È passata circa una settimana da quando il CEO di UnitedHealthcare, Brian Thompson, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Manhattan, in quello che la polizia aveva definito immediatamente un “attacco sfacciato e mirato” al simbolo della compagnia assicurativa. Colpi precisi, freddi, calcolati, nel cuore di Manhattan. Quei tre bossoli con le scritte “deny” (nega), “defend” (difendi) e “depose” (deponi). La caccia all’uomo si conclude lunedì scorso, quando il 26enne Luigi Mangione viene arrestato ad Altoona con l’accusa di omicidio. Origini italiane come testimonia il nome, grandi successi accademici, rabbia crescente e solipsismo. Una brutta storia americana come tante, e ora, il “rischio” di divenire un giustiziere della notte osannato dalle folle.

Nonostante l’ampia condanna pubblica del delitto, Mangione è già una star del web. Il suo sostegno si è intensificato dopo il suo arresto di lunedì, con oltre mille donatori che hanno contribuito alla campagna GiveSendGo raccogliendo oltre 50mila dollari, puntando a raggiungere quota 200mila: “Non siamo qui per celebrare la violenza, ma crediamo nel diritto costituzionale a una giusta rappresentanza legale” recita la pagina delle donazioni. Molti dei donatori esprimono frustrazione nei confronti del sistema sanitario statunitense, criticando le compagnie assicurative per aver negato la copertura e alimentato il risentimento per la crescente disuguaglianza dei redditi. I commenti sono un misto tra orrore e disperazione: “Un eroe del 21° secolo. Non sono uno che applaude alle sparatorie, ma almeno potrebbero aprire gli occhi degli altri sulla sofferenza degli americani“, e ancora “Questo ragazzo è un eroe, dovrebbe ricevere una medaglia, invece di una cella di prigione“; c’è chi è perfino riconoscente: “Grazie per il tuo coraggio e sacrificio, che ha portato alla luce queste atrocità“. Si susseguono storie strazianti di cattiva sanità privata e di giri di interessi miliardari scanditi da ringraziamenti e preghiere oltre che dalla frase “Nega, deponi, difendi“, che alcuni ritengono rifletta le tattiche utilizzate dalle compagnie assicurative per evitare i risarcimenti. Nuovo mantra dei forgotten men.

Proprio sul web quella frase è diventata un brand. Amazon ha bloccato quasi da subito il merchandising che iniziava a spopolare subito dopo l’uccisione di Thompson. Sulla nota piattaforma di e-commerce resta, tuttavia, la controversa pubblicazione di Harper Gray. A seguire, felpe con il cappuccio, spille, tazze, perfino fan fiction. Mangione è già mania. Su My Porch Prints, ad esempio, è in vendita una tazza con l’immagine a forma di cuore con Mangione a torso nudo e la scritta “Amo il mio ragazzo”. Altri hanno realizzato perfino un’action figure in stile Super Mario, con in mano una pistola e una felpa con cappuccio verde. I video che esaltano l’assassino hanno invaso TikTok e una persona ha addirittura deciso di farsi tatuare il suo volto. Come se non bastasse, sabato scorso in un parco di New York si è svolta una gara di sosia del killer.

La fascinazione per gli assassini non è cosa nuova, tantomeno appannaggio del pubblico americano. Tuttavia, la particolare vicenda in cui è implicato Mangione, si inserisce in un aspetto molto complesso e doloroso della società americana, quello delle assicurazioni sanitarie, che esaspera la gente comune. Mentre gli investigatori approfondiscono il movente dietro l’omicidio, molti osservano che la particolare condizione clinica di Mangione possa aver giocato un ruolo. La sua attività sui social media e la sua storia personale suggeriscono che i problemi di gestione del dolore potrebbero aver avuto un profondo impatto sulla sua vita. Mangione aveva condiviso dettagli sui suoi problemi alla schiena, tra cui un intervento chirurgico subìto nel 2023 per risolvere una colonna vertebrale disallineata.

Questo tragico incidente ha attirato l’attenzione sul problema più ampio del dolore cronico, che colpisce milioni di americani ed è spesso collegato a un notevole disagio mentale ed emotivo, generando una vera emergenza sociale pari a quella del diabete. Considerando il background di Mangione, alcuni si chiedono in queste ore se le sue frustrazioni per la sua salute e per il sistema sanitario possano aver contribuito all’evento fatale. Negli Stati Uniti, i tassi di dolore cronico e di dolore ad alto impatto sono aumentati notevolmente dall’inizio della pandemia di COVID-19, probabilmente a causa dell’aumento degli stili di vita sedentari, dell’ansia e del ridotto accesso all’assistenza sanitaria. In uno studio prestampato su medRxiv, i ricercatori stimano che 60 milioni di americani nel 2023 soffrissero di dolore cronico, rispetto ai 50 milioni del 2019. Un disagio quotidiano e invalidante che apre le porte alla dipendenza da droghe, spesso più accessibili delle prescrizioni.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“, scrisse Primo Levi. Al netto della tragica fine di Thompson, Mangione non è il problema. L’America brulica di profili simili al suo. Il problema sono le migliaia di persone che inneggiano alla sua “impresa”. Sarebbe troppo semplice derubricarli a bifolchi violenti senza immergersi nella realtà di un Paese dove la salute non è per tutti. Dove partorire è un lusso, dove migliaia di uomini e donne si estraggono da soli i denti cariati perché non possono pagare le cure dentali, dove si acquistano farmaci a uso veterinario-meno costosi-per usarli sui propri figli. Un Paese in cui un ricovero di tre giorni costa 30mila dollari. Quello americano è un sistema sanitario nato con un’aspirazione non solidaristica, strettamente legato al reddito e al lavoro retribuito. Il popolo americano è infuriato per la scarsa qualità dell’assistenza sanitaria negli Stati Uniti, tuttavia ha appena eletto un governo federale i cui leader promettono di smantellare le poche normative che proteggono da situazioni ancora peggiori, come ad esempio la mancata copertura per le condizioni preesistenti.
Lo scorso 8 dicembre, sul New York Times è stato ospitato un saggio di Elena Ouyang, medico d’urgenza e professore associato presso la Columbia University, esasperata da questo stato di cose. L’assicurazione sanitaria negli Stati Uniti è così straordinariamente complicata, con diverse compagnie assicurative che offrono piani diversi, che coprono certe cose e ne negano altre (a volte nonostante quello che dicono inizialmente di coprire). Ne consegue che un medico, anche di fronte al paziente più grave, non può garantire nulla. Le incognite assicurative non compromettono solo l’assistenza ai pazienti, ma minano anche la fragile fiducia medico-paziente. “L’unico membro della mia famiglia con un’assicurazione solida è il mio cane. Ha subito un intervento chirurgico elettivo di recente e sono rimasto sbalordito dalla natura semplice della sua assicurazione. Una volta raggiunta la franchigia, tutto è semplicemente coperto dall’80%“, ha dichiarato con candore Ouyang . Una dinamica insostenibile che ha reso il giuramento di Ippocrate carta straccia.

