L’esercito cinese cerca di colmare le proprie lacune di expertise raggirando militari e veterani dell’esercito americano. I Leopard 1 inviati da Germania, Olanda e Danimarca (che hanno smesso di usarli oltre 20 anni fa) cominciano ad arrivare in Ucraina. L’Arabia Saudita non onora le proprie promesse sulle limitazioni alle pene capitali, e giustizia 4 persone di media alla settimana. Il colosso taiwanese Tsmc conferma il suo trend di vendita negativo nonostante le novità, e il segretario Onu cerca il compromesso con Lavrov pur di rianimare l’accordo sul grano. Ecco le cinque notizie del giorno.

L’esercito di Pechino cerca di rubare l’expertise americano

L’attuale capo dell’Aviazione americana (presto capo degli Stati Maggiori Riuniti), il generale Charles Q. Brown, ha affermato che la Cina sta puntando militari statunitensi in servizio o in pensione per “tappare i buchi” delle sue capacità belliche. L’esercito cinse sta facendo pressioni su società di sicurezza internazionali perché entrino in affari con Pechino per ottenere i servizi di contractor americani, “talenti militari addestrati dagli Stati Uniti o dalla Nato, di tutte le specializzazioni e settori professionali”. “Addestrando quelli che saranno gli addestratori dell’esercito cinese, coloro che stano accettando contratti con queste società estere erodono la nostra sicurezza nazionale e mettono la sicurezza dei loro commilitoni e del loro stesso Paese in grave pericolo” ha scritto Brown nel memo. Il generale si è appellato alla responsabilità dei militari americani “di salvaguardare le informazioni di sicurezza nazionale” anche una volta lasciate le forze armate. Non è chiaro quanti militari o veterani americani siano stati assunti in questa campagna, ma l’ufficio investigativo dell’Aviazione di Washington ha spiegato che l’operazione è basata su proposte di lavoro apparentemente innocue rivolte direttamente ai soldati (in particolare piloti) nel corso di eventi dell’industria bellica.

I Leopard 1 europei cominciano ad arrivare a Kiev

Le forze armate danesi hanno comunicato ufficialmente che i primi dieci carri armati Leopard 1 donati a Kiev da Danimarca, Germania e Olanda sono arrivati in Ucraina mentre altri sono ora in viaggio. I tre paesi europei avevano annunciato otto mesi fa che avrebbero inviato ben 100 carri armati di fattura tedesca per supportare il fronte ucraino. Istruttori militari danesi stanno addestrando le forze ucraine all’impiego dei tank in Germania. “Non ho alcun dubbio che questo rappresenterà un grosso aiuto per gli ucraini per vincere la battaglia difensiva che stanno combattendo” ha affermato il comandante dell’esercito danese Gunner Aspe Nielsen. I carri armati Leopard 1 A5 sono stati operativi all’interno della difesa danese fino al 2005. Nel 1997 il Paese aveva acquistato 51 Leopard 2A4 e il precedente Leopard 1A5, il modello attualmente in viaggio verso Kiev, è stato gradualmente eliminato. In Ucraina sono già presenti esemplari del modello più recente del Leopard.

Quattro pene di morte eseguite a settimana: la preoccupante media saudita

L’Arabia Saudita ha giustiziato almeno 100 persone finora quest’anno, ovvero una media di quattro uccisioni a settimana: è quanto emerge da un report dell’organizzazione non governativa Amnesty International, che attesta come questa “implacabile carneficina” continui a dispetto delle promesse della monarchia di controllare più rigidamente la comminazione della pena di morte. Questo, secondo la direttrice del desk su Medio Oriente e Nord Africa Heba Morayef, rivela “l’agghiacciante disprezzo dei Saud per il diritto alla vita“. L’ispettore per i diritti afferma che il calcolo deriva dalle comunicazioni ufficiali dell’agenzia stampa saudita Spa, e sottolinea che pertanto il vero totale delle esecuzioni potrebbe essere anche maggiore. Un’ulteriore causa di preoccupazione deriva dal fatto che diversi giovani ora nel braccio della morte avevano meno di 18 anni quando hanno commesso il crimine – crimini che spaziano da pubblicazioni di tweet a reati legati alla droga, per i quali la pena di morte è proibita dalla legge internazionale.

Il colosso taiwanese dei chip intrappolato in un trend discendente

L’azienda Taiwan Semiconductor Manufacturing Co, maggiore produttrice di semiconduttori al mondo, ha registrato nel mese di agosto un crollo delle vendite pari al 13,5% su base annua. Il motivo potrebbe essere l’indebolimento della domanda globale di dispositivi elettronici. L’azienda stessa, che ha comunicato questo dato, ha informato che le vendite nel periodo di riferimento si sono attestate a 5,9 miliardi di dollari, cifra che segna un aumento del 6,2% su base mensile e che si pone ai massimi dallo scorso gennaio. Nel complesso dall’inizio del 2023 Tsmc ha generato vendite per appena 31mila miliardi di dollari, che rappresentano un calo del 5,2% rispetto all’anno precedente. La dirigenza dell’azienda prevede che per la fine dell’anno le vendite potrebbero diminuire del 10%. I numeri sono ancor più significativi dato che l’azienda ha recentemente sviluppato il suo primo chip con processo produttivo a 3 nanometri, successo per cui Apple ha affidato all’azienda l’intera produzione di chip per i futuri iPhone.

Guterres scrive a Lavrov per rilanciare l’accordo sul grano, ma l’Ucraina non ci sta

“Allentare una parte del regime sanzionatorio contro la Russia in cambio del rilancio dell’accordo sul grano rappresenterebbe una vittoria per il ricatto alimentare russo e un invito a Mosca per nuove ondate di ricatti”. Sono queste le parole con cui il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Oleg Nikolenko, ha reagito alla pubblicazione sul quotidiano tedesco Bild della lettera che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, avrebbe inviato al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov per offrire a Mosca la revoca di alcune sanzioni in cambio del ritorno all’accordo sul grano. La proposta del segretario Onu permetterebbe alle banche russe di tornale nel sistema di movimento di capitali Swift e la fine dell’embargo su alcuni asset russi in Europa. Il patto garantirebbe anche alle navi russe di non essere attaccate dall’Ucraina nel Mar Nero. Nella sua dichiarazione, Nikolenko ha chiesto alla comunità internazionale a continuare “a lavorare affinchè la Russia ritorni ai suoi obblighi“, invece di “rafforzare il suo senso di impunità e incoraggiare nuove aggressioni con concessioni“.