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	<title>Opec Plus Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 20 Jun 2022 13:14:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Opec Plus Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Sicurezza ed energia globale: il ruolo chiave dell&#8217;Azerbaigian</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalla-sicurezza-allenergia-globale-il-ruolo-chiave-dellazerbaigian.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2022 12:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Nagorno Karabakh]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1935" height="1292" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19.jpg 1935w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19-1536x1026.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1935px) 100vw, 1935px" /></p>
<p>Una piattaforma globale per affrontare, attraverso il dialogo, questioni di attualità internazionale. Può essere descritto così il Global Baku Forum, a Baku in Azerbaigian, dal 16 al 18 giugno scorso per quella che è la sua nona edizione. Se il tema di quest’anno è intuibile già dal titolo &#8220;Sfide all&#8217;ordine mondiale globale&#8221;, l’importanza dell’evento, invece, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-sicurezza-allenergia-globale-il-ruolo-chiave-dellazerbaigian.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-sicurezza-allenergia-globale-il-ruolo-chiave-dellazerbaigian.html">Sicurezza ed energia globale: il ruolo chiave dell&#8217;Azerbaigian</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1935" height="1292" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19.jpg 1935w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1655363056_f11d72a6d004cb158244fb6a0c0e8d19-1536x1026.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1935px) 100vw, 1935px" /></p><p>Una piattaforma globale per affrontare, attraverso il dialogo, questioni di attualità internazionale. Può essere descritto così il <strong>Global Baku Forum</strong>, a Baku in <strong>Azerbaigian</strong>, dal 16 al 18 giugno scorso per quella che è la sua nona edizione. Se il tema di quest’anno è intuibile già dal titolo &#8220;Sfide all&#8217;ordine mondiale globale&#8221;, l’importanza dell’evento, invece, sta tutta nella platea degli ospiti.</p>
<p>Ad aprire l’evento c’era il presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, <strong>Ilham Aliyev</strong>, mentre non mancano capi di Stato e di governi, attuali e passati, rilevanti personalità pubbliche e politiche, nonché esponenti di spicco della comunità di esperti.</p>
<p>Il IX Global Baku Forum ha ruotato attorno ai seguenti punti: <strong>sicurezza globale</strong>, <strong>energetica</strong> e <strong>alimentare</strong>, guerra in Ucraina, problemi di moderna assistenza sanitaria, pace, cooperazione e integrazione nel Caucaso meridionale. E ancora: i cambiamenti che stanno rimodellando l’Europa, questioni di sicurezza nei Balcani, problemi del Medio Oriente e  ricerca di modi per garantire la pace, la stabilità e lo sviluppo nel mondo arabo, problemi di globalizzazione e crescente disuguaglianza, diritti umani e democrazia e le grandi sfide del 21° secolo.</p>
<h2>Affrontare i cambiamenti globali</h2>
<p>Il Presidente Ilham Aliyev, intervenendo al Forum, ha prima di tutto espresso la sua fiducia nei risultati dell’evento. &#8220;È chiaro che il mondo è cambiato dopo il nostro incontro qui l&#8217;anno scorso al Palazzo Gulustan. I <strong>cambiamenti</strong> sono fondamentali e hanno conseguenze imprevedibili. Ma è evidente che il mondo sarà diverso ed è già diverso&#8221;, ha dichiarato il leader, aggiungendo di essere fiducioso che &#8220;uno dei principali temi all&#8217;ordine del giorno sarà il ruolo dei principali organismi internazionali, delle principali istituzioni finanziarie nella lotta alla crisi alimentare. Perché è inevitabile ed è già alle porte&#8221;.</p>
<p>Le organizzazioni internazionali e i Paesi leader, a detta di Aliyev, sono chiamati, tra le altre sfide, ad affrontare il potenziale aumento delle <strong>migrazioni</strong>, dirette conseguenze della crisi alimentare. A questo si può aggiungere anche la situazione imprevedibile dei <strong>mercati energetici</strong>, che genera disuguaglianza tra produttori e consumatori. &#8220;Questa situazione è rischiosa anche per i produttori stessi. Se qualcuno pensa che i Paesi produttori di petrolio e gas siano realmente contenti di questi prezzi elevati, è un malinteso. Equilibrio tra produttori e consumatori, un mercato stabile: i produttori ne hanno bisogno. A questo puntano gli sforzi dell&#8217;<strong>OPEC+</strong>, a cui partecipa anche l&#8217;Azerbaigian&#8221;, ha dichiarato il presidente Aliyev.</p>
<h2>Il ruolo energetico dell’Azerbaigian</h2>
<p>In uno scenario internazionale del genere, la <strong>domanda</strong> di <strong>risorse energetiche</strong> dell&#8217;Azerbaigian è in <strong>crescita</strong>. &#8220;Nel febbraio di quest&#8217;anno abbiamo tenuto una riunione del Consiglio consultivo del corridoio del gas meridionale e abbiamo cercato di pianificare le misure future. Tuttavia, la situazione in Europa è cambiata radicalmente. Pertanto, il fabbisogno di risorse di idrocarburi dell&#8217;Azerbaigian è aumentato&#8221;, ha spiegato Aliyev.</p>
<p>&#8220;Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto richieste di forniture di gas da diversi paesi europei. Dobbiamo cercare di soddisfare le loro esigenze. Ovviamente il problema non è così facile da risolvere. Dobbiamo aumentare la produzione di <strong>gas</strong>. Attualmente stiamo collaborando con la <strong>Commissione europea</strong> su questo tema&#8221;, ha aggiunto il Capo di Stato.</p>
<h2>Le relazioni con l’Armenia</h2>
<p>Per quanto riguarda il processo di normalizzazione delle relazioni con l&#8217;<strong>Armenia</strong>, il Presidente Ilham Aliyev ha detto che la proposta dell’Azerbaigian era di iniziare a lavorare su un <strong>accordo di pace</strong>, e ciò è stato offerto.</p>
<p>&#8220;L&#8217;Armenia non ha risposto, quindi abbiamo fatto un altro passo e proposto cinque principi fondamentali del diritto internazionale, compreso il rispetto reciproco e il riconoscimento dell&#8217;integrità territoriale di entrambi i paesi, nonché l’astensione reciproca da qualsiasi rivendicazione territoriale, sia ora che in futuro&#8221;, ha chiarito il presidente dell’Azerbaigian. &#8220;Ci aspettiamo che l&#8217;Armenia rispetti la dichiarazione trilaterale firmata il 10 novembre 2020 sull&#8217;apertura delle comunicazioni con la Repubblica autonoma di Nakhchivan per l&#8217;Azerbaigian. Purtroppo è passato un anno e mezzo da quando l&#8217;Armenia ha firmato l&#8217;atto di capitolazione, ma finora non c&#8217;è stato alcun movimento. Questo è inaccettabile&#8221;, ha concluso lo stesso Aliyev, evidenziando che non esiste un&#8217;unità amministrativa denominata &#8220;<strong>Nagorno-Karabakh</strong>&#8221; in Azerbaigian e che qualsiasi riferimento da parte armena a questo problema porterà a un nuovo confronto.</p>
<p>Da questo punto di vista, la dichiarazione di Bruxelles mostra chiaramente che saranno presi in considerazione i diritti e la sicurezza degli armeni che vivono nel Karabakh. &#8220;Penso che la dichiarazione fatta dal Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e il risultato di un incontro trilaterale tra il presidente Michel, il sottoscritto e il primo ministro Pashinyan a Bruxelles affermi chiaramente che i diritti e la sicurezza della popolazione armena in Karabakh saranno presi in considerazione. Lo supportiamo pienamente. I diritti e la sicurezza dell&#8217;intero popolo azerbaigiano sono garantiti dalla nostra costituzione. L&#8217;Azerbaigian è un paese multietnico e la popolazione armena non è la più grande minoranza etnica in Azerbaigian”, ha quindi concluso Aliyev.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-sicurezza-allenergia-globale-il-ruolo-chiave-dellazerbaigian.html">Sicurezza ed energia globale: il ruolo chiave dell&#8217;Azerbaigian</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Opec+ si riunisce con lo spettro della guerra alle spalle</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lopec-si-riunisce-con-lo-spettro-della-guerra-alle-spalle.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 15:35:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre in Ucraina la guerra scatenata dall&#8217;invasione russa prosegue, nella giornata di giove in scena la riunione dei Ministri del Petrolio e dei leader dell&#8217;Opec+, il formato di dialogo che riunisce i membri del cartello dei produttori di greggio alla Russia che con esso si è inteso negli ultimi anni. E proprio per la presenza della Russia la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lopec-si-riunisce-con-lo-spettro-della-guerra-alle-spalle.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lopec-si-riunisce-con-lo-spettro-della-guerra-alle-spalle.html">L&#8217;Opec+ si riunisce con lo spettro della guerra alle spalle</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220331173312556_b2757f9c2cdb19e9bafe10c52eee2cc9-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mentre in <strong>Ucraina </strong>la guerra scatenata dall&#8217;invasione russa prosegue, nella giornata di giove in scena la riunione dei Ministri del Petrolio e dei leader dell&#8217;<strong>Opec+, </strong>il formato di dialogo che riunisce i membri del cartello dei produttori di greggio alla Russia che con esso si è inteso negli ultimi anni. E proprio per la presenza della Russia la guerra sarà il vero e proprio <strong>elefante nella stanza </strong>delle discussioni. Ma non dovrebbe rientrare sul tavolo delle trattative.</p>
<p>I Paesi <span class="hilg1">Opec</span>, in particolare le monarchie del Golfo, collaborano dal 2016 con dieci produttori al di fuori del Cartello guidati dalla Russia in quella che è<strong> l&#8217;alleanza <span class="hilg1">Opec</span></strong>+ che ha contribuito durante la pandemia di Covid-19 a contenere il crollo dei prezzi del petrolio, finiti a un certo punto addirittura in negativo.</p>
<p><strong>Suhail al-Mazrouei,</strong> ministro per l&#8217;Energia degli Emirati Arabi Uniti, ha detto, come riporta <em>Milano Finanza,</em> &#8220;che l&#8217;unica missione dell&#8217;Opec+ è quella di stabilizzare i mercati e offrire quante più forniture possibili, e che spingere qualsiasi dei partner a uscire dall&#8217;alleanza petrolifera porterebbe solamente a un aumento dei prezzi&#8221; e tra i ministri dei Paesi produttori domina la percezione che sia &#8220;difficile prevedere la volatilità futura del mercato a causa di questioni come il possibile ritorno sul mercato del greggio iraniano o eventuali maggiori investimenti nel settore di gas e petrolio&#8221;. Il mantra è chiaro: <strong>non bisogna mescolare petrolio e politica, </strong>per quanto possibile.</p>
<p>L&#8217;Opec e i suoi alleati dovranno fissare il livello della loro offerta di greggio a maggio e tutte le indicazioni sono volte ad una conferma del modesto aumento già previsto in precedenza ignorando così le tensioni causate dalla guerra. Anche la richiesta degli Stati Uniti di inondare di petrolio il mercato mondiale per abbattere i costi e la &#8220;bolletta&#8221; pagata da molti loro alleati, Europa in testa, alla Russia, è passata sotto traccia.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3iPE6OS" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il petrolio dietro la rigida neutralità dei Paesi del Golfo sull&#8217;Ucraina?</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3DnjUxl" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ecco perché &#8220;Re Petrolio&#8221; non abdica</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/36wa8wp" target="_blank" rel="noopener"><strong>Così il petrolio russo tiene in scacco l&#8217;Europa</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p>La riunione dei produttori, responsabili di più del 40% dell&#8217;offerta mondiale di petrolio e di quasi il 60% delle esportazioni di greggio, ha suscitato nelle scorse settimane un&#8217;enorme attesa con i mercati energetici sconvolti dall&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina e dalle <strong>sanzioni occidentali</strong> imposte a Mosca. Informalmente l&#8217;<span class="hilg1">Opec+</span> si è detta preoccupata da un eventuale embargo dell&#8217;Unione Europea sul petrolio russo. o scorso 16 marzo, alcuni rappresentanti <span class="hilg1">Opec</span>, tra cui il segretario generale Mohammad Barkindo, hanno incontrato il commissario europeo per l&#8217;Energia Kadri Simson per discutere dei tempi straordinari per il mercato energetico, esprimendo le loro preoccupazioni</p>
<p>Secondo l&#8217;organizzazione, di cui la Russia è leader insieme all&#8217;Arabia Saudita, un divieto alle importazioni danneggerebbe i consumatori; la Russia è un partner dell&#8217;Opec e co-presiede l&#8217;<strong><span class="hilg1">Opec</span>+ che dal 2017</strong> decide le politiche produttive. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno deciso un embargo al greggio russo. Lunedì i ministri degli esteri europei non hanno trovato un accordo se estendere le sanzioni anche al settore energetico. Tenere fuori la grande politica globale dalle trattative sarà difficile, ma la volontà di non lasciare a Paesi come gli Usa, che hanno accelerato sulle <a href="https://it.insideover.com/energia/biden-il-presidente-ambientalista-che-trivella-piu-di-trump.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>trivellazioni nonostante i proclami ambientalisti dell&#8217;amministrazione in carica, il pallino del gioco predomina.</strong></a> A preoccupare sul breve periodo è, però, piuttosto un&#8217;altra dinamica: l&#8217;avanzata del <strong>Covid-19 in Cina, </strong>che minaccia l&#8217;approvvigionamento al primo consumatore globale. Il lockdown a Shanghai è in tal senso un rischio che secondo <em>Il <a href="https://www.corriere.it/economia/finanza/22_marzo_29/torna-lockdown-shanghai-prezzo-petrolio-perde-quasi-l-8percento-attesa-la-riunione-dell-opec-plus-7af2f302-af2c-11ec-a232-b69d1c970bf4.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere della Sera </a></em>provocherebbe conseguenze sistemiche: la domanda<span style="font-size: 1rem;"> &#8220;potrebbe scendere di 800 mila barili al giorno in aprile rispetto ai livelli considerati normali&#8221;, in un contesto in cui &#8220;i membri dell’Opec+ si sono sempre rifiutati di aumentare significativamente la loro produzione per alleggerire il mercato, attenendosi a un incremento graduale di 400.000 barili al giorno ogni mese&#8221;.</span></p>
<p><strong>Re petrolio </strong>intanto non cala e si attesta attorno i cento dollari al barile, aprendo alla prospettiva di un mantenimento prolungato dei prezzi su livelli strutturati e di difficile sostenibilità. Russia e Paesi partner dell&#8217;Opec+ hanno interesse a un mercato stabilizzato su prezzi elevati ma senza scossoni e guardano, in quest&#8217;ottica, più alla Cina che all&#8217;Ucraina. Temendo che la disruption delle importazioni di Pechino possa essere un&#8217;eventualità più probabile di una fine degli acquisti europei a cui l&#8217;Ue e la Russia non intendono, ad ora, arrivare e il cui prezzo è già stato scontato dai mercati. Ma ogni sorpresa può essere dietro l&#8217;angolo in una fase di acuto caos per le relazioni globali.</p>
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<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lopec-si-riunisce-con-lo-spettro-della-guerra-alle-spalle.html">L&#8217;Opec+ si riunisce con lo spettro della guerra alle spalle</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ecco cosa c&#8217;è davvero dietro la mossa di Biden sul petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-contromossa-di-biden-sul-petrolio-cosa-significa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 15:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;amministrazione Biden sta considerando il rilascio di 1 milione di barili di petrolio al giorno per diversi mesi dalla Strategic Petroleum Reserve statunitense per combattere l&#8217;inflazione e il rincaro dei prezzi del greggio: lo riferisce a Reuters una fonte vicina alla Casa Bianca. La mossa, secondo le indiscrezioni, potrebbe coprire una quota di riserve capace &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/la-contromossa-di-biden-sul-petrolio-cosa-significa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-contromossa-di-biden-sul-petrolio-cosa-significa.html">Ecco cosa c&#8217;è davvero dietro la mossa di Biden sul petrolio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;amministrazione<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener"><strong> Biden</strong></a> sta considerando il rilascio di <strong>1 milione di barili di petrolio</strong> al giorno per diversi mesi dalla Strategic Petroleum Reserve statunitense per combattere l&#8217;inflazione e il rincaro dei prezzi del greggio: lo riferisce a Reuters una fonte vicina alla Casa Bianca.</p>
<p>La mossa, secondo le indiscrezioni, potrebbe coprire una quota di riserve capace di arrivare fino a 180 milioni di barili. Si tratta di un annuncio volto a dimostrare che Washington, messa all&#8217;angolo dal <strong>summit Opec+ </strong>e desiderosa di veder danneggiata la rendita petrolifera della rivale Russia, vuole  controllare la corsa dei prezzi del petrolio, <a href="https://it.insideover.com/economia/la-corsa-senza-fine-delle-materie-prime-travolgera-leconomia-globale.html" target="_blank" rel="noopener">come altre materie prime in volo da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina.</a> Dopo queste indiscrezioni i future sul Wti sono crollati di oltre il 6% a 101,50 dollari al barile, mentre quelli sul <strong>Brent</strong> hanno lasciato sul terreno oltre il 45% a 108,36 dollari.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3wNrTm5" target="_blank" rel="noopener"><strong>Brent e Wti, i tipi di petrolio più diffusi</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3DnjUxl" target="_blank" rel="noopener"><strong>Perché &#8220;Re Petrolio&#8221; non ha ancora abdicato</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/337gQHZ" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sulle trivellazioni Biden batte Trump</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p>La Strategic <span class="hilg1">Petroleum</span> Reserve statunitense contiene attualmente <strong>568,3 milioni di barili,</strong> la quantità più bassa da maggio 2002, secondo il Dipartimento dell&#8217;Energia degli Stati Uniti. <a href="https://www.eia.gov/tools/faqs/faq.php?id=33&amp;t=6#:~:text=In%202021%2C%20the%20United%20States,day%20over%20consumption%20in%202020." target="_blank" rel="noopener">Negli Stati Uniti si consumano mediamente poco meno di 20 milioni di</a> barili al giorno, segno che anche in caso di graduale rilascio delle riserve il Paese avrebbe una buona scorta per ovviare al fabbisogno. La Strategic Petroleum Reserve ha una capienza di circa 715 milioni di barili nei suoi serbatoi distribuiti tra Louisiana e Texas e rappresenta il più grande deposito di greggio al mondo. Negli ultimi anni Washington ha mantenuto il più possibile vicino ai livelli di pieno riempimento le riserve così da resistere a shock di prezzo o casi di disruption della domanda.</p>
<p>Ai prezzi attuali di mercato, il valore delle riserve di petrolio conservate nella Spr sfiora i <strong>60 miliardi di dollari </strong>e, dato che la capacità di prelievo dai serbatoi è di poco meno di 4,5 milioni di barili al giorno, anche a un pieno ritmo di estrazione ci vorrebbero quasi cinque mesi per svuotarla. L&#8217;obiettivo in questo caso per gli Usa non è tanto ovviare a uno shock di offerta come quello legato all&#8217;embargo energetico alla Russia ma piuttosto rendere più diluito e fluido il mercato globale del greggio, cercando di rompere l&#8217;accerchiamento di Mosca e dei Paesi Opec che non ne vogliono sapere <a href="https://it.insideover.com/politica/la-neutralita-dei-paesi-del-golfo-sul-conflitto-ucraino-spiegata.html" target="_blank" rel="noopener">di <strong>aumentare con forza la produzione </strong></a>per ridurre il prezzo. Non si tratterebbe della prima volta in questi mesi: a novembre Biden ha dato mandato al Dipartimento dell&#8217;Energia <a href="https://www.usnews.com/news/business/articles/2022-03-30/biden-planning-to-tap-oil-reserve-to-control-gas-prices">di rilasciare 5<strong>0 milioni di barili </strong>a garanzia </a>contro le impennate del prezzo in corso. Di recente ha impostato uno sforzo per ulteriori <strong>30 milioni di barili </strong>in uno sforzo coordinato con gli alleati non Opec per mettere sul mercato 60 milioni di barili. La mossa attuale serve a promuovere il controllo dei prezzi con crescente gradualità. In altre parole, un rilascio <em>one-shot </em>segnala la volontà di calmare i mercati circa il rischio di eventuali crisi di forniture; un rilascio graduale dalla Spr manifesta invece una manovra più graduale di controllo dei prezzi.</p>
<p>Del resto la riunione dell&#8217;Opec+ certificherà una manovra non molto dissimile dalla strategia pregressa di aumentare con gradualità la produzione arrivando a una crescita di<strong> 400mila barili al giorno</strong> al mese per tutto il 2022. Biden vuole accelerare questo trend e cercare di sfruttarne le conseguenze per fini geoeconomici di riduzione della rendita energetica russa, favorita dal contesto di alti prezzi globali, e interni: un calo dei prezzi del petrolio può indurre un ridimensionamento dei prezzi della benzina e, dunque, dell&#8217;<strong>inflazione che sta colpendo duramente </strong>l&#8217;economia Usa. Mentre le <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-conto-alla-rovescia-di-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener">elezioni di midterm</a> </strong>si avvicinano, con sondaggi sfavorevoli e la minaccia di una durissima sconfitta per il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-democratico-americano.html">Partito Democratico</a> ad opera degli avversari<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-repubblicano-americano.html"> repubblicani</a> sia alla Camera che al Senato Biden vuole correre ai ripari calmando i riverberi interni della situazione di grande caos su scala globale. E la mossa del petrolio può essere un viatico, per quanto non una soluzione definitiva, per trovare una via d&#8217;uscita. Il fronte interno al Paese e quello estero non sono mai stati così collegati come in questa fase.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tra intese in Israele e guerra del petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/marzo-2020-tra-nuove-intese-in-israele-e-guerra-del-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2020 12:27:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio oil commodities (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Marzo è stato il mese della grande paura: dopo i primi casi di coronavirus rintracciati nel nord Italia, in questo mese il panico da epidemia si è diffuso in tutta Europa. Nel nostro Paese si è arrivati ai primi provvedimenti di restrizione a livello nazionale, con il lockdown totale scattato il 10 marzo. Ma mentre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/marzo-2020-tra-nuove-intese-in-israele-e-guerra-del-petrolio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio oil commodities (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Marzo è stato il mese della grande <strong>paura</strong>: <a href="https://insideover.ilgiornale.it/societa/le-tappe-della-diffusione-del-coronavirus.html">dopo i primi casi di coronavirus rintracciati nel nord Italia</a>, in questo mese il panico da <strong>epidemia</strong> si è diffuso in tutta Europa. Nel nostro Paese si è arrivati ai primi provvedimenti di restrizione a livello nazionale, con il<strong> lockdown</strong> totale scattato il 10 marzo. Ma mentre il mondo entrava nel vortice della pandemia, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/covid-19-dichiarata-pandemia-1839342.html">dichiarata ufficialmente dall&#8217;Oms l&#8217;11 marzo</a>, in medio oriente ci si apprestava ad assistere a nuovi importanti mutamenti. In <strong>Israele</strong> si tornava infatti al voto per la terza volta in un anno, mentre l&#8217;ungo l&#8217;asse Mosca &#8211; Riad nasceva una vera e propria guerra del <strong>petrolio</strong> destinata ad incidere sulle politiche energetiche dell&#8217;intero 2020. Cambiamenti di primo piano trascinati però dal Covid nel chiuso delle terze e quarte pagine dei quotidiani.</p>
<h2>Nasce l&#8217;intesa Netanyahu &#8211; Gantz</h2>
<p>Il coronavirus stava picchiando duro anche in Israele quando nel Paese sono state aperte le urne per nuove elezioni anticipate. Il 2 marzo i cittadini dello Stato ebraico sono tornati al voto dopo che per la terza volta i partiti della <em>Knesset</em>, il parlamento israeliano, non hanno trovato alcun accordo per la nascita di un nuovo governo. Il premier uscente era<a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html"> Benjamin Netanyahu</a>, del partito di centro &#8211; destra del <strong>Likud</strong>. La caduta del suo ultimo esecutivo, datata dicembre 2018, ha causato una lunga crisi di governo che dopo due consultazioni non era ancora rientrata. A sfidare il leader del Likud era<a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/chi-e-binyamin-gantz.html"> Benny Gantz</a>, ex capo di stato maggiore dell&#8217;esercito e rappresentante della lista centrista &#8220;<strong>Blu&amp;Bianco</strong>&#8220;, nata in occasione delle consultazioni del 2019. Dietro i due principali partiti, una lunga sfilza di formazioni minori. Alcune collocabili a destra, altre invece vicine alla sinistra, così come non mancavano anche i due storici partiti religiosi, Shas e Giudaismo Unito nella Torah. I tre partiti rappresentanti della popolazione araba si sono uniti nella &#8220;<strong>Lista Comune</strong>&#8220;. Ancora una volta il voto non ha dato un chiaro orientamento.</p>
<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/elezioni-israele-testa-testa-netanyahu-e-gantz-1834507.html">Il Likud di Netanyahu è risultato il partito con la maggioranza relativa</a>, ma ha ottenuto 36 deputati su 120 allontanandosi quindi dall&#8217;obiettivo della maggioranza assoluta. Blu&amp;Bianco ha ottenuto 33 parlamentari e la lista araba unita 15. Sommando i voti dei partiti di centro &#8211; destra, si è arrivati a una coalizione di 58 deputati, numero non necessario per formare un nuovo governo. Lo <strong>stallo</strong> è stato risolto soltanto a fine mese. I due rivali infatti, hanno trovato l&#8217;accordo per formare un ampio governo capace di accorpare i deputati di entrambi gli schieramenti e dei partiti religiosi. La svolta è stata certificata il 26 marzo, <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/in-israele-trovata-l-intesa-gantz-al-governo-con-netanyahu.html">con l&#8217;elezione di Gantz quale nuovo presidente della Knesset</a>. Pochi giorni dopo, i due diretti protagonisti hanno confermato l&#8217;intenzione di dare vita al nuovo esecutivo anche con l&#8217;obiettivo di lottare contro il dilagare dell&#8217;infezione da coronavirus. <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/netanyahu-e-gantz-si-accordano-per-la-cisgiordania.html">Ad aprile è nato ufficialmente il nuovo governo</a> di Netanyahu: l&#8217;accordo ha previsto, tra le altre cose, un <em>tandem</em> di 18 mesi con lo stesso Gantz, che dovrebbe diventare nuovo premier nel settembre 2021. Ma ad inizio dicembre l&#8217;intesa è sembrata già vacillare:<a href="https://www.agi.it/estero/news/2020-12-03/israele-nuove-elezioni-anticipate-10523706/"> la Knesset il primo dicembre ha approvato una prima mozione</a> che potrebbe portare all&#8217;autoscioglimento dell&#8217;assemblea e a nuove elezioni già il prossimo anno.</p>
<h2>La guerra del petrolio</h2>
<p>Con i primi lockdown tra la Cina e l&#8217;Europa, l&#8217;economia globale ha iniziato a vivere una fase di profonda e repentina <strong>recessione</strong>. Questo ha significato una diminuzione della domanda di petrolio, le cui conseguenze su scala politica sono diventate ben evidenti il 6 marzo. Quel giorno infatti si è avuto <a href="https://www.startmag.it/energia/petrolio-arabia-saudita-russia-guerra/#:~:text=La%20%E2%80%9Cguerra%20dei%20prezzi%E2%80%9D%20tra,cambiare%20profondamente%20il%20mercato%20energetico.">il primo grave scontro interno al cosiddetto <em>Opec +</em></a>, il cartello cioè che riunisce i Paesi produttori di greggio aderenti all&#8217;Opec con la <strong>Russia</strong>. Il primo gruppo è storicamente trainato dall&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>. Nel 2017 gli accordi tra Riad e Mosca hanno dato le chiavi della gestione delle politiche petrolifere ai due Paesi. Ma in quel 6 marzo sono sorti profondi dissidi, in seno alla riunione dell&#8217;Opec +, tra sauditi e russi. I primi, allarmati da un drastico calo nella richiesta di petrolio che ha quindi comportato la caduta del prezzo dell&#8217;oro nero, volevano imporre un piano di <strong>tagli</strong> alla produzione per giungere ad una fase di riequilibrio del costo del petrolio. Dal Cremlino invece sono arrivati input diversi: l&#8217;obiettivo era evitare di spingere il prezzo verso l&#8217;alto per tagliare fuori dal mercato gli<strong> Stati Uniti</strong>, i quali già da tempo hanno iniziato a meditare di conquistare la scena con il loro<em> shale oil</em>.</p>
<p>Le divergenze tra i due principali Paesi produttori hanno portato a una vera e propria guerra. L&#8217;Arabia Saudita per tutto il mese di marzo ha perseguito una politica di tagli dei prezzi del proprio greggio per aumentare le esportazioni e conquistare quote di mercato in Europa, terreno vitale per le esportazioni di greggio della Russia. Inoltre i Saud hanno implementato la produzione, fino ad arrivare a 12.3 milioni di barili estratti al giorno. L&#8217;intento dichiarato da parte di Riad era quello di colpire Mosca e costringere il Cremlino a sedersi nuovamente al tavolo dell&#8217;Opec +. Tuttavia, <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/la-russia-puo-vincere-la-guerra-del-petrolio.html">come spiegato da Andrea Muratore su<em> InsideOver</em></a>, la Russia ha una maggiore capacità di <strong>resistenza</strong> in un mercato caratterizzato da prezzi bassi. Dunque, la guerra iniziata potrebbe andare a tutto svantaggio sia dei sauditi che degli stessi americani, questi ultimi poco competitivi con le riserve di shale oil. Lo strappo in seno all&#8217;Opec + è stato solo parzialmente ricucito nella riunione tenuta a dicembre. <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/petrolio-produzione-opec-plus-risale-gradi-ci-saranno-vertici-mensili-ADhpSB6">Si è trovato infatti un accordo per una graduale ripresa della produzione nel 2021</a>. Ma altre tensioni sono già all&#8217;orizzonte, specialmente perché all&#8217;interno della stessa Opec diversi Paesi, tra cui gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, non hanno rispettato i tagli alla produzione precedentemente concordati.</p>
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		<item>
		<title>Le agenzie di rating fanno tremare il Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/le-agenzie-di-rating-fanno-tremare-il-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 14:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitch]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo monetario internazionale (Fmi)]]></category>
		<category><![CDATA[Moody's]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[S&P]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=281746</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gulf Oil petrolio Golfo deserto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il crollo del mercato petrolifero le principali agenzie di rating stanno iniziando a declassare il debito sovrano dei Paesi produttori e ora le prospettive per le ricchissime potenze del Golfo Persico, fortemente dipendenti dall’oro nero, non sembrano più così rosee come un tempo. I Paesi che fanno parte del Consiglio di cooperazione del Golfo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/le-agenzie-di-rating-fanno-tremare-il-golfo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gulf Oil petrolio Golfo deserto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con il crollo del mercato petrolifero le principali agenzie di rating stanno iniziando a declassare il debito sovrano dei Paesi produttori e ora le prospettive per le ricchissime potenze del Golfo Persico, fortemente dipendenti dall’oro nero, non sembrano più così rosee come un tempo.</p>
<p>I Paesi che fanno parte del <strong>Consiglio di cooperazione del Golfo</strong> <strong>(GCC)</strong>, ovvero Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, stanno vedendo sgretolarsi rapidamente le loro finanze pubbliche a causa dei ribassi del prezzo del greggio: un fenomeno che non è certo passato inosservato davanti agli occhi sempre vigili delle più importanti agenzie di rating.</p>
<p><a href="https://www.fitchratings.com/research/sovereigns/oil-coronavirus-impact-on-gcc-sovereigns-12-05-2020">Come ha riportato in un recente studio Fitch Ratings</a>, gli accordi dell’<strong>Opec Plus</strong> per ridurre la produzione di petrolio e gli ulteriori tagli annunciati dall&#8217;Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti e dal Kuwait spingeranno i bilanci dei paesi del GCC verso un deficit ancora più acuto a causa del crollo dei prezzi.</p>
<p>Secondo Fitch, inoltre, i tagli alla produzione di greggio contribuiranno anche a una forte contrazione della produzione economica nel suo complesso, insieme a una recessione “senza precedenti” nelle economie non petrolifere che fanno parte del gruppo GCC.</p>
<h2>I bond di Oman e Bahrain sono al livello “spazzatura”</h2>
<p>Sulla scia di un semestre da incubo per l’industria del prezioso fossile, alla fine del mese scorso il rating dell&#8217;<strong>Oman</strong> è stato tagliato per la seconda volta dall’inizio del 2020 da parte di <strong>Moody’s Investor Service</strong>. L’agenzia di rating ha infatti declassato il debito sovrano del Paese a <strong>Ba3</strong>, ovvero il terzo livello più basso nella sua scala di non investimento, e ha rivisto le sue prospettive in negativo ritenendo che uno scenario di prezzi bassi per il petrolio inciderà fortemente sulle entrate del sultanato.</p>
<p>Già a marzo, Moody’s aveva messo l&#8217;Oman sotto la sua lente d’ingrandimento per un possibile declassamento, affermando che la scarsa forza fiscale di Mascate avrebbe inciso pesantemente sulla sua situazione finanziaria. Ora la valutazione di Moody’s si affianca alla stessa indicata in precedenza da <strong>Standard &amp; Poor&#8217;s</strong> e risulta di un gradino inferiore rispetto a quella di <strong>Fitch Ratings</strong>.</p>
<p><a href="https://www.moodys.com/research/Moodys-downgrades-Omans-rating-to-Ba3-changes-outlook-to-negative--PR_426102">Come si legge nel report dell’agenzia newyorkese</a>, &#8220;Il declassamento riflette la conclusione che in un contesto di prezzo del petrolio più basso &#8211; che Moody&#8217;s ora suppone continuerà nel medio termine &#8211; è improbabile che il governo sarà in grado di compensare in modo significativo la perdita di entrate petrolifere ed evitare un deterioramento esteso e duraturo del debito e delle sue metriche di accessibilità o l’erosione dei suoi buffer fiscali e in valuta estera&#8221;.</p>
<p>Moody ha infatti rivisto le sue stime sul prezzo del <strong>Brent</strong> per il 2020 a una media di 35 dollari al barile e di 45 dollari al barile per il 2021. Livelli lontanissimi dai prezzi che l’Oman e gli altri Paesi del Golfo erano abituati a vedere prima della crisi innescata dal Covid-19.</p>
<p>C’è però da sottolineare che, sebbene l’Oman sia l’economia più debole del gruppo GCC, non è l’unica nazione del Golfo ad aver subito la “scure” delle agenzie di rating.</p>
<p>Tra le petro-economie che si affacciano sul Golfo Persico, le cose non vanno meglio neppure per il <strong>Barhain</strong>, anch’esso retrocesso nell’area di non investimento secondo il giudizio di Moody’s, S&amp;P e Fitch.</p>
<p>Sia i titoli di Stato del Bahrain che quelli dell’Oman risultano quindi classificati come &#8220;<strong>spazzatura&#8221;</strong> dai tre principali valutatori di credito e non c’è da stupirsene visto che il <strong>Fondo monetario internazionale</strong> prevede che il loro deficit di bilancio supererà quest&#8217;anno il 15% del prodotto interno lordo.</p>
<p>Il problema è che, per coprire i loro debiti ed evitare di pesare sull&#8217;economia dell’intera regione, anche le prospettive per le nazioni più forti del Golfo stanno ora peggiorando agli occhi delle agenzie.</p>
<h2>Anche l’Arabia Saudita trema</h2>
<p>Già a marzo le tre big del rating avevano avvertito che il forte calo dei prezzi dell’oro nero, se sostenuto, avrebbe causato un&#8217;ondata di declassamenti sui titoli sovrani e pesanti tagli di rating sulle compagnie petrolifere.</p>
<p>Il principal analyst di Fitch per il Medio Oriente e l’Africa, Jan Friederich, <a href="https://www.reuters.com/article/us-oil-ratings-sovereign-fitch/rating-agencies-warn-oil-slump-could-trigger-blizzard-of-downgrades-idUSKBN20X2PD">ha riferito a Reuters</a> che “I paesi che si trovano in una posizione più debole e hanno un tasso di cambio fisso sono ovviamente particolarmente vulnerabili&#8221;.</p>
<p>Ma per quanto concerne i singoli Paesi, l’analista ha anche fatto notare che pure la ricchissima <strong>Arabia Saudita</strong> potrebbe presto trovarsi in difficoltà. Friederich ha spiegato che, nonostante le riserve finanziarie di Riyadh e il suo miliardario fondo sovrano costituiscano un importante “cuscinetto” di protezione, non vi è comunque un &#8220;margine di manovra infinito&#8221; all’interno del rating assegnato al Paese e anche questo buffer, come viene definito in termini più tecnici, potrebbe venire meno.</p>
<p>Che la situazione per l&#8217;Arabia Saudita non sia più così florida come un tempo lo si intende poi dal fatto che le prospettive per il regno siano state ridotte a negative da stabili da parte di Moody’s a causa del crollo dei prezzi del petrolio e della pandemia che ha fatto precipitare le riserve della monarchia saudita al minimo in quasi un decennio.</p>
<p>La società di rating (che aveva declassato l&#8217;Arabia Saudita per l’ultima volta nel 2016) ha comunque mantenuto il rating sovrano ad<strong> A1</strong>, il suo quinto grado più alto, dando una valutazione lievemente più ottimista di quelle fornite dalle colleghe Fitch e S&amp;P.</p>
<p><a href="https://www.moodys.com/research/Moodys-changes-the-outlook-on-Saudi-Arabias-rating-to-negative--PR_423521">Come hanno scritto gli analisti di Moody’s guidati da Lucie Villa</a> &#8220;Le prospettive negative riflettono un aumento dei rischi al ribasso per la forza fiscale dell&#8217;Arabia Saudita derivante dal grave shock della domanda mondiale di petrolio e dei prezzi innescati dalla pandemia di coronavirus”.</p>
<p>Nella motivazione della revisione dell&#8217;outlook da parte di Moody’s, gli analisti mettono poi in guardia sul fatto che &#8220;un brusco rallentamento della crescita del PIL deprimerà anche le entrate del settore non petrolifero&#8221;.</p>
<h2>I conti pubblici dipendono dal petrolio</h2>
<p>Per i Paesi del Golfo l’industria petrolifera non è solo il settore trainante dell’economia. Si tratta di nazioni che necessitano delle entrate garantite dal petrolio per ripagare la spesa pubblica e bilanciare il loro budget fiscale. Per questo la crisi dell’oil market si riflette direttamente anche nei conti Statali e, di conseguenza, nel giudizio inflessibile delle agenzie di rating sul debito sovrano.</p>
<p>Basti pensare che con il prezzo del Brent crollato a marzo e aprile e attualmente a circa 43 dollari al barile, l&#8217;Arabia Saudita è lontanissima dal livello di prezzo che servirebbe per bilanciare il proprio budget, stimato in circa 76 dollari al barile secondo le cifre fornite dal Fondo monetario internazionale.</p>
<p>Per il Bahrain, l’FMI indica che il prezzo del petrolio per raggiungere il <strong>fiscal breakeven</strong> nel 2020 dovrebbe essere pari ad addirittura 95,6 dollari al barile e di 84,4 per il 2021, mentre all’Oman servirebbe un prezzo al barile di 86,8 dollari quest’anno e di 79,8 il prossimo per bilanciare il proprio budget.</p>
<p>Ma come ha anche rivelato Frank Gill, uno dei maggiori analisti di<strong> S&amp;P</strong>, nessun paese del Golfo è davvero in grado di bilanciare il proprio budget con il petrolio a 40 dollari al barile e solo il <strong>Qatar</strong> e il <strong>Kuwait</strong> riescono a far quadrare i conti pubblici con il prezzo del greggio ad almeno 50 dollari al barile.</p>
<p>&#8220;Tranne nel caso degli esportatori con riserve fiscali molto basse, ciò che conta è dove i prezzi del petrolio si andranno a stabilizzare il prossimo anno, e ciò dipende dal fatto che l&#8217;economia globale possa riprendersi in modo significativo&#8221;, ha affermato Gill.</p>
<p>Si tratta di un problema comune a tutti quei Paesi che dipendono fortemente dalle esportazioni di petrolio e i cui bilanci sono legati direttamente al valore di questa preziosa materia prima.</p>
<p>Così, la crisi petrolifera innescata dal Covid-19 ha dato un primo assaggio di un futuro sempre meno dipendente dall&#8217;oro nero, la cui domanda è destinata a ridursi notevolmente nei prossimi decenni. Una situazione che spingerà ancora di più le benestanti nazioni del Golfo a diversificare le loro economie e ad accelerare quel processo di transizione che molti, in primis l’Arabia Saudita, vedono come fondamentale per non rimanere impantanati nel deserto mentre il resto del mondo va avanti.</p>
<p>Ciò che però emerge con ancora più chiarezza dopo gli ultimi downgrade delle agenzie di rating è che il conto da pagare per la stretta dipendenza dal greggio è già arrivato e probabilmente rimarrà piuttosto salato ancora per parecchi mesi.</p>
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		<title>Dall&#8217;Opec alle potenze emergenti: la storia del mercato del petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dall-opec-alle-potenze-emergenti-la-storia-del-mercato-del-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 08:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1254" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il petrolio è la fonte di energia più importante, il mercato in grado di determinare assetti economici e politici di intere macro aree. La corsa all&#8217;oro nero è iniziata già alla fine del XIX secolo, all&#8217;indomani della prima rivoluzione industriale. Il mondo ha iniziato ad avere sempre più bisogno di greggio, nel giro di poco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/dall-opec-alle-potenze-emergenti-la-storia-del-mercato-del-petrolio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1254" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>petrolio</strong> è la fonte di energia più importante, il mercato in grado di determinare assetti economici e politici di intere macro aree. La corsa all&#8217;oro nero è iniziata già alla fine del XIX secolo, all&#8217;indomani della prima rivoluzione industriale. Il mondo ha iniziato ad avere sempre più bisogno di greggio, nel giro di poco tempo divenuto bene essenziale e capace di sostituire il carbone. Ma è soprattutto dal secondo dopoguerra in poi che l&#8217;estrazione del petrolio ha significato, per i Paesi esportatori, la possibilità di affacciarsi prepotentemente nel panorama politico internazionale.</p>
<h2>I Paesi dell&#8217;Opec</h2>
<p>Da diversi decenni ormai, nell&#8217;immaginario collettivo la produzione di petrolio è legata a quella dei Paesi mediorientali. Ed in particolare a quelli della regione del <strong>Golfo Persico</strong>. Del resto, è proprio qui che si concentra la maggior parte delle riserve mondiali, ma è anche qui che è stato coniato il termine &#8220;petromonarchie&#8221;, con riferimento ai tanti Stati di questa zona del pianeta le cui famiglie reali hanno trasformato la vita di questi territori grazie agli ingenti proventi del petrolio. A partire dalla famiglia <strong>Saud</strong>, la quale governa su un&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> che è da anni oramai la maggiore esportatrice di oro nero. Il Paese da solo ha circa il 18% del totale delle riserve mondiali, i suoi 10.460.710 di barili estratti al giorno la pongono al terzo posto dopo <strong>Usa</strong> e <strong>Russia</strong> per la produzione di petrolio ma, considerando la vastità dei territori delle due potenze sopra menzionate, la quantità relativa all&#8217;Arabia Saudita assume proporzioni ragguardevoli. Anche le altre monarchie confinanti sono note per lo sviluppo legato all&#8217;esportazione dell&#8217;oro nero.</p>
<p>Come gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, i quali grazie al petrolio sono diventati punti di riferimento economici della regione. <strong>Qatar, Barhein, Kuwait</strong> ed <strong>Oman</strong> hanno anche loro iniziato già dagli anni &#8217;70 a sfruttare intensamente le proprie ampie riserve petrolifere. Poco più a nord, è l&#8217;<strong>Iraq</strong> l&#8217;altro Paese della regione ad avere alcuni dei più importanti giacimenti di oro nero, al pari del confinante <strong>Iran</strong>. A Baghdad nel 1960, nel corso di una riunione promossa da uno dei produttori sudamericani più importanti, ossia il <strong>Venezuela</strong>, è stata data vita all&#8217;Opec. Si tratta del cartello che ha da subito incluso le nazioni più importanti legate alla produzione di oro nero. I fondatori sono, oltre al Venezuela, anche l&#8217;Iraq, l&#8217;Iran, l&#8217;Arabia Saudita ed il Kuwait. Obiettivo principale del cartello era quello di contrastare il predominio delle cosiddette &#8220;sette sorelle&#8221;, ossia le sette più importanti multinazionali del petrolio, perlopiù americane ed inglesi, che determinavano andamento di prezzi e produzione.</p>
<p>Oltre ai Paesi del golfo ed al Venezuela, negli anni sono entrati nell&#8217;Opec anche altri governi con il cartello che ha abbracciato anche altre aree del Golfo. Oggi infatti ne fanno parte di Paesi africani quali <strong>Libia, Algeria, Angola, Nigeria, Gabon, Repubblica Democratica del Congo</strong> e<strong> Guinea Equatoriale</strong>. Dal 1967 fanno parte dell&#8217;Opec anche gli Emirati Arabi Uniti, mentre in seguito sono entrati, sempre per quanto riguarda l&#8217;Asia, anche Indonesia e Qatar anche se questi ultimi hanno poi deciso di uscire. Per quanto riguarda il Sudamerica, l&#8217;altro grande Paese produttore ad entrare nell&#8217;Opec è stato l&#8217;<strong>Ecuador.</strong></p>
<p>Il baricentro politico dell&#8217;Opec è storicamente stato sempre orientato verso i Paesi del Golfo. Lo si è visto ad esempio nel 1973 quando, poco dopo la <strong>guerra del Kippur</strong> in Israele, il cartello ha deciso di vietare l&#8217;esportazione del greggio nei Paesi occidentali che hanno sostenuto lo Stato ebraico. Una decisione quella che ha provocato, tra le altre cose, un incremento del prezzo di oltre il 70%. L&#8217;influenza economica e politica all&#8217;interno dell&#8217;Opec è stata detenuta storicamente dall&#8217;Arabia Saudita, essendo il principale Paese produttore di petrolio del cartello e l&#8217;unico in grado di poter usufruire di quantità di riserva. Tanto che Riad ha potuto tollerare alcune azioni unilaterali di altri Paesi dell&#8217;Opec, tagliando la propria produzione in caso di eccesso di barili prodotti da altri Stati.</p>
<h2>I &#8220;nuovi produttori&#8221; ed il nuovo equilibrio internazionale</h2>
<p>Negli ultimi anni la gestione del mercato del petrolio non è stata appannaggio dei Paesi dell&#8217;Opec. E questo per due tipi di motivi.</p>
<p>In primo luogo, all&#8217;interno della stessa Opec sono occorsi numerosi cambiamenti che hanno leggermente spostato l&#8217;asse decisionale del cartello. Diversi Paesi al di fuori dell&#8217;area del Golfo, hanno iniziato ad avere maggiori quote di mercato e ad assumere quindi posizioni di rilievo in seno all&#8217;Opec. Dall&#8217;Angola alla Nigeria, passando per le qualità del petrolio della Libia e per le novità politiche che hanno riguardato<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html"> l&#8217;Iraq dalla caduta di Saddam Hussein del 2003</a>, sono diverse le nazioni che hanno visto crescere le proprie quotazioni nel cartello.</p>
<p>In secondo luogo, sono subentrati negli ultimi anni profondi cambiamenti esterni all&#8217;Opec. A partire dall&#8217;aumento della produzioni di Paesi non aderenti al cartello quali, tra tutti, gli Stati Uniti e la Russia. Al loro fianco, hanno aumentato la propria quota all&#8217;interno del mercato del petrolio nazioni quali la <strong>Cina</strong>, il <strong>Canada</strong>, il <strong>Brasile</strong>, il <strong>Messico</strong>, l&#8217;<strong>Azerbaijan</strong>, il <strong>Kazakistan</strong>, per quanto riguarda l&#8217;Europa il primato della produzione spetta alla <strong>Norvegia</strong>, con Oslo che figura al quindicesimo posto assoluto tra i Paesi produttori.</p>
<p>Ma le vere novità sono arrivate soprattutto da Washington e da Mosca. Nel primo caso, l&#8217;uso della tecnologia del <strong>fracking</strong>, inaugurata nel 1998 ma decollata definitivamente a partire dal 2009, ha fatto sì che gli Usa abbiano potuto vedere il consolidarsi della propria posizione in cima alla lista dei Paesi produttori. Oggi gli Stati Uniti guidano questa classifica con più di 15 milioni di barili prodotti al giorno. Questo ha fatto in modo che, tra le altre cose, Washington abbia potuto diminuire la propria dipendenza dalle importazioni di oro nero dai Paesi del Golfo, con l&#8217;Opec che ha potuto incidere sempre meno sul prezzo del greggio. La Russia dal canto suo ha aumentato gli investimenti nel settore e la strategia di Mosca è stata negli ultimi anni quella di cercare un dialogo diretto con i sauditi per incidere sul mercato petrolifero. In tal modo è nato il cosiddetto &#8220;<strong>Opec <em>Plus</em></strong>&#8220;, ossia un vero e proprio cartello che vede la presenza dei Paesi Opec e della Russia, con Mosca e Riad nel ruolo di coordinatori.</p>
<p>Una svolta importante sul mercato dell&#8217;oro nero è arrivata in occasione della <a href="https://it.insideover.com/societa/le-tappe-della-diffusione-del-coronavirus.html">pandemia di coronavirus</a> di inizio 2020. La diffusione del virus ed il conseguente lockdown di molti Paesi, ha procurato un brusco calo della domanda, il quale a sua volta ha comportato un drastico crollo dei prezzi. Per la prima volta, <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/petrolio-g20-storico-accordo-tagli-usa-fianco-mosca-e-riad-ADlKuZJ">in occasione del G20 dell&#8217;aprile 2020</a>, si è giunti ad un accordo di taglio della produzione tra Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti. Un patto che è stato rispettato e reso attuativo nelle settimane successive.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riad vuole spingere il petrolio ai minimi?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/riad-vuole-spingere-il-petrolio-ai-minimi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 17:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo petrolio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=268841</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="739" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Qatar saudi arabia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705-300x116.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705-768x296.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705-1024x394.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La recessione globale causata dal Coronavirus e le limitazioni degli spostamenti che hanno tenuto a terra la maggioranza dei voli internazionali hanno assestato un durissimo colpo ai produttori di petrolio. Con il calo della domanda, anche il valore al barile del greggio ha subito una brusca frenata, che sin dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sembrava poter avere dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/riad-vuole-spingere-il-petrolio-ai-minimi.html">[...]</a></p>
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<h3>Riad vuole giocarsi il tutto per tutto</h3>
<p>Come sottolineato dal giornalista italiano Francesco Bonazzi all&#8217;agenzia di stampa <em><a href="https://it.sputniknews.com/intervista/202004088945566-bonazzi-riad-potrebbe-sabotare-nuovo-patto-per-far-crollare-di-piu-i-prezzi-del-suo-petrolio/">Sputnik</a>, </em>dietro al braccio di ferro tenuto dai Paesi dell&#8217;Opec+ non sono da escludere interessi da parte di <strong>Riad</strong>, intenzionata ad espandere sul lungo periodo la propria presenza nelle forniture internazionali. In modo particolare, le mire saudite sarebbero rivolte al mercato americano, allo stato attuale in buona parte dipendente dalla produzione tramite <strong>scisto</strong> che col crollo del prezzo del greggio ha messo in ginocchio le società produttrici. Ma non solo: anche le ultime rilevazioni in tema di inquinamento ambientale e la maggiore fragilità degli asset societari hanno danneggiato la loro immagine, rendendo già da tempo meno interessante un investimento nell&#8217;attività da parte delle grandi cordate &#8211; eccetto ovviamente quelle saudite, interessate  al portafoglio clienti.</p>
<p>In questo scenario, dunque, riuscire a tenere <strong>basso</strong> il prezzo del petrolio proprio in un momento in cui &#8211; con la presidenza di Donald Trump &#8211; si giungerà ad una battaglia di logoramento col fronte americano è congeniale per potare a casa il massimo rendimento con il minimo danno, considerando la riduzione dei volumi di vendita. E in questa situazione, in fondo, anche Mosca potrebbe non avere eccessive rimostranze da fare, non dipendendo l sua economia esclusivamente dal commercio dell&#8217;oro nero.</p>
<h3>La videoconferenza Opec+ può cambiare le carte in tavola?</h3>
<p>Nella giornata di giovedì 9 marzo, l&#8217;Opec+ allargato ad alcuni Paesi del G20 sono chiamati in videoconferenza per giungere ad un accordo sul <strong>taglio delle produzioni</strong>. Tuttavia, dalle premesse degli scorsi giorni un accordo totale sembra assolutamente impossibile da raggiungere, con il banco che era già saltato negli scorsi giorni.</p>
<p>Le paure però non sono più legate esclusivamente al mondo dei mercati finanziari e del valore di contrattazione del  greggio nel breve: un protrarsi del petrolio ai minimi diventa dannoso per i produttori stessi &#8211; con i piccoli che rischieranno presto o tardi anche di saltare. In fondo, le richieste di accordo da parte del presidente messicano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/andres-manuel-lopez-obrador-presidente-del-messico.html">Andres Manuel Lopez Obrador</a> erano già state un segnale di come i Paesi piccoli hanno iniziato a patire il fenomeno più dei grandi colossi mondiali che si stanno giocando la partita (<em>Reuters</em>).</p>
<p>Tuttavia, anche se lo scenario non fosse necessariamente quello stimato nella peggiore delle ipotesi &#8211; col greggio che questa volta potrebbe scendere sotto i <strong>10 dollari al barile</strong> &#8211; il rischio è di un altro duro colpo per la filiera e da tutto cosa dipende dal valore del prezzo dell&#8217;oro nero. E se ciò accadrà o meno, in buona parte, sarà a causa delle volontà di Riad: unico vero attore internazionale in grado allo stato attuale di far saltare da solo il tavolo di contrattazione.</p>
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		<title>Petrolio, il vero problema sono i siti di stoccaggio</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/petrolio-il-vero-problema-sono-i-siti-di-stoccaggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 12:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[shale oil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="oil petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All’inizio di questa settimana il prezzo del petrolio è sceso al livello più basso mai registrato negli ultimi 18 anni, trascinato dal continuo calo della domanda dovuto all’impatto del coronavirus sulla produzione industriale globale e, in contemporanea, dall’aumento dell’offerta generato dalla “oil war” tra Arabia Saudita e Russia. Il prezzo del West Texas Intermediate, o &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/petrolio-il-vero-problema-sono-i-siti-di-stoccaggio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="oil petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>All’inizio di questa settimana il prezzo del petrolio è sceso al livello più basso mai registrato negli ultimi 18 anni, trascinato dal continuo calo della domanda dovuto all’impatto del coronavirus sulla produzione industriale globale e, in contemporanea, dall’aumento dell’offerta generato dalla “oil war” tra Arabia Saudita e Russia.</p>
<p>Il prezzo del West Texas Intermediate, o <strong>WTI</strong>, uno dei benchmark di riferimento per il mercato del greggio, è sceso addirittura sotto i 20 dollari al barile, mentre il petrolio del Mare del Nord, meglio conosciuto come <strong>Brent</strong>, è passato sotto l’asticella dei 22 dollari al barile.</p>
<p>Ma, secondo alcuni analisti, nonostante i lievi recuperi registrati nelle ultime ore, il prezzo potrebbe scendere ancora a causa del sovraccarico dei siti di stoccaggio e dal prolungamento della guerra dei prezzi tra Riad e Mosca.</p>
<h2>La crisi della domanda</h2>
<p>Come in ogni mercato, anche in quello petrolifero la legge della domanda e dell’offerta stabilisce il livello dei prezzi e determina gli scambi che avvengono quotidianamente nel trading dell’oro nero.</p>
<p>La pandemia di coronavirus a livello globale, bloccando di fatto la produzione industriale e rallentando il settore dei trasporti, con diverse compagnie aeree che hanno fermato i voli e riportato a terra intere flotte, ha avuto un fortissimo impatto sulla domanda di greggio mondiale.</p>
<p>La <strong>International Energy Agency</strong> <strong>(IEA)</strong> ha addirittura stimato che il calo della domanda di petrolio potrebbe essere di 20 milioni di barili al giorno nel 2020, mentre secondo alcuni esperti, un calo di circa 5 milioni di barili nella domanda giornaliera di greggio deriverebbe solo dalla messa a terra degli aerei a livello globale.</p>
<h2>L’eccesso di offerta</h2>
<p>Dall’altra parte, un deciso aumento dell’offerta sta ulteriormente facendo crollare la struttura del mercato petrolifero.</p>
<p>Dopo il mancato accordo tra Russia e Arabia Saudita sul taglio alla produzione proposto dall’<strong>Opec</strong> e che ha visto il Cremlino “disertare”, di fatto, le riunioni dell’<strong>Opec Plus</strong> (la versione allargata del cartello petrolifero di cui la Russia è il principale produttore), Riad ha annunciato un aumento della produzione di greggio.</p>
<p>Una sfida, quella dei sauditi, che punta a mettere forte pressione alla Russia, ma che, nel frattempo, sta danneggiando soprattutto quei Paesi in cui i costi di estrazione sono maggiori, in primis gli <strong>Stati Uniti</strong>, dove i produttori di shale oil stanno già accusando il colpo.</p>
<p>Non a caso, il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong>, a inizio settimana ha fatto sapere di aver chiamato <strong>Vladimir Putin</strong> per discutere riguardo al crollo dei prezzi, che ha posto il settore dell’Oil &amp; Gas americano sotto assedio.</p>
<p>Trump ha infatti dichiarato che non vuole vedere il settore dell&#8217;energia &#8220;spazzato via&#8221; per i bassi prezzi del petrolio generati dalla disputa tra Russia e Arabia Saudita e giovedì,<a href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1245720677660925952"> in un Tweet</a> ha detto di aver parlato anche con il principe ereditario saudita, <strong>Mohammad bin Salman</strong>, ribadendo che si aspetta che i due Paesi taglino la produzione di almeno 10 milioni di barili al giorno.</p>
<p>La Russia, dal canto suo, non sembra troppo preoccupata dalla sfida e anzi, con il greggio degli Urali scambiato al minimo di nove anni, il Paese prevede di aumentare le sue esportazioni a livelli record nel mese di maggio.</p>
<p>Più problematica, invece, la situazione dell’Arabia Saudita. Qui, <a href="https://www.wsj.com/articles/as-saudi-arabia-boosts-oil-output-some-tankers-have-nowhere-to-go-11585742271">stando a quanto riferito dal Wall Street Journal</a>, ci sono già navi cisterna ferme nei porti del Paese che non hanno ancora una meta dove dirigersi poichè l’eccesso di offerta ha portato al limite la capacità di immagazzinamento da parte di moltissimi Paesi.</p>
<p>Il vero problema ora inizia infatti ad essere quello dello stoccaggio del prezioso fossile, con moltissimi siti di raccolta che hanno già superato, o sono vicini a superare, la loro capacità massima.</p>
<h2>Il problema dello stoccaggio</h2>
<p>Il rischio per il mercato petrolifero è proprio quello dell’esaurimento dei siti di stoccaggio che su larga scala potrebbe mandare completamente in corto circuito tutta la filiera produttiva dell’oro nero. Una spirale negativa che, secondo alcuni esperti, potrebbe trascinare il prezzo del greggio ancora più in basso rispetto ai livelli visti finora.</p>
<p>Il crollo della domanda ha infatti già portato alla chiusura di diverse raffinerie in varie parti del mondo, dal <strong>Sudafrica</strong> al <strong>Canada</strong>, fino all’<strong>India</strong>, il terzo più grande importatore al mondo, che ha annunciato il dimezzamento dei processi di raffinazione, incrementando ulteriormente l’eccesso di barili nel mercato.</p>
<p>Nel centro di stoccaggio americano di <strong>Cushing, in Oklahoma</strong>, conosciuto come “<em>The Pipeline Crossroads of the World</em>”, solo nell’ultima settimana le scorte di greggio sono aumentate di 4 milioni di barili, mentre crescono i timori per il raggiungimento dei limiti massimi di raccolta.</p>
<p>L’hub di Cushing è il principale centro di immagazzinamento di crude oil degli Stati Uniti ed è connesso all’intera rete di oleodotti americani che pompano petrolio da una parte all’altra del Paese. Il sito vanta una capacità di raccolta di circa 90 milioni di barili ed è da qui che si valutano i prezzi dei futures e dei contratti options sul WTI scambiati sul <strong>New York Mercantile Exchange.</strong></p>
<p>A preoccupare gli investitori è proprio il calo dei futures sul greggio americano, che da inizio anno hanno visto il proprio valore più che dimezzato. Per i traders, infatti, il surplus di petrolio dato dalla combinazione di una domanda ridotta di oltre un quarto e dall’aumento dell’offerta scatenato dalla “guerra” tra Arabia Saudita e Russia, ammonterebbe a circa 25 milioni di barili in eccesso sul mercato nel mese di aprile. Un livello che potrebbe saturare la capacità di stoccaggio a livello globale nel giro di appena qualche settimana.</p>
<p><a href="https://www.rystadenergy.com/newsevents/news/press-releases/covid-19-demand-update-oil-seen-down-6point4-jet-fuel-down-26-road-fuel-down-5point5-in-20202/">Secondo alcune stime riportate da Rystad Energy</a>, in media i livelli di stoccaggio del petrolio in tutte le strutture del mondo sono già saliti a circa tre quarti della capacità massima a partire da gennaio, quando le principali raffinerie in Cina (il primo importatore di petrolio al mondo) hanno dovuto chiudere per lo scoppio dell’epidemia di coronavirus.</p>
<p><strong>Rystad Energy</strong> prevede che l&#8217;industria petrolifera continuerà a immagazzinare petrolio nelle settimane e nei mesi a venire, portando i siti di stoccaggio al loro limite massimo e pronostica che proprio il mese di aprile sarà quello più duramente colpito</p>
<p>In questa situazione, secondo l&#8217;analista di Rystad Thomas Liles, il prezzo del greggio potrebbe addirittura scendere <strong>fino a 10 dollari al barile</strong>.</p>
<p>Uno scenario che spaventa, e non poco, le principali major petrolifere occidentali, che stanno iniziando a tagliare fortemente spese e investimenti al fine di ammortizzare il pesantissimo calo dei prezzi sui loro bilanci.</p>
<p>Se l’aumento di offerta provocato dalla oil war tra Arabia Saudita e Russia non si adeguerà al nuovo livello di domanda imposto dal lockdown globale per il Covid-19 (come spera di ottenere Trump) il mercato petrolifero potrebbe subire la più grave crisi dell’ultimo secolo, con effetti potenzialmente devastanti anche per i mercati globali.</p>
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		<title>Putin detta la linea sul petrolio: cosa faranno gli Usa?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/putin-detta-la-linea-sul-petrolio-cosa-faranno-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 08:23:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1462" height="746" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin e Lavrov (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792.jpg 1462w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-1024x523.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1462px) 100vw, 1462px" /></p>
<p>Vladimir Putin ha rotto gli indugi e lanciato la sua proposta per porre fine alla sinora breve ma logorante guerra dei prezzi del petrolio che vede Mosca contrapposta all&#8217;Arabia Saudita sin da inizio marzo. Dopo che dall&#8217;Opec erano giunte voci di una possibile apertura a tagli alla produzione e dopo che Donald Trump aveva rilanciato l&#8217;idea, il prezzo del petrolio era &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/putin-detta-la-linea-sul-petrolio-cosa-faranno-gli-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1462" height="746" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin e Lavrov (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792.jpg 1462w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-1024x523.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1462px) 100vw, 1462px" /></p><p><strong>Vladimir Putin </strong>ha rotto gli indugi e lanciato la sua proposta per porre fine alla sinora breve ma logorante <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/il-crollo-del-prezzo-del-petrolio-mette-in-crisi-larabia-saudita.html">guerra dei prezzi del petrolio</a> </strong>che vede Mosca contrapposta <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-scenari-della-guerra-del-petrolio.html">all&#8217;<strong>Arabia Saudita </strong></a>sin da inizio marzo.</p>
<p>Dopo che dall&#8217;Opec erano giunte voci di una possibile apertura a tagli alla produzione e dopo che <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> </strong>aveva rilanciato l&#8217;idea, il prezzo del petrolio era tornato a decollare sui mercati internazionali: il Brent, ad esempio, ha nuovamente sfondato il muro dei 30 dollari al barile. <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a> </strong>ha poi affermato che, secondo la Russia, &#8220;si può parlare di una riduzione di 10 milioni di barili al giorno&#8221;, facendo dunque eco nelle cifre all&#8217;amministrazione della Casa Bianca.</p>
<p>Rispetto all&#8217;Arabia Saudita, che prospetta l&#8217;ipotesi di tagli come &#8220;dono&#8221; unilaterale, e agli Stati Uniti, che sperano di passare indenni la fase di decurtazione della produzione, Putin ha però aggiunto che auspica una strategia di tagli <strong>programmata e condivisa </strong>tra i vari attori per porre fine alla guerra dei prezzi. Il crollo del prezzo al barile sta mettendo in ginocchio lo shale oil statunitense, che beneficerebbe di un nuovo rally della quotazione, ma per Washington cooperare, nonostante sia indispensabile, è legalmente problematico.</p>
<p><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/petrolio-usa-scoglio-un-intesa-globale-tagli-ADaOPwH">Come scrive </a><em>Il Sole 24 Ore, </em>&#8220;una riduzione dell’offerta di greggio anche da parte degli Usa – oggi primi fornitori mondiali – è indispensabile per sostenere il prezzo del barile a fronte del crollo della domanda legato al coronavirus. Ma l’idea di imporre limiti all’attività delle compagnie, fosse anche solo per frenare le esportazioni, sta sollevando forti polemiche oltre Oceano&#8221;.</p>
<p><strong>Trump sa </strong>che andare al muro contro muro sulla questione rischia di esporre gli Usa come responsabili del mancato rafforzamento del mercato petrolifero globale. Il suo primo consigliere economico, <strong>Larry Kudlow, </strong>si è dichiarato certo della possibilità di un accordo: perchè ciò avvenga l&#8217;amministrazione dovrà trovare un punto di contingenza col settore privato e con gli Stati federali.</p>
<p>Big Oil è divisa, tra chi è pronto a cooperare, chi chiede un nuovo blocco dell&#8217;esportazione di idrocarburi (dopo la riapertura al mercato globale nel 2015) e chi propone dazi al greggio straniero. Nel cuore del continente americano la <b>Oklahoma Energy Producers Alliance </b>ha chiesto ai produttori di sospendere temporaneamente l&#8217;apertura di nuovi impianti che si rivelerebbero un buco nero economico-finanziario. Ryan Sitton, commissario della Texas Railroad Commission, è a sua volta a favore di tagli alla produzione. Altri Stati che contribuiscono grandemente all&#8217;output energetico statunitense, come l&#8217;Alaska, non dispongono di autorità o strumenti giuridici deputati a controllare autonomamente l&#8217;erogazione di petrolio.</p>
<p><strong>Putin </strong>si è recentemente inserito con furbizia tra statunitensi e sauditi, pungendo sul vivo entrambi quando ha dichiarato che a suo parere la mossa di Riad sui prezzi era una strategia per sbarazzarsi dei <a href="https://www.ft.com/content/beb5e187-35e7-457c-a99b-19afe1395040">concorrenti nel settore dello shale oil</a>. Da Mosca traspare la volontà di fare asse con Washington per presentarsi di fronte all&#8217;Opec con un potere negoziale senza eguali nel mercato energetico e con la capacità di mediare una riduzione graduale della produzione che ponga fine al braccio di ferro sui prezzi. La buona luna delle <strong>relazioni russo-americane</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-stati-uniti-contro-il-covid-19-segni-di-disgelo.html">rafforzate dalla cooperazione nella lotta al coronavirus</a>, rende questo il momento propizio. Putin ha giocato d&#8217;astuzia: ora l&#8217;onere della scelta sta agli Stati Uniti che, in prospettiva, hanno tutto da guadagnare nel fare asse con la rivale Russia contro l&#8217;alleato saudita sul greggio. Comunque vada, Mosca ribadisce la sua centralità nelle politiche petrolifere globali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/putin-detta-la-linea-sul-petrolio-cosa-faranno-gli-usa.html">Putin detta la linea sul petrolio: cosa faranno gli Usa?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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