L’Iran lancia la sua “minaccia sottomarina” alle rotte petrolifere del Golfo annunciando lo schieramento dei sottomarini tascabili classe Ghadir nello Stretto di Hormuz, facendo leva sui timori di una guerra navale asimmetrica che infliggerebbe un altro duro colpo alla crisi energetica, aggravata dal blocco delle rotte commerciali che collegano le potenze del Golfo al resto del mondo.
Protagonisti di questa strategia sono i sottomarini tascabili classe Ghadir, i “superstiti” della flotta sommergibile iraniana che potrebbero andare a caccia di mercantili nel Golfo e nelle acque a ridosso dello strategico Stretto di Hormuz, innescando una campagna antisommergibile che coinvolgerebbe i pattugliatori aerei, gli elicotteri imbarcati per la lotta antisom e i cacciatorpedinieri dell’US Navy schierati nell’area di responsabilità del Centcom, il Comando Centrale degli Stati Uniti che controlla le operazioni in Medio Oriente.
Paragonabili per dimensioni agli X-Craft della Royal Navy e ai Seehund della Kriegsmarine entrati in azione nella Seconda guerra mondiale, le unità superstiti della flotta, composta originariamente da circa 20 esemplari della classe Ghadir entrati in servizio nel 2005 con la Marina militare della Repubblica Islamica dell’Iran, rappresentano la nuova arma di deterrenza che Teheran potrebbe impiegare contro le navi, militari o civili, che intendono violare il blocco dello Stretto di Hormuz.
I Delfini del Golfo e la strategia di Teheran
Soprannominati “Delfini del Golfo Persico“, i Ghadir sarebbero “attualmente schierati in posizioni operative calibrate” per rafforzare quella che viene considerata una “più ampia strategia di guerra asimmetrica di Teheran nel Golfo Persico“. L’annuncio ha implicazioni strategiche globali, poiché circa il 20-21% delle spedizioni mondiali di petrolio transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Ciò significa che anche operazioni di disturbo limitate potrebbero innescare un’immediata volatilità del mercato energetico, un’escalation dei premi assicurativi e la mobilitazione navale multinazionale in tutta la regione del Golfo.
Il comandante della Marina iraniana ha dichiarato che sottomarini leggeri di produzione nazionale stanno conducendo operazioni di sorveglianza e monitoraggio nello Stretto di Hormuz e nelle vicine acque del Golfo Persico. Secondo l’agenzia di stampa Fars, il contrammiraglio Shahram Irani ha affermato che i sottomarini operano in linea con quelle che ha definito “minacce in evoluzione“, esigenze operative e capacità nazionali. Ha aggiunto che le unità sono in grado di rimanere sul fondale marino per lunghi periodi, dove vengono utilizzate per la sorveglianza, il tracciamento e quello che ha descritto come il potenziale ingaggio di navi ostili in questa strategica via d’acqua. Il comandante della Marina ha inoltre dichiarato che i sommergibili sono emersi nello Stretto di Hormuz durante un’operazione intitolata ai martiri del cacciatorpediniere Dena, prima di effettuare manovre in formazione e tornare in acque più profonde per continuare le missioni assegnate.
I media iraniani hanno inoltre interpretato il dispiegamento sia come una rappresaglia simbolica, sia come una forma di deterrenza operativa. Gli organi d’informazione legati allo Stato hanno descritto i sommergibili come “pronti all’azione“, sottolineando al contempo la loro capacità di condurre prolungate operazioni di sorveglianza in posizione di riposo sul fondale marino, consentendo ai battelli di restare nascosti sul fondale del Golfo mentre monitorano o ingaggiano navi di superficie ostili che transitano attraverso i corridoi di navigazione strategici. Il dispiegamento rafforza inoltre la consolidata dottrina militare di Teheran secondo cui i piccoli sottomarini costieri a basso dislocamento possono imporre costi operativi sproporzionati alle forze navali tecnologicamente superiori, in particolare in acque poco profonde e acusticamente congestionate, inadatte alle operazioni convenzionali dei sottomarini d’alto mare come quelli che possono essere schierati dagli Stati Uniti nel Mar Arabico o nel Golfo dell’Oman.
Le minacce di Hormuz e una deterrenza sommersa
La comunicazione navale iraniana relativa alla flotta Ghadir sembra attentamente studiata per segnalare una presenza costante nello Stretto, dove sono state posate le pluricitate mine navali e incombono le piccole imbarcazioni armate e dronizzate, da impiegare come “battelli esplosivi” della Mosquito Fleet, mantenendo un’ambiguità strategica e al contempo complicando la pianificazione operativa delle formazioni antisommergibile della Marina statunitense e delle forze alleate che operano vicino al Golfo e devono prepararsi a un contesto strategico in cui Teheran fa sempre più affidamento su piattaforme navali asimmetriche e difficili da neutralizzare, piuttosto che sul confronto navale convenzionale che è stato in larga parte affondato nelle prime settimane di quella che è stata considerata la Terza Guerra del Golfo.
Emblematico il caso del siluramento da parte del sottomarino d’attacco USS Charlotte della fregata iraniana Iris Dena, centrata da un siluro Mk-48 il 3 marzo dopo essere stata intercettata al largo dello Sri Lanka. Lo schieramento dei sottomarini Ghadir, considerato “inteso a dimostrare la capacità di sopravvivenza e la continuità operativa delle forze navali” dell’Iran nonostante le perdite subite, è stato legato anche ai “martiri del Dena”.
Come sottolinea il sito Defese Security Asia, i media iraniani hanno ripetutamente sottolineato la capacità di questi sottomarini che possono condurre operazioni di lunga durata rimanendo a ridosso di un fondale estremamente difficile da scandagliare, date le irregolarità geologiche, rimanendo fermi per lunghi periodi ed evitando l’esposizione ai sonar, riducendo di conseguenza le probabilità di rilevamento nelle trafficate rotte marittime del Golfo, e protraendo le loro missioni di pattugliamento fino a “50 giorni”. Gli analisti militari hanno a lungo valutato che la dottrina navale iraniana privilegia la disgregazione per logoramento piuttosto che gli scontri tra flotte, rendendo piattaforme come il Ghadir strategicamente preziose nonostante il loro dislocamento e la capacità di carico relativamente limitati.
Lunghi circa 29 metri e con un dislocamento non superiore alle 150 tonnellate a seconda della configurazione operativa, i sottomarini di classe Ghadir trasportano un equipaggio di sette uomini tra marinai e ufficiali, e sono stati costruiti “specificamente” per combattere nel Golfo Persico, dove le acque sono relativamente basse e la profondità media è di circa 36 metri. Ideali per compiere missioni di interdizione e imboscate lungo la costa, possono essere armati con diversi tipi di siluri, come il Valfajr, che vengono lanciati dai due tubi da 533 mm posti a prua, o attraverso missili da crociera antinave come il Jask-2, che l’Iran ha già testato con successo da un sottomarino Ghadir durante le dimostrazioni volte a mostrare la “capacità di attacco sottomarino” della Repubblica islamica.
Le fonti differiscono nel determinare il numero preciso di sottomarini classe Ghadir costruiti e messi in servizio, con stime che vanno dalle 10 alle 23 unità totali, senza considerare il numero di battelli che potrebbero essere rimasti distrutti durante i raid israeliani e statunitensi, o potrebbero non essere operativi per guasti o altre ragioni.
In ogni caso, il dispiegamento dei sottomarini Ghadir nelle acque dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico è un chiaro segnale di deterrenza strategica che Teheran intende promuovere sia per rafforzare la percezione che la potenza mediorientale mantiene ancora oggi una “credibile capacità di rappresaglia” nonostante gli attacchi stranieri, sia per raggiungere obiettivi di politica interna, presentando la Marina iraniana come resiliente, operativamente preparata e tecnologicamente autosufficiente dopo la distruzione del cacciatorpediniere Dena e delle principali unità di superficie della flotta. Da una pura prospettiva di comunicazione strategica, l’annuncio funziona come segnale di deterrenza in vista della nuova escalation che viene minacciata dagli Stati Uniti dopo il fallimento dei negoziati.
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