Nonostante la lotta alla fame nel mondo fosse uno dei principali obiettivi per il nuovo millennio, la decade in cui siamo appena entrati non ha lasciato ben sperare la popolazione del Corno d’Africa, alle prese con la peggiore invasione di locuste degli ultimi 25 anni. La piaga, che abitualmente attanaglia i popoli africani, ha colpito in modo particolarmente nefasto a causa del cambiamento climatico cui è stata soggetta la regione. Le forti piogge dello scorso anno unite ad un caldo record che ha invaso il Corno d’Africa ha permesso la riproduzione in massa degli insetti, che hanno così formato sciami enormi che stanno devastando le coltivazioni africane.

Kenya, Etiopia e Somalia le regioni più colpite

L’allarme era già stato lanciato dalla Fao all’inizio dell’anno, come riportato dalla testata giornalistica keniana Nation. Tuttavia, la gravità della situazione è apparsa chiara soltanto dopo che gli sciami di locuste hanno raggiunto le grandi coltivazioni della contea keniana di Meru, da cui dipende buona parte della produzione agricola ad uso interno del Paese. La distruzione dei raccolti unita al clima particolarmente torrido dell’ultimo anno ha provocato una crisi alimentare alla quale non si prevede soluzione nei prossimi mesi, al punto di aver mobilitato nella causa anche l’Ong Save The Children, che ha stimato oltre 4 milioni di infanti in pericolo di vita a causa della fame.

Oltre al Kenya (che non viveva una crisi del genere da oltre 70 anni) anche la Somalia e l’Etiopia sono state duramente colpite, con il fenomeno che si potrebbe estendere nei prossimi mesi anche al Sud Sudan. Questi territori, contrariamente al Kenya, erano già tediati dalla carestia e gli sciami di locuste hanno provveduto a peggiorare ulteriormente la situazione, dopo il loro arrivo dallo Yemen sul finire dello scorso autunno.

A peggiorare lo scenario c’è da considerare l’estrema inadeguatezza dei sistema di difesa dalle invasioni di locuste. Sebbene infatti nei Paesi siano presenti sia i pesticidi sia gli aerei per spargerli, tuttavia non sono presenti in numero sufficiente per far fronte alla crisi di quest’anno. In tutto il Kenya infatti sono soltanto 4 gli aerei adibiti al lavoro, con la necessità a questo punto per il governo di trovare oltre 70 milioni di dollari necessari a rafforzare le proprie difese dagli insetti. E nonostante a livello internazionale qualcosa stia iniziando a muoversi, la sensazione è che ormai i tempi siano estremamente stretti, se già non troppo avanzati per permettere il totale rientro della crisi.

Sciami grandi quanto Parigi che distruggono le coltivazioni

Secondo quanto riportato dalla testata Dagospia, gli sciami di locuste possono avere dimensioni comprese tra il chilometro quadrato e le dimensioni di una megalopoli occidentale come Parigi. Dato inoltre il numero di insetti per ogni chilometro quadrato (40/80 milioni di unità), in una sola giornata essere possono mangiare risorse a sufficienza per sfamare metà della popolazione del Kenya.

L’impossibilità di difendersi in modo alternativo ai pesticidi rende inoltre i contadini africani completamente impreparati ed incapaci di gestire in autonomia la crisi: senza strumento di contrasto alcuno, nonostante i tentativi che sono comunque stati messi in atto dagli agricoltori e dalle forze dell’ordine. Secondo quanto riportato sempre dal Nation, nelle contee di confine con l’Etiopia la popolazione avrebbe utilizzato i clacson delle vetture e le forze dell’ordine avrebbero sparato colpi in aria nel tentativo di respingere l’invasione: tutti strumenti che alla lunga si sono rivelati inefficaci, come la lettura dei versi del Corano in richiesta di un miracolo divino.

La fame in questo modo colpisce in prima battuta lo stesso ceto agricolo del Paese, rischiando di decimare la popolazione delle campagne e danneggiando la futura capacità di produrre alimenti a sufficienza per sfamare il Paese senza ricorrere ad importazioni estere. Il rischio quindi che col passare dei giorni la crisi possa peggiorare la situazione del Corno d’Africa anche per gli anni a venire è sempre più ingombrante. Con le speranze della popolazione di vedere la fine della crisi che, giorno dopo giorno, diventano invece sempre più fievoli, contrariamente al numero dei parassiti che infestano ormai da tutto il mese il paesaggio agricolo dell’Africa orientale.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME