Chi è Amy Coney Barret

Nata a New Orleans il 28 gennaio 1972, Amy Vivian Coney Barrett è una giurista e avvocata americana, giudice per la Corte d’appello del settimo distretto di Chicago. Figlia di Michael Coney, anch’egli avvocato, Barrett si è laureata alla Notre Dame Law School ed ha quindi esercitato la stessa professione del padre, sino ad essere nominata nel 2017 al ruolo di giudice per la Corte d’appello dallo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Cattolica e fermamente anti abortista, è stata da sempre considerata molto vicina alle posizioni repubblicane. Particolare, questo, che è risultato discriminante per la sua candidatura alla Corte suprema in sostituzione della deceduta Ruth Bader Ginsburg – notoriamente più vicina invece alle posizioni del partito democratico. E soprattutto, potrebbe rivelarsi la figura decisiva nelle decisioni future del massimo tribunale americano sulle questioni politiche di maggiore rilievo.

Sin dalle prime ore dopo il decesso dell’ex giudice della corte suprema Ginsburg, la possibilità che Trump nominasse il suo successore prima delle elezioni presidenziali novembre 2020 aveva seminato il panico all’interno del mondo democratico. Soprattutto, poiché con la nomina di un esponente vicino alle posizioni repubblicane sarebbero stati messi in pesante svantaggio nelle decisioni della massima corte americana. In questa situazione, la Casa bianca non ha dunque esitato un attimo, con Trump stesso che si è dichiarato intenzionato a procedere con la nuova nomina nel più breve tempo possibile. E all’interno della rosa dei possibili candidati, alla fine, si è fatto sempre più ingombrante il nome della Barrett – cui presidente, già nel 2018, sostenne di voler nominare quanto prima alla Corte suprema.

A ben vedere, sia la sua formazione universitaria, sia le sue origini sia il suo forte attaccamento ai valori tradizionali americani la rendono forse la persona più adatta a rappresentare il volto di Trump all’interno dell’interno dell’istituzione americana. Cattolica e anti abortista, inoltre, richiama i valori legati alla religione ed alla lotta all’aborto che ancora ai giorni nostri sono quanto mai discriminanti all’interno del mondo americano; dando quindi anche un chiaro segnale nell’eventualità di decisioni future.

Come sottolineato precedentemente, la nomina di Barrett alla Corte suprema è una chiara dichiarazione d’intenti da parte del presidente Trump, deciso ad imporre negli Stati Uniti d’America la propria visione politica per molti anni a venire. Con la posizione lasciata vacante da Ginsburg, i repubblicani godrebbero infatti di una maggioranza così forte da avere le potenzialità, in estrema sintesi, di poter legiferare sulle tematiche politiche discriminanti anche nel caso di elezione di un presidente democratico.

Ma non solo: la mossa di Trump deve essere interpretata anche in chiave elettorale. Un’imposizione così forte infatti ha l’evidente scopo di attirare i voti di tutti coloro che vedono necessario alla figura della massima carica del Paese un carattere in grado di imporsi, oltre che accontentare lo zoccolo duro del partito repubblicano che, sotto Trump, ha vissuto parecchi alti e bassi. E in questo scenario, dunque, la nomina della Barrett potrebbe essere uno di quei tanti “particolari” che, sommati, potrebbero permettere al presidente uscente di colmare il divario ancora evidente nei sondaggi con l’avversario Joe Biden.

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