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Con la vittoria di Janez Jansa in Slovenia, lo schieramento anti-immigrazione dei Paesi di Visegrad si allarga ulteriormente. E ora le possibilità di riuscire a trovare un accordo sulla revisione di Dublino diminuiscono ancora di più. La vera partita sull’immigrazione, infatti, si gioca a Bruxelles. Un gioco, però, che si fa sempre più duro.

Per la Commissione europea la riforma “è un’opportunità di mostrare la solidarietà dei 27 e di non lasciare i paesi in prima linea, in particolare Grecia, Italia, Malta e Spagna, assumersi un peso di responsabilità sproporzionato”.

Secondo una fonte comunitaria, però, la “finestra” per ottenere le quote obbligatorie di ripartizione dei richiedenti asilo “sta diventando sempre più piccola”. E le speranze di arrivare a un accordo sulle nuove regole d’asilo per l’Unione Europea, alla vigilia della riunione dei ministri dell’Interno dei 28, si sono praticamente azzerate.

Matteo Salvini non dovrebbe essere all’incontro di domani in Lussemburgo, ma ha già annunciato il “no” dell’Italia alla proposta di compromesso messa sul tavolo dalla Bulgaria, presidente di turno del Consiglio dell’Ue, che è l’altro braccio legislativo dell’Unione europea insieme al Parlamento.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, la proposta della Bulgaria prevede che i richiedenti asilo vengano redistribuiti solo se il flusso supera il 160% rispetto all’anno precedente. La proposta è stata rifiutata – oltre che dall’Italia – anche da Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro, ovvero i paesi di primo ingresso dove si fermano la gran parte dei richiedenti asilo.

La riforma approvata dal Parlamento europeo

A novembre il Parlamento europeo ha approvato un riforma sul Trattato di Dublino che prevede di cancellare il meccanismo attraverso il quale i Paesi di primo arrivo sono automaticamente responsabili per i richiedenti asilo. Come ha scritto Il Giornale “la posizione dell’Europarlamento include quindi una ridistribuzione dei richiedenti nei Paesi membri secondo una chiave fissa che valuta una certa soglia di ingressi, calcolata su Pil, popolazione e numero di migranti accolti l’anno precedente”.

A fine giugno, comunque, la presidenza del Consiglio Ue passerà all’Austria. Un altro secco “no” alla redistribuzione dei migranti è quindi in arrivo. E l’Italia è destinata a perdere. Di nuovo.

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