Anche dall’Africa passa il cambio di politica estera degli Emirati, desiderosi di potenziare il loro peso internazionale, ampliando quello già consolidato a livello regionale. In Medio Oriente ciò si traduce in un nuovo ruolo che il Paese del Golfo aspira a ritagliarsi: quello di mediatori all’interno dei conflitti regionali.

In Medio Oriente

Il cambio di strategia è particolarmente evidente in Yemen, dove, pur mantenendo saldo l’obiettivo di vincere i ribelli Houthi – grazie ai proxy in loco, le Security Belt Forces e il Consiglio di Transizione del Sud -, Abu Dhabi ha recentemente ridotto la sua presenza militare nel governatorato di Aden, privilegiando all’intervento diretto le vie diplomatiche.

Lo stesso approccio viene applicato nella gestione della crisi del Golfo. Gli Emirati infatti hanno adottato una politica meno interventista, spingendo, al contrario, per ridurre le tensioni attraverso una soluzione diplomatica.

Un lieve disgelo sembrerebbe caratterizzare anche i rapporti con Israele: pur non intrattenendo relazioni diplomatiche ufficiali, negli ultimi anni, i due Paesi hanno rafforzato la cooperazione diplomatica, militare e di intelligence, guidati dalla comune preoccupazione in merito all’Iran.

Nell’Africa settentrionale

Al di fuori del Medio Oriente, negli ultimi anni i Paesi del Golfo hanno rafforzato la loro presenza nel continente africano, specialmente nell’Africa sub-sahariana, al fine di capitalizzare le opportunità economiche e proteggere i propri interessi strategici in loco; ma anche, più recentemente, per rafforzare la propria presenza in loco, in particolare mediante la creazione di basi militari.

Nel Nord Africa, già dai tempi del colonnello Muammar Gheddafi, Abu Dhabi gode di una presenza consolidata. In Libia, ha stabilito una base militare nella città di Al-Marj (Cirenaica). Oggi, gli Emirati sono uno dei principali sostenitori del generale Khalifa Haftar – uomo forte del governo di Tobruk -. Durante la campagna di Haftar per la riunificazione della Libia sotto il suo controllo, Abu Dhabi avrebbe fornito al generale armi e droni – in particolare gli Wing Loong II, di produzione cinese -, che si sono rivelati fondamentali nell’avanzata dell’uomo forte di Tobruk.

Per potenziare il sostegno nei confronti di Haftar, ottenendo un migliore accesso alla Libia, lo scorso giugno, Abu Dhabi ha concordato con il Niger la creazione di una nuova base militare in loco. Situata nel territorio settentrionale del Paese, a sud della regione libica del Fezzan, la nuova base garantisce agli Emirati una presenza stabile nel Paese, oltre a rappresentare un supporto fondamentale per gli uomini di Haftar.

Oltre a Libia e Niger, gli Emirati intrattengono profonde relazioni con il Sudan. Qui, Abu Dhabi ha sostenuto il governo dell’ex presidente Omar Hassan Bashir; e, dopo il colpo di stato che ha rovesciato Al-Bashir, Abu Dhabi ha sostenuto il processo di transizione nel Paese.

Il Corno d’Africa

Gli Emirati si sono addentrati, però, ancora più in profondità nel continente africano. Oltre all’Africa settentrionale, Abu Dhabi si sta gradualmente espandendo anche nel Corno d’Africa, garantendosi una posizione strategica sullo Stretto di Bab El-Mandeb – tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden – che, insieme allo Stretto di Hormuz, costituisce uno dei più importanti chokepoint petroliferi al mondo.

In Eritrea, nel 2015, gli Emirati hanno concluso un accordo di locazione trentennale che consente ad Abu Dhabi l’utilizzo dell’aeroporto e del porto in acque profonde della città di Assab, che si affaccia proprio sullo Stretto di Bab El-Mandeb. Considerata la sua prossimità allo Yemen, negli ultimi anni – essendo Abu Dhabi intervenuta al fianco dell’Arabia Saudita nella guerra civile yemenita -, la base è diventata una postazione fondamentale dalla quale raggiungere il Paese, ormai al quarto anno di guerra civile.

Ma gli Emirati hanno un’altra presenza stabile nel Corno d’Africa: il Somaliland, una regione autonoma – non riconosciuta dalla comunità internazionale – composta dalle province settentrionali della Somalia. Qui, Abu Dhabi ha una base nel porto in acque profonde di Berbera, situato nel Golfo di Aden.

Come numerosi altri Paesi, gli Emirati hanno compreso che passeranno dall’Africa, nei prossimi decenni, le sfide di politica estera, come pure i grandi interessi geoeconomici. E si attrezzano, per non rimanerne esclusi.