I primi blitz prendevano di mira gli oblast russi più vicini al confine ucraino. Droni misteriosi penetravano nel territorio della Federazione russa come lame nel burro. Alcuni venivano intercettati e abbattuti, mentre altri riuscivano invece a colpire obiettivi strategici, come depositi di carburante o strutture militari. Con il passare dei mesi, queste iniziative misteriose sono diventate sempre più audaci, spingendosi fino all’area metropolitana di Mosca e, addirittura, lo scorso maggio, coinvolgendo il Cremlino.

A fine maggio, un attacco diretto da svariati droni aveva causato danni agli edifici in tre quartieri residenziali di Mosca, colpita ancora a luglio in ulteriori tre attacchi. Il governo russo ha accusato per ogni episodio citato Kiev, che dal canto suo non ha mai rivendicato gli attacchi. Si è così parlato della longa manus del corpo dei volontari russi, senza che emergessero prove certe, mentre gli Usa hanno ipotizzato che l’attacco contro il palazzo del potere di Vladimir Putin potesse essere stato condotto dai reparti dell’intelligence militare ucraina.

Gli ultimi sciami di droni che sono entrati in azione in Crimea e, soprattutto, nel cuore di Mosca – mettendo peraltro nel mirino il Moscow International Business Center, il quartiere degli affari della capitale russa – dovrebbero invece far parte della controffensiva guidata dagli uomini di Volodymyr Zelensky. Che pure non si è espresso sul caso specifico dello stesso grattacielo di vetro e acciaio danneggiato per due volte nel giro di 48 ore da un velivolo senza pilota, ma che ha inviato un messaggio emblematico a Putin. “L’Ucraina si sta rafforzando. A poco a poco, la guerra sta tornando nel territorio della Russia, nei suoi centri simbolici e nelle sue basi militari. E questo è un processo inevitabile, naturale e assolutamente giusto”, ha dichiarato il presidente ucraino.

A completare il quadro, troviamo l’attacco sferrato contro una nave militare russa, la Olenegorsky Gornyak, nell’area del porto di Novorossijsk, in Crimea. Per la cronaca, Kiev afferma di aver centrato il bersaglio desiderato, danneggiando l’imbarcazione appartenente alla flotta del Mar Nero, mentre Mosca sostiene di aver sventato il raid.

La guerra dei droni

Il Kyiv Post ha sottolineato come l’Ucraina stia diventando la più grande produttrice di droni al mondo, sia di veicoli aerei senza pilota che dei loro equivalenti navali. Kiev ci starebbe riuscendo grazie ad una combinazione di tre fattori: l’innovazione gestita dall’alto, e dunque dal governo ucraino, corposi investimenti messi sul tavolo dal settore privato e, infine, donazioni da parte della comunità.

Insomma, se negli ultimi giorni l’esercito ucraino è stato apparentemente in grado di condurre una guerra dei droni contro Mosca e altre località della Russia, Crimea compresa, questo sarebbe avvenuto proprio perché le forze armate di Zelensky potrebbero contare sull’aumento della fornitura di armamenti e su una non trascurabile dose di innovazione tecnologica.

“Un tale livello di produzione di droni letali, terrestri e galleggianti come in Ucraina non si trova in nessun paese al mondo”, ha sottolineato, non a caso, Oleksandr Kamyshin, il ministro ucraino responsabile della crescita della produzione militare del Paese.

Autosufficienza e crowdfunding

La faretra di Kiev è ricca di Uav di ogni tipo, a cominciare dal cosiddetto drone Beaver (traducibile come castoro), frutto di un progetto di crowdfunding. Serhiy Prytula, il fondatore di un interessante progetto di raccolta fondi ad uso militare e umanitario, ha postato sui social foto e video dei suddetti velivoli. Gli stessi che, a quanto pare, sarebbero stati avvistati in azione nei cieli di Mosca.

Non male come risultato per Prytula, la cui fondazione sarebbe riuscita a raccogliere – per lo più da cittadini ucraini – circa 5,5 milioni di dollari per acquistare 50 Beaver, al prezzo di quasi 108mila dollari l’uno, da consegnare alle forze armate nazionali.

La Cnn ha invece visitato un sito di test per droni navali fabbricati in Ucraina, tutti finanziati e creati su iniziativa di United24, la piattaforma di raccolta fondi di Zelensky. L’Ucraina punterebbe ad assemblare una flotta di 100 droni di questo tipo, alcuni dei quali tra l’altro già utilizzati per danneggiare il ponte di Kerch.

Tutti i segnali lasciano presagire che l’Ucraina stia accelerando per costruire la propria produzione militare per diventare, almeno in parte, autonoma. In modo tale da non dover dipendere solo ed esclusivamente dal sostegno straniero. A questo proposito, il ministro Kamyshin non ha fornito cifre specifiche sulla capacità produttiva dell’industria della difesa ucraina – che resta un dato riservato – ma ha fatto presente che sarebbe raddoppiata nell’ultimo mese. Il suo obiettivo è comunque ambizioso: trasformare l’industria della difesa dell’Ucraina, ancora ancorata in gran parte all’epoca sovietica, in un motore dello sforzo bellico.

I droni di Kiev

“In 15 mesi, il ministero della Difesa ha già messo in servizio più di 30 modelli di Uav di diverso tipo, ricognizione, attacco, droni kamikaze e munizioni di sbarramento”, ha affermato il ministro della Difesa ucraino Oleksij Reznikov. Come se non bastasse, qualche settimana fa il primo ministro ucraino, Denis Shmygal, aveva annunciato lo stanziamento da parte di Kiev di quasi 1,1 miliardi di dollari per produrre droni.

Per riuscire a diventare la regina dei droni, l’Ucraina ha eliminato le barriere doganali all’importazione di parti di questi veicoli, aumentato la quota di profitto dei produttori di Uav al 25% e deciso, in generale, di “promuove la produzione di massa di munizioni per droni”, ha evidenziato lo stesso Shymgal.

Più di 40 aziende ucraine coinvolte nella produzione di droni avrebbero firmato contratti con il governo ucraino. Il quale, dal canto suo, sta proponendo ai produttori stranieri di Uav di spostarsi in Ucraina, dove i costi sono bassi e dove possono sfruttare quotidianamente l’esperienza sul campo di battaglia per testare e potenziare le loro armi.

La strada è dunque tracciata. Ma su quali jolly può contare l’esercito di Zelensky? Ci sono i suddetti Beaver, ma anche i droni d’attacco Scalpel di One Way Aerospace, che si sono rivelati efficaci nel prendere di mira e distruggere i carri armati russi. La produzione di questi ultimi sta aumentando, anche in virtù del fatto che i missili anticarro Javelin forniti dagli Stati Uniti costano quasi 200mila dollari ciascuno, mentre gli Scalpel circa mille.

Due dei maggiori produttori di armi d’Europa, la tedesca Rheinmetall Ag e la britannica Bae Systems Plc, hanno confermato di essere in trattativa per stabilire le loro produzioni in Ucraina. La turca Baykar Tech aveva dichiarato a ottobre di voler costruire una fabbrica per produrre i suoi droni Bayraktar Tb-2 sul territorio ucraino. E questo potrebbe essere soltanto l’inizio.