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Il nuovo governo italiano dovrà, sulla scia del precedente, affrontare il cruciale tema della partita energetica che sta infiammando il Mar Mediterraneo. Cambia la coalizione di governo, il Partito Democratico subentra alla Lega come partner di minoranza del Movimento Cinque Stelle, ma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte resta al suo posto, rafforzato nella leadership, così come restano immutate le sfide geopolitiche e geoeconomiche del campo energetico.

L’Indro ha recentemente riassunto in un efficace articolo la somma delle questioni che animano la regione: dal braccio di ferro turco-cipriota sulle aree d’estrazione contese all’analoga rivalità tra Ankara e la Grecia, passando per la proiezione mediterranea della “guerra fredda del gas” tra la Russia, egemone delle forniture continentali, e gli Usa, che vedono nel Mediterraneo un terreno geopolitico in cui indebolire la proiezione energetica di Mosca. A cui bisogna aggiungere la cronica instabilità di Libia e Algeria, al primo posto nella classifica dei nostri fornitori e delle nazioni d’interesse di Eni.

Il Mediterraneo sta diventando fondamentale per il mercato del gas. E alla rivalità tra Paesi si aggiunge la cooperazione tra le cordate di nazioni dotate di interessi convergenti, come testimoniato dalla creazione a gennaio dell’Eastern Mediterranean Gas Forum (Emgf) che riunisce Cipro, Egitto, Grecia, Giordania e Israele, dell’Autorità Nazionale Palestinese e Italia.

Il nostro Paese può giocare un ruolo importante, a patto di sviluppare una seria e coerente strategia politica. La sicurezza energetica e la tutela della proiezione del Paese devono essere ai primi posti dell’agenda di qualsiasi governo, così come la scelta dei progetti più promettenti dal punto di vista economico e politico. La conformazione geologica del fondale marino del Mediterraneo orientale obbliga tanto il gas del giacimento israeliano Leviathan quanto quello del sito cipriota Afrodite a dirigersi, in assenza di un’efficace rete Gnl sul territorio dei due Paesi, verso l’Egitto prima di raggiungere i potenziali acquirenti nel resto del mondo o, nel caso cipriota, a prevedere un tragitto obbligato attraverso la Grecia.

Paesi come Cipro e l’Egitto si candidano a diventare snodi di una rete che potrebbe avere, in presenza di lungimiranza strategica, il suo centro in Italia. Risulta dunque poco chiaro il motivo per cui il precedente governo non abbia spinto sul gasdotto EastMed (Cipro-Grecia-Italia) che vede Edison coinvolta nella realizzazione del tratto finale “Poseidon” in maniera analoga a quanto fatto, su iniziativa di Conte, sul gasdotto Tap.

Sul commercio dell’energia si stanno decidendo i futuri equilibri internazionali tra i Paesi economicamente più avanzati e l’Italia non può permettersi di chiamarsi fuori. Siamo il quinto consumatore mondiale di gas naturale”, ha dichiarato Gianni Bessi, che ha posto l’accento su un altro tema su cui il nuovo governo dovrà sciogliere un nodo intricato: le trivellazioni nel Mar Adriatico. Le quali sono state in passato oggetto di querelle tra leghisti e pentastellati, risultando bloccate nonostante concorrano alla produzione italiana in una fase cruciale. “Se Eni potesse sfruttare i giacimenti adriatici, sarebbe possibile ridurre un poco quella dipendenza dal gas di importazione che ora è un elemento di debolezza del nostro sistema energetico”.

Puntare sui gasdotti, rafforzare le potenzialità dell’Italia come hub regionale del gas, capire le svolte della geopolitica mediterranea, mettere un sano pragmatismo di fronte a questioni ideologiche nel caso delle trivellazioni (non fermate da una Croazia sempre più protagonista nell’area a nostro discapito): l’agenda dei compiti del governo giallorosso in materia di gas naturale sarà lunga e complicata. La posta in palio è la sicurezza energetica. E il rafforzamento di Eni, che sarà la più importante delle partecipate pubbliche di cui il Conte-bis si occuperà di rinnovare la governance, sebbene la posizione dell’ad Claudio Descalzi riscuota un consenso trasversale tra le forze politiche.

Il partito chiamato a una grande prova di maturità sarà il Movimento Cinque Stelle, che controllando il ministero dello Sviluppo Economico con Stefano Patuanelli e il ministero degli Esteri con l’ex inquilino del precedente, Luigi Di Maio, avrà il pallino del gioco nella conduzione dell’agenda energetica mediterranea del Paese. Un partito che vuole governare a lungo deve capire l’interesse nazionale e le sue logiche, molto spesso antitetiche rispetto ai desideri delle piattaforme o delle basi partitiche. Questo in materia di energia i pentastellati, ancorati a una visione manichea tra industrialismo e tutela ambientale, tra fonti rinnovabili e combustibili fossili, non l’hanno ancora capito, ma per aspirare a governare con successo dovranno presto metabolizzarlo.

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