Nella giornata di domenica, il gruppo da battaglia (Csg- Carrier Strike Group) della portaerei cinese Liaoning (CV-16) ha attraversato lo Stretto di Miyako ed è entrato in pieno Oceano Pacifico.

La portaerei, la prima entrata in servizio nella Pla Navy, la Marina Militare Cinese, è stata accompagnata nel suo passaggio attraverso quel vitale passaggio obbligato da due cacciatorpediniere classe Type 052D (o Luyang), uno della classe Type 055 (o Renhai), una fregata della classe Type 054A (o Jiangkai) e un rifornitore d’altura della classe Type 901 (o Fuyu), come sappiamo grazie ad un rapporto delle Jsdf, le forze di autodifesa giapponesi.

Lo Stretto di Miyako è un tratto di mare ai limiti della Zee giapponese, a sud dell’isola di Okinawa, che mette in comunicazione i mari contigui al continente asiatico con l’Oceano Pacifico vero e proprio. In particolare, dal punto di vista cinese, risulta strategico perché è uno dei passaggi obbligati che permette al naviglio di superare quella che da Pechino viene definita la “Prima Catena di Isole”, ovvero quella serie di isole più o meno grandi che vanno dall’arcipelago giapponese sino a quello delle Filippine ed il Borneo passando per Taiwan. La Cina individua una “Seconda Catena di Isole” tra i suoi obiettivi strategici, ovvero quella che, partendo sempre dal Giappone, tocca le isole Marianne, Guam, la Micronesia, Palau e termina nella Nuova Guinea.

Queste due “catene” rappresentano, per Pechino, la propria sfera di influenza marittima, che sta cercando di controllare – in modo via via più aggressivo – dando maggiore impulso alle sue costruzioni navali. La flotta cinese sta subendo una rapida evoluzione non solo nel numero delle sue unità, ma anche nella tipologia: vengono infatti costruite sempre più navi “d’altura”, tra cui anche portaerei, per poter effettuare non più solo attività di sea denial all’interno della “Prima Catena di Isole” ma per proiettare la forza all’interno della seconda e, in prospettiva, anche oltre, quindi effettuando un vero e proprio sea control.

Se i mari contigui rientranti nella Prima Catena di Isole rappresentano la prima linea di difesa della Cina sul fronte marittimo con l’installazione di bolle di interdizione aeronavale, ed alcuni, come il Mar Cinese Meridionale, per la sua stessa posizione geografica (si sviluppa nord-sud lontano dalla Cina continentale) funzionale per il controllo di un altro collo di bottiglia marittimo rappresentato dagli stretti della Malacca, delle Sonda e di Lombok, la porzione di Pacifico compresa all’interno della “Seconda Catena di Isole” è importante perché rappresenta un “bastione” più avanzato per l’attività dei sottomarini lanciamissili balistici.

Allo stesso modo le acque dell’Oceano Indiano immediatamente a ovest delle isole di Giava e Sumatra, che stanno venendo battute a tappeto dai mezzi di ricerca oceanografica cinesi, possono essere viste nella stessa ottica. Si tratta, per spiegare meglio, di ampi bracci di mare in cui le unità sottomarine lanciamissili cinesi effettuano le loro missioni di pattugliamento potendo contare sul supporto di unità di superficie: il medesimo concetto operativo dei bastioni marini della Russia, presenti già dal periodo sovietico nelle tattiche di Mosca.

Quanto avvenuto domenica non è affatto nuovo, ma è qualcosa che si è visto di rado: un primo passaggio dello stretto di Miyako da parte della portaerei Liaoning è avvenuto nel dicembre del 2016, un secondo a giugno del 2019, ed un terzo ad aprile del 2020. Pertanto, con quello recente, stiamo assistendo al terzo anno consecutivo in cui un gruppo da battaglia di una portaerei cinese penetra nelle acque aperte dell’Oceano Pacifico.

Il passaggio di aprile 2020 era stato fatto in occasione del “fermo” di ben due portaerei americane – la Ronald Reagan e la Theodore Roosevelt – bloccate in porto da focolai di Covid-19, e quindi rappresentava un segnale in campo internazionale teso a sottolineare l’efficienza e l’efficacia operativa della Pla Navy in una condizione di pandemia, evidenziando parimenti l’inabilità statunitense nella gestione del contenimento dei focolai che hanno messo fuori combattimento due portaerei nello scacchiere, estremamente delicato, del Pacifico Occidentale.

Il passaggio odierno rappresenta invece una risposta chiara e forte all’ingresso nel Mar Cinese Meridionale proprio del Csg della Roosevelt, che ha attraversato lo Stretto della Malacca proveniente dall’Oceano Indiano lo scorso 4 aprile. Si tratta della seconda volta che il Csg della portaerei Usa entra nel Mar Cinese Meridionale durante il suo dispiegamento nel 2021 nell’area operativa della Settima Flotta. Il gruppo da battaglia, che comprende come sempre un incrociatore classe Ticonderoga e alcuni cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, effettuerà “operazioni di volo ad ala fissa e rotante, esercitazioni di attacchi marittimi, operazioni antisommergibili, addestramento tattico coordinato e altro ancora” mentre si troverà in quel mare conteso.

Dall’altra parte della Prima Catena di Isole, per tornare al braccio di mare di Miyako-jima, il gruppo della Liaoning viene tallonato da unità di superficie giapponesi e statunitensi: due cacciatorpediniere Usa e uno nipponico, il Suzutsuki della classe Akizuki utilizzante una versione “indigena” del sistema Aegis, stanno osservando attentamente i movimenti navali cinesi insieme ad alcuni assetti aerei nipponici.

Tokyo ha fatto infatti fatto decollare almeno un Lockheed EP-3 Orion e un Kawasaki P-1 antisom, che fanno da contraltare ai velivoli cinesi che stanno accompagnando la piccola squadra navale: almeno un Shaanxi Y-9 in versione da pattugliatore marittimo è stato intercettato dalla difesa aerea giapponese, che risulta effettuare decolli su allarme sempre più spesso, negli ultimi mesi, per intercettare proprio velivoli cinesi e russi impegnati in “puntate” verso la Adiz (Air Defense Identification Zone) nipponica.