V3SQLbVnB6</a></p>&mdash; Seth Frantzman (@sfrantzman) <a href="https://twitter.com/sfrantzman/status/1564670044415696897?ref_src=twsrc%5Etfw">August 30, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il Mohajer-6 ha cominciato a essere prodotto in serie nel <strong>2018</strong>, ovvero tre anni dopo la risoluzione 2231 che approvava il defunto <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sul-51-il-trattato-sul-nucleare-iraniano.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trattato Jcpoa</a></strong> che aveva tra le sue clausole anche il divieto di trasferimento di tecnologia relativa alla costruzione di sistemi di consegna per armi nucleari. Sebbene lo Uav in questione non risulti in grado di essere un sistema di consegna di armi atomiche, la componentistica utilizzata può comunque essere anche impiegata per quello scopo. Nell&#8217;elenco completo degli articoli soggetti a divieto ai sensi della risoluzione 2231 sono compresi anche missili balistici e da crociera, nonché “sistemi di Uav” con una portata pari o superiore a 300 chilometri. </p>



<p>Poiché l&#8217;autonomia degli Shahed-131 e 136, come risulta anche dal loro utilizzo in Ucraina, li fa rientrare in questi criteri, questi droni sarebbero quindi soggetti a restrizioni per il loro trasferimento ai sensi della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu. Infatti, proprio in forza del provvedimento, qualsiasi consegna di questi Uav dall&#8217;Iran a Paesi terzi effettuata senza l&#8217;approvazione del Consiglio di sicurezza, violerebbe i termini della risoluzione. </p>



<p>Il dossier compilato dal Car, come dicevamo, dimostra che molti componenti sono stati fabbricati di recente: la maggior parte di essi nel 2020 (36%) e nel 2021 (20%), fattore che indica che nemmeno il ritorno delle <strong>più stringenti sanzioni</strong> elevate dagli Stati Uniti dopo la loro uscita unilaterale dal Jcpoa avvenuta sotto l&#8217;amministrazione Trump ha bloccato lo sviluppo di armamenti in Iran.</p>



<p>Per quanto riguarda l&#8217;attribuzione a Teheran dei degli Uav, in particolare delle <em><a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-sono-e-come-funzionano-i-droni-kamikaze.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">loitering munitions</a></em> Shahed-131 e 136, l&#8217;esame “autoptico” condotto mostra inequivocabilmente che si tratti di mezzi iraniani: cablaggi, etichettature, servomotori, struttura delle cellule, giroscopi e anche la numerazione seriale è coerente con gli esemplari rinvenuti in Medio Oriente tra il 2017 e il 2022. </p>



<p>Il ritrovamento di componentistica fabbricata in Occidente su sistemi d&#8217;arma utilizzati dalla Russia in Ucraina non è una novità: nei mesi scorsi erano stati individuati <strong>microchip </strong>statunitensi nei missili da crociera e a balistici corto raggio russi, ma in quel caso c&#8217;era un&#8217;altra spiegazione. La Russia ha subito un embargo progressivo a partire dal 2014, a seguito degli avvenimenti in Crimea e Donbass, ma prima di allora commerciava regolarmente con Europa e Stati Uniti. Ora, col conflitto in Ucraina, Mosca non ha più accesso direttamente a queste componenti fabbricate in occidente, e non può nemmeno accedere a quanto prodotto a <strong>Taiwan </strong>o in <strong>Corea del Sud</strong> (i più avanzati al mondo). Il mercato cinese non offre ancora lo stesso livello tecnologico dei microchip, e l&#8217;industria interna russa non è in grado di produrli stante la scarsità degli investimenti – <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-sforzi-russi-per-aumentare-la-produzione-di-microchip-non-sono-sufficienti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come evidenziato dalla stessa stampa russa</a> – pertanto la Russia può ottenerli solo tramite il mercato nero o tramite il contrabbando che coinvolge Paesi intermediari. </p>



<p>Si può quindi pensare che anche l&#8217;Iran, stante questo rapporto, possa essere ricorso alla stessa metodologia e quindi viene da chiedersi quanto davvero le <strong>sanzioni internazionali</strong> siano efficaci se il loro fine è quello di mettere in ginocchio l&#8217;industria bellica di un avversario. Del resto anche la Corea del Nord, che è sotto sanzioni da anni, ha dimostrato un discreto livello tecnologico che l&#8217;ha portata a dotarsi di missili balistici intercontinentali e, molto probabilmente, di testate nucleari miniaturizzate in grado di essere trasportate da quasi tutti i vettori balistici. Intendiamoci: le sanzioni sono comunque efficaci per ridimensionare notevolmente il potenziale dell&#8217;industria bellica di un Paese che ne è soggetto, ma esistono risorse alternative, come abbiamo detto, che riescono a offrire piccoli canali di approvvigionamento, che, grazie a processi di <strong>retroingegneria</strong>, nel lungo periodo possono portare alla nascita di produzioni autoctone. </p>



<p>Del resto se è possibile bloccare le merci, non è possibile bloccare gli studenti, che nel corso degli anni sono stati mandati a formarsi nelle più importanti e prestigiose università occidentali. La Cina, da questo punto di vista, ne è la prova lampante.</p>
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		<title>Qual è il problema dei droni russi?</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/qual-e-il-problema-dei-droni-russi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2022 06:49:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Droni armati]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-1024x664.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-1536x995.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-2048x1327.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Ucraina, come abbiamo già avuto modo di raccontarvi, è anche una guerra in cui i droni hanno avuto e stanno avendo un ruolo fondamentale. Che siano droni kamikaze (meglio detti loitering munitions), veicoli senza pilota navali oppure piccoli droni che si possono trovare liberamente in commercio, gli unmanned system sono forse i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/qual-e-il-problema-dei-droni-russi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-1024x664.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-1536x995.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA31042105-2048x1327.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Ucraina, <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-conflitto-in-ucraina-e-anche-una-guerra-di-droni.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo già avuto modo di raccontarvi</a>, è anche una guerra in cui i <strong>droni </strong>hanno avuto e stanno avendo un ruolo fondamentale. </p>



<p>Che siano droni kamikaze (<a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-sono-e-come-funzionano-i-droni-kamikaze.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">meglio detti <em>loitering munitions</em></a>), veicoli senza pilota navali oppure piccoli droni che si possono trovare liberamente in commercio, gli <em>unmanned system</em> sono forse i veri protagonisti di questo conflitto, e come tali il loro impiego in battaglia viene attentamente studiato dai Paesi non belligeranti. Da quanto accade in Ucraina si possono infatti apprendere delle lezioni molto importanti sulle modalità non ortodosse di impiego di Uav (Unmanned Air Vehicle), come ad esempio l&#8217;utilizzo di droni commerciali per la ricognizione, l&#8217;aggiustamento del tiro di artiglieria, o addirittura il bombardamento di trincee e veicoli avversari dopo che sono stati parzialmente modificati per il trasporto e lo sgancio di proiettili da mortaio o granate. </p>



<p>Conosciamo ormai benissimo le gesta del drone <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/cosa-sono-i-droni-turchi-bayraktar-e-perch-possono-far-male-2016327.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bayraktar Tb2</a></strong>, che ha avuto una parte importante nei primi mesi del conflitto, e sebbene ora il suo impiego sembra essersi ridimensionato ad azioni in cui non c&#8217;è presenza consistente di sistemi da difesa aerea, comunque il velivolo sta riscontrando un grosso successo di vendite proprio per quanto visto in Ucraina. </p>



<p>Anche la Russia sta usando gli Uav. In particolare si sono viste <em>loitering munitions</em> tipo <strong>Lancet </strong>e <strong>Kub </strong>oppure i piccoli droni <strong>Orlan-10</strong> usati per la ricognizione/<a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-si-intende-per-guerra-elettronica-e-cose-il-jamming.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ew (Electronic Warfare)</a>. Molto più raramente si è visto, invece, quello che è un drone di classe superiore (ovvero Male – <em>Medium Altitude Long Endurance</em>): stiamo parlando dell&#8217;<strong>Orion</strong>. </p>



<p>L&#8217;Orion è un Ucav (<em>Unmanned Combat Air Vehicle</em>), così come lo è il Bayraktar Tb2, che ricorda molto, nel suo aspetto, gli statunitensi Мq-9 Reaper. Il velivolo è uno dei più grandi droni di fabbricazione russa: ha un’apertura alare di 16 metri e una lunghezza di 8. Si stima che la quota di tangenza massima sia di 7500 metri e la durata massima del volo di 24 ore con carico utile standard, con una velocità massima di 200 chilometri orari. </p>



<p>Dall&#8217;inizio dell&#8217;invasione, la Russia ha dimostrato <strong>capacità relativamente scarse</strong> per quanto riguarda i suoi veicoli aerei senza pilota, molto più scarse di quanto ci si sarebbe aspettato date le ampie risorse che Mosca ha dedicato a questo aspetto delle sue Forze Armate. </p>



<p>A riprova di quanto affermato, l&#8217;esercito russo sta utilizzando, con particolare intensità, <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/russia-e-iran-missili-javelin-nlaw-e-stinger-catturati-in-cambio-di-droni.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Uav di fabbricazione iraniana</a></strong> di diverso tipo: dalle <em>loitering munitions</em> tipo Shahed-136, ridesignate Geran-2 dai russi, sino ai Mohajer-6 passando, a quanto sembra, anche dai <a href="https://www.lastampa.it/esteri/2022/07/16/video/la_russia_acquista_droni_in_iran_ecco_i_velivoli_shahed191_e_shahed129_che_interessano_a_mosca-5447649/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shahed-129 e 191</a>, i quali sono velivoli senza pilota da attacco al suolo. Anche centinaia di droni commerciali di fabbricazione cinese (inclusi diversi modelli del Dji Mavic) sono stati acquistati da volontari di varie regioni russe per essere usati in battaglia, pertanto si evince che la Russia sta affrontando un problema non indifferente riguardante la disponibilità di droni. </p>



<p>Da dove arriva questa carenza? Una delle cause principali è legata alla dipendenza della Russia dalla tecnologia estera. <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-sforzi-russi-per-aumentare-la-produzione-di-microchip-non-sono-sufficienti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vi abbiamo già raccontato</a> di come, nel settore dei microchip ad alte prestazioni, la produzione locale non riesca a sopperire allo <strong>stop delle importazioni dall&#8217;Occidente</strong> e da alcuni Paesi produttori orientali (come la Corea del Sud o Taiwan). </p>



<p>La stessa dinamica la si ritrova nel settore dei droni in quanto le aziende russe che fabbricano Uav facevano affidamento su catene di fornitura globali per alcuni componenti elettronici e altra componentistica, come i motori e apparecchiature industriali. </p>



<p>Dopo l&#8217;annessione della Crimea e l&#8217;inizio della guerra nel Donbass nel 2014, infatti, lo sviluppo degli Uav russi è diventato più lento e afflitto da maggiori problemi di manutenzione, come segnala anche <em><a href="https://jamestown.org/program/russian-uavs-what-has-gone-wrong/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Jamestown Foundation</a></em>. </p>



<p>Le società statali del settore degli armamenti (Rostec e Uac), hanno cercato di costruire droni in proprio, per sopperire alle difficoltà incontrate da altre “semi-private” che si occupano di questo settore (Kronstadt, Zala Aero Group e Uzga), ma con scarsi risultati: i velivoli <a href="https://it.insideover.com/guerra/nuovo-drone-russo-okhotnik-b.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">S-70 “Okhotnik”</a> e Korsar vanno a rilento, nonostante si parli di uno sviluppo decennale. </p>



<p>Un altro problema, strettamente correlato al primo, è infatti che la Russia non riesce ad arrivare a una <strong>produzione in serie</strong> di determinati Uav di grandi dimensioni, e anche per quelli più piccoli, come le <em>loitering munitions</em>, la produzione è di basso rateo con circa 50/60 esemplari l&#8217;anno. </p>



<p>Diventa quindi chiaro perché Mosca, per i “droni kamikaze” e per i Male, abbia dovuto affidarsi in gran fretta alle forniture iraniane, che non sono state preordinate da regolare contratto di acquisizione come avviene per qualsiasi sistema d&#8217;arma venduto all&#8217;estero, ma hanno avuto un “canale preferenziale” di vendita. </p>



<p>Inoltre, lo sviluppo di Uav in Russia è stato particolarmente difficoltoso perché Mosca ha tentato di distribuire <strong>risorse limitate</strong> tra troppi progetti e ha imposto il controllo statale sulle aziende private, piuttosto che stimolarne l&#8217;iniziativa migliorando l&#8217;ambiente istituzionale afflitto da corruzione e malagestione. </p>



<p>Non c&#8217;è via d&#8217;uscita quindi? Si ritiene che la Russia possa cercare (o stia già cercando) di risollevare il settore degli Uav, come altri, attraverso il <strong>contrabbando </strong>di componenti primari e l&#8217;<strong>aiuto di Paesi amici</strong>, che potrebbero fare da intermediari per le tecnologie occidentali sotto embargo. Non si tratta però di un processo immediato: occorreranno mesi perché si possa dare ossigeno all&#8217;industria locale, ed ecco perché, quindi, Mosca si è rivolta a Teheran e alla Cina per colmare questo divario e quindi poter continuare a usare Uav nel conflitto in Ucraina. L&#8217;attuale situazione di <strong>stallo</strong>, dove le forze russe si sono ritirate su linee meglio difendibili a est del fiume Dnepr, servirà quindi anche a guadagnare tempo per l&#8217;industria, e non è da escludere che passati i mesi invernali si possa assistere a un utilizzo più intenso di Uav di fabbricazione russa.</p>
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		<title>Il problema logistico “dell&#8217;ultimo miglio” e il possibile uso dei droni</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-problema-logistico-dellultimo-miglio-e-il-possibile-uso-dei-droni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2022 14:25:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220401173742830_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220401173742830_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220401173742830_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220401173742830_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220401173742830_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220401173742830_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220401173742830_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La supply chain, o catena di rifornimento della logistica militare, è un&#8217;organizzazione fondamentale per poter condurre operazioni belliche in modo efficace al pari del possesso di forze armate bene addestrate (e motivate) e di armi idonee al tipo di conflitto che si deve (o prevede) di affrontare. La capacità di rifornimento di munizioni, viveri, materiale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-problema-logistico-dellultimo-miglio-e-il-possibile-uso-dei-droni.html">[...]</a></p>
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<p>La capacità di rifornimento di munizioni, viveri, materiale medico “dal magazzino alla trincea” viene risolta con un apparato logistico che coinvolge tutte le risorse e i mezzi (anche di tipo civile) di un Paese e sfrutta lo strumento aeronautico, navale e terrestre. Sostanzialmente l&#8217;architettura della catena di approvvigionamento è rimasta invariata dalla Seconda Guerra Mondiale: si utilizzano navi, velivoli e veicoli per portare tutto il necessario alle truppe impegnate in combattimento. Il miglioramento tecnologico di certi mezzi di trasporto, nella fattispecie quelli aerei, ha solamente implementato il rapporto carico trasportato / mezzo utilizzato rispetto al tempo impiegato: oggi un velivolo come il C-17, o l&#8217;intramontabile C-130, può trasportare, singolarmente, un elevato carico in breve tempo su piste avanzate.</p>
<p>Resta però il <strong>problema rappresentato “dall&#8217;ultimo miglio”</strong> di questa catena, ovvero il trasporto dai centri di stoccaggio e smistamento avanzati sino al fronte. Ancora oggi si usano veicoli terrestri, esattamente come 80 anni fa, che oltre ad avere lo svantaggio di essere legati a linee di comunicazione (strade) che non sempre sono percorribili, rappresentano un bersaglio altamente pagante per l&#8217;azione avversaria: interrompere i rifornimenti significa cambiare le sorti di uno scontro se non di un intero conflitto.</p>
<p>L&#8217;attuale conflitto in Ucraina, essendo di tipo “semi-simmetrico” intendendo con questo termine uno scontro tra due entità statuali che vede l&#8217;utilizzo classico delle forze armate insieme a tattiche di guerriglia, ha rinfrescato la memoria della <strong>fragilità di questo sistema</strong>: i veicoli russi carichi di rifornimenti sono stati oggetto di attacchi “mordi e fuggi” da parte dell&#8217;esercito ucraino che ha saputo sfruttare alcuni fattori contingenti e universali come, rispettivamente, la scarsa diffusione della rete stradale e la lunghezza delle linee di rifornimento. Kiev, consapevole di questa fragilità intrinseca, ha infatti esplicitamente dato ordine di concentrare gli attacchi sulle colonne di camion russi carichi di munizioni, carburante e viveri per i soldati in prima linea, ottenendo, principalmente nella prima fase del conflitto, un effetto ritardante dell&#8217;avanzata russa che in alcuni casi è stata addirittura fermata.</p>
<p>La guerra in Ucraina, però, è anche una <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-conflitto-in-ucraina-e-anche-una-guerra-di-droni.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>guerra di droni</strong></a>. Come abbiamo già avuto modo di dire in precedenza, nel conflitto entrambe le parti stanno facendo largo uso di Uav (<em>Unmanned Air Vehicle</em>) di tipo diverso e non solo militare. Soprattutto da parte ucraina sappiamo che droni di tipo commerciale sono stati impiegati per la sorveglianza del campo di battaglia, la ricognizione e anche per l&#8217;acquisizione dei bersagli per l&#8217;artiglieria, inoltre abbiamo assistito allo sgancio di piccole bombe da mortaio su bersagli puntiformi (veicoli e concentrazioni di truppe) in modo efficace dal punto di vista del rapporto costi/benefici. Giova ricordare ancora una volta che Ucav (<strong>Unmanned Combat Air Vehicle</strong>) come i <strong>Bayraktar TB2</strong> di parte ucraina, e gli <strong>Orion</strong> di parte russa, sono stati particolarmente efficaci durante il conflitto in atto, come evidenziato dai filmati che ci sono giunti dai rispettivi organi di propaganda. In particolare i Bayraktar, per le loro dimensioni e capacità di carico utile, sono quelli che forse rappresentano meglio questa forma di condurre le operazioni belliche, sebbene si siano già visti in azione <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-lezioni-militari-che-si-possono-apprendere-dal-conflitto-nel-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener">nel breve conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020</a> e ancora prima in Siria.</p>
<p>Se uno Uav viene pensato oggi principalmente come una piattaforma di attacco e Istar (<em>Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance</em>), lo si deve per la sua capacità di avere raggio d&#8217;azione, carico bellico e durata di missione pari o superiore a quelle di un cacciabombardiere pilotato senza “l&#8217;inconveniente” della messa in pericolo della vita di un pilota, che per essere formato richiede un investimento pluriennale molto costoso.</p>
<p>L&#8217;utilizzo di <strong>piccoli droni</strong> per compiti di sorveglianza/ricognizione è invece fondamentale per quella che si chiama “<em>situational awareness</em>” sul campo di battaglia, fornendo dati in tempo reale alle truppe impegnate in combattimento.</p>
<p>Questa lunga premessa ci porta a quello che è il fulcro della nostra trattazione, ovvero se sia possibile usare i droni per poter coprire quel “ultimo miglio” della catena di rifornimento per le truppe. Qualcosa di simile era già stato tentato, privatamente, durante il conflitto in Siria: un privato, ex pilota di C-17 dell&#8217;Usaf, ha varato un progetto chiamato <a href="https://warontherocks.com/2022/05/the-dubious-prospects-for-cargo-delivery-drones-in-ukraine/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Syria Airlift</strong></a> per cercare di portare aiuti medici alla popolazione martoriata dalla guerra e sotto assedio.</p>
<p>Il progetto è fallito per molte ragioni: il team di volontari mancava di un modello di business sostenibile; sono andati incontro a difficoltà per ottenere l&#8217;affidabilità di cui c&#8217;era bisogno dalla tecnologia emergente dei droni; quando la guerra siriana è diventata più complessa e l&#8217;autoproclamato Stato Islamico si è scatenato in tutta la Siria, la volontà degli investitori di sostenere lo sforzo della società è svanita; infine l&#8217;effettivo valore delle consegne tramite drone è rimasto incerto.</p>
<p>Il creatore di questo progetto ha anche individuato le <strong>sfide</strong> per un&#8217;attività di questo tipo, da lui ritenute pressoché insormontabili: conoscere lo scopo dell&#8217;attività, ovvero sapere cosa inviare e nelle giusta quantità; capire se ha senso consegnare tramite drone per una questione legata al peso dei carichi trasportabili e quindi al rapporto costi/efficacia stante le condizioni che si trovano nell&#8217;ambiente operativo; scegliere la giusta tecnologia di consegna intendendo la tipologia di drone, il tipo di propulsione e la definizione della giusta autonomia di servizio; ridurre il più possibile il costo per chilogrammo trasportato; determinare il luogo di lancio, che sul campo di battaglia può facilmente essere soggetto ad attacchi avversari e non deve coinvolgere Paesi terzi; costruire un&#8217;organizzazione per operare su larga scala che richiede risorse e tempo; ottenere un elevato grado di affidabilità quindi avere una formazione approfondita e rigorose; trovare finanziatori e partner e quindi mitigare i rischi associati a questo tipo di attività (prevalentemente di tipo reputazionale); sviluppare infrastrutture per la ricezione degli aiuti; sviluppare un modello di business sostenibile; costruire una rete logistica internazionale infine sopravvivere in un ambiente fortemente ostile e altamente contestato come quello di un conflitto tra Stati dotati di armamenti moderni.</p>
<p>L&#8217;analisi fatta, quindi, sembra che ammetta la possibilità di usare droni di piccole/medie dimensioni per poter consegnare, in questo caso, aiuti a truppe circondate o al fronte, oppure alla popolazione civile sotto assedio, ma il fallimento di Syria Airlift non deve far pensare che sia del tutto impossibile un&#8217;operazione del genere.</p>
<p>L&#8217;esperienza fatta dal fondatore del progetto era destinata a fallire perché partita con una <strong>premessa sbagliata</strong>, ovvero quella di voler affidarsi esclusivamente a finanziatori civili, quindi a privati che hanno comunque limitate possibilità finanziarie e di progettazione. In <strong>campo militare</strong> sarebbe invece possibile emanare dei requisiti per un drone di piccole/medie dimensioni in grado di poter avere un&#8217;adeguata capacità di carico e autonomia e quindi essere usato per poter percorre quel “ultimo miglio” che manca alla catena logistica in relativa sicurezza.</p>
<p>Innanzitutto un progetto sovvenzionato dalla Difesa potrebbe mettere a sistema più realtà, civili e militari, che lavorando in sinergia sarebbero in grado di arrivare alla definizione di un sistema dai requisiti accettabili: tra i 50 e i 100 chilogrammi di carico e autonomia tra i 100 e i 150 chilometri, con dimensioni non eccessive e soprattutto con un disegno che permetta di poter immagazzinare lo Uav in contenitori ermetici, con ali estraibili magari simili a quelle di alcune <a href="https://it.insideover.com/guerra/larma-definitiva-scatta-lora-degli-switchblade.html" target="_blank" rel="noopener"><em>loitering munitions</em></a>. Il drone sarebbe standard, e lanciato in sciami in modo da poter consegnare complessivamente un adeguato carico di materiale, ma soprattutto la piattaforma di lancio sarebbe duale (navale e aerea) ma con una <strong>maggiore vocazione marittima</strong>: pensiamo a dei lanciatori containerizzati trasportabili su unità di superficie o a sistemi lanciabili da sottomarini sfruttando i tubi lanciasiluri o i Vls (<em>Vertical Launch System</em>) lanciamissili.</p>
<p>La <strong>piattaforma aerea</strong> sarebbe invece su un carico pallettizzato paracadutato da un aereo da trasporto ad alta quota (fattore che aumenterebbe anche la portata dei droni), al di fuori del raggio d&#8217;azione dei sistemi missilistici avversari. Qualcosa che già avviene in modo sperimentale per il <a href="https://www.thedrive.com/the-war-zone/43550/special-operations-c-130-hits-target-with-a-rapid-dragon-pallet-dropped-cruise-missile" target="_blank" rel="noopener">lancio dei missili da crociera</a>. Questi Uav lavorerebbero in modo automatico, venendo equipaggiati con sensori passivi (una videocamera) che raffronterebbero le immagini riprese con la rotta preimpostata (di andata e ritorno) in modo da poter consegnare il carico in modo preciso e poi ritornare in territorio amico senza emissione di segnali.</p>
<p>Si tratta di un progetto molto ambizioso, e come tale solamente le risorse economiche di uno Stato potrebbero affrontarlo in modo efficace.</p>
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		<title>Il drone made in Germany “Vector” che usano gli ucraini</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-drone-made-in-germany-vector-che-usano-gli-ucraini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 16:05:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Drones]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="656" height="488" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Drone-Vektor.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Drone-Vektor.jpg 656w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Drone-Vektor-300x223.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px" /></p>
<p>La Germania ha fornito un certo numero di droni “Vector” all&#8217;esercito ucraino che li sta utilizzando nel conflitto contro la Russia. La notizia è stata diffusa dal Times sollevando qualche imbarazzo in quel di Berlino: il contratto tra il governo ucraino e la società produttrice infatti, la Quantum System, era stato siglato privatamente in un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-drone-made-in-germany-vector-che-usano-gli-ucraini.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-drone-made-in-germany-vector-che-usano-gli-ucraini.html">Il drone made in Germany “Vector” che usano gli ucraini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="656" height="488" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Drone-Vektor.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Drone-Vektor.jpg 656w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Drone-Vektor-300x223.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px" /></p><p>La <strong>Germania</strong> ha fornito un certo numero di <strong>droni “Vector”</strong> all&#8217;<strong>esercito ucraino</strong> che li sta utilizzando nel conflitto contro la Russia. La notizia è stata diffusa dal <a href="https://www.thetimes.co.uk/article/german-drone-to-direct-ukrainian-fire-from-the-skies-kmsxvd7tj" target="_blank" rel="noopener"><em>Times</em> </a>sollevando qualche imbarazzo in quel di Berlino: il contratto tra il governo ucraino e la società produttrice infatti, la <a href="https://www.quantum-systems.com/project/vector/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Quantum System</strong></a>, era stato siglato privatamente in un momento in cui la Germania era ancora titubante riguardo all&#8217;invio di sistemi d&#8217;arma tedeschi all&#8217;Ucraina.</p>
<p>L&#8217;amministratore delegato della società produttrice, con sede in Baviera, ha infatti affermato, in un&#8217;intervista a <a href="https://www.rnd.de/politik/ploetzlich-sind-neue-deutsche-drohnen-an-der-front-GCBUFGJTJJFV7N7YRT6VZH7K4A.html?_sp=7de01262-253a-4722-a3ea-fc77d86b9b0f.1650983565916&amp;outputType=valid_amp" target="_blank" rel="noopener"><em>Redaktions Netzwerk Deutschland (Rnd)</em></a>, che “i nostri primi droni sono in realtà già in Ucraina” mentre il dicastero della Difesa tedesco ha affermato di non aver “mai sentito parlare di droni di questo tipo”.</p>
<p>Ora Berlino ha radicalmente mutato la sua politica riguardante l&#8217;invio di armamenti al Paese invaso dall&#8217;esercito russo: si parla della possibilità di fornire i <a href="https://www.reuters.com/world/europe/germany-supply-gepard-anti-aircraft-systems-ukraine-2022-04-26/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>flakpanzer</em> Gepard</strong></a> (mezzi corazzati antiaerei), e <strong>Rheinmetal</strong> <a href="https://www.zeit.de/politik/ausland/2022-04/rheinmetall-leopard-ukraine-waffen-lieferung-genehmigung" target="_blank" rel="noopener">ha richiesto l&#8217;autorizzazione</a> al governo federale di poter fornire 88 vecchi carri armati <strong>Leopard 1A5</strong> risalenti agli inizi degli anni &#8217;60, 100 Ifv (Infantry Fighting Vehicle) <strong>Marder</strong> e addirittura 20 più moderni, ma sempre delle prime serie (probabilmente A4), <strong>Leopard 2</strong>.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-danno-il-via-libera-per-i-carri-armati-allucraina.html" target="_blank" rel="noopener">Abbiamo già avuto modo di affermare</a> che la scelta di fornire equipaggiamento di produzione occidentale e un Paese che ha sempre e solo utilizzato sistemi di fabbricazione sovietica/russa è una scelta che, sebbene fattibile, implica la necessità di mesi di addestramento per il personale, che non li conosce e quindi non può immediatamente utilizzarli.</p>
<p>Tornando al drone della Quantum System, si tratta di un piccolo Uav (<em>Unmanned Air Vehicle</em>) elettrico da<strong> ricognizione</strong> a decollo e atterraggio verticale (eVtol) che è stato sviluppato insieme alla Esg Defence Public Security per il mercato militare e di sicurezza.</p>
<p>Il drone è stato presentato nel giugno 2019 ed è adatto per una gamma di applicazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) come la sorveglianza del campo di battaglia, il pattugliamento dei confini e la ricerca e salvataggio (<em>Search and Rescue</em>). Altre capacità di missione del piccolo velivolo senza pilota includono la protezione dei convogli, le osservazioni sul traffico e la protezione dei porti e di altre strutture estese. Il Vector, come detto, è uno Uav a propulsione elettrica azionato da una stazione di controllo a terra tramite un pilota automatico e un collegamento dati. L&#8217;intero sistema può essere trasportato da una sola persona in una valigetta o in uno zaino.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="VECTOR  SCORPION UAV DRONE by Germany Quantum Systems" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/eKcOX_GSmjw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<p><script>ga("set", "video_embed", "youtube_eKcOX_GSmjw");</script></p>
<p>Il <a href="https://auterion-gs.com/vector-scorpion/" target="_blank" rel="noopener">Vector</a> può raggiungere una velocità massima <strong>fino 90 km/h</strong> ed è in grado di resistere a velocità del vento di circa 43 km/h. Lo Uav pesa poco meno di <strong>sei chilogrammi</strong> e presenta un design ad ala fissa con un&#8217;<strong>apertura alare di 2,8 metri</strong>. Ha una cellula sandwich a nido d&#8217;ape, che è rinforzata con fibra di vetro e kevlar per fornire durata e alta resistenza in condizioni meteorologiche avverse.</p>
<p>Su ogni ala è installata un&#8217;elica a due pale ad alta efficienza, a cui se ne aggiunge una sulla sezione di coda: tutte e tre sono basculanti e passano quindi da un allineamento orizzontale a uno verticale ruotando di 90 gradi. Un sofisticato sistema di raffreddamento è installato sotto la fusoliera per il collegamento dati e l&#8217;elettronica. Il drone è dotato di carrello di atterraggio a due gambe. Il disegno flessibile dello Uav gli consente di diventare un vero e proprio elicottero convenzionale, noto come <strong>Scorpion</strong>, rimuovendo le ali e il tronco di coda, e attaccando tre bracci dotati di eliche.</p>
<p>Per quanto riguarda <a href="https://xcopter.com/product/quantum/vector/190524_VS_brochure_quer_V15.pdf" target="_blank" rel="noopener">il carico utile</a>, il Vector è dotato di un <em>gimbal</em> modulare elettro-ottico/infrarosso (Eo/Ir) sotto la sezione anteriore della fusoliera. Il carico utile è integrato con sensori di alto valore e ottiche avanzate. L&#8217;Uav è pensato per due configurazioni di carico utile: un sistema Eo/Ir con illuminatore laser, un telemetro laser a infrarossi e una fotocamera con zoom ottico per acquisire immagini e video e una fotocamera da 21 megapixel per il pacchetto di sensori di mappatura tattica.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3vDhyH5" target="_blank" rel="noopener"><strong>L&#8217;Aeronautica Militare Italiana in Romania per l&#8217;Air Policing Nato</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3uPwoK7" target="_blank" rel="noopener"><strong>Gli Usa danno il via libera per la cessione di tank all&#8217;Ucraina</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3NdyuvV" target="_blank" rel="noopener"><strong>La &#8220;guerra dei droni&#8221; nei cieli dell&#8217;Ucraina</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p>Il pilota automatico del Vector, sviluppato da Quantum Systems, è in grado di eseguire autonomamente una traiettoria di volo predefinita. Nella fusoliera del velivolo sono alloggiate anche quattro batterie agli ioni di litio riscaldate da 100 Wh in grado di effettuare missioni a basse temperature. L&#8217;unità portatile della stazione di controllo a terra (Gcs) sfrutta antenne per fornire comando e controllo attraverso un collegamento crittografato militare. La pianificazione e l&#8217;esecuzione della missione possono essere eseguite da una singola persona utilizzando il software di missione QBase 3D C2, che produce automaticamente le traiettorie di volo e registra i dati della missione sul Gcs. Il software consente inoltre all&#8217;operatore di modificare il piano della missione prima del volo, durante o dopo la missione. Il collegamento dati è integrato nel software e trasmette immagini e flussi video acquisiti dai carichi utili di bordo all&#8217;unità di controllo a terra portatile. La velocità di trasmissione dati dichiarata è di 10Mbps fino a un raggio di 15 chilometri. L&#8217;uso di antenne specifiche aumenta il raggio di comando e controllo a 25 chilometri. Il Vector ha un tempo di volo massimo di due ore alla velocità di crociera di 70 km/h e può operare a temperature comprese tra -20 e 45 gradi centigradi e il costo di un singolo esemplare si aggira intorno ai 180mila euro.</p>
<p>Come abbiamo potuto vedere il Vector è un drone disarmato, e gli ucraini lo stanno utilizzando sia in accompagnamento all&#8217;Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) <strong>Bayraktar TB2</strong>, sia per la sorveglianza del campo di battaglia: <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-conflitto-in-ucraina-e-anche-una-guerra-di-droni.html" target="_blank" rel="noopener">abbiamo già avuto modo di dirvi</a> che nel conflitto ucraino l&#8217;esercito di Kiev ha dimostrato di utilizzare piccoli Uav, anche reperibili in commercio, per <strong>coordinare il fuoco di artiglieria</strong> o come strumenti di ricognizione spendibili. Questa scelta si sta rivelando sicuramente efficace sia dal punto di vista logistico, perché un piccolo drone commerciale non richiede un particolare (e lungo) addestramento, sia dal punto di vista tattico ma solo se si ha contezza del territorio in cui si opera: spesso i droni che si trovano in commercio non forniscono immagini georeferenziate e pertanto per utilizzarli in ambito militare, ad esempio per coordinare il fuoco di artiglieria, è necessario avere ben presente la topografia del luogo, fattore che gioca a vantaggio degli ucraini che si trovano a combattere sul proprio territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-drone-made-in-germany-vector-che-usano-gli-ucraini.html">Il drone made in Germany “Vector” che usano gli ucraini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I container volanti del Pentagono</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/i-container-volanti-del-pentagono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Mar 2022 14:38:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa usa]]></category>
		<category><![CDATA[Forze speciali americane]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
		<category><![CDATA[Us Air Force (Usaf)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La storia del delivery ha radici profonde, legate a dinamiche che il progresso stesso ha creato e trasformato per necessità di consumo. Un’interessante articolo pubblicato dal Time, racconta che negli Usa, già nel diciottesimo secolo, diversi hotel coloniali si adoperavano per la consegna di pasti a domicilio. Questo poteva avvenire in quanto i loro servizi miravano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/i-container-volanti-del-pentagono.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220306153423354_738e716d1392044482288a804e9b01a3-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La storia del delivery ha radici profonde, legate a dinamiche che il progresso stesso ha creato e trasformato per necessità di consumo. Un’interessante articolo pubblicato dal<em> <a href="https://time.com/4291197/take-out-delivery-food-history/?amp=true">Time</a></em>, racconta che negli Usa, già nel diciottesimo secolo, diversi hotel coloniali si adoperavano per la consegna di pasti a domicilio. Questo poteva avvenire in quanto i loro servizi miravano a poter soddisfare le esigenze più stravaganti del tempo. Il progresso, successivamente, si perfezionò per i pranzi al sacco e per le scatole di crakers, utilizzate dagli amanti dei picnic e dai viaggiatori che non avevano la possibilità di fermarsi. Ma il vero <b>salto generazionale</b>, in  realtà, lo si ebbe alla fine della seconda guerra mondiale, quando l’avvento del televisore tenne la popolazione incollata allo schermo, facendo registrare un calo vertiginoso di presenze e d’introiti nei ristoranti.</p>
<p>Le associazioni dei ristoratori capirono che per risolvere il problema era necessario  trasportare la merce fino a dentro le case, così, da quel momento, si cominciarono a pubblicizzare i menù d’asporto mediante i  televisori stessi. Proprio grazie a questa scelta vincente, si rilevò, nei dati statici degli anni cinquanta, <span style="font-size: 1rem;">la ripresa ed un incremento complessivo dei fatturati, che il <em>Time</em> riporta tra il 20 ed il 50%.</span><span style="font-size: 1rem;"> Attualmente</span><span style="font-size: 1rem;"> gli investimenti di colossi industriali nel settore del trasporto hanno raggiunto cifre a nove zeri con il fine di soddisfare, non solo le richieste del settore civile, ma soprattutto quello del mondo militare.</span></p>
<h2>Oggi gli Usa spostano la logistica in volo</h2>
<p>Come per il passato, anche oggi, le nuove necessità hanno portato ad una rivoluzionaria innovazione nel settore “delivery”. Secondo l’analisi delle <a href="https://www.airforce-technology.com/news/us-dod-selects-silent-arrow/">risorse</a> il dipartimento della Difesa Usa sta sviluppando, infatti, nuove policy nel settore tattico, atte a modernizzare il trasporto di merci e beni in un modo del tutto fantascientifico, tanto che l’inimmaginabile possibilità di trasferire logistica in volo diventa realtà. Mediante alianti autonomi dotati, per alcuni modelli, anche di motore ed un contratto di circa 2,2 milioni di dollari è partita la sperimentazione che vede la collaborazione del più importante dipartimento per lo sviluppo del Pentagono con lo Special Operation Command.</p>
<hr />
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<p><a href="https://aresdifesa.it/lusaf-ordina-15-droni-silent-arrow-per-la-consegna-di-materiale/">Fonti</a> confermano che mediante il Warfighter Lab Incentive Fund è stato dato il via al finanziamento per lo sviluppo del progetto GD-2000. Tale iniziativa, sotto l’ombrello delle operazioni CONOPs ed in concomitanza della Silent Arrow, sono a lavoro per una delle più sensazionali innovazioni dedicate al mercato delle consegne delle merci per carichi pesanti e privi di pilota. Le varie <a href="https://nationalinterest.org/blog/buzz/department-defense-testing-airborne-cargo-glider-200593">narrative</a> editoriali descrivono con entusiasmo i test di lancio conclusisi con esito positivo da aerei cargo C-130 che hanno consacrato il primo impiego operativo ufficiale dei <b>container volanti.</b></p>
<p>I dettagli sulla produzione hanno visto colossi del Tech, come la YEC, firmare accordi di sviluppo e distribuzione del drone in Europa mediante il <a href="https://themelgroup.co.uk/slicice/Silent_Arrow_Brochure_090219.pdf">Gruppo MEL</a>, già operativo anche in altri paesi come India, Singapore, Australia, Corea del Sud. Le caratteristiche di questa fenomenale intuizione descrivono al momento una struttura a dispiegamento alare a molla di circa 8,5m, una fusoliera di 2,5 m ed è riportato un peso lordo di 907 kg. Il progetto può ospitare un volume di carico pari a 75 metri cubi, che si traducono in circa 453 kg. <span style="font-size: 1rem;">La navigazione descrive un’altissima precisione nella consegna del carico grazie al sistema di pilota automatico Pixhawk Cube. Ma le <a href="https://insideunmannedsystems.com/air-force-orders-15-silent-arrow-precision-guided-cargo-delivery-drones/">risorse</a> aperte individuano anche un GPS, un sistema per il rilevamento della luce Lidar ed uno per la misurazione inerziale. La destinazione del container volante è dedicato al cosiddetto MRE, ovvero ai pasti pronti da consumare, ma anche a medicinali, acqua, carburante e munizioni. Le differenti tipologie di modello prevedono nel caso del prototipo ER Silent Arrow, addirittura la capacità di decollo dal suolo con possibilità di recupero  dello stesso anche da aeroporti d’emergenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Infine, anche </span><span style="font-size: 1rem;">l’economia sembra essere tutta dalla parte della logistica volante Usa. Infatti, grazie anche all&#8217;interfaccia Android collocata sul sistema di navigazione <a href="https://www.unmannedsystemstechnology.com/2022/02/silent-arrow-wins-defense-contract-for-gd-2000-uas/">Tactical Assault Kit</a>, è possibile un’altissima capacità di precisione per le consegne, sia con guida in radiofrequenza che visuale. Proprio per questo sembrerebbe, secondo quanto affermato dal Gruppo Yec stesso, che i risparmi effettivi sui costi e consumi rispetto ai tradizionali sistemi AirDrop sarebbero addirittura del 50%, lanciando di fatto questa rivoluzionaria invenzione a leader incontrastato, non solo nel futuro dell’industria ma soprattutto in quello della guerra tattica.</span></p>
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		<title>Ecco quali sono (e di chi sono) i droni in uso nei Paesi africani</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/ecco-quali-sono-e-di-chi-sono-i-droni-in-uso-nei-paesi-africani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Aug 2021 13:06:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
		<category><![CDATA[Ucav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-1024x654.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Unmanned Air Vehicle (Uav), Unmanned Combat Air Vehicle (Ucav) e Unmanned Aircraft Systems (Uas) sono sigle che vengono riassunte nell&#8217;unico termine, improprio ma efficace, di droni. Si tratta di velivoli senza pilota utilizzati per la ricognizione, l&#8217;attacco oppure per la raccolta di segnali. Non si tratta di una tecnologia nuova, ma negli ultimi due decenni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/ecco-quali-sono-e-di-chi-sono-i-droni-in-uso-nei-paesi-africani.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-1024x654.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>Unmanned Air Vehicle</em> (Uav), <em>Unmanned Combat Air Vehicle</em> (Ucav) e <em>Unmanned Aircraft Systems</em> (Uas) sono sigle che vengono riassunte nell&#8217;unico termine, improprio ma efficace, di <strong>droni</strong>. Si tratta di velivoli senza pilota utilizzati per la ricognizione, l&#8217;attacco oppure per la raccolta di segnali. Non si tratta di una tecnologia nuova, ma negli ultimi due decenni ha conquistato il campo di battaglia e, in un caso, ne ha rivoluzionato così tanto la tattica da fare manuale.</p>
<p>Stiamo parlando del recente <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-lezioni-militari-che-si-possono-apprendere-dal-conflitto-nel-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>conflitto nel</strong> <strong>Nagorno-Karabakh</strong></a> dove i droni azeri – e ancora più la loro modalità di impiego – hanno spazzato via le difese armene. Il loro utilizzo massiccio e con tattiche diverse, alcune delle quali inaspettate almeno da parte armena, è stato una delle chiavi di volta della vittoria di Baku.</p>
<p>Gli azeri hanno usato droni kamikaze, Uas medi da attacco con munizioni guidate e Uas da ricognizione di concerto con l’artiglieria, con effetti devastanti. L’Azerbaigian, infatti, in questo settore aveva una superiorità schiacciante: negli arsenali azeri erano presenti infatti 85 <strong>droni israeliani</strong> Orbiter 2M, Iai Heron e Searcher 2, Aerostar, Elbit Hermes 450 e 900. Sono stati utilizzati anche un gran un numero (imprecisato) di <strong>Uav turchi</strong> Bayraktar TB2. L’Armenia, invece, aveva a disposizione poco più 15 esemplari (anche se alcune fonti riportano 40) di locali Krunk, Baze e X-55.</p>
<p>Contro un avversario trincerato, come l’esercito armeno, gli attacchi di droni hanno sortito l’effetto di decimare i posti di comando fissi, i centri logistici e le aree di concentrazione delle forze, indebolendo gravemente le difese armene. I rinforzi, dati da mezzi da combattimento pesanti, hanno ricevuto lo stesso trattamento, forse anche peggiore. Colti allo scoperto, per via delle prevedibili direttrici di avanzamento, gli Mbt armeni sono stati letteralmente spazzati via: si calcola che ne siano andati persi circa 240 tra distrutti o catturati. La distruzione delle forze corazzate e meccanizzate armene è stata cruciale per consentire alle unità speciali azerbaigiane leggere, col supporto dell’artiglieria, di catturare i punti strategici del Nagorno-Karabakh, come Shusa, ponendo quindi l’Armenia nelle condizioni di dover accettare una pace imposta (dalla Russia e dalla Turchia) che ne ha sancito la sconfitta.</p>
<p>Questa è forse la <strong>lezione più importante</strong> appresa da quel conflitto: davanti a un avversario che utilizza tattiche convenzionali, anche se numericamente superiore, i droni diventano una risorsa spendibile e altamente efficace per colpire senza il timore di perdere assetti più costosi e vite umane.</p>
<p>Se siamo avvezzi da tempo a vedere i droni in azione nelle forze aeree dei Paesi più sviluppati, ora dobbiamo abituarci anche a vederli tra quelle dei Paesi africani. L&#8217;<strong>Africa</strong> rappresenta per questi strumenti, che come detto sono relativamente a basso costo e quindi “spendibili”, un florido mercato. La <strong>proliferazione</strong> di droni militari nel continente africano è iniziata sul serio quando è stato riferito che l&#8217;aviazione nigeriana, nel 2015, stava usando cinque Ucav di fabbricazione cinese <strong>Casc CH-3 Rainbow</strong> nella parte nord-orientale del Paese per combattere gli estremisti islamici di Boko Haram.</p>
<p>Del resto le capacità essenziali fornite dai droni come la sorveglianza, la ricognizione, l&#8217;attacco al suolo, sono piuttosto allettanti per gli eserciti africani, quindi, gli Uas stanno diventando rapidamente la punta di lancia dell&#8217;applicazione dell&#8217;<em>hard power</em> locale. Negli ultimi anni, c&#8217;è stato un aumento significativo nell&#8217;uso di droni da parte delle nazioni africane che si sono dimostrati efficaci in diverse operazioni antiterrorismo di alto profilo e oggi gli Uas sono diventati parte integrante delle loro strategie militari.</p>
<p>Uav da attacco ma anche da <strong>sorveglianza</strong>. Nel moderno campo di battaglia, infatti, la supremazia nel campo della raccolta di informazioni è un fattore cruciale che ne consente il dominio ed i droni offrono questa possibilità in tempo reale (o quasi) senza dover ricorrere a strumenti particolarmente sofisticati.</p>
<p>La proliferazione degli Uas in Africa è indicativa di una tendenza più ampia che vede i droni sostituire lentamente gli aerei con equipaggio nel prossimo futuro, quindi ne <strong>ridimensionerà</strong> la storica catena di approvvigionamento facendo entrare <strong>nuovi produttori</strong> di sistemi d&#8217;arma, ma soprattutto fa da <strong>termometro</strong> delle dinamiche geopolitiche in atto: nuove nazioni producono grandi quantità di droni a basso costo permettendo il loro inserimento in un contesto dove prima erano del tutto assenti, o quasi, anche considerando la politica statunitense di non vendere droni a quei Paesi dove i diritti umani sono “in discussione”.</p>
<p>Diventa quindi interessante <a href="https://military.africa/military-drones-in-africa-a-comprehensive-guide/" target="_blank" rel="noopener">dare uno sguardo</a> a quali nazioni africane stanno facendo incetta di droni e da chi. A oggi, <strong>21 Stati</strong> in Africa utilizzano droni di cui nove anche in versioni armate.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-327729" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-957x1024.png" alt="" width="957" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-957x1024.png 957w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-280x300.png 280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-768x822.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-1436x1536.png 1436w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-1914x2048.png 1914w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2.png 1794w" sizes="auto, (max-width: 957px) 100vw, 957px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Uganda</strong> opera principalmente droni di sorveglianza e a febbraio 2011 ha assegnato alla società israeliana Aeronautics Defense Systems un contratto per la fornitura di due droni Orbiter 2. L&#8217;anno successivo gli Stati Uniti hanno venduto quattro droni RQ-11B Raven di cui, a quanto risulta, uno è andato perduti. L&#8217;Uganda possiede anche un altro piccolo drone, di fabbricazione statunitense: l&#8217;AAI/Textron “Aerosonde”.</p>
<p>Il <strong>Botswana</strong> ha in forza un mix di piccoli droni e di Uas di media altitudine e lunga durata. Nel 2011 è stato firmato un contratto per l&#8217;acquisto di tre droni Silver Arrow Micro-V israeliani, mentre nel 2007, due Elbit Hermes 450 Male (Medium Altitude Long Endurance) sono stati consegnati da Israele via Singapore. Il Burundi, come l&#8217;Uganda, si è affidato agli Usa per l&#8217;acquisto di quattro RQ-11 sempre nel 2011.</p>
<p>Lo <strong>Zambia</strong> possiede un paio di droni Male per la sorveglianza (sempre gli Hermes 450 israeliani) da settembre 2018 e diversi droni cinesi Casc CH-3 Rainbow da attacco (Ucav), sebbene sembri che attualmente risultino disarmati. Nell&#8217;ottobre 2018 rapporti non confermati riferiscono che lo Zambia avrebbe concluso un accordo da 400 milioni di dollari Elbit per la fornitura di 18 droni SkyLark, consegnati nel 2019.</p>
<p>L&#8217;<strong>Etiopia</strong> ha in forza alcuni droni di fabbricazione israeliana Boomerang e Spylite (forniti nel 2011) mentre dal 2015 ha acquistato i cinesi CH-4 di Zerotech.</p>
<p>Anche il <strong>Senegal</strong> si è affidato a Israele: le sue forze armate schierano i Boomerang, i Spylite e i Skylark 2 della Elbit. Il <strong>Camerun</strong> è entrato nel club dei droni nel 2014 acquisendo diversi droni Aeronautics Orbiter 2, nonché alcuni droni quadricotteri Dji Phantom commerciali, droni Mavic Pro, Dji Inspire 2 e un paio di Dji Matrice 600 Pro. Nel 2015 sono stati presi in consegna sei Uav tattici Boeing Insitu ScanEagle mentre nel 2015/16, mentre nel 2018 sono arrivati anche gli Orbiter 3.</p>
<p>La <strong>Costa d&#8217;Avorio</strong> ha acquistato due droni Aerostar Aeronautics da Israele nel 2003. L&#8217;esercito del <strong>Kenya</strong> ha ordinato cinque sistemi Uav ScanEagle a settembre 2015 mentre nel 2012 ha ordinato otto RQ-11 Raven dagli Stati Uniti. Il Kenya sta anche collaborando con la turca Tai per sviluppare e mettere in campo un nuovo drone di sorveglianza.</p>
<p>Il <strong>Sudan</strong>, essendo un alleato dell&#8217;Iran, ne è anche un importante cliente: ha ricevuto diversi droni Ghods Ababil-3, Zagil e Ghod Mohajer. Risulta che abbia anche acquistato almeno un drone CH-3 dalla Cina nel 2010.</p>
<p>La <strong>Nigeria</strong> è uno dei Paesi col più alto numero di droni, tra cui quelli di attacco: ha acquistato cinque Casc CH-3A Rainbow, e un numero imprecisato di Yahbon Flash-20 dagli Emirati Arabi Uniti. Il Paese ha una flotta enorme di droni che include costruzioni autoctone e straniere come il Tsaigumi, l&#8217;Amebo, il d Gulma, lo Star Tiltrotor, l&#8217;ADS Aerostar, l&#8217;Uav commerciale Mugin, ancora gli RQ-11 Raven, gli Aerosonde, il drone ucraino PD-1, ancora i cinesi CH-4 ed i Wing Loong II infine i Tekever AR3. Particolarmente sorprendente è che l&#8217;aeronautica nigeriana stia lavorando su un Ucav locale, noto come Ichoku, sebbene non se ne conoscano gli sviluppi.</p>
<p>L&#8217;<strong>esercito egiziano</strong> possiede una delle più grandi flotte di droni in Africa. Circa dieci anni fa, la General Atomics è stata incaricata di fornire la versione per l&#8217;esportazione (non armata) del Predator MQ-1, ma gli Stati Uniti non sono l&#8217;unico fornitore. Nell&#8217;ottobre 2018 sono arrivati 32 Wing Loong 1D di fabbricazione cinese, a cui ha fatto seguito un secondo ordine nel 2019. L&#8217;Egitto ha anche anche gli Yabhon United 40 (Male) degli Emirati Arabi Uniti, i Casc Rainbow CH-4B, il sistema lanciato a mano RQ-20 Puma e drone di sorveglianza ASN-209 costruito localmente su licenza. Sembra che la Bielorussia intenda stabilire in Egitto la produzione di un lotto iniziale di Ucav che potrebbero essere i Burevestnik MB. Esiste anche un drone nazionale, l&#8217;ASN-209, la cui produzione è iniziata nel 2012. Inoltre, l&#8217;Egitto è anche interessato alla piattaforma Isr Falco Xplorer di Leonardo.</p>
<p>Il <strong>Marocco</strong> vede in servizio 4 MQ-1 Predator, e ha ordinato MQ-9B SeaGuardian insieme a 13 droni turchi Bayraktar TB2 (visti in azione in Nagorno-Karabakh); inoltre utilizza 3 droni da combattimento IAI Harfang (Heron) e 4 droni Hermes 900.</p>
<p>L&#8217;<strong>esercito algerino</strong> ha notevolmente ampliato la sua flotta di droni probabilmente a causa della sua rivalità geopolitica di lunga data con il Marocco. Algeri gestisce droni militari acquisiti principalmente dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Cina. Complessivamente schiera i Denel Dynamics Seeker II, gli AL fajer L-10, gli Amel 300 e 700, i CSS-01 e cinesi Casc CH-3 e CH-4, infine gli emiratini Yabhon United 40 e Yabhon Flash-20.</p>
<p>Il <strong>Sudafrica</strong> rappresenta forse il Paese con la tradizione più lunga di utilizzo di droni e ha una florida industria locale, rappresentata da Milkor, Denel Dynamics, CSIR, and ATE. Attualmente schiera diversi sistemi autoctoni che comprendono i Milkor MA380, MA80 e MA18, i CSIR Indiza, i Denel Dynamics Seeker 400, Bateleur, Seeker 2 e Skua (questo un drone bersaglio), infine i Paramount N-Raven (per attacchi a sciame).</p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>Libia</strong> è molto difficile stabilire con esattezza i modelli ed il numero dei droni utilizzati sui due fronti che si contrappongono nel conflitto, tuttavia, diversi importanti Uas sono stati visti in uso dalle varie fazioni in guerra. L&#8217;esercito nazionale libico (Lna) è un importante operatore di droni: si sono visti YFT-CZ35 di fabbricazione cinese così come i Wing Loong I e II, l&#8217;iraniano Ghod Mohajer e anche gli Orlan-10 di fabbricazione russa. Da maggio 2019 decine di Bayraktar TB2, insieme alle attrezzature e agli addestratori necessari, sono stati schierati dalla Turchia in Libia per supportare il Gna contro l&#8217;offensiva del Lna, affiancando gli Orbiter 3 già in servizio.</p>
<p>Chiudono questa carrellata la <strong>Mauritania</strong> che ha un certo numero di droni cinesi CH-4, la <strong>Tunisia</strong> (MQ-1 Predator probabilmente di proprietà statunitense, Boeing Insitu ScanEagle, Camcopter S-100, e con un ordine per i TAI Anka-S) il <strong>Mali</strong> (un Aeraccess Q800X mini Uav), il Niger (tre francesi DT26) e il <strong>Sud Sudan</strong> (un tipo di mini elicottero di sorveglianza non meglio definito della israeliana Global Group).</p>
<p>Guardando alla “geopolitica” dei droni ci si rende conto come la presenza degli Stati Uniti sia ancora significativa sebbene il mercato veda la presenza di sempre più droni israeliani (cosa che non stupisce <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-lezioni-militari-che-si-possono-apprendere-dal-conflitto-nel-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener">guardando ancora al caso della guerra in Nagorno-Karabakh</a>), cinesi e si comincino a vedere anche quelli turchi, sempre sull&#8217;onda pubblicitaria del conflitto nel Caucaso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/ecco-quali-sono-e-di-chi-sono-i-droni-in-uso-nei-paesi-africani.html">Ecco quali sono (e di chi sono) i droni in uso nei Paesi africani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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