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	<title>politica estera Archives - InsideOver</title>
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	<title>politica estera Archives - InsideOver</title>
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		<title>La politica estera italiana 2023 in 6 meeting chiave</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-politica-estera-italiana-2023-in-6-meeting-chiave.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2023 15:27:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230103160437254_f83fff4e383bd7340755cace366dd2c7-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230103160437254_f83fff4e383bd7340755cace366dd2c7-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230103160437254_f83fff4e383bd7340755cace366dd2c7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230103160437254_f83fff4e383bd7340755cace366dd2c7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230103160437254_f83fff4e383bd7340755cace366dd2c7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230103160437254_f83fff4e383bd7340755cace366dd2c7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230103160437254_f83fff4e383bd7340755cace366dd2c7-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo un biennio di tumulti geopolitici, il 2023 sarà un anno quantomai complesso e innovativo per la politica estera italiana. A Giorgia Meloni il compito di traghettare l’Italia attraverso 6 meeting chiave che contribuiranno a consolidare o ridisegnare la postura italiana fra le grandi potenze. Il G7 di Hiroshima Dal 19 al 21 maggio, il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-politica-estera-italiana-2023-in-6-meeting-chiave.html">[...]</a></p>
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<p>Dopo un biennio di tumulti geopolitici, il 2023 sarà un anno quantomai complesso e innovativo per la politica estera italiana. A <strong>Giorgia Meloni</strong> il compito di traghettare l’Italia attraverso<strong> 6 meeting chiave</strong> che contribuiranno a consolidare o ridisegnare la postura italiana fra le grandi potenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il G7 di Hiroshima</h2>



<p>Dal 19 al 21 maggio, il Giappone ospiterà a Hiroshima il vertice del <strong>G7</strong>: una scelta affatto casuale: lì dove oggi si trova il Parco del memoriale della pace, tra le rovine del Genbaku Dome, il premier Fumio Kishida chiederà ufficialmente di <strong>abolire le armi nucleari</strong> nell&#8217;ambito del G7. Il summit a firma nipponica sarà anche l’occasione per ribadire l’indivisibilità di Euro-Atlantico e Indo-Pacifico in termini anche di sicurezza. Roma ambisce ad un ruolo di primo piano nel discorso, anche da un punto di vita “minilaterale”: Italia, il Regno Unito e il Giappone hanno infatti stretto un patto di collaborazione senza precedenti nel settore della difesa per lo sviluppo e la costruzione del caccia del futuro, un jet supersonico di sesta generazione destinato a sostituire l’attuale <em>Eurofighter Typhoon</em> (frutto della collaborazione tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna): il nuovo aereo da combattimento si chiamerà <em>Tempest </em>e dovrebbe essere operativo nel 2035, con l’avvio della fase di sviluppo nel 2024. Al di là delle specifiche tecniche del progetto, la portata innovativa di questo approccio è duplice: sancisce una volta per tutte l’idea di non concepire più lo spazio euroatlantico e quello pacifico come due realtà geopolitiche separate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nato e G20</h2>



<p>A Vilnius, in Lituania, tra l’11 e il 12 luglio, si terrà invece il <strong>vertice Nato</strong>. L&#8217;incontro sarà l’occasione per ribadire l’impegno a raggiungere entro il 2028 l’obiettivo del 2% in spese militari. La conferenza stampa di fine anno della premier Meloni aveva già chiarito quali sono gli obiettivi italiani all’interno dell’Alleanza Atlantica: in primis, nessuno sconto, <em>rebus sic stantibus</em>, nei confronti di Mosca; alla domanda di una giornalista della <em>Tass </em>che auspicava una riconciliazione con Putin, Meloni è stata lapidaria: &#8220;Credo che le scelte che il governo di Mosca sta facendo non debbano ricadere sul popolo russo. Sono scelte di violazione del diritto internazionale: se la comunità internazionale dovesse accettarle, farebbero crollare l’intero castello della nostra costruzione giuridica globale. Il principio che la Russia vuole far passare, cioè che chi è militarmente più forte può invadere il suo vicino, è per noi inaccettabile&#8221;.</p>



<p>Nella seconda metà dell’anno, sarà poi la volta di vertici a più ampio spettro come il <strong>G20</strong> di Nuova Delhi, il 9 e il 10 settembre. Il summit dello scorso novembre, aveva rappresentato il debutto di Meloni presso i grandi venti in quel di Bali: a margine dei lavori del G20, erano seguiti importanti meeting con il Primo Ministro del Canada Justin Trudeau, il Primo Ministro dell&#8217;Australia Anthony Albanese, il Primo Ministro dell’India Narendra Modi e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. Nella prima giornata, Meloni era intervenuta alle sessioni di lavoro &#8220;<em>Food and Energy Security</em>&#8221; e &#8220;<em>Global health</em>&#8221; per poi avere incontri bilaterali con il Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, e il Presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdoğan. </p>



<p>In quella sede, anche Xi Jinping, aveva ha invitato la premier a visitare la <strong>Cina </strong>(invito accettato). L&#8217;occasione era stata feconda per esprimere l&#8217;intenzione di promuovere gli interessi economici reciproci, anche nell’ottica di un aumento delle esportazioni italiane in Cina e auspicato la ripresa di tutti i canali di dialogo tra Pechino e l’Ue, anche in materia di diritti umani. In quell’occasione c’era stato anche spazio per il gelo con il presidente francese Emmanuel Macron sulla questione dei migranti e delle navi Ong dopo le tensioni tra Roma e Parigi. Uno strappo ancora tutto da ricucire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Onu, Cop28 e Asean</h2>



<p>Dal 12 al 30 settembre, l’<strong>Assemblea generale delle Nazioni Unite</strong> a New York costituirà un’altra prova importante per l’Italia. La sessione plenaria sarà indubbiamente dominata ancora dalla vicenda Ucraina, con la speranza di essere già al capitolo del dopoguerra. Sarà un 2023 Onu all’insegna della <strong>lotta alle diseguaglianze</strong>: l’Italia all’ONU nel 2023 promette di raddoppiare gli sforzi per ridurre le divisioni fra Nord e Sud del mondo e organizzerà una Conferenza umanitaria di alto livello sul Corno d’Africa, come dichiarato nel suo messaggio di fine anno l’Ambasciatore Maurizio Massari, Rappresentante Permanente d’Italia all’ONU , anticipando i principali settori e linee operative del lavoro dell’Italia alle Nazioni Unite per il 2023. Il tentativo sarà quello di promuovere il Paese come<strong> cerniera naturale con i Paesi dell’Africa, del Mediterraneo allargato, con il Sud globale</strong>. L’Italia sta soprattutto lavorando per il successo del Summit sugli <strong>SDGs</strong> (17 Obiettivi dell’Agenda 2030 ONU) che si svolgerà a settembre durante la settimana di Alto Livello. Nel 2023, soprattutto, proseguirà infine l’impegno italiano per una riforma delle istituzioni internazionali, a partire dal <strong>Consiglio di Sicurezza</strong>.</p>



<p>La <strong>Cop28 </strong>di Dubai, dal 30 novembre al 12 dicembre, sarà uno degli eventi internazionali più importanti di fine anno. Le attese sono numerose, ma le speranze davvero flebili. Il meccanismo Cop sembra ormai aver perso mordente e soffrire di tutta la limitatezza che parte del diritto internazionale possiede: la Cop 27 di Sharm el-Sheikh del novembre scorso è stata, infatti, edulcorata totalmente per via delle contingenze internazionali del momento. “L’Italia farà la sua giusta parte” aveva tuonato Meloni al summit egiziano. Ma il carrozzone Cop stenta a divenire azione, non fosse altro per quel famoso obiettivo sulle “responsabilità comuni, ma differenziate” sancito dall’articolo 3 della Convenzione sul clima, che dopo tre decenni ancora non mette d’accordo i principali paesi industrializzati del Pianeta.</p>



<p>La sua data non è ancora certa, ma il <strong>summit Asean 2023</strong> sotto la presidenza dell’Indonesia, uscita rafforzata dalla guida del G20 nel 2022 e importante interlocutore dell’Italia negli ambiti di difesa e sicurezza, costituirà un’altra occasione per calibrari i nuovi percorsi internazionali di Roma. Gli sforzi italiani nell’area includono, infatti, l&#8217;identificazione e lo sviluppo di progetti cooperativi tangibili in vari settori, tra cui il patrimonio culturale e lo sviluppo sostenibile, la sicurezza informatica, la meccanizzazione agricola, lo sviluppo costiero e marittimo sostenibile, la protezione ambientale, il geotermico, il riciclaggio degli attrezzi da pesca, la meccanizzazione agricola, nonché Spazio e tecnologia intelligente. La partecipazione dell&#8217;Italia al vertice sarà fondamentale, intervenendo nell&#8217;area di competizione tra Washington e Pechino, ove l&#8217;Italia stenta a fare una scelta di campo tra atlantismo ed economia.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Italia e la riscoperta del Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/litalia-e-la-riscoperta-del-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2022 08:29:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220915102902608_c3b5cbb6e8d30653d47b8feeefd9565c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220915102902608_c3b5cbb6e8d30653d47b8feeefd9565c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220915102902608_c3b5cbb6e8d30653d47b8feeefd9565c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220915102902608_c3b5cbb6e8d30653d47b8feeefd9565c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220915102902608_c3b5cbb6e8d30653d47b8feeefd9565c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220915102902608_c3b5cbb6e8d30653d47b8feeefd9565c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220915102902608_c3b5cbb6e8d30653d47b8feeefd9565c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gas, commercio, sicurezza. Il prossimo governo italiano dovrà necessariamente mettere mano a tutti i dossier che riguardano il Mediterraneo</p>
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<h2>Il caos in Libia</h2>
<p>Il governo uscente ha compreso da subito l&#8217;importanza di questo tema quando il viaggio di <strong>Mario Draghi</strong> in Libia &#8211; primo da premier &#8211; aveva fatto capire al presidente del Consiglio la complessità della situazione a Tripoli e dintorni. Un tuffo in una realtà estremamente caotica che aveva rappresentato l&#8217;ingresso di Draghi nella politica estera italiana e la presa di coscienza di un problema: a poche miglia dalle coste italiane esisteva (ed esiste) una sorta di bomba a orologeria in cui Roma ha perso da tempo una propria influenza. La questione libica, infatti, è forse l&#8217;esempio più eclatante del problema mediterraneo per l&#8217;Italia: perché sono proprio gli errori degli ultimi esecutivi ad aver creato le premesse per questo progressivo allontanamento del Paese nordafricano dalle logiche dei vari inquilini di Palazzo Chigi con conseguenze sia dal punto di vista della sicurezza, sia sotto il profilo meramente energetico.</p>
<h2>La parita del gas</h2>
<p>Ma se la <strong>Libia</strong> è il punto fondamentale su cui è necessario che si incardini qualsiasi politica estera italiana rivolta al Mediterraneo, altri e numerosi dossier rendono evidente come &#8220;dimenticarsi&#8221; o sottovalutare questo bacino marittimo risulti un clamoroso errore strategico. Dal punto di vista dell&#8217;approvvigionamento energetico, in particolare sul fronte del gas, non può sfuggire che il maggior fornire di oro blu per Roma sia uno dei più importanti attori nordafricani e mediterranei, l&#8217;Algeria. Mentre nel <strong>Levante</strong>, sono proprio i giacimenti a largo di Egitto, Israele e Cipro a poter rappresentare delle chiavi rivoluzionarie per le dinamiche regionali, così come i tracciati dei gasdotti per far sì che quel gas arrivi in Europa (e in particolare anche in Italia). La sicurezza dei giacimenti e delle rotte energetiche sarà quindi un punto centrale di qualsiasi esecutivo. Questione che &#8211; come sembra- non può che essere ancora più importante alla luce della diversificazione energetica a seguito dello sganciamento dalla dipendenza dalla Russia.</p>
<h2>Il ruolo del fronte Sud</h2>
<p>Il Mediterraneo non è però &#8220;soltanto&#8221; <strong>gas</strong>. Se infatti il bacino marittimo inteso come specchio è essenziale che sia mantenuto in sicurezza, sono i rapporti con le forze che lo compongono, i Paesi rivieraschi ma anche i blocchi di alleanze, a risultare essenziale per il presente e il futuro del Paese. La partita, in questo caso, risulta complessa per diverse ragioni. Partendo dal &#8220;macro&#8221;, cioè dalle alleanze, la guerra in Ucraina ha certamente spostato il baricentro dell&#8217;attenzione della <strong>Nato</strong> verso est e verso nord. La frontiera con la Russia è il focus del blocco occidentale, e lo stesso allargamento a Finlandia e Svezia comporta un equilibrio che si trasferisce verso l&#8217;Artico e comunque con gli occhi rivolti a Mosca.</p>
<p>Il fronte sud, che è quello mediterraneo, risulta secondario. E in questo scacchiere sono altri Paesi, a iniziare dalla Turchia, ad avere strappato in questi mesi posizioni di forza negli equilibri atlantici. La Nato, e in particolare gli Stati Uniti, non hanno dimenticato il Mare Nostrum, come dimostrato del resto anche la presenza della Us Navy in diversi punti con basi e flotte: ma il punto di vista è molto diverso rispetto a quello di uno Stato che è esclusivamente mediterraneo e di frontiera rispetto all&#8217;Alleanza. Per Washington è si tratta di un enorme corridoio che collega l&#8217;Atlantico all&#8217;Oceano Indiano e alla Russia: il punto di vista dunque è quello di una superpotenza che deve tenere l&#8217;area al sicuro e libera da altri rivali. Ben diverso da chi in quel mare trae larga parte della sua sopravvivenza. Quindi la politica mediterraneo del prossimo esecutivo dovrà inevitabilmente basarsi sulla necessitò di riequilibrare il baricentro Nato verso il Sud, così come quello dell&#8217;Unione europea, che da questo mare si è molto spesso allontanato dal punto di vista politico concentrandosi su altre aree del blocco.</p>
<h2>Il risiko con gli altri Paesi</h2>
<p>Passando ai rapporti bilaterali, la situazione risulta altrettanto complessa. C&#8217;è innanzitutto un trattato del Quirinale che regola e rafforza la partnership con la <strong>Francia</strong>, con la quale è necessario comunque decidere una politica che non sia di sfida sotterranea e continua come avvenuto per esempio in Libia. Malta è necessario blindare i rapporti in funzione della sicurezza delle rotte e del controllo dei flussi migratori. Con l&#8217;<strong>Algeria</strong> le relazioni sono eccellenti per via delle forniture di gas e i progetti che uniscono i due Paesi, ma va risolto il nodo della Zona economica esclusiva pretesa da Algeri e che è ben diversa da quella prospettata da Roma.</p>
<p>Escluso il nodo libico, di cui abbiamo parlato, resta il punto interrogativo della Tunisia, in particolare per il flusso dei migranti, ma soprattutto rimane la questione aperta dei rapporti con l&#8217;<strong>Egitto</strong>, minati dalla tragica morte di Giulio Regeni. I rapporti tra Roma e Il Cairo rappresentano in questo momento un elemento forse fin troppo sottovalutato nelle logiche mediterranee dell&#8217;Italia, ma che può diventare centrale nei nuovi equilibri regionale per gli interessi strategici italiani, dal gas alla difesa. Senza dimenticare l&#8217;importanza di Suez. Risalendo il bacino orientale, non va dimenticato che proprio ripartendo dalla diplomazia del gas va messo un punto definitivo sulle idee italiane per il progetto <strong>EastMed</strong>, progetto di gasdotto di cui risulta difficile capire le idee di Roma ma da cui passano anche i rapporti con Cipro e con la Turchia. Ed escludendo la partita siriana, che è un tema su cui l&#8217;Italia appare particolarmente distante &#8211; e colpevolmente disinteressata &#8211; più a nord c&#8217;è il nodo di Ankara, con cui Roma ha avuto recenti scontri ma con cui è legata da fondamentali rapporti commerciali, energetici e in generale di sicurezza. Anche in questo caso i rapporti con la Turchia potrebbero risultare importanti non solo per la questione energetica (tra sicurezza giacimenti ciprioti e dei gasdotti che passano per il territorio anatolico), ma anche per la centralità del Paese nel delicato tema del Mar Nero e per il fronte libico (quindi anche quello dei migranti).</p>
<p>Più vicino ali confini italiani, c&#8217;è poi tutta la politica mediterranea che riguarda le aree adriatiche e ioniche, quindi tutta la fascia dei <strong>Balcani</strong> dalla Grecia fino a Trieste. Diversi i temi sul tavolo: dalla spartizione delle zone economiche esclusive allo sfruttamento delle risorse energetiche fino ai nodi infrastrutturali e ai rapporti diplomatici da blindare sia con Atene (specie sul fronte dell&#8217;industria navale e dell&#8217;energia) sia con tutte le capitali dei Balcani occidentali prima che altre forze, come spiegato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Macedonia del Nord, cerchino di imporre la propria sfera di influenza. La regione è ancora oggi al centro di dinamiche geopolitiche estremamente complesse, in cui Unione europea, Stati Uniti, Turchia, Cina e Russia giocano per avere una rete di interessi sempre più ramificata e in cui rischiano sempre di esplodere tensioni ami sopite dopo la caduta della ex Jugoslavia. E l&#8217;Italia non può certo dimenticare un&#8217;area che è si trova direttamente ai propri confini orientali.</p>
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		<title>Le sfide globali dell&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-sfide-globali-dellitalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Sep 2022 04:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il prossimo governo italiano dovrà mettere necessariamente mano alla politica estera. E non riguarda solo i rapporti con la Russia. Ecco tutti i dossier che dovrà gestire la Farnesina</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Imagoeconomica_1501480-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mai come in questa campagna elettorale la <strong>politica estera</strong> ha avuto un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico. L&#8217;Italia si è scoperta &#8211; tardivamente &#8211; più che interessata dalle dinamiche internazionali, specialmente per gli effetti che questa può avere anche in termini di concreti interessi del singolo elettore. E se per diverso tempo il posizionamento di Roma nello scacchiere internazionale è stato visto come un argomento secondario della discussione politica, oggi, con la guerra in Ucraina ma soprattutto con un enorme sommovimento geopolitico in corso, si è capito che è un tema non più relegabile alle &#8220;retrovie&#8221;. La politica estera abbraccia, infatti, tutti i campi su cui si gioca la sicurezza, la stabilità e il<strong> futuro del Paese</strong>. E questo lo si vede non solo nell&#8217;approvvigionamento energetico &#8211; elemento fondamentale del dibattito odierno &#8211; ma anche nella stessa idea di come l&#8217;Italia si debba porre (o imporre) rispetto ad alcune dinamiche diplomatiche, economiche, politiche e strategiche che la interessano. Perché è da come l&#8217;Italia si proietterà all&#8217;estero e nei rapporti di essa con le sfide regionali e mondiali che si comprenderà anche il modo in cui il governo saprà reagire alle complesse sfide che si presentano in questo travagliato terzo decennio del terzo millennio.</p>
<h2>Il peso della guerra in Ucraina</h2>
<p>La <strong>guerra in Ucraina</strong> di certo non può che occupare un posto di primo piano. Da essa, infatti, scaturisce un insieme di conseguenze che pesano sensibilmente sull&#8217;Italia, a cominciare dalla questione della diversificazione delle fonti energetiche fino al tipo di rapporto che si deve continuare mantenere on instaurare con la <strong>Russia</strong>, con la Nato, con l&#8217;Unione europea e con gli Stati Uniti. I problemi in questo caso sono duplici: da un lato si deve capire, qui e ora, come mitigare gli effetti negativi delle sanzioni a Mosca e i costi della crisi speculativa che pesano sull&#8217;economia italiana, anche gestendo le trattative in sede europea; dall&#8217;altro lato, comprendere in che modo il governo possa muoversi nei rigidi schemi atlantici ed europei e decidere se perseguire nell&#8217;attuale linea di piena adesione alla linea Nato e occidentale o porsi in un&#8217;ottica di maggiore volontà di dialogo con il Cremlino, di certo non di apertura, magari spingendo di nuovo sull&#8217;asse con Parigi e Berlino. Questo specialmente nell&#8217;ottica non solo del brevissimo termine, ma anche nel medio periodo: un arco temporale che spesso viene quasi rimosso dalle logiche degli esecutivi italiani. Superare la logica dell&#8217;emergenza e dell&#8217;inseguimento delle contingenze comporta il pensare da qui ai prossimi anni, definendo anche una strategia ad ampio spettro sulla politica estera che deve mettere in campo l&#8217;Italia.</p>
<p>Le sfide lungo la nuova cortina di ferro sono certamente urgenti, ma a cascata si ripercuotono su tutto un intricato meccanismo di dossier che non possono mancare sul tavolo di chi governo Palazzo Chigi. L&#8217;<strong>approvvigionamento energetico</strong> e i rapporti con i principali partner di questo settore implicano, infatti, una necessaria politica italiana di impegno verso tutti gli Stati che sono <strong>fornitori</strong> sempre più importanti di idrocarburi. L&#8217;Algeria, in primis, ma anche l&#8217;Azerbaigian, le monarchie arabe, gli Stati Uniti, nonché i più recenti (o potenziali) esportatori verso l&#8217;Italia tra cui i Paesi dell&#8217;africa subsahariana, Cipro, l&#8217;Egitto, Israele. Con essi, altrettanto fondamentali risulteranno i rapporti con quei Paesi attraverso i cui territori o le rispettive acque passano gasdotti, oleodotti o elettrodotti che sono e saranno centrali nelle dinamiche energetiche, e dunque geopolitiche: tra questi, particolare attenzione meritano indubbiamente Turchia e Grecia, ma anche i Paesi del Sahel qualora si evolvesse la possibilità di sfruttare i giacimenti nigeriani.</p>
<h2>I vari dossier dell&#8217;Italia</h2>
<p>Tutto questo implica necessariamente un delicato equilibrismo nei rapporti regionali, che si fonda sulla necessità di blindare i legami con tutti quei Paesi che sono fondamentali non solo per l&#8217;energia, ma anche per la stessa stabilità del sistema italiano. I dossier aperti non sono pochi, e in alcuni di questi, gli interessi si intrecciano in maniera inestricabile, fondendo molteplici questioni di carattere strategico. Uno su tutti la <strong>Libia</strong>, Paese cruciale per l&#8217;agenda di chiunque entra a Palazzo Chigi eppure spesso dimenticato da molti degli ultimi esecutivi. Tripoli ribolle, e mentre Turchia e Russia sembrano gestire in condominio le diverse fazioni, l&#8217;Italia subisce in prima battuta gli effetti del caos che domina sul Paese nordafricano. Un tema non troppo diverso da quello che riguarda il <strong>Sahel</strong>, altra regione su cui Roma non può evitare di proiettare la propria strategia in quanto fortemente connessa al Nord Africa e alla sicurezza degli interessi italiani non solo in Africa ma in tutto il Mediterraneo allargato. Un caos ormai sistemico che rischia di creare intorno all&#8217;estero vicino italiano una sorta di vera e propria cintura di fuoco e priva di stabilità che unisce i deserti del Sahel e gli altopiani dell&#8217;Etiopia fino a lambire il Medio Oriente.</p>
<p>Nell&#8217;ottica di un governo che dovrà inevitabilmente pensare non solo all&#8217;oggi, ma anche al domani, servirà dunque mettere mano a diversi temi su cui la politica italiana deve iniziare ad avere non solo voce in capitolo, ma anche semplicemente idee precise. Le <strong>priorità</strong>, in questo senso, non sono poche. Partendo dal presupposto che la linea europea e atlantica non è messa in discussione da alcuna forza che punti al governo del Paese, la necessità a questo punto è quella di inquadrare in modo più netto &#8211; e a tutela dell&#8217;interesse nazionale &#8211; le relazioni con Washington e Bruxelles, ma anche con Pechino e Mosca così come con le varie cancellerie che orbitano intorno a questa nuova &#8220;guerra mondiale&#8221;, come l&#8217;ha definita Papa Francesco. A questo, si aggiungono ulteriori priorità di cui tenere conto. Definire i rapporti interni all&#8217;Unione europea, con il<strong> trattato del Quirinale</strong> che garantisce un&#8217;intesa con la Francia e l&#8217;idea di un accordo simile sull&#8217;asse con la Germania. Comprendere ancora in modo chiaro gli effetti della Brexit nel momento della sua piena attuazione. Definire come citato in precedenza, un piano d&#8217;azione concreto per la Libia e per il Sahel.</p>
<p>Infine, non sottovalutare alcuni dossier spesso ritenuti secondari, dall&#8217;Artico all&#8217;Asia centrale, dai Balcani al Golfo Persico, dall&#8217;<strong>Indo-Pacifico</strong> (fondamentale nella sfida tra Cina e Stati Uniti e per il commercio mondiale) fino al Sudamerica. Senza dimenticare anche un Medio Oriente in continua ebollizione, tra Libano e Iraq: aree in cui l&#8217;Italia può o potrebbe avere un peso maggiore e dove sicuramente ha interessi strategici da tutelare, come dimostrato anche dalle diverse<strong> missioni militari</strong> che coinvolgono il Paese.</p>
<h2>Un mondo in trasformazione</h2>
<p>Tavoli aperti su cui non può mancare anche una certa capacità di osservare l&#8217;andamento delle <strong>dinamiche interne della singole potenze</strong> e Stati. Perché il governo che scaturirà dal voto del 25 settembre potrebbe infatti essere sostenuto da una legislatura che dovrà comprendere anche gli sviluppi della debole leadership americana e della indebolita leadership russa. L&#8217;ipotesi che Putin non sia a capo del Cremlino nei prossimi anni non è un elemento secondario data la sua leadership sulla Federazione Russa. Mentre Joe Biden &#8211; la cui presidenza appare già fragile &#8211; finirà il mandato con le elezioni del 2024. La Cina, colosso di questa nuova fase geopolitica, appare più vulnerabile del previsto, con una crisi economica ancora difficilmente inquadrabile e con tutti i rischi che comporterebbe una paralisi del gigantesco sistema economica di Pechino (cosa che può colpire anche la leadership di Xi Jinping). La Turchia si avvicina a nuove fondamentali elezioni nel 2023. Mentre la debolezza della nuova presidenza di Emmanuel Macron si unisce alla precaria stabilità del cancelliere tedesco Olaf Scholz. Tutti elementi che se uniti alla crisi economica e di sicurezza che contraddistingue l&#8217;intero pianeta, fanno comprendere come la sfida del nuovo esecutivo italiano sarà anche quella di rimanere stabili e fermo in un mondo in continua evoluzione.</p>
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		<title>Il Quirinale e la politica estera</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-quirinale-e-la-politica-estera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2022 14:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-300x201.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-1024x685.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-768x514.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-1536x1027.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-2048x1369.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando si parla della politica estera italiana, vengono in primo luogo in mente due palazzi romani nevralgici in tal senso: Palazzo Chigi e la Farnesina. Nel primo ha sede la presidenza del consiglio, nel secondo invece il ministero degli Esteri. É lungo questo asse che si prendono le scelte più importanti. Del resto la costituzione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-quirinale-e-la-politica-estera.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-300x201.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-1024x685.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-768x514.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-1536x1027.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220124150751410_ce250b1485fd9f92b345a74dfb548a0c-2048x1369.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quando si parla della politica estera italiana, vengono in primo luogo in mente due palazzi romani nevralgici in tal senso: Palazzo Chigi e la Farnesina. Nel primo ha sede la presidenza del consiglio, nel secondo invece il ministero degli Esteri. É lungo questo asse che si prendono le scelte più importanti. Del resto la costituzione assegna unicamente in capo al governo le competenze sulle linee politiche da intraprendere. La presidenza del consiglio, secondo l&#8217;articolo 95 del testo costituzionale, mantiene &#8220;l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attività dei ministri&#8221;. Il ministro degli Esteri è poi titolare di tutte le attività concernenti i rapporti internazionali e la cooperazione. In tutto questo, il <strong>Quirinale</strong> che ruolo ha? Il Colle ha solo in apparenza una funzione di mera &#8220;rappresentanza&#8221;, come indicato dall&#8217;articolo 87. Anzi, proprio la sua funzione rappresentativa spesso ha reso l&#8217;istituto della presidenza della Repubblica attivo nella fase decisionale. In politica estera non sono mancati nella storia recente presidenti &#8220;interventisti&#8221;.</p>
<h2>Il caso della partecipazione dell&#8217;Italia ai raid in Libia</h2>
<p>Quando si parla di <strong>interventismo</strong> del Quirinale, il primo pensiero spesso va a quanto accaduto la sera del 17 marzo 2011. Quel giorno l&#8217;Italia festeggiava i 150 anni di unità nazionale e al teatro dell&#8217;Opera di Roma andava in scena il Nabucco diretto da Riccardo Muti. Erano quindi presenti tutte le più alte cariche dello Stato, a partire ovviamente dal presidente che in quel momento era <strong>Giorgio Napolitano</strong>. Anche su quel clima di festa però incombeva la drammaticità degli <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html">eventi in corso in Libia</a>. Qui da circa un mese erano nate manifestazioni contro il rais <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a> e <strong>Francia</strong> e<strong> Gran Bretagna</strong> premevano per l&#8217;intervento. Anche se non si trattava di un&#8217;operazione a guida Usa, da Washington il presidente <strong>Obama</strong> aveva già dato il benestare per le azioni militari. L&#8217;<strong>Italia</strong> con la Libia era legata da un trattato di amicizia stipulato appena due anni prima. Tra il presidente del consiglio in carica, <strong>Silvio Berlusconi</strong>, e Muammar Gheddafi c&#8217;era anche un buon rapporto personale. Dalla presidenza del consiglio arrivava quindi un input per un non intervento. In quella sera del 17 marzo in una sala del teatro dell&#8217;Opera Napolitano si è riunito con Berlusconi, <strong>Ignazio La Russa</strong>, allora ministro della Difesa, e <strong>Bruno Archi</strong>, consigliere diplomatico di Palazzo Chigi. A premere per far partecipare l&#8217;Italia agli imminenti raid in Libia è stato proprio Napolitano. E alla fine la linea passata è stata quella del Quirinale.</p>
<p>A ricostruire gli eventi di quella serata è stato nel maggio 2011 il settimanale <em>Panorama</em>. Giorgio Napolitano ha dato quel preciso input in qualità di comandante in capo delle Forze Armate e presidente del supremo consiglio della Difesa. Funzioni attribuite dalla costituzione al presidente della Repubblica, senza però dare a quest&#8217;ultimo ruoli esecutivi. Questi spettano sempre alla presidenza del consiglio. I<a href="https://www.repubblica.it/politica/2017/08/03/news/napolitano_le_bombe_contro_gheddafi_basta_distorsioni_ridicole_decise_berlusconi_non_io_-172226178/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1">n un&#8217;intervista rilasciata dallo stesso Napolitano a <em>Repubblica</em></a> l&#8217;ex presidente ha ricordato proprio questo aspetto, dichiarando come la decisione finale di bombardare Tripoli è stata presa unicamente da Berlusconi. Sotto il profilo politico però, la linea avanzata dal Colle si è rivelata decisiva. Tanto che, come ricostruito sempre da <em>Panorama</em>, Barack Obama nel chiedere una partecipazione italiana ai raid ha chiamato il Quirinale e non Palazzo Chigi. Soltanto dopo quando dalla Casa Bianca si è alzata la cornetta in direzione della sede della presidenza del consiglio, allora dall&#8217;esecutivo è arrivato il definitivo via libera. Ad oggi è forse questo l&#8217;esempio più calzante su come il Quirinale può incidere sulla linea estera dell&#8217;Italia.</p>
<h2>Le linee di indirizzo di Mattarella al momento della nascita del Conte I</h2>
<p>In anni ancora più recenti, un altro intervento di chiaro indirizzo politico in politica estera è arrivato anche da <strong>Sergio Mattarella</strong>. Nel 2018, a seguito di un risultato elettorale da cui non è uscita una chiara maggioranza, M5S e Lega hanno avviato le trattative per formare un esecutivo. A fine maggio i giochi sembravano fatti. In particolare, l&#8217;inedita coalizione ha indicato <strong>Giuseppe Conte</strong> quale nuovo presidente del consiglio e quest&#8217;ultimo ha ricevuto da Mattarella l&#8217;incarico. La nuova maggioranza all&#8217;estero ha suscitato sia clamore che perplessità. In Europa soprattutto i timori erano indirizzati sulle linee antieuropeiste professate in precedenza dai due partiti. Come stabilito dall&#8217;articolo 92, i ministri, su proposta del presidente del consiglio, sono nominati dal Presidente della Repubblica. Mattarella non ha accettato la nomina come ministro dell&#8217;economia di <strong>Paolo Savona</strong>, professore che negli anni precedenti si era mostrato scettico sull&#8217;esperienza dell&#8217;Euro. La scelta di Mattarella, che ha provocato la fine del primo tentativo di Conte di formare un governo (mentre andrà a buon fine, pochi giorni dopo, il secondo tentativo sempre con Lega e M5S), ha dato un chiaro orientamento sulla linea dell&#8217;Italia in politica estera. E, in particolare, sulla necessità di rimanere nell&#8217;<strong>orbita europea</strong> senza manifestare scetticismi in tal senso: &#8220;L&#8217;incertezza sulla nostra posizione nell&#8217;Euro &#8211; ha spiegato Mattarella alle telecamere motivando la sua scelta &#8211; ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L&#8217;impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali&#8221;. L’europeismo di Mattarella non ha però frenato il Quirinale dal tuonare contro <strong>Christine Lagarde</strong> e la <strong>Bce</strong> quando, nei primi tempi dell’emergenza Covid, l’<em>Eurotower</em> rischiava di consegnare il debito italiano agli assalti speculativi.</p>
<p>Un altro punto della politica estera di Mattarella ha poi riguardato l&#8217;<strong>atlantismo</strong>. Il capo dello Stato uscente ha dimostrato, dapprima velatamente (ad esempio muovendosi per spingere il Conte I a riconoscere Juan Guaidò come legittimo presidente del Venezuela) e poi con scelte organiche (dallo scrutinio dei ministri nei governi successivi al Conte-bis alla chiamata di Mario Draghi) di considerare l’atlantismo altrettanto importante dell’europeismo come cardine irrinunciabile dello schieramento del Paese nel mondo. La linea euroatlantica è stata custodita con forza dal Quirinale e ha avuto in Mattarella un continuatore di <strong>Giorgio Napolitano</strong> e <strong>Carlo Azeglio Ciampi. </strong></p>
<h2>Perché all&#8217;estero guardano al Quirinale</h2>
<p>La funzione rappresentativa dunque non ha mai coinciso con una &#8220;ingessatura&#8221; del presidente della Repubblica in semplici ruoli istituzionali. In politica estera il Colle ha più volte detto la sua, incidendo e non poco sulle decisioni di Palazzo Chigi e Farnesina. Ecco perché anche all&#8217;estero si sta guardando con attenzione in queste ore alle vicende relative all&#8217;elezione del nuovo capo di Stato. Sapere chi andrà al Quirinale è più che mai importante per le cancellerie internazionali. Anche perché l&#8217;istituto della presidenza della Repubblica ha un vantaggio rispetto al governo: è di gran lunga l&#8217;istituzione più <strong>stabile</strong>. Mentre nelle sedi della presidenza del consiglio o del ministero degli Esteri i titolari cambiano nel giro di pochi anni a causa di una durata media dei governi italiani molto bassa, al Colle ci si resta comunque vada almeno sette anni. Agganciare il Quirinale vuol dire poter pianificare rapporti nel medio e lungo termine con Roma.</p>
<h2>Il caso dei rapporti con la Cina</h2>
<p>Ne sanno qualcosa a Pechino. I rapporti italo-cinesi hanno avuto il Quirinale come prima sponda. Agli sgoccioli dell&#8217;esperienza maoista, e pochi anni prima delle riforme di <strong>Deng Xiaoping</strong>, il 6 novembre 1970 hanno formalmente inizio le relazioni bilaterali tra l&#8217;Italia e la Repubblica Popolare Cinese. Per capire come è sbocciato il seme diplomatico sino-italiano bisogna tuttavia fare qualche passo indietro.</p>
<p>Ottobre 1955: <strong>Pietro Nenni</strong>, all&#8217;epoca Segretario Generale del Partito Socialista italiano, è stato ricevuto da <strong>Mao Zedong</strong> nella capitale cinese. Nenni ha così posizionato la prima pietra visibile di un rapporto presto destinato a decollare. Anche perché, nel 1971, il due volte ministro italiano degli Affari Esteri ha visitato la Cina per la seconda volta, ricevendo dall&#8217;allora primo ministro <strong>Zhou Enlai</strong> niente meno che “l&#8217;eterna gratitudine del popolo cinese” per l&#8217;impegno messo in campo ai fini del riconoscimento italiano della Repubblica Popolare.</p>
<p>Che cosa era accaduto in mezzo ai due viaggi? La Cina non faceva parte dell&#8217;Onu complice l&#8217;opposizione degli Stati Uniti; l&#8217;Italia riconosceva, di fatto, soltanto la Repubblica di Cina, ovvero <strong>Taiwan</strong>. Già allora, tuttavia, Pechino considerava quell&#8217;isola, autoproclamatasi indipendente, una provincia ribelle sotto la propria bandiera. Allo stesso tempo, Taiwan rivendicava la propria sovranità sul territorio della Repubblica Popolare, spingendo quest&#8217;ultima a considerarlo Paese ostile. In uno scenario del genere era impossibile avere, allo stesso tempo, relazioni formali con la Cina e con Taiwan. Nel 1969, una volta diventato ministro del governo Rumor, Nenni ha presentato la proposta per riconoscere la Repubblica Popolare Cinese. Per l&#8217;Italia, era arrivato il momento di aprire definitivamente le porte al gigante asiatico. Fu così che i due Paesi nominarono i rispettivi ambasciatori e che Taiwan cessò i rapporti bilaterali con l&#8217;Italia. Il 25 ottobre 1971, con <strong>Giuseppe Saragat</strong> presidente della Repubblica Italiana, l&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto i rappresentanti della Cina come &#8220;l&#8217;unico rappresentante legittimo della Cina alle Nazioni Unite&#8221;.</p>
<p>Nenni è stato il principale demiurgo delle relazioni italo-cinesi e ha trovato in Saragat un fautore della <strong>distensione</strong>. <a href="https://www.aspeninstitute.it/en/system/files/inline/026-033%20Romano%2050.pdf" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.aspeninstitute.it/en/system/files/inline/026-033%2520Romano%252050.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1642784093363000&amp;usg=AOvVaw0MzMvqltIhIQ2Z9gsn_1N_">Le memorie dell&#8217;epoca</a> ricordano che la Repubblica Popolare ha inviato a Roma tale Xu Ming, funzionario del ministero degli Esteri già vicedirettore del reparto Europa orientale; anche la Farnesina sperava di spedire oltre la Muraglia un profilo diplomatico, ma ciò non accadde per scongiurare una possibile reazione avversa di Washington, gli americani, infatti, avrebbero potuto pensare che l&#8217;ufficio commerciale italiano fosse una sorta di ambasciata. Il terreno era tuttavia preparato. Di lì a poco, Italia e Cina sarebbero diventate ancora più vicine, fino ad arrivare al marzo 2019, con la firma tra i due Paesi del MoU (<em>Memorandum of Understanding</em>) sulla Nuova Via della Seta e l&#8217;incontro tra il presidente italiano Sergio Mattarella e quello cinese Xi Jinping.</p>
<h2>Il Quirinale essenziale per la politica estera</h2>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">In politica estera il Quirinale, dunque, prevale sulle altre strutture dello Stato perché, nel mandato settennale, custodisce la lunga durata in un paese dove la politica resta fragile nella capacità di domare il tempo. E in quest’ottica si rivela garante dell’unità nazionale anche nel senso delle questioni geopolitiche e strategiche: il Presidente della Repubblica ha il </span><span style="font-size: medium;"><b>potere non codificato </b></span><span style="font-size: medium;">di definire la cornice, il terreno di gioco entro cui lo Stato può muoversi e la diplomazia agire. La sua </span><span style="font-size: medium;"><i>moral suasion </i></span><span style="font-size: medium;">vale anche all’estero, come moltiplicatore di potenza per il sistema-Paese nell’ottica di quelle </span><span style="font-size: medium;"><b>relazioni internazionali </b></span><span style="font-size: medium;">che non vanno confuse con la semplice politica estera ma rappresentano la capacità di incidere di una figura o personalità in virtù dello standing individuale o dell’istituzione ricoperta. Logico dunque pensare che un Quirinale sempre più “geopolitico” troverà il suo inquilino ideale, negli anni a venire, in figure dal pedigree ben strutturato nel campo delle relazioni in questione.</span></p>
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		<title>Le origini della (debole) politica estera italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/politica-estera-italiana-storia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Petrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 16:56:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="farnesina politica estera ue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-2048x1367.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È notizia di questi giorni che dopo oltre 40 anni sette terroristi di estrema sinistra sono stati arrestati in Francia, nel corso di una operazione congiunta delle polizie italiana e francese. Nonostante la soddisfazione espressa dal mondo istituzionale, quei 40 anni di protezione oltralpe sono conseguenza sia della dottrina Mitterrand, sia della scarsa incisività della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/politica-estera-italiana-storia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="farnesina politica estera ue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/farnesina-Imagoeconomica-2048x1367.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È notizia di questi giorni che dopo oltre 40 anni <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/almeno-due-o-tre-anni-rivedere-i-brigatisti-italia-1943072.html">sette terroristi di estrema sinistra sono stati arrestati in Francia</a>, nel corso di una operazione congiunta delle polizie italiana e francese. Nonostante la soddisfazione espressa dal mondo istituzionale, quei 40 anni di protezione oltralpe sono conseguenza sia della <strong>dottrina Mitterrand</strong>, sia della scarsa incisività della nostra politica internazionale. Insomma, siamo membri della stessa Unione e abbiamo impiegato quattro decadi per avere sette criminali dal nostro vicino?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Sette più… sessanta se contiamo i criminali di guerra nazisti che Roma, fra il 2003 ed il 2017, ha riconosciuto responsabili di crimini nel corso dell’occupazione del ’43-’45. Fra loro, una decina è coinvolta nell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, il borgo della Versilia che nell’agosto del 1944 fu investito dalla furia delle SS della 16° Divisione Waffen SS “Reichsfhurer”: oltre cinquecento morti di cui centotrenta bambini.<span class="Apple-converted-space"> </span>&#8220;In piazza per Zaki non per i nazi&#8221;. Avremmo anche potuto titolarlo così questo articolo perché, senza essere polemici, è la verità. Intendiamoci, spendersi per tutelare la salute e la libertà di un ragazzo che soffre in galera in un altro paese è più che legittimo e condivisibile. Ci domandiamo, però, come mai la stessa passione mostrata per il ricercatore non si sia concretizzata, nel corso del tempo, in atti finalizzati ad ottenere l’estradizione di criminali di guerra e di terroristi d’ogni fazione.</p>
<h2>Quanto il peso dell&#8217;Italia è mancato</h2>
<p>Lo scarso peso internazionale del Paese è cosa di vecchia data, che risale, almeno, al Congresso di Berlino quando si consumò quello che passò alla storia come lo “schiaffo di Tunisi”. In quell’occasione il tentennamento italiano sull’opportunità di conquistare la Tunisia (dove la comunità nazionale era seconda solo a quella araba e superiore alla comunità francese) permise a Parigi di arrivare per prima.</p>
<p>L’Italia era al tempo un giovane Regno la cui posizione geografica, la scarsità di risorse, l’arretratezza di alcune sue aree ed un’industrializzazione ancora agli albori impedivano di giocare alla pari sul tavolo delle grandi potenze.<span class="Apple-converted-space"> </span>Neanche il sacrificio nella <strong>Grande Guerra</strong>, con seicentomila soldati morti combattendo gli Imperi centrali, permise all’Italia di ottenere una completa vittoria e ciò che l’Intesa le aveva promesso. Quella che si chiama “vittoria mutilata” è figlia, oltreché delle scelte degli Stati Uniti, anche dell’incapacità dell’allora classe dirigente di rivendicare le compensazioni territoriali garantite nel 1915.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Quanto al regime fascista, dopo una certa centralità conquistata con il rafforzamento economico interno, con gli Accordi di Monaco e con la partecipazione alla Guerra di Spagna, il divario fra Italia e Germania si fa sempre più evidente a vantaggio di quest’ultima. E si può azzardare l’ipotesi che il peso di quella tragica vergogna che ci portiamo addosso dal 1938 sia figlio più di codardia in politica estera, che non di reale e concreta convinzione di un Popolo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>Il peso dell&#8217;influenza tedesca</h2>
<p>Pensavamo che il conflitto mondiale avesse spazzato via, insieme ad Hitler, anche la nefasta influenza della Germania sul nostro Paese. Ci sbagliavamo. La riunificazione tedesca (di cui noi europei ci siamo fatti carico, anche rinunciando agli indennizzi di guerra) ha riproposto una Germania competitiva e pronta ad imporsi sul fronte politico ed economico della nascente Unione Europea i cui “padri” fondatori sono considerati François Mitterrand ed Helmut Kohl.</p>
<p>Il cancelliere Kohl, in effetti, seppe giocare bene le sue carte, prima e dopo Maastricht. Di fronte al costoso divario economico fra RFT ed ex DDR, ricordando che il <i>London debt agreement</i> del 1953 aveva rimandato il pagamento degli ingenti debiti di guerra ad una futura riunificazione, capì che saldare il conto sarebbe stato impossibile: la fine della Germania. La salvezza stava nel convincere i creditori a cedere. E se l’Italia aveva già fatto un passo indietro ai tempi di De Gasperi per la Grecia, nazione alleata e con 1500 miliardi di dollari di credito, fu piuttosto duro dover accettare di perdere una somma così importante.<span class="Apple-converted-space"> </span>Ma tanto accadde.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>“<i>La memoria è labile nel ricordare i benefici ma tenace nel ricordare i torti</i>” rammenta Seneca. E, infatti, da allora Italia, Grecia, Spagna hanno vissuto una situazione di sudditanza davanti al gigante tedesco presto dimentico dell’aiuto ricevuto. Nel nostro Paese, inoltre, venuti a mancare i politici che avevano segnato la storia della Prima Repubblica, la memoria di quanto Berlino dovesse ai “PIGS&#8221; (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) è sparita insieme a parte della nostra sovranità.</p>
<p>Se Kohl era riuscito a salvare le casse tedesche, la “ossi” (tedesca orientale) Angela Merkel ha plasmato e rafforzato il ruolo di Berlino nella politica europea, interferendo non poco nella politica di altri stati, Italia in testa. Un livello di interferenza apertamente palesato nell’ottobre 2011 quando Angela Merkel ed il collega francese Nicholas Sarkozy scatenarono l’ilarità di una sala stampa. Battutaccia? No, espressero con un sorriso smorfioso i loro dubbi sulla credibilità del governo italiano.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Che il IV governo Berlusconi fosse agli sgoccioli era allora cosa conclamata, ma solo l’ingresso in scena di Mario Monti &#8211; uomo di fiducia di Bruxelles &#8211; fu conferma del ruolo sempre minore che gli italiani avrebbero avuto, da lì in avanti, sulla libera scelta dei loro rappresentanti.</p>
<h2>I limiti del sistema italiano</h2>
<p>Alla luce di quanto scritto emerge che le prime “vittime” delle mancanze della nostra politica estera siano proprio i cittadini, la gente comune che ormai vede nell’Ue più un apparato burocratico che una comunità di nazioni sorelle. E mica solo per colpa della “propaganda sovranista”. La classe politica italiana è stata sempre marcatamente esterofila, se vogliamo sin dai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini. E, negli ultimi 30 anni, venuta a mancare l’Urss sembra che Bruxelles abbia preso, nel cuore di alcuni, il posto di Mosca.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Popolo, nel senso vero del termine, non lo siamo mai stato né vi è mai stata una volontà di preservare la memoria del passato con obiettività e con senso critico, preferendo tramandare i meriti di una parte a scapito di un’altra o stravolgendo le verità storiche. L’assenza, dunque, di una identità storica condivisa ci ha impedito di imparare a conoscere il nostro ruolo, passato e presente, sullo scacchiere internazionale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>Di Maio si affida all&#8217;apparato: così la Farnesina media tra Usa e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/di-maio-si-affida-allapparato-cosi-la-farnesina-media-tra-usa-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2019 06:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Farnesina]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (Fotogramma)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Da nuovo ministro degli Esteri Luigi Di Maio dovrà affrontare una serie di dossier di primaria importanza. Il capo politico del Movimento cinque stelle assume, dopo l&#8217;impegnativa esperienza di vicepremier, ministro dello Sviluppo economico e ministro del Lavoro nel primo governo Conte, la strategia funzione di capo della Farnesina in una fase che vede un contesto internazionale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/di-maio-si-affida-allapparato-cosi-la-farnesina-media-tra-usa-e-cina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (Fotogramma)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-di-Maio-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Da nuovo ministro degli Esteri <strong>Luigi Di Maio </strong>dovrà affrontare <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/gaffe-errori-e-dossier-bollenti-maio-si-prende-esteri-1748190.html">una serie di dossier di primaria importanza</a>. Il capo politico del <strong>Movimento cinque stelle</strong> assume, dopo l&#8217;impegnativa esperienza di vicepremier, ministro dello Sviluppo economico e ministro del Lavoro nel primo governo Conte, la strategia funzione di capo della Farnesina in una fase che vede un contesto internazionale in continua ebollizione: dai problemi più vicini alle sponde italiane, come la questione migratoria e le crisi di Libia e Algeria che mettono a repentaglio <a href="https://it.insideover.com/economia/trivelle-gasdotti-e-interessi-nazionali-i-cinque-stelle-alla-prova-di-maturita.html">parte dell&#8217;import energetico italiano,</a> alle questioni di portata globale concernenti la sfida tra potenze (Stati Uniti, Russia, Cina) passando per dossier scottanti come Iran e Venezuela Di Maio dovrà assieme al premier <strong>Giuseppe Conte </strong>gestire questioni che potrebbero condizionare il futuro di una media potenza come l&#8217;Italia.</p>
<p>Sotto certi punti di vista la nomina di Di Maio alla Farnesina ha suscitato perplessità per la giovane età e la relativamente scarsa attenzione dimostrata dal capo politico pentastellato alle questioni di politica internazionale, non a caso passate in subordine nella stesura del programma di governo col <strong>Partito democratico</strong>. D&#8217;altro canto, la scelta del capo politico del primo partito rappresentato in Parlamento di assumere la guida degli Esteri porterà inevitabilmente l&#8217;agenda internazionale a risultare primaria nella definizione degli equilibri dell&#8217;esecutivo e, tema non secondario, potrebbe di conseguenza attrarre una quantità crescente di risorse economiche su una branca dell&#8217;esecutivo negli ultimi anni svuotata progressivamente di fondi e disponibilità.</p>
<h2>Gli uomini chiave della Farnesina</h2>
<p>E tale centralità politica rafforza il ruolo dell&#8217;apparato interno alla Farnesina, rodato sistema basato sul coordinamento delle centrali diplomatiche e informative sparse per il mondo che ha la sua figura apicale nel Segretario generale del ministero degli Esteri <strong>Elisabetta Belloni</strong>. Classe 1958, la Belloni occupa tale posizione dal 2016 ed è donna d&#8217;apparato dal lungo trascorso nella carriera diplomatica e amministrativa, tra cui spicca la direzione dell&#8217;Unità di crisi della Farnesina (2004-2008). Stimata e rispettata da Di Maio anche prima del fragoroso successo del Movimento alle elezioni politiche del 2018, tanto che <a href="https://www.ilpost.it/2018/05/09/elisabetta-belloni/">girarono voci</a> dell&#8217;interessamento del partito alla Belloni come ministro degli Esteri ideale di un governo pentastellato, la Belloni è stata la prima persona a incontrare il neo titolare del dicastero dopo il passaggio di consegne con <strong>Enzo Moavero Milanesi</strong>.</p>
<p>Incontrandosi a cena nella serata del 5 settembre, la Belloni e Di Maio hanno iniziato a delineare la struttura futura della Farnesina. E in tal senso è da ritenere cruciale il consiglio dato dalla prima al secondo sulla nomina del capo di gabinetto del ministero, che Di Maio ha colto al volo scegliendo per la posizione l&#8217;ambasciatore italiano in Cina, <strong>Ettore Sequi</strong>.</p>
<p>Sequi sarà dunque, assieme alla Belloni, l&#8217;uomo chiave della nuova Farnesina. La sua nomina è significativa, certificando la rilevanza data dalla Farnesina nel suo insieme alle relazioni con Pechino nel rispetto dell&#8217;ancoraggio europeo e atlantico del Paese che per il ministero è storicamente ritenuto prioritario. La Farnesina, in un certo senso, appoggia l&#8217;apertura di Di Maio alla Cina culminata nella firma al Memorandum per la <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-via-della-seta.html" target="_blank" rel="noopener">Nuova Via della Seta</a> da parte di Conte e Xi Jinping nel marzo scorso, ma reintegrando Sequi nei suoi ranghi a Roma mira a portarla avanti con la guida diplomatica esperta di un conoscitore diretto dell&#8217;Impero di Mezzo. E non a caso la mossa arriva a pochi giorni di distanza da una scelta di segno opposto nei confronti di Pechino, ovvero il rilancio del decreto sul <strong>Golden power </strong>nel settore tecnologico che inquieta <strong>Huawei</strong> e le aziende simili e che era in prima battuta decaduto pochi giorni prima della crisi del governo Conte I.</p>
<h2>Due guide per Di Maio</h2>
<p>La Belloni e Sequi appaiono dunque come i &#8220;pretoriani&#8221; di Luigi Di Maio, uomo che per esperienza internazionale e conoscenza geopolitica necessita senz&#8217;altro di consiglieri di primo livello per colmare oggettivi limiti personali ma d&#8217;altro canto è tra gli esponenti più istituzionalizzati del Movimento cinque stelle e tra i pochi suoi leader ad aver capito la necessità di affidarsi ad apparati politico-burocratici che sanno portare avanti scelte strategiche e procedure indipendentemente dall&#8217;avvicinarsi dei ministri. Rappresentando, nel caso della Farnesina, la continuità della nostra politica estera. Che ora necessita di chiare, precise scelte strategiche per vivacizzare l&#8217;interesse nazionale: come rapportarsi nella sfida politica ed economica Usa-Cina? Che politica energetica e diplomatica applicare nel Mediterraneo? Come vagliare l&#8217;apertura alla Cina in termini di investimenti e sicurezza? Che approccio avere nei confronti della crisi in Libia? Nodi gordiani che andranno sciolti per capire l&#8217;atteggiamento e la capacità d&#8217;azione dell&#8217;Italia e la cui risoluzione potrà avvenire solo rafforzando le capacità decisionali del ministero degli Esteri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/di-maio-si-affida-allapparato-cosi-la-farnesina-media-tra-usa-e-cina.html">Di Maio si affida all&#8217;apparato: così la Farnesina media tra Usa e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Di Maio d&#8217;Africa: gli obiettivi del nuovo capo della Farnesina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/di-maio-dafrica-gli-obiettivi-del-nuovo-capo-della-farnesina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Meneghetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Sep 2019 05:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Farnesina]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel suo primo post da ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha abbozzato una dichiarazione programmatica che dovrà guidare l&#8217;intero operato della Farnesina nei mesi a venire. Delle &#8220;linee guida&#8221;, come lui stesso le definisce, nelle quali si parla di migrazioni, relazioni con le economie emergenti ed Africa. Quest&#8217;ultimo punto risulta particolarmente interessante, non solo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/di-maio-dafrica-gli-obiettivi-del-nuovo-capo-della-farnesina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/di-maio-dafrica-gli-obiettivi-del-nuovo-capo-della-farnesina.html">Di Maio d&#8217;Africa: gli obiettivi del nuovo capo della Farnesina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Luigi-Di-Maio-ministro-degli-Esteri-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel suo primo post da ministro degli Esteri, <strong>Luigi Di Maio</strong> ha abbozzato una dichiarazione programmatica che dovrà guidare l&#8217;intero operato della Farnesina nei mesi a venire. Delle &#8220;linee guida&#8221;, come lui stesso le definisce, nelle quali si parla di migrazioni, relazioni con le economie emergenti ed Africa.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo punto risulta particolarmente interessante, non solo perché strettamente legato ai due che lo precedono, ma anche perché esplicitamente rivolto a una realtà geografica, quella africana, spesso poco citata o sottovalutata dai recenti titolari del dicastero. Tra il parlare e l&#8217;agire vi è però un abisso. E le dichiarazioni di Di Maio dovranno necessariamente scontrarsi con una realtà fatta di sfide e questioni estremamente spinose.</p>
<h2>Un&#8217;opportunità da sfruttare, ma con cautela</h2>
<p>L&#8217;Africa non è una preoccupazione, ma un&#8217;opportunità &#8220;per individuare nuovi partner strategici attraverso i quali incrementare lo sviluppo e la crescita del nostro Paese&#8221;: un concetto che Di Maio ha voluto ribadire nel suo primo messaggio diretto agli ambasciatori.</p>
<p>In questo, il ministro pentastellato sembra aver già raccolto <a href="https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/09/04/leader-gilet-gialli-maio-africa-rischia-frizioni-con-francia_wOuW4SOxvnvyM2yIbkqIOO.html">il plauso</a> di <strong>Christophe Chalencon</strong>, il leader dei gilet gialli che, tuttavia, avverte: &#8220;Condivido la visione di Di Maio al 300%, ma va da sé che ciò gli provocherà non poche frizioni con il governo e le imprese francesi&#8221;. Frizioni tutt&#8217;altro che ignote al nuovo titolare della Farnesina, già in passato protagonista di attriti con l&#8217;Eliseo a causa dei suoi legami con lo stesso movimento dei <em>gilets jaunes. </em></p>
<p>Chalencon non sbaglia a mettere in guardia Di Maio, perché tra i temi caldi che coinvolgono la politica estera italiana vi è la questione del &#8220;<strong>dossier libico</strong>&#8220;. In questo caso, il ministro dovrà assolutamente tentare di non ripetere l&#8217;esempio della Conferenza di Palermo indetta dal premier Conte lo scorso ottobre, summit conclusosi sostanzialmente in <a href="https://it.insideover.com/politica/conferenza-palermo-errori-italia.html">un grosso flop</a>: è invece necessario che Di Maio sia capace di prendere una posizione netta e non nebulosa come fatto invece in passato, quando richiamava al dialogo le parti coinvolte nella crisi di Libia &#8220;con la necessità di coinvolgere anche attori quali Russia ed Egitto&#8221;. Un appello caduto nel vuoto, che in più aveva fatto storcere più di un naso a Parigi, da sempre sul chi va là nei confronti di chiunque si inserisca in quella che Macron e i suoi predecessori ritengono una vera e propria <a href="https://it.insideover.com/politica/le-vere-ragioni-della-guerra-libia-gli-interessi-della-francia.html">&#8220;sfera di influenza&#8221;</a>.  Di fatto, i primi appelli di Di Maio in qualità di ministro degli Esteri sembrano improntati all&#8217;apertura indiscriminata nei confronti di tutti i Paesi, ma senza un piano ben preciso e con una volontà &#8211; a dire il vero parecchio opaca &#8211; di elevare l&#8217;Italia al ruolo di interlocutore versatile e, perché no, avvantaggiato in particolare nell&#8217;ottica di relazioni economiche e commerciali con i Paesi africani. Ma il quadro è ben più complesso.</p>
<h2>L&#8217;Italia parte svantaggiata</h2>
<p>L&#8217;Africa, che Di Maio giustamente indica come un continente dalle mille opportunità strategiche, è da tempo al centro delle mire di tutte le maggiori potenze mondiali, non solo la Francia.</p>
<p>Pensiamo alla <a href="https://it.insideover.com/politica/africa-lezione-cina-potenza-globale.html">Cina</a>, che in Africa sta di fatto conducendo un programma di espansionismo economico e infrastrutturale, o alla Russia, che <a href="https://www.theguardian.com/world/2019/jun/11/leaked-documents-reveal-russian-effort-to-exert-influence-in-africa">sta concentrando</a> i suoi sforzi su una politica di accordi militari in almeno 13 Paesi diversi. Il Giappone, dal canto suo, <a href="https://it.insideover.com/politica/i-progetti-del-giappone-in-africa.html">è in gioco</a> sin dagli anni Novanta grazie al suo avanzato <em>know-how</em> tecnologico, e gli Stati Uniti, seppur rallentati dalla politica &#8220;friendly countries first&#8221; del presidente Donald Trump, non mancano di spingere per avere la loro fetta di torta. L&#8217;Italia dovrà necessariamente fare i conti con questo e superare i proclami del ministro uscente <strong>Enzo Moavero Milanesi</strong> per mettere seriamente in pratica un programma di aiuti e sviluppo economico nell&#8217;area africana. Una regione che si annuncia come particolarmente interessante è il Corno d&#8217;Africa: non solo per i legami storici con la nostra Penisola, ma anche per la forte voglia di modernità e rinnovamento espressa dai Paesi che la compongono, dall&#8217;Etiopia all&#8217;Eritrea, passando per <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-strategia-militare-della-cina-in-africa-passa-dal-gibuti.html">Gibuti</a>, dove ha sede una base militare italiana recentemente oggetto di visita da parte del ministro uscente della Difesa <strong>Elisabetta Trenta</strong>.</p>
<p>Anche qui, tuttavia, non mancano i &#8220;ma&#8221;: tutte queste nazioni sono soggette a frequenti capovolgimenti sociali e politici, e l&#8217;instabilità dei loro governi (o, nel caso dell&#8217;Eritrea, di un vero e proprio regime) sono ulteriormente alimentate dalla presenza di interlocutori famelici e aggressivi come i Paesi del Golfo, che vedono nel Corno d&#8217;Africa <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-libia-al-somaliland-gli-emirati-alla-conquista-dellafrica.html">una rampa di lancio</a> per gestire il conflitto in Yemen, oltre che una sorta di Eldorado per l&#8217;importazione di manodopera a basso costo. Con loro, e con la crescita vertiginosa della loro influenza in campo economico, dovrà fare i conti Di Maio.</p>
<h2>&#8220;Superare Dublino&#8221;</h2>
<p>C&#8217;è poi il nodo relativo ai migranti. Nel suo messaggio agli ambasciatori Di Maio parla della necessità di &#8220;responsabilizzare l&#8217;Europa&#8221;, superando al tempo stesso la <strong>Convenzione di Dublino</strong>: un accordo concernente l&#8217;esame delle richieste d&#8217;asilo che, a dirla tutta, risulta obsoleto da tempo, risalendo al 1990 (l&#8217;entrata in vigore è invece del 1997). Ma il nostro ministro <a href="https://it.insideover.com/politica/dublino-al-via-scontro-sud-est-litalia-destinata-perdere.html">non è certo il primo</a> a parlare di una revisione del documento: già nel 2015 la Germania aveva deciso di sospenderne temporaneamente l&#8217;efficacia, mentre da tempo i Paesi che compongono il <a href="https://it.insideover.com/politica/dubbi-dei-paesi-visegrad-crescita-economica-demografia.html">Gruppo di Visegrad</a> ne chiedono l&#8217;annullamento o il blocco. Non è chiaro cosa intenda Di Maio a questo proposito: &#8220;superare Dublino&#8221; può essere letto in un&#8217;ottica duplice, sia che lo si voglia di fatto abrogare o che si cerchi al contrario di installare una politica dell&#8217;accoglienza ancora più radicale e inclusiva, tema tutt&#8217;altro che sconosciuto al giovane ministro. Non stupisce, dunque, che Di Maio associ questo suo pensiero all&#8217;Africa, continente che al di là delle opportunità economiche rappresenta anche uno dei principali fronti migratori del pianeta. Sembrerebbe quindi, a giudicare da quanto detto finora, che la Farnesina a gestione pentastellata voglia in qualche modo assurgere al rango di &#8220;jolly&#8221; che, attraverso la cooperazione multilaterale con le nazioni africane, possa ottenere vantaggi economici per sé da una parte e una limitazione dei flussi di migranti verso la nostra costa dall&#8217;altra. &#8220;Aiutiamoli a casa loro&#8221; in salsa giallorossa? Presto per dirlo, ma una cosa è certa: con un programma così di massima, e senza una chiara traccia da seguire, le premesse sono tutt&#8217;altro che promettenti, e rischiano di smuovere le acque per l&#8217;Italia nel peggior modo possibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/di-maio-dafrica-gli-obiettivi-del-nuovo-capo-della-farnesina.html">Di Maio d&#8217;Africa: gli obiettivi del nuovo capo della Farnesina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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