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Il conflitto in Ucraina sta vedendo l’impiego, da entrambe le parti, di tutta una serie di “droni” nati e utilizzati per finalità diverse. Giornalisticamente parlando ha destato scalpore l’uso di “droni kamikaze”, di cui un primo lotto, fornito dagli Stati Uniti, verrà consegnato all’Ucraina, ma questo tipo particolare di UAV (Unmanned Air Vehicle) non è nuovo ed è stato già utilizzato in un conflitto almeno in un paio di occasioni.

Loitering munitions e LAWS

Innanzitutto vengono ufficialmente definiti loitering munitions, ovvero “munizioni vaganti”, in quanto questi piccoli UAV – le dimensioni sono dell’ordine della decina di centimetri – hanno una piccola carica bellica integrata utilizzata per distruggere/danneggiare assetti nemici. Il principio di funzionamento è quello di lanciare uno o più di questi droni, che hanno un raggio d’azione di qualche decina di chilometri – o misurabile in minuti – che dopo il loro tragitto verso la zona di operazioni restano in volo circuitando in attesa di venire lanciati in picchiata su un obiettivo. Se utilizzati in un certo numero, queste loitering munitions possono effettuare attacchi “a sciami” in grado di saturare una superficie di terreno abbastanza grande, oppure concentrarsi su un unico obiettivo. Alcuni di questi particolari UAV possiedono una testata in grado di penetrare la corazzatura di un MBT (Main Battle Tank) o di colpire efficacemente un obiettivo indurito, come un bunker.

I russi, a oggi, stanno utilizzando “droni kamikaze” tipo Kub o Lancet. Si tratta di due UAV, costruiti dalla Zala Aero Group, una divisione della celeberrima Kalashinkov, che fabbrica il noto fucile d’assalto utilizzato da decenni nei conflitti sparsi per il mondo, che vengono lanciati da terra, attraverso delle catapulte, e una volta in volo vengono comandati da un operatore, ma si ritiene che abbiano un certo grado di intelligenza artificiale (IA) in grado di permettere la navigazione autonoma, seguendo punti preimpostati, e il riconoscimento dei bersagli. Non è invece chiaro se possano autonomamente decidere di colpirli, ma la filosofia per l’IA russa (al pari di quella cinese), prevede questa opzione, definita tecnicamente human-out-of-the-loop.

Il primo impiego operativo di questi sistemi è avvenuto in Siria, dove i “droni killer” hanno colpito posizioni dello Stato Islamico. Quando l’Azerbaigian e l’Armenia hanno combattuto una breve guerra l’anno scorso sulla contesa regione del Nagorno-Karabakh, entrambe le parti hanno usato loitering munitions, con l’Azerbaigian che le ha impiegate con successo (insieme a droni più tradizionali) contro il vecchio modello di difese antiaeree dell’Armenia. Utilizzando “droni kamikaze” e altri UAV, tipo l’ormai celeberrimo Bayraktar TB2 di fabbricazione turca per eliminare le difese antiaeree armene, l’Azerbaigian è stato quindi in grado di attaccare equipaggiamenti pesanti, come i carri armati, con relativa impunità, dimostrando come un modesto vantaggio tecnologico possa trasformarsi in un importante vantaggio strategico.

Ciò che rende le loitering munitions particolarmente utili sul campo di battaglia è la loro capacità di trovare bersagli senza bisogno della supervisione umana diretta. Quando il livello di IA di una loitering munitions (o di un generico veicolo senza pilota/conduttore) è elevato, si parla di LAWS (Lethal Autonomus Weapons System).

Negli ultimi anni, i sistemi d’arma con tecnologie unmanned a pilotaggio remoto o autonomi sono diventati una delle maggiori tendenze tecnologiche e operative: tutte le forze armate moderne del mondo si stanno adoperando per ottenere sempre più sistemi di questo tipo che garantiscono l’operatività in ambienti ad altro rischio per l’uomo, sino ad escludere il fattore umano dal combattimento tramite l’utilizzo di livelli via via crescenti di intelligenza artificiale.

Un LAWS rientra nella più ampia tipologia impropriamente chiamata “drone”, che si divide in piattaforme terrestri (Unmanned Ground Vehicle – UGV), sotterranee (Unmanned Underground Vehicle – UUGV), navali di superficie (Unmanned Surface Vehicle – USV), sottomarine (Unmanned Underwater Vehicle – UUV), e come già detto aeree (Unmanned Air Vehicle – UAV).

Gli UCAV russi e ucraini

Nell’attuale conflitto, si sono notati anche UCAV (Unmanned Combat Air Vehicle), ovvero droni di più grandi dimensioni dotati di carico bellico come un qualsiasi aereo da combattimento. Da parte ucraina si è fatto largo uso dei già citati Bayraktar TB2, ovvero un veicolo aereo senza pilota da combattimento tattico di media quota e lungo raggio (MALE – Medium Altitude Long Endurance) che può essere utilizzato per la ricognizione, la sorveglianza e l’attacco al suolo utilizzando munizionamento intelligente di piccole dimensioni (lo UAV ha un payload di circa 150 chilogrammi) tra cui MAM-L e MAM-C, che sono ordigni a guida laser.

Anche questi droni, già utilizzati dalla Turchia in Siria, hanno visto la loro consacrazione nella guerra in Nagorno-Karabakh venendo usati come “artiglieria volante” dagli azeri e facendo strage delle colonne corazzate e meccanizzate armene, nonché di bunker e postazioni fisse, rappresentando, insieme ad altri velivoli tradizionali – gli Antonov An-2 – utilizzati come esche pilotate per i sistemi antiaerei, il vero asso della manica per la vittoria di Baku.

Da parte russa, invece, si è visto il battesimo del fuoco del loro UCAV Orion, costruito dal gruppo Kronstadt. Le prime consegne di questo UCAV sono cominciate nel 2017, e il velivolo ricorda molto, nel suo aspetto, gli statunitensi МQ-9 Reaper. L’Orion è uno dei più grandi UCAV di fabbricazione russa: ha un’apertura alare di 16 metri e una lunghezza di 8. Si stima che la quota di tangenza massima sia di 7500 metri e la durata massima del volo di 24 ore con carico utile standard, con una velocità massima di 200 chilometri orari. Mosca, qualche giorno fa, ha diffuso un video di un Orion che ha distrutto una postazione ucraina nel Donbass utilizzando missili 9M133FM-3, una versione aviolanciabile del missile anticarro Kornet.

La questione dei droni cinesi e l’uso di quelli civili

La possibilità che le forze armate russe possano usare gli UCAV di fabbricazione cinese tipo Wing Loong, eventualmente forniti da Pechino, ci sembra molto remota: l’addestramento all’utilizzo di un velivolo di queste dimensioni e con una suite di strumenti e armamento completamente diversa rispetto agli Orion e agli altri UCAV russi non si risolve in qualche giorno, ma richiede diverse settimane, e il Cremlino non può permettersi di perdere altro tempo; l’opzione che ad operarli, per ovviare a questo problema, venga impiegato personale cinese rappresenterebbe un coinvolgimento di Pechino nel conflitto, quindi, per motivazioni già espresse, la riteniamo altrettanto remota.

Mosca sta impiegando anche i più piccoli Orlan, che sono in grado di effettuare missioni di ricognizione, di mappatura 3D, di supporto ad operazioni SAR (Search and Rescue) e di guerra elettronica.

Dal punto di vista della ricognizione e del supporto alle operazioni belliche, gli ucraini hanno ampiamente dimostrato di fare largo uso di piccoli droni civili che si possono trovare normalmente in commercio. Molti video che ci sono giunti in questi 21 giorni di guerra, mostrano infatti immagini riprese da questi strumenti, che vengono utilizzati dagli ucraini per dirigere il tiro di artiglieria, il fuoco degli ATGM utilizzati da piccole o grandi unità di fanteria, e soprattutto la ricognizione. Quest’impiego è possibile grazie alla natura difensiva delle operazioni belliche di Kiev, infatti l’esercito ucraino, grazie alla conoscenza del territorio, può facilmente sfruttare le immagini, che a volte non sono georeferenziate, riprese da questi piccoli droni civili.

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