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Un blocco navale contro la Corea del Nord potrebbe essere la soluzione per piegare Kim Jong-un secondo gli Stati Uniti. Dopo l’ultimo test di missili balistici effettuato da Pyongyang – il sedicesimo confermato – la Casa Bianca torna a valutare l’opzione di un embargo navale e totale che potrebbe ridurre il regime nordcoreano alla fame e costringendo il ‘Rocket Man’ a trattare secondo le condizione imposte dai suoi detrattori.

Nikki Haley, rappresentante degli Stati Uniti all’Onu, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza convocata dopo il lancio dell’ICBM nordcoreano – capace secondo gli analisti di colpire qualsiasi bersaglio nell’America continentale e anche in ‘Europa’ – ha dichiarato che il test è un “passo più vicino alla guerra” e “se la guerra verrà il regime nordcoreano sarà completamente distrutto”; ma la guerra per molti protagonisti internazionali – in primo luogo la Cina – non è da considerata un’opzione. Dunque gli USA pensano ad un blocco navale come avvenne per la crisi dei missili di Cuba del 1962, e la potenza della flotta che USA che ora incrocia nel Pacifico potrebbe già di per fatto metterlo in atto. Sono tre ad oggi le portaerei nucleari classe Nimitz che incrociano nel Pacifico: la USS Ronald Reagan, la USS Theodore Roosevelt e la USS Nimitz; tutte accompagnate dal proprio ‘gruppo da battaglia’ – multiship strike groups o CSG – che comprende 7.500 uomini divisi su 2 incrociatori lanciamissili classe Ticonderoga, da 2 a 4 cacciatorpediniere lanciamissili Arleigh Burke, sottomarini classe Los Angels e navi d’appoggio, per un totale di almeno 27 unità navali – a queste potrebbero aggiungeresi svariate unità della Pacif Flett (USPACFLT) della NATO e degli alleati della regione del Pacifico.

Il Blocco Navale

L’embargo navale – azione militare intesa ad impedire l’accesso e l’uscita di navi dai porti di una dato territorio – è regolato dagli articoli 41 e 42 della Carte dell’ONU che recitano a riguardo: 41. Il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, non implicanti l’impiego della forza armata, debbano essere adottate per dare effetto alle sue decisioni (…) Queste possono comprendere un’interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche; 42. Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell’articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite.

Un’opzione già discussa

Già in seguito ai test condotti da Kim a luglio e settembre – che registrarono il lancio di missili ICBM e IRBM, Intermediate-range Ballistic – la prima bozza dell’embargo che face tornare alla mente la ‘Quarantena’ imposta dalla presidenza Kennedy a Cuba, prevedeva la possibilità da parte di ogni nave di qualsiasi nazione alleata di fermare in mare ed ispezionare tutti i mercantili nordcoreani ‘sospetti’  diretti sul continente, considerando l’uso di «tutti i mezzi necessari», compresa la forza. Tale opzione, condotto da unità militari, potrebbe comunque raggiungere livelli di tensione massima – come avvenne durante l’embargo di Cuba e provocare la reazione dimostrativa di Pyongyang se non peggio incidenti internazionali.

A causa dell’inefficacia delle numerose sanzioni imposte dalla comunità internazionale e dalle continue esercitazioni congiunte dei bombardieri atte a scoraggiare l’uso della forza da parte di Corea del Nord, questa volta la Casa Bianca, che reclama un embargo a copertura totale, potrebbe contare sull’appoggio di numerosi vertici del Pentagono e del Dipartimento di stato; ma tutto dipende dell’assenso delle altre grandi potenze. I possibili partner nel realizzare il blocco sarebbero principalmente Corea del Sud e Giappone – con i quali gli USA svolgono esercitazioni militari per scoraggiare il ‘nemico’ – ma anche Australia, India, Singapore, Taiwan. È stato inoltre menzionato un possibile coinvolgimento di forze della NATO. L’incognite principali invece rimangono Russia e Cina: poiché a quanto pare né Mosca né Pechino vogliono cedere sul quel petrolio che farebbe senza dubbio cadere il regime. Parliamo di circa 850 mila tonnellate di greggio e altri prodotti petroliferi diretti in Corea del Nord che arrivano dalla Cina, insieme a 40 mila tonnellate di greggio all’anno che secondo le stime verrebbero fornite dalla Russia. Mosca in particolar modo non ritiene che le sanzioni e un embargo porterebbero la Pyongyang a un passo indietro, poiché tutte sanzioni finora applicate sembrano non funzionare. Washington invece ricalca la tesi secondo cui bisogna “tagliare tutti i rapporti con Pyongyang”, per isolare ulteriormente il regime di Kim: iniziando dai rapporti diplomatici, alla cooperazione militare, scientifica e commerciale, passando per lo stop a tutte le importazioni ed esportazioni. Pechino, che ha svolto ingenti esercitazioni militari al confine con la Corea del Nord, propone una doppia moratoria riguardo le continue esercitazioni militari congiunte tra Usa e Corea del Sud: esse vengono viste da Pyongyang come un atto di guerra, se fermate potrebbero portare Kim a frenare i propri test balistici alleggerendo la tensione nella regione. Scorpiremo nelle prossime ore se il Pentagono darà ascolto a questo appello.