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Si può definire la guerra elettronica (Ew –Electronic Warfare) come “un’azione militare che sfrutta l’energia elettromagnetica, sia attivamente che passivamente, per fornire consapevolezza della situazione e creare effetti offensivi e difensivi”. Si tratta di uno scontro all’interno dello spettro elettromagnetico (Es – Electromagnetic Spectrum) e comporta l’uso militare dell’energia elettromagnetica per impedire o ridurre l’utilizzo efficace dell’Es da parte del nemico proteggendone l’uso per le forze amiche.

L’Ew è diventata, nel corso della storia, centrale nella comunità della difesa. Possiamo definirla, più semplicemente, come tutti quegli strumenti che si utilizzano in battaglia (ma anche in tempo di pace come vedremo) per impedire a un avversario il libero utilizzo dello spettro elettromagnetico, pur garantendone l’accesso per sé e per i propri alleati.

Breve storia dell’Electronic Warfare

La scoperta della possibilità di “comunicare” attraverso onde radio, ha portato con sé la quasi immediata attenzione dell’ambiente militare, tanto che i primi esempi di Ew si possono far risalire addirittura al conflitto russo-giapponese del 1904, quando i russi bloccarono con successo le comunicazioni navali nipponiche utilizzate per correggere il tiro navale durante il blocco di Port Arthur.

Durante la prima guerra mondiale, sebbene non in modo capillare, i belligeranti misero in atto la Ew sotto forma di disturbo delle comunicazioni. Inoltre, i francesi e gli inglesi hanno ottenuto un certo successo nel contrasto alle operazioni di bombardamento tedesche disturbando e falsificando i segnali elettromagnetici utilizzati dagli Zeppelin per la navigazione.

Si trattava però della fase embrionale dell’Ew, che è ha avuto il suo primo vero sviluppo durante il Secondo conflitto mondiale, in cui si può parlare, senza peccare di superbia, di vera e propria svolta: l’impulso creativo dato dal conflitto, che ha visto ad esempio il primo impiego bellico del radar, ha generato la nascita di una serie di soluzioni per cercare di contrastare questi nuovi strumenti. Sia le potenze alleate che quelle dell’Asse usarono ampiamente l’Ew per attaccare radar, sistemi di comunicazione e navigazione. Un esempio di guerra elettronica, sebbene utilizzante uno strumento fisico piuttosto che energetico, è l’impiego di chaff (o window come si chiamavano allora) ovvero di “pagliette” metalliche di lunghezze differenti che i bombardieri alleati diffondevano nell’aria per accecare i radar da scoperta tedeschi.

Nel dopoguerra la “palestra” in cui si sono sperimentati nuovi sistemi Ew è stato il conflitto in Vietnam, dove le operazioni aeree statunitensi venivano contrastate dall’attività della difesa aerea nordvietnamita che usava anche missili superficie-aria (Sam – Surface to Air Missile) che richiedevano, quindi, che un velivolo avesse a bordo dispositivi elettronici di disturbo per evitare che venisse colpito. Proprio l’avvento del missile, a partire dalla fine della Guerra di Corea, ha contribuito a un ulteriore balzo in avanti della tecnologia Ew: le testate cercanti a guida radar attiva o semi-attiva hanno richiesto che tutti gli aeromobili fossero dotati di sistemi di contrasto per confonderle, siano essi integrati nell’avionica di bordo, oppure in pod (o gondole) appesi in attacchi subalari o di fusoliera. Allo stesso modo, anche in ambito navale, l’ingresso in servizio dei missili da crociera con guida radar ha imposto che le unità fossero dotate di sistemi per l’Ew, oltre che per il disturbo delle comunicazioni.

Durante la Guerra del Golfo del 1991 e in ogni conflitto successivo, le forze armate hanno dimostrato che il dominio dello spettro elettromagnetico è cruciale per la maggior parte delle operazioni militari. Nei recenti conflitti in Iraq o Afghanistan, la minaccia Ew degli avversari è stata limitata, pertanto lo era anche la misura in cui le forze della coalizione hanno impiegato i sistemi da Ew, utilizzati principalmente per neutralizzare la minaccia di ordigni esplosivi improvvisati telecomandati (Ied – Improvised Explosive Device), principalmente utilizzando jammer.

Electronic Warfare e jamming

L’Ew viene infatti impiegata, nella guerra moderna, per supportare le operazioni militari in tre modi: attacco elettronico, protezione elettronica e supporto elettronico. Il jamming è uno strumento chiave nell’attacco elettronico ed il suo scopo è emettere “rumore” in un segnale avversario abbastanza forte da sovraccaricare i ricevitori del nemico. Il risultato è un disturbo del segnale che il sistema ricevente sta cercando di rilevare, interrompendo del tutto le comunicazioni.

La protezione elettronica consiste nel proteggere i propri sistemi da questi stessi attacchi rafforzando la resistenza dei sensori elettronici e conducendo il controllo elettronico delle emissioni, in modo che sia più difficile per un avversario per individuare un bersaglio. Infine per supporto elettronico si intende quelle azioni che ricercano, intercettano, identificano e localizzano le fonti di emissioni Em allo scopo di abilitare le due funzioni precedenti. Questa attività può anche essere considerata come la “ricognizione” nell’ambito dell’Ew.

Paesi come la Russia e gli Stati Uniti hanno posto particolare attenzione all’Electronic Warfare perché permette di ottenere un obiettivo chiave come la superiorità aerea, da cui dipende in gran parte il raggiungimento della supremazia sul campo di battaglia. Se non si ottiene la supremazia nel campo dell’Ew, ovvero se non si ha il controllo dello spettro elettromagnetico che comprende non solo le comunicazioni radio ma anche quelle dei segnali che guidano, ad esempio, un sistema d’arma, un avversario può degradare e addirittura neutralizzare l’attività bellica nemica, andando a colpire, ad esempio, i sistemi di navigazione delle munizioni guidate di precisione (Pgm – Precision Guided Munitions) e far andare fuori rotta i missili, oltre a sopprimere i sistemi di difesa aerea di un intero Paese attraverso il jamming.

Oggi, la dipendenza delle operazioni militari dall’utilizzo dell’Es è un aspetto centrale di quasi tutte le attività militari poiché le forze armate di tutto il mondo hanno integrato le capacità Em nella stragrande maggioranza di piattaforme, sistemi e unità. Senza la libertà di condurre operazioni nello spettro elettromagnetico e manovrare liberamente nell’ambiente elettromagnetico, la capacità delle forze armate di raggiungere la superiorità in aria, terra, mare, spazio e cyberspazio è messa a rischio.

L’aumento generale e su scala globale dell’accessibilità a questi strumenti e del loro essere sempre più portatili pur essendo altamente sofisticati, garantisce che l’ambiente elettromagnetico continuerà a creare nuove sfide ancora più diversificate.

Lo spoofing

Da questo punto di vista è emblematico quanto accaduto con l’utilizzo dei sistemi satellitari di posizionamento globale (tipo Gps, Glonass o Galileo): il segnale che ci permette di sapere con elevato grado di precisione la nostra posizione geografica e che quindi è fondamentale per la navigazione aerea, marittima e anche terrestre (compresa quella di alcuni sistemi d’arma), può essere disturbato e addirittura falsificato. In quest’ultimo caso si parla di spoofing, ovvero della manipolazione di un segnale, come quello Gps ma non solo, che può anche permettere di avere una certa forma di controllo di assetti “automatici” come droni o missili. Sostanzialmente si tratta di creare un segnale alterato, in tutto e per tutto uguale a quello originale, che permette di mettere fuori rotta un qualsiasi assetto che utilizzi la navigazione satellitare.

Senza addentrarci in tecnicismi la possibilità di effettuare questo tipo di attacco dipende sostanzialmente da due variabili: la potenza del segnale di spoofing che ne determina l’efficacia (ovvero la possibilità di saturare l’antenna ricevente sostituendosi al segnale corretto) e la portata, ed il livello di sicurezza del bersaglio, che in caso di un assetto militare può anche essere molto elevata affidandosi a segnali Gps criptati in modo differente rispetto a quelli di un comune sistema di navigazione satellitare civile.

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