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	<title>Pena di morte Archives - InsideOver</title>
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	<title>Pena di morte Archives - InsideOver</title>
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		<title>Pena di morte per i palestinesi: Israele accelera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 09:09:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/israele.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/israele-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La norma, per come viene descritta, non si applicherebbe agli israeliani ebrei che uccidono palestinesi in circostanze simili. </p>
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<p>La politica ha un talento speciale: trasformare ciò che per decenni è rimasto teorico in qualcosa di improvvisamente “necessario”<strong>. In Israele la pena di morte esisteva già sulla carta, </strong>come un vecchio arnese chiuso in cantina dopo il caso<a href="https://it.insideover.com/guerra/gideon-levy-e-il-sadismo-di-israele.html"> Eichmann</a> del 1962. Ora qualcuno ha deciso di rispolverarlo, oliarlo e magari usarlo, guarda caso nel momento di massima tensione con i palestinesi.</p>



<p>I segnali non sono solo parole da talk show. Il servizio penitenziario, raccontano i media locali, si starebbe già organizzando: <strong>strutture dedicate, personale formato, procedure studiate, perfino viaggi all’estero per capire come si fa. </strong>Quando la burocrazia si muove così in anticipo rispetto alla legge, di solito significa che la politica ha già scelto la direzione e aspetta solo di formalizzarla.</p>



<p>Il disegno di legge ha superato la prima lettura alla Knesset. Ne mancano altre due. Ma intanto la macchina si scalda. Si parla di esecuzioni rapide dopo la sentenza definitiva, di squadre di volontari, di meccanismi studiati nei dettagli. Non è il dibattito filosofico sulla giustizia: <strong>è logistica della morte di Stato.</strong></p>



<p>Il bersaglio dichiarato sono i palestinesi accusati di terrorismo, a partire dai membri della Nukhba di Hamas legati agli attacchi del 2023, poi altri casi gravi in Cisgiordania. E qui arriva il punto che fa alzare più di un sopracciglio: la norma, per come viene descritta, <strong>non si applicherebbe agli israeliani ebrei che uccidono palestinesi in circostanze simili. </strong>Più che una legge penale sembra una legge identitaria. Non proprio il biglietto da visita ideale per chi rivendica di essere l’unica democrazia piena della regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La narrativa di Hamas</h2>



<p>Il governo risponde alla propria opinione pubblica, ferita e arrabbiata dopo anni di attentati e dopo la guerra di Gaza. La linea dura porta consenso interno: mostra forza, promette deterrenza, dà l’idea di chiudere i conti. Ma la deterrenza, in questi conflitti, è una bestia capricciosa. <strong>Per chi è pronto a morire in un attacco, la minaccia della forca non cambia molto. </strong>Per le organizzazioni armate, invece, ogni esecuzione può diventare carburante di propaganda e reclutamento.</p>



<p>Poi c’è il fronte internazionale. Gli esperti delle Nazioni Unite ricordano che le condanne a morte automatiche comprimono la discrezionalità dei giudici e <strong>rendono difficile valutare attenuanti e contesto. </strong>Le organizzazioni per i diritti umani parlano di rischio di abusi, di arresti di massa con accuse vaghe, di condizioni carcerarie già durissime. Hamas, dal canto suo, usa la vicenda per rafforzare la narrativa della persecuzione sistematica. Ognuno suona il proprio spartito, e il risultato è un concerto stonato ma rumoroso.</p>



<p>Il vero nodo è politico: quando la pena di morte entra nel conflitto israelo-palestinese, non resta mai solo una questione giuridica. Diventa messaggio, simbolo, bandiera. Serve a dire “non torneremo indietro”. Il problema è che anche l’altra parte, di solito, prende nota e rilancia. <strong>Gli alleati occidentali si trovano nella solita posizione scomoda:</strong> difendere la sicurezza di Israele ma dover spiegare ai propri elettori perché chiudono un occhio su misure che, altrove, criticherebbero senza esitazioni. La reputazione internazionale è una moneta che si consuma lentamente ma si spende in fretta.</p>



<p>Alla fine resta una domanda semplice: introdurre davvero la pena di morte renderà Israele più sicuro o solo più duro? La storia della regione suggerisce che ogni giro di vite produce un contro-giro. Ma la politica, si sa, ragiona sul prossimo consenso. <strong>La storia presenta il conto più tardi.</strong> E non accetta ricorsi.</p>
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		<title>Nell&#8217;Iran sotto assedio il boia non si ferma: è record di condanne a morte</title>
		<link>https://it.insideover.com/giudiziaria/nelliran-sotto-assedio-il-boia-non-si-ferma-e-record-di-condanne-a-morte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 11:54:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="457" height="305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1.jpeg 457w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1-300x200.jpeg 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></p>
<p>Oltre mille esecuzioni nei primi nove mesi del 2025: nell'Iran assediato dalle sanzioni la pena capitale è uno strumento di controllo. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="457" height="305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1.jpeg 457w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1-300x200.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 457px) 100vw, 457px" /></p>
<p>Il dato diffuso dalla Ong Iran Human Rights – <strong>oltre mille esecuzioni nei primi nove mesi del 2025</strong> – non è soltanto un indice dell’arretratezza giuridica del sistema iraniano, ma un messaggio politico. <strong>L’impiccagione, usata come spettacolo di terrore nelle carceri </strong>e, talvolta, in pubblico, diventa l’equivalente di un discorso presidenziale: serve a riaffermare che lo Stato clericale mantiene il controllo. La <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/nelliran-che-si-e-scontrato-con-israele-torna-con-forza-il-nazionalismo.html">Repubblica islamica non è nuova a questa strategia</a>. Negli anni Ottanta, quando la guerra con l’Iraq e le tensioni interne minacciavano la sopravvivenza del regime, le esecuzioni di massa furono lo strumento per piegare oppositori reali o presunti. Oggi, il contesto è diverso ma non meno insidioso: proteste popolari, crisi economica, tensioni con Israele e isolamento diplomatico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;effetto delle proteste e della guerra con Israele</h2>



<p>Le rivolte del 2022-2023, nate dalla morte di Mahsa Amini, hanno rivelato che la legittimità del sistema è fragile.<a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-contro-iran-guerra-ombra-nel-sistan-balochistan.html"> La breve guerra di giugno 2025 con Israele,</a> benché conclusa in dodici giorni, ha accentuato la percezione di vulnerabilità. In questo quadro, la pena capitale diventa un moltiplicatore di paura: non solo un castigo per chi ha trasgredito, ma <strong>un avvertimento preventivo a tutta la società.</strong></p>



<p>Dietro le impiccagioni, però, si intravede anche un calcolo economico. <strong>Il 50% delle esecuzioni riguarda reati di droga:</strong> l’Iran è un corridoio per gli oppiacei provenienti dall’Afghanistan e i traffici alimentano reti criminali e corruzione. Eliminare migliaia di piccoli spacciatori o trafficanti significa, da un lato, mostrare la volontà di “pulizia”, dall’altro mascherare la crescente incapacità di gestire fenomeni sociali e criminali che si alimentano della crisi economica. Con l’inflazione alta, le sanzioni reintrodotte dall’ONU e il rial deprezzato, il regime trasforma l’impiccagione in un surrogato di stabilità.</p>



<p>Non si può dimenticare che una parte delle esecuzioni colpisce accusati di spionaggio per Israele. In un Paese ossessionato dalla penetrazione dei servizi segreti stranieri, <strong>giustiziare pubblicamente un “agente del Mossad”</strong> significa rinsaldare la narrativa dell’accerchiamento e legittimare l’apparato militare-securitario. <strong>È la logica del “nemico esterno” come collante interno.</strong> In un Medio Oriente segnato da conflitti ibridi e guerra di intelligence, la forca diventa l’estensione delle operazioni militari sul piano domestico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica della paura</h2>



<p>La repressione non è solo affare interno. Avviene proprio mentre il presidente <strong>Masoud Pezeshkian</strong> si presenta all’Assemblea generale dell’ONU, nel momento in cui la comunità internazionale discute di nucleare iraniano e nuove sanzioni. È un messaggio duplice: all’interno, <strong>lo Stato non arretra</strong>; all’esterno, l’Iran non si lascia condizionare dalle pressioni occidentali. La pena di morte, insomma, diventa linguaggio geopolitico.</p>



<p>Le esecuzioni di massa si inseriscono in una cornice più ampia: la guerra economica. Le sanzioni hanno ridotto drasticamente gli spazi di manovra di Teheran, costringendo il Paese a dipendere da reti parallele con Russia, Cina e Paesi dell’Asia centrale. Ma <strong>l’uso sistematico della pena capitale rischia di avere un costo geopolitico e geoeconomico crescente</strong>: peggiora l’immagine internazionale dell’Iran, disincentiva investimenti e alimenta la narrazione occidentale di un regime “fuorilegge”. In un’epoca in cui le relazioni economiche sono sempre più legate alla reputazione e alla conformità agli standard internazionali, l’Iran paga un prezzo non solo morale, ma anche materiale.</p>



<p><strong>Mahmood Amiry-Moghaddam</strong>, direttore di IHR, parla apertamente di “crimini contro l’umanità”. Se l’ONU accogliesse questa impostazione, la questione delle esecuzioni entrerebbe nella stessa categoria giuridica delle violenze etniche o delle pulizie politiche. Sarebbe una svolta pesante: ogni trattativa sul nucleare, ogni accordo economico, ogni apertura diplomatica dovrebbe fare i conti con <strong>la dimensione criminale della repressione iraniana.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La doppia trappola di Teheran</h2>



<p>Teheran appare così prigioniera di una doppia trappola: da un lato, la necessità di mostrare forza attraverso la repressione, dall’altro l’inevitabile isolamento che questa stessa repressione produce. <strong>La strategia della paura</strong> può garantire sopravvivenza immediata al regime, ma ne mina la resilienza nel lungo periodo. Perché nessuna economia può reggersi solo sulla paura, e nessuna geopolitica può ignorare per sempre l’impatto delle forche.</p>
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		<item>
		<title>Perché Luigi Mangione non deve essere condannato a morte</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/perche-luigi-mangione-non-deve-essere-condannato-a-morte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 08:47:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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<p>Chiesta la pena di morte per Mangione: il caso che ha suscitato scalpore fin dal primo secondo ora rischia di diventare ancora più politico.</p>
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<p>La segretaria alla Giustizia statunitense, <strong>Pam Bondi</strong>, ha annunciato di aver ordinato ai procuratori federali di richiedere la <strong>pena di morte </strong>per <strong><a href="https://it.insideover.com/criminalita/caro-mangione-ti-scrivo-negli-usa-unonda-di-solidarieta-per-il-vendicatore-dei-malati.html">Luigi Mangione</a></strong>, il 26enne accusato dell&#8217;omicidio dell&#8217;amministratore delegato di UnitedHealthcare, <strong>Brian Thompson</strong>, avvenuto lo scorso dicembre a New York. Bondi ha spiegato che la decisione di chiedere la pena di morte rientra nell&#8217; &#8220;<em>agenda del presidente Trump per fermare il crimine violento e rendere l&#8217;America di nuovo sicura</em>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mangione è un assassino, non si discute</h2>



<p><strong>Luigi Mangione è un assassino</strong>. E sebbene il suo gesto sia appoggiato da <a href="https://it.insideover.com/societa/deny-defend-depose-viaggio-nella-rabbia-americana.html">un’orda di disperati e dimenticati in un sistema pazzo e impazzito</a>, è e resta un assassino. E per gli assassini sono state inventate le <strong>carceri</strong>: se e quanto la galera rieduchi, tuttavia, è un discorso che merita una digressione a parte. La clausura imposta per legge è già di per sé una severa punizione per chi commette un crimine. L’interruzione della vita, la messa in pausa del domani, la privazione del progetto che è la vita. Questo per punire e tutelare gli altri là fuori. I contrattualisti chiamavano <em><strong>pactum unionis</strong></em> e <em>subjectionis</em> i momenti in cui gli esseri umani si sono stretti per paura, perché <em>homo homini lupus</em>, e poi si sono sottomessi all’idea di Stato. Bene, lì nacque la libertà: quella che termina quando ha inizio quella dell’altro.</p>



<p>La libertà la dona lo Stato, e dunque lo Stato può togliercela. Ma la vita, dall’utero della madre fino al camposanto non è una regalia del Leviatano: ergo, lo Stato non ha il diritto di toglierla a nessuno. Su questo punto sono stati scritti fiumi di inchiostro, è stato versato sangue, si sono vergate leggi. Come accadde per la schiavitù, quella che i Padri Fondatori chiamavano “peculiare istituzione” perché non avevano il coraggio di chiamarla con il suo nome, anche la pena di morte annega negli eufemismi. “<strong>Pena capitale</strong>” è uno di questi: deriva dal latino <em>poena capitalis</em>, dove &#8220;caput&#8221; significa &#8220;testa&#8221;. Questo perché, nell&#8217;antichità, molte esecuzioni prevedevano la decapitazione come metodo principale di esecuzione. Amiamo ancora far rotolare le teste, dunque, come nel Terrore robesperriano. Oppure ancora &#8220;<strong>giustiziare</strong>&#8220;, si suol dire: come se il tristo mietitore a suon di legge restituisca il maltolto ed educhi il prossimo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come potrebbe essere ucciso Mangione</h2>



<p>Negli Stati Uniti esistono <strong>cinque metodi legali di esecuzione</strong>, anche se il loro utilizzo varia a seconda dello Stato. Il metodo più comune è l’<strong>iniezione letale</strong>, che utilizza un protocollo a uno o tre farmaci, ma è spesso oggetto di controversie per esecuzioni mal riuscite e difficoltà nel reperire i prodotti necessari. L’elettrocuzione con la <strong>sedia elettrica</strong>, introdotta nel 1890 a New York, è ancora legale in alcuni Stati come Alabama, Florida e Tennessee, nonostante i numerosi episodi di esecuzioni dolorose. La <strong>camera a gas</strong>, che prevede l’uso di cianuro o gas azoto, è ancora consentita in Arizona e California, sebbene sia considerata particolarmente crudele. Il <strong>plotone di esecuzione</strong>, attualmente legale in Utah, Oklahoma e South Carolina, è raro ma ritenuto più affidabile rispetto all’iniezione letale. Alcuni Stati consentono ai condannati di scegliere tra questi metodi, a seconda della data della condanna. “<em>Come è umano lei</em>”, direbbe il ragionier Fantozzi.</p>



<p>E dietro quest’<strong>industria</strong> c’è un’infinità di uomini e di donne che questo metodo lo avalla, lo studia, lo cesella, lo affina. Dal progettista della sedia elettrica efficace alla casa farmaceutica che vende il farmaco per le esecuzioni, dall’azienda che fabbrica i lettini alla cuoca dell’ultimo pasto del condannato, il progettista delle bare per condannati a morte, il medico che accerta il decesso, il disegnatore delle cinghie per la contenzione, il sarto delle tute arancioni&#8230; Un boia che possiede migliaia di mani. Chi ha assistito a una condanna a morte restituisce visioni orribili: vomito, diarrea, spasmi, urla, odore di carne cotta, occhi all’indietro, puzza di urina: come se fosse necessario vedere per essere repellenti a questa barbarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il boia deve fermarsi</h2>



<p>Sul referto medico che attesta la morte di un condannato che ha passato il <em>Miglio verde</em> c’è scritto “<em>omicidio</em>”: quasi una marezzatura di onestà intellettuale nel riconoscere ciò che è. E pensare che nel 1972 nel <strong>caso <em>Furman v. Georgia</em></strong>, la Corte Suprema dichiarò incostituzionale l&#8217;applicazione arbitraria della pena di morte, imponendo una moratoria di fatto fino alla riforma delle leggi statali. Anche se la pena di morte fu reintrodotta nel 1976 (<em>Gregg v. Georgia</em>), il caso segnò un momento decisivo nel dibattito americano. In quell’occasione, i supremi giudici non fecero altro che leggere bene la Costituzione. <strong>VIII Emendamento</strong>: proibizione assoluta di punizioni crudeli e inusuali da parte dello Stato. Venne scritto nel 1791. E se non bastasse il <strong>XIV</strong>, nel 1868, sancì la garanzia di uguale protezione di fronte alla legge per tutti i cittadini; lo Stato non può, in nessun caso, privare un cittadino dei diritti fondamentali (vita, libertà, proprietà) senza un adeguato procedimento legale. 1868.</p>



<p>Il problema, ora, non è se Mangione sia pazzo o meno. Non è nemmeno se questo processo rischia renderlo o meno un eroe. Il problema non è quanti anni di carcere merita. Nel comunicato stampa, Bondi ha affermato che l&#8217;omicidio del signor Thompson &#8220;<em><strong>è stato un atto di violenza politica</strong></em>&#8221; e che &#8220;<em><strong>potrebbe aver comportato un grave rischio di morte per altre persone</strong></em>&#8221; nelle vicinanze. E dunque si punisce un omicidio con un altro omic, mentre negli Stati Uniti la violenza politica veste i guanti bianchi dell’ipocrisia permeando ogni angolo della vita pubblica: è nelle parole e nell’iconografia dell’establishment, nelle armi vendute al supermercato, nell’<em>hybris</em> della politica estera che uccide con le bombe e minaccia perfino con le mappe geografiche. Non occorre scomodare Caino, Beccaria o Kant: che lo Stato non abbia il diritto di togliere la vita è semplice “<em><strong>common sense</strong></em>”, un concetto sacro per gli Americani.</p>



<p>Noi ovviamente, non &#8220;stiamo&#8221; con Mangione. Tantomeno con gli assassini. Siamo contro la pena di morte a danno di chiunque, anche il più funesto degli assassini. Perché di questi tempi, soprattutto, se non si sta con la vita, si sta stringendo la mano del boia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-luigi-mangione-non-deve-essere-condannato-a-morte.html">Perché Luigi Mangione non deve essere condannato a morte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Scouting cinese in Usa, arrivano i Leopard 1 a Kiev, i chip di Taiwan in crisi: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/scouting-cinese-in-usa-arrivano-i-leopard-1-a-kiev-i-chip-di-taiwan-in-crisi-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 17:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul grano]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito americano]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito cinese]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[Semiconduttori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1023" height="685" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b.jpg 1023w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b-768x514.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /></p>
<p>L'esercito cinese raggira militari americani per impadronirsi del loro expertise, Guterres scrive a Lavrov per rilanciare l'accordo sul grano, Taiwan vende sempre meno chip. Ryiad continua a giustiziare una media di 4 persone a settimana e i (vecchi) Leopard 1 cominciano ad arrivare in Ucraina. Ecco le notizie del giorno.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1023" height="685" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b.jpg 1023w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/3193174497_ba385c8967_b-768x514.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /></p>
<p>L&#8217;esercito cinese cerca di colmare le proprie lacune di expertise raggirando militari e veterani dell&#8217;esercito americano. I Leopard 1 inviati da Germania, Olanda e Danimarca (che hanno smesso di usarli oltre 20 anni fa) cominciano ad arrivare in Ucraina. L&#8217;Arabia Saudita non onora le proprie promesse sulle limitazioni alle pene capitali, e giustizia 4 persone di media alla settimana. Il colosso taiwanese Tsmc conferma il suo trend di vendita negativo nonostante le novità, e il segretario Onu cerca il compromesso con Lavrov pur di rianimare l&#8217;accordo sul grano. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno.</strong></p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esercito di Pechino cerca di rubare l&#8217;expertise americano</h2>



<p>L&#8217;attuale capo dell&#8217;Aviazione americana (presto capo degli Stati Maggiori Riuniti), il generale Charles Q. Brown, ha affermato che la Cina sta puntando militari statunitensi in servizio o in pensione per &#8220;<strong>tappare i buchi</strong>&#8221; delle sue capacità belliche. L&#8217;esercito cinse sta facendo pressioni su società di sicurezza internazionali perché entrino in affari con Pechino per ottenere i servizi di <strong><em>contractor</em> americani</strong>, &#8220;talenti militari addestrati dagli Stati Uniti o dalla Nato, di tutte le specializzazioni e settori professionali&#8221;. &#8220;Addestrando quelli che saranno gli addestratori dell&#8217;esercito cinese, coloro che stano accettando contratti con queste società estere erodono la nostra <strong>sicurezza nazionale</strong> e mettono la sicurezza dei loro commilitoni e del loro stesso Paese in grave pericolo&#8221; ha scritto Brown nel memo. Il generale si è appellato alla responsabilità dei militari americani &#8220;di salvaguardare le <strong>informazioni di sicurezza</strong> nazionale&#8221; anche una volta lasciate le forze armate. Non è chiaro quanti militari o veterani americani siano stati assunti in questa campagna, ma l&#8217;ufficio investigativo dell&#8217;Aviazione di Washington ha spiegato che l&#8217;operazione è basata su <strong>proposte di lavoro</strong> apparentemente innocue rivolte direttamente ai soldati (in particolare <strong>piloti</strong>) nel corso di eventi dell&#8217;industria bellica.</p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">I Leopard 1 europei cominciano ad arrivare a Kiev</h2>



<p>Le forze armate danesi hanno comunicato ufficialmente che i primi dieci carri armati Leopard 1 donati a Kiev da Danimarca, Germania e Olanda sono arrivati in Ucraina mentre altri sono ora in viaggio. I tre paesi europei avevano annunciato otto mesi fa che <a href="https://it.insideover.com/difesa/niente-leopard-per-kiev-cosa-ce-dietro-lo-stop-ai-tank.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avrebbero inviato ben 100 carri armati</a> di fattura tedesca per supportare il fronte ucraino. Istruttori militari danesi stanno addestrando le forze ucraine all&#8217;impiego dei tank in Germania. &#8220;Non ho alcun dubbio che questo rappresenterà un grosso aiuto per gli ucraini per vincere la battaglia difensiva che stanno combattendo&#8221; ha affermato il comandante dell&#8217;esercito danese Gunner Aspe Nielsen. I carri armati Leopard 1 A5 sono stati operativi all&#8217;interno della difesa danese fino al 2005. Nel 1997 il Paese aveva acquistato 51 Leopard 2A4 e il precedente Leopard 1A5, il modello attualmente in viaggio verso Kiev, è stato gradualmente eliminato. In Ucraina sono già presenti esemplari del modello <a href="https://it.insideover.com/video/leopard-un-panzer-per-kiev" target="_blank" rel="noreferrer noopener">più recente del Leopard</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quattro pene di morte eseguite a settimana: la preoccupante media saudita</h2>



<p>L&#8217;Arabia Saudita ha giustiziato almeno <strong>100 persone</strong> finora quest&#8217;anno, ovvero una media di quattro uccisioni a settimana: è quanto emerge da un report dell&#8217;organizzazione non governativa Amnesty International, che attesta come questa &#8220;implacabile carneficina&#8221; continui a dispetto delle <strong>promesse</strong> della monarchia di controllare più rigidamente la comminazione della pena di morte. Questo, secondo la direttrice del desk su Medio Oriente e Nord Africa Heba Morayef, rivela &#8220;l&#8217;agghiacciante disprezzo dei Saud per il <strong>diritto alla vita</strong>&#8220;. L&#8217;ispettore per i diritti afferma che il calcolo deriva dalle comunicazioni ufficiali dell&#8217;agenzia stampa saudita <em>Spa</em>, e sottolinea che pertanto il vero totale delle esecuzioni potrebbe essere <strong>anche maggiore</strong>. Un&#8217;ulteriore causa di preoccupazione deriva dal fatto che diversi giovani ora nel braccio della morte avevano <strong>meno di 18 anni</strong> quando hanno commesso il crimine – crimini che spaziano da pubblicazioni di tweet a reati legati alla <strong>droga</strong>, per i quali la pena di morte è <strong>proibita dalla legge internazionale.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il colosso taiwanese dei chip intrappolato in un trend discendente</h2>



<p>L&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/giappone-europa-chip-tsmc-alla-conquista-del-mondo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">azienda Taiwan Semiconductor Manufacturing Co</a>, maggiore produttrice di <strong>semiconduttori</strong> al mondo, ha registrato nel mese di agosto un <strong>crollo delle vendite </strong>pari al 13,5% su base annua. Il motivo potrebbe essere l&#8217;<strong>indebolimento della domanda </strong>globale di dispositivi elettronici. L&#8217;azienda stessa, che ha comunicato questo dato, ha informato che le vendite nel periodo di riferimento si sono attestate a 5,9 miliardi di dollari, cifra che segna un aumento&nbsp;del&nbsp;6,2% su base mensile e che si pone ai massimi dallo scorso gennaio. Nel complesso dall&#8217;inizio del 2023 Tsmc ha generato vendite per appena 31mila miliardi di dollari, che rappresentano un calo del 5,2% rispetto all&#8217;anno precedente. La dirigenza dell&#8217;azienda prevede che per la fine dell&#8217;anno le vendite potrebbero diminuire del <strong>10%</strong>. I numeri sono ancor più significativi dato che l&#8217;azienda ha recentemente sviluppato il suo primo chip con processo produttivo<strong> </strong>a<strong> 3 nanometri</strong>, successo per cui Apple ha affidato all&#8217;azienda l&#8217;intera produzione di chip per i <strong>futuri iPhone</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Guterres scrive a Lavrov per rilanciare l&#8217;accordo sul grano, ma l&#8217;Ucraina non ci sta</h2>



<p>&#8220;Allentare una parte del regime sanzionatorio contro la Russia in cambio del rilancio dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/la-russia-attiva-la-leva-del-grano-e-la-cina-e-alla-finestra.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordo sul grano</a> rappresenterebbe una vittoria per il <strong>ricatto alimentare russo</strong> e un invito a Mosca per nuove ondate di ricatti&#8221;. Sono queste le parole con cui il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Oleg Nikolenko, ha reagito alla pubblicazione sul quotidiano tedesco<em> Bild</em> della lettera che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, avrebbe inviato al ministro degli Esteri russo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-sergej-lavrov.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sergej Lavrov </a>per offrire a Mosca la revoca di alcune sanzioni in cambio del ritorno all&#8217;<strong>accordo sul grano.</strong> La proposta del segretario Onu permetterebbe alle banche russe di tornale nel sistema di movimento di capitali Swift e la fine dell&#8217;embargo su alcuni asset russi in Europa. Il patto garantirebbe anche alle navi russe di non essere attaccate dall&#8217;Ucraina nel Mar Nero. Nella sua dichiarazione, Nikolenko ha chiesto alla comunità internazionale a continuare &#8220;a lavorare affinchè la Russia ritorni ai suoi <strong>obblighi</strong>&#8220;, invece di &#8220;rafforzare il suo senso di impunità e incoraggiare nuove aggressioni con <strong>concessioni</strong>&#8220;. </p>
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		<title>Aborto e pena di morte: le questioni morali che incombono su Biden</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/aborto-e-pena-di-morte-le-questioni-morali-che-incombono-su-biden.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 10:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Joe Biden" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-1536x1023.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Paese dominato dal contrasto tra un florilegio di confessioni religiose e profonda scristianizzazione materialista, i temi morali generano sempre scontri al vetriolo, agitando le piazze, anche in maniera violenta, trasformandosi in assi nella manica o temibili boomerang per le amministrazioni, a Washington come nei singoli Stati. L’aborto Tra i temi morali oggetto di campagne &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/aborto-e-pena-di-morte-le-questioni-morali-che-incombono-su-biden.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/aborto-e-pena-di-morte-le-questioni-morali-che-incombono-su-biden.html">Aborto e pena di morte: le questioni morali che incombono su Biden</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Joe Biden" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-1536x1023.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel Paese dominato dal contrasto tra un florilegio di confessioni religiose e profonda scristianizzazione materialista, i <strong>temi morali</strong> generano sempre scontri al vetriolo, agitando le piazze, anche in maniera violenta, trasformandosi in assi nella manica o temibili <em>boomerang</em> per le amministrazioni, a Washington come nei singoli Stati.</p>
<h2>L’aborto</h2>
<p>Tra i temi morali oggetto di campagne in cui si sono scontrate le fazioni <em>pro-life</em> e <em>pro-choice</em> c’è, indubbiamente, l’<strong>aborto</strong>. Protagonista indiscussa del cambio di passo in senso progressista è stata la <strong>Corte Suprema</strong>: nel caso Griwold, nel 1965, la Corte allargò giuridicamente l’ambito di applicazione della tutela della privacy estendendola all’uso degli anticoncezionali.</p>
<p>Ma la vera rivoluzione avvenne nel 1973 nel celebre<a href="https://www.law.cornell.edu/supremecourt/text/410/113"> <strong>caso <em>Roe vs Wade</em></strong></a>, che riconobbe il diritto per le donne a interrompere la gravidanza. Il provvedimento invalidava tutta la giurisprudenza statale precedente generando ovunque rimostranze e agitazioni: era la vittoria della visione femminista della famiglia. Da allora, l’aborto e la contraccezione sono sotto il fuoco incrociato di gruppi conservatori, soprattutto evangelici. Con lo sfondo di una nuova presidenza alla Casa Bianca e di una Corte Suprema più conservatrice, alcuni si aspettavano che il 2021 sarebbe stato un anno controverso per la legislazione sull&#8217;aborto. Nonostante la recente azione federale dell&#8217;amministrazione Biden per revocare le politiche dell&#8217;era Trump-come quelle relative ai farmaci abortivi per posta- gran parte della battaglia si sta ora svolgendo negli Stati.</p>
<h2>La <em>Roe vs Wade</em> in pericolo</h2>
<p>L&#8217;anno 2021 è sulla buona strada per diventare determinante nella storia del diritto all&#8217;aborto: vari Stati hanno emanato ben <a href="https://www.guttmacher.org/article/2021/03/danger-ahead-early-indicators-show-states-will-be-main-abortion-battleground-2021">28 restrizioni</a> all&#8217;aborto solo nell&#8217;ultima settimana di aprile. In questo particolare clima si inserisce quanto sta accadendo in Mississippi. La Corte Suprema americana ha deciso che si pronuncerà su una legge dello Stato del 2018 che proibisce l’aborto dopo 15 settimane di gravidanza. Così, l’attuale maggioranza conservatrice della Corte, portata più a destra dalle nomine di Trump, potrebbe decidere di rimettere in discussione la sentenza <em>Roe vs Wade</em> che aveva legalizzato le interruzioni di gravidanza fino a 24 settimane dal concepimento. Il caso <em>Dobbs vs Jackson Women&#8217;s Health Organization</em> sarà il primo caso di aborto discusso dopo la nomina di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-amy-coney-barrett-il-nuovo-volto-di-trump-alla-corte-suprema.html">Amy Coney Barrett</a><em>.</em></p>
<p>La questione “tecnica” nel processo, che dovrebbe svolgersi nei prossimi mesi, è se un feto è vitale al di fuori dell&#8217;utero dopo 15 settimane. Nell&#8217;annunciare la decisione di esaminare il caso, la Corte Suprema ha dichiarato che avrebbe riesaminato vari casi per verificare se &#8220;tutti i divieti di pre-vitalità sugli aborti selettivi sono incostituzionali&#8221;. Se il divieto del Mississippi fosse confermato dalla Corte Suprema, potrebbe aprire la strada a ulteriori restrizioni all&#8217;aborto chieste dai conservatori. Il caso <em>Roe vs Wade</em> aveva concesso un’ampia gamma di diritti, creando il <strong>sistema cosiddetto &#8220;trimestrale&#8221;</strong>, che concedeva alle donne americane un diritto assoluto all&#8217;aborto nei primi tre mesi di gravidanza, lo consentiva -con alcune regolamentazioni governative- nel secondo trimestre di gravidanza, ma soprattutto dichiarava che gli Stati possono limitare o vietare gli aborti nell&#8217;ultimo trimestre a meno che non vi sia pregiudizio per la vita o salute della donna. Ribaltare quel corpo di norme non renderebbe illegale l&#8217;aborto, ma consentirebbe a ogni Stato di determinare le proprie regole scalzando la vecchia normativa federale.</p>
<h2>La pena di morte</h2>
<p>Anche la <strong>pena di morte</strong> continua a infiammare il dibattito fuori e dentro gli Stati Uniti. Un altro tema che apre una lacerazione profonda, e violenta, nella politica americana, dove a scontrarsi sono -tendenzialmente- l’opinione pubblica <em>liberal </em>delle città, che la considerano un retaggio becero dell’era coloniale, e l’America profonda jacksoniana, conservatrice e fondamentalista religiosa, che preme per tutelare tale istituzione come strumento di pulizia morale.</p>
<p>La pena capitale è attualmente autorizzata in <a href="https://www.bjs.gov/index.cfm?ty=tp&amp;tid=18"><strong>27 stati</strong></a>. Negli ultimi anni, New Mexico (2009), Illinois (2011), Connecticut (2012), Maryland (2013), New Hampshire (2019), Colorado (2020) e Virginia (2021) hanno abolito legalmente la pena di morte, sostituendola con una condanna all&#8217;ergastolo senza condizionale. Anche la legislatura del Nebraska ha abolito la pena capitale nel 2015, ripristinata nel 2016. Dal 2015, 25 stati hanno emanato <strong>66 nuove leggi</strong> che riguardano i sistemi statali di pena capitale. Le tendenze includono l&#8217;espansione o la limitazione dei fattori aggravanti, la modifica dei metodi e delle procedure di esecuzione, nonché delle procedure di processo e di appello.</p>
<p>L&#8217;<strong>iniezione letale </strong>è attualmente il metodo di esecuzione principale in tutti gli Stati che autorizzano le esecuzioni. Sedici stati hanno anche un <strong>metodo di esecuzione secondario</strong> autorizzato dalla legge. Le leggi in Alabama, Arkansas, Mississippi, New Hampshire, Oklahoma, South Carolina, Tennessee, Utah e Wyoming forniscono un&#8217;opzione secondaria se l&#8217;iniezione letale dovesse essere ritenuta incostituzionale o non disponibile. Alabama, California, Florida, Missouri, South Carolina, Virginia e Washington concedono, inoltre, un’alternativa su richiesta del condannato. I metodi secondari di esecuzione includono elettrocuzione, gas letale, impiccagione, ipossia da azoto e plotone di esecuzione.</p>
<h2>Il South Carolina riabilita il plotone d’esecuzione</h2>
<p>La questione della pena di morte è tornata a pungolare il dibattito americano in questi ultimi giorni, dopo che il governatore repubblicano della Carolina del sud Henry McMaster ha annunciato via Twitter di aver ratificato la legge che consentirà ai condannati a morte di scegliere anche la<strong> fucilazione</strong> e la sedia elettrica come metodi di esecuzione. Una pura formalità, dopo l&#8217;approvazione da parte dell&#8217;Assemblea statale, controllata dal <em>Grand Old Party</em>. La legge che prevede anche il plotone di esecuzione è stata ideata per ripristinare la condanna capitale, sospesa da dieci anni a causa della irreperibilità delle sostanze usate per le iniezioni letali, in particolar modo il <em>pentobabital </em>che fa perdere conoscenza e il bromuro di vecuronio che blocca la respirazione.</p>
<p>Eppure, il 2021 era iniziato con una <a href="https://twitter.com/governorva/status/1374824962985496580">buona novella dalla <strong>Virginia</strong></a>: il primo stato americano del sud ad abolire la pena di morte grazie alla firma del governatore democratico Ralph Northam, diventando il 23esimo Stato, ma il primo del sud, a bandire questa pratica, mentre in altri tre stati dell’ex Confederazione sudista sono in vigore delle mere moratorie. Da qui si era diffusa la speranza di un effetto domino che potesse picconare il sistema della pena capitale, “cortile di casa” delle amministrazioni singole.</p>
<h2>L’atteggiamento di Biden</h2>
<p>Se l’agenda di Joe Biden scottava fin dalla sua elezione controversa, adesso rischia davvero di esplodere, così pressata tra vicende internazionali, pandemia e emergenze domestiche. Il tema dell’aborto rischia di trascinare il presidente in una battaglia politica incendiaria che si profila all&#8217;orizzonte delle <strong>elezioni di medio termine</strong>.</p>
<p>Anche in campagna elettorale, se Elizabeth Warren, Kamala Harris e altri contendenti democratici presero l&#8217;iniziativa nel proporre ampie piattaforme sul diritto all&#8217;aborto, Biden si schierò con la <em>Roe vs Wade</em> piuttosto tardivamente e ha seguitato ad essere reticente sul tema. Vi è da dire, però, che nei suoi primi 100 giorni in carica, ha annullato le restrizioni sulle pillole abortive, sul finanziamento della <a href="https://www.plannedparenthood.org/"><em>Planned Parenthood</em></a> e rimosso gli ostacoli alla ricerca medica che utilizza tessuti fetali ottenuti da aborti. Ora, però, la vicenda del Mississippi costringerà la Casa Bianca ad esprimersi chiaramente sul tema nel bel mezzo di un pressing che arriva dalla sinistra radicale e, al contempo, dai conservatori in Congresso.</p>
<p>Quanto alla pena di morte, i sostenitori della lotta alla pena capitale appaiono sempre più frustrati dal suo silenzio e dalla sua inerzia sulla promessa fatta in campagna elettorale: incastrare nel panorama federale il sistema del <em>miglio verde</em>, più che procedere verso una moratoria, consentirebbe di non vederlo resuscitare nel prossimo futuro. Il presidente ha solo il potere di sospendere la pena di morte federale: non può fare molto per i casi del braccio della morte negli Stati, ove dipende dai governatori e dai legislatori &#8211; ma potrebbe, tuttavia, decidere di commutare tutte le condanne all&#8217;ergastolo senza possibilità di libertà condizionale o addirittura, agendo sulla <em>Food and Drug Administration</em> per rendere indisponibili le sostanze legate all’iniezione letale. Nel frattempo, il tempo scorre e, presto, sarà nuovamente campagna elettorale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/aborto-e-pena-di-morte-le-questioni-morali-che-incombono-su-biden.html">Aborto e pena di morte: le questioni morali che incombono su Biden</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;ex presidente Pervez Musharraf è stato condannato a morte</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lex-presidente-pervez-musharraf-e-stato-condannato-a-morte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 09:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729-1024x494.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;ex presidente pakistano e generale Pervez Musharraf è stato condannato a morte in contumacia, per il reato di alto tradimento, da una corte pakistana. Musharraf, che vive da anni a Dubai, è stato ritenuto colpevole per aver sospeso la Costituzione nel 2007 ed aver imposto lo stato di emergenza nella nazione dell&#8217;Asia meridionale. Il Capo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lex-presidente-pervez-musharraf-e-stato-condannato-a-morte.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Musharraf-La-Presse-e1576662544729-1024x494.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;ex presidente pakistano e generale Pervez Musharraf è stato <strong>condannato a morte</strong> <a href="https://www.dw.com/en/pakistans-pervez-musharraf-sentenced-to-death/a-51702785">in contumacia</a>, per il reato di alto tradimento, da una corte pakistana. Musharraf, che vive da anni a Dubai, è stato ritenuto colpevole per aver sospeso la Costituzione nel 2007 ed aver imposto lo stato di emergenza nella nazione dell&#8217;Asia meridionale. Il Capo di Stato aveva assunto il potere nel 1999, grazie ad un golpe incruento ed aveva schierato Islamabad dalla parte degli Stati Uniti d&#8217;America nel corso della cosiddetta &#8220;guerra al terrorismo&#8221; sfuggendo, inoltre, a tre attentati pianificati ed eseguiti da Al-Qaeda.</p>
<h2>Una situazione complessa</h2>
<p>La presidenza di Musharraf aveva iniziato a scricchiolare pericolosamente nel 2007, quando il generale aveva cercato di purgare l&#8217;apparato giudiziario e di evitare un ricorso legale nei confronti del proprio mandato presidenziale. Queste azioni avevano però generato una forte contrapposizione con una parte della popolazione e Musharraf aveva proclamato lo <strong>stato d&#8217;emergenza</strong> per cercare di calmare la situazione. L&#8217;anno successivo aveva però dovuto abbandonare la carica per evitare l&#8217;impeachment e da allora ha sempre negato di essere penalmente responsabile per quanto accaduto.</p>
<p>La <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/12/pakistan-ruler-musharraf-handed-death-penalty-treason-case-191217071817884.html">sentenza</a> è stata accolta con &#8220;dolore ed angoscia&#8221; dalle potenti <strong>forze armate pakistane</strong>, che hanno governato il Paese per oltre metà del tempo dall&#8217;indipendenza ad oggi e che continuano ad esercitare un ruolo importante all&#8217;interno della nazione. Secondo l&#8217;analista politico Tariq Pirzada, sentito da Al Jazeera, questo verdetto è un segnale che tanto il Pakistan quanto il suo sistema giudiziario stanno cambiando e che nessuno può considerarsi coperto da immunità per quanto ha compiuto. Al tempo stesso, però, Pirzada ha ricordato l&#8217;enorme popolarità di Musharraf tra i membri delle Forze Armate ed ha segnalato come queste persone, molto probabilmente, siano in totale disaccordo con la sentenza. Il timore è che la sentenza possa scuotere e destabilizzare il Pakistan, uno Stato chiave per la lotta al terrorismo internazionale e che talvolta è stato accusato di aver giocato un ruolo ambiguo in questo ambito.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>La figura di Pervez Musharraf continua a rivelarsi, anche ad anni di distanza dalla sua dipartita politica,  divisiva per il Pakistan. L&#8217;ex Capo di Stato è stato anche accusato, in passato, di aver<strong> cospirato per uccidere</strong> <a href="https://www.theguardian.com/world/2017/aug/31/pakistan-benazir-bhutto-two-jailed">Benazir Bhutto</a>, ex primo ministro, che perse la vita a causa di un attentato suicida, nel dicembre del 2007, a Rawalpindi. Il processo a carico di Musharraf si era concluso precocemente a causa della sua fuga all&#8217;estero ed il suo ruolo nella vicenda non è mai stato del tutto chiarito. Non è ancora chiaro quali potranno essere le conseguenze politiche della condanna a morte dell&#8217;ex presidente ma, di certo, questo sviluppo non contribuirà a calmare le acque, già agitate, di un Paese che ha spesso e volentieri dovuto fare i conti con gravi problemi strutturali. Le difficili relazioni con l&#8217;India, l&#8217;instabilità del sistema politico, l&#8217;ingerenza dei militari ed infine i gravi problemi generati dal terrorismo interno hanno condizionato le dinamiche di Islamabad e ne hanno influenzato lo sviluppo, che risulta particolarmente cruciale per la comunità internazionale a causa del ruolo chiave giocato dalla nazione nella lotta al terrorismo.</p>
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		<title>Tra California e Trump ora è scontro sulla pena di morte</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tra-california-e-trump-ora-e-scontro-sulla-pena-di-morte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 15:39:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Prosegue lo scontro a distanza tra lo Stato della California, roccaforte progressista per eccellenza, e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il braccio di ferro riguarda questa volta la decisione del governatore democratico Gavin Newsom, arcinemico del presidente, di sospendere la pena di morte. Decisione di cui beneficeranno 737 carcerati. “La pena di morte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-california-e-trump-ora-e-scontro-sulla-pena-di-morte.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Prosegue lo scontro a distanza tra lo Stato della California, roccaforte progressista per eccellenza, e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il braccio di ferro riguarda questa volta la decisione del governatore democratico Gavin Newsom, arcinemico del presidente, di sospendere la pena di morte. Decisione di cui beneficeranno 737 carcerati.</p>
<p>“La pena di morte non è coerente con i nostri valori fondanti e contrasta profondamente con ciò che essere californiano significa”, ha spiegato Newson firmando l’ordine esecutivo. “Uccidere intenzionalmente un’altra persona è sbagliato e come governatore non assisterò all’esecuzione di nessuna persona”, ha aggiunto. Nella moratoria è inserito anche il ritiro del protocollo per l’uso dell’iniezione letale nel suo Stato e la chiusura della “camera della morte” del carcere di San Quintino.</p>
<p>Citando un rapporto dell’Accademia Nazionale delle Scienze nella quale si stima che una persona condannata a morte su venticinque è innocente, Newsom ha ribadito che non può tollerare le probabilità di rischiare di condannare una persona non colpevole. “Se prendiamo il caso della California – ha sottolineato – significa che probabilmente circa 30 persone delle 737 è innocente. Non so voi, ma io non ci dormo la notte”.</p>
<h2>Trump contro la California: “Parenti dimenticati”</h2>
<p>La moratoria sulla pena di morte del governatore dem, manco a dirlo, non è piaciuta affatto al Presidente Donald Trump che su twitter ha sottolineato come essa manchi di rispetto a familiari e parenti delle vittime: “Gli amici e i familiari delle vittime, sempre dimenticate, non sono entusiaste, e non lo sono neppure io!”.</p>
<p>La moratoria fa esultare gli ambienti più progressisti ma attira su di sé diverse critiche e perplessità. Il senatore Jim Nielsen, un repubblicano di Tehama che ha prestato servizio nell’ufficio carcerario della California per quasi due decenni, ha detto che Newsom “disinteressatamente ignora l’angoscia di queste famiglie e le strappa da ogni senso di giustizia, vittimizzandole di nuovo”.</p>
<p>“Questo ordine esecutivo è un affronto al nostro sistema di giustizia”, ​​ha ribadito Nielsen. “Gli elettori della California hanno detto chiaramente cosa ne pensano al riguardo nel 2016″ ossia che “la pena di morte serve come punizione legale e appropriata per coloro che commettono crimini viziosi e malvagi”.</p>
<h2>Il referendum del 2016: californiani favorevoli alla pena di morte</h2>
<p>L’8 novembre 2016, nello stesso momento in cui si sono svolte le elezioni presidenziali e politiche negli Stati Uniti, tre Stati americani hanno organizzato un referendum sulla pena di morte (il Nebraska, l’Oklahoma e la California). La pena capitale è stata ristabilita in Nebraska, dopo essere stata abolita nel maggio del 2015.</p>
<p>In California, Stato che ospita circa il 25% dei detenuti nel braccio della morte di tutto il Paese, gli elettori hanno respinto un provvedimento che sostituiva la pena di morte con l’ergastolo. La pena di morte negli Stati Uniti è attualmente in vigore in 30 stati su 50. Negli ultimi anni è calato il numero delle esecuzioni così come il tasso di approvazione, ma la maggioranza degli americani resta a favore. Nel 2018, le esecuzioni negli Usa sono state 25, la maggior parte delle quali in Texas (13). Nessuna in California.</p>
<h2>Ennesimo scontro Trump – California</h2>
<p>Come vi abbiamo raccontato sulle colonne di questo giornale, tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e lo Stato della California è scontro aperto da mesi. A febbraio, il Dipartimento dei Trasporti Usa ha annunciato il taglio dei 929 milioni di dollari di finanziamenti federali per il progetto dell’alta velocità in California, per collegare con la Tav Los Angeles e San Francisco. A darne notizia è il New York Times, secondo il quale il Dipartimento “sta esplorando attivamente ogni opzione legale per ottenere la restituzione da parte della California di 2,5 miliardi di fondi federali Fra (Federal Railroad Administration) precedentemente concessi”.</p>
<p>Le ultime tensioni fra Donald Trump e il democratico Newsom riflettono la portata di uno scontro ben più ampio e radicato fra l’amministrazione federale e la roccaforte progressista. Dall’immigrazione alle tasse, passando per le armi all’assistenza sanitaria fino ai cambiamenti climatici, da quando il tycoon si è insediato alla Casa Bianca, la California ha ostacolato in tutti i modi le decisioni prese a livello federale dall’attuale amministrazione repubblicana. E ora lo scontro politico tocca anche una questione annosa come la pena di morte.</p>
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		<title>In Iraq pena capitale per i foreign fighters</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/in-iraq-pena-capitale-per-i-foreign-fighters.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 16:34:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Foreign fighters]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>I combattenti dello Stato islamico colpevoli di aver ucciso cittadini iracheni potrebbero essere condannati alla pena capitale, secondo quanto dichiarato dal presidente iracheno, Barham Salih. Sembra incerto, al momento, il destino di centinaia di jihadisti dell’Isis, iracheni e stranieri, catturati sul campo di battaglia. In un’intervista, rilasciata al quotidiano emiratino The National, Salih ha voluto fare chiarezza sulla posizione di Baghdad, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/in-iraq-pena-capitale-per-i-foreign-fighters.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9351176-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>I combattenti dello Stato islamico colpevoli di aver ucciso cittadini iracheni potrebbero essere condannati alla pena capitale, secondo quanto dichiarato dal presidente iracheno, Barham Salih. Sembra incerto, al momento, il destino di centinaia di jihadisti dell’Isis, iracheni e stranieri, catturati sul campo di battaglia.</p>
<p>In un’intervista, rilasciata al quotidiano emiratino The National, Salih ha voluto fare chiarezza sulla posizione di Baghdad, affermando che “i foreign fighters coinvolti in casi di terrorismo sul suolo iracheno o contro i cittadini iracheni verranno giudicati secondo la legge irachena”. A scanso di equivoci, il presidente ha precisato che ciò potrebbe comportare la pena di morte per i terroristi, così come previsto dalle norme utilizzate per il processo.</p>
<p>Ribadendo il ruolo di primo piano assunto dall’Iraq nella guerra contro il terrorismo negli ultimi anni, Salih ha chiesto con forza ai “Paesi da cui vengono queste persone di assumersi le proprie responsabilità”. I foreign fighters rappresentano “una responsabilità internazionale” da risolvere insieme, “all’interno del giusto contesto internazionale”. “Caricare l’Iraq di questo peso”, ha aggiunto il presidente iracheno, “vorrebbe dire chiedere troppo al Paese”.</p>
<h2>Il ruolo dell’Iraq</h2>
<p>Sarebbero circa 800 i foreign fighters cui ha fatto riferimento il capo di stato iracheno e che sono detenuti nelle prigioni siriane, spesso con mogli e figli.</p>
<p>Le forze curde hanno ripetutamente chiesto ai Paesi di origine di farsene carico, riaccogliendoli in patria per processarli. Di recente, anche il presidente Trump è intervenuto sulla questione, minacciando gli Stati occidentali di liberare i jihadisti qualora non venissero rimpatriati.</p>
<p>La presenza dei jihadisti e dei loro familiari sul suolo iracheno costituisce un pericolo per la sicurezza del Paese, già in condizioni precarie. Per questo, il primo ministro, Adel Abdul Mahdi, ha chiesto e promesso la massima collaborazione con gli altri Stati per la gestione dei prigionieri dell’Isis.</p>
<h2>L’Iraq e la pena capitale</h2>
<p>In Iraq la pena capitale è legale. Secondo l’organizzazione non governativa Amnesty International, sarebbe uno dei Paesi con il più alto tasso di condanne a morte a livello internazionale. All’interno della regione Mena, il Paese manterrebbe il primato, insieme a Iran e Arabia Saudita, a tal punto che le condanne a morte eseguite in questi Paesi nel 2017 costituiscono il 92% del totale delle pene capitali nella regione.</p>
<p>Stando a quanto denunciato dall’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, in Iraq, le autorità perseguirebbero i presunti membri dell’Isis soltanto sulla base dei principi contenuti nella legge antiterrorismo. Questa normativa non richiederebbe l’accertamento dei crimini commessi dai singoli individui, ma soltanto la dimostrazione del sostegno o dell’appartenenza all’Isis, reato per il quale sono previste pene esemplari, dall’ergastolo all’impiccagione.</p>
<h2>Il destino dei foreign fighters</h2>
<p>A partire dal 2011 – anno di inizio della guerra civile siriana – tra i 3.922 e i 4.294 combattenti europei sono partiti alla volta del Siraq, per unirsi alle organizzazioni terroristiche, prima fra tutte lo Stato islamico. Di essi, solo il 30 per cento sarebbe già tornato in patria.</p>
<p>Se la nazionalità europea dà diritto ai jihadisti di tornare nei Paesi di origine, il loro rientro rappresenta tuttavia una possibile minaccia per la sicurezza nazionale.</p>
<p>Le loro competenze, acquisite durante la permanenza in zone di guerra, autorizzano a temere che possano continuare a diffondere l’ideologia dell’Isis in Europa, attraverso azioni di proselitismo, di raccolta fondi e di facilitazione delle operazioni terroristiche.</p>
<p>Così, tra i moniti dell’Iraq e i non pochi silenzi dei Paesi europei, la questione del destino dei foreign fighters resta ancora tutta da affrontare.</p>
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		<title>Thailandia, oltre 60 reati  prevedono la pena di morte</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/storia-della-pena-morte-thailandia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2018 10:05:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="810" height="537" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/prison-thai.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/prison-thai.jpg 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/prison-thai-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/prison-thai-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></p>
<p>Il 18 giugno  in Thailandia è stato giustiziato tramite iniezione letale il detenuto Theerasak Longji, 26 anni, condannato per l&#8217;uccisione di un giovane 17enne nella provincia meridionale di Trang. Nel 2012, per rubargli il cellulare, lo aveva pugnalato 24 volte. È stata la prima esecuzione nel Paese asiatico da quando, nel 2009, sono stati condannati a morte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/storia-della-pena-morte-thailandia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/storia-della-pena-morte-thailandia.html">Thailandia, oltre 60 reati  prevedono la pena di morte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="810" height="537" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/prison-thai.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/prison-thai.jpg 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/prison-thai-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/prison-thai-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></p><p>Il 18 giugno  in <strong>Thailandia</strong> è stato giustiziato tramite iniezione letale il detenuto <strong>Theerasak Longji</strong>, 26 anni, condannato per l&#8217;uccisione di un giovane 17enne nella provincia meridionale di Trang. Nel 2012, per rubargli il cellulare, lo aveva pugnalato 24 volte. È stata la prima esecuzione nel Paese asiatico da quando, nel 2009, sono stati condannati a morte due trafficanti di droga. L&#8217;attuazione della pena, che è stata criticata dai gruppi per i diritti umani, ha riacceso i riflettori sull&#8217;argomento.</p>
<p>Più di sessanta reati prevedono l&#8217;esecuzione</p>
<p>La pena capitale esiste da secoli in Thailandia e anche se per lunghi periodi non ci sono state uccisioni, sulla carta, per il governo di Bangkok, ci sono ancora oggi più di sessanta reati che la prevedono. Tra questi, troviamo l&#8217;omicidio e il traffico di stupefacenti. Negli anni, però, sono cambiati i metodi.</p>
<p>Dal 1805, quando il Paese era conosciuto come l&#8217;antico <strong>Regno del Siam</strong> ed era ancora una monarchia assoluta, fino al 1932, quando è passato ad una monarchia costituzionale, un decreto chiamato “<strong>Legge dei Tre Sigilli</strong>” permetteva ventuno diverse forme di esecuzione. Alcune di queste erano molto crudeli.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.atimes.com/article/thailand-carries-out-first-death-sentence-since-2009/" target="_blank"> I condannati per tradimento, ad esempio, venivano avvolti in un panno imbevuto d&#8217;olio e dati alle fiamme</a>. Successivamente, poi, dal 1938, la morte avveniva tramite fucilazione.</p>
<p>L&#8217;ultimo boia della Thailandia</p>
<p>L&#8217;ultima esecuzione con arma da fuoco c&#8217;è stata l&#8217;11 dicembre 2002. Il boia si chiamava <strong>Chavoret Jaruboon</strong>, morto il 29 aprile 2012. In diciotto anni di “carriera” ha ucciso 55 prigionieri, per lo più nel carcere di massima sicurezza di Bang Kwang, conosciuto anche con il nome di “<strong>Bangkok Hilton</strong>”. Sulla storia di Jaruboon, nel 2014, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bangkokpost.com/lifestyle/film/418804/all-he-needs-is-kill" target="_blank">è stato fatto anche un film: “<strong>The Last Executioner</strong>”</a>.</p>
<p><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/KboT-v8nXsk" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p>Prima di lunedì scorso, dal 2002 al 2009, sono state giustiziate sei persone. I detenuti condannati alla pena di morte in Thailandia, attualmente, sono oltre cinquecento. C&#8217;è anche <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/denis-cavatassi-litaliano-condannato-morte-thailandia-1490515.html" target="_blank">un italiano tra loro</a>: <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/denis-cavatassi-litaliano-condannato-morte-thailandia-1490515.html" target="_blank"><strong>Denis Cavatassi</strong></a>, 50 anni. È rinchiuso nelle prigioni thailandesi con l&#8217;accusa di essere il mandante dell&#8217;omicidio del suo socio, Luciano Butti, ucciso nel marzo del 2011 a Pukhet, dove entrambi avevano un&#8217;attività di ristorazione.</p>
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		<title>Esecuzioni sommarie e settarismo: le prime elezioni del dopo Isis in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2018 14:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Sunniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;Iraq si avvia a celebrare, nella giornata del 12 maggio, le prime elezioni parlamentari dopo lo smantellamento dell&#8217;entità statale dell&#8217;Isis in un clima di profonda incertezza.  Quasi 7mila candidati competeranno in un voto che designerà i 329 parlamentari in carica per i prossimi quattro anni all’interno del Consiglio dei Rappresentanti; toccherà appunto ai nuovi eletti di questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;Iraq si avvia a celebrare, nella giornata del 12 maggio, le prime elezioni parlamentari dopo lo smantellamento dell&#8217;entità statale dell&#8217;Isis in un clima di profonda incertezza. </p>
<p>Quasi 7mila candidati competeranno in un voto che designerà i <strong>329 parlamentari</strong> in carica per i prossimi quattro anni all’interno del <strong>Consiglio dei Rappresentanti</strong>; toccherà appunto ai nuovi eletti di questo mandato la scelta del <strong>Presidente iracheno</strong> e del <strong>Primo Ministro</strong>.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.oltrefrontieranews.it/iraq-elezioni-2018/" target="_blank">Come riporta <em>Oltrefrontiera News</em></a>, l&#8217;appuntamento assume importanza cruciale, dato che &#8220;il futuro governo avrà il delicato e complesso compito di<strong> ricostruire l’Iraq</strong>. Il termine ricostruzione è in quest’occasione quanto mai polivalente: si tratta innanzitutto della ricostruzione materiale, infrastrutturale del Paese [&#8230;] Inoltre, ed è questo senza dubbio il compito più ostico, l’Iraq necessità più che mai di un intervento di <strong>ristrutturazione politico-sociale</strong>, capace di catturare fermi consensi al di là delle <strong>fratture settarie e intra-settarie</strong>, al fine di creare un sistema-Paese stabile, funzionante, e titolare univoco dell’utilizzo della forza, finalizzata alla sicurezza dei propri cittadini&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Il Primo ministro uscente Haider al-Abadi ha cercato di sviluppare una coalizione trasversale che dal suo stesso nome (<strong>Nasr al-Iraq</strong>, ovvero &#8220;<strong>la Vittoria dell’Iraq</strong>&#8220;) richiama all&#8217;unità nazionale difesa dall&#8217;assalto dei jihadisti. Tuttavia, l&#8217;aspra competizione rivolta in campo sciita dalla fazione politica delle <strong>Unità di Mobilitazione Populare (PMU)</strong>, agguerrite milizie decisive nel contrasto al Califfato, e dall&#8217;inossidabile imam <strong>Muqtada al-Sadr </strong>ha portato al-Abadi a considerare prioritario il compattamento della maggioranza etnico-religiosa a suo favore. In questo contesto, il Primo ministro uscente non ha esitato a capitalizzare a suo vantaggio la massiccia vendetta che sta andando in scena contro gli ex combattenti dell&#8217;Isis e i loro famigliari.</p>
<p>Le condanne a morte a raffica del dopo-Isis</p>
<p>La vittoria sull&#8217;Isis, infatti, ha lasciato in mano alle forze irachene migliaia di ex militanti dell&#8217;organizzazione terroristica, in larga misura sunniti originari del Paese, ma anche <em>foreign fighters, </em>e un imprecisato numero di loro famigliari. Il governo iracheno ha ritenuto essere un suo compito primario impartire una punizione rapida ed esemplare ai combattenti catturati: dalla caduta di Mosul, nell&#8217;estate scorsa, ad oggi, i tribunali penali e militari lavorano a pieno ritmo impartendo centinaia di condanne a <strong>morte per impiccagione</strong>.</p>
<p></p>
<p>Nel settembre 2017,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.bbc.com/news/world-middle-east-41110412" target="_blank"> la <em>Bbc</em> ha realizzato un servizio da Qaraqosh</a>, la città a 30 km da Mosul in cui andavano in scena i <a href="https://www.hrw.org/world-report/2017/country-chapters/iraq" target="_blank">processi-lampo </a>contro i jihadisti, della durata media di 30 minuti, che si concludevano con una media di 50 esecuzioni al giorno. Nel braccio della morte, in Iraq, vi sono oggi oltre 6mila persone: i ritmi della giustizia punitiva irachena portano a ritenere dubbie numerose di queste sentenze, <em>in primis </em>quelle comminate contro presunte mogli o vedove di jihadisti, e a sancire un&#8217;impennata rispetto alle 169 esecuzioni andate in scena in Iraq nel 2013, anno precedente all&#8217;ascesa dei sodali di al-Baghdadi. </p>
<p>Ultimamente, i tribunali e le prigioni irachene hanno accelerato nell&#8217;uso delle esecuzioni di massa: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.alaraby.co.uk/english/indepth/2017/12/21/The-Iraq-Report-Mass-executions-follow-sham-trials" target="_blank">nella sola Nasiriyah sono andate in scena 36 impiccagioni il 21 agosto scorso, 42 il 25 settembre e 38 il 21 dicembre</a>.</p>
<p>La pena di morte in Iraq è riservata ai sunniti</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_04/i-patiboli-invisibili-iraq-silenzio-dell-occidente-06aca09e-f0bb-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml" target="_blank">Nel gennaio scorso Paolo Mieli sul </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_04/i-patiboli-invisibili-iraq-silenzio-dell-occidente-06aca09e-f0bb-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> </em>ha sottolineato le distorsioni della giustizia irachena: &#8220;Il ministro della Giustizia Haidar al-Zariri ha spiegato che le condanne a morte erano state, a novembre, 459 a fronte di 1.490 assoluzioni e in ciò, a suo dire, sarebbe la prova di una giustizia amministrata con equità. Ma l’organizzazione Human Rights Watch ha fatto presente che in alcuni casi i processi sono durati poco più di un’oretta, Amnesty International ha eccepito circa la loro regolarità e il pur contestato Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite guidato dal principe giordano Zeid Raad Zeid al-Hussein ha chiesto l’immediata sospensione delle esecuzioni irachene. In Italia soltanto l’associazione radicale &#8216;Nessuno tocchi Caino&#8217; ha dato prova di una qualche sensibilità nei confronti di questa orribile carneficina&#8221;.</p>
<p>Il fatto che la stragrande maggioranza dei condannati a morte sia di estrazione sunnita porta a ritenere che la vendetta dell&#8217;Iraq sui &#8220;sopravvissuti dell&#8217;Isis&#8221; possa rappresentare un serio ostacolo alla ricostruzione sociale e materiale del Paese, alimentando una frattura settaria dell&#8217;Iraq che potrebbe avere effetti catastrofici per gli sciiti, per i sunniti ma, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/non-ce-pace-cristiani-iraq-tutti-rischi-del-lo-islamico/" target="_blank">soprattutto, per i cristiani del Paese</a>. Il governo che nascerà dalle elezioni irachene dovrà tenere ben presente le lezioni della storia e ricordare l&#8217;insegnamento di Tiziano Terzani: &#8220;Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali&#8221;. Miseria, sottosviluppo, disuguaglianze economiche e rivalità etnico-religiose <em>in primis</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html">Esecuzioni sommarie e settarismo: le prime elezioni del dopo Isis in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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