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La Russia nel quadro del suo intervento armato per la risoluzione della crisi siriana, ha lentamente ma costantemente installato un formidabile sistema difensivo a protezione delle proprie basi e dei propri asset militari in Siria.

L’esigenza è stata fortemente sentita soprattutto a partire dall’abbattimento del cacciabombardiere Sukhoi Su-24 “Fencer” ad opera di una coppia di F-16 turchi avvenuta il 24 novembre del 2015 come reazione ad un presunto sconfinamento nello spazio aereo di Ankara da parte del velivolo russo che stava rientrando alla base aerea di Khmeimim, sede del contingente aereo e di terra di Mosca.

Abbattimento che ha avuto come risultato la morte dei due piloti del cacciabombardiere a seguito del mitragliamento da parte delle milizie turcomanne durante la discesa col paracadute.

La bolla difensiva russa in Siria

Quasi immediatamente dopo l’incidente, che è costato la vita ai due piloti del Su-24, la Russia annuncia il dispiegamento di una batteria del sistema da difesa aerea S-400 nei pressi di Latakia (città vicina alla base aerea di Khmeimim) a protezione dei propri velivoli schierati in Siria, che consistono in Sukhoi Su-34, Su-24, Su-25 per l’attacco al suolo e Su-30 e Su-35 per la scorta.

L’anno seguente, a ottobre del 2016, immagini satellitari confermate da osservatori a terra hanno rilevato il dispiegamento anche del sistema S-300 a protezione della base navale di Tartus, concessa in usufrutto a Mosca dal Governo siriano.

Sempre nel 2016 ma nel mese di novembre, immagini satellitari individuano per la prima volta la presenza del sistema antinave costiero Bastion P dislocato 13 chilometri a nord-ovest della cittadina di Masyaf, sita nell’entroterra siriano tra Latakia e Tartus. Sistema che risulta essere entrato in azione, in maniere poco ortodossa rispetto alle sue specifiche, contro bersagli terrestri dell’Isis.

A gennaio del 2017 un satellite israeliano scopre anche il dispiegamento del sistema balistico a corto raggio Iskander M, dislocato sempre presso la base aerea di Khmeimim, che ora si configura come il vero e proprio centro nevralgico della presenza russa sul suolo siriano.

A settembre del 2017 le batterie di S-400 in Siria salgono a due, e questa seconda viene schierata sempre nella zona di Masyaf proprio dove è stato posizionato il sistema Bastion P. Questa volta la fonte delle immagini satellitari è la Airbus Defense Space Imagery.

A gennaio del 2018 il dispositivo difensivo russo si rinforza ulteriormente con il dispiegamento di due batterie di S-400 presso la base navale di Tartus e di altre due presso la base aerea di Khmeimim

Contestualmente ai primi invii di sistemi missilistici da difesa aerea come S-300 e 400 la Russia ha fornito alle proprie forze il sistema per la difesa di punto – o a corto raggio – Pantsir S2 (Sa-22 “Greyhound” in codice Nato) che viene utilizzato anche dall’Esercito Siriano nella versione S1 ed è stato colpito nell’attacco di maggio del 2018 portato da Israele contro obiettivi siriani ed iraniani. Si pensa che il Pantsir colpito dal missile da crociera israeliano Delilah non fosse operativo.

A corollario di questo schieramento si ricorda anche la presenza di sistemi di disturbo elettronico mobili come il Richag AV che risulterebbe essere entrato in azione durante l’attacco dell’aprile 2018 quando alcuni missili da crociera Tomahawk sono andati fuori bersaglio.

Le conseguenze strategiche della bolla difensiva russa

Il posizionamento di diversi e moderni sistemi A2/AD (Anti Access / Area Denial) in Siria ha cambiato le carte in tavola dello scacchiere strategico del Medio Oriente.

Se prima la Russia poteva contare solo sui sistemi imbarcati delle diverse unità navali che a rotazione – spesso e volentieri incostante – si alternavano nel porto di Tartus, unica base russa nell’area mediterranea prima dell’intervento armato del 2015, ora Mosca possiede un ombrello difensivo e offensivo di lunga portata pari a quello di altre regioni della madrepatria, come l’enclave baltica di Kaliningrad, la Crimea o la zona delle Curili/Kamčatka.

Pertanto Mosca è in grado non solo di fornire protezione ai suoi vari asset militari che di volta in volta si alternano per terra, mare e aria nella regione del Mediterraneo Orientale, ma ha stabilito una zona di ampio raggio in cui controlla effettivamente qualsiasi azione dell’Occidente e degli alleati che ha nell’area, come Israele.

I radar di lunga portata dei vari sistemi come l’S-400 possono infatti fornire dati molto preziosi alla Russia per quanto riguarda gli ultimi sistemi occidentali come F-22 ed F-35, e non è infatti un caso che i Lightning II israeliani che sono entrati in azione recentemente abbiano volato con un particolare dispositivo di incremento della Rcs (Radar Cross Section).

Anche dal punto di vista Elint (Electronic-signal Intelligence) la “bolla difensiva” siriana è particolarmente preziosa: essendo la zona molto attiva in ambito elettronico – si ricorda a titolo d’esempio la presenza del radar di ultima generazione AN/TPY-2 a Kürecik in Turchia o in Israele – i sistemi di sorveglianza e spionaggio russi di ultima generazione hanno la possibilità di essere particolarmente attivi in tutta sicurezza.