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	<title>Sudan del Sud Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 26 Mar 2025 10:02:45 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sudan del Sud Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il Sud Sudan ripiomba nell&#8217;abisso della guerra civile</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-sud-sudan-ripiomba-nell-abisso-della-guerra-civile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 10:02:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Scontri ancora una volta tra le fazioni del presidente Salva Kiir e del rivale Riek Machar: il rischio di un conflitto regionale.</p>
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<p>Il rischio di<strong> una nuova guerra civile nel Sud Sudan </strong>è oggi molto elevato. Si tratterebbe del secondo conflitto in appena 14 anni di storia come Stato indipendente. Sono molti i segnali che sembrano propendere verso una spaccatura insanabile tra i due protagonisti di sempre della politica locale: il presidente <strong>Salva Kiir</strong> da una parte e il suo vice, nonché rivale, <strong>Riek Machar</strong> dall&#8217;altra. Ma a differenza del primo conflitto, combattuto tra il 2013 e il 2018, questa volta un eventuale inasprimento degli scontri avrebbe <strong>conseguenze anche di carattere regionale. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le origini del nuovo scontro </h2>



<p>Kiir e Machar non rappresentano solo due fazioni spaccatesi con la fine della comune lotta di indipendenza contro il Sudan (e riunite con l&#8217;accordo di pace del 2018). Al contrario, si tratta di due figure di riferimento delle rispettive etnie: Kiir rappresenta la popolazione di origine <strong>Dinka</strong>, maggioritaria nel Paese, Machar invece appartiene all&#8217;etnia <strong>Nuer</strong>. Più volte, nel corso di questi ultimi anni di relativa calma, i combattenti dei due rispettivi gruppi hanno rischiato di entrare in contrasto. E questo è accaduto soprattutto nello Stato dell&#8217;<strong>Alto Nilo</strong>, in particolare nell&#8217;area di <strong>Nasir</strong>. Una cittadina quest&#8217;ultima che è una roccaforte del vice presidente Machar e del suo <strong>Splm-Io</strong>, ossia la fazione del Splm (Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan) formata da cittadini di etnia Nuer. </p>



<p>Gli scontri nella zona tuttavia hanno spesso avuto una rilevanza meramente locale. Il 4 marzo invece, la situazione è degenerata. Il gruppo noto come <strong>White Army</strong>, una fazione Nuer attiva dal 1991, ha preso il controllo di Nasir e ha ucciso, secondo i dati del governo centrale,<a href="https://www.nigrizia.it/notizia/sud-sudan-tensione-resta-alta-nasir-juba"> almeno 27 soldati</a>. Il presidente Kiir considera il White Army affiliato al Splm-Io e ha quindi puntato il dito contro Machar. La reazione è stata immediata: Kiir ha estromesso molti fedelissimi di Machar dal Governo e dal Parlamento. In seguito, ha autorizzato almeno un raid su Nasir in cui sarebbero morti anche alcuni civili. Si tratta di mosse che potrebbero innescare un&#8217;ulteriore catena di reazioni e nella capitale Juba adesso l&#8217;aria è diventata molto pesante. Germania e Usa, non a caso, hanno già chiuso le rispettive ambasciate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio di un conflitto regionale</h2>



<p>Nel 2011 il Sud Sudan si è staccato dal Sudan, Paese anch&#8217;esso caduto nella spirale della guerra civile già due anni fa. <strong>I due conflitti ora potrebbero in qualche modo intrecciarsi</strong>. Tanto più che nei giorni scorsi si è avuta notizia di uno scontro, avvenuto al confine, tra combattenti delle <strong>Rsf</strong>, le forze di supporto rapido comandate dal generale Dagalo e in lotta contro l&#8217;esercito regolare di Khartoum, e gruppi del White Army. Fonti locali parlano di uno sconfinamento nel Sud Sudan delle Rsf per fermare un giro di armi a favore dei combattenti Nuer. </p>



<p>Una circostanza quest&#8217;ultima che potrebbe quindi portare alla formazione due precisi schieramenti trasversali: da un lato le <strong>Rsf alleate con il governo di Salva Kiir</strong>, dall&#8217;altro<strong> Machar e i White Army alleati con l&#8217;esercito regolare sudanese</strong>. Un intreccio che potrebbe avere importanti conseguenze lungo le due sponde del confine. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;interessamento dell&#8217;Uganda</h2>



<p>Il coinvolgimento delle forze del vicino Sudan non è l&#8217;unico all&#8217;interno del Sud Sudan. Anche l&#8217;<strong>Uganda</strong> appare particolarmente attivo. L&#8217;11 marzo scorso, il portavoce dell&#8217;esercito ugandese, <strong>Felix Kulayigye</strong>, ha confermato che il governo di Kampala ha inviato un contingente delle proprie forze speciali a Juba. L&#8217;obiettivo sarebbe quello di sostenere Kiir e mantenere una situazione di pace nel Paese. Anche se le stesse autorità sudsudanesi hanno smentito, in realtà la vicinanza tra Juba e Kampala appare cosa certa. Non solo, ma già dallo scorso settembre, secondo diverse fonti di intelligence, interi reparti ugandesi risultano stanziati nelle aree meridionali del Sud Sudan. Le autorità di Kampala sperano così di prevenire un&#8217;eventuale instabilità dentro i propri confini ma, al tempo stesso, potrebbero approfittare della situazione per accrescere la propria influenza nella regione. </p>



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https://twitter.com/mkainerugaba/status/1899381746207965285
</div><figcaption class="wp-element-caption">Il post su X del figlio del presidente ugandese che conferma la presenza di soldati di Kampala a Juba</figcaption></figure>
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		<item>
		<title>Le conseguenze della guerra civile nel Sud Sudan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-conseguenze-della-guerra-civile-nel-sud-sudan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2025 17:54:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scorsa settimana nella capitale del Sud Sudan, Juba, il popolo è insorto dando vita ad una serie serie di rivolte avvenute durante la notte. La causa è da attribuire alla presunta uccisione di cittadini del Sud Sudan durante l&#8217;attuale guerra civile in corso in Sudan. I video diffusi attraverso i social media mostrano l’uccisione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-conseguenze-della-guerra-civile-nel-sud-sudan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012313390015_edf714304c6fa8fe0972117b7942c3cb-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scorsa settimana nella capitale del Sud Sudan, <strong>Juba</strong>, il popolo è insorto dando vita ad una serie serie di <strong>rivolte</strong> avvenute durante la notte. La causa è da attribuire alla presunta uccisione di cittadini del Sud Sudan durante l&#8217;attuale <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-fame-colera-e-bombe-sui-profughi-e-intanto-allonu.html">guerra civile</a> in corso in Sudan. I video diffusi attraverso i social media mostrano l’uccisione di almeno 13 cittadini sud-sudanesi nella località sudanese di <strong>Wad Madani</strong>.</p>



<p>La risposta dei cittadini sud sudanesi a Juba è stata altrettanto aggressiva e violenta nei confronti dei sudanesi residenti in Sud Sudan. Durante i tumulti nella capitale, ci sono stati casi di vandalismo e saccheggio nei confronti di negozi appartenenti a persone sudanesi. Gli scontri hanno causato la morte di 16 persone, mentre sette sono stati i feriti. In una città vicina, situata lungo il confine con il Sudan, alcune case abitate da sudanesi sono state bruciate. </p>



<p>La portavoce della presidenza<strong> Lily Adhieu Martin Manyiel </strong>ha infatti intimato a &#8220;non permettere alla rabbia di offuscare il nostro giudizio o di rivoltarsi contro i commercianti e i rifugiati sudanesi che attualmente risiedono nel nostro Paese&#8221;.</p>



<p>Venerdì 17 gennaio, proprio a causa di questi avvenimenti, la polizia ha annunciato l’introduzione di un <a href="https://apnews.com/article/south-sudan-violence-sudan-curfew-bc982d7eba3398f01928a085c183f6b7"><strong>coprifuoco </strong></a>in tutto il Paese. Il generale <strong>Abraham Manyuat</strong> ha dichiarato che il coprifuoco entrerà in vigore dalle 18:00 fino all&#8217;alba proprio per ostacolare gli episodi di saccheggio segnalati a Juba e nelle altre città vicine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La riconquista di Wad Madani</h2>



<p>Le presunte uccisioni di cittadini del Sud Sudan che hanno portato alle rivolte, sarebbero avvenute a <strong>Wad Madani</strong>, una città situata a sud-est del paese riconquistata sabato 11 gennaio dall&#8217;<strong>esercito regolare sudanese</strong> (Saf). Si tratta della città più importante dello stato di <strong>Gezira</strong>, situata a circa 130 km a sud-est della capitale sudanese Khartum e la sua conquista potrebbe rappresentare un <strong>punto di svolta </strong>per la guerra civile, che dura ormai da due anni. L&#8217;offensiva a Wad Madani rientra nelle <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-le-rsf-costrette-a-indietreggiare.html">recenti </a>iniziative dell&#8217;esercito, che sta così guadagnando terreno.</p>



<p>L&#8217;importanza della città deriva dalla fertilità dell&#8217;area, dovuta alla sua posizione tra il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro. Inoltre, rappresenta un ponte che collega in modo strategico le zone del nordest controllate dall’esercito, come Port Sudan e Cassala, con le altre provincie del sud.</p>



<p>Da dicembre 2023, la città è stata controllata dalle <strong>Forze di Supporto Rapido</strong> (Rsf), la milizia ribelle parte in causa della guerra civile sudanese. Già da quel momento, la comunità è stata etichettata dall&#8217;esercito sudanese come sostenitrice delle Rsf per motivi etnici. Dunque, anche le violenze nei confronti della comunità avvenute durante la conquista della città sono stati considerate ritorsioni su base etnica. Non è la prima volta che l&#8217;esercito viene accusato di aver ucciso civili sospettati di sostenere i ribelli, accusa confermata dallo stesso esercito, che ha dichiarato la presenza di casi isolati di uccisioni di civili.</p>



<p>Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, <strong>Moussa Faki Mahamat</strong>, domenica scorsa ha condannato le violenze e le brutali uccisioni di cittadini sud sudanesi a Wad Madani. I responsabili delle violenze contro i civili sarebbero i militari governativi,&nbsp;e secondo l&#8217;<a href="https://ishr.ch/latest-updates/sudan-ethnicity-based-attacks-in-aljazeera-where-women-were-killed-beaten-and-abducted/">International Service for Human Rights</a>&nbsp;(Ishr), le vittime sono prevalentemente donne e bambini.</p>



<p>Le vittime erano persone provenienti dal Sud Sudan, Darfur e Sudan occidentale, ma residenti nella zona da decenni. I soldati dell&#8217;esercito le hanno accusate di aver collaborato con i paramilitari delle Rsf mentre l’area era sotto il loro dominio e per questo uccise. In passato l’esercito aveva accusato le Rsf di assumere sud-sudanesi come mercenari.</p>



<p>Il ministero degli Esteri del Sud Sudan sostiene di aver ricevuto un &#8220;rapporto completo dove vengono descritti in modo dettagliato gli eventi che hanno causato la perdita di vite umane tra i nostri cittadini innocenti, che mantengono uno status di non combattenti&#8221;.</p>



<p>La guerra civile va avanti da aprile 2023 e vede le Rsf combattere contro l&#8217;esercito per il controllo del Paese. Fino ad ora, la battaglia si è concentrata nelle aree introno a Khartum e nel Darfur, quindi nelle aree controllate dalle Rsf. Solo recentemente, l&#8217;esercito ha iniziato una <strong>controffensiva</strong> vicino la capitale, prendendo il controllo di alcune zone ritenute importanti. </p>



<p>La guerra in questi due anni ha causato una gravissima <strong>crisi umanitaria</strong>, con più di 60mila morti, 12 milioni di <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/un-rifugiato-su-otto-sudanese-conseguenze-guerra-civile.html">sfollati </a></strong>e circa 50 milioni di abitanti del paese sono a rischio carestia. L&#8217;ONU e altri gruppi per i diritti umani, hanno denunciato la presenza di <a href="https://it.insideover.com/guerra/indagini-sudan-rivelano-massacri-etnici-darfur.html"><strong>massacri etnici</strong></a> di diversa natura da <strong>entrambe</strong> le parti implicate nel conflitto.</p>



<p>Recentemente, il governo statunitense ha annunciato <strong>sanzioni </strong>per i crimini commessi contro i civili nei confronti del capo delle Rsf, Mohammad Hamdan <strong>Dagalo</strong>, già sanzionato per presunti crimini di genocidio, e del comandante dell&#8217;esercito, il generale Abdel Fattah<strong> al Burhan</strong>.</p>
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		<title>Angola e Sud Sudan, la pace nel nome del basket</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/angola-e-sud-sudan-quando-il-basket-porta-alla-pace.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 06:33:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1451" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-600x453.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-300x227.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-1024x774.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-768x580.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-1536x1161.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La favola del Sudan del Sud alle Olimpiadi di Parigi ricorda quella dell'Angola, altro Paese rinato grazia anche alla pallacanestro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1451" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-600x453.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-300x227.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-1024x774.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-768x580.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222208761_b9fc99ff28f9684204219e8ccaf956ed-1536x1161.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La qualificazione della nazionale di basket del <strong>Sudan del Sud</strong> alle Olimpiadi di Parigi ha sorpreso forse gli stessi organizzatori. Pochi minuti prima dell&#8217;esordio nel torneo della squadra africana, a risuonare all&#8217;interno del palasport di Lille è stato l&#8217;inno del Sudan, Paese da cui il Sudan del Sud si è staccato nel 2011 e non senza attraversare guerre e problemi di ogni tipo. L&#8217;imbarazzo è però durato poco: iniziata la sfida contro Puerto Rico, i sudsudanesi hanno messo in campo tutto il loro entusiasmo e hanno agguantato la prima storica vittoria olimpica. </p>



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<p>Una favola non interrotta nemmeno dalla sfortunata eliminazione arrivata poi al termine del girone: i ragazzi, guidati dal <strong>coach Royal Ivey</strong>, si sono comunque battuti contro le più blasonate formazioni di Stati Uniti e Serbia. E hanno permesso a molti appassionati di tutto il mondo di rendere evidente la propria esistenza, portando agli occhi del mondo i propri colori e la propria bandiera. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un miracolo che parte da lontano</h2>



<p>Basket nel Sudan del Sud è sinonimo di <strong>riscatto</strong>. Un termine quest&#8217;ultimo che è una parola d&#8217;ordine, quasi un imperativo inconscio, per i suoi abitanti. Il Paese, come detto, è diventato indipendente solo nel 2011 ma anche dopo il distacco da Khartoum non ha conosciuto veri momenti di pace: dal 2013 al 2020 infatti, il territorio sudsudanese è stato teatro di una lunga e sanguinosa<strong> guerra civile </strong>che ha causato migliaia di vittime e almeno quattro milioni di sfollati. </p>



<p>Sono quindi due adesso le priorità<strong>: farsi riconoscere all&#8217;estero</strong> e<strong> ricostruire per intero un Paese </strong>rimasto senza infrastrutture. Due obiettivi difficili ma che, specialmente in campo sportivo, hanno fatto scattare un certo <strong>orgoglio nazionale</strong>. E hanno rievocato, nella mente di molti sportivi, l&#8217;esempio di <strong>Manute Bol</strong>. Ossia uno dei primi africani a giocare nell&#8217;Nba, lì dove ha svolto gran parte della sua carriera a cavallo tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90. Alto più di due metri, Bol era originario proprio di un villaggio dell&#8217;attuale Sudan del Sud e le sue gesta sportive hanno ispirato un&#8217;intera generazione di atleti del suo territorio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="791" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222330628_7b1fb5836fab3678c007ba3121c83457-791x1024.jpg" alt="" class="wp-image-431772" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222330628_7b1fb5836fab3678c007ba3121c83457-791x1024.jpg 791w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222330628_7b1fb5836fab3678c007ba3121c83457-600x776.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222330628_7b1fb5836fab3678c007ba3121c83457-232x300.jpg 232w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222330628_7b1fb5836fab3678c007ba3121c83457-768x994.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222330628_7b1fb5836fab3678c007ba3121c83457-1187x1536.jpg 1187w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806222330628_7b1fb5836fab3678c007ba3121c83457.jpg 1484w" sizes="auto, (max-width: 791px) 100vw, 791px" /><figcaption class="wp-element-caption">Manute Bol</figcaption></figure>



<p>Tra questi, anche <strong>Luol Deng</strong>, anch&#8217;egli sudsudanese e anch&#8217;egli in grado di arrivare in Nba dove può vantare alcune stagioni con i Los Angeles Lakers. Ed è sua la &#8220;regia&#8221; della nazionale di basket: è stato proprio lui a chiamare a raccolta diversi giocatori originari del Sudan del Sud sparsi per il mondo, soprattutto tra Usa e Australia. Una volta creata la squadra, <strong>Deng ha anche pagato le prime trasferte</strong> e ha così permesso ai suoi connazionali di iniziare a giocare i tornei africani. Nel 2023 la <strong>storica prima volta a un mondiale</strong>, il cui piazzamento al diciassettesimo posto (davanti a tutte le altre africane) ha permesso al Sudan del Sud di ottenere il pass olimpico. E di iniziare così quel sogno destinato a riservare altre importanti sorprese. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Basketball Fans Anxiously Waited for The Win South Sudan vs Puerto Rico, Olympics 2024" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/WMHa3UFWQ4w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_WMHa3UFWQ4w");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il precedente dell&#8217;Angola</h2>



<p>Non è la prima volta che il mondo della palla a spicchi diventa occasione di riscatto per un Paese africano<strong>. Il caso del Sudan del Sud ricorda da vicino quello dell&#8217;Angola </strong>che, a partire dagli anni &#8217;90, ha fatto del basket un simbolo di rilancio e di unità nazionale dopo decenni di guerra civile. Anche da queste parti del resto la pallacanestro è un&#8217;istituzione: &#8220;Ogni volta che gioca l&#8217;Angola &#8211; <a href="https://it.euronews.com/2021/05/19/in-angola-il-basket-e-nel-dna">ha dichiarato su <em>EuroNews</em> alcuni anni fa l&#8217;analista angolano <strong>Alfredo Fortunato</strong></a> &#8211;  il Paese praticamente si ferma, e tutti si attaccano alla tv per vedere giocare la formidabile squadra nazionale, con abilità all&#8217;altezza perfino dell&#8217;America o dell&#8217;Europa&#8221;.</p>



<p>Niente divisioni, niente guerre, niente pensieri negativi che assillano una popolazione che negli anni di atrocità ne ha viste purtroppo parecchie: quando inizia una partita di basket, la gente pensa solo a sventolare i vessilli dell&#8217;Angola e a fare il tifo per i propri giocatori. </p>



<p>La prima apparizione della nazionale a un torneo olimpico risale a <strong>Barcellona 1992</strong>, da allora gli angolani sono sempre stati presenti al mondiale e, almeno fino a Pechino 2008, alle Olimpiadi. Vincendo, nel frattempo, qualcosa come 11 tornei africani e contribuendo a dare dell&#8217;Angola l&#8217;immagine di un Paese normale. Esattamente come spera di fare, tra non molto, anche la nazionale del Sudan del Sud. </p>
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		<title>Papa Francesco vola in Congo e Sud Sudan: cosa svela la missione nella &#8220;periferia della periferia”</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/papa-francesco-vola-in-congo-e-sud-sudan-cosa-svela-la-missione-nella-periferia-della-periferia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 18:39:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Sede]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130192437371_8e7d2faba887fc0ef7a33ea13a61a9b1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130192437371_8e7d2faba887fc0ef7a33ea13a61a9b1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130192437371_8e7d2faba887fc0ef7a33ea13a61a9b1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130192437371_8e7d2faba887fc0ef7a33ea13a61a9b1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130192437371_8e7d2faba887fc0ef7a33ea13a61a9b1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130192437371_8e7d2faba887fc0ef7a33ea13a61a9b1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130192437371_8e7d2faba887fc0ef7a33ea13a61a9b1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Papa Francesco parte per la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan in un viaggio atteso da tempo e carico di aspettative. Sarà un viaggio di fede, diplomazia e testimonianza. Fede, perché Congo e Sud Sudan sono Paesi in cui la maggioranza della popolazione è cattolica. Diplomazia, perché sono al contempo due Stati colpiti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/papa-francesco-vola-in-congo-e-sud-sudan-cosa-svela-la-missione-nella-periferia-della-periferia.html">[...]</a></p>
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<p><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/francesco-il-papa-venuto-dalla-periferia-che-sogna-il-multipolarismo.html"><strong>Papa Francesco</strong> </a>parte per la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan in un viaggio atteso da tempo e carico di aspettative. Sarà un <strong>viaggio di fede, diplomazia e testimonianza</strong>. Fede, perché Congo e Sud Sudan sono Paesi in cui la <strong>maggioranza della popolazione è cattolica</strong>. Diplomazia, perché sono al contempo due Stati colpiti da crisi interne e conflitti civili in cui il Vaticano intende agire da mediatore. Testimonianza, perché il Santo Padre andrà nella <strong>periferia più estrema</strong>. Una periferia esistenziale, quella dell&#8217;Africa colpita dalle guerre oscure e dimenticate, in cui la Chiesa cattolica opera attraverso  la proiezione degli arcivescovadi, delle Ong, dei missionari, delle scuole e degli istituti religiosi.</p>



<p>Congo e Sud Sudan sono quella &#8220;fine del mondo&#8221; di cui Bergoglio parla da un decennio. Sono l&#8217;ultima frontiera dell&#8217;evangelizzazione, terre cristiane segnate da dure guerre intestine. Vittime della corsa globale all&#8217;Africa che alimenta la corsa alle risorse, lo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, lo strapotere dei signori della guerra. Simbolo della povertà di un continente che deve sanare le sue contraddizioni per arrivare a un vero sviluppo. E in cui la Chiesa c&#8217;è. <a href="https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2023-01/rd-congo-sud-sudan-caritas-internationalis-emergenza-umanitaria.html"><em>Vatican News </em>ha parlato dell&#8217;attività della Caritas</a> in entrambi i fronti per la sicurezza alimentare, la lotta allo sfruttamento delle risorse, la difesa degli emarginati.</p>



<p>Parliamo di Paesi da tempo nei radar del Pontefice. Nella memoria,<a href="http://www.settimananews.it/papa/papa-violenze-congo-sud-sudan/"> ha scritto <em>Settimana News</em></a><em>,</em> &#8220;resta scolpita la potente immagine del papa in Vaticano che l’11 aprile del 2019 invocando la fine della guerra civile in Sud Sudan baciò i piedi dei due eterni contendenti: il presidente Salva Kiir e il suo vice Riek Machar. Così come lo scorso luglio si appellò ai governanti di Kinshasa e Juba invitandoli a voltare pagina per tracciare piste nuove, cammini nuovi di <strong>riconciliazione e perdono</strong>&#8220;.</p>



<p>Come in Repubblica Centrafricana nel 2015, Papa Francesco viaggia in Africa per provare a spegnere un focolaio della &#8220;Terza guerra mondiale a pezzi&#8221;. E porsi come mediatore laddove le potenze locali e globali sembrano disinteressate a garantire la sicurezza. In Congo, in particolare, vive ancora pienamente la tragedia del Kivu, terra in bilico tra guerre civili e interventi esterni di nazioni come il Ruanda, e si agita lo spettro del secessionismo. La Chiesa congolese prega per l&#8217;unità e spera nelle garanzie alla sicurezza per il martoriato Paese africano. <a href="https://www.articolo21.org/2023/01/limportanza-del-viaggio-del-papa-in-congo-e-sudan/"><em>Articolo21</em>,</a> parimenti, segnala che in Sud Sudan la popolazione profuga all&#8217;interno o all&#8217;estero è la più grande di tutta l&#8217;Africa e le violenze stanno salendo di numero nella regione dell’Alto Nilo, in Kordofan occidentale, negli stati federali di Jonglei e Unity. </p>



<p>In entrambi i casi Papa Francesco si muoverà controcorrente rispetto a un sistema globale anarchico e che precipita verso la lotta hobbesiana di tutti contro tutti. In Congo e Sud Sudan chiederà la fine del conflitto e inviterà i cattolici a farsi pontieri e alfieri della concordia tra etnie. Perseguirà obiettivi politici e teologici, come nella migliore tradizione della Chiesa, provando a sottrarre una parte di Chiesa all&#8217;anarchia in cui prospera la sempre più incipiente problematica dell&#8217;<strong>islamismo radicale</strong> che porta con sé la persecuzione dei cristiani.</p>



<p>Il viaggio di Papa Francesco avviene, inoltre, sulla scia della natura di apripista della <strong><a href="https://www.true-news.it/politics/trastevere-caput-mundi-la-diplomazia-mondiale-di-santegidio">Comunità di Sant&#8217;Egidio</a></strong>. Sempre più decisiva come centrale diplomatica legata al Vaticano, hub di comunicazione con sistemi di potere come quello francese (decisivo in Africa), l&#8217;Ong di Trastevere fondata da Andrea Riccardi e che ha dato all&#8217;Italia il viceministro degli Esteri Mario Giro, decisivo pontiere con l&#8217;Africa nei governi Renzi e Gentiloni, è oggi chiave di volta per l&#8217;atterraggio morbido della visita pontificia. In Congo, Sant&#8217;Egidio tiene alta la bandiera cattolica a Goma, città dove è stato ucciso l&#8217;ambasciatore italiano Luca Attanasio, e a luglio è stata visitata a <a href="https://www.santegidio.org/pageID/30284/langID/it/itemID/49165/A-Kinshasa-nella-Repubblica-Democratica-del-Congo-il-Card-Pietro-Parolin-ha-incontrato-una-delegazione-del-programma-DREAM.html">Kinsasha</a> dal Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin. In Sud Sudan, è addirittura <strong>mediatrice del conflitto</strong> civile riproponendo lo &#8220;schema Mozambico&#8221; col processo di Roma che ha avuto l&#8217;ultimo round di incontri nei giorni scorsi.</p>



<p>La visita del Papa è anche il <strong>trionfo dell&#8217;Onu di Trastevere</strong> come asset decisivo per la Santa Sede. E ne rilancia la centralità strategica. Aprendo inoltre al Papa la possibilità di lanciare un messaggio globale di pace e normalizzazione di conflitti apparentemente senza fine. Per parlare, in forma indiretta, anche a contesti più vicini a Roma, come quello dell&#8217;Ucraina e rilanciare la <strong>necessità del dialogo di pace</strong>. Il viaggio in Africa è il secondo dopo quello del 2021 in Iraq in una terra martoriata. Seguirà l&#8217;Ucraina? Ancora presto per dirlo. Ma la diplomazia di fede e testimonianza di Francesco punta inevitabilmente alla risoluzione dei conflitti. Al centro come alle periferie più estreme.</p>
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		<title>Il Sahel, fronte critico per i cristiani perseguitati</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/il-sahel-fronte-critico-per-i-cristiani-perseguitati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 16:08:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni l&#8217;instabile regione del Sahel e dell&#8217;Africa sub-sahariana ha avuto di che soffrire per diverse cause: rivalità geopolitiche, instabilità interna dei Paesi, insorgenza jihadista, cambiamenti climatici. Povertà, tribalismo e disgregazione delle entità statuali hanno prodotto, tra gli effetti collaterali, anche un aumento dell&#8217;intolleranza religiosa verso i cristiani della regione. Dal Sudan al Mali &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/il-sahel-fronte-critico-per-i-cristiani-perseguitati.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/il-sahel-fronte-critico-per-i-cristiani-perseguitati.html">Il Sahel, fronte critico per i cristiani perseguitati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni l&#8217;instabile regione del <strong>Sahel</strong> e dell&#8217;Africa sub-sahariana ha avuto di che soffrire per diverse cause: rivalità geopolitiche, instabilità interna dei Paesi, insorgenza jihadista, cambiamenti climatici. Povertà, tribalismo e disgregazione delle entità statuali hanno prodotto, tra gli effetti collaterali, anche un aumento dell&#8217;<strong>intolleranza religiosa</strong> verso i <strong>cristiani della regione</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="933" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-933x1024.jpg" alt="" class="wp-image-370269" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-933x1024.jpg 933w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-273x300.jpg 273w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-768x843.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-1399x1536.jpg 1399w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-scaled.jpg 1748w" sizes="auto, (max-width: 933px) 100vw, 933px" /></figure>



<p>Dal Sudan al Mali i cristiani rappresentano circa il 4% della popolazione, anche se fare stime precise è difficile. A questo si aggiunge la presenza forte e radicata di Ong, <a href="https://www.rinnovabili.it/ambiente/cambiamenti-climatici/crisi-climatica-impatto-africa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">da Christian Aid</a> a <a href="https://it.insideover.com/politica/limportanza-del-ruolo-dell-italia-in-africa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cuamm &#8211; Medici per l&#8217;Africa</a>, di ispirazione cristiana che contribuisce a <strong>cementare popolazioni divise</strong> su faglie etniche in una regione a grande maggioranza musulmana, decisiva per gli equilibri geopolitici del continente e per molti dossier che investono direttamente anche l&#8217;Europa, come la partita dell&#8217;immigrazione.</p>



<p>L&#8217;Ong <a href="https://releaseinternational.org/christians-targeted-by-terrorists-in-sahel/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Release International</a> ha indicato nel rilancio dell&#8217;attività di <strong>Al Qaeda e Isis nella regione</strong> dopo la fine della guerra in Afghanistan e della statualità del Califfato tra Siria e Iraq la causa dell&#8217;aumento dell&#8217;intolleranza negli ultimi anni ricordando che &#8221;&nbsp;i jihadisti stanno cercando di creare uno Stato islamico del Grande Sahara. È davvero ovvio che si tratta di un conflitto religioso&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="951" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/terrorismo-sahel-mappa-1024x951.png" alt="" class="wp-image-341627" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/terrorismo-sahel-mappa-1024x951.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/terrorismo-sahel-mappa-300x279.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/terrorismo-sahel-mappa-768x713.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/terrorismo-sahel-mappa-1536x1426.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/terrorismo-sahel-mappa-2048x1901.png 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/terrorismo-sahel-mappa.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La presenza di sempre più jihadisti e la contestuale crescita dell&#8217;attività anticristiana in un Paese critico della regione, il <strong>Burkina Faso</strong>, è stata segnalata già dall&#8217;inizio dell&#8217;escalation contro i cristiani nel 2015 da<strong>&nbsp;Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)</strong>.</p>



<p>Acs segnala da tempo criticità nel Paese che fu di <a href="https://it.insideover.com/religioni/cristiani-perseguitati-nel-sahel-uccisi-14-fedeli-in-burkina-faso.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Thomas Sankara, in cui nel dicembre 2019 i jihadisti hanno ucciso 14 cristiani</a> a <strong>Hantoukoura</strong>, nella parte orientale del Paese. Le tossine jihadiste hanno avvelenato i pozzi nella società locale, ove la tolleranza inter-religiosa era tradizionalmente rispettata anche nelle fasi di tensione etnica. L&#8217;infiltrazione dei guerriglieri radicalizzatisi in Siria e Iraq è stata fatale. Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia <a href="https://www.iltimone.org/news-timone/i-cristiani-sono-piu-perseguitati-che-mai-loccidente-e-chiuso-nel-silenzio-piu-totale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parlando con <em>Il Timone</em> ha dichiarato</a> che nella regione ci sono &#8220;Paesi che fino al 2015 non sapevano neppure cosa fosse la persecuzione in odio alla fede, e che invece oggi sono l’epicentro del fenomeno&#8221;. </p>



<p><strong>Laurent Dabiré</strong>, vescovo cattolico della diocesi burkinabé di Dori dal 2013 e dal 2019 Presidente della Conferenza Episcopale di Burkina Faso e Niger, è sul tema la voce più attenta nella denuncia delle persecuzioni anticristiane a fianco <a href="http://www.vaticannews.cn/it/chiesa/news/2019-09/vescovo-burkina-faso-asse-isis-spostato-sahel.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del vescovo di Fada &#8216;Ngourma, monsignor <strong>Pierre Claver Malgo</strong></a>. Dabiré ha scritto su <em><a href="http://www.settimananews.it/informazione-internazionale/non-pace-per-il-sahel/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Settimana News</a></em> che &#8220;i terrroristi che aggrediscono il Burkina Faso non sono i musulmani con cui noi viviamo da sempre: questi non hanno problemi con i cristiani. Il problema è costituito da coloro che sono arrivati da lontano e da quelli che sono stati radicalizzati a contatto coi primi&#8221;. Il Burkina Faso è un caso estremo, ma purtroppo non isolato. <a href="https://acs-italia.org/ppcm-22" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il report 2022 di Acs sulla persecuzione religiosa parla chiaro.</a></p>



<p>Un fronte sempre caldo resta il <strong>Mali</strong>, specie nella &#8220;terra di nessuno&#8221; in cui scorrazzano jihadisti e trafficanti di esseri umani al confine col Niger. Proprio a un posto di blocco tra Gao, Mali, e la capitale nigerina Niamey cinque cristiani sono stati sequestrati e assassinati da forze dell&#8217;Isis nel giugno 2021. In Mali la Costituzione, ricorda Acs nel suo report sulla persecuzione dei cristiani nel mondo, vieta ogni forma di discriminazione religiosa. Ma già dieci anni fa le comunità cristiane risiedenti nel Nord del Paese furono cacciate dall&#8217;avanzata jihadista, mentre in seguito nel dicembre 2021 nelle aree abitate dai cristiani in centro al Paese 34 persone sono state assassinate in vari attentati. Ove i gruppi radicali legati a Al Qaeda nel Maghreb Islamico imperversano <strong>viene vietata ai cristiani la possibilità di praticare i loro riti</strong>.</p>



<p>In <strong>Sudan</strong>, invece, Acs denuncia un ritorno alla persecuzione dell&#8217;era di Omar al-Bashir dopo il golpe militare del 2021. E di converso aumenta la pressione sul confinante Sud Sudan Tra gli episodi citati si rammenta &#8220;un attacco al villaggio di Dungob Alei, nel nord del Sudan meridionale, avvenuto nel maggio 2021&#8221;, portato da gruppi islamisti radicali e che &#8220;ha causato la morte di 13 persone e otto feriti&#8221;.</p>



<p>La libertà di culto ai cristiani è duramente limitata anche in <strong>Eritrea</strong>, propaggine orientale del Sahel: nell&#8217;ex colonia italiana il regime dittatoriale di Isaias Aferweki tra il 2021 e il 2022 ha sequestrato beni e terreni alla Chiesa cattolica locale e nelle celle del carcere di massima sicurezza di Mai Serwa di Asmara un quinto degli arrestati ivi detenuti (500 su 2.500) sono <strong>cristiani</strong> perseguitati e messi in galera perché sorpresi a svolgere funzioni in luoghi non autorizzati o perché rifiutatisi per ragioni religiose di prestare servizio nell&#8217;esercito per i 18 mesi di leva obbligatoria. A 94 anni, nel febbraio scorso, nella sua abitazione a Asmara ove era detenuto agli arresti domiciliari da quindici anni, è morto il Patriarca Abune Antonios della Chiesa Ortodossa Eritrea Tawahedo. Acs riporta che &#8220;gli è stata negata l’assistenza medica nonostante soffrisse di diabete e pressione alta&#8221;.</p>



<p>La situazione resta critica, anche se l&#8217;incremento della pressione europea e occidentale<a href="https://www.ilgiornale.it/news/europa/lue-ha-inviato-libert-religiosa-litalia-detta-linea-2093980.html#:~:text=Frans%20von%20Daele%2C%20ex%20diplomatico,libert%C3%A0%20religiosa%20e%20di%20credo." target="_blank" rel="noreferrer noopener"> sul <strong>tema della libertà religiosa </strong>(Roma e Bruxelles hanno nominato inviati speciali sul tema</a>) renderà più alto lo scrutinio già esercitato con attenzione dal Vaticano e dei suoi apparati ecclesiastici (e informativi) presenti in Africa. <em><a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/notre-dame-du-sahel-una-radio-contro-l-integralismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Aggiornamenti Social</a>i</em> ha mostrato il ruolo dei movimenti cristiani nel difendere le comunità dall&#8217;intolleranza indipendentemente dal loro credo e mostrato l&#8217;esempio iconico in Burkina Faso delle attività di <strong>Radio Notre Dame du Sahel</strong>, emittente gestita dai gesuiti nella diocesi di Ouahigouya, nel Nord dell&#8217;ex Alto Volta, in cui cristiani, musulmani e animisti lavorano assieme per fare informazione, divulgazione e offrire una <strong>contronarrazione alle sirene jihadiste</strong> che lanciano il loro richiamo dalle madrase integraliste. Un messaggio di speranza degno del ruolo della Chiesa aperta <em>ad gentes</em> e all&#8217;ecumenismo, testimone delle sofferenze di una regione intera, che in Sahel deve affrontare prove dure e sfide complesse. Destinate ad affliggere ulteriormente una regione tanto <a href="https://it.insideover.com/dossier/lombra-del-sahel-che-inquieta-leuropa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategica quanto dannata.</a></p>



<p> </p>
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			</item>
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		<title>Dieci anni di Sud Sudan, storia di uno Stato fallito</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 16:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1175" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-300x183.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1024x626.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-768x470.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1536x939.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-2048x1253.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dieci anni sono passati da quando il mondo volgeva lo sguardo verso il continente africano e celebrava la nascita del Sud Sudan. L&#8217;indipendenza del nuovo Paese dell&#8217;Africa, il 9 luglio 2011, veniva festeggiata non solo a Juba e tra i confini della nazione racchiusa tra il Sudan, l&#8217;Etiopia, il Kenya, la Repubblica Democratica del Congo, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html">Dieci anni di Sud Sudan, storia di uno Stato fallito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1175" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-300x183.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1024x626.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-768x470.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1536x939.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-2048x1253.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dieci anni sono passati da quando il mondo volgeva lo sguardo verso il continente africano e celebrava la nascita del Sud Sudan. <a href="https://www.ilpost.it/2011/07/09/e-nato-il-sud-sudan-qual-e-la-capitale/">L&#8217;indipendenza del nuovo Paese dell&#8217;Africa, il 9 luglio 2011</a>, veniva festeggiata non solo a Juba e tra i confini della nazione racchiusa tra il Sudan, l&#8217;Etiopia, il Kenya, la Repubblica Democratica del Congo, l&#8217;Uganda e la Repubblica Centrafricana, ma anche a livello internazionale. Il mondo intero infatti vedeva nella nascita del cinquantaquattresimo stato africano la fine di una guerra che durava da decenni e di una situazione che costringeva le genti del Sud Sudan a vivere oppresse, discriminate, escluse economicamente e segregate dalla popolazione di origine araba del nord e dai vertici di Khartoum.</p>
<p>L&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza sono state plaudite dai leader di tutti i Paesi del primo mondo e, da Tokyo a Washington, tutti i capi di stato si sono prodigati nel promettere aiuti e sostegni al neonato stato africano. Le parole però si sono infrante sul frangiflutti della realtà.</p>
<p>Quello che era stato battezzato come un sogno di pace si è tramutato in breve tempo in un nuovo incubo di guerra. Sebbene la comunità internazionale si sia impegnata nel costruire le infrastrutture di un Paese che usciva frantumato da una guerra civile inclemente e feroce, ciò che non è stato fatto e non è stato considerato, è che non erano assenti solo i sistemi basici del Paese, ma persistevano a mancare le fondamenta vere e proprie della nazione: la coesione nazionale, l&#8217;unità dei leader politici, la riconciliazione sociale e l&#8217;idea di cittadinanza. Così il più giovane stato africano ha catalizzato in sé gli errori e gli orrori che dopo le indipendenze degli anni &#8217;60 si erano verificati in molti altri paesi del continente: tribalismo, nepotismo, furto di risorse pubbliche e autoritarismo, e la violenza ha infettato in breve tempo i gangli vitali della società sud sudanese e ha trascinato il Paese, in soli tre anni, in una <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-sta-succedendo-in-sud-sudan.html">guerra civile che ancor oggi, nonostante siano stati firmati dei fragili accordi di pace, prosegue a intermittenza.</a></p>
<p><figure id="attachment_325068" aria-describedby="caption-attachment-325068" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-325068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-1024x678.jpg" alt="South Sudan 2012" width="1024" height="678" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-1536x1017.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-2048x1356.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-325068" class="wp-caption-text">Giuba (Sud Sudan), le celebrazioni per il primo anniversario dell&#8217;indipendenza del Sudan del Sud</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi giorni in cui si dovrebbe festeggiare l&#8217;anniversario della nascita di una nazione invece si assiste con impotenza all&#8217;ennesimo fallimento di uno stato africano che ,su una popolazione di 11milioni di abitanti, ne registra 4 milioni e mezzo nei campi profughi interni e in quelli dei paesi confinanti e ad oggi, secondo <a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/Inform%202019%20WEB%20spreads.pdf">il Global Crisis Severity Index</a>, il Sud Sudan risulta essere uno dei Paesi più instabili al mondo e le prospettive di una ripresa nel futuro prossimo sono al momento intangibili.</p>
<p>Per comprendere perché il Sud Sudan sia oggi tormentato da odio e crisi umanitarie bisogna riavvolgere il rocchetto della storia almeno sino agli anni sessanta e conoscere così alcune vicende storico e politiche e alcune parole chiave che sono determinanti per avere una visione chiara di ciò che è successo dalla metà del &#8216;900 sino ad oggi in questa regione africana.</p>
<h2>La storia</h2>
<p>Il Sud Sudan ha sempre fatto parte, sino al 2011, del Sudan, uno stato che, anche durante il periodo coloniale, ha avuto una storia alquanto travagliata e atipica rispetto agli altri paesi africani. E&#8217; stato, questo Paese, nell&#8217;occhio di diverse potenze europee, ed, è qui, per l&#8217;esattezza a Fascioda, che si sono fronteggiati inglesi e francesi e si è rischiata una guerra aperta tra due eserciti coloniali. E&#8217; questa terra bagnata dal Nilo ad essere stata una dei palcoscenici delle prime <a href="https://www.blackpast.org/global-african-history/mahdist-revolution-1881-1898/">resistenze armate anticoloniali mosse da una forte componenti religiosa islamica,</a> ed è sempre il Sudan ad aver avuto una forma coloniale unica essendo stato dalla fine del &#8216;900 sino al 1955 un protettorato anglo egiziano abitato da popolazioni islamiche e arabe nel nord e da gruppi etnici dell&#8217;Africa equatoriale e sub-sahariana nel sud.</p>
<h2>La scoperta del petrolio</h2>
<p>La divisione etnica e geografica ha sempre caratterizzato la storia di questa nazione tanto che già nel 1955, un anno prima dell&#8217;indipendenza del Paese, nelle regioni meridionali è nato un gruppo guerrigliero che rivendicava l&#8217;indipendenza del sud: il Movimento di resistenza del Sud Sudan (Ssrm nell’acronimo inglese). La guerra civile vera e propria però tra il nord e il sud è iniziata nel &#8217;62 e solo nel &#8217;69, quando i militari hanno portato al potere il colonnello Nimeiri che ha ascoltato le istanze autonomista delle genti del sud si è avuta la parvenza di una fine delle ostilità. Nel &#8217;72 infatti, ad Addis Abeba, c&#8217;è stata la firma di un accordo di pace che ha sancito lo statuto di regione autonoma al Sud Sudan. Ma nel &#8217;78 è successo un qualcosa che ha sparigliato le carte, ha annullato ogni accordo pregresso, ha infiammato avidità e corruzione e ha acceso gli istinti più brutali nelle leadership locali: nella regione autonoma del Sud Sudan sono stati rinvenuti giacimenti di petrolio.</p>
<p>La scoperta dell&#8217; oro nero ha portato il colonnello Nimeiri a imporre la sharia in tutta la nazione e a revocare l&#8217;autonomia al sud. Una decisione che ha avuto il peso di una dichiarazione di guerra e infatti nel 1983, i partigiani del Sud Sudan hanno ripreso in mano le armi e, sotto la guida di John Garan, è nato l&#8217;SPLA (Sudan People Liberation Army), ed è iniziata la seconda guerra civile.</p>
<p>Nel 1989 il Paese è stato sconvolto da un altro colpo di stato, quello Omar El Bashir, uno dei dittatori più sanguinari della storia recente africana che rimarrà in carica per 30 anni e che proseguirà la sua guerra contro l&#8217;esercito indipendentista del sud.</p>
<h2>Il cessate il fuoco</h2>
<p>Una data importante, che porterà da lì a qualche anno alla separazione del Sud Sudan è il 2004 perchè il 7 gennaio di quell&#8217;anno è stato firmato un protocollo che prevedeva la divisione in parti uguali delle rendite petrolifere del Sudan (in gran parte nel sud) tra il governo di Khartoum e il Movimento/esercito di liberazione del popolo sudanese (Spla/m). Una stretta di mano molto significativa tanto che, l&#8217;anno dopo, il 9 gennaio del 2005, è stato siglato l&#8217; Accordo globale di pace (Agp) tra Khartoum e l’Spla, a Nairobi, che prevedeva un cessate-il-fuoco permanente, autonomia per il sud, un governo di coalizione tra Khartoum e Spla/m, e un referendum da tenere nel sud, entro sei anni, per decidere sull’indipendenza o meno di quelle regioni.</p>
<p>Nella parte meridionale del Paese questo accordo è stato salutato come una vittoria soprattutto perchè John Garang, il capo dei ribelli, divenuto vicepresidente del Sudan, ha concesso enorme autonomia alla sua gente. Pochi mesi dopo però, in un incidente aereo, Garang è morto e il suo posto è stato preso da Salva Kiir e gli accordi di pace sono stati sul punto di saltare e la guerra sembrava doversi infiammare di nuovo. Si sono registrati infatti scontri tra lealisti e irregolari in tutto il paese, soprattutto nelle regioni contese dei Monti Nuba, dello Stato del Blu Nile e della contea di Abey, zone ricchissime di giacimenti petroliferi. Ma la crisi umanitaria e un arbitrariato internazionale che ha stabilito a chi appartenessero i pozzi petroliferi hanno convinto le due parti a silenziare le armi e a dicembre 2009 si è arrivati all&#8217;accordo tra il governo di Khartoum e quello di Juba sul referendum per l’indipendenza del sud da tenere nel 2011.</p>
<h2>L&#8217;indipendenza e la guerra civile</h2>
<p>Si è arrivati quindi, nel 2011, al fatidico referendum sull’autodeterminazione del Sud Sudan, che ha visto i favorevoli all&#8217;indipendenza trionfare alle urne con il 98,83% dei voti, e il 9 luglio, è stata de facto proclamata la nascita del più giovane stato africano.</p>
<p>E&#8217; una vita da subito travagliata, quella del nuovo stato che, un anno dopo il referendum, ha affrontato una crisi politica ed economica con Karthoum in merito all&#8217;esportazione del greggio e i due Paesi sono stati molto vicini dall&#8217;intraprendere una guerra. Ma una volta risolta la situazione in politica estera a Juba si è assistito all&#8217;inizio di una crisi interna che non ha ancora visto la fine.</p>
<p>Nel 2013 il presidente Salva Kiir ha sospeso dapprima il ministro delle finanze, Kosti Manibe, e il ministro per gli affari di governo, poi ha rimosso il vicepresidente, Riek Machar Teny, ha sciolto l’intero governo e licenziato tutti i ministri; poi ha dato vita a un nuovo governo con i suoi fedelissimi e ha nominato come vicepresidente James Wani Igga, ex comandante ribelle dell’Spla/m. Ma l&#8217;epurazione dei rivali politici e la deriva autoritaria di Salva Kiir non erano finite. A dicembre il Presidente ha accusato l&#8217;ex vice Machar di aver ordito un golpe, e a questo punto non c&#8217;è stato più nulla da fare: in Sud Sudan è scoppiata la guerra civile.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-325065" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Violenze a Juba, nelle principali città del Paese e anche nei villaggi più remoti hanno lasciato subito una scia di sangue e migliaia di morti e la guerra, che ufficialmente si protrarrà sino a febbraio 2020, ha visto contrapporsi le due principali etnie: i dinka, maggioritari, fedeli a Kiir e i nuer invece fedeli a Machar.</p>
<p>Il bilancio finale, dopo svariati accordi di pace risultati fallimentari, sarà di 4 milioni di sud sudanesi costretti a fuggire dai propri villaggi, oltre 400mila vittime,<a href="https://it.insideover.com/politica/orrore-in-sud-sudan-stuprate-150-donne.html"> massacri e casi di pulizia etnica, stupri di guerra</a> e una crisi umanitaria senza pari che ha portato persino il Papa a invitare al digiuno e alla preghiera per la pace nel Paese africano.</p>
<p>Si è dovuto attendere il 2020 prima che la guerra in Sud Sudan potesse dirsi definitivamente conclusa. A Roma il 12 Gennaio 2020, presso la Comunità di Sant&#8217;Egidio è stata firmata la &#8220;Dichiarazione di Roma&#8221;, che per la prima volta ha visto tutte le parti politiche del Paese firmare un accordo di cessate il fuoco e a febbraio una delegazione di Sant&#8217;Egidio si è recata in Sud Sudan per la firma dell&#8217;Accordo politico di Juba, frutto dell&#8217;intesa tra il presidente Kiir e il leader dell&#8217;opposizione Machar e che ha portato alla formazione di un governo di unità nazionale.</p>
<h2>Un bilancio</h2>
<p>Nonostante gli accordi di pace, la formazione di un esecutivo transitorio e la riapertura del Parlamento la violenza non è mai del tutto finita in Sud Sudan e <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sud-sudan-dieci-anni-dopo-31032">secondo l&#8217;ONG sud sudanese Community Empowerment Progress Organization (CEPO),</a> tra gennaio e maggio 2021 oltre 3000 persone sono state uccise o ferite in scontri intercomunitari e ad oggi la situazione, aggravata anche dall&#8217;epidemia di Covid, rimane estremamente precaria: l&#8217;economia è criticissima, le armi continuano a circolare e le differenze etniche permangono divenendo un argine concreto a una rinascita unitaria del Paese. E sebbene dal 2013 ad oggi, molti sforzi siano stati fatti per uscire dalla crisi bellica, il Sud Sudan però se vuole cambiare rotta e, a dieci anni di distanza della sua nascita, intraprendere un percorso diverso deve ascoltare e fare tesoro delle parole di un suo illustre cittadino, Koj Madut Jok, antropologo e sottosegretario del ministro della cultura che, nel suo libro &#8221;A Shared struggle: people and cultures of Sud Sudan&#8221;, ripreso in un editoriale della rivista <a href="https://www.nigrizia.it/notizia/dieci-anni-di-sud-sudan-che-cosa-aspettarsi">Nigrizia</a>, ha scritto queste parole per parlare di quella che è la grande piaga della sua nazione e quale deve essere la soluzione:“In questo momento, quasi tutte le questioni riguardanti la violenza di stato sono basate sull’etnia, con i gruppi minoritari che si lamentano di essere esclusi e che la loro terra è invasa. Quasi tutte le frequenti ribellioni hanno radici in risentimenti etnici o settoriali. Il Sud Sudan diventerà mai una nazione unificata, dove, ad esempio, l’appartenenza etnica non sarà più un elemento da considerare nelle interviste per un lavoro, dove non ci saranno più gruppi politico-militari fondati su base etnica, dove l’assegnazione di servizi, progetti di sviluppo, contratti pubblici non dipenderà dal gruppo etnico? Ora tutto questo è la norma e crea un contesto politico caratterizzato da sospetto e sfiducia&#8230;Se non si trova una soluzione a questa questione divisiva, la stabilità politica in Sud Sudan rimarrà con ogni probabilità un concetto vago&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html">Dieci anni di Sud Sudan, storia di uno Stato fallito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Anche i Paesi dell&#8217;Africa orientale vogliono la valuta unica</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/anche-i-paesi-dellafrica-orientale-vogliono-la-valuta-unica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 08:18:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è soltanto il blocco degli Stati che si riconoscono nell&#8217;istituzione dell&#8217;Ecowas: in Africa anche i Paesi della parte orientale del continente sono intenzionati ad adottare la propria valuta unica internazionale, nell&#8217;ottica di favorire gli scambi commerciali e la stabilità della valuta. Ad annunciarlo è Liberat Mfumukeko, segretario generale dell&#8217;Eac (Comunità dell&#8217;Africa orientale), ai margini &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/anche-i-paesi-dellafrica-orientale-vogliono-la-valuta-unica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non è soltanto il blocco degli Stati che si riconoscono nell&#8217;istituzione dell&#8217;Ecowas: in Africa anche i Paesi della parte orientale del continente sono intenzionati ad adottare la propria <strong>valuta unica</strong> internazionale, nell&#8217;ottica di favorire gli scambi commerciali e la stabilità della valuta. Ad annunciarlo è Liberat Mfumukeko, segretario generale dell&#8217;Eac (<strong>Comunità dell&#8217;Africa orientale</strong>), ai margini dell&#8217;ultima discussione relativa al progetto di legge che darebbe il via all&#8217;Istituto monetario dell&#8217;Africa orientale, <a href="https://dailynews.co.tz/news/2020-01-295e311ecbb4db7.aspx">come riportato dalla testata della Tanzania <em>DailyNews</em></a>. Tale istituzione, già precedentemente discussa ed approvata in un vertici tra i leader dei Paesi, garantirebbe la fase di transizione verso la valuta unica e permetterebbe di dare il via alla costruzione dell&#8217;apparato necessario a garantire il corretto funzionamento del nuovo valore monetario. La speranza dei Paesi è quella di riuscire ad ottenere una moneta dal prezzo stabile che al tempo stesso renda più semplici gli <strong>scambi commerciali</strong>, nell&#8217;ottica di migliorare le condizioni economiche dei 6 Paesi interessati (Kenya, Sud Sudan, Tanzania, Burundi, Ruanda e Uganda).</p>
<p>Il progetto, parzialmente finanziato con una tranche da 20 milioni di dollari dalla Banca mondiale, sarebbe già in fase di lavorazione. Secondo quanto riportato dai portavoce dell&#8217;Eac, la piattaforma utile agli investimenti internazionali, quella relativa alle fatture interne alla comunità ed il sistema di comunicazione bancaria veloce sarebbero già pronte per la prima fase di test, nell&#8217;attesa che le ultime procedure burocratiche vengano ultimate. La data prefissata per l&#8217;introduzione della nuova valuta è quella del <strong>1° gennaio 2024</strong>, dando così il tempo ai Paesi di non farsi cogliere impreparati nella svolta epocale che porterà ad un avvicinamento politico ed economico tra gli Stati dell&#8217;Africa orientale.</p>
<p>Esattamente come nel caso dell&#8217;Eco dell&#8217;Africa occidentale, il principale punto di forza della valuta transnazionale deriva dal suo <strong>slegarsi</strong> dai singoli Paesi, soffrendo in modo meno marcato dell&#8217;instabilità derivante dalla poca credibilità dei governi locali. Al tempo stesso, una minore inflazione ed un ridotto rischio di grossi sbalzi di valore impoverirebbe meno la popolazione durante le contrazioni economiche e garantirebbe maggiormente gli investimenti nell&#8217;area anche durante la recessione.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;adozione di una valuta internazionale causerebbe il venir meno della possibilità di battere moneta all&#8217;occorrenza ed in tempi rapidi, strategia utilizzata dalla maggior parte dei Paesi africani. Ad eccezione infatti del blocco aderente al sistema monetario del franco Cfa e delle valute cui cambio viene garantito dal Rand sudafricano (quali Namibia e Lesotho), quasi tutti i Paesi dell&#8217;Africa hanno fatto ricorso almeno una volta alla <strong>svalutazione</strong> per far fronte ai pagamenti del proprio debito. In assenza di questa possibilità, appare chiaro come la Banca centrale dell&#8217;Africa orientale debba escogitare delle strategie idonee a salvaguardare la stabilità delle casse erariali, studiando apposite misure che non mettano però in pericolo il sistema monetario; ed in questo scenario, l&#8217;esperienza della Banca centrale europea e l&#8217;attenta osservazione per i prossimi quattro anni dell&#8217;Ecowas potranno comunque aiutare i banchieri dell&#8217;Eac.</p>
<p>Con l&#8217;adozione della valuta unica, i Paesi si preparano ad un drastico cambiamento. La gestione del mercato interno ed esterno verranno completamente modificate, dando però un nuovo impulso soprattutto ai <strong>commerci</strong> ed alle produzioni, essenziali per l&#8217;industria locale e necessaria per uno sviluppo durevole nel tempo. La sfida però non è che agli inizi e gli Stati dell&#8217;Africa orientale dovranno adesso dimostrare di saper utilizzare appieno i vantaggi del nuovo sistema monetario: senza incappare però in <strong>vecchi errori</strong> che rischierebbero di trasformare la valuta unica in una bomba ad orologeria.</p>
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		<title>Il Corno d&#8217;Africa è invaso dalle locuste</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-corno-dafrica-e-invaso-dalle-locuste.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 07:08:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1329" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Locuste nel Corno d&#039;Africa (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante la lotta alla fame nel mondo fosse uno dei principali obiettivi per il nuovo millennio, la decade in cui siamo appena entrati non ha lasciato ben sperare la popolazione del Corno d&#8217;Africa, alle prese con la peggiore invasione di locuste degli ultimi 25 anni. La piaga, che abitualmente attanaglia i popoli africani, ha colpito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-corno-dafrica-e-invaso-dalle-locuste.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-corno-dafrica-e-invaso-dalle-locuste.html">Il Corno d&#8217;Africa è invaso dalle locuste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1329" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Locuste nel Corno d&#039;Africa (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Le-locuste-distruggono-i-campi-in-Africa-La-Presse-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nonostante la lotta alla fame nel mondo fosse uno dei principali obiettivi per il nuovo millennio, la decade in cui siamo appena entrati non ha lasciato ben sperare la popolazione del Corno d&#8217;Africa, alle prese con la peggiore <strong>invasione di locuste</strong> degli ultimi 25 anni. La piaga, che abitualmente attanaglia i popoli africani, ha colpito in modo particolarmente nefasto a causa del cambiamento climatico cui è stata soggetta la regione. Le forti piogge dello scorso anno unite ad un caldo record che ha invaso il Corno d&#8217;Africa ha permesso la riproduzione in massa degli insetti, che hanno così formato sciami enormi che stanno devastando le coltivazioni africane.</p>
<h3>Kenya, Etiopia e Somalia le regioni più colpite</h3>
<p>L&#8217;allarme era già stato lanciato dalla Fao all&#8217;inizio dell&#8217;anno, come riportato dalla testata giornalistica keniana <em><a href="https://www.nation.co.ke/counties/meru/Locusts-now-in-Meru--Isiolo-Counties/1183302-5411778-8w75i7/index.html">Nation</a></em>. Tuttavia, la gravità della situazione è apparsa chiara soltanto dopo che gli sciami di locuste hanno raggiunto le grandi coltivazioni della contea keniana di Meru, da cui dipende buona parte della produzione agricola ad uso interno del Paese. La <strong>distruzione dei raccolti</strong> unita al clima particolarmente torrido dell&#8217;ultimo anno ha provocato una crisi alimentare alla quale non si prevede soluzione nei prossimi mesi, al punto di aver mobilitato nella causa anche l&#8217;Ong Save The Children, che ha stimato oltre 4 milioni di infanti in pericolo di vita a causa della fame.</p>
<p>Oltre al Kenya (che non viveva una crisi del genere da oltre 70 anni) anche la Somalia e l&#8217;Etiopia sono state duramente colpite, con il fenomeno che si potrebbe estendere nei prossimi mesi anche al Sud Sudan. Questi territori, contrariamente al Kenya, erano già tediati dalla carestia e gli sciami di locuste hanno provveduto a peggiorare ulteriormente la situazione, dopo il loro arrivo dallo Yemen sul finire dello scorso autunno.</p>
<p>A peggiorare lo scenario c&#8217;è da considerare l&#8217;estrema <strong>inadeguatezza dei sistema di difesa</strong> dalle invasioni di locuste. Sebbene infatti nei Paesi siano presenti sia i pesticidi sia gli aerei per spargerli, tuttavia non sono presenti in numero sufficiente per far fronte alla crisi di quest&#8217;anno. In tutto il Kenya infatti sono soltanto 4 gli aerei adibiti al lavoro, con la necessità a questo punto per il governo di trovare oltre 70 milioni di dollari necessari a rafforzare le proprie difese dagli insetti. E nonostante a livello internazionale qualcosa stia iniziando a muoversi, la sensazione è che ormai i tempi siano estremamente stretti, se già non troppo avanzati per permettere il totale rientro della crisi.</p>
<h3>Sciami grandi quanto Parigi che distruggono le coltivazioni</h3>
<p>Secondo quanto riportato dalla testata <a href="https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/brutta-piaga-ndash-kenya-milioni-locuste-stanno-divorando-alberi-225212.htm"><em>Dagospia</em></a>, gli sciami di locuste possono avere dimensioni comprese tra il chilometro quadrato e le dimensioni di una megalopoli occidentale come Parigi. Dato inoltre il numero di insetti per ogni chilometro quadrato (40/80 milioni di unità), in una sola giornata essere possono mangiare risorse a sufficienza per sfamare metà della popolazione del Kenya.</p>
<p>L&#8217;impossibilità di difendersi in modo alternativo ai pesticidi rende inoltre i contadini africani completamente impreparati ed incapaci di gestire in autonomia la crisi: senza strumento di contrasto alcuno, nonostante i tentativi che sono comunque stati messi in atto dagli agricoltori e dalle forze dell&#8217;ordine. Secondo quanto riportato sempre dal <a href="https://www.nation.co.ke/counties/wajir/Locust-invasion-Wajir-desperate-measures/3444790-5405606-jial23z/index.html"><em>Nation</em></a>, nelle contee di confine con l&#8217;Etiopia la popolazione avrebbe utilizzato i clacson delle vetture e le forze dell&#8217;ordine avrebbero sparato colpi in aria nel tentativo di respingere l&#8217;invasione: tutti strumenti che alla lunga si sono rivelati inefficaci, come la lettura dei versi del <strong>Corano</strong> in richiesta di un miracolo divino.</p>
<p>La fame in questo modo colpisce in prima battuta lo stesso ceto agricolo del Paese, rischiando di <strong>decimare</strong> la popolazione delle campagne e danneggiando la futura capacità di produrre alimenti a sufficienza per sfamare il Paese senza ricorrere ad importazioni estere. Il rischio quindi che col passare dei giorni la crisi possa peggiorare la situazione del Corno d&#8217;Africa anche per gli anni a venire è sempre più ingombrante. Con le speranze della popolazione di vedere la fine della crisi che, giorno dopo giorno, diventano invece sempre più fievoli, contrariamente al numero dei parassiti che infestano ormai da tutto il mese il paesaggio agricolo dell&#8217;Africa orientale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-corno-dafrica-e-invaso-dalle-locuste.html">Il Corno d&#8217;Africa è invaso dalle locuste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sud Sudan, salta la pace e Kiir arruola 10mila uomini</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sud-sudan-salta-la-pace-e-kiir-arruola-10mila-uomini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Oddi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2019 07:26:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[bambini soldato]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un report della settimana scorsa, il Panel di esperti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Sud Sudan, ha duramente criticato le scelte di Salva Kiir Mayaddit, Riek Machar e degli Stati mediatori nel processo di pace. Il documento elenca le negligenze che hanno determinato la posticipazione del governo di transizione di 100 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/sud-sudan-salta-la-pace-e-kiir-arruola-10mila-uomini.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9889203-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In un <a href="https://www.securitycouncilreport.org/un_documents_type/sanctions-committee-documents/?ctype=South%20Sudan&amp;cbtype=south-sudan">report</a> della settimana scorsa, il Panel di esperti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Sud Sudan, ha duramente criticato le scelte di Salva Kiir Mayaddit, Riek Machar e degli Stati mediatori nel processo di pace. Il documento elenca le negligenze che hanno determinato la posticipazione del governo di transizione di 100 giorni, dal 12 Novembre a metà Febbraio. Ancora una volta, lotte di potere interne, equilibri regionali e contrabbando, sembrano sconfiggere nel più giovane Stato del mondo, piombato in una sanguinosa guerra civile dal 2013.</p>
<h2>I reclutamenti di Kiir e i contrabbandi di Machar</h2>
<p><strong>Salva Kiir</strong>, primo e unico presidente del Sud Sudan, è a capo delle SSPDF (South Sudan People Democratic Forces), una delle tante milizie armate che dovrebbero convogliare nell’esercito regolare, strumento indispensabile per l’avvio di un governo d’intesa nazionale. L’obiettivo è di creare un apparato di sicurezza con 83mila uomini. A oggi sono state regolarmente registrate solo 7474 unità, a fronte di circa 32mila miliziani dell’opposizione. È evidente che il sistema d’inquadramento delle forze armate ha delle gravi falle, che Kiir sta colmando autonomamente facendo leva sulla propria appartenenza etnica, esacerbando il conflitto fra i Dinka, di cui è esponente, e i Nuer. La narrativa proposta da Kiir è che i Dinka, oggi alla guida delle più alte cariche dello Stato, debbano rafforzare il proprio apparato difensivo. Nell’ultimo anno, volontariamente o con l’uso della forza, si sono arruolate nelle fila del South Sudan National Service circa <strong>10mila tra uomini e bambini</strong>, quasi tutti provenienti dallo stato del Warrap. Queste unità andranno a incrementare il personale esercito di Kiir, che nonostante le promesse, continua a sfruttare la propria posizione privilegiata.<br />
<strong>Riek Machar</strong>, il principale oppositore, guida il gruppo armato dell’SPLM/A – IO (Sudan People’s Liberation Movement-Army in Opposition). Già vicepresidente del Sud Sudan dal 2011 al 2013, Machar è di etnia Nuer e contrasta, militarmente e politicamente, le forze governative, reclamando maggiore spazio nel futuro governo. L’SPLM/A, come gli altri gruppi armati, si autofinanzia tramite il <strong>contrabbando di legname</strong>, oro e petrolio. Teak e mogano sono le due tipologie di legno maggiormente esportate e, in maniera del tutto illecita, tassate. Uno dei generali, Moses Lokujo, è stato direttamente coinvolto nella tassazione del legname, diretto verso la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda, evidentemente non così neutrale come imporrebbe il suo ruolo di mediatore.</p>
<h2>Mediazione interessata</h2>
<p>Il Panel del consiglio di sicurezza evidenzia che lo slittamento a metà Febbraio è frutto delle politiche degli attori interni, quanto di quelli esterni. La guerra  civile del Sud Sudan è uno degli scogli più complessi da superare per l’<strong>IGAD</strong> (Intergovernamental Authority for Development), l’organismo sovranazionale composto dagli Stati del Corno d’Africa allargato. Nonostante gli sforzi fatti, <a href="https://www.un.org/press/en/2019/sc14033.doc.htm">l’obiettivo sembra sempre più lontano</a>. Dopo un’iniziale fase di notevole impegno, anche a causa dei forti dissidi interni, l’<strong>Etiopia</strong> ha perso vigore e incisività nella sua azione diplomatica. Il <strong>Kenya</strong> ha relazioni dubbie con alcuni personaggi chiave nella guerra civile, come il generale Malek Reuben Riak Rengu, sottoposto a sanzioni ONU ma possessore di un conto bancario proprio in Kenya. Inoltre, sono numerose le violazioni dei divieti di viaggio che hanno come destinazione Nairobi e dintorni.<br />
L’<strong>Uganda</strong>, che a Entebbe lo scorso 7 novembre ha ospitato un’incontro tra Kiir e Machar, va anche oltre. Viola l’embargo del Consiglio di Sicurezza schierando truppe nello Yei River State, proprio al confine tra Uganda e Sud Sudan, area di transito dei traffici illeciti.<br />
In questo già complesso scacchiere, va aggiunto il <strong>Sudan</strong>. Recentemente Mohamed Hamdan  Dagolo, meglio conosciuto come <strong>Hemeti</strong>, ha presieduto un incontro tra le parti in causa. In Sudan Hemeti, già membro dei janjaweed (il braccio armato del genocidio in Darfur), oggi è a capo delle Rapid Support Forces, con cui controlla il contrabbando dell’oro dall’Africa Orientale verso i paesi del Golfo, per reinvestire i proventi nell’ampliamento della sua stessa milizia. Il suo inserimento nel processo di pacificazione del Sud Sudan dovrebbe destare non poche domande.</p>
<p>Player locali e regionali colpevoli, direttamente o indirettamente, di costanti e ripetute violazioni dei diritti umani, il cui elenco pare non avere fine. Le Nazioni Unite, con la loro missione in loco, <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-missioni-di-peacekeeping-delle-nazioni-unite-in-africa.html">UNMISS</a>, raccolgono continuamente testimonianze di <a href="https://it.insideover.com/guerra/linfanzia-rubata-dei-bambini-soldato-nel-sud-sudan.html">bambini arruolati</a> e addestrati per diventare soldati, arresti arbitrari, violenze sui civili, <strong>violenze sessuali</strong>, <strong>stupri</strong>. Violazioni che non caratterizzano un singolo gruppo, ma sono trasversali a tutte le milizie che vi ricorrono come vere e proprie tecniche di guerra. Il reiterato errore di basare il processo di stabilizzazione su incontri personali, e non su un dialogo politico di ampio respiro, ha creato uno stallo da cui nessuno ha né l’interesse, né la volontà di uscire.</p>
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		<title>L’infanzia rubata dei bambini soldato nel Sud Sudan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/linfanzia-rubata-dei-bambini-soldato-nel-sud-sudan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Oddi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2019 08:49:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[bambini soldato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bimbo soldato in Sud Sudan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra civile sud sudanese dura da sei anni e ha causato oltre 400mila morti, due milioni di sfollati e il reclutamento forzato di migliaia di bambini soldato. Nel 2011, dopo anni di tensioni e un referendum, nasce il Sud Sudan. L’indipendenza garantisce al neonato Stato l’esclusiva sui ricchi giacimenti di petrolio della regione, attirando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/linfanzia-rubata-dei-bambini-soldato-nel-sud-sudan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bimbo soldato in Sud Sudan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bimbo-soldati-in-Sud-Sudan-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La guerra civile sud sudanese dura da sei anni e ha causato oltre 400mila morti, due milioni di sfollati e il reclutamento forzato di migliaia di bambini soldato.</p>
<p>Nel 2011, dopo anni di tensioni e un referendum, nasce il Sud Sudan. L’indipendenza garantisce al neonato Stato l’esclusiva sui ricchi <strong>giacimenti di petrolio</strong> della regione, attirando speculatori occidentali, russi, arabi e cinesi. La lotta per lo sfruttamento delle risorse ha portato alla nascita di milizie armate, fondate su base etnica e guidate da warlord abili nell’intrattenere rapporti con gli investitori stranieri. Scoppia così una guerra civile, dicembre 2013, che vede contrapposte una costellazione di formazioni militari governative e non. A <strong>Salva Kiir Mayardit</strong>, presidente del Sud Sudan di etnia dinka e capo dell’esercito regolare, si contrappone <strong>Riek Machar</strong>, ex vicepresidente del Sud Sudan di etnia nuer, appoggiato da numerose milizie unite nella lotta alle truppe regolari.</p>
<p>Nel Settembre 2018 è stato firmato l’ennesimo accordo di pace che dovrebbe entrare in vigore il 12 Novembre, dando il via a un governo di transizione. Il condizionale è d’obbligo, poiché i precedenti accordi sono stati puntualmente disattesi e, a neanche un mese dalla fatidica data, le parti in causa appaiono <a href="https://www.apnews.com/369fb628656b474a83cbc7dc74baa59d">ancora molto distanti</a>.</p>
<h2>Bambini trasformati in soldati</h2>
<p>Il peso di quest’interminabile crisi è tutto sulle spalle dei civili, che sono costretti a subire reclutamenti forzati e violenze, per mano delle milizie irregolari e dell’esercito governativo. Le stime più aggiornate parlano di circa <strong>19mila bambini soldato</strong> presenti nel paese e tuttora attivi. Il protocollo opzionale della Convezione dei diritti del fanciullo, sottoscritto dal Sud Sudan nel 2018, proibisce l’arruolamento forzato di minori di 18 anni e designa come <strong>crimine di guerra</strong> il reclutamento di bambini d&#8217;età inferiore ai 15 anni.  Eppure, ogni anno, sono centinaia i bambini e le bambine costretti a condurre una vita militare. Il <a href="https://www.securitycouncilreport.org/un_documents_type/secretary-generals-reports/?ctype=Children%20and%20Armed%20Conflict&amp;cbtype=children-and-armed-conflict">Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite</a> riporta che nel 2018 sono stati arruolati 365 ragazzi e 88 ragazze, di cui il 15% sotto i 15 anni, principalmente nella regione Greater Equatoria. I signori della guerra, autori di questi crimini, sono presenti tra i sostenitori di Kiir, così come tra quelli di Machar. L’esercito regolare nel 2018 ha reclutato 143 bambini soldato, le milizie d’opposizione, complessivamente, 310.</p>
<p>L’<strong>arruolamento forzato </strong>segue comunemente la stessa dinamica. Il gruppo armato arriva nel<a href="https://www.unicef.org/stories/they-told-me-stop-crying-south-sudan"> villaggio armi in mano</a>, rastrellando le giovani leve. I bambini che si oppongono sono costretti a guardare la morte dei propri genitori. In seguito sono portati in <strong>campi di addestramento</strong> dove imparano a sparare, a essere aggressivi e violenti, a seguire una vita militare 24 ore su 24. Le mansioni che svolgono sono molteplici. I ragazzi più addestrati sono utilizzati nelle operazioni militari, mentre chi è nelle retrovie provvede agli aspetti logistici. Le ragazze sono trasformate nelle schiave sessuali dei mostri della guerra e dei loro sottoposti.</p>
<h2>Un incubo senza fine</h2>
<p>Le rare testimonianze di chi è riuscito a scappare o è stato liberato, dimostrano che questi orrori sono solo l’inizio di un lungo calvario. I <strong>danni psicologici</strong> subiti dai bambini soldato sono incalcolabili &#8211; <a href="https://www.youtube.com/watch?v=e0Qe6GNnKDM">incubi, depressione, istinti suicidi</a> – e un reinserimento nella società lento e difficoltoso. I più fortunati entrano a far parte dei programmi Unicef, dove ricevono un supporto specialistico per tre anni. Purtroppo, la maggior parte sono abbandonati a loro stessi, con la concreta possibilità di tornare da coloro da cui erano fuggiti. In tutto il paese è presente un unico reparto psichiatrico a Juba, la capitale, con 12 posti letto, condizione che rende pressoché impossibile accedere a percorsi guidati di reinserimento.</p>
<p>A oggi nessun generale dell’esercito regolare ha subito un processo, anzi molti sono sati promossi e intrattengono rapporti privilegiati con partner stranieri. Come nel caso del <strong>generale David Yau Yau</strong>, uno dei principali warlord, che con la sua milizia, Cobra Faction, ha reclutato migliaia di bambini. Nel 2015, grazie a due finanziatori britannici, il luogotenente diviene il principale azionista della National Depot Petroleum Development Co. Ltd., nota società che fornisce servizi alle aziende che estraggono petrolio nel Sud Sudan.</p>
<p>Tutto ciò avviene sotto gli occhi della comunità internazionale che, non solo rimane inerme, ma approfitta delle condizioni d’instabilità e violenza in cui versa il paese. Invece di isolare una classe dirigente priva di scrupoli, continuano a inserirsi nuovi attori che alimentano le violenze, come la Cina, giunta in Sud Sudan portando con sé armi e denaro. I progressi nel processo di pacificazione del paese fanno ben sperare, ma dopo anni di fallimenti è difficile essere certi del risultato delle prossime negoziazioni. Il <strong>futuro</strong> dei 19mila bambini soldato, però, passa però per la riconciliazione delle varie anime del Sud Sudan. Solo uno Stato unito e coeso potrà dare un futuro a questi bambini, consapevoli che nessuno potrà ridargli indietro la loro infanzia, ormai perduta.</p>
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