Long Range Anti Ship Missile (Agm-158C) o Lrasm. Si chiama così il nuovissimo missile antinave americano il cui sesto test operativo è avvenuto presso il Point Mugu sea range in California. A darne l’annuncio è stata la stessa Lockheed Martin, ditta che produce il nuovo vettore derivato dal progetto Jassm, il 19 marzo scorso.

Il missile è stato lanciato da un bombardiere B-1B “Lancer” del 337° Test Squadron di base a Dyess ed ha colpito con successo il proprio bersaglio: una nave con dei container a simulare un’unità da guerra avversaria.
L’Agm-158C è un missile “stand off” – ovvero lanciabile ad una distanza tale da permettere all’attaccante di eludere il fuoco nemico di risposta – con una gittata stimata di 550/600 km dalle caratteristiche stealth e dall’alta precisione. Lungo 4,27 metri (senza booster) e con una apertura alare di 2,4 pesa approssimativamente una tonnellata ed è dotato di una testata convenzionale da 450 kg a frammentazione.

Segue un regime di volo subsonico a bassissima quota (sea skimming) e può essere lanciato dai bombardieri B-1B (fino a 24 esemplari internamente), dai caccia F/A-18 “Super Hornet” e dal sistema di lancio verticale (Vls) Mk-41 montato, nelle sue varie varianti, sui cacciatorpediniere classe “Arleigh Burke”, sugli incrociatori classe “Ticonderoga” ed in dotazione ad altre unità delle Marine di Australia, Germania, Giappone, Uk, Turchia, Spagna e Corea del Sud. Qualora venga usato da unità navali l’Agm-158C necessita di un booster Mk-114 con motore a razzo. Probabilmente in futuro sarà anche possibile vedere il missile montato sul F-35 nelle sue varie versioni (esternamente date le dimensioni) in quanto il nuovo cacciabombardiere di quinta generazione è già previsto che possa trasportare il Jassm sebbene ancora questo tipo di missile non sia entrato in servizio.

Il missile impiega una nuova suite di sensori rispetto al Jassm da cui deriva alcuni dei quali sono forniti dalla inglese Bae come il seeker multi modale per l’aggancio semi autonomo di bersagli capace di distinguere le unità navali militari dal naviglio non combattente, fattore che fa ritenere dagli specialisti che il nuovo missile antinave sia dotato di una forma di intelligenza artificiale che si servirebbe di un sistema GPS del tutto nuovo molto preciso e immune ai disturbi elettronici. A quanto pare tutto il missile sarebbe in grado di eludere le difese EW attualmente attive proprio grazie ad una nuova sensoristica che riduce la dipendenza dalle piattaforme Isr e quindi in grado di lavorare in ambienti “poveri” di informazioni ottenendo comunque una precisione ottimale.

Il programma fu lanciato ufficialmente nel 2009 dalla Darpa ed il primo testo coronato da successo avvenne il 27 agosto del 2013 quando un Lrasm fu lanciato sempre da un B-1B. L’anno successivo la Us Navy adottò il progetto per far fronte alla carenza di un missile antinave moderno data la repentina obsolescenza degli “Harpoon” in dotazione, emanando la specifica Offensive Anti-Surface Warfare (OASuW) Increment 1. Così con una velocità doppia rispetto ad altri programmi e allo stesso Jassm, si è quasi colmato il vuoto tecnologico per un moderno missile antinave da poter schierare per affrontare la nuova minaccia data dalle recenti costruzioni cinesi. La Cina ha infatti speso molto nella modernizzazione della sua flotta e del suo arsenale missilistico per la Surface Warfare: il missile balistico DF-21D, ad esempio, può colpire bersagli navali sino a 1500 km di distanza mentre il missile da crociera YJ-18, schierato nel 2015, può raggiungere una gittata massima di quasi 550 km (290 miglia nautiche). Strumenti efficaci di interdizione marittima soprattutto in quei “choke point” che contornano le acque del Pacifico Occidentale come lo Stretto della Malacca, della Sonda oppure tutti i passaggi obbligati che vanno dall’arcipelago giapponese sino alle Filippine. L’esigenza di sostituire i vecchi missili “Harpoon” Block 1C il cui raggio d’azione è di 125 km, era estremamente urgente. Il programma infatti è entrato nella fase “low rate initial production” già a partire dal 2016 e si prevede il missile possa entrare in servizio con i B-1B quest’anno e con gli F/A-18 l’anno prossimo in numero di 110 esemplari per sopperire alle prime impellenti richieste dell’Usaf e dell’Us Navy in attesa di competere per la successiva specifica OASuW Increment 2 per un missile “stand off” imbarcato che molto probabilmente vedrà ulteriori innovazioni applicarsi al Lrasm.

Lrasm che, nella sua versione B – il cui sviluppo è stato per il momento sospeso – potrebbe fungere da base per il missile ipersonico Usa ora che la Russia ha ufficializzato la nascita dei propri sistemi di tal tipo come il Kinzhal recentemente testato. Nei vari progetti finanziati per l’anno fiscale 2019 ce n’è uno sempre del Darpa che si chiama Hawc (Hypersonic Air-breathing Weapon Concept) che potrebbe riesumare il Lrsam-B così frettolosamente messo da parte qualche anno fa. Il valore iniziale di tale finanziamento è di soli 14,3 milioni di dollari appunto perché si tratterebbe solo di recuperare un progetto momentaneamente sospeso, tanto che secondo gli analisti di oltre Atlantico dovrebbe volare proprio entro il 2019. Un missile da crociera ipersonico, ovvero volante ad una velocità pari o superiore a Mach 5, sarebbe virtualmente invulnerabile rispetto agli attuali sistemi di difesa aerei in quanto non esiste nessun missile o sistema di artiglieria in grado di intercettarlo. Esisteva già un programma simile per l’Usaf – il Boeing X-51 “Waverider”, un dimostratore tecnologico “scramjet” in grado di viaggiare a Mach 5.1 – che fece il suo debutto ufficiale nel 2013, ma il progetto Lrsam-B sembra più appetibile per una questione di costi (il progetto era già stato finanziato alla Lockheed Martin per 171 milioni di dollari nel 2016) e di stadio avanzato di progettazione/impiego.

La tecnologia ipersonica “scramjet” consiste in un motore che ingerisce aria a velocità supersonica immettendola nella camera di combustione senza diminuirne la velocità e senza l’ausilio delle palette dei compressori di un normale motore a turbina ma utilizzando semplicemente la geometria particolare della presa d’aria, con tutte le problematiche conseguenti alle altissime temperature che si raggiungono durante il ciclo. Affinché questo ciclo funzioni però, è necessario che un missile dotato di un motore di questo tipo venga portato – tramite un secondo motore a razzo – ad una velocità iniziale elevata (per il “Waverider era di Mach 4.5) in modo che l’aria venga compressa a regimi supersonici dalla presa d’aria ed inneschi l’accensione dello “scramjet”.

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