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	<title>Blocco navale Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 16 May 2026 23:18:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Blocco navale Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Sottomarini iraniani nel Golfo: Teheran minaccia di silurare le navi in transito a Hormuz</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sottomarini-iraniani-nel-golfo-teheran-minaccia-di-silurare-le-navi-in-transito-a-hormuz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 03:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1616" height="952" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03.jpeg 1616w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-300x177.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-1024x603.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-768x452.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-1536x905.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-600x353.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1616px) 100vw, 1616px" /></p>
<p>L’Iran lancia la sua “minaccia sottomarina” alle rotte petrolifere del Golfo, annunciando lo schieramento dei sottomarini tascabili Ghadir nello Stretto di Hormuz. Possono condurre una feroce guerra asimmetrica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sottomarini-iraniani-nel-golfo-teheran-minaccia-di-silurare-le-navi-in-transito-a-hormuz.html">Sottomarini iraniani nel Golfo: Teheran minaccia di silurare le navi in transito a Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1616" height="952" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03.jpeg 1616w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-300x177.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-1024x603.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-768x452.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-1536x905.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-16.07.03-600x353.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1616px) 100vw, 1616px" /></p>
<p>L’Iran lancia la sua &#8220;<strong>minaccia sottomarina</strong>” alle rotte petrolifere del Golfo annunciando lo schieramento dei sottomarini tascabili classe Ghadir nello Stretto di Hormuz, facendo leva sui timori di una guerra navale asimmetrica che infliggerebbe un altro duro colpo alla crisi energetica, aggravata dal blocco delle rotte commerciali che collegano le potenze del Golfo al resto del mondo.</p>



<p>Protagonisti di questa strategia sono i <strong>sottomarini tascabili classe Ghadir</strong>, i &#8220;superstiti&#8221; della flotta sommergibile iraniana che potrebbero <strong>andare a caccia di mercantili nel Golfo</strong> e nelle acque a ridosso dello strategico Stretto di Hormuz, innescando una campagna antisommergibile che coinvolgerebbe i pattugliatori aerei, gli elicotteri imbarcati per la lotta antisom e i cacciatorpedinieri dell’US Navy schierati nell’area di responsabilità del Centcom, il Comando Centrale degli Stati Uniti che controlla le operazioni in Medio Oriente. <br><br>Paragonabili per dimensioni agli <em>X-Craft </em>della Royal Navy e ai <em>Seehund </em>della Kriegsmarine entrati in azione nella Seconda guerra mondiale, le unità superstiti della flotta, composta originariamente da circa 20 esemplari della classe Ghadir entrati in servizio nel 2005 con la Marina militare della Repubblica Islamica dell’Iran, rappresentano la nuova arma di deterrenza che Teheran potrebbe impiegare contro le navi, militari o civili, che intendono violare il <strong>blocco dello Stretto di Hormuz</strong>.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">I Delfini del Golfo e la strategia di Teheran</h2>



<p>Soprannominati &#8220;<strong>Delfini del Golfo Persico</strong>&#8220;, i Ghadir sarebbero &#8220;a<em>ttualmente schierati in posizioni operative calibrate&#8221;</em> per rafforzare quella che viene considerata una &#8220;<em>più ampia strategia di guerra asimmetrica di Teheran nel Golfo Persico</em>&#8220;. L&#8217;annuncio ha implicazioni strategiche globali, poiché circa il 20-21% delle spedizioni mondiali di petrolio transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Ciò significa che anche operazioni di disturbo limitate potrebbero innescare un&#8217;immediata volatilità del mercato energetico, un&#8217;escalation dei premi assicurativi e la mobilitazione navale multinazionale in tutta la regione del Golfo.</p>



<p>Il comandante della Marina iraniana ha dichiarato che sottomarini leggeri di produzione nazionale stanno conducendo operazioni di sorveglianza e monitoraggio nello Stretto di Hormuz e nelle vicine acque del Golfo Persico. Secondo l’agenzia di stampa <em>Fars</em>, il <strong>contrammiraglio Shahram Irani </strong>ha affermato che i sottomarini operano in linea con quelle che ha definito &#8220;<em>minacce in evoluzione</em>&#8220;, esigenze operative e capacità nazionali. Ha aggiunto che le unità sono in grado di rimanere sul fondale marino per lunghi periodi, dove vengono utilizzate per la sorveglianza, il tracciamento e quello che ha descritto come il potenziale ingaggio di navi ostili in questa strategica via d’acqua. Il comandante della Marina ha inoltre dichiarato che i sommergibili sono emersi nello Stretto di Hormuz durante un’operazione intitolata ai martiri del cacciatorpediniere Dena, prima di effettuare manovre in formazione e tornare in acque più profonde per continuare le missioni assegnate.  </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The Ghadir Class Submarine&#8230;<a href="https://twitter.com/hashtag/thetruthseeker?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#thetruthseeker</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/trending?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#trending</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Iran?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Iran</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/viralreels?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#viralreels</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Ghadir?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Ghadir</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/trend?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#trend</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Submarine?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Submarine</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/trendingnow?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#trendingnow</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/trendingreelsvideo?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#trendingreelsvideo</a> <a href="https://t.co/XcL4fg5Lga">pic.twitter.com/XcL4fg5Lga</a></p>&mdash; The Truth Seeker (@TruthSeekerHAZ) <a href="https://twitter.com/TruthSeekerHAZ/status/2054089244444926028?ref_src=twsrc%5Etfw">May 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>I media iraniani hanno inoltre interpretato il dispiegamento sia come una <strong>rappresaglia simbolica</strong>, sia come una forma di deterrenza operativa. Gli organi d’informazione legati allo Stato hanno descritto i sommergibili come &#8220;<em>pronti all&#8217;azione</em>&#8220;, sottolineando al contempo la loro capacità di condurre prolungate operazioni di sorveglianza in posizione di riposo sul fondale marino, consentendo ai battelli di restare nascosti sul fondale del Golfo mentre monitorano o ingaggiano navi di superficie ostili che transitano attraverso i corridoi di navigazione strategici. Il dispiegamento rafforza inoltre la consolidata <strong>dottrina militare di Teheran</strong> secondo cui i <strong>piccoli sottomarini costieri</strong> a basso dislocamento possono<strong> imporre costi operativi sproporzionati alle forze navali tecnologicamente superiori</strong>, in particolare in acque poco profonde e acusticamente congestionate, inadatte alle operazioni convenzionali dei sottomarini d&#8217;alto mare come quelli che possono essere schierati dagli Stati Uniti nel Mar Arabico o nel Golfo dell&#8217;Oman.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le minacce di Hormuz e una deterrenza sommersa</h2>



<p>La comunicazione navale iraniana relativa alla flotta Ghadir sembra attentamente studiata per segnalare una presenza costante nello Stretto, dove sono state posate le pluricitate <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/incubo-mine-intorno-hormuz-usa-inviano-i-dragamine-cosa-pu-2651656.html">mine navali</a> e incombono le <strong>piccole imbarcazioni armate</strong> e <strong>dronizzate</strong>, da impiegare come “battelli esplosivi” della <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/non-sono-solo-mine-minacciare-stretto-hormuz-cos-mosquito-2637250.html"><strong>Mosquito Fleet</strong></a>, mantenendo un’ambiguità strategica e al contempo complicando la pianificazione operativa delle formazioni antisommergibile della Marina statunitense e delle forze alleate che operano vicino al Golfo e devono prepararsi a un contesto strategico in cui Teheran fa sempre più affidamento su piattaforme navali asimmetriche e difficili da neutralizzare, piuttosto che sul confronto navale convenzionale che è stato in larga parte affondato nelle prime settimane di quella che è stata considerata la <strong>Terza Guerra del Golfo</strong>.<br><br>Emblematico il caso del <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/l-mk-48-e-l-attacco-ecco-sottomarino-nucleare-uss-charlotte-2635092.html">siluramento da parte del sottomarino d’attacco USS Charlotte</a> della <strong>fregata iraniana Iris Dena</strong>, centrata da un siluro Mk-48 il 3 marzo dopo essere stata intercettata al largo dello Sri Lanka. Lo schieramento dei sottomarini Ghadir, considerato “inteso a dimostrare la capacità di sopravvivenza e la continuità operativa delle forze navali” dell’Iran nonostante le perdite subite, è stato legato anche ai “<em>martiri del Dena</em>”. <br></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Lunghi 29 metri, con un dislocamento fino a 150 tonnellate i sottomarini tascabili <a href="https://twitter.com/hashtag/Ghadir?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Ghadir</a> rappresentano una minaccia rilevante nei fondali bassi dello stretto di <a href="https://twitter.com/hashtag/Hormuz?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Hormuz</a>, dove l&#39;<a href="https://twitter.com/hashtag/Iran?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Iran</a> può condurre una guerra asimmetrica contro gli Usa, colpendo navi sorprese a violare il blocco. <a href="https://t.co/hsNCh8QLIX">pic.twitter.com/hsNCh8QLIX</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://twitter.com/DBinTweet/status/2054579430941487168?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Come sottolinea il sito <em>Defese Security Asia</em>, i media iraniani hanno ripetutamente sottolineato la capacità di questi sottomarini che possono condurre <strong>operazioni di lunga durata</strong> rimanendo a ridosso di un fondale <a href="https://defencesecurityasia.com/en/iran-ghadir-submarines-strait-of-hormuz-underwater-threat-global-oil-routes/">estremamente difficile da scandagliare</a>, date le irregolarità geologiche, rimanendo fermi per lunghi periodi ed evitando l&#8217;esposizione ai sonar, riducendo di conseguenza le probabilità di rilevamento nelle trafficate rotte marittime del Golfo, e protraendo le loro missioni di pattugliamento fino a &#8220;50 giorni&#8221;. Gli analisti militari hanno a lungo valutato che la dottrina navale iraniana privilegia la disgregazione per logoramento piuttosto che gli scontri tra flotte, <strong>rendendo piattaforme come il Ghadir strategicamente preziose </strong>nonostante il loro dislocamento e la capacità di carico relativamente limitati.</p>



<p>Lunghi circa 29 metri e con un dislocamento non superiore alle 150 tonnellate a seconda della configurazione operativa, i sottomarini di classe Ghadir trasportano un equipaggio di sette uomini tra marinai e ufficiali, e sono stati costruiti &#8220;specificamente&#8221; per combattere nel Golfo Persico, dove le acque sono relativamente basse e la profondità media è di circa 36 metri. Ideali per compiere missioni di interdizione e imboscate lungo la costa, possono essere armati con <strong>diversi tipi di siluri</strong>, come il <em>Valfajr</em>, che vengono lanciati dai due tubi da 533 mm posti a prua, o attraverso <strong>missili da crociera antinave</strong> come il <em>Jask-2</em>, che l&#8217;Iran ha già testato con successo da un sottomarino Ghadir durante le dimostrazioni volte a mostrare la &#8220;capacità di attacco sottomarino&#8221; della Repubblica islamica. </p>



<p>Le fonti differiscono nel determinare il numero preciso di sottomarini classe Ghadir costruiti e messi in servizio, con stime che vanno dalle <strong>10 alle 23 unità totali</strong>, senza considerare il numero di battelli che potrebbero essere rimasti <strong>distrutti durante i raid israeliani</strong> e <strong>statunitensi</strong>, o potrebbero non essere operativi per guasti o altre ragioni.</p>



<p>In ogni caso, il dispiegamento dei sottomarini Ghadir nelle acque dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico è un chiaro segnale di deterrenza strategica che Teheran intende promuovere sia per rafforzare la percezione che la potenza mediorientale mantiene ancora oggi una &#8220;credibile capacità di rappresaglia&#8221; nonostante gli attacchi stranieri, sia per raggiungere obiettivi di politica interna, presentando la Marina iraniana come resiliente, operativamente preparata e tecnologicamente autosufficiente dopo la distruzione del cacciatorpediniere Dena e delle principali unità di superficie della flotta. Da una pura prospettiva di comunicazione strategica, l&#8217;annuncio funziona come <strong>segnale di deterrenza</strong> in vista della nuova escalation che viene minacciata dagli <strong>Stati Uniti </strong>dopo il <strong>fallimento dei negoziati</strong>.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sottomarini-iraniani-nel-golfo-teheran-minaccia-di-silurare-le-navi-in-transito-a-hormuz.html">Sottomarini iraniani nel Golfo: Teheran minaccia di silurare le navi in transito a Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Anche gli elicotteri Apache nei cieli di Hormuz, gli Usa schierano la migliore ala rotante</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/anche-gli-elicotteri-apache-nei-cieli-di-hormuz-gli-usa-schierano-la-migliore-ala-rotante.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 04:57:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
		<category><![CDATA[elicotteri Apache]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F.jpeg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-600x400.jpeg 600w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>L'impiego degli Apache si inserisce nel più ampio dispositivo militare che gli Usa hanno schierato nello Stretto di Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/anche-gli-elicotteri-apache-nei-cieli-di-hormuz-gli-usa-schierano-la-migliore-ala-rotante.html">Anche gli elicotteri Apache nei cieli di Hormuz, gli Usa schierano la migliore ala rotante</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F.jpeg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Nei cieli a ridosso dello <strong>Stretto di Hormuz</strong>, dove in mare centinaia e centinaia di petroliere, gassiere e mercantili restano alla fonda in attesa della de-escalation che lasci libero il passaggio, hanno fatto la loro comparsa anche gli <strong>elicotteri d’attacco AH-64 Apache</strong> dell’Esercito statunitense, una delle più avanzate piattaforme ad ala rotante al mondo. Il loro impiego si inserisce nel più ampio dispositivo militare che gli Stati Uniti hanno schierato per monitorare e proteggere le navi mercantili che si apprestano ad affrontare, sotto lo scacco dei pasdaran, la rotta che le porterebbe oltre lo stretto strategico al centro di una contesa che sta assistendo a un clima di <strong>crescenti tensioni regionali</strong>, e dal quale dipende, in ultima istanza, il primo vero passo verso i negoziati con l’Iran. Ora che gli obiettivi prioritari legati al programma nucleare e missilistico iraniano, <em>target</em> principali delle operazioni militari israelo-statunitensi, sembrano poter aspettare, di fronte al <strong>prolungato shock energetico</strong> che sta arrecando enormi danni all’economia globale.   <br><br>Le immagini diffuse dal Comando Centrale degli Stati Uniti, CENTCOM, hanno mostrato degli Apache in missione di pattugliamento, <strong>da qualche parte al largo delle coste dell’Oman o degli Emirati Arabi Uniti,</strong> e la loro presenza coincide con le crescenti tensioni che si sono verificate negli ultimi giorni, culminate con il sequestro di due navi mercantili da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, la <strong>MSC Francesca</strong> e la <strong>Epaminodi</strong>, fermate dalla Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e scortate verso la costa iraniana. Secondo quanto riportato dallo UK Maritime Trade Operations, <strong>i pasdaran hanno iniziato ad aprire il fuoco contro le petroliere in transito, senza alcun preavviso radio, già il 18 aprile,</strong> quando una prima imbarcazione è stata avvicinata da due cannoniere dell’IRGC-N a circa 20 miglia nautiche dalla costa dell’Oman. Un’altra nave è stata bersagliata il 22 aprile, insieme alle due navi sequestrate mentre si ritiene stessero cercando di violare il blocco iraniano. Questi gravi episodi si inseriscono in un contesto già critico, dato che Teheran ha reintrodotto restrizioni alla navigazione nello Stretto dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha confermato la prosecuzione del blocco americano sulle navi dirette ai porti iraniani. <br><br>Mentre il comando navale delle <strong>Guardie Rivoluzionarie</strong> ha ribadito che “<em>qualsiasi pressione americana riceverà una risposta adeguata</em>”, lasciando intendere che le <strong>condizioni di impercorribilità dello Stretto</strong>, già minato dai pasdaran, resteranno invariate finché le navi iraniane saranno minacciate dal dispositivo militare statunitense che ha ricevuto il compito di “riequilibrare” il vantaggio dell’Iran nel decidere chi può entrare e uscire dal Golfo Persico, per incidere sugli interessi di Teheran e dei suoi partner commerciali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">AH-64 Apaches fly above the Strait of Hormuz during a patrol, April 17. U.S. Army Soldiers are flying in and around the strait providing a visible presence in support of freedom of navigation. <a href="https://t.co/6K6cuCoqq2">pic.twitter.com/6K6cuCoqq2</a></p>&mdash; U.S. Central Command (@CENTCOM) <a href="https://twitter.com/CENTCOM/status/2045468301799645569?ref_src=twsrc%5Etfw">April 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli elicotteri Apache in azione su Hormuz</h2>



<p>In questo clima di forte instabilità gli elicotteri d&#8217;attacco sono apparsi come parte integrante della risposta militare statunitense. Il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore congiunto, ha confermato che, nell’ambito dell’Operazione Epic Fury, i <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ritorno-degli-a-10-sulla-scena-il-facocero-non-pensionabile-entra-in-azione-in-iran.html">caccia <strong>A-10 Thunderbolt II</strong></a> operano sul fianco meridionale dello Stretto contro imbarcazioni veloci, mentre gli <strong>AH-64 Apache</strong> sono impiegati nella caccia a droni d’attacco.</p>



<p>Secondo <em>The Avionist</em> l&#8217;Apache è particolarmente adatto a questo tipo di scenario, grazie alla sua capacità di <strong>operare a bassa quota e con grande persistenza</strong>. Gli elicotteri AH-64 possono monitorare un ambiente complesso come quello costiero, dove i mercantili possono essere esposti a potenziali minacce, per intervenire quando le regole d&#8217;ingaggio lo consentono. L’Apache combina sensori avanzati e armamenti estremamente versatili, può individuare e tracciare bersagli attraverso sistemi elettro-ottici e infrarossi, oltre al radar An/Apg-78 Longbow, ed è in grado di classificare rapidamente e gestire simultaneamente numerosi obiettivi. Queste capacità consentono agli equipaggi di questo elicottero biposto di <strong>distinguere agilmente una minaccia reale da un mezzo civile in transito in tempi molto rapidi. </strong>Sul piano offensivo, dispone di un arsenale scalabile: dal cannone M230 da 30 mm ai <a href="https://it.insideover.com/difesa/decine-di-migliaia-di-munizioni-di-precisione-a-basso-costo-per-la-marina-statunitense.html">razzi guidati Apkws</a>, che si stanno rivelando estremamente efficaci come risorsa a basso costo da impiegare contro i droni suicidi iraniani, fino ai ben noti <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-sostituiscono-micidiale-missile-hellfire.html">missili anticarro Hellfire</a> e i missili di precisione aria-superficie Jagm. <br><br>Tale flessibilità è fondamentale in un contesto come Hormuz, dove le minacce possono includere droni a basso costo, imbarcazioni veloci appartenenti alla<strong>&#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/non-sono-solo-mine-minacciare-stretto-hormuz-cos-mosquito-2637250.html">Mosquito fleet</a>&#8221; iraniana</strong>, o altre tipologie di <strong>bersagli difficili da identificare</strong>. Consentendo all&#8217;Apache di entrare in azione e reagire rapidamente, con precisione, limitando al contempo i rischi collaterali in un’area densamente trafficata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il blocco di Hormuz in un contesto sempre più tes</strong>o</h2>



<p>Il quadro generale continua a deteriorarsi. Al raffreddamento diplomatico tra&nbsp;Washington&nbsp;e&nbsp;Teheran&nbsp;si accompagna un’intensificazione delle operazioni militari sul mare. Il&nbsp;CENTCOM&nbsp;ha dichiarato che, dall’inizio del blocco il 13 aprile, le <strong>forze statunitensi hanno costretto almeno 28 navi a invertire la rotta</strong> o a rientrare in porti iraniani. Parallelamente, si sono registrati i primi abbordaggi, tra cui quello della <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/lavvertimento-poi-raffica-e-i-marines-cosi-usa-hanno-2653539.html">portacontainer iraniana <strong>Touska</strong> nel&nbsp;Golfo dell’Oman</a>&nbsp;da parte del cacciatorpediniere&nbsp;Uss Spruance, con i Marines della 31ª Marine Expeditionary Unit che hanno preso il controllo della nave. Un secondo intervento è avvenuto nel&nbsp;Golfo del Bengala, dove è stata sequestrata la petroliera senza bandiera <strong>M/T Tifani</strong>, sospettata di trasportare petrolio iraniano soggetto a sanzioni. Washington non esclude ulteriori operazioni, in linea con una strategia di controllo marittimo estesa anche ad altri teatri. Teheran ha reagito duramente: il ministro degli Esteri&nbsp;Abbas Araghchi&nbsp;ha definito il blocco un “atto di guerra”, accusando gli Stati Uniti di pirateria e presa di ostaggi.</p>



<p>Nel frattempo, la situazione nello Stretto resta estremamente volatile. Le Guardie Rivoluzionarie avrebbero sequestrato due navi commerciali, mentre <strong>episodi di fuoco contro imbarcazioni mercantili </strong>continuano ad alimentare l’allarme. Anche la&nbsp;Grecia&nbsp;ha invitato le proprie navi a evitare l’area, definendo la situazione “<em>preoccupante</em>”. In questo contesto, la presenza degli Apache rappresenta un ulteriore segnale della crescente militarizzazione dello&nbsp;Stretto di Hormuz, oggi più che mai al centro di una crisi internazionale ad alto rischio. In questo quadro, il presidente degli Stati Uniti&nbsp;Donald Trump, alla ricerca di una <strong>exit strategy dall&#8217;affare Hormuz</strong>,&nbsp;ha annunciato ieri la &#8220;<em>proroga a tempo indeterminato</em>&#8221; del <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-trump-estende-il-cessate-il-fuoco-i-negoziati-in-pakistan-in-stallo-portaerei-usa-in-rotta-verso-il-medio-oriente.html">cessate il fuoco</a>, forse nella speranza di scongiurare quella che potrebbe essere un ulteriore escalation nel conflitto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/anche-gli-elicotteri-apache-nei-cieli-di-hormuz-gli-usa-schierano-la-migliore-ala-rotante.html">Anche gli elicotteri Apache nei cieli di Hormuz, gli Usa schierano la migliore ala rotante</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Taiwan indipendente? Non se ne parla: la Cina si esercita ancora nel blocco dell&#8217;isola</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/taiwan-indipendente-non-se-ne-parla-la-cina-si-esercita-ancora-nel-blocco-dellisola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 12:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
		<category><![CDATA[esercitazione militare]]></category>
		<category><![CDATA[marina cinese]]></category>
		<category><![CDATA[Plaaf (People's Liberation Army Air Force)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La seconda esercitazione militare cinese che simula il blocco totale di Taiwan aumenta ancora la tensione nella regione </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/taiwan-indipendente-non-se-ne-parla-la-cina-si-esercita-ancora-nel-blocco-dellisola.html">Taiwan indipendente? Non se ne parla: la Cina si esercita ancora nel blocco dell&#8217;isola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231201145336228_c5670ce7cbe0c6787fea062a42651d6e-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Questa mattina all&#8217;alba, ora di Taipei, la <strong>Cina </strong>ha dato il via all&#8217;esercitazione militare <strong>Joint Sword 2024B</strong>, ovvero la simulazione del blocco navale e aereo dell&#8217;isola di Taiwan. </p>



<p>Le manovre, su vasta scala, hanno quindi riguardato assetti aerei e navali della Repubblica Popolare Cinese (RPC) che si sono posizionati in <strong>9 aree distinte</strong> intorno all&#8217;isola: due davanti alla costa orientale, tre davanti a quella occidentale, una a nord e tre attorno alle isole controllate da Taiwan vicino alla costa cinese.</p>



<p>Le navi e gli aerei da guerra cinesi si sono schierati vicino a Taiwan “in stretta prossimità da diverse direzioni”, concentrandosi su pattugliamenti di prontezza al combattimento mare-aria, bloccando porti e aree chiave, assaltando obiettivi marittimi e terrestri e “prendendo congiuntamente la superiorità generale”, ha affermato il comando cinese. Pechino ha anche confermato che la <strong>portaerei “Liaoning”</strong> e le navi di scorta stavano operando a est di Taiwan, tuttavia, non è stata annunciata nessuna esercitazione a fuoco e nessuna zona interdetta al volo. </p>



<p>È la <strong>seconda volta</strong> quest&#8217;anno che la RPC mette in scena un&#8217;esercitazione di ampia portata che simula il blocco aeronavale di Taiwan: lo scorso maggio, dopo l&#8217;insediamento del presidente taiwanese <strong>Lai Ching-te</strong>, si era tenuta Joint Sword 2024A, descritta dalla RPC come le più grande svolta sino a quel momento, che ha visto operazioni combinate di forze aeree, navali e missilistiche, che circondarono l&#8217;isola da tutti i lati, simulando un blocco e uno sbarco. </p>



<p>Dal 2022 il ritmo delle operazioni cinesi si è innalzato, con incursioni giornaliere oltre la linea mediana dello Stretto di Taiwan il cui rateo aumenta o diminuisce a seconda dei segnali che Pechino desidera inviare: al suo stesso popolo, a Taipei e ai suoi alleati. </p>



<p>In particolare, dall&#8217;elezione di Lai a gennaio, il <strong>tasso delle operazioni</strong> è aumentato in modo piuttosto netto. Prima di queste ultime manovre abbiamo anche osservato l&#8217;uscita in mare contemporanea di tutte le portaerei della PLAN (<em>People&#8217;s Liberation Army Navy</em>) in servizio e pattugliamenti sempre più frequenti di assetti aerei e navali a occidente di Taiwan o passaggi di navi da guerra negli stretti che mettono in comunicazione il Mar Cinese Orientale con il Pacifico, a volte anche attraverso <a href="https://it.insideover.com/difesa/una-portaerei-cinese-entra-nel-pacifico-sfiorando-taiwan-un-messaggio-a-giappone-e-germania.html">punti particolarmente delicati</a> per posizione geografica utilizzati molto raramente dalla PLAN, come ad esempio attraverso lo specchio d&#8217;acqua che bagna l&#8217;arcipelago nipponico delle Sakishima e Taiwan. </p>



<p>La tensione internazionale è alle stelle, e <a href="https://www.bbc.com/news/live/cjwdgp02enet">i toni diplomatici</a> ai due lati dello Stretto sono molto accesi: Taipei ha mobilitato le sue forze armate e il presidente Lai ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che l&#8217;esercito e la guardia costiera stanno “mantenendo le loro posizioni” in mare e in aria aggiungendo che le esercitazioni cinesi sono “destinate a interrompere la pace e la stabilità regionale” e costituiscono un tentativo di intimidire i vicini regionali della Cina tramite l&#8217;uso della forza. L&#8217;esercito cinese afferma di aver lanciato questa seconda tornata di esercitazioni in risposta alle osservazioni fatte da Lai in un discorso di qualche giorno fa, in cui aveva giurato di resistere a qualsiasi tentativo cinese di esercitare il controllo su Taiwan. </p>



<p>Per Pechino il presidente Lai è un pericoloso separatista e il portavoce del Ministero degli Esteri cinese <strong>Mao Ning</strong> ha recentemente riaffermato in occasione dell&#8217;avvio delle esercitazioni che Taiwan “non è una questione diplomatica”, aggiungendo che “l&#8217;indipendenza di Taiwan” e la pace nello Stretto sono “incompatibili” e che le provocazioni da parte di coloro che sostengono l&#8217;indipendenza di Taiwan “saranno inevitabilmente contrastate”. Mao Ning ha aggiunto che gli Stati Uniti, il più grande alleato di Taipei, devono rispettare la <strong>One China Policy</strong>, in risposta alla dichiarazione di Washington secondo cui gli USA stanno monitorando attentamente le esercitazioni odierne. “Gli Stati Uniti dovrebbero smettere di armare Taiwan e smettere di inviare segnali sbagliati alle forze indipendentiste di Taiwan”, ha affermato ancora. </p>



<p>La politica One China è il riconoscimento diplomatico della posizione della RPC secondo cui esiste un solo governo cinese (quello di Pechino). In base a questa politica, gli Stati Uniti riconoscono e hanno legami formali con la RPC, anziché con Taiwan, che la Cina vede come una provincia separatista che un giorno verrà unificata con la madrepatria. </p>



<p>In questo periodo storico, grossomodo a partire dal 2015, stiamo assistendo a una <strong>nuova ondata di nazionalismo cinese</strong> che fa leva sul “secolo delle umiliazioni”, il periodo che va dal 1839 al 1949 in cui la dinastia Qing e la Repubblica di Cina erano in balia delle potenze occidentali e del Giappone, per propagandare sentimenti antioccidentali e anti-imperialisti col fine di estendere la propria sfera di influenza nel Pacifico Occidentale anche grazie a rivendicazioni territoriali alquanto dubbie e fumose come quella sul Mar Cinese Meridionale. La questione taiwanese, strettamente collegata alle azioni della RPC in quel particolare mare condiviso anche da Vietnam, Filippine, Indonesia, Brunei, Malesia e da Taiwan, è tornata alla ribalta già da prima dell&#8217;avvento del presidente Lai, ma nel classico stile cinese le azioni assertive sono cominciate in sordina per poi aumentare lentamente ma costantemente nel corso del tempo: i voli nella ADIZ (<em>Air Defense Identification Zone</em>) taiwanese si registrano da anni, e l&#8217;attraversamento della linea mediana dello Stretto almeno dal 2022. La strategia è duplice: assuefare le difese dell&#8217;isola, e mettere la comunità internazionale davanti al fatto compiuto. </p>



<p>Le maggiori azioni aggressive dettate dal nazionalismo di Xi Jinping, che ha esteso le sue mire anche all&#8217;<strong>Amur</strong> russo (un tempo facente parte dell&#8217;impero cinese), hanno pertanto innescato una politica statunitense di <strong>maggior sostegno militare</strong> di Taiwan e soprattutto un cambiamento della posizione di parte della politica internazionale riguardo il riconoscimento dell&#8217;”isola ribelle”. </p>



<p>La <strong><a href="https://www.bbc.com/news/world-europe-59879762">Lituania</a></strong>, ad esempio, a luglio 2021 ha annunciato l&#8217;apertura di un sede diplomatica ufficiale di Taiwan, mentre l&#8217;anno scorso un <strong><a href="https://www.politico.eu/article/uk-parliament-calls-taiwan-independent-country-report-says-james-cleverly-visit-china/">comitato parlamentare britannico</a></strong> ha affermato senza mezzi termini in un documento ufficiale che Taipei possiede tutti i requisiti di uno Stato indipendente infrangendo un tabù di lunga durata. Si sta anche diffondendo l&#8217;idea, nella politica non solo occidentale, che Taiwan possa essere <strong><a href="https://www.politico.eu/article/un-china-taiwan-voice-recognition/">formalmente riconosciuta in sede ONU</a></strong>: tutte posizioni inaccettabili per Pechino, che si sente minacciata da questo sostegno occidentale all&#8217;indipendenza dell&#8217;isola che si è palesato recentemente anche con passaggi inoffensivi nello Stretto di navi da guerra di Paesi che mai avevano effettuato azioni del genere, come la Germania e il Giappone. </p>



<p>La tensione nel Pacifico Occidentale non accenna a diminuire, anche perché Pechino vuole sfruttare questo momento di <strong>incertezza </strong>(e debolezza) preelettorale statunitense, conscia forse del fatto che una nuova amministrazione Trump avrebbe un atteggiamento più duro nei suoi confronti, almeno dal punto di vista commerciale. </p>



<p>Una debolezza USA che sembra più strutturale che passeggera, se consideriamo che il clima di instabilità diffusa, dal Medio Oriente al Pacifico passando per l&#8217;Africa subsahariana, è stato anche innescato dall&#8217;aver percepito gli Stati Uniti come un Paese molto meno impegnato nella difesa dell&#8217;<strong>ordine internazionale</strong> da dopo il precipitoso ritiro dall&#8217;Afghanistan, che per inciso ha generato non poche preoccupazioni nella politica taiwanese di allora proprio per quanto riguarda la reale volontà di Washington di impegnarsi nel difendere un alleato. </p>



<p>Nonostante i venti di guerra, dobbiamo però sottolineare come l&#8217;<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/come-potrebbe-svolgersi-uneventuale-invasione-cinese-di-taiwan.html">invasione dell&#8217;isola</a></strong> viene considerata da Pechino una ultima ratio, conscia che il conflitto che ne scaturirebbe sarebbe dissanguante e consapevole che un&#8217;operazione del genere, data la geografia, non avrebbe un esito favorevole scontato. Ricordiamo però che un blocco navale, se non supportato da apposita risoluzione internazionale, rappresenta un atto di guerra, e pertanto anche questa opzione – che metterebbe in crisi la sopravvivenza di Taiwan in poche settimane – facilmente degenererebbe in un conflitto aperto, perché gli USA non potrebbero mai permettersi di perdere la faccia un&#8217;altra volta non sostenendo militarmente l&#8217;isola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/taiwan-indipendente-non-se-ne-parla-la-cina-si-esercita-ancora-nel-blocco-dellisola.html">Taiwan indipendente? Non se ne parla: la Cina si esercita ancora nel blocco dell&#8217;isola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ora Taiwan teme un blocco navale da parte della Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/ora-taiwan-teme-un-blocco-navale-da-parte-della-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 05:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo di Taipei ha intenzione di puntare su misure di “guerra asimmetrica” per contrastare potenziali minacce provenienti dalla Cina. Il ministero della Difesa di Taiwan, nell&#8217;ultimo rapporto pubblicato, ha avvertito che l&#8217;azione militare di Pechino potrebbe bloccare i porti dell&#8217;isola e potenzialmente recidere le sue linee di rifornimento. “Attualmente, il Pla (People&#8217;s Liberation Army &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/ora-taiwan-teme-un-blocco-navale-da-parte-della-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/ora-taiwan-teme-un-blocco-navale-da-parte-della-cina.html">Ora Taiwan teme un blocco navale da parte della Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/taiwan-china-navy-la-presse-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il governo di Taipei ha intenzione di puntare su misure di “guerra asimmetrica” per contrastare potenziali minacce provenienti dalla <strong>Cina</strong>. Il ministero della Difesa di <strong>Taiwan</strong>, nell&#8217;ultimo rapporto pubblicato, ha avvertito che l&#8217;azione militare di Pechino potrebbe <strong>bloccare i porti</strong> dell&#8217;isola e potenzialmente recidere le sue linee di rifornimento. “Attualmente, il Pla (People&#8217;s Liberation Army – l&#8217;esercito popolare di liberazione cinese) è in grado di eseguire un blocco congiunto dei nostri porti, aeroporti e rotte di volo critiche in uscita, in grado di tagliare le nostre linee di comunicazione aeree e marittime e influire sul flusso delle nostre forniture militari e risorse logistiche”, <a href="https://asia.nikkei.com/Politics/International-relations/Taiwan-says-China-can-blockade-its-key-harbors-and-airports" target="_blank" rel="noopener">si legge</a> nel rapporto biennale.</p>
<h2>L&#8217;escalation degli ultimi mesi</h2>
<p>Il documento arriva in un momento di particolare tensioni tra Taiwan e la Cina, che negli ultimi mesi hanno assunto i connotati di una vera e propria <strong>escalation</strong>: Pechino ha inviato aerei da guerra nell&#8217;<strong>Adiz</strong> (Air Defense Identification Zone) dell&#8217;isola quasi quotidianamente allertando le difese aeree di Taipei. Analizzando in dettaglio le zone di intrusione, balza immediatamente all&#8217;occhio che ci sia un&#8217;area particolare tra Formosa e le Filippine che ha visto la maggior parte dei voli degli aerei da guerra cinesi. Sono infatti 554 le intrusioni in quella parte di Adiz di Taiwan effettuate da settembre del 2020. Non si tratta di casualità. Quella zona di mare è solcata da importanti linee di comunicazione da e per l&#8217;isola che si originano dal <strong>Mar Cinese Meridionale</strong>, per il quale transita <a href="https://it.insideover.com/politica/occidente-estremo-oriente-corsa-pacifico-fermare-cina.html" target="_blank" rel="noopener">un terzo del traffico commerciale globale</a>.</p>
<p>Il governo di Taipei afferma che le recenti attività militari, e in particolare i voli nella Adiz dell&#8217;isola, fanno parte di una campagna di <strong>intimidazione</strong> che si spiega con una tattica di “<strong>guerra asimmetrica</strong>”: sostanzialmente Pechino, come si legge ancora, effettua queste sortite per “sfidare lo status quo nello stretto di Taiwan e raggiungere in definitiva il suo obiettivo di conquistare l&#8217;isola senza combattere”. Taipei pertanto ha affermato di voler investire in misure di “guerra asimmetrica”, per contrastare le potenziali minacce di Pechino, che includono possibili attacchi missilistici a lungo raggio, l&#8217;uso di mine navali davanti alle coste maggiormente esposte a uno sbarco (nella fattispecie quelle occidentali) e un maggiore addestramento delle forze di riserva dell&#8217;isola.</p>
<p><figure id="attachment_334519" aria-describedby="caption-attachment-334519" style="width: 589px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-334519 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/taiwan-cina-mappa-589x1024.png" alt="" width="589" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/taiwan-cina-mappa-589x1024.png 589w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/taiwan-cina-mappa-173x300.png 173w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/taiwan-cina-mappa-768x1336.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/taiwan-cina-mappa-883x1536.png 883w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/taiwan-cina-mappa-1178x2048.png 1178w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/taiwan-cina-mappa-1472x2560.png 1472w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/taiwan-cina-mappa.png 1104w" sizes="auto, (max-width: 589px) 100vw, 589px" /><figcaption id="caption-attachment-334519" class="wp-caption-text">Mappa di Alberto Bellotto</figcaption></figure></p>
<p>Secondo Taipei, quindi, saremmo davanti a un caso di guerra asimmetrica con l&#8217;utilizzo di metodi coercitivi ma non violenti (ovvero senza che possano essere considerati dei <em>casus belli</em>) per cercare di fiaccare l&#8217;isola nel suo morale. Riteniamo anche che le continue intrusioni siano funzionali a un altro obiettivo: <a href="https://it.insideover.com/politica/taiwan-e-mar-cinese-meridionale-come-la-cina-prepara-la-terza-guerra-mondiale.html" target="_blank" rel="noopener">abituare le difese dell&#8217;isola a questi voli</a>, facendoli considerare “di routine” in modo da poter avere un fondamentale effetto sorpresa in caso di attacco.</p>
<h2>La strategia di Pechino</h2>
<p>Il timore di un blocco navale, o aeroportuale, di Taipei non è affatto infondato. Oltre alle dimostrazioni di forza aeronautiche, la Cina sta costruendosi una <strong>fascia di interdizione aeronavale</strong> nei suoi mari contigui: la militarizzazione delle isole nel Mar Cinese Meridionale, in questo caso delle Paracelso situate più a nord, serve proprio per avere avamposti dove instaurare <strong>bolle A2/AD</strong> (Anti Access / Area Denial) che sarebbero funzionali a un blocco delle linee di comunicazione meridionali sia marittime sia aeree. La vicinanza di Taiwan alla Cina, poi, permetterebbe un controllo abbastanza agevole dello spazio aereo, soprattutto se venissero schierate unità navali nella parte di oceano a oriente dell&#8217;isola “ribelle”.</p>
<p>Questa possibilità ha un grosso ostacolo: il <strong>Giappone</strong>. Tokyo sta militarizzando le sue isole più meridionali, quelle che, ad esempio, controllano lo Stretto di Miyako più volte <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosi-la-cina-si-affaccia-nelloceano-pacifico.html" target="_blank" rel="noopener">utilizzato dalla marina cinese</a> per entrare nell&#8217;Oceano Pacifico. Se venissero schierati ulteriori sistemi antinave/antiaerei senza soluzione di continuità, e se fosse schierato un dispositivo navale adeguato, sarebbe difficile per Pechino chiudere le linee di comunicazione settentrionali qualora il Giappone si mobilitasse, anche considerato che l&#8217;eventualità di un blocco provocherebbe l&#8217;immediata <strong>reazione statunitense</strong> che farebbe intervenire i suoi gruppi da attacco di portaerei (Csg – Carrier Strike Group) per fornire un&#8217;adeguata scorta ai convogli.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-317384" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-1024x1015.png" alt="cina taiwan mappa" width="1024" height="1015" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-1024x1015.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-300x297.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-150x150.png 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-768x761.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-1536x1522.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa-2048x2029.png 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/taiwan-cina-mappa.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>Cosa cambierebbe con il blocco navale</h2>
<p>Ricordiamo comunque che un blocco navale (o aereo) rappresenta un <strong>atto di guerra</strong>, e la Cina è cosciente che questa sarebbe solo l&#8217;ultima ratio per ottenere il controllo di Taiwan: un&#8217;eventualità che comunque viene considerata da Pechino, che ha in agenda il ritorno della “provincia ribelle” in seno alla madrepatria nel medio/lungo periodo. Come sempre accade quando ci si trova davanti a certi toni aggressivi, come a certi allarmi, bisogna vedere a quanto accade all&#8217;interno di un Paese: la Cina, in questo momento, sta attraversando un periodo di <strong>crisi energetica</strong> non indifferente con forti ripercussioni sull&#8217;economia nazionale che stanno rallentando il piano di prosperità del presidente Xi Jinping.</p>
<p>Taiwan, dall&#8217;altro lato dello Stretto, approfitta di questo clima per aumentare la propria Difesa – pescando a piene mani tra gli armamenti statunitensi – e innescando così ulteriori ire a Pechino, in un meccanismo perverso che si autoalimenta. I timori di Taipei, però, non sono immotivati: risulta evidente che il gigante asiatico abbia, lentamente ma costantemente, innescato un processo simile a un&#8217;escalation militare derivante dalla sua volontà di porsi come nuova potenza globale di riferimento – <em>in primis</em> diventare una potenza navale di primo livello – pertanto è naturale che diventi più aggressiva, ora che si sente più forte, nelle sue pretese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/ora-taiwan-teme-un-blocco-navale-da-parte-della-cina.html">Ora Taiwan teme un blocco navale da parte della Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il blocco navale in Albania del 1997, spiegato</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/migrazioni/il-blocco-navale-in-albania-del-1997-spiegato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 14:14:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il blocco navale del 1997 è una mossa con la quale il governo italiano, con a capo all&#8217;epoca il presidente del consiglio Romano Prodi, ha provato ad arginare il fenomeno migratorio riguardante l&#8217;Albania. Da questo Paese infatti partivano migliaia di persone a seguito dei disordini e della situazione scoppiata in quell&#8217;anno all&#8217;interno del territorio nazionale. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/migrazioni/il-blocco-navale-in-albania-del-1997-spiegato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Recupero-migranti-repertorio-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>blocco navale</strong> del 1997 è una mossa con la quale il governo italiano, con a capo all&#8217;epoca il presidente del consiglio <strong>Romano Prodi</strong>, ha provato ad arginare il fenomeno migratorio riguardante l&#8217;<strong>Albania</strong>. Da questo Paese infatti partivano migliaia di persone a seguito dei disordini e della situazione scoppiata in quell&#8217;anno all&#8217;interno del territorio nazionale. Quell&#8217;esperienza oggi è stata più volte richiamata alla luce della crisi migratoria del 2020, anno in cui si è riscontrata una nuova emersione del fenomeno. In particolare, da più parti viene chiesto se è possibile o meno replicare quanto deciso nel 1997.</p>
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		<title>Blocco navale: la minaccia di Trump per piegare il Venezuela</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/blocco-navale-la-minaccia-di-trump-per-piegare-il-venezuela.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2019 06:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
		<category><![CDATA[Marina militare americana (Us Navy)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le ultime rivelazioni da parte delle due massime cariche dei rispettivi Stati, Donald Trump e Nicolas Maduro, hanno svelato un retroscena che dipinge tutto un altro quadro della situazione venezuelana: i due governi, negli ultimi mesi, hanno mantenuto contatti ad alto livello per cercare di trovare un punto di contatto che permettesse la risoluzione della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/blocco-navale-la-minaccia-di-trump-per-piegare-il-venezuela.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/blocco-navale-la-minaccia-di-trump-per-piegare-il-venezuela.html">Blocco navale: la minaccia di Trump per piegare il Venezuela</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Us-Marines-guardano-Uss-Wasp-marina-americana-La-Presse-e1566455865988-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le ultime rivelazioni da parte delle due massime cariche dei rispettivi Stati, <strong>Donald Trump</strong> e <strong>Nicolas Maduro</strong>, hanno svelato un retroscena che dipinge tutto un altro quadro della situazione venezuelana: <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-e-maduro-confermano-i-contatti-svolta-nella-crisi-venezuelana.html" target="_blank" rel="noopener">i due governi, negli ultimi mesi, hanno mantenuto contatti ad alto livello</a> per cercare di trovare un punto di contatto che permettesse la risoluzione della crisi che, in qualche occasione, ha rischiato di diventare un vera e propria rivolta armata popolare.</p>
<p>Abbiamo già avuto modo di spiegare, parlando proprio di questo risvolto sino ad oggi tenuto nascosto, che il Venezuela rappresenta <strong>una vittoria</strong> per l&#8217;amministrazione Trump proprio per come ha gestito la delicata situazione che ha visto la presenza di un altro importante attore internazionale: la <strong>Russia</strong>.</p>
<p>Avere mantenuto la pressione, con sanzioni e l&#8217;isolamento internazionale, su Caracas e in parallelo aver sostenuto l&#8217;opposizione politica interna di <strong>Juan Guaidò</strong>, ha condotto Maduro a dover trattare con Washington con un duplice immediato effetto le cui conseguenze si vedranno solo nel medio/lungo termine: gli Stati Uniti sono riusciti ad esautorare la Russia dal ruolo di mediatore della crisi ed hanno dimostrato come Mosca non sia in grado di essere un interlocutore abbastanza forte sul piano internazionale da potersi sostituire a Washington.</p>
<p>Quanto avvenuto può essere letto come il frutto di un metodo trumpiano ben preciso e studiato &#8211; se pur spregiudicato &#8211; già visto durante la crisi coreana e attualmente in atto anche nei confronti dell&#8217;<strong>Iran</strong>: aumentare scientemente la pressione diplomatica e militare su un avversario per costringerlo alla trattativa. Ha funzionato, se pur generando una situazione di stallo che sembra destinata a cristallizzarsi, con la Corea del Nord, pare che abbia funzionato anche con il Venezuela, e ancora ne attendiamo gli esiti per quanto riguarda l&#8217;Iran. Questa metodologia di azione <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-si-giocano-la-carta-coreana-per-la-crisi-con-liran.html" target="_blank" rel="noopener">è stata definita da chi scrive la &#8220;carta coreana&#8221;</a> e sembra ormai un meccanismo di azione ben rodato.</p>
<p>La Casa Bianca, anche per quanto riguarda il Venezuela, ha infatti progressivamente alzato i toni diplomatici e ha lasciato trapelare anche la possibilità di un qualche tipo di intervento diretto per arrivare alla caduta del regime socialista-bolivariano di Maduro. Uno di questi avrebbe potuto essere un <strong>blocco navale</strong> sulla falsariga di quello messo in atto durante la Crisi dei Missili di Cuba del 1962.</p>
<h2>La Us Navy era pronta al blocco navale del Venezuela</h2>
<p>L&#8217;ammiraglio <strong>Craig Faller</strong>, comandante in capo del Us Southern Command, ha infatti detto, in occasione del via, in Brasile, dell&#8217;esercitazione navale congiunta <a href="https://www.southcom.mil/MEDIA/NEWS-ARTICLES/Article/1937909/unitas-lx-kicks-off-in-rio-de-janeiro/" target="_blank" rel="noopener">Unitas 2019</a> a cui partecipano unità navali di nove Paesi sudamericani insieme a Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Portogallo, che l&#8217;Us Navy è pronta a fare &#8220;ciò che è necessario&#8221; per gestire la situazione in Venezuela.</p>
<p>&#8220;Non specificherò quel che stiamo pianificando e ciò che stiamo facendo, ma siamo pronti ad applicare le decisioni politiche e siamo pronti ad agire&#8221; ha detto Faller aggiungendo che &#8220;la Marina degli Usa è la più potente del mondo. Se per decisione politica si deve spiegare la Marina sono convinto che saremo capaci di fare ciò che è necessario fare&#8221;.</p>
<p>Esiste &#8211; o per meglio dire esisteva &#8211; quindi un piano degli Stati Uniti per mettere il Venezuela sotto blocco navale come anche anticipato da alcune indiscrezioni trapelate alla stampa nei giorni scorsi che affermavano che il presidente Trump fosse pronto per una simile mossa.</p>
<p>Una mossa che avrebbe <strong>richiesto tempo e risorse</strong> per essere messa in atto, quindi è ragionevole supporre che la notizia di un provvedimento del genere fosse trapelata, a livello diplomatico, ben prima di qualche giorno fa &#8211; crediamo volontariamente &#8211; per mettere pressione sul governo di Caracas: un abile ricorso alla <strong>guerra ibrida</strong> moderna caratterizzata dall&#8217;uso della propaganda e della manipolazione dei mezzi di informazione né più né meno di <a href="https://it.insideover.com/politica/due-stazioni-di-monitoraggio-radiazioni-si-sono-spente-dopo-lincidente-nucleare-in-russia.html" target="_blank" rel="noopener">come fa la Russia</a> con la sua <em>Desinformatsiya.</em></p>
<p>Il presidente Trump, infatti, avrebbe riproposto l&#8217;idea del blocco più volte dall&#8217;inizio del 2018, l&#8217;ultima volta proprio alcune settimane fa, anche se le fonti consultate al Pentagono l&#8217;avrebbero ritenuta non molto percorribile.</p>
<h2>Un dispendioso atto di guerra</h2>
<p>Un blocco navale richiede numerose risorse per essere messo in pratica: occorre stabilire un perimetro di sicurezza oltre il quale non viene permesso l&#8217;accesso ad un particolare tipo di unità navali (oppure a tutte) e richiede un costante pattugliamento marittimo con navi, sommergibili e aerei.</p>
<p>In più il Venezuela ha una lunga linea di costa distante dalle basi americane. Questo significa che per mantenere in mare (e in cielo) costantemente i mezzi atti a predisporre il blocco occorre un&#8217;<strong>imponente struttura logistica</strong> che sfrutti Paesi amici oppure i propri mezzi di rifornimento d&#8217;altura, quindi dare fondo alle risorse della Us Navy in un delicato momento storico nel quale queste sono chiamate a sostenere altri fronti caldi come il Golfo Persico o il Pacifico Occidentale.</p>
<p>Qualcuno, al Pentagono, ha infatti esplicitamente detto che per un&#8217;operazione simile occorrerebbero &#8220;enormi risorse, probabilmente più di quelle di cui la Marina militare dispone&#8221; e pertanto risulterebbe di fatto un&#8217;opzione attualmente non percorribile, ma, come sempre accade in guerra, oltre ad avere i mezzi è importante avere la <strong>&#8220;credibilità della minaccia&#8221;</strong> e alcune volte è sufficiente questa per ottenere una vittoria senza colpo ferire.</p>
<p>Senza considerare che un blocco navale, se attuato unilateralmente, ovvero senza essere in forza di una risoluzione internazionale, rappresenta <strong>un atto di guerra</strong> e quindi avrebbe immediatamente concesso al Venezuela un vantaggio propagandistico non indifferente: il piccolo Paese socialista aggredito dall&#8217;imperialismo americano.</p>
<p>Lo stesso blocco navale, se attuato senza un mandato internazionale, avrebbe posto in seria difficoltà quei Paesi che avrebbero dovuto dare &#8211; senza dubbio &#8211; l&#8217;appoggio logistico agli Usa in quanto avrebbero violato la propria condizione di neutralità aprendo la strada ad un possibile conflitto su larga scala in Sud America.</p>
<p>Tutte queste considerazioni ci fanno quindi pensare, una volta di più, che il possibile blocco navale sia stato solo un&#8217;abile mossa diplomatica per condurre il Venezuela al tavolo delle trattative bilaterali con gli Stati Uniti, come infatti è avvenuto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/blocco-navale-la-minaccia-di-trump-per-piegare-il-venezuela.html">Blocco navale: la minaccia di Trump per piegare il Venezuela</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Un blocco navale per la Libia?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/blocco-navale-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Aug 2018 09:15:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A tre anni dall&#8217;inizio dell&#8217; operazione Sophia, ufficialmente European Union Naval Force Mediterranean, il tema migranti continua a essere centrale nel dibattito politico italiano ed europeo. Il caso della nave Diciotti della Guardia Costiera e l&#8217;incapacità dell&#8217;Unione europea di rispondere alle richieste di aiuto del governo italiano, continuano a provocare frizioni in Italia ne in Europa. E &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/blocco-navale-libia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6147401-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A tre anni dall&#8217;inizio dell&#8217; <b>operazione Sophia</b>, ufficialmente European Union Naval Force Mediterranean, il tema migranti continua a essere centrale nel dibattito politico italiano ed europeo. Il caso della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/diciotti-concluso-sbarco-migranti-accolti-albania-irlanda-e-1568219.html">nave Diciotti</a> della Guardia Costiera e l&#8217;incapacità dell&#8217;<strong>Unione europea</strong> di rispondere alle richieste di aiuto del governo italiano, continuano a provocare frizioni in Italia ne in Europa. E si torna a parlare con insistenza di un blocco navale davanti alle coste della Libia.</p>
<p>L&#8217;idea del blocco navale circola ormai con insistenza in larga parte della politica e dell&#8217;elettorato italiano. Molti esponenti politici chiedono che esso venga effettuato il prima possibile. Per molti, è l&#8217;unica soluzione per risolvere definitivamente il problema dell&#8217;arrivo dei barconi che partono dalla Libia e che si dirigono verso l&#8217;Italia. </p>
<p>Ma è davvero possibile effettuare un blocco navale di fronte alla Libia? Innanzitutto bisogna capire cosa sia effettivamente un &#8220;blocco navale&#8221;. Come spiegato dall&#8217;ammiraglio <strong>Fabio Caffio</strong> nel suo Glossario di Diritto del mare, &#8220;Il blocco navale (<em>naval blockade</em>) è una classica<strong> misura di guerra</strong> volta a impedire l&#8217;entrata o l&#8217;uscita di qualsiasi nave dai porti di un belligerante&#8221;. E già da questa definizione è facile capire che il blocco navale sia <strong>un concetto quantomeno</strong> rischioso nel caso di Italia e Libia.</p>
<p>Tripoli è un nostro partner, non un Paese belligerante. E questo incide profondamente sulle capacità di manovra del nostro governo, che rischia di mettere in atto un vero e proprio atto di guerra nei confronti di uno Stato con cui sta dialogando da anni.Senza l&#8217;assenso di Tripoli, quindi di <strong>Fayez al Sarraj</strong>, e delle Nazioni Unite, il blocco navale non potrebbe più essere considerato un&#8217;operazione di tutela dei propri confini, ma una sorta di dichiarazione di guerra.</p>
<p></p>
<p>E veniamo quindi al secondo punto: Sarraj può realmente accettare un accordo con l&#8217;Italia su un blocco navale? È evidente che un gesto simile sarebbe controproducente per un governo che è costantemente sotto pressioni interne e e che rischia di cadere da un momento all&#8217;altro. Possiamo credere che un governo che controlla a malapena Tripoli e che sta faticosamente mettendo in atto una politica di <strong>pacificazione interna</strong>, possa accettare che l&#8217;Italia (l&#8217;ex potenza coloniale) si imponga con le sue navi di fronte alle coste libiche?</p>
<p>Difficile. Si può provare a chiedere un accordo, ma il rischio di rompere i fragili equilibri dei rapporti fra Roma e Tripoli è molto alto. Ed è rischioso, soprattutto se vogliamo strappare definitivamente la Libia alle mani della Francia.</p>
<p>In questo delicato gioco di leadership sulla Libia, imporre adesso un blocco navale rischia di interrompere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-italia-francia/">la strategia del governo</a> di <strong>Giuseppe Conte</strong>, che sta rosicchiando terreno a <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/mossa-macron-libia-usare-elezioni-contro-litalia-1559264.html">Emmanuel Macron</a> proprio sfruttando l&#8217;erosione del consenso libico verso i francesi. E lo sta facendo anche grazie ai rapporti che  si stanno instaurando (faticosamente) non solo con Sarraj ma anche con <strong>Khalifa Haftar</strong>.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://formiche.net/2018/08/operazione-sophia-la-flagship-italiana-le-richieste-gialloverdi-la-ue/">L&#8217;alternativa al blocco navale</a>, che sembra invocato molto spesso senza avere ben chiaro cosa possa comportare, sarebbe passare alla <strong>fase Tre dell&#8217;operazione Sophia</strong>. La campagna navale promossa dall&#8217;Unione europea è infatti definita su quattro fasi ben distinti. E il passaggio dall&#8217;una all&#8217;altra deve essere definita da una risoluzione delle Nazioni unite e dal consenso dello Stato costiero interessato.</p>
<p></p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/eunavfor_med/Pagine/default.aspx">Come spiega il sito del ministero della Difesa</a>, la fase Tre dell&#8217;operazione è quella &#8220;volta a <strong>neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche</strong> usate dai contrabbandieri e trafficanti <strong>sia in mare che a terra</strong> e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell&#8217;impegnarsi in ulteriori attività criminali&#8221;.</p>
<p>Questa terza fase sarebbe effettivamente l&#8217;unica in grado di cambiare radicalmente il quadro operativo della missione, perché consentirebbe ai Paesi coinvolti, e in particolare all&#8217;Italia &#8211; che detiene il Comando in mare della Task Force con la <strong>Nave San Marco</strong>, quale flagship dell&#8217;operazione &#8211; di entrare direttamente in acque territoriali libiche e a terra per colpire il traffico di migranti irregolari.</p>
<p>Ma è possibile credere che l&#8217;Onu e la Libia concordino con il passaggio a questa terza fase dell&#8217;operazione <strong>Eunavfor Med</strong>? Come visto sopra, è complicato. Soprattutto perché gli ultimi blocchi navali noti nell&#8217;area del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mediterraneo-allargato/">Mediterraneo allargato</a> sono quello di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Israeli-Navy-enforces-Gaza-maritime-blockade-stops-flotilla-558628">Israele su Gaza</a> e quello della coalizione a guida saudita <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2017/06/21/news/armi-168712423/">in Yemen</a>. Non certo esempi utili per farlo accettare alle milizie libiche legate o alla Francia o al terrorismo islamico. Ma non è impossibile.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia dovrà puntare assolutamente su questo</strong>. Non parlare di blocco navale, ma di fase tre dell&#8217;operazione Sophia. In questo modo non solo non saremmo percepiti come potenza che interferisce nella sovranità della Libia, ma daremmo un quadro di legittimità giuridica e politica a un&#8217;operazione molto incisiva senza poterla tacciare di atto di guerra. Bisogna andare in punta di fioretto: solo così fermeremo il traffico di irregolari trattenendo comunque la Libia sotto la nostra leadership.</p>
<p></p>
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		<title>Gli Usa preparano il blocco navale  per piegare la Corea del Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-preparano-blocco-navale-corea-del-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2018 15:47:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/28279320_1991619577764404_4467964833471397888_n.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/28279320_1991619577764404_4467964833471397888_n.png 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/28279320_1991619577764404_4467964833471397888_n-300x200.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/28279320_1991619577764404_4467964833471397888_n-768x512.png 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>L&#8217;amministrazione Trump e i principali alleati asiatici si stanno preparando ad ampliare il piano di intercettazioni delle navi sospettate di violare le sanzioni alla Corea del Nord, con un piano che potrebbe includere lo schieramento delle forze della Guardia costiera americana al largo delle coste coreane, in acque internazionali. La flotta Usa sarebbe autorizzata a perquisire &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-preparano-blocco-navale-corea-del-nord.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/28279320_1991619577764404_4467964833471397888_n.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/28279320_1991619577764404_4467964833471397888_n.png 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/28279320_1991619577764404_4467964833471397888_n-300x200.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/28279320_1991619577764404_4467964833471397888_n-768x512.png 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>L&#8217;amministrazione <strong>Trump</strong> e i principali alleati asiatici si stanno preparando ad ampliare il piano di intercettazioni delle navi sospettate di violare le <strong>sanzioni</strong> alla <strong>Corea del Nord</strong>, con un piano che potrebbe includere lo schieramento delle forze della Guardia costiera americana al largo delle coste coreane, in acque internazionali. La flotta Usa sarebbe autorizzata a perquisire ogni nave.</p>
<p>Secondo quanto hanno riferito alcuni funzionari <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-north-korea-missiles-ships-exclusive/exclusive-u-s-prepares-high-seas-crackdown-on-north-korea-sanctions-evaders-sources-idUSKCN1G72UY">in esclusiva a <em>Reuters</em></a>, Washington ha già discusso con i partner regionali, in particolare Giappone, Corea del Sud, Australia e Singapore, sul coordinamento delle operazioni. In caso affermativo, sarebbe una scelta che andrebbe a colpire in maniera totale ogni tentativo di Pyongyang di eludere il blocco dell&#8217;import-export. E se dovesse essere confermata, questa nuova strategia Usa estenderebbe la portata delle operazioni a un punto tale per cui si potrebbe parlare, effettivamente, di un vero e proprio blocco navale. E Pyongyang ha già avvertito che considererebbe un blocco <strong>un atto di guerra</strong>.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;iniziativa degli Stati Uniti arriva a fine Olimpiadi, quando tutto sembrava orientato quantomeno alla ricerca di un accordo. Ma le ultime dichiarazioni da parte dell&#8217;amministrazione Trump e da parte del governo nordcoreano, fanno credere che si sia trattato solo di un momento. Secondo le intelligence regionali, la Corea del Nord potrebbe essere a pochi mesi dal completamento dello <strong>sviluppo di un missile</strong> in grado di trasportare una testata nucleare a una distanza tale da colpire il continente americano. In quel caso, molti nel Pentagono ritengono che possa esserci il superamento della cosiddetta &#8220;<strong>linea rossa</strong>&#8220;, cioè quel limite oltre il quale per gli Stati Uniti sarebbe necessario un intervento militare.</p>
<p>La Casa Bianca ha rifiutato di commentare l&#8217;esclusiva dell&#8217;agenzia anglo-canadese. E del resto la bozza potrebbe anche essere bocciata dai partner del Pacifico. Il fatto è che, secondo quanto detto, il blocco potrebbe colpire le navi in ​​alto mare o nelle acque territoriali dei Paesi che scelgono di cooperare in questa iniziativa. Tuttavia, il rafforzamento delle sanzioni fino a un livello-limite come questo, non è visto con favore da molte potenze, in particolare da Cina e Russia e dalla stessa Corea del Sud. Già oggi, la notizia di un aumento delle aziende inserite nella lista nera non è stato considerato di buon auspicio e Kim ha minacciato di chiudere a qualsiasi tipo di dialogo.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;iniziativa, che è in fase di sviluppo, sarebbe piena di insidie dal punto di vista tecnico e rischierebbe di innescare <strong>ritorsioni</strong> da parte della Corea del Nord così come la divisione della comunità internazionale, facendo tornare indietro di mesi il lavoro prezioso della diplomazia di Seul e Pyongang e delle altre cancellerie coinvolte nei dialoghi.<strong> Cina</strong> e<strong> Russia</strong>, che hanno già bloccato tutti gli sforzi degli Stati Uniti per ottenere dall&#8217;Onu l&#8217;approvazione per l&#8217;uso della forza nelle operazioni di interdizione della Corea del Nord, hanno già detto di disapprovare ogni azione unilaterale da parte del blocco a guida Usa e di volere necessariamente passare per il Consiglio di Sicurezza. E hanno chiesto agli Stati Uniti di fermare questo aumento delle sanzioni contro Pyongyang. Il ministero degli Esteri cinese, in una dichiarazione a <em>Reuters</em>, &#8220;ha detto di non sapere nulla del piano, ma che, in linea di principio, la Cina ritiene che le risoluzioni Onusulla Corea del Nord dovrebbero essere pienamente attuate.&#8221;&#8221;Allo stesso tempo &#8211; aggiunto &#8211; speriamo che i paesi interessati agiscano in conformità con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e il diritto internazionale&#8221;.</p>
<p>Il piano rappresenta un rischio. In questa fase, la Corea del Nord sembrava disposta a trattare e sarebbe opportuno <strong>evitare questo tipo di gesti</strong> che non aiutano assolutamente la distensione. La Corea del Nord ha espresso la volontà di intraprendere colloqui diretti con gli Stati Uniti, secondo quanto riferito dall&#8217;Ufficio presidenziale sudcoreano. La volontà di dialogare con Washington sarebbe emersa durante il vertice tra il presidente <strong>Moon Jae-in</strong> e <strong>Kim Yong-chol</strong>, il capo della delegazione nordcoreana arrivata a <strong>Pyeongnchang</strong> per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi. Poi è arrivato l&#8217;annuncio del nuovo pacchetto di sanzioni per bloccare di nuovo tutto. Per Trump questo è l&#8217;unico metodo per piegare Kim Jong-un a più miti consigli, ma il rischio di farlo sentire braccato senza più nulla da perdere, potrebbe essere sempre più alto. Con rischi per tutti, nessuno escluso.</p>
<p></p>
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		<title>La Corea del Nord rifiuta il dialogo con gli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-corea-del-nord-rifiuta-dialogo-gli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2017 11:28:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il governo nordcoreano, attraverso un editoriale del Rodong Sinmun, ha respinto al mittente l&#8217;offerta di dialogo arrivata da Washington, liquidandola come uno stratagemma per manipolare la comunità internazionale. Secondo il quotidiano ufficiale delle Repubblica popolare della Corea del Nord, “gli Stati Uniti stanno cercando di addossare ad altri le tensioni nella penisola coreana&#8221;, distorcendo, secondo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-corea-del-nord-rifiuta-dialogo-gli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171209190910_25213703-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il governo nordcoreano, attraverso un editoriale del Rodong Sinmun, ha respinto al mittente l&#8217;offerta di dialogo arrivata da Washington, liquidandola come uno stratagemma per manipolare la comunità internazionale. Secondo il quotidiano ufficiale delle Repubblica popolare della Corea del Nord, “gli Stati Uniti stanno cercando di addossare ad altri le tensioni nella penisola coreana&#8221;, distorcendo, secondo Pyongyang, la visione mondiale riguardo alle azioni della  Corea del Nord e a quanto sta accadendo a cavallo del 38esimo parallelo. Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, la scorsa settimana aveva detto che l’amministrazione Usa sarebbe anche disposta a sedersi a un tavolo di negoziati con il regime nordcoreano, &#8220;senza precondizioni&#8221;. Un’apertura abbastanza inusuale per la nuova amministrazione Trump ma anche per tutte le amministrazione precedenti a questa che invece per anni, se non decenni, hanno chiesto prima azioni concrete a Pyongyang e poi la possibilità di dialogo. La scelta delle parole del segretario Usa, cioè quel “senza precondizioni”, aveva fato quasi intendere alla comunità internazionale che gli Stati Uniti fossero aperti a un dialogo del tutto rinnovato, in cui si cambiavano le dinamiche che caratterizzavano le offerte di negoziati tipiche fra Washington e Pyongyang. In realtà, successivamente la Casa Bianca ha puntualizzato (smentendo ancora una volta il suo delegato agli Esteri) che il dialogo non sarà possibile senza che la Corea del Nord non &#8220;cambi totalmente il suo comportamento&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Questa precisazione della Casa Bianca è stata probabilmente il fulcro su cui si è basato l’editoriale del quotidiano Rodong Sinmun. Nell’articolo, il quotidiano ufficiale del partito unico sostiene che l&#8217;offerta statunitense &#8220;cerca di preparare il terreno per manipolare nuove risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che potrebbero includere un blocco marittimo se non accettiamo un dialogo il cui obiettivo è negoziare il nostro abbandono dell&#8217;arsenale nucleare&#8221;. &#8220;Non c&#8217;è alcun cambiamento nella nostra posizione&#8221;, fanno sapere da Pyongyang, &#8220;e non arretreremo nella nostra marcia per rafforzare la nostra forza nucleare”. Un rifiuto al dialogo preventivabile, ma che deve essere letto nell’ottica delle relazioni che intercorrono fra Corea del Nord e resto del mondo. Il governo nordcoreano ha investito da sempre tutto sulla capacità di ottenere un proprio arsenale nucleare. Per Kim Jong-un, essere accettato come leader di una potenza nucleare è il tassello che gli manca per ritenersi ampiamente assicurato riguardo a qualsiasi minaccia di guerra e, in generale, per sentirsi pienamente autonomo sia rispetto alla Cina sia rispetto ai suoi nemici del blocco Pacifico legato agli Usa. È quindi del tutto evidente che Kim Jong-un non potrà mai accettare un dialogo che preveda la denuclearizzazione del Paese, perché nel sistema nordcoreano, nucleare equivale a sopravvivenza del regime, della sua dinastia e, in sostanza, di tutto il sistema creato dopo la guerra di Corea.</p>
<p>Il rifiuto al dialogo apparso sul quotidiano ufficiale può essere letto, pertanto, non come un rifiuto in assoluto, ma come una controfferta, o, potenzialmente, anche come una minaccia. La scelta, ad esempio, di inserire nell’editoriale la questione del blocco marittimo, va letta anche alla luce delle recenti dichiarazioni di Tillerson, il quale aveva appunto confermato di pensare a un blocco navale in caso di nuovo lancio di prova di un missile intercontinentale ad opera di Pyongyang. Non è dunque soltanto ideologia, ma una bocciatura nel concreto delle azioni del governo dell’amministrazione Trump. In tal senso, va anche osservato che la questione del blocco marittimo è tornata in auge, indirettamente, proprio nelle ore in cui veniva pubblicato l’editoriale da Pyongyang. Gli Stati Uniti hanno infatti proposto in sede Onu che il Consiglio di Sicurezza inserisce 10 navi cargo nella lista nera per il trasporto di merci in Corea del Nord. Come riportato da Afp, le 10 navi sarebbero: le navi-cisterna di Lighthouse Winmore, di Hong Kong, il Billions n.18, di Palau, i mercantili Xin Sheng Hai (Belize), Kai Xiang (Hong Kong), Ul Ji Bong 6, Rung Ra 2, Sam Jong 2 e Rye Song Gang 1 (dalla Corea del Nord), e le navi Yu Yuan (Cina) e Glory Hope 1 (identificate anche come Orient Shenyu, battente bandiera di Panama). Se nessuno dei 15 membri della commissione sanzioni obietterà entro giovedì notte, la lista nera sarà dunque aggiornata secondo quanto richiesto dagli Stati Uniti.</p>
<p></p>
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		<title>Il blocco navale per la Nordcorea è un&#8217;opzione necessaria per gli Usa</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 16:40:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
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<p>Un blocco navale contro la Corea del Nord potrebbe essere la soluzione per piegare Kim Jong-un secondo gli Stati Uniti. Dopo l’ultimo test di missili balistici effettuato da Pyongyang &#8211; il sedicesimo confermato &#8211; la Casa Bianca torna a valutare l’opzione di un embargo navale e totale che potrebbe ridurre il regime nordcoreano alla fame &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/blocco-navale-la-corea-del-nord-unopzione-necessaria-gli-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/GETTY_20170904035537_24178973.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/GETTY_20170904035537_24178973.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/GETTY_20170904035537_24178973-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/GETTY_20170904035537_24178973-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/GETTY_20170904035537_24178973-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Un blocco navale contro la Corea del Nord potrebbe essere la soluzione per piegare Kim Jong-un secondo gli Stati Uniti. Dopo l’ultimo test di missili balistici effettuato da Pyongyang &#8211; il sedicesimo confermato &#8211; la Casa Bianca torna a valutare l’opzione di un embargo navale e totale che potrebbe ridurre il regime nordcoreano alla fame e costringendo il ‘<em>Rocket Man</em>’ a trattare secondo le condizione imposte dai suoi detrattori.</p>
<p>Nikki Haley, rappresentante degli Stati Uniti all&#8217;Onu, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza convocata dopo il lancio dell’ICBM nordcoreano &#8211; capace secondo gli analisti di colpire qualsiasi bersaglio nell’America continentale e anche in ‘Europa’ &#8211; ha dichiarato che il test è un “passo più vicino alla guerra” e &#8220;se la guerra verrà il regime nordcoreano sarà completamente distrutto”; ma la guerra per molti protagonisti internazionali &#8211; in primo luogo la Cina &#8211; non è da considerata un’opzione. Dunque gli USA pensano ad un blocco navale come avvenne per la crisi dei missili di Cuba del 1962, e la potenza della flotta che USA che ora incrocia nel Pacifico potrebbe già di per fatto metterlo in atto. Sono tre ad oggi le portaerei nucleari classe Nimitz che incrociano nel Pacifico: la USS Ronald Reagan, la USS Theodore Roosevelt e la USS Nimitz; tutte accompagnate dal proprio ‘gruppo da battaglia’ &#8211; <em>multiship strike groups</em> o CSG &#8211; che comprende 7.500 uomini divisi su 2 incrociatori lanciamissili classe Ticonderoga, da 2 a 4 cacciatorpediniere lanciamissili Arleigh Burke, sottomarini classe Los Angels e navi d’appoggio, per un totale di almeno 27 unità navali &#8211; a queste potrebbero aggiungeresi svariate unità della Pacif Flett (USPACFLT) della NATO e degli alleati della regione del Pacifico.</p>
<p>Il Blocco Navale</p>
<p>L’embargo navale &#8211; azione militare intesa ad impedire l&#8217;accesso e l&#8217;uscita di navi dai porti di una dato territorio &#8211; è regolato dagli articoli 41 e 42 della Carte dell’ONU che recitano a riguardo: <em>41. Il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, non implicanti l&#8217;impiego della forza armata, debbano essere adottate per dare effetto alle sue decisioni (…) Queste possono comprendere un&#8217;interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche; 42. Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell&#8217;articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite.</em></p>
<p>Un’opzione già discussa</p>
<p>Già in seguito ai test condotti da Kim a luglio e settembre &#8211; che registrarono il lancio di missili ICBM e IRBM, <em>Intermediate-range Ballistic</em> &#8211; la prima bozza dell&#8217;embargo che face tornare alla mente la ‘Quarantena’ imposta dalla presidenza Kennedy a Cuba, prevedeva la possibilità da parte di ogni nave di qualsiasi nazione alleata di fermare in mare ed ispezionare tutti i mercantili nordcoreani ‘sospetti’  diretti sul continente, considerando l’uso di «tutti i mezzi necessari», compresa la forza. Tale opzione, condotto da unità militari, potrebbe comunque raggiungere livelli di tensione massima &#8211; come avvenne durante l’embargo di Cuba e provocare la reazione dimostrativa di Pyongyang se non peggio incidenti internazionali.</p>
<p></p>
<p>A causa dell’inefficacia delle numerose sanzioni imposte dalla comunità internazionale e dalle continue esercitazioni congiunte dei bombardieri atte a scoraggiare l’uso della forza da parte di Corea del Nord, questa volta la Casa Bianca, che reclama un embargo a copertura totale, potrebbe contare sull’appoggio di numerosi vertici del Pentagono e del Dipartimento di stato; ma tutto dipende dell’assenso delle altre grandi potenze. I possibili partner nel realizzare il blocco sarebbero principalmente Corea del Sud e Giappone &#8211; con i quali gli USA svolgono esercitazioni militari per scoraggiare il &#8216;nemico&#8217; &#8211; ma anche Australia, India, Singapore, Taiwan. È stato inoltre menzionato un possibile coinvolgimento di forze della NATO. <strong>L’incognite principali invece rimangono Russia e Cina</strong>: poiché a quanto pare né Mosca né Pechino vogliono cedere sul quel petrolio che farebbe senza dubbio cadere il regime. Parliamo di circa 850 mila tonnellate di greggio e altri prodotti petroliferi diretti in Corea del Nord che arrivano dalla Cina, insieme a 40 mila tonnellate di greggio all’anno che secondo le stime verrebbero fornite dalla Russia. Mosca in particolar modo non ritiene che le sanzioni e un embargo porterebbero la Pyongyang a un passo indietro, poiché tutte sanzioni finora applicate sembrano non funzionare. Washington invece ricalca la tesi secondo cui bisogna &#8220;tagliare tutti i rapporti con Pyongyang&#8221;, per isolare ulteriormente il regime di Kim: iniziando dai rapporti diplomatici, alla cooperazione militare, scientifica e commerciale, passando per lo stop a tutte le importazioni ed esportazioni. Pechino, che ha svolto ingenti esercitazioni militari al confine con la Corea del Nord, propone una doppia moratoria riguardo le continue esercitazioni militari congiunte tra Usa e Corea del Sud: esse vengono viste da Pyongyang come un atto di guerra, se fermate potrebbero portare Kim a frenare i propri test balistici alleggerendo la tensione nella regione. Scorpiremo nelle prossime ore se il Pentagono darà ascolto a questo appello. </p>
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