Una volta era il Mali il paese più caldo, sul fronte terrorismo, della regione del Sahel. I gruppi jihadisti qui erano riusciti, tra il 2012 ed il 2013, ad instaurare un vero e proprio emirato nelle regioni settentrionali. Da allora, i gruppi terroristici sono diventati sempre più attivi e pericolosi nonostante l’intervento francese che ha aiutato Bamako a riprendere il territorio. Ed è adesso tutto il Sahel ad essere nella morsa jihadista. A dimostrarlo è il recente grave attacco avvenuto in Burkina Faso nella scorsa domenica.

Uccisi 14 cristiani durante una messa

La dinamica è quella tragicamente conosciuta quando si parla di attacchi diretti ai cristiani, sia in Africa che nel resto del mondo. Ad essere presa di mira infatti, come in tante altre occasioni, è stata una chiesa durante la funzione religiosa della domenica. Il fatto è accaduto infatti lo scorso 1 dicembre ed ha riguardato una chiesa protestante situata nella cittadina di Hantoukoura, nella parte orientale del paese e non lontano dal confine con un altro paese “caldo” sul fronte terrorismo, ossia il Niger. Secondo quanto si è appreso da fonti locali, confermate poi dalle autorità della regione dell’Est, uomini armati sarebbero entrati all’interno della chiesa protestante mentre l’edificio era gremito di fedeli che seguivano la messa.

I terroristi hanno quindi aperto il fuoco contro le persone, uccidendone 14 e ferendone molte di più. Sul posto sono intervenuti i soldati, i quali hanno isolato l’area ed hanno iniziato la caccia ai responsabili dell’ennesimo massacro. Dal governo è arrivata la condanna dell’attacco, oltre alla promessa di catturare chi ha compiuto l’attacco. Non sono state segnalate rivendicazioni, tuttavia è chiara la matrice jihadista dell’azione e tra i sospettati ci sono i vari gruppi islamisti operanti nella regione.

Il terrorismo sempre più radicato nel Sahel

Fino a pochi anni fa il Burkina Faso veniva ritenuto tra i più sicuri del Sahel. Il fenomeno jihadista aveva sì fatto la sua comparsa, senza tuttavia creare gravi problemi alle autorità centrali. Soprattutto, a differenza del vicino Mali, il paese non era mai stato destabilizzato dalle attività dei gruppi terroristici. Adesso la situazione è radicalmente diversa: anche il Burkina Faso è sempre più soggetto ad attacchi jihadisti ed a tensioni settarie, in cui spesso la comunità cristiana risulta vittima di attentati ed azioni terroristiche. E questo accade sia nelle regioni orientali del paese, confinanti con il Niger e dove si è verificato l’attacco sopra descritto, sia in quelle occidentali. Ma anche la capitale Ouagadougou non è esente da attentati, il più grave è quello attuata il 15 gennaio 2016 che ha provocato la morte di 56 persone all’interno dell’hotel Splendid.

Ma il Burkina Faso non è il solo a subire la triste sorte di una destabilizzazione dovuta dall’incremento delle attività terroristiche. Anche il vicino Niger è stretto nella morsa dei gruppi jihadisti operanti nel Sahel, oltre che delle sortite di Boko Haram dalla vicina Nigeria. Tutta la regione appare, oramai da almeno cinque anni, sempre più in preda alle avanzate del jihadismo. E questo nonostante la folta presenza delle forze internazionali nell’area, a partire da quelle francesi. Ad operare nel Sahel sono i gruppi legati ad Al Qaeda, come Aqim (Al Qaeda nel Magreb Islamico) ed Al Murabitun. Ma la regione è preda sempre più delle mire dell’Isis: nell’ultimo suo video, lo stesso Abu Bakr Al Baghdadi ha esortato i gruppi presenti in Africa ad intensificare i propri attacchi, segno di come anche le bandiere nere vedono nel continente nero il possibile principale futuro terreno di scontro.

Porosità dei confini, debolezza dei governi locali e povertà dilagante in tutta l’area, hanno favorito negli ultimi anni nel Sahel la crescita del terrorismo islamico ed il radicamento di numerosi gruppi jihadisti. Un fenomeno che preoccupa sempre di più sia i governi della regione che l’Europa.

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