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	<title>Ucav Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 19 Feb 2026 17:52:52 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ucav Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il drone porta missili USA si avvia verso i test di volo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-drone-porta-missili-usa-si-avvia-verso-i-test-di-volo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 17:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Darpa]]></category>
		<category><![CDATA[Droni armati]]></category>
		<category><![CDATA[Ucav]]></category>
		<category><![CDATA[United States Air Force (Usaf)]]></category>
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<p>Il drone portamissili statunitense "LongShot" si avvia verso i suoi primi testi di volo venendo sganciato da un F-15E</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-drone-porta-missili-usa-si-avvia-verso-i-test-di-volo.html">Il drone porta missili USA si avvia verso i test di volo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo drone “<strong>LongShot</strong>” di General Atomics, designato ufficialmente X-68A, ha completato i suoi test a terra e si avvia verso la sua prima prova di volo. Il drone è un UCAV (<em>Unmanned Combat Air Vehicle</em>) pensato per trasportare <strong>missili aria-aria</strong> e utilizzabile da cacciabombardieri di vario tipo. </p>



<p>La prima prova di volo utilizzerà il caccia <strong>F-15E</strong> e sarà svolta per esplorare come un UCAV in grado di lanciare missili possa aumentare il raggio d&#8217;azione di un velivolo e aumentarne la capacità di sopravvivenza, mantenendo la piattaforma di lancio al di fuori della “zona calda” del combattimento aereo, ovvero al di fuori della portata del radar di ricerca e aggancio del bersaglio di un caccia avversario. </p>



<p>La DARPA (<em>Defense Advanced Research Projects Agency</em>) ha diffuso <a href="https://www.darpa.mil/news/2026/long-shot-success">un comunicato</a> il 17 febbraio in cui chiarisce meglio il concetto operativo dietro al programma “LongShot” e gli enti portatori di interesse. Possiamo leggere che il “LongShot” è progettato per cambiare radicalmente le operazioni di combattimento aereo. Il requisito alla base del programma è un drone aviolanciato in grado di essere sganciato da un velivolo più grande, volare davanti rispetto al gruppo di aerei e ingaggiare obiettivi nemici coi propri missili aria-aria. Questo approccio potenzia i tradizionali aerei da combattimento, consentendo loro di rimanere più lontani dalla linea del fronte, aumentando drasticamente la sicurezza dei piloti e ampliando al contempo la portata complessiva del pacchetto di forze e l&#8217;efficacia della missione. Il “LongShot” è concepito per essere <strong>indipendente dalla piattaforma di sgancio</strong>, offrendo opportunità di integrare una variante operativa su caccia, bombardieri o di essere impiegato anche come munizione pallettizzata da velivoli da trasporto secondo un concetto già visto e sperimentato coi missili da crociera (il <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/missili-da-crociera-da-aerei-da-trasporto-il-test-usa-in-norvegia.html">Rapid Dragon</a></strong>).</p>



<p>I test a terra, riferisce ancora la DARPA, hanno riguardato prove in galleria del vento e prove di funzionalità del paracadute di recupero che è montato solo per effettuare le prove di volo, e ora il “LongShot” si avvia verso il suo primo test di sgancio da un F-15 che dovrebbe essere effettuato “entro la fine del 2026”. </p>



<p>Come accennato, una moltitudine di enti governativi è interessata al progetto di General Atomics: non solo l&#8217;<strong>U.S. Air Force</strong> e in particolare l&#8217;AFRL (Air Force Research Laboratory) ma anche l&#8217;<strong>U.S. Navy</strong> con la Naval Air Warfare Center Aircraft Division, l&#8217;<strong>U.S. Army</strong> con il Redstone Test Center del comando test e valutazione, la <strong>NASA </strong>e molti altri. </p>



<p><em><a href="https://www.twz.com/news-features/x-68a-longshot-air-to-air-missile-carrying-drone-moves-closer-to-f-15-launch">The War Zone</a></em> ci ricorda che nel 2020, General Atomics, Lockheed Martin e Northrop Grumman hanno ricevuto i primi contratti per lavorare su progetti concorrenti per il drone e la DARPA ha scelto il progetto di General Atomics nel 2023. </p>



<p>Dai disegni resi pubblici, si presume che il “LongShot” abbia la forma di un missile da crociera – è presente una presa d&#8217;aria sul dorso &#8211; con una fusoliera allungata e un muso a spigolo che lo fa ritenere in possesso di caratteristiche stealth. Presenta ali principali a freccia inversa verso la parte posteriore della fusoliera e piccoli canard nella parte anteriore, entrambi in grado di fuoriuscire in posizione dispiegata dopo il lancio. Presenta inoltre una configurazione a doppia coda a V rovesciata e un&#8217;ala verticale che sporge leggermente da dietro la presa d&#8217;aria dorsale. Sempre dai disegni, il drone è ipotizzato in grado di lanciare da una stiva interna missili <strong>AIM-120 AMRAAM</strong>, sebbene non se ne conosca la capacità di carico. </p>



<p>Secondo il sito web Designation-Systems.net, la designazione ufficiale “X-68A” nel sistema di designazione statunitense Mission-Design-Series (MDS) lascia intendere che il drone sia propulso da un singolo <strong>turbogetto Williams WJ38-15</strong>, il che indicherebbe un&#8217;elevata velocità massima in regime subsonico. Questo motore è utilizzato anche sul missile da crociera “Taurus” tedesco-svedese. </p>



<p>Sebbene non se ne sappia il costo unitario, il drone è pensato per essere “<strong>usa e getta</strong>” in quanto il suo recupero in zona di combattimento sarebbe difficile e vanificherebbe l&#8217;intento principale del “LongShot”, ovvero tenere assetti <em>manned </em>al di fuori della zona pericolosa del fronte. A quanto risulta l&#8217;X-68A sarebbe in grado di riceve dati di lancio – aggiornabili durante il volo – non solamente dalla piattaforma di sgancio ma da tutti gli assetti presenti sul campo di battaglia, quindi anche da un velivolo AEW (<em>Airborne Early Warning</em>) o da una postazione terrestre o sulla superficie marittima. </p>



<p>Bisogna chiarire che il “LongShot” non vuole essere una piattaforma sostitutiva del drone <strong>CCV (<em>Collaborative Combat Vehicle</em>)</strong>, ovvero un velivolo <em>unmanned </em>che si troverà a collaborare nel combattimento aereo coi caccia di quinta e sesta generazione, dotato di intelligenza artificiale che gli permetterà di riconoscere gli obiettivi primari e di attaccarli in modo autonomo (ma comunque secondo il principio <em>man-in-the-loop</em>). Il “LongShot”, invece, è pensato per essere un ausilio al combattimento aria-aria in BVR (<em>Beyond Visual Range</em>) per assetti <em>manned</em>, come i caccia, e non pilotati come i droni di tipo CCV, che ha il vantaggio di essere spendibile, e quindi, negli intenti delle forze armate USA, poter essere utilizzato in gran numero. Risulta immediatamente chiaro che questo concetto risponde all&#8217;esigenza statunitense di avere un mezzo di pronto impiego, a basso costo e quindi numericamente consistente per affrontare la minaccia aerea avversaria in ambienti altamente contestati, e il pensiero va, ancora una volta, allo scenario di un possibile scontro diretto con la <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong> nelle vaste distese del Pacifico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-drone-porta-missili-usa-si-avvia-verso-i-test-di-volo.html">Il drone porta missili USA si avvia verso i test di volo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Turchia: il drone Kizilelma abbatte un velivolo in modalità BVR</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/turchia-il-drone-kizilelma-abbatte-un-velivolo-in-modalita-bvr.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 05:39:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Baykar]]></category>
		<category><![CDATA[Ucav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1203" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227162926196_a3d120220408a3fb7cd397ea0e1d1164.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227162926196_a3d120220408a3fb7cd397ea0e1d1164.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227162926196_a3d120220408a3fb7cd397ea0e1d1164-600x376.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227162926196_a3d120220408a3fb7cd397ea0e1d1164-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227162926196_a3d120220408a3fb7cd397ea0e1d1164-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227162926196_a3d120220408a3fb7cd397ea0e1d1164-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227162926196_a3d120220408a3fb7cd397ea0e1d1164-1536x962.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia effettua il primo abbattimento in modalità "oltre il raggio visivo" di un bersaglio aereo da un drone da combattimento</p>
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<p><br>Il 28 novembre, la <strong>Turchia</strong> ha fatto segnare una pietra miliare nel campo degli UCAV (<em>Unmanned Combat Air Vehicle</em>) quando il velivolo senza pilota Bayraktar “<strong>Kizilelma</strong>” ha distrutto un bersaglio aereo utilizzando un missile aria-aria oltre il raggio visivo (BVR – <em>Beyond Visual Range</em>), diventando il primo drone al mondo a conseguire questo risultato.</p>



<p>Il test a fuoco, che è stato reso pubblico solo il 30 novembre, è stato condotto sul Mar Nero, vicino a Sinop, e ha visto il drone “Kizilelma” utilizzare il suo radar AESA (<em>Active Electronically Scanned Array</em>) costruito da Aselsan per guidare il missile aria-aria a lunga gittata “<strong>Gokdogan</strong>” di Tubitak Sage contro un bersaglio ad alta velocità. Questo test, oltre a portare la Turchia in prima posizione nel lavoro sui <em>Collaborative Combat Aircraft</em> (CCA), altrimenti detti droni gregari o <em>loyal wingman</em>, conferma che un UCAV può ora eseguire combattimenti aria-aria nel campo BVR, portando così <strong>Baykar</strong> a un nuovo ruolo nel panorama mondiale per quanto riguarda la produzione di CCA nella prospettiva che vedrà, tra un decennio, l&#8217;ingresso in servizio di caccia di sesta generazione, il cui sistema di sistemi, oltre a ruotare intorno a un nuovo software, è incentrato sulla combinazione <em>manned/unmanned</em>. </p>



<p>Al test hanno preso parte in totale <strong>cinque F-16</strong> dell&#8217;Aeronautica Militare Turca, quattro dei quali decollati insieme al drone “Kizilelma”, tra cui due F-16D biposto con a bordo gli amministratori delegati di Baykar e Aselsan. Un F-16 e un UCAV “Akinci” hanno svolto il ruolo di velivoli da inseguimento di sicurezza. Una volta lanciato il drone bersaglio a reazione, il “Kizilelma” lo ha rilevato e tracciato utilizzando il radar AESA di bordo prima di sparare il “Gokdogan” e ottenere un colpo diretto. </p>



<p>Il generale Ziya Cemal Kadioglu, comandante dell&#8217;aeronautica militare turca, nel suo discorso dopo il test ha evidenziato l&#8217;enorme prestigio associato al programma: “Oggi abbiamo aperto le porte a una nuova era nella storia dell&#8217;aviazione. Per la prima volta al mondo, un velivolo da combattimento senza pilota ha lanciato un missile aria-aria a guida radar e ha colpito un bersaglio aereo con una precisione impeccabile. Il nostro Bayraktar Kizilelma, interamente autoctono e originale, ha completato con successo questa missione storica con il radar Murad di Aselsan e il missile a guida radar attiva BVR Gokdogan sviluppato da Tubitak Sage. La Turchia è diventata il primo Paese al mondo a raggiungere questo obiettivo. Le Forze Armate turche hanno una storia alle spalle e hanno aperto le porte alla guerra aerea di nuova generazione”. Il “Kizilelma” ha battuto sul tempo l&#8217;MQ-28A “Ghost Bat” di Boeing Defence Australia, per il quale è previsto un lancio di un AIM-120 AMRAAM a dicembre. </p>



<p><em><a href="https://theaviationist.com/2025/11/30/turkeys-kizilelma-gokdogan-live-fire/">The Aviationist</a></em> riporta che i risultati del test saranno probabilmente utilizzati anche nell&#8217;ambito della joint venture LBA Systems di Baykar con l&#8217;italiana <strong>Leonardo</strong>, che ha annunciato ambiziosi piani per la produzione in Italia dei velivoli UCAV TB2, TB3, “Akinci” e “Kizilelma”. </p>



<p>Il Kizilelma è un UCAV a bassa osservabilità, alimentato a reazione, con un peso massimo al decollo di 8,5 tonnellate, una capacità di carico utile di 1,5 tonnellate e un raggio di combattimento di circa mille chilometri, progettato per operare a una velocità massima di Mach 0,9 e per utilizzato <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/dalla-turchia-alla-cina-le-navi-porta-droni-come-strumento-di-proiezione-di-potenza.html">imbarcato da navi “portaerei”</a></strong> come la turca “Anadolu”. Il missile “Gokdogan” è un vettore oltre il raggio visivo a guida radar attiva con una gittata stimata di oltre 65 km, capacità di aggancio post-lancio e aggiornamenti a metà rotta tramite datalink, che lo collocano nella stessa classe della famiglia dell&#8217;AIM-120. Nel test di Sinop, il missile è stato lanciato da un pilone alare, ma il design del drone “Kizilelma” consente anche di trasportare armi BVR in vani interni, una configurazione che riduce ulteriormente la sezione trasversale radar per missioni a penetrazione profonda o ad alto rischio. </p>



<p>L&#8217;integrazione navale del “Kizilelma” a bordo della LHD “Anadolu” permetterà così alla marina turca di avere un sistema d&#8217;arma multiruolo che aumenterà la capacità di proiezione di forza dal mare della Turchia: il test del missile BVR, cui ne seguiranno altri riguardanti altri armamenti, certifica la possibilità che l&#8217;UCAV sia il <strong>perno centrale</strong> del gruppo aereo imbarcato su una nave “porta droni” come la “Anadolu”. Bisogna inoltre considerare che eseguendo un ingaggio BVR utilizzando una piattaforma, un radar, un missile, un computer di missione e un collegamento dati sviluppati a livello nazionale, la Turchia ha dimostrato di possedere una <em>kill chain</em> in combattimento aereo ampiamente sovrana, riducendo la dipendenza dalle autorizzazioni all&#8217;esportazione straniere per i sottosistemi critici, e ponendosi quindi prepotentemente in posizione competitiva sul mercato. </p>



<p>La joint venture con Leonardo per quanto riguarda i droni porterà esperienza e competenze che le nostre Forze Armate potranno quindi sfruttare nel campo <em>unmanned </em>e in prospettiva trasportare nel sistema GCAP, che dovrà anch&#8217;esso avere capacità di <em>teaming manned/unmanned</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/turchia-il-drone-kizilelma-abbatte-un-velivolo-in-modalita-bvr.html">Turchia: il drone Kizilelma abbatte un velivolo in modalità BVR</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il conflitto in Ucraina è anche una guerra di droni</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-conflitto-in-ucraina-e-anche-una-guerra-di-droni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2022 15:51:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Ucav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Ucraina sta vedendo l&#8217;impiego, da entrambe le parti, di tutta una serie di “droni” nati e utilizzati per finalità diverse. Giornalisticamente parlando ha destato scalpore l&#8217;uso di “droni kamikaze”, di cui un primo lotto, fornito dagli Stati Uniti, verrà consegnato all&#8217;Ucraina, ma questo tipo particolare di UAV (Unmanned Air Vehicle) non è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-conflitto-in-ucraina-e-anche-una-guerra-di-droni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-conflitto-in-ucraina-e-anche-una-guerra-di-droni.html">Il conflitto in Ucraina è anche una guerra di droni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Bayraktar-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il conflitto in <strong>Ucraina</strong> sta vedendo l&#8217;impiego, da entrambe le parti, di tutta una serie di “<strong>droni</strong>” nati e utilizzati per finalità diverse. Giornalisticamente parlando ha destato scalpore l&#8217;uso di “<a href="https://it.insideover.com/guerra/larma-definitiva-scatta-lora-degli-switchblade.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect" target="_blank" rel="noopener"><strong>droni kamikaze</strong></a>”, di cui un primo lotto, fornito dagli Stati Uniti, verrà consegnato all&#8217;Ucraina, ma questo tipo particolare di <strong>UAV</strong> (<em>Unmanned Air Vehicle</em>) non è nuovo ed è stato già utilizzato in un conflitto almeno in un paio di occasioni.</p>
<h2><em>Loitering munitions </em>e LAWS</h2>
<p>Innanzitutto vengono ufficialmente definiti <em><strong>loitering munitions</strong></em>, ovvero “munizioni vaganti”, in quanto questi piccoli UAV – le dimensioni sono dell&#8217;ordine della decina di centimetri – hanno una piccola carica bellica integrata utilizzata per distruggere/danneggiare assetti nemici. Il principio di funzionamento è quello di lanciare uno o più di questi droni, che hanno un raggio d&#8217;azione di qualche decina di chilometri – o misurabile in minuti – che dopo il loro tragitto verso la zona di operazioni restano in volo circuitando in attesa di venire lanciati in picchiata su un obiettivo. Se utilizzati in un certo numero, queste <em>loitering munitions</em> possono effettuare <a href="https://it.insideover.com/difesa/droni-usati-come-campi-minati-volanti-la-nuova-tattica-russa.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>attacchi “a sciami”</strong></a> in grado di saturare una superficie di terreno abbastanza grande, oppure concentrarsi su un unico obiettivo. Alcuni di questi particolari UAV possiedono una testata in grado di penetrare la corazzatura di un MBT (Main Battle Tank) o di colpire efficacemente un obiettivo indurito, come un bunker.</p>
<p>I russi, a oggi, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/russia-sta-usando-i-suoi-droni-kamikaze-ucraina-2017769.html" target="_blank" rel="noopener">stanno utilizzando “droni kamikaze”</a> tipo <strong>Kub</strong> o <strong>Lancet</strong>. Si tratta di due UAV, costruiti dalla Zala Aero Group, una divisione della celeberrima Kalashinkov, che fabbrica il noto fucile d&#8217;assalto utilizzato da decenni nei conflitti sparsi per il mondo, che vengono lanciati da terra, attraverso delle catapulte, e una volta in volo vengono comandati da un operatore, ma si ritiene che abbiano un certo grado di <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-dilemma-terminator-ecco-i-rischi-dellutilizzo-dellintelligenza-artificiale-in-campo-militare.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>intelligenza artificiale (IA)</strong></a> in grado di permettere la navigazione autonoma, seguendo punti preimpostati, e il riconoscimento dei bersagli. Non è invece chiaro se possano autonomamente decidere di colpirli, ma la filosofia per l&#8217;IA russa (al pari di quella cinese), prevede questa opzione, definita tecnicamente <em>human-out-of-the-loop</em>.</p>
<p>Il primo impiego operativo di questi sistemi è avvenuto in <strong>Siria</strong>, dove i “droni killer” hanno colpito posizioni dello Stato Islamico. Quando l&#8217;<strong>Azerbaigian</strong> e l&#8217;<strong>Armenia</strong> hanno combattuto una breve guerra l&#8217;anno scorso sulla contesa regione del <strong>Nagorno-Karabakh</strong>, entrambe le parti hanno usato <em>loitering munitions</em>, con l&#8217;Azerbaigian che le ha impiegate con successo (insieme a droni più tradizionali) contro il vecchio modello di difese antiaeree dell&#8217;Armenia. Utilizzando “droni kamikaze” e altri UAV, tipo l&#8217;ormai celeberrimo Bayraktar TB2 di fabbricazione turca per eliminare le difese antiaeree armene, l&#8217;Azerbaigian è stato quindi in grado di attaccare equipaggiamenti pesanti, come i carri armati, con relativa impunità, dimostrando come un modesto vantaggio tecnologico possa trasformarsi in un importante vantaggio strategico.</p>
<p>Ciò che rende le <em>loitering munitions</em> particolarmente utili sul campo di battaglia è la loro capacità di trovare bersagli senza bisogno della supervisione umana diretta. Quando il livello di IA di una <em>loitering munitions</em> (o di un generico veicolo senza pilota/conduttore) è elevato, si parla di <a href="https://it.insideover.com/guerra/con-micro-droni-e-intelligenza-artificiale-guerra-fantascienza.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>LAWS</strong> (<em>Lethal Autonomus Weapons System</em>)</a>.</p>
<p>Negli ultimi anni, i sistemi d’arma con tecnologie <em>unmanned</em> a pilotaggio remoto o autonomi sono diventati una delle maggiori tendenze tecnologiche e operative: tutte le forze armate moderne del mondo si stanno adoperando per ottenere sempre più sistemi di questo tipo che garantiscono l’operatività in ambienti ad altro rischio per l’uomo, sino ad escludere il fattore umano dal combattimento tramite l’utilizzo di livelli via via crescenti di intelligenza artificiale.</p>
<p>Un LAWS rientra nella più ampia tipologia impropriamente chiamata “drone”, che si divide in piattaforme terrestri (<em>Unmanned Ground Vehicle</em> – UGV), sotterranee (<em>Unmanned Underground Vehicle</em> – UUGV), navali di superficie (<em>Unmanned Surface Vehicle</em> – USV), sottomarine (<em>Unmanned Underwater Vehicle</em> – UUV), e come già detto aeree (<em>Unmanned Air Vehicle</em> – UAV).</p>
<p>https://twitter.com/PaoloMauri78/status/1499844868595757059</p>
<h2>Gli UCAV russi e ucraini</h2>
<p>Nell&#8217;attuale conflitto, si sono notati anche <strong>UCAV</strong> (<em>Unmanned Combat Air Vehicle</em>), ovvero droni di più grandi dimensioni dotati di carico bellico come un qualsiasi aereo da combattimento. Da parte ucraina si è fatto largo uso dei già citati <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/cosa-sono-i-droni-turchi-bayraktar-e-perch-possono-far-male-2016327.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Bayraktar TB2</strong></a>, ovvero un veicolo aereo senza pilota da combattimento tattico di media quota e lungo raggio (MALE – <em>Medium Altitude Long Endurance</em>) che può essere utilizzato per la ricognizione, la sorveglianza e l&#8217;attacco al suolo utilizzando munizionamento intelligente di piccole dimensioni (lo UAV ha un payload di circa 150 chilogrammi) tra cui MAM-L e MAM-C, che sono ordigni a guida laser.</p>
<p>Anche questi droni, già utilizzati dalla Turchia in Siria, hanno visto la loro <strong>consacrazione</strong> nella guerra in Nagorno-Karabakh venendo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-lezioni-militari-che-si-possono-apprendere-dal-conflitto-nel-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener">usati come “artiglieria volante”</a> dagli azeri e facendo strage delle colonne corazzate e meccanizzate armene, nonché di bunker e postazioni fisse, rappresentando, insieme ad altri velivoli tradizionali – gli Antonov An-2 – utilizzati come esche pilotate per i sistemi antiaerei, il vero asso della manica per la vittoria di Baku.</p>
<p>Da parte russa, invece, si è visto il battesimo del fuoco del loro UCAV <strong>Orion</strong>, costruito dal gruppo Kronstadt. Le prime consegne di questo UCAV sono cominciate nel 2017, e il velivolo ricorda molto, nel suo aspetto, gli statunitensi <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-acquistera-armamento-per-i-suoi-droni-mq-9-reaper.html" target="_blank" rel="noopener">МQ-9 Reaper</a>. L&#8217;Orion è uno dei più grandi UCAV di fabbricazione russa: ha un&#8217;apertura alare di 16 metri e una lunghezza di 8. Si stima che la quota di tangenza massima sia di 7500 metri e la durata massima del volo di 24 ore con carico utile standard, con una velocità massima di 200 chilometri orari. Mosca, qualche giorno fa, ha diffuso un video di un Orion che ha distrutto una postazione ucraina nel Donbass utilizzando <strong>missili 9M133FM-3</strong>, una versione aviolanciabile del missile anticarro Kornet.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">Ukrainian ambush on a Russian armoured column north east of <a href="https://twitter.com/hashtag/Kyiv?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Kyiv</a> in Brovary (50°36&#39;52&quot;N 30°51&#39;40&quot;E). <a href="https://twitter.com/hashtag/ATGM?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#ATGM</a> in acton.<a href="https://twitter.com/hashtag/Russia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Russia</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Ukraine?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Ukraine</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/RussiaUkraineWar?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#RussiaUkraineWar</a> <a href="https://t.co/vpyA4bFwF8">pic.twitter.com/vpyA4bFwF8</a></p>
<p>&mdash; Paolo Mauri (@PaoloMauri78) <a href="https://twitter.com/PaoloMauri78/status/1502583544694116360?ref_src=twsrc%5Etfw">March 12, 2022</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<h2>La questione dei droni cinesi e l&#8217;uso di quelli civili</h2>
<p>La possibilità che le forze armate russe possano usare gli UCAV di fabbricazione cinese tipo <strong>Wing Loong</strong>, eventualmente forniti da Pechino, ci sembra molto remota: l&#8217;addestramento all&#8217;utilizzo di un velivolo di queste dimensioni e con una <em>suite</em> di strumenti e armamento completamente diversa rispetto agli Orion e agli altri UCAV russi non si risolve in qualche giorno, ma richiede diverse settimane, e il Cremlino <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-e-quando-finira-la-guerra-in-ucraina.html" target="_blank" rel="noopener">non può permettersi di perdere altro tempo</a>; l&#8217;opzione che ad operarli, per ovviare a questo problema, venga impiegato personale cinese rappresenterebbe un coinvolgimento di Pechino nel conflitto, quindi, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gioco-diplomatico-cinese-sullucraina.html" target="_blank" rel="noopener">per motivazioni già espresse,</a> la riteniamo altrettanto remota.</p>
<p>Mosca sta impiegando anche i più piccoli <strong>Orlan</strong>, che sono in grado di effettuare missioni di ricognizione, di mappatura 3D, di supporto ad operazioni SAR (Search and Rescue) e di guerra elettronica.</p>
<p>Dal punto di vista della ricognizione e del supporto alle operazioni belliche, gli ucraini hanno ampiamente dimostrato di fare largo uso di <strong>piccoli droni civili</strong> che si possono trovare normalmente in commercio. Molti video che ci sono giunti in questi 21 giorni di guerra, mostrano infatti immagini riprese da questi strumenti, che vengono utilizzati dagli ucraini per dirigere il tiro di artiglieria, il <a href="https://it.insideover.com/difesa/missili-anticarro-e-guerriglia-la-tecnica-di-kiev-per-resistere-allavanzata-russa.html" target="_blank" rel="noopener">fuoco degli <strong>ATGM</strong></a> utilizzati da piccole o grandi unità di fanteria, e soprattutto la ricognizione. Quest&#8217;impiego è possibile grazie alla natura difensiva delle operazioni belliche di Kiev, infatti l&#8217;esercito ucraino, grazie alla conoscenza del territorio, può facilmente sfruttare le immagini, che a volte non sono georeferenziate, riprese da questi piccoli droni civili.</p>
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		<title>Ecco quali sono (e di chi sono) i droni in uso nei Paesi africani</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/ecco-quali-sono-e-di-chi-sono-i-droni-in-uso-nei-paesi-africani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Aug 2021 13:06:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
		<category><![CDATA[Ucav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-1024x654.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Unmanned Air Vehicle (Uav), Unmanned Combat Air Vehicle (Ucav) e Unmanned Aircraft Systems (Uas) sono sigle che vengono riassunte nell&#8217;unico termine, improprio ma efficace, di droni. Si tratta di velivoli senza pilota utilizzati per la ricognizione, l&#8217;attacco oppure per la raccolta di segnali. Non si tratta di una tecnologia nuova, ma negli ultimi due decenni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/ecco-quali-sono-e-di-chi-sono-i-droni-in-uso-nei-paesi-africani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/reaper-drone-1024x654.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>Unmanned Air Vehicle</em> (Uav), <em>Unmanned Combat Air Vehicle</em> (Ucav) e <em>Unmanned Aircraft Systems</em> (Uas) sono sigle che vengono riassunte nell&#8217;unico termine, improprio ma efficace, di <strong>droni</strong>. Si tratta di velivoli senza pilota utilizzati per la ricognizione, l&#8217;attacco oppure per la raccolta di segnali. Non si tratta di una tecnologia nuova, ma negli ultimi due decenni ha conquistato il campo di battaglia e, in un caso, ne ha rivoluzionato così tanto la tattica da fare manuale.</p>
<p>Stiamo parlando del recente <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-lezioni-militari-che-si-possono-apprendere-dal-conflitto-nel-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>conflitto nel</strong> <strong>Nagorno-Karabakh</strong></a> dove i droni azeri – e ancora più la loro modalità di impiego – hanno spazzato via le difese armene. Il loro utilizzo massiccio e con tattiche diverse, alcune delle quali inaspettate almeno da parte armena, è stato una delle chiavi di volta della vittoria di Baku.</p>
<p>Gli azeri hanno usato droni kamikaze, Uas medi da attacco con munizioni guidate e Uas da ricognizione di concerto con l’artiglieria, con effetti devastanti. L’Azerbaigian, infatti, in questo settore aveva una superiorità schiacciante: negli arsenali azeri erano presenti infatti 85 <strong>droni israeliani</strong> Orbiter 2M, Iai Heron e Searcher 2, Aerostar, Elbit Hermes 450 e 900. Sono stati utilizzati anche un gran un numero (imprecisato) di <strong>Uav turchi</strong> Bayraktar TB2. L’Armenia, invece, aveva a disposizione poco più 15 esemplari (anche se alcune fonti riportano 40) di locali Krunk, Baze e X-55.</p>
<p>Contro un avversario trincerato, come l’esercito armeno, gli attacchi di droni hanno sortito l’effetto di decimare i posti di comando fissi, i centri logistici e le aree di concentrazione delle forze, indebolendo gravemente le difese armene. I rinforzi, dati da mezzi da combattimento pesanti, hanno ricevuto lo stesso trattamento, forse anche peggiore. Colti allo scoperto, per via delle prevedibili direttrici di avanzamento, gli Mbt armeni sono stati letteralmente spazzati via: si calcola che ne siano andati persi circa 240 tra distrutti o catturati. La distruzione delle forze corazzate e meccanizzate armene è stata cruciale per consentire alle unità speciali azerbaigiane leggere, col supporto dell’artiglieria, di catturare i punti strategici del Nagorno-Karabakh, come Shusa, ponendo quindi l’Armenia nelle condizioni di dover accettare una pace imposta (dalla Russia e dalla Turchia) che ne ha sancito la sconfitta.</p>
<p>Questa è forse la <strong>lezione più importante</strong> appresa da quel conflitto: davanti a un avversario che utilizza tattiche convenzionali, anche se numericamente superiore, i droni diventano una risorsa spendibile e altamente efficace per colpire senza il timore di perdere assetti più costosi e vite umane.</p>
<p>Se siamo avvezzi da tempo a vedere i droni in azione nelle forze aeree dei Paesi più sviluppati, ora dobbiamo abituarci anche a vederli tra quelle dei Paesi africani. L&#8217;<strong>Africa</strong> rappresenta per questi strumenti, che come detto sono relativamente a basso costo e quindi “spendibili”, un florido mercato. La <strong>proliferazione</strong> di droni militari nel continente africano è iniziata sul serio quando è stato riferito che l&#8217;aviazione nigeriana, nel 2015, stava usando cinque Ucav di fabbricazione cinese <strong>Casc CH-3 Rainbow</strong> nella parte nord-orientale del Paese per combattere gli estremisti islamici di Boko Haram.</p>
<p>Del resto le capacità essenziali fornite dai droni come la sorveglianza, la ricognizione, l&#8217;attacco al suolo, sono piuttosto allettanti per gli eserciti africani, quindi, gli Uas stanno diventando rapidamente la punta di lancia dell&#8217;applicazione dell&#8217;<em>hard power</em> locale. Negli ultimi anni, c&#8217;è stato un aumento significativo nell&#8217;uso di droni da parte delle nazioni africane che si sono dimostrati efficaci in diverse operazioni antiterrorismo di alto profilo e oggi gli Uas sono diventati parte integrante delle loro strategie militari.</p>
<p>Uav da attacco ma anche da <strong>sorveglianza</strong>. Nel moderno campo di battaglia, infatti, la supremazia nel campo della raccolta di informazioni è un fattore cruciale che ne consente il dominio ed i droni offrono questa possibilità in tempo reale (o quasi) senza dover ricorrere a strumenti particolarmente sofisticati.</p>
<p>La proliferazione degli Uas in Africa è indicativa di una tendenza più ampia che vede i droni sostituire lentamente gli aerei con equipaggio nel prossimo futuro, quindi ne <strong>ridimensionerà</strong> la storica catena di approvvigionamento facendo entrare <strong>nuovi produttori</strong> di sistemi d&#8217;arma, ma soprattutto fa da <strong>termometro</strong> delle dinamiche geopolitiche in atto: nuove nazioni producono grandi quantità di droni a basso costo permettendo il loro inserimento in un contesto dove prima erano del tutto assenti, o quasi, anche considerando la politica statunitense di non vendere droni a quei Paesi dove i diritti umani sono “in discussione”.</p>
<p>Diventa quindi interessante <a href="https://military.africa/military-drones-in-africa-a-comprehensive-guide/" target="_blank" rel="noopener">dare uno sguardo</a> a quali nazioni africane stanno facendo incetta di droni e da chi. A oggi, <strong>21 Stati</strong> in Africa utilizzano droni di cui nove anche in versioni armate.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-327729" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-957x1024.png" alt="" width="957" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-957x1024.png 957w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-280x300.png 280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-768x822.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-1436x1536.png 1436w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2-1914x2048.png 1914w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/droni-africa-mappa-2.png 1794w" sizes="auto, (max-width: 957px) 100vw, 957px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Uganda</strong> opera principalmente droni di sorveglianza e a febbraio 2011 ha assegnato alla società israeliana Aeronautics Defense Systems un contratto per la fornitura di due droni Orbiter 2. L&#8217;anno successivo gli Stati Uniti hanno venduto quattro droni RQ-11B Raven di cui, a quanto risulta, uno è andato perduti. L&#8217;Uganda possiede anche un altro piccolo drone, di fabbricazione statunitense: l&#8217;AAI/Textron “Aerosonde”.</p>
<p>Il <strong>Botswana</strong> ha in forza un mix di piccoli droni e di Uas di media altitudine e lunga durata. Nel 2011 è stato firmato un contratto per l&#8217;acquisto di tre droni Silver Arrow Micro-V israeliani, mentre nel 2007, due Elbit Hermes 450 Male (Medium Altitude Long Endurance) sono stati consegnati da Israele via Singapore. Il Burundi, come l&#8217;Uganda, si è affidato agli Usa per l&#8217;acquisto di quattro RQ-11 sempre nel 2011.</p>
<p>Lo <strong>Zambia</strong> possiede un paio di droni Male per la sorveglianza (sempre gli Hermes 450 israeliani) da settembre 2018 e diversi droni cinesi Casc CH-3 Rainbow da attacco (Ucav), sebbene sembri che attualmente risultino disarmati. Nell&#8217;ottobre 2018 rapporti non confermati riferiscono che lo Zambia avrebbe concluso un accordo da 400 milioni di dollari Elbit per la fornitura di 18 droni SkyLark, consegnati nel 2019.</p>
<p>L&#8217;<strong>Etiopia</strong> ha in forza alcuni droni di fabbricazione israeliana Boomerang e Spylite (forniti nel 2011) mentre dal 2015 ha acquistato i cinesi CH-4 di Zerotech.</p>
<p>Anche il <strong>Senegal</strong> si è affidato a Israele: le sue forze armate schierano i Boomerang, i Spylite e i Skylark 2 della Elbit. Il <strong>Camerun</strong> è entrato nel club dei droni nel 2014 acquisendo diversi droni Aeronautics Orbiter 2, nonché alcuni droni quadricotteri Dji Phantom commerciali, droni Mavic Pro, Dji Inspire 2 e un paio di Dji Matrice 600 Pro. Nel 2015 sono stati presi in consegna sei Uav tattici Boeing Insitu ScanEagle mentre nel 2015/16, mentre nel 2018 sono arrivati anche gli Orbiter 3.</p>
<p>La <strong>Costa d&#8217;Avorio</strong> ha acquistato due droni Aerostar Aeronautics da Israele nel 2003. L&#8217;esercito del <strong>Kenya</strong> ha ordinato cinque sistemi Uav ScanEagle a settembre 2015 mentre nel 2012 ha ordinato otto RQ-11 Raven dagli Stati Uniti. Il Kenya sta anche collaborando con la turca Tai per sviluppare e mettere in campo un nuovo drone di sorveglianza.</p>
<p>Il <strong>Sudan</strong>, essendo un alleato dell&#8217;Iran, ne è anche un importante cliente: ha ricevuto diversi droni Ghods Ababil-3, Zagil e Ghod Mohajer. Risulta che abbia anche acquistato almeno un drone CH-3 dalla Cina nel 2010.</p>
<p>La <strong>Nigeria</strong> è uno dei Paesi col più alto numero di droni, tra cui quelli di attacco: ha acquistato cinque Casc CH-3A Rainbow, e un numero imprecisato di Yahbon Flash-20 dagli Emirati Arabi Uniti. Il Paese ha una flotta enorme di droni che include costruzioni autoctone e straniere come il Tsaigumi, l&#8217;Amebo, il d Gulma, lo Star Tiltrotor, l&#8217;ADS Aerostar, l&#8217;Uav commerciale Mugin, ancora gli RQ-11 Raven, gli Aerosonde, il drone ucraino PD-1, ancora i cinesi CH-4 ed i Wing Loong II infine i Tekever AR3. Particolarmente sorprendente è che l&#8217;aeronautica nigeriana stia lavorando su un Ucav locale, noto come Ichoku, sebbene non se ne conoscano gli sviluppi.</p>
<p>L&#8217;<strong>esercito egiziano</strong> possiede una delle più grandi flotte di droni in Africa. Circa dieci anni fa, la General Atomics è stata incaricata di fornire la versione per l&#8217;esportazione (non armata) del Predator MQ-1, ma gli Stati Uniti non sono l&#8217;unico fornitore. Nell&#8217;ottobre 2018 sono arrivati 32 Wing Loong 1D di fabbricazione cinese, a cui ha fatto seguito un secondo ordine nel 2019. L&#8217;Egitto ha anche anche gli Yabhon United 40 (Male) degli Emirati Arabi Uniti, i Casc Rainbow CH-4B, il sistema lanciato a mano RQ-20 Puma e drone di sorveglianza ASN-209 costruito localmente su licenza. Sembra che la Bielorussia intenda stabilire in Egitto la produzione di un lotto iniziale di Ucav che potrebbero essere i Burevestnik MB. Esiste anche un drone nazionale, l&#8217;ASN-209, la cui produzione è iniziata nel 2012. Inoltre, l&#8217;Egitto è anche interessato alla piattaforma Isr Falco Xplorer di Leonardo.</p>
<p>Il <strong>Marocco</strong> vede in servizio 4 MQ-1 Predator, e ha ordinato MQ-9B SeaGuardian insieme a 13 droni turchi Bayraktar TB2 (visti in azione in Nagorno-Karabakh); inoltre utilizza 3 droni da combattimento IAI Harfang (Heron) e 4 droni Hermes 900.</p>
<p>L&#8217;<strong>esercito algerino</strong> ha notevolmente ampliato la sua flotta di droni probabilmente a causa della sua rivalità geopolitica di lunga data con il Marocco. Algeri gestisce droni militari acquisiti principalmente dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Cina. Complessivamente schiera i Denel Dynamics Seeker II, gli AL fajer L-10, gli Amel 300 e 700, i CSS-01 e cinesi Casc CH-3 e CH-4, infine gli emiratini Yabhon United 40 e Yabhon Flash-20.</p>
<p>Il <strong>Sudafrica</strong> rappresenta forse il Paese con la tradizione più lunga di utilizzo di droni e ha una florida industria locale, rappresentata da Milkor, Denel Dynamics, CSIR, and ATE. Attualmente schiera diversi sistemi autoctoni che comprendono i Milkor MA380, MA80 e MA18, i CSIR Indiza, i Denel Dynamics Seeker 400, Bateleur, Seeker 2 e Skua (questo un drone bersaglio), infine i Paramount N-Raven (per attacchi a sciame).</p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>Libia</strong> è molto difficile stabilire con esattezza i modelli ed il numero dei droni utilizzati sui due fronti che si contrappongono nel conflitto, tuttavia, diversi importanti Uas sono stati visti in uso dalle varie fazioni in guerra. L&#8217;esercito nazionale libico (Lna) è un importante operatore di droni: si sono visti YFT-CZ35 di fabbricazione cinese così come i Wing Loong I e II, l&#8217;iraniano Ghod Mohajer e anche gli Orlan-10 di fabbricazione russa. Da maggio 2019 decine di Bayraktar TB2, insieme alle attrezzature e agli addestratori necessari, sono stati schierati dalla Turchia in Libia per supportare il Gna contro l&#8217;offensiva del Lna, affiancando gli Orbiter 3 già in servizio.</p>
<p>Chiudono questa carrellata la <strong>Mauritania</strong> che ha un certo numero di droni cinesi CH-4, la <strong>Tunisia</strong> (MQ-1 Predator probabilmente di proprietà statunitense, Boeing Insitu ScanEagle, Camcopter S-100, e con un ordine per i TAI Anka-S) il <strong>Mali</strong> (un Aeraccess Q800X mini Uav), il Niger (tre francesi DT26) e il <strong>Sud Sudan</strong> (un tipo di mini elicottero di sorveglianza non meglio definito della israeliana Global Group).</p>
<p>Guardando alla “geopolitica” dei droni ci si rende conto come la presenza degli Stati Uniti sia ancora significativa sebbene il mercato veda la presenza di sempre più droni israeliani (cosa che non stupisce <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-lezioni-militari-che-si-possono-apprendere-dal-conflitto-nel-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener">guardando ancora al caso della guerra in Nagorno-Karabakh</a>), cinesi e si comincino a vedere anche quelli turchi, sempre sull&#8217;onda pubblicitaria del conflitto nel Caucaso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/ecco-quali-sono-e-di-chi-sono-i-droni-in-uso-nei-paesi-africani.html">Ecco quali sono (e di chi sono) i droni in uso nei Paesi africani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Marina statunitense verso il futuro degli Ucav</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-marina-statunitense-verso-il-futuro-degli-ucav.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Acciaccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 17:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[boeing]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia di sesta generazione]]></category>
		<category><![CDATA[f-35]]></category>
		<category><![CDATA[Ucav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Marina Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189-768x346.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189-1024x461.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’ultimo test organizzato dal Navy Warfare Development Command è stato un importante passo in avanti nello sviluppo sia delle nuove tecnologie sia di concetti operativi avanzati. Nell’esercitazione organizzata alla base aerea di Patuxent River, la Marina statunitense insieme a Boeing – che partecipa col programma Loyal Wingman – ha dimostrato la possibilità di controllare due &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-marina-statunitense-verso-il-futuro-degli-ucav.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Marina Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189-768x346.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Marina-degli-Stati-Uniti-La-Presse-e1581267434189-1024x461.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’ultimo test organizzato dal <strong>Navy Warfare Development Command</strong> è stato un importante passo in avanti nello sviluppo sia delle nuove tecnologie sia di concetti operativi avanzati. Nell’esercitazione organizzata alla base aerea di Patuxent River, la Marina statunitense insieme a Boeing – che partecipa col programma <a href="https://it.insideover.com/guerra/boeing-rivoluziona-la-linea-dei-droni-da-combattimento.html">Loyal Wingman</a> – ha dimostrato la possibilità di controllare due o più <strong>aerei senza equipaggio</strong> da uno con uomini a bordo, utilizzando tre Boeing E/A-18G Growler. Un test che è cruciale per il proseguo dello sviluppo delle tecnologie considerate di sesta generazione, ma che è anche una base importante per nuove ulteriori sperimentazioni sugli aerei della flotta navale.</p>
<h2>Una concreta possibilità operativa?</h2>
<p>Nel prossimo futuro, infatti, i test coinvolgeranno anche il caccia <strong>F/A-18E/F Super Hornet</strong>, &#8220;padre&#8221; della versione da guerra elettronica che è il Growler e che rimarrà –al momento– il punto di guida e di controllo degli altri velivoli senza pilota. Se dovesse essere possibile l’implementazione anche sul caccia, per la Marina potrebbe essere una possibilità operativa importante di ridurre il rischio di perdere uomini in teatro operativo limitando i costi rispetto allo sviluppo da zero di un aereo da combattimento senza pilota (Ucav, <em>Unmanned combat aerial vehicle</em>).</p>
<p>A differenza di ora, nel caso in cui questo sviluppo dovesse giungere a termine i Super Hornet potrebbero essere impiegati –decollando dalle portaerei– anche in ambienti protetti da una fitta <strong>rete A2/AD</strong> (Anti Access/Area Denial), oltre che nelle consuete operazioni di difesa dello spazio aereo e di guerra elettronica; il tutto senza rischiare di perdere gli equipaggi. Non è tutto oro ciò che luccica, perché gli F/A-18E/F così come gli E/A-18G non sono stati concepiti per essere utilizzati senza pilota e quindi ciò ne va a limitare il potenziale impiego a guida remota, non essendo dotati di software capaci di gestire in autonomia eventuali guasti o problemi.</p>
<p>Riadattare i tradizionali velivoli con equipaggio in moderni Ucav potrebbe essere conveniente dal punto di vista economico, perché darebbe modo di riconvertire gli aerei più datati e metterli nuovamente in pieno servizio attivo. Inoltre, ciò permetterebbe di accorciare i tempi prima che degli Ucav possano essere impiegati e inseriti nella <strong>futura dottrina aerea</strong> della Marina statunitense, che è incentrata proprio sull&#8217;utilizzo di droni da combattimento imbarcati. I programmi di sviluppo che coinvolgono quasi tutte le principali aziende aerospaziali statunitense, però, sono ancora lontani dall&#8217;essere conclusi e sono altresì aumentate le perplessità al Pentagono.</p>
<h2>Il problema degli elevati costi</h2>
<p>Ciò che è certo è che comunque i velivoli “tradizionali” con equipaggio rimarranno centrali nel prossimo futuro, anche perché per almeno i prossimi cinque-dieci anni la Marina non investirà nello sviluppo di un Ucav. Una decisione presa nel maggio scorso dall&#8217;allora Chief of Naval Operations, ammiraglio John Richardson, a causa delle difficoltà nell&#8217;integrare il drone da rifornimento Boeing MQ-25A Stingray nelle normali operazioni, oltre che per questioni di budget. Le diverse priorità di investimento e le nuove <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-marina-usa-verso-il-futuro-tra-modernizzazione-e-nuove-sfide.html">necessità operative</a> hanno spinto la Marina a chiedere uno spostamento dei fondi federali verso la realizzazione delle <strong>portaerei classe Gerard R. Ford</strong>, dei sottomarini da attacco e delle navi da combattimento costiero, oltre che verso lo sviluppo di nuove armi e di strumenti difensivi.</p>
<p>I costi dello sviluppo di un Ucav imbarcato sarebbero molti elevati, anche a causa della complessità dei software necessari a controllare e prevenire ogni possibile problematica. Tecnologie considerate di <strong>sesta generazione</strong>, così come lo sarà la possibilità dei sistemi di bordo di risolvere in automatico –tramite l’Intelligenza Artificiale– a eventuali guasti.</p>
<h2>Il futuro</h2>
<p>Per giungere a questo traguardo dovranno passare ancora molti anni, ma una prima base di partenza potrebbe essere offerta dal Lockheed Martin F-35 nella versione imbarcata in dotazione alla Marina statunitense. Il caccia multiruolo di quinta generazione grazie al suo software e alle sue <strong>capacità stealth</strong> risponde quasi perfettamente alle richieste della US Navy, ma ciò che manca è la possibilità di controllarlo da remoto nel corso di operazioni reali. Non è da escludere, però, che prossimamente la Marina e il Pentagono facciano pressioni su Lockheed Martin affinché doti l’F-35 di questa possibilità, basandosi sul software e sui sensori presenti nel velivolo.</p>
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		<title>Micro droni e intelligenza artificiale: la guerra diventa fantascienza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/con-micro-droni-e-intelligenza-artificiale-guerra-fantascienza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 04:17:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Droni armati]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Uav]]></category>
		<category><![CDATA[Ucav]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="710" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Micro drone" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910-768x284.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910-1024x379.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si chiamano, per una sottile ironia della sorte, Laws, acronimo di Lethal Autonomous Weapons Systems, e sono l&#8217;ultimo ritrovato nella tecnologia dei sistemi automatici di combattimento che sta diventando sempre più uno strumento fondamentale sul campo di battaglia. Negli ultimi anni, i sistemi d’arma con tecnologie unmanned a pilotaggio remoto o autonomi sono diventati una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/con-micro-droni-e-intelligenza-artificiale-guerra-fantascienza.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="710" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Micro drone" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910-768x284.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Micro-drone-Regno-Unito-La-Presse-e1569335368910-1024x379.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Si chiamano, per una sottile ironia della sorte, <strong>Laws</strong>, acronimo di Lethal Autonomous Weapons Systems, e sono l&#8217;ultimo ritrovato nella tecnologia dei sistemi automatici di combattimento che sta diventando sempre più uno strumento fondamentale sul campo di battaglia.</p>
<p>Negli ultimi anni, i sistemi d’arma con tecnologie <em>unmanned</em> a pilotaggio remoto o autonomi sono diventati una delle maggiori tendenze tecnologiche e operative: tutte le forze armate moderne del mondo si stanno adoperando per ottenere sempre più sistemi di questo tipo che garantiscono l&#8217;operatività in ambienti ad altro rischio per l&#8217;uomo, sino ad escludere il fattore umano dal combattimento tramite l&#8217;utilizzo di livelli via via crescenti di intelligenza artificiale.</p>
<p>Attualmente la tipologia di classificazione di questi sistemi che hanno rivoluzionato il modo di concepire la guerra e le sue leggi include:</p>
<ul>
<li>Piattaforme terrestri &#8211; Unmanned Ground Vehicle (Ugv).</li>
<li>Sotterranee &#8211; Unmanned Underground Vehicle  (Uugv).</li>
<li>Navali &#8211; Unmanned Surface Vehicle (Usv).</li>
<li>Sottomarine &#8211; Unmanned Underwater Vehicle (Uuv).</li>
<li>Aeree &#8211; Unmanned Aerial Vehicle (Uav).</li>
</ul>
<p>Nel novembre 2017, come ci ricorda <a href="https://www.difesa.it/SMD_/CASD/IM/CeMiSS/Pubblicazioni/ricerche/Pagine/Ricerca_AN_SME_04_Catalano.aspx" target="_blank" rel="noopener">un recente documento del Cemiss (Centro Militare Studi Stratetigici)</a> stilato per il Ministero della Difesa, lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) nel suo primo rapporto sui sistemi d’arma autonomi, ha censito <strong>381 modelli</strong> in servizio, di cui 175 con capacità offensive, solitamente a controllo remoto. La maggior parte dei sistemi attualmente in uso, infatti, sono a controllo o a pilotaggio remoto, comandati a distanza da operatori, mentre esistono sistemi autonomi/semiautonomi e robotizzati, che vengono programmati per la missione da compiere e sono guidati da apparati di navigazione basati su sistemi di geolocalizzazione satellitare, come il Gps.</p>
<p>Le future generazioni di sistemi <em>unmanned</em> utilizzeranno invece l’<strong>intelligenza artificiale</strong> (Ia), anzi, esistono già assetti diversi &#8211; come piccoli Uav o missili da crociera &#8211; dotati di un certo livello di Ia che li mette in grado, ad esempio, di comportarsi come uno sciame di insetti in volo e quindi rispondere in modo collettivo alle variazioni dell&#8217;ambiente circostante, oppure di riconoscere in modo autonomo i bersagli prioritari, come nel caso di alcuni missili da crociera di fabbricazione americana o russa.</p>
<h2>Il campo d&#8217;impiego dell&#8217;intelligenza artificiale</h2>
<p>Il 25 ottobre del 2016, ad esempio, sul poligono Usa di China Lake (California), tre F/A-18D del Vx-30, lo stormo della <strong>Us Navy</strong> deputato ai test e valutazioni di nuovi armamenti, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DjUdVxJH6yI" target="_blank" rel="noopener">hanno rilasciato da dei <em>pod</em> subalari 103 &#8220;microdroni&#8221;</a> del tipo <strong>Perdex</strong> che hanno effettuato una missione di ricognizione comportandosi in modo autonomo come uno sciame di insetti.</p>
<p>I Perdex sono lunghi poco più di 16 centimetri ed hanno un&#8217;apertura alare di poco meno di 30. Propulsi da un motore elettrico con elica spingente hanno un&#8217;autonomia molto breve nell&#8217;attuale versione &#8211; solo 20 minuti di volo &#8211; ma il livello di intelligenza artificiale interconnessa di cui sono dotati permette loro di comportarsi come un organismo collettivo mettendo in condivisione un unico &#8220;cervello&#8221; in grado di prendere decisioni autonome e adattandosi alle condizioni ambientali proprio come uno sciame di insetti in natura.</p>
<p>Nel campo dei missili da crociera l&#8217;intelligenza artificiale ha già trovato il suo primo impiego: <a href="https://it.insideover.com/politica/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sul-nuovissimo-missile-antinave-americano-il-lrasm.html" target="_blank" rel="noopener">il missile americano antinave Long Range Anti Ship Missile (<strong>Agm-158C</strong>)</a> è dotato di un <em>seeker</em> multi modale per l’aggancio semi autonomo dei bersagli, capace di distinguere le unità navali militari dal naviglio non combattente, fattore che ha fatto ritenere che il nuovo missile sia dotato di una forma di Ia che si servirebbe anche di un sistema Gps del tutto nuovo, molto preciso e immune ai disturbi elettronici.</p>
<p>La Russia, nel suo <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/sistema-antinave-russo-bastion-killer-delle-portaerei-usa.html" target="_blank" rel="noopener">sistema missilistico da difesa costiera Bastion</a>, utilizza il vettore <strong>P-800 Oniks</strong> che si adatta all’ambiente ostile grazie ad un certo livello di Ia che gli permette anche di distinguere, come nel sistema americano, tra i bersagli in modo da stabilire una priorità, scegliere la strategia di attacco migliore e colpire l’obiettivo prescelto escludendo errori di manovra e neutralizzando le possibili contromisure del nemico inclusi i falsi bersagli.</p>
<p>Questi sono solo alcuni esempi dei sistemi d&#8217;arma in cui potrebbe trovare largo impiego l&#8217;intelligenza artificiale. Potenzialmente i campi di impiego abbracceranno moltissimi sistemi <em>manned</em> e <em>unmanned</em> come gli Uav più grandi, tipo gli americani Reaper e Global Hawk, i cinesi Wing Loong o l&#8217;ultimo nato <a href="https://it.insideover.com/guerra/nuovo-drone-russo-okhotnik-b.html" target="_blank" rel="noopener">Okhotnik-b russo</a>, oppure i nuovi sistemi Usv e Uuv.</p>
<p>Gli Stati Uniti anche nel campo navale, ad esempio, sono molto attivi da questo punto di vista: <a href="https://www.armscontrol.org/act/2019-03/features/autonomous-weapons-systems-laws-war" target="_blank" rel="noopener">nell&#8217;aprile del 2016</a> l&#8217;Us Navy congiuntamente col Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency) ha varato il <strong>Sea Hunter</strong>, un trimarano lungo 40 metri senza equipaggio in grado di navigare per mesi in totale autonomia alla ricerca di sottomarini nemici la cui posizione viene immediatamente segnalata a operatori umani.</p>
<p>Esiste poi tutto un filone di veicoli terrestri, spesso di architettura <strong>biomeccanica</strong> ispirata dagli animali, che svolgerà o sta già svolgendo compiti per sostituire il fattore umano in ambienti ad alto rischio, come quelli contaminati da radioattività, aggressivi chimici o batteriologici, o utilizzati per risparmiare perdite umane in situazioni ad pericolose come i combattimenti in centri abitati ed il disinnesco di <strong>Ied</strong>, oppure più semplicemente per il trasporto di uomini e materiali.</p>
<p>I Laws avranno sicuramente un ruolo preponderante negli scenari di guerra futuri proprio perché escludono l&#8217;uomo dalla pericolosità del campo di battaglia. In più uno strumento che non sente la fatica, che non ha bisogno di essere nutrito e che può rimanere in area operativa in modo continuativo per ore o giorni senza sosta rappresenta un fattore nuovo determinante nello sbilanciamento dei rapporti di forza sul campo di battaglia.</p>
<h2>Un futuro che è già presente</h2>
<p>Nel panorama dei conflitti asimmetrici e ibridi attuali, questi sistemi d&#8217;arma <a href="https://it.insideover.com/guerra/futuro-della-guerra-gia-droni-missili-governeranno-campi-battaglia.html" target="_blank" rel="noopener">si sono già ritagliati la propria &#8220;nicchia ecologica&#8221;</a>. Se pensiamo solamente alla raccolta di informazioni, all&#8217;intelligence, il ruolo dei droni da ricognizione &#8211; siano essi sistemi aeronautici o navali &#8211; è imprescindibile dal resto delle operazioni militari: grazie alla loro <strong>versatilità di impiego</strong>, non dipendente ad esempio da percorsi prestabiliti e determinabili come quelli delle orbite dei satelliti spia, e al fatto che tali strumenti, non avendo un pilota effettivamente a bordo, siano più spendibili rispetto ad un classico velivolo da ricognizione come gli U-2 americani, tali mezzi sono entrati da decenni nel novero dei sistemi d&#8217;arma fondamentali di qualsiasi forza armata moderna.</p>
<p>La miniaturizzazione della tecnologia informatica e l&#8217;ingresso dell&#8217;intelligenza artificiale ha ampliato lo spettro di possibilità riservato a tali macchine che, conseguentemente, hanno rivoluzionato non solo le tattiche di impiego ma la stessa dottrina militare. Un piccolo Ucav, ad esempio, può facilmente penetrare tra le maglie difensive del nemico date le sue stesse dimensioni e se dotato di Ia può autonomamente riconoscere e colpire i bersagli. Se poi ci si venisse a trovare di fronte a centinaia di droni lancianti simultaneamente, qualsiasi sistema difensivo sarebbe saturato dal numero stesso e pertanto risulterebbe quasi del tutto inefficace. I droni infatti rappresentano un mezzo di interdizione del campo di battaglia a basso costo: la stessa Us Navy ha nella lista delle sue principali minacce l’uso di Usv “suicidi” dotati di potenti cariche esplosive, una sorta di riedizione in chiave moderna dei “barchini esplosivi” della Regia Marina durante la Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>Tali strumenti sono stati più volte utilizzati in conflitti asimmetrici come ad esempio quello siriano o nel contrasto che Israele sta portando alle attività delle milizie sciite in Medio Oriente. <a href="https://it.insideover.com/guerra/sciame-droni-attacca-basi-russe-siria.html" target="_blank" rel="noopener">A gennaio del 2018</a> uno sciame di Uav ha attaccato la base russa in Siria di Hmeymim ed il centro logistico della base navale di Tartus e 13 di essi sono stati abbattuti o intercettati dai sistemi di difesa, e non è stato l&#8217;unico caso: <a href="https://www.analisidifesa.it/2018/08/siria-i-russi-abbattono-45-droni-diretti-contro-la-base-di-hmeimin/" target="_blank" rel="noopener">ad agosto dello stesso anno altri 45 piccoli Uav</a> di fabbricazione artigianale sono stati intercettati e distrutti dalle difese russe della base.</p>
<p>In occasione del primo attacco, Ruslan Pukhov, direttore del Centro di Analisi per la Strategia e Tecnologia, aveva affermato che vari gruppi non governativi avevano già utilizzato la tecnologia a pilotaggio remoto per portare attacchi aggiungendo che, dai resti dei droni utilizzati, si fosse determinato come questi fossero autocostruiti ma tutto fuorché rudimentali, suggerendo quindi il raggiungimento di un’elevata capacità tecnica. Sempre secondo gli esperti russi, motore, servocomandi, sistema di controllo e chip Gps erano indice di una tecnologia fai da te.</p>
<p>La stessa t<strong>ecnologia artigianale</strong>, sebbene con forti sospetti che sia da ricondurre ad un attore statale, del <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-siria-cattura-un-drone-armato-di-bombe-nei-pressi-del-golan.html" target="_blank" rel="noopener">drone recentemente abbattuto in Siria</a> che stava per effettuare un attacco nei pressi di Damasco.</p>
<p>Piccoli droni potenzialmente possono venire utilizzati per colpire <strong>obiettivi civili</strong>: lo scenario peggiore vede compiere un attacco terroristico con aggressivi chimici o batteriologici spruzzati da uno di questi velivoli su una città. Scenari simili, in cui un drone ha effettuato un &#8220;attacco&#8221; ad un obiettivo civile, sono già successi: <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Gatwick_Airport_drone_incident" target="_blank" rel="noopener">lo scorso dicembre l&#8217;aeroporto di Gatwick è stato oggetto di un&#8217;incursione di un drone</a> che per due giorni, a fasi alterne ha impedito la normale attività di volo provocando la cancellazione di centinaia di voli e quindi la chiusura dello scalo londinese. L&#8217;incursione, oltre a provocare danni per milioni di euro, ha dimostrato una cosa: la fragilità delle infrastrutture davanti a simili scenari e l&#8217;estrema difficoltà, per le forze armate o di polizia, di intervenire per eliminare la minaccia.</p>
<h2>Una difficile difesa</h2>
<p>Il problema della <strong>difesa</strong> da attacchi portati da Uav e Ucav di piccole e medie dimensione è tutt&#8217;altro che di semplice risoluzione.</p>
<p>I sistemi difensivi attualmente in dotazione alle forze armate, che forniscono un ombrello difensivo antiaereo fisso o mobile contro velivoli di dimensioni medie o grandi, risultano poco efficaci se non del tutto inutilizzabili contro questa tipologia di velivoli: gli Stati Uniti, oltre ai missili <strong>Patriot</strong> nella loro versione Pac-3, hanno 700 <strong>Avenger</strong>, ovvero delle jeep Humvee modificate con missili Stinger, e stanno studiando di montare le torrette Avenger su ruotati 8×8 e aggiungere agli Stinger i missili Al-3, versione terrestre del celeberrimo Sidewinder. In Italia invece si sta procedendo alla modernizzazione dei sistemi Skyguard e Spada e si stava sviluppando il <strong>Camm</strong> (Common Anti-Air Modular Missile), progetto portato avanti da Mbda Italy e Uk in due versioni diverse – Er (Extended Range) per l’Italia e M (o Sea Ceptor) per l’Inghilterra – ma queste tipologie di armi sono poco o nulla efficaci contro droni di medie dimensioni e quasi del tutto inutili contro i micro Uav. Nemmeno le celeberrime <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-sistema-di-difesa-russo-in-siria.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>bolle difensive russe</strong></a>, dal punto di vista dei sistemi di intercettazione cinetica, sono efficaci contro questa minaccia: nonostante S-300, 400 e Pantsir i mini droni restano una seria minaccia.</p>
<p>Esistono poi dei dispositivi portatili, tipo <em>manpads</em>, come il bazooka <strong>SkyWall</strong> 100 della britannica OpenWorks Engineering, che spara una rete per catturare fisicamente il drone, ma è impensabile distribuire decine o centinaia di soldati sul perimetro di un aeroporto o di una base sempre pronti ad entrare in azione in caso di attacco.</p>
<p>Diverso è il fronte dei sistemi di difesa elettronici o a energia diretta. Esistono strumenti in grado di disturbare i sistemi di guida di un drone, come ad esempio quello satellitare, o di surriscaldarne i componenti sino a provocarne il malfunzionamento con laser o fasci di microonde: in quest&#8217;ultima categoria rientrano dispositivi come il <strong>Blade</strong> (Ballistic Low Altitude Drone Engagement) ed il <strong>Thor</strong> dell&#8217;Usaf che sarebbe in grado di colpire sciami di droni, ma siamo ancora in fase di sviluppo embrionale.</p>
<p>Del tutto matura, invece, è proprio la capacità di contrasto Em: ad esempio <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-russia-spegne-il-segnale-gps-sopra-il-medio-oriente.html" target="_blank" rel="noopener">il segnale Gps (o Glonass) viene disturbato</a>, con particolari apparecchiature, facendogli fornire false informazioni oppure spento. Questi due metodi si chiamano in gergo <em>spoofing</em> e <em>jamming</em>, ed è il <em>modus operandi</em> dei sistemi russi come il <strong>Richag-AV</strong> ed il <strong>Krashuka-4</strong> che sono entrati in azione proprio in Siria più volte e non solo per contrastare gli attacchi di droni.</p>
<p>L&#8217;industria bellica ha ricevuto le criticità e sta adeguandosi: attualmente la Counter-drone technology, anche nota come C-Uas, ha già sviluppato oltre 230 prodotti creati da 155 compagnie in 33 paesi e si prevede che i fondi stanziati per questo ramo della Difesa passeranno dai 499 milioni di dollari del 2018 a 2,3 miliardi nel 2024.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/con-micro-droni-e-intelligenza-artificiale-guerra-fantascienza.html">Micro droni e intelligenza artificiale: la guerra diventa fantascienza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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