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Guerra /

Le autorità siriane hanno riferito al media di Stato Sana che un piccolo drone armato di bombe è stato abbattuto stamane sopra la città di Erneh, nei pressi del monte al-Sheik facente parte delle alture del Golan.

Il drone, apparentemente di fabbricazione artigianale, era dotato di due tubi contenenti bombe – probabilmente di mortaio – e di un certo quantitativo di esplosivo C4 che avrebbe dovuto servire per la sua autodistruzione in caso di cattura.

Al momento in cui scriviamo nessuno ha rivendicato il tentato attacco e non è chiaro quale fosse l’obiettivo del drone armato. Quanto accaduto oggi avviene a due giorni dall’abbattimento di un altro drone nei pressi di Damasco, che ha fatto da cornice ad una serie di esplosioni avvenute nei sobborghi di Jermana, a sud est della capitale siriana.

Lo spettro di Israele

Simili attacchi con droni non meglio identificati di fabbricazione artigianale sono diventati piuttosto comuni in Siria ed in Libano: a fine agosto un tentato decapitation strike effettuato da piccoli droni è stato sventato a Beirut. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25, mentre i vertici delle milizie sciite filoiraniane, di Hezbollah, e della Forza Quds erano riuniti nella capitale libanese, un piccolo velivolo, poi abbattuto, ha cercato di colpire l’edificio sede del summit.

Hezbollah in quella occasione ha puntato immediatamente il dito contro Israele, non a torto crediamo, sostenendo che si era trattato di un evidente “attacco suicida”.

Tel Aviv, del resto, non ha mai né ammesso né negato la paternità dei diversi attacchi effettuati in territorio siriano e libanese che hanno caratterizzato questa “lunga estate calda” mediorientale appena terminata, e avrebbe avuto tutto l’interesse di tentare un colpo simile: l’occasione di avere tutte le personalità di spicco del fronte avversario riunite sotto lo stesso tetto era troppo ghiotta per lasciarsela scappare.

Non sappiamo quale fosse l’obiettivo della tentata incursione di oggi, e né le autorità siriane né i media hanno fornito ulteriori dettagli, ma mettendo insieme le tessere del puzzle di più di 3 mesi di attacchi “minori” in territorio siriano sembra che ci sia in atto un tentativo di mettere pressione sul governo di Damasco, e non solo colpire gli obiettivi militari delle milizie filoiraniane presenti in Siria.

Una sporca guerra

Ormai è chiaro a tutti che Israele ha alzato l’asticella dello scontro armato con l’Iran e con i suoi proxy che operano tra l’Iraq, la Siria ed il Libano: in questi mesi ci sono stati diversi attacchi diffusi nei tre Stati mediorientali con almeno due novità rispetto al passato: le incursioni in Iraq e la ripresa degli attacchi in Libano che hanno messo nel centro del mirino Hezbollah interrompendo una tregua che durava da anni.

Siamo davanti a quella che a tutti gli effetti è una guerra, sebbene non apertamente dichiarata, che miete morti e feriti da entrambe le parti, ma che sicuramente vede l’ago della bilancia sbilanciato a favore di Tel Aviv, che dispone di mezzi e capacità di colpire i propri avversari che coprono un vasto spettro di opzioni.

Esiste però un attore presente nell’area, stretto alleato di Israele, che ha parzialmente cambiato le carte in tavola: la Russia. Da quando Mosca è intervenuta direttamente in Siria, e soprattutto da quando è stato abbattuto il velivolo da ricognizione elettronica Il-20 lo scorso settembre, il contrasto agli avversari storici dello Stato ebraico ha dovuto ridimensionarsi, almeno per quanto riguarda la Siria.

Il Cremlino ha infatti via via ristretto il campo d’azione delle Idf, le Forze Armate israeliane, sino ad arrivare alla situazione attuale dove vengono tollerati i raid israeliani in Siria purché non colpiscano direttamente obiettivi siriani, ma si limitino alle forze sciite e iraniane presenti sul territorio.

Crediamo, però, che in fondo Tel Aviv non abbia rinunciato a colpire il suo storico nemico e vicino di casa, ma impossibilitata ad usare assetti “che mostrano la bandiera” come i cacciabombardieri e i missili da crociera, abbia ripiegato sull’utilizzo di tutta una serie di piccoli droni di fabbricazione artigianale virtualmente non riconducibili ad Israele.

Questo spiegherebbe tutta la serie di misteriosi attacchi avvenuta con questi strumenti che ha caratterizzato gli ultimi mesi e che hanno messo nel mirino Damasco ed i suoi sobborghi oltre a diverse zone intorno alle alture del Golan, occupate militarmente da Israele sin dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967.