L’ex presidente pakistano e generale Pervez Musharraf è stato condannato a morte in contumacia, per il reato di alto tradimento, da una corte pakistana. Musharraf, che vive da anni a Dubai, è stato ritenuto colpevole per aver sospeso la Costituzione nel 2007 ed aver imposto lo stato di emergenza nella nazione dell’Asia meridionale. Il Capo di Stato aveva assunto il potere nel 1999, grazie ad un golpe incruento ed aveva schierato Islamabad dalla parte degli Stati Uniti d’America nel corso della cosiddetta “guerra al terrorismo” sfuggendo, inoltre, a tre attentati pianificati ed eseguiti da Al-Qaeda.

Una situazione complessa

La presidenza di Musharraf aveva iniziato a scricchiolare pericolosamente nel 2007, quando il generale aveva cercato di purgare l’apparato giudiziario e di evitare un ricorso legale nei confronti del proprio mandato presidenziale. Queste azioni avevano però generato una forte contrapposizione con una parte della popolazione e Musharraf aveva proclamato lo stato d’emergenza per cercare di calmare la situazione. L’anno successivo aveva però dovuto abbandonare la carica per evitare l’impeachment e da allora ha sempre negato di essere penalmente responsabile per quanto accaduto.

La sentenza è stata accolta con “dolore ed angoscia” dalle potenti forze armate pakistane, che hanno governato il Paese per oltre metà del tempo dall’indipendenza ad oggi e che continuano ad esercitare un ruolo importante all’interno della nazione. Secondo l’analista politico Tariq Pirzada, sentito da Al Jazeera, questo verdetto è un segnale che tanto il Pakistan quanto il suo sistema giudiziario stanno cambiando e che nessuno può considerarsi coperto da immunità per quanto ha compiuto. Al tempo stesso, però, Pirzada ha ricordato l’enorme popolarità di Musharraf tra i membri delle Forze Armate ed ha segnalato come queste persone, molto probabilmente, siano in totale disaccordo con la sentenza. Il timore è che la sentenza possa scuotere e destabilizzare il Pakistan, uno Stato chiave per la lotta al terrorismo internazionale e che talvolta è stato accusato di aver giocato un ruolo ambiguo in questo ambito.

Le prospettive

La figura di Pervez Musharraf continua a rivelarsi, anche ad anni di distanza dalla sua dipartita politica,  divisiva per il Pakistan. L’ex Capo di Stato è stato anche accusato, in passato, di aver cospirato per uccidere Benazir Bhutto, ex primo ministro, che perse la vita a causa di un attentato suicida, nel dicembre del 2007, a Rawalpindi. Il processo a carico di Musharraf si era concluso precocemente a causa della sua fuga all’estero ed il suo ruolo nella vicenda non è mai stato del tutto chiarito. Non è ancora chiaro quali potranno essere le conseguenze politiche della condanna a morte dell’ex presidente ma, di certo, questo sviluppo non contribuirà a calmare le acque, già agitate, di un Paese che ha spesso e volentieri dovuto fare i conti con gravi problemi strutturali. Le difficili relazioni con l’India, l’instabilità del sistema politico, l’ingerenza dei militari ed infine i gravi problemi generati dal terrorismo interno hanno condizionato le dinamiche di Islamabad e ne hanno influenzato lo sviluppo, che risulta particolarmente cruciale per la comunità internazionale a causa del ruolo chiave giocato dalla nazione nella lotta al terrorismo.

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