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Il nuovo drone “LongShot” di General Atomics, designato ufficialmente X-68A, ha completato i suoi test a terra e si avvia verso la sua prima prova di volo. Il drone è un UCAV (Unmanned Combat Air Vehicle) pensato per trasportare missili aria-aria e utilizzabile da cacciabombardieri di vario tipo.

La prima prova di volo utilizzerà il caccia F-15E e sarà svolta per esplorare come un UCAV in grado di lanciare missili possa aumentare il raggio d’azione di un velivolo e aumentarne la capacità di sopravvivenza, mantenendo la piattaforma di lancio al di fuori della “zona calda” del combattimento aereo, ovvero al di fuori della portata del radar di ricerca e aggancio del bersaglio di un caccia avversario.

La DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) ha diffuso un comunicato il 17 febbraio in cui chiarisce meglio il concetto operativo dietro al programma “LongShot” e gli enti portatori di interesse. Possiamo leggere che il “LongShot” è progettato per cambiare radicalmente le operazioni di combattimento aereo. Il requisito alla base del programma è un drone aviolanciato in grado di essere sganciato da un velivolo più grande, volare davanti rispetto al gruppo di aerei e ingaggiare obiettivi nemici coi propri missili aria-aria. Questo approccio potenzia i tradizionali aerei da combattimento, consentendo loro di rimanere più lontani dalla linea del fronte, aumentando drasticamente la sicurezza dei piloti e ampliando al contempo la portata complessiva del pacchetto di forze e l’efficacia della missione. Il “LongShot” è concepito per essere indipendente dalla piattaforma di sgancio, offrendo opportunità di integrare una variante operativa su caccia, bombardieri o di essere impiegato anche come munizione pallettizzata da velivoli da trasporto secondo un concetto già visto e sperimentato coi missili da crociera (il Rapid Dragon).

I test a terra, riferisce ancora la DARPA, hanno riguardato prove in galleria del vento e prove di funzionalità del paracadute di recupero che è montato solo per effettuare le prove di volo, e ora il “LongShot” si avvia verso il suo primo test di sgancio da un F-15 che dovrebbe essere effettuato “entro la fine del 2026”.

Come accennato, una moltitudine di enti governativi è interessata al progetto di General Atomics: non solo l’U.S. Air Force e in particolare l’AFRL (Air Force Research Laboratory) ma anche l’U.S. Navy con la Naval Air Warfare Center Aircraft Division, l’U.S. Army con il Redstone Test Center del comando test e valutazione, la NASA e molti altri.

The War Zone ci ricorda che nel 2020, General Atomics, Lockheed Martin e Northrop Grumman hanno ricevuto i primi contratti per lavorare su progetti concorrenti per il drone e la DARPA ha scelto il progetto di General Atomics nel 2023.

Dai disegni resi pubblici, si presume che il “LongShot” abbia la forma di un missile da crociera – è presente una presa d’aria sul dorso – con una fusoliera allungata e un muso a spigolo che lo fa ritenere in possesso di caratteristiche stealth. Presenta ali principali a freccia inversa verso la parte posteriore della fusoliera e piccoli canard nella parte anteriore, entrambi in grado di fuoriuscire in posizione dispiegata dopo il lancio. Presenta inoltre una configurazione a doppia coda a V rovesciata e un’ala verticale che sporge leggermente da dietro la presa d’aria dorsale. Sempre dai disegni, il drone è ipotizzato in grado di lanciare da una stiva interna missili AIM-120 AMRAAM, sebbene non se ne conosca la capacità di carico.

Secondo il sito web Designation-Systems.net, la designazione ufficiale “X-68A” nel sistema di designazione statunitense Mission-Design-Series (MDS) lascia intendere che il drone sia propulso da un singolo turbogetto Williams WJ38-15, il che indicherebbe un’elevata velocità massima in regime subsonico. Questo motore è utilizzato anche sul missile da crociera “Taurus” tedesco-svedese.

Sebbene non se ne sappia il costo unitario, il drone è pensato per essere “usa e getta” in quanto il suo recupero in zona di combattimento sarebbe difficile e vanificherebbe l’intento principale del “LongShot”, ovvero tenere assetti manned al di fuori della zona pericolosa del fronte. A quanto risulta l’X-68A sarebbe in grado di riceve dati di lancio – aggiornabili durante il volo – non solamente dalla piattaforma di sgancio ma da tutti gli assetti presenti sul campo di battaglia, quindi anche da un velivolo AEW (Airborne Early Warning) o da una postazione terrestre o sulla superficie marittima.

Bisogna chiarire che il “LongShot” non vuole essere una piattaforma sostitutiva del drone CCV (Collaborative Combat Vehicle), ovvero un velivolo unmanned che si troverà a collaborare nel combattimento aereo coi caccia di quinta e sesta generazione, dotato di intelligenza artificiale che gli permetterà di riconoscere gli obiettivi primari e di attaccarli in modo autonomo (ma comunque secondo il principio man-in-the-loop). Il “LongShot”, invece, è pensato per essere un ausilio al combattimento aria-aria in BVR (Beyond Visual Range) per assetti manned, come i caccia, e non pilotati come i droni di tipo CCV, che ha il vantaggio di essere spendibile, e quindi, negli intenti delle forze armate USA, poter essere utilizzato in gran numero. Risulta immediatamente chiaro che questo concetto risponde all’esigenza statunitense di avere un mezzo di pronto impiego, a basso costo e quindi numericamente consistente per affrontare la minaccia aerea avversaria in ambienti altamente contestati, e il pensiero va, ancora una volta, allo scenario di un possibile scontro diretto con la Repubblica Popolare Cinese nelle vaste distese del Pacifico.

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