<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>mediterraneo Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/mediterraneo/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/mediterraneo</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Jul 2026 04:35:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>mediterraneo Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/mediterraneo</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>L&#8217;ala del misterioso aereo ripescato a Gaeta potrebbe appartenere a un Phantom</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/lala-del-misterioso-aereo-ripescato-a-gaeta-potrebbe-appartenere-a-un-phantom.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 04:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[US Navy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=522645</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="717" height="463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974.jpg 717w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974-600x387.jpg 600w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /></p>
<p>È ancora giallo nel Golfo di Gaeta dopo il recupero dell’ala di un aereo militare americano che secondo alcune teorie potrebbe appartenere a un Phantom precipitato nel 1974, a un altro velivolo militare con una storia sconosciuta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/lala-del-misterioso-aereo-ripescato-a-gaeta-potrebbe-appartenere-a-un-phantom.html">L&#8217;ala del misterioso aereo ripescato a Gaeta potrebbe appartenere a un Phantom</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="717" height="463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974.jpg 717w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974-600x387.jpg 600w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /></p>
<p>È ancora <em>giallo</em> nel <strong>Golfo di Gaeta</strong> dopo il recupero dell&#8217;ala di un aereo militare americano che, secondo alcune teorie, potrebbe appartenere a un Phantom precipitato nel 1974, a un altro velivolo militare con una storia sconosciuta. Il frammento d&#8217;ala di un aereo militare statunitense, recuperato nelle acque del Lazio lo scorso <strong>30 giugno</strong>, non sembra appartenere a un aereo della Seconda guerra mondiale come molti hanno inizialmente creduto. Lo dimostrano la livrea e la coccarda, incompatibili con uno degli aerei da combattimento impiegati dagli americani tra il 1943 e il 1945. Potrebbe invece essere strettamente legato a un incidente avvenuto oltre cinquant&#8217;anni fa.</p>



<p>Secondo una delle ipotesi al vaglio, il reperto potrebbe appartenere a un caccia <strong>McDonnell Douglas F-4 Phantom II</strong> precipitato al largo di Gaeta nel 1974, anche se, in mancanza di riscontri tecnici, non è ancora possibile escludere che provenga da un altro velivolo militare &#8211; sempre appartenente alla flotta aerea americana &#8211; finito misteriosamente sul fondo del Tirreno. Lasciando un interrogativo che, almeno per il momento, rimane senza risposta.</p>



<p>Il ritrovamento è avvenuto durante una battuta di pesca del <strong>motopeschereccio <em>Nonno Raf</em></strong>, comandato da Raffaele Chiavistelli. Mentre l&#8217;equipaggio recuperava le reti, è emersa una porzione della semiala sinistra di un velivolo, rimasta impigliata nelle reti da pesca. Le caratteristiche del reperto hanno immediatamente richiamato l&#8217;attenzione degli appassionati e degli studiosi di aviazione militare, rimandando al ricordo di uno degli incidenti che coinvolsero l&#8217;aviazione navale statunitense nel Golfo di Gaeta il <strong>23 ottobre del 1974</strong>, quando <strong>due caccia</strong> F-4 Phantom II decollati dalla <strong>portaerei americana USS <em>America</em></strong> per una missione di addestramento incontrarono condizioni meteorologiche particolarmente avverse in fase di rientro. A causa del peggioramento del tempo, i due velivoli vennero dirottati verso la base aerea di Grazzanise, ma uno dei due caccia non riuscì a raggiungere la pista. Rimasto a corto di carburante, <strong>precipitò nelle acque al largo di</strong> <strong>Punta Stendardo</strong>, nel Golfo di Gaeta, mentre i due piloti di marina si lanciavano con il seggiolino eiettabile per essere tratti in salvo dalle squadre di soccorso. <br><br>Il loro caccia, con buone probabilità impiegato durante le due missioni operative che la USS <em>America</em> svolse con il suo gruppo imbarcato durante la <strong>guerra del Vietnam</strong>, scomparve così nelle profondità del Mar Tirreno. Secondo quanto riportato in un verbale statunitense dell&#8217;epoca, l&#8217;aereo, o almeno parte dei suoi rottami, sarebbe stato successivamente recuperato dalle stesse autorità militari americane. Ciò nonostante, il <strong>21 gennaio del 2000</strong>, un altro peschereccio, il <em>Bartolomeo</em>, recuperò <strong>a circa 150<br>metri di profondità al largo di Punta Stendardo, un frammento</strong> che dopo le necessarie verifiche risultò appartenere a un aereo militare McDonnell Douglas F-4 Phantom II della U.S. Navy compatibile con quello precipitato nel 1974.</p>



<p>Al momento non esistono elementi che consentano di attribuire con certezza la semiala recuperata negli scorsi giorni allo stesso Phantom precipitato. Saranno le verifiche tecniche sui materiali, sulla struttura e sugli eventuali numeri identificativi ancora presenti a stabilire se il frammento appartiene davvero a quel caccia, oppure a un altro velivolo militare statunitense finito in mare nel corso degli anni. Fino a quando questi accertamenti non saranno completati, il ritrovamento resterà avvolto nel dubbio: il pezzo recuperato dal <em>Nonno Raf</em> potrebbe rappresentare una parte del caccia americano perso nel Golfo di Gaeta oltre mezzo secolo fa, oppure riportare alla luce <strong>una vicenda aeronautica sconosciuta</strong>. Una trama che accende sempre l&#8217;interesse quando si parla dei mari nel Sud d&#8217;Italia che hanno nascosto nelle loro profondità relitti risalente alla guerra, ma hanno anche portato in superficie, come nel caso della <a href="https://www.linkedin.com/pulse/la-strage-di-ustica-un-mistero-italiano-davide-bartoccini/">tragedia di Ustica</a>, misteriosi reperti associati a velivoli militari americani ancora privi di una storia ufficiale.</p>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/lala-del-misterioso-aereo-ripescato-a-gaeta-potrebbe-appartenere-a-un-phantom.html">L&#8217;ala del misterioso aereo ripescato a Gaeta potrebbe appartenere a un Phantom</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Mediterraneo ha la febbre: clima, salute e nuova diplomazia della sopravvivenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 14:13:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=511368</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-600x384.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il cambiamento climatico sta trasformando il Mediterraneo in un’area ad alta vulnerabilità tra ondate di calore e malattie vettoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html">Il Mediterraneo ha la febbre: clima, salute e nuova diplomazia della sopravvivenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-600x384.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il Mediterraneo sta attraversando una trasformazione che non è più possibile descrivere soltanto in termini ambientali. È una mutazione sistemica che coinvolge clima, salute, economia e sicurezza, e che sta ridefinendo il ruolo geopolitico della regione. I dati scientifici più aggiornati confermano che il bacino mediterraneo si sta riscaldando circa il <strong>20% più velocemente rispetto alla media globale</strong>, con un aumento della temperatura media già superiore a +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali ((IPCC, 2023); (MedECC, 2020)). In alcune aree del Mediterraneo orientale e meridionale, l’incremento supera già i +2°C, anticipando scenari climatici che il resto del pianeta sperimenterà solo nei prossimi decenni ((MedECC, 2020)).</p>



<p>Questa accelerazione si traduce in una crescita marcata degli eventi estremi. Le <strong>ondate di calore</strong>, in particolare, sono diventate più frequenti, più lunghe e più intense. Secondo il <em>Lancet Countdown</em>, tra il 2013 e il 2022 l’esposizione delle popolazioni europee alle ondate di calore è aumentata del <strong>57% rispetto al periodo 1990-2000</strong> (Lancet Countdown Europe, 2024). Nel solo 2022, una delle estati più calde mai registrate, si sono stimati circa <strong>61.000 decessi legati al caldo in Europa</strong> (Nature Medicine, 2023), mentre nel 2024 le stime superano i <strong>62.000 morti</strong> (European heatwave reports, 2024). L’<strong>Italia</strong> è tra i Paesi più colpiti, insieme a <strong>Spagna e Grecia</strong>, a causa della combinazione tra clima, struttura demografica e urbanizzazione.</p>



<p>Il dato forse più rilevante non è solo l’aumento della mortalità, ma la sua distribuzione. Oltre il <strong>90% delle vittime da caldo in Europa ha più di 65 anni</strong> (Nature Medicine, 2023), segnalando una vulnerabilità strutturale legata all’invecchiamento della popolazione. Inoltre, gli effetti delle ondate di calore non si esauriscono nei giorni di picco: studi epidemiologici mostrano un aumento della mortalità che può protrarsi per settimane, a causa di effetti cumulativi su sistema cardiovascolare e renale (WHO Europe, 2023).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;tropicalizzazione&#8221; in corso</h2>



<p>Parallelamente, il Mediterraneo sta vivendo una trasformazione epidemiologica che riflette un processo di “tropicalizzazione”. L’aumento delle temperature e dell’umidità sta ampliando l’habitat di vettori come <em>Aedes albopictus</em> e <em>Aedes aegypti</em>. Oggi circa il <strong>45% della popolazione europea vive in aree potenzialmente esposte alla zanzara tigre</strong> ((ECDC, 2023)). Questo si traduce in un aumento concreto dei rischi sanitari: nel 2023 l’Europa ha registrato un numero record di casi autoctoni di dengue, mentre episodi di chikungunya e West Nile virus sono ormai ricorrenti in diversi Paesi mediterranei ((ECDC, 2024)).</p>



<p>A livello globale, la dengue rappresenta uno degli indicatori più chiari di questa trasformazione: i casi sono aumentati di oltre <strong>10 volte negli ultimi vent’anni</strong>, superando i 5 milioni annui ((WHO, 2024)). Il cambiamento climatico contribuisce a questo trend estendendo la stagione di trasmissione e accelerando il ciclo vitale dei vettori. Secondo il <em>Lancet Countdown</em>, la capacità di trasmissione del dengue in Europa è aumentata del <strong>30% negli ultimi decenni</strong> ((Lancet Countdown, 2024)).</p>



<p>Il riscaldamento mediterraneo incide anche sulla disponibilità di acqua, con implicazioni dirette sulla salute pubblica. Le risorse idriche della regione potrebbero ridursi fino al <strong>30% entro il 2050</strong> in assenza di interventi significativi ((MedECC, 2020)). Già oggi, circa <strong>180 milioni di persone nel Mediterraneo meridionale e orientale vivono in condizioni di stress idrico elevato</strong> ((World Bank, 2023)). La scarsità d’acqua non è solo un problema economico, ma sanitario: riduce l’accesso a acqua potabile sicura, <strong>aumenta il rischio di malattie infettive</strong> e compromette l’igiene di base.</p>



<p>Anche il <strong>sistema alimentare</strong> è sotto pressione. Le proiezioni indicano una possibile riduzione delle rese agricole fino al <strong>10–30% entro metà secolo</strong> per colture chiave come grano e mais ((IPCC, 2023)). Questo fenomeno ha effetti diretti sulla nutrizione e indiretti sulla stabilità sociale, contribuendo a inflazione alimentare e insicurezza economica.</p>



<p>Queste dinamiche ambientali e sanitarie si intrecciano con i <strong>flussi migratori</strong>. La Banca Mondiale stima che, entro il 2050, fino a <strong>19 milioni di persone potrebbero essere costrette a migrare internamente nel Nord Africa a causa del cambiamento climatico</strong> (World Bank Groundswell Report, 2021). Una parte di queste pressioni si riverserà inevitabilmente sul Mediterraneo centrale, intensificando i flussi verso l’Europa. I migranti climatici presentano spesso condizioni di vulnerabilità sanitaria elevate, inclusi traumi, malnutrizione e esposizione a malattie infettive, con un impatto diretto sui sistemi sanitari dei Paesi di transito e destinazione.</p>



<p>In questo contesto, la salute pubblica si configura sempre più come una questione di sicurezza. Il cambiamento climatico è riconosciuto come un <em><strong>threat multiplier</strong></em>, un fattore che amplifica rischi preesistenti e può contribuire all’instabilità politica. Secondo il <em>Global Peace Index</em>, i Paesi più esposti a stress climatico e sanitario mostrano una maggiore probabilità di conflitti e crisi istituzionali (Institute for Economics &amp; Peace, 2023). La competizione per risorse come acqua e terra fertile è già oggi una realtà in diverse aree del Mediterraneo allargato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La salute come priorità strategica</h2>



<p>È qui che emerge con forza la dimensione geopolitica della salute. L’Unione Europea ha iniziato a integrare la dimensione sanitaria nelle proprie politiche esterne, riconoscendo che il rafforzamento dei sistemi sanitari nei Paesi partner è una forma di investimento strategico. Programmi di cooperazione sanitaria, sorveglianza epidemiologica condivisa e iniziative di adattamento climatico rappresentano strumenti concreti di stabilizzazione regionale. La pandemia di COVID-19 ha accelerato questa consapevolezza, mostrando quanto le crisi sanitarie siano intrinsecamente transnazionali.</p>



<p>Secondo il <em>Lancet Countdown</em>, ogni euro investito in prevenzione sanitaria legata al clima può generare benefici multipli in termini di riduzione dei costi sanitari e aumento della produttività ((Lancet Countdown, 2024)). <strong>Questo rende la salute non solo una priorità etica, ma anche economica e strategica. </strong>La cosiddetta <em>health diplomacy</em> diventa così uno strumento di soft power, capace di rafforzare l’influenza regionale attraverso la cooperazione piuttosto che la coercizione.</p>



<p>Nel Mediterraneo contemporaneo, la salute sta assumendo il ruolo di infrastruttura critica. Così come energia, acqua e trasporti, anche i sistemi sanitari diventano elementi essenziali per la stabilità degli Stati. La loro resilienza determina la capacità di una società di assorbire shock climatici, gestire crisi migratorie e mantenere coesione interna. Al contrario, il loro collasso può innescare effetti a catena che vanno ben oltre la dimensione sanitaria.</p>



<p>La nozione di “<strong>diplomazia della sopravvivenza</strong>” sintetizza questa trasformazione. Non si tratta più soltanto di cooperazione internazionale, ma di una necessità strutturale imposta da un contesto in cui le crisi sono interconnesse e transfrontaliere. Nel Mediterraneo, sopravvivere significa adattarsi, cooperare e prevenire. La salute diventa il punto di convergenza di queste strategie, il luogo in cui si intrecciano scienza, politica e sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html">Il Mediterraneo ha la febbre: clima, salute e nuova diplomazia della sopravvivenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cipro e le basi UK: quel ponte militare tra Europa e Medio Oriente che inquieta la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cipro-e-le-basi-uk-quel-ponte-militare-tra-europa-e-medio-oriente-che-inquieta-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 19:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=510376</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Eredità discussa del periodo post-coloniale, le basi del Regno Unito sono una proiezione strategica fondamentale nel Mediterraneo orientale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cipro-e-le-basi-uk-quel-ponte-militare-tra-europa-e-medio-oriente-che-inquieta-la-turchia.html">Cipro e le basi UK: quel ponte militare tra Europa e Medio Oriente che inquieta la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em><strong>Da Cipro </strong></em>&#8211; A seguito delle tensioni legate alla base di RAF Akrotiri, <strong>Nikos Christodoulides </strong>e <strong>Keir Starmer </strong>hanno avuto un colloquio telefonico sulla gestione delle basi britanniche. In precedenza, Christodoulides le aveva definite un lascito coloniale (opinione condivisa sostanzialmente dalla maggioranza della popolazione cipriota), sottolineando che <strong>vi risiedono circa 10.000 ciprioti sotto giurisdizione britannica.</strong></p>



<p>Le basi militari britanniche di Akrotiri e Dhekelia, presenti sull’isola di Cipro dal 1960, rappresentano uno dei più duraturi e controversi lasciti del periodo postcoloniale europeo. Formalmente create contestualmente all’indipendenza della Repubblica di Cipro, attraverso gli Accordi di Londra e di Zurigo, queste <em>Sovereign Base Areas </em>(SBAs) rimasero sotto piena sovranità del Regno Unito, nonostante la nascita di uno Stato cipriota indipendente. </p>



<p><strong>Le basi coprono circa 3 % dell’intero territorio dell’isola </strong>e includono l’aeroporto militare di RAF Akrotiri e l’area terrestre di Dhekelia, con le relative installazioni e infrastrutture. Il Trattato di Garanzia del 1960, un accordo trilaterale tra Regno Unito, Grecia e Turchia, stabiliva che queste potenze avrebbero garantito l’indipendenza e l’integrità di Cipro, e al tempo stesso <strong>consentiva al Regno Unito di mantenere piena sovranità sui due enclavi militari.</strong> Questa soluzione tecnica fu il risultato di compromessi e pressioni internazionali, ma segnò l’inizio di un paradosso: Cipro otteneva formalmente l’indipendenza, ma su una parte significativa dei suoi territori lo Stato cipriota non esercitava alcuna sovranità effettiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ponte tra Europa e Medio Oriente</h2>



<p>Negli anni Cinquanta la lotta per l’indipendenza dall’Impero britannico fu segnata da profonde tensioni tra grecociprioti e turcociprioti. La guerriglia dell’ΕΟΚΑ (Organizzazione nazionale dei combattenti ciprioti contro la dominazione britannica), guidata dal colonnello <strong>Georgios Grivas</strong>, mirava all’<em>enosis</em> (unione con la Grecia). Parallelamente, la comunità turcocipriota, temendo la sottomissione a un controllo greco, vedeva nel <em>taksim</em> (frazionamento o unione con la Turchia) l’alternativa più favorevole. Questi contrasti furono determinanti nella formulazione dell’accordo di indipendenza: la presenza di Grivas e le sue campagne di lotta armata costrinsero il governo britannico a negoziare, ma <strong>allo stesso tempo portarono a compromessi che nessuna delle due comunità voleva in pieno. </strong></p>



<p>È significativo che l&#8217;arcivescovo <strong>Makarios III,</strong> figura primaria nel movimento per l’indipendenza e primo presidente della Repubblica cipriota, in seguito abbia dovuto usare proprio le basi britanniche come rifugio in alcuni momenti di crisi interna, per sfuggire ad accuse politiche e complotti. Questo paradosso, il leader della lotta antibritannica protetto da una presenza militare britannica sul suolo di Cipro, rimane emblematico della complessità storica dell’isola</p>



<p>Per il governo britannico e le Forze Armate di Sua Maestà le basi sono sempre state molto più di semplici installazioni secondarie: <strong>sono punti di proiezione strategica nel Mediterraneo orientale, un ponte tra l’Europa e il Medio Oriente. </strong>La posizione di Cipro , vicina all’Egitto, al Canale di Suez e alle rotte verso il Golfo Persico, ha reso le basi utili sia durante la Guerra Fredda, per sorvegliare i movimenti sovietici nella regione, sia <strong>nelle operazioni moderne contro estremisti e nelle missioni di coalizione </strong>guidate dagli Stati Uniti e dal Regno Unito in Iraq, Siria, Libia o Yemen. Per decenni, politici e militari britannici hanno difeso l’importanza di questi siti. Un portavoce del ministero della Difesa ha ricordato nel 2026 che «le nostre basi a Cipro svolgono un ruolo cruciale nel sostenere la sicurezza dei cittadini britannici, dei nostri alleati e delle operazioni nel Mediterraneo e nel Medio Oriente». </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un elemento di tensione</h2>



<p>Questa proiezione di potere non è passata inosservata a Ankara: nel corso degli anni la Turchia ha guardato con diffidenza alla presenza militare britannica nell’isola, considerandola spesso parte di una più larga influenza occidentale nel Mediterraneo orientale, soprattutto in un contesto regionale in cui <strong>Ankara rivendica una leadership nelle acque orientali e un ruolo nella difesa dei turcociprioti.</strong> Sebbene la Turchia non abbia espresso formalmente una richiesta di rimozione delle basi britanniche, la percezione di una presenza occidentale a Cipro è stata un elemento di tensione ricorrente nei rapporti bilaterali e nella crisi cipriota più ampia. </p>



<p>La presenza delle basi è stata storicamente fonte di malcontento tra larghi strati della popolazione cipriota. Per molti, esse sono il simbolo di un’indipendenza incompleta — un residuo dell’imperialismo britannico che ancora limita la sovranità del Paese. Il partito di sinistra AKEL è stato tra i più critici, vedendo nella permanenza di Akrotiri e Dhekelia non solo un’anomalia giuridica, ma una possibile causa di coinvolgimento di Cipro nelle guerre regionali e nelle dinamiche delle grandi potenze. <strong>Proteste contro le basi si sono svolte in varie occasioni,</strong> con slogan come “<em>British bases out</em>”, soprattutto dopo incidenti o quando si percepisce che le installazioni possano essere usate in operazioni offensive di altre nazioni. </p>



<p>Anche forze nazionaliste di destra, come ELAM, pur con un linguaggio meno marcato da sentimenti anti-NATO o anti-occidentali, rivendicano la piena sovranità territoriale del proprio Stato. In questo senso, come notano analisti ciprioti, <strong>tutte le principali correnti politiche, dalla sinistra radicale ai nazionalisti, percepiscono le basi come una sottrazione di territorio nazionale,</strong> sebbene con sfumature diverse nel linguaggio e nelle proposte. Interessante notare che anche i media vicini all`opposizione e contrari alle basi britanniche a Cipro non amplificano le teorie del <em>false flag</em> su Akrotiri, forse per non indebolire il dibattito sulla presenza delle basi</p>



<p><strong>Una protesta particolare che ha segnato l’ultimo decennio è legata all’attacco con droni del 2026 contro RAF Akrotiri:</strong> locali e attivisti riportarono un forte risentimento per il fatto di essere stati avvertiti dalle autorità britanniche, e non dal governo cipriota, dell’attacco a una base sul suolo dell’isola. Questo episodio ha alimentato la narrativa secondo la quale Cipro non esercita pieno controllo su questioni che riguardano la propria sicurezza interna. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rapporto con la Nato</h2>



<p>Dal punto di vista istituzionale, le SBA non sono parte integrante della NATO come entità territoriale della <strong>Repubblica di Cipro (che non è membro dell’Alleanza atlantica)</strong>. Tuttavia, come territori sotto sovranità britannica, possono comunque essere coinvolte nelle dinamiche della NATO qualora si attivino meccanismi di difesa collettiva che coinvolgono il Regno Unito come Stato membro. Questo si è visto nelle recenti tensioni regionali, dove un funzionario della NATO ha dichiarato che l’Alleanza “difenderebbe ogni centimetro di territorio pertinente, se necessario” a fronte di minacce dirette. </p>



<p>La questione dell’armamento e dei rapporti militari è collegata alle stesse basi: sebbene Cipro abbia progressivamente cercato di rafforzare le proprie capacità, acquisire materiale militare e coordinarsi con partner internazionali, l’esistenza delle SBA ha rappresentato spesso un vincolo nelle discussioni su potenziali accordi con la NATO o con gli Stati Uniti, poiché <strong>la situazione giuridica unica delle basi richiede che qualsiasi operazione sia concordata con Londra. </strong></p>



<p>Le basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia sono, nella percezione cipriota, ben più di semplici installazioni militari: esse <strong>rappresentano un emblema tangibile della presenza e dell’influenza occidentale nel Mediterraneo orientale. </strong>Per il Regno Unito, esse costituiscono un nodo strategico fondamentale; per molte voci a Cipro, esse incarnano un’eredità storica di dominazione che continua a minare la piena sovranità dello stato.</p>



<p>Nonostante la cooperazione istituzionale e anni di rapporti relativamente stabili, il dibattito sull’opportunità di rinegoziare o ridiscutere il futuro di queste basi rimane attuale — alimentato da dinamiche regionali, da conflitti mediorientali che coinvolgono alleanze occidentali e dalla persistente volontà di larga parte dei ciprioti di vedere la propria nazione pienamente autonoma.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cipro-e-le-basi-uk-quel-ponte-militare-tra-europa-e-medio-oriente-che-inquieta-la-turchia.html">Cipro e le basi UK: quel ponte militare tra Europa e Medio Oriente che inquieta la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caos in Libia, proteste e tensione a Tripoli: cos&#8217;è successo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/caos-in-libia-proteste-e-tensione-a-tripoli-cose-successo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 15:02:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=408303</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-scaled-600x359.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-1024x613.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-768x460.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-1536x920.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-2048x1227.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le notizie di un incontro tra i ministri degli Esteri di Libia e Israele hanno creato disordini e violenze a Tripoli e non solo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/caos-in-libia-proteste-e-tensione-a-tripoli-cose-successo.html">Caos in Libia, proteste e tensione a Tripoli: cos&#8217;è successo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-scaled-600x359.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-1024x613.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-768x460.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-1536x920.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/libia-2048x1227.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-perche-degli-scontri-a-tripoli-e-cosa-rischia-l-italia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli scontri dei giorni scorsi</a>, a <strong>Tripoli</strong> è di nuovo <strong>tensione</strong>. Questa volta però la capitale libica non è scossa dagli ennesimi confronti tra due o più diverse fazioni che si contendono il territorio. Al contrario, barricate e disordini hanno fatto la loro comparsa per le strade dopo la diffusione della notizia relativa a un <strong>incontro</strong> tra il ministro degli Esteri libico,<strong> Najla Mangoush</strong>, e l&#8217;omologo israeliano<strong> Eli Cohen</strong>. Un vertice quest&#8217;ultimo tenuto a <strong>Roma</strong> lo scorso 23 agosto e che, almeno nelle intenzioni iniziali, doveva rimanere segreto. Diversi gruppi di manifestanti hanno così iniziato ad assaltare sia le zone governative, così come l&#8217;abitazione privata della stessa Mangoush. Le violenze sono andate avanti anche a <strong>Misurata</strong>, dove le forze di sicurezza locali sono riuscite a sventare soltanto all&#8217;ultimo un assalto contro l&#8217;abitazione del premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abdul Hamid Ddeibah</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incontro della discordia</h2>



<p>I dettagli sono trapelati nei giorni scorsi in primis sui media israeliani. Si è trattato di i<strong>ndiscrezioni ufficiose </strong>che, con il passare delle ore, sul finire della scorsa settimana hanno trovato diverse conferme. In particolare, Majla Mangoush il 23 agosto sarebbe atterrata a Roma per alcuni incontri informali e non ufficiali. In pochi sapevano della sua presenza nella nostra capitale. Qui però non ha visto soltanto le autorità italiane. Nella sua agenda c&#8217;era anche un vertice con Eli Cohen, il responsabile della diplomazia israeliana nell&#8217;esecutivo guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Benjamin Netanayahu. </a></p>



<p>Un incontro del genere non poteva certo avere un rango di ufficialità. Tra Libia e Israele non ci sono mai stati normali rapporti diplomatici. Soltanto Egitto e Marocco, nel contesto nordafricano, intrattengono relazioni con lo Stato ebraico. Il rais <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Muammar Gheddafi</a>, quando era a capo della jammahiriya libica, è sempre stato uno dei leader arabi più contrari alle normalizzazioni dei rapporti con Israele e uno dei più importanti sostenitori della causa palestinese. Per questo il vertice era destinato a rimanere segreto. Tuttavia l&#8217;incontro romano è stato poi reso pubblico. Forse un&#8217;incomprensione mediatica o forse un atto diplomatico studiato a tavolino. Ad ogni modo, anche in Libia la notizia di un bilaterale tra i due ministri degli Esteri si è iniziata rapidamente a diffondere. Creando, nel giro di poco tempo, un vero e proprio terremoto politico e importanti disordini in gran parte della <strong>Tripolitania</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa c&#8217;è in ballo tra Libia e Israele </h2>



<p>Al momento non è ancora chiaro in che modo sia uscita la notizia. E non ci sono nemmeno importanti dettagli sui contenuti dell&#8217;incontro tra Mangoush e Cohen. Appare probabile un lavoro di <strong>mediazione</strong> portato avanti sia dall&#8217;<strong>Italia</strong> che dalla <strong>Turchia</strong>, ossia i due principali alleati del governo di Tripoli. La scelta di Roma quale sede dell&#8217;incontro non è quindi casuale e non ha riguardato unicamente aspetti logistici. </p>



<p>Sembra possibile anche un input arrivato dagli <strong>Usa</strong>. La Casa Bianca, già dall&#8217;era Trump, è impegnata nel mediare tra alcuni governi arabi e lo Stato ebraico. Circostanza che nel 2020 ha portato alla firma degli <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html">accordi di Abramo</a>, con cui Emirati e Bahrein hanno normalizzato i rapporti con Israele. All&#8217;elenco si è poi aggiunto anche il Marocco. Lecito quindi pensare che suggerimenti in tal senso siano arrivati a Tripoli.</p>



<p>Del resto in Libia sono diverse le questioni aperte. Dal <strong>petrolio</strong> al <strong>gas</strong>, passando poi per i dossier relativi a <strong>sicurezza</strong> e lotta al <strong>terrorismo</strong>, sono molti i fronti che interessano il governo israeliano. I tentativi di avvicinamento però sono saltati fuori. E ora a Tripoli si teme nuovamente il caos. Diversi gruppi di manifestanti non hanno digerito il vertice tra i due ministri. In difficoltà lo stesso premier Ddeibah, il quale per il momento si è limitato a una sospensione di Mangoush e alla promessa dell&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Mangoush rifugiata in Turchia</h2>



<p>La diretta interessata, ossia la titolare del ministero degli Esteri libico, non ha potuto fare rientro nel suo ufficio. E nemmeno nella sua città. Mangoush attualmente si troverebbe a <strong>Istanbul</strong>, tutelata dalle autorità turche. L&#8217;assalto alla sua abitazione privata vale come un campanello d&#8217;allarme fin troppo evidente per l&#8217;incolumità del ministro. Anche la scelta di andare in Turchia potrebbe non essere casuale. Dopo l&#8217;esplosione delle violenze in Libia, per la titolare della diplomazia di Tripoli dirigersi ad Ankara ha rappresentato forse la scelta più ovvia. Nell&#8217;attesa di capire quale sarà la situazione nei prossimi giorni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa potrebbe accadere adesso </h2>



<p>Come detto, Ddeibah ha in qualche modo preso le distanze da Najla Mangoush. La sospensione del ministro e l&#8217;apertura dell&#8217;inchiesta, suggeriscono un tentativo da parte del premier di far passare il vertice come un&#8217;iniziativa estranea al suo governo. A Tripoli però nessuno crede a una totale distanza tra Ddeibah e l&#8217;incontro di Roma. La posizione dell&#8217;attuale capo dell&#8217;esecutivo libico è quindi sempre più precaria. Le notizie sul vertice segreto fanno seguito alle pressioni, giunte da Usa e Onu, a favore della creazione di un nuovo governo di unità nazionale capace di traghettare la Libia al voto. </p>



<p>I disordini di queste ore potrebbero dare un&#8217;importante spallata alle velleità di Ddeibah di rimanere al potere. Nel frattempo, le forze di sicurezza locali temono altri scontri. L&#8217;ira per l&#8217;incontro ai massimi vertici tenuto con rappresentanti israeliani potrebbe sfociare in ulteriori gravi episodi di guerriglia urbana. Con tutte le conseguenze del caso. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/caos-in-libia-proteste-e-tensione-a-tripoli-cose-successo.html">Caos in Libia, proteste e tensione a Tripoli: cos&#8217;è successo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La multinazionale dei trafficanti: ecco la rete che spinge i migranti verso l&#8217;Italia. Il caso del Bangladesh</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/perche-cosi-tanti-migranti-in-italia-ecco-il-caso-del-bangladesh.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 16:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[traffico di esseri umani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=401084</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le dinamiche della rotta del Bangladesh svelano quanto ruota attorno ai criminali internazionali che gestiscono l'immigrazione irregolare</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/perche-cosi-tanti-migranti-in-italia-ecco-il-caso-del-bangladesh.html">La multinazionale dei trafficanti: ecco la rete che spinge i migranti verso l&#8217;Italia. Il caso del Bangladesh</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso anno <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2022-rev.pdf">in Italia dal Bangladesh sono arrivati 14.982 migranti</a>. Si tratta della terza nazionalità più presente nell&#8217;elenco delle persone approdate irregolarmente. In questa speciale classifica il Paese asiatico è alle spalle soltanto di <strong>Egitto</strong> e <strong>Tunisia</strong>, due nazioni del Mediterraneo da cui ci si può aspettare una fuga di massa verso le coste italiane. Qual è quindi l&#8217;origine dell&#8217;<strong>immigrazione </strong>da un Paese così lontano? Come mai dal Bangladesh arrivano più persone che da molte zone dell&#8217;Africa o del medio oriente a noi più vicine?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Paese dalle tante contraddizioni</h2>



<p>C&#8217;è un episodio emblematico della storia recente del Bangladesh. Il 24 aprile 2013 nella capitale <strong>Dacca</strong> un edificio è improvvisamente collassato nell&#8217;area di Savar. Il <strong>Rana Plaza</strong>, questo il nome della struttura, al suo interno conteneva di tutto: appartamenti, uffici, negozi ma soprattutto decine di <strong>laboratori tessili</strong>. In quel momento nei locali adibiti a officine tessili erano tutti a lavoro. E in pochi si sono salvati: dopo ore di ricerche, il Paese ha pianto 1.134 vittime. Una <strong>strage</strong> che ha messo in luce le tante <strong>contraddizioni</strong> del Bangladesh. Qui negli anni sono spuntate un po&#8217; ovunque aziende tessili, molte delle quali collegate anche a tanti marchi famosi in occidente. Segno di una grande <strong>potenzialità</strong> del Paese, ma anche della sua atavica <strong>povertà</strong>. Chi è morto all&#8217;interno del Rana Plaza lavorava per stipendi molto bassi, in grado di garantire al massimo la sussistenza. In tanti però ancora oggi fuggono dalle campagne e si rifugiano nelle grandi aree urbane, in cerca di lavori di fortuna.</p>



<p>La sola capitale oggi conta più di venti milioni di abitanti. La <strong>pressione sulle metropoli</strong> bengalesi è un&#8217;altra grave piaga. In un territorio grande circa la metà dell&#8217;Italia, vivono più di 170 milioni di persone. La densità abitativa è di 1.265 abitanti per chilometro quadrato. Considerando l&#8217;arretratezza delle campagne, le condizioni di vita difficili nelle aree più periferiche del Paese, c&#8217;è quindi una grande massa di persone in movimento verso Dacca, Chittagong e altre metropoli.</p>



<p>Qualcosa però sta cambiando. In parte anche grazie alla spinta della strage del 2013. <a href="https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/nel-settore-tessile-del-bangladesh-migliorano-le-condizioni-di-lavoro">Così come segnalato in un approfondimento di Stefano Vecchia su <em>Avvenire</em></a>, le aree dormitorio di Savar e le altre caratterizzate dalla presenza di improvvisate aziende tessili stanno cambiando volto. Ci sono più servizi, le aziende operano in strutture più adeguate, scuole e trasporti stanno migliorando la qualità della vita degli abitanti. I governi nel corso dell&#8217;ultimo decennio hanno aumentato il <strong>salario minimo</strong>, nel tessile come in altri settori. Lentamente ma costantemente il Bangladesh sta cercando di affrontare i suoi spettri peggiori. Da diverso tempo sta scendendo la quota di analfabeti, gli investimenti nell&#8217;<strong>istruzione</strong> stanno garantendo la scolarizzazione di sempre più cittadini.</p>



<p>La strada è però ancora lunga. Da un lato il Paese è tra i più stabili della regione e tra quelli dalle più alte potenzialità di sviluppo. Dall&#8217;altro, la povertà e le disuguaglianze sono ancora ben presenti. E non ci sono opportunità per tutti. In tanti così sono costretti ad andare fuori. Il movimento di migranti non è solo interno: dalle campagne ci si sposta verso le città, dalle città poi si prova a <strong>emigrare</strong> all&#8217;estero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le reti di trafficanti che operano dal Bangladesh</h2>



<p>L&#8217;emigrazione dal Bangladesh è un fenomeno lungo almeno due decenni. Già nel 2001 l&#8217;agenzia Usa per lo sviluppo internazionale <a href="https://web.archive.org/web/20081001195917/http://www.usaid.gov/bd/files/trafficking_overview.pdf">segnalava la vulnerabilità delle donne e dei bambini bengalesi</a>, caduti nelle grinfie dei <strong>trafficanti</strong> di esseri umani. Reti di criminali che promettevano, e promettono ancora oggi, un futuro migliore. Ma al prezzo di molti soldi e di viaggi in cui spesso si mette a rischio la vita.</p>



<p>La<strong> rotta bengalese</strong> riguardava, all&#8217;inizio di questo secolo, soprattutto l&#8217;<strong>India</strong> ma anche il sud est asiatico. E quindi <strong>Birmania</strong>, <strong>Malesia</strong>, <strong>Thailandia</strong>. Le organizzazioni malavitose hanno intessuto una<strong> rete internazionale </strong>volta a mettere in tasca sempre più profitti nelle tasche dei migranti. Una rete difficile da combattere e da estirpare e che, da qualche anno a questa parte, ha iniziato a tessere rapporti anche con i criminali presenti nell&#8217;area nordafricana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quei voli low cost verso il Medio Oriente</h2>



<p>Ma l&#8217;emigrazione dei bengalesi verso l&#8217;Europa ha origine da altri canali, spesso regolari. Migliaia di lavoratori a inizio anni 2000 si sono spostati dai sobborghi di Dacca verso il <strong>Medio Oriente</strong>. Si tratta di cittadini attratti dalle possibilità lavorative offerte nei vari emirati del Golfo. In tanti hanno iniziato a lavorare per la costruzione dei moderni grattacieli di <strong>Dubai</strong>, di <strong>Abu Dhabi</strong>, di <strong>Doha</strong>, di <strong>Riad</strong> e di <strong>Gedda</strong>, giusto per citare qualche esempio. Il governo di Dacca ha quanto meno lasciato fare: le <strong>rimesse</strong> dei migranti presenti in medio oriente possono infatti garantire il sostentamento di centinaia di famiglie in patria. Così sono stati aperti sempre più canali diretti con le aree mediorientali. Canali foraggiati non solo dalla presenza di <strong>voli low cost </strong>verso le grandi città dell&#8217;area, ma anche da politiche volte a facilitare il <strong>rilascio dei visti </strong>ai bengalesi.</p>



<p>Il fenomeno ha riguardato anche la<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html"> Libia di Gheddafi</a>. Il rais ha avuto bisogno di manodopera per i suoi progetti finanziati soprattutto dopo la fine dell&#8217;era delle sanzioni. E in migliaia sono partiti dal Bangladesh in direzione <strong>Tripoli</strong> e <strong>Bengasi</strong>. Lo ha raccontato anche un migrante intervistato lo scorso aprile su <em>AsiaNews</em> da Sumon Corraya. “Sono andato in Libia – si legge nella testimonianza<a href="https://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2023/04/18/news/bangladesh_lodissea_verso_leuropa_attraverso_la_libia_i_racconti_delle_famiglie_e_il_viaggio_dlla_speranza_ma_la_traver-396681988/"> pubblicata anche su Repubblica </a>– nel 2000. Ho lavorato per una ditta coreana che costruiva condutture per l&#8217;acqua”. La paga era bassa e così nel 2007 ha deciso di tentare la fortuna in Italia. Lui, così come altre migliaia di bengalesi, dal Nord Africa a un certo punto hanno iniziato a premere per andare in Europa. Paghe minime, condizioni di vita poco soddisfacenti e condizioni di lavoro ai limiti dello sfruttamento hanno contribuito ad aprire il canale migratorio verso il Vecchio Continente.</p>



<p>Un canale oggi sempre più importante, alimentato sia dai trafficanti bengalesi che dalla facilità di raggiungere il medio oriente da Dacca. Secondo l&#8217;<strong>Oim</strong> (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), nel 2022 erano presenti in Libia oltre 21mila bengalesi. Alcuni sono qui dall&#8217;era del rais, altri invece sono arrivati negli ultimi anni. Tra chi è entrato da poco in territorio libico, sempre secondo l&#8217;Oim il 93% è partito da Dacca regolarmente in aereo. C&#8217;è chi è atterrato a Dubai (il 38%), chi a Istanbul (il 36%) e chi a Il Cairo (il 13%). Una volta atterrati in un grande aeroporto mediorientale, l&#8217;obiettivo è raggiungere il <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/quel-confine-da-cui-passano-i-migranti-diretti-in-italia.html">labile confine tra Egitto e Libia</a>. Ed è qui che entra in scena la rete internazionale di criminali che mette in collegamento i trafficanti bengalesi con quelli operanti nel Magreb. Sono questi ultimi poi a far salire a bordo di precarie imbarcazioni i migranti diretti in Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lotta contro i trafficanti </h2>



<p>Nei giorni scorsi un cittadino bengalese<a href="https://libyareview.com/35020/bangladeshi-man-involved-in-human-trafficking-arrested-in-libya/"> è stato arrestato a Tripoli </a>con l&#8217;accusa di essere uno dei principali trafficanti di esseri umani. Le autorità locali hanno sottolineato la pericolosità dell&#8217;uomo, legato a doppio filo alle organizzazioni criminali della <strong>Tripolitania</strong>. Era lui a contattare connazionali, a farli arrivare senza grossi problemi in Libia. Ma una volta giunti nel Paese nordafricano, per loro iniziava l&#8217;inferno. Torture, pestaggi, violenze di ogni tipo fino a quando le famiglie dal Bangladesh non sborsavano soldi per &#8220;liberare&#8221; i familiari. Dopo altre ingenti somme intascate, i migranti venivano indirizzati verso i barconi. L&#8217;arresto ha dimostrato la <strong>pericolosità</strong> delle organizzazioni transnazionali criminali. </p>



<p>Anche in <strong>Algeria</strong> nelle scorse settimane sono stati eseguiti arresti contro gruppi che portavano migranti dall&#8217;Egitto verso la Libia e verso lo stesso territorio algerino. Più si scava nei contatti tra trafficanti bengalesi e nordafricani e più si intuisce la vastità e la gravità del fenomeno. Anche nello stesso Bangladesh non sono mancate negli ultimi anni operazioni di polizia. Nel 2019 le case dei sospetti trafficanti sono state a un certo punto marchiate con delle scritte sui muri, pur di rendere riconoscibili gli autori dei criminali viaggi della speranza. </p>



<p>Il problema, <a href="http://www.fides.org/it/news/73117-ASIA_BANGLADESH_Conoscenza_e_prevenzione_elementi_chiave_per_salvare_le_ragazze_dalla_tratta_di_esseri_umani">come sottolineato anche sull&#8217;agenzia Fides lo scorso anno</a>, è che da sola la repressione non basta. In alcuni casi i trafficanti bengalesi hanno attratto e convinto i migranti a partire tramite post su <strong>TikTok</strong>. Molte delle vittime non sono consapevoli di quale tipo di viaggio li attende. C&#8217;è quindi anche un problema legato alla comunicazione, il quale si va ad aggiungere poi alle dinamiche economiche e sociali interne al Paese asiatico. Conoscere le dinamiche della rotta bengalese, la più pericolosa tra quelle che portano in Europa, è quindi di vitale importanza per comprendere cosa c&#8217;è dietro i flussi irregolari finanziati e organizzati da criminali senza scrupoli. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/perche-cosi-tanti-migranti-in-italia-ecco-il-caso-del-bangladesh.html">La multinazionale dei trafficanti: ecco la rete che spinge i migranti verso l&#8217;Italia. Il caso del Bangladesh</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Napoli di re Carlo nel grande gioco del Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-napoli-di-re-carlo-nel-grande-gioco-del-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=396163</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Come l'allora sovrano del Regno di Napoli creò un'inedita politica marittima nel Mediterraneo, destinata a scontrarsi con le altre potenze</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/la-napoli-di-re-carlo-nel-grande-gioco-del-mediterraneo.html">La Napoli di re Carlo nel grande gioco del Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Grotto_by_the_Seaside_in_the_Kingdom_of_Naples-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 1734 <strong>Carlo di Borbone</strong>, figlio di Filippo V di Spagna e Elisabetta Farnese, si insidiò sul trono di <strong>Napoli</strong>, dopo secoli nuovamente regno indipendente. Si trattava di una corona molto precaria, insidiata com’era dall’Austria e mal tollerata dalle altre potenze europee e per di più gravata dallo sfacelo economico interno, appesantita dalla rapacità di clero e feudatari e umiliata dall’inettitudine dell’amministrazione pubblica. Carlo, uomo intelligente e spirito innovativo, non si perse d’animo e avviò da subito una politica di ricostruzione statuale e di sviluppo economico con al centro la <strong>questione marittima.</strong></p>



<p>Una decisione improrogabile. Oltre ad insidiare le coste, la <strong>minaccia</strong> <strong>barbaresca</strong> paralizzava da tempo il cabotaggio tra i malandati porti nazionali, un traffico essenziale per un regno quasi privo di strade. Dopo essere fortunosamente sfuggito al suo rientro da Procida ad un tentativo di rapimento da parte dei corsari algerini, il sovrano acquistò dallo Stato pontificio tre galee in costruzione a Civitavecchia; poco dopo piantò personalmente il primo chiodo nella chiglia della nuova nave ammiraglia e aprì l’Accademia dei Guarda Stendardi, collegio per la formazione degli ufficiali, e la Scuola dei Grumetti, l’istituto per i futuri piloti. Il 25 febbraio 1739 fu istituita ufficialmente la <strong>forza</strong> <strong>armata</strong>, inizialmente imperniata su tre squadriglie: sciabecchi e feluconi a protezione dei settori ionico e adriatico e galee nel canale di Sicilia e sul Tirreno. Una proiezione modesta ma efficace e già il 23 giugno al largo di capo Palinuro la flottiglia tirrenica comandata dall’alfiere Orazio Doria catturava due navi corsare tripoline. Il primo successo della giovanissima <em>Real armata di mare.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://it.insideover.com/iscriviti-alla-newsletter" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_dfp_desktop_newsletter_1200-1024x234.png" alt="" class="wp-image-395700" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_dfp_desktop_newsletter_1200-1024x234.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_dfp_desktop_newsletter_1200-600x137.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_dfp_desktop_newsletter_1200-300x69.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_dfp_desktop_newsletter_1200-768x175.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_dfp_desktop_newsletter_1200.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>A fronte del crescente <strong>impegno</strong> <strong>militare</strong>, rafforzato dall’istituzione del corpo di fanteria di marina, il sovrano cercò di risollevare anche le sorti del <strong>settore mercantile</strong> e il 18 agosto 1741 promulgò il “Real editto per il commercio marittimo”, un documento in cui constatava che mancando ai suoi sudditi &#8220;l’importantissima regola del navigare ne viene sommo pregiudizio al commercio e alla riputazione e gloria dello Stato&#8221; avocava al <strong>potere</strong> <strong>regio</strong> ogni decisione: &#8220;saranno da Noi stabilite e pubblicate tutte le leggi appartenenti alla buona e utile navigazione come al <strong>felice</strong> <strong>commercio</strong> che per mille vincoli, per poca o niuna sicurezza, per mare e per terra, era scarso e inceppato.</p>



<p>Seguirono una serie di interventi coerenti promossi dal valido ministro Bernardo Tanucci tra cui la riorganizzazione delle dogane con l’istituzione del Supremo Magistrato dei Commerci, il “De Officio Nautis et Portibus”<em> — </em>precisa regolamentazione per patenti, giornali di bordo, utilizzo della bandiera nazionale, formazione di equipaggi, sanità marittima — e il riordino delle scuole nautiche. Nel frattempo nel porto di Napoli, ingrandito con nuovi moli, fu creato un <strong>polo militare</strong> ed edificata la Deputazione di salute (l’Immacolatella, successivamente inglobata nella calata Porta di Massa). L’arsenale venne ampliato con scali per la costruzione e il ricovero delle galee, una darsena di 14mila mq e un cantiere per il naviglio maggiore circondato da officine, alloggi e forni per la “panatica”. Con il varo dei primi vascelli mercantili d’alto bordo gli scali di Sicilia, Calabria e Puglia, costantemente insabbiati, furono riqualificati e riaperti alla navigazione mentre le coste vennero ulteriormente fortificate. A <strong>Palermo</strong> si ristrutturò la fabbrica della <strong>Real marina</strong> (dal 1999 sede del Museo del mare) e si istituì, in un singolare edificio a forma di vascello detto la “nave di pietra” (ancor oggi visibile nel borgo dell’Acquasanta) il Reale seminario nautico, un collegio riservato agli orfani dei marinai.</p>



<p>La politica marittima carolina s’intrecciò ad un parallelo sforzo diplomatico sviluppato sia nel Mediterraneo che verso l’Atlantico e il Mare del Nord; tra il 1739 e il ’53, vennero stipulati trattati di commercio e navigazione con l’impero asburgico, la Porta ottomana, il Marocco, Tripoli, l’Olanda, la Svezia e la Danimarca. Presto l’attivismo napoletano iniziò a <strong>preoccupare la Gran Bretagna</strong> che, riprendendo Gioacchino Volpe:</p>



<p>&#8220;Prese ad esercitare, ora con mezzi pacifici ora con minacce di guerra, una sua influenza su quel restaurato regno […] più ancora in Sicilia. A differenza di Napoli, la Sicilia aveva sempre il suo Parlamento e nello sforzo di difenderlo, lo esaltava, ne ricercava le <strong>lontane origini</strong>, ne scopriva affinità con il Parlamento inglese, anzi le influenze di questo, e quasi le comuni origini. Avvenne così che la Sicilia prese, nell’aristocrazia e ceti colti, qualche coloritura inglese, acquistò conoscenza di cose inglesi. Quella che nella valle del Po era la Francia, all’altro estremo d’Italia, forse ancor di più, l’<strong>Inghilterra</strong>. Insomma, alla penetrazione economica, che si esplicava nell’esercizio di una specie di tutela che i consoli inglesi esercitavano sui ceti mercantili locali di fronte al governo napoletano, si era accompagnata una non minor penetrazione intellettuale».   </p>



<p>L’<strong>invadenza commerciale</strong> e politica albionica si trasformò in aperta ostilità il 19 agosto 1742 quando una squadra navale britannica fece ingresso nel golfo di Napoli. Non si trattò di una visita di cortesia ma di un perfetto esempio di <em>gunboat diplomacy</em>: per imporre al regno la piena neutralità nella guerra di successione austriaca, il commodoro Martin minacciò di bombardare la città. Carlo fu costretto ad accettare le umilianti condizioni ma all’indomani dello smacco ordinò la costruzione di due fregate e due altre ne commissionò alla Spagna.</p>



<p>Assicurata allo Stato, con la sconfitta nel 1744 degli asburgici a Velletri e l’allentarsi della tutela madrilena, la piena indipendenza, il sovrano potenziò ancor di più la <strong>forza navale</strong>; nel 1754 l’armata schierava quattro squadre: la prima su un vascello e quattro fregate, la seconda su quattro galee, la terza su galeotte. La quarta, impostata su veloci sciabecchi, era comandata dallo spagnolo José Martinez detto <em>Capitan Pepe</em>, una figura leggendaria. L’audace marinaio non si limitò a difendere le coste nazionali ma si spinse ripetutamente nelle acque nemiche cogliendo una serie di successi che gli valsero il soprannome di “<strong>terror dei turchi</strong>”. La vittoria più clamorosa arrivò presso Zante nel ’52 quando con quattro feluconi affondò, dopo una battaglia di tre giorni, il <em>Gran Leone</em>, l’ammiraglia del bey d’Algeri, potente di 16 cannoni e 230 uomini d’equipaggio.</p>



<p>I <strong>successi</strong> di <em>Capitan Pepe</em> e le buone prove della flotta convinsero il monarca a proporre ai principi italiani un’azione comune contro Algeri ma l’appello cadde nella più completa indifferenza. Un’occasione perduta e irripetibile poiché, diventato re di Spagna, il 7 ottobre 1759 <strong>Carlo lasciava controvoglia Napoli</strong> affidando il trono al terzogenito <strong>Ferdinando</strong>, di appena otto anni, e il governo dello Stato ad un Consiglio di Reggenza guidato dal fido Tanucci. Innamorato della sua patria d’elezione il sovrano non volle portare nulla con se, neppure l’anello che aveva trovato negli scavi di Pompei. Si chiudeva così quella che Giuseppe Galasso, non a torto, ha definito &#8220;l’ora più bella della storia di Napoli&#8221;.</p>



<p class="has-text-align-right"><em>Foto in copertina: BooRad0859/WikiCommons (CC BY-SA 2.0)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/la-napoli-di-re-carlo-nel-grande-gioco-del-mediterraneo.html">La Napoli di re Carlo nel grande gioco del Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Cina blinda la Grecia e rilancia la Via della seta nel Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/cina-grecia-accordo-marittimo-via-della-seta-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
		<category><![CDATA[porti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=384116</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1253" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nave container nel porto di Tokyo (ANSA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-1536x1003.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-2048x1337.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quello tra Cina e Grecia è un rapporto particolare. Pechino, soprattutto dopo la grave crisi finanziaria greca, è entrata nel sistema infrastrutturale ellenico con una serie di investimenti di notevole importanza. Il Pireo è considerato una sorta di hub cinese nel Mediterraneo orientale e, fino a quando la nuova via della seta è stata oggetto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/cina-grecia-accordo-marittimo-via-della-seta-mediterraneo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/cina-grecia-accordo-marittimo-via-della-seta-mediterraneo.html">La Cina blinda la Grecia e rilancia la Via della seta nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1253" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nave container nel porto di Tokyo (ANSA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-1536x1003.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/AYZPFNXWNA_KTnhrTaFR_ANSA-2048x1337.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quello tra <strong>Cina</strong> e <strong>Grecia</strong> è un rapporto particolare. Pechino, soprattutto dopo la grave crisi finanziaria greca, è entrata nel sistema infrastrutturale ellenico con una serie di investimenti di notevole importanza. Il Pireo è considerato una sorta di hub cinese nel Mediterraneo orientale e, fino a quando la nuova via della seta è stata oggetto di interesse mediatico e politico per gli avvertimenti di Nato e Usa, la partnership tra il gigante asiatico e la Grecia è sempre stata vista come una minaccia per il blocco occidentale.</p>



<p>Nel tempo, le luci dei riflettori sul sistema della cosiddette &#8220;ancore&#8221; della via della Seta nel <strong>Mediterraneo</strong> si è in qualche modo spenta per spostarsi altrove. Tuttavia, gli interessi cinesi nel Mare Nostrum non sono certo scomparsi, né sono stati spezzati i legami strategici costruiti nel corso degli anni. La prova è stata un recente accordo di cooperazione strategica sulla finanza marittima – <a href="https://www.ekathimerini.com/economy/1204510/china-and-greece-sign-shipping-finance-deal/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">segnalato anche dal quotidiano greco <em>Ekathimerini</em></a><em> </em>– siglato dal Lujiazui Financial City Council di Shanghai e l&#8217;Associazione dei dirigenti bancari e finanziari di Hellenic Shipping.</p>



<p>L&#8217;accordo, ufficializzato in un incontro online tenutosi lo scorso venerdì, ha lo scopo di promuovere la cooperazione strategica tra le compagnie di navigazione e gli istituti finanziari cinesi, andando soprattutto a rivitalizzare gli investimenti asiatici nel settore ellenico dei <strong>trasporti</strong>. A simboleggiare la partnership, anche l&#8217;apertura di un ufficio dell&#8217;associazione greca nel distretto di Lujiazui che, <a href="https://lloydslist.maritimeintelligence.informa.com/LL1143949/Greeks-sign-shipping-finance-co-operation-deal-with-China" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come ricordato in un&#8217;analisi di Lloyd&#8217;s List</a>, è soprannominato la &#8220;Wall Street cinese&#8221; e &#8220;ospita 40 mila imprese e 6.000 istituzioni finanziarie nazionali ed estere&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La posizione della Grecia</h2>



<p>Il governo conservatore greco, per bocca del viceministro degli affari marittimi e della politica insulare, Kostas Katsafados, ha descritto il patto come qualcosa che<strong> rafforzerà la cooperazione</strong> finanziaria tra Atene e Pechino. Ma quello che sembra confermato, in generale, è soprattutto lo stretto rapporto tra i due Paesi in un settore chiave per entrambi. Con gli armatori greci leader del trasporti marittimi e con la Grecia centrale per gli interessi cinesi nel Mediterraneo e in generale nel mercato marittimo globale, è evidente che entrambe le parti hanno un terreno comune su cui dialogare. E lo ha spiegato soprattutto un dato fornito da Katsafados e <a href="https://english.news.cn/20230210/900d324f9f36405688a6b8f856d87e1a/c.html">riportato dall&#8217;agenzia cinese <em>Xinhua</em></a>, ovvero che gli armatori greci hanno costruito circa un migliaio di navi in 15 anni nei cantieri cinesi, mentre le banche cinesi hanno nello shipping greco un&#8217;esposizione di circa tre miliardi di dollari. </p>



<p>L&#8217;accordo quindi rientra in una partnership già molto ben avviata da entrambe le parti, ma soprattutto simboleggia anche la fusione di <strong>due visioni</strong> di Pechino, quella commerciale e quella finanziaria. Piani che si saldano in un progetto che serve anche a rilanciare quella Belt and Road Initiative frenata dal coronavirus e dalla compattezza Nato palesata con la guerra in Ucraina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scommessa di Xi</h2>



<p>La conferma di questo desiderio di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Xi Jinping </a>di rilanciare il rapporto con la Grecia viene poi ulteriormente certificato da una notizia apparentemente secondaria ma che in realtà svela l&#8217;importanza di Atene nella strategia internazionale di Pechino. <a href="https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/xwfw_665399/s2510_665401/202302/t20230213_11024546.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come confermato in conferenza stampa da Wang Wenbin</a>, portavoce del ministero degli Esteri, la potente vice premier <strong>Sun Chunlan</strong> sarà in visita in Grecia (su invito del governo ellenico) nei prossimi giorni. Gli stessi in cui il ministro il capo della diplomazia di Pechino, Wang Yi, <a href="https://it.insideover.com/politica/capo-diplomazia-cinese-europa-significato-missione-wang-yi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sarà coinvolto in un fondamentale tour in Europa</a>. Il fatto che Sun Chunlan vada espressamente in Grecia conferma che per la Cina, il Paese mediterraneo ha un <strong>ruolo importante</strong>, tale appunto da non potere essere dimenticato dal governo di Xi pur non inviando il ministro degli Esteri.</p>



<p>Se l&#8217;obiettivo della Cina, specie in un momento di crisi nei rapporti con l&#8217;Occidente per la questione dei palloni-spia, vuole riprendere i fili dei legami con l&#8217;Europa, i <strong>porti</strong> del Mediterraneo rappresentano un elemento non secondario. In questi anni gli investimenti dei colossi asiatici nel sistema portuale del Mare Nostrum sono stati imponenti, al punto da scatenare l&#8217;ira di Washington e di Bruxelles. E <strong>Atene</strong>, con la sua flotta e il Pireo, rappresenta un tassello essenziale per la strategia commerciale di Pechino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/cina-grecia-accordo-marittimo-via-della-seta-mediterraneo.html">La Cina blinda la Grecia e rilancia la Via della seta nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Migranti, la sfida è controllare le frontiere del deserto</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-la-sfida-e-controllare-le-frontiere-del-deserto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2022 05:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=377491</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il 2022 si chiuderà con oltre centomila sbarchi via mare, il nuovo governo dell’Italia guidato da Giorgia Meloni sta studiando una nuova strategia a medio-lungo per contrastare il traffico di esseri umani. Archiviata l’ipotesi di un blocco navale nel Mediterraneo centrale, misura che corrisponderebbe a un atto di guerra contro Tunisia e Libia, l’idea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-la-sfida-e-controllare-le-frontiere-del-deserto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-la-sfida-e-controllare-le-frontiere-del-deserto.html">Migranti, la sfida è controllare le frontiere del deserto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il 2022 si chiuderà con oltre <strong>centomila sbarchi</strong> via mare, il nuovo governo dell’Italia guidato da <strong>Giorgia Meloni</strong> sta studiando una nuova strategia a medio-lungo per contrastare il traffico di esseri umani. Archiviata l’ipotesi di un <a href="blocco%20navale">blocco navale</a> nel Mediterraneo centrale, misura che corrisponderebbe a un atto di guerra contro Tunisia e Libia, l’idea è quella di sigillare i confini di sabbia del <strong>Sahel</strong> e di intervenire a monte del problema, mettendo in campo tecnologia, investimenti e know-how insieme all’<strong>Europa</strong>. Un percorso ambizioso ma irto di ostacoli, come la prosecuzione della crisi libica; l’incognita dell’economia tunisina; il boom demografico dell’Egitto; i possibili sabotaggi di Paesi terzi come Russia e Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;instabilità Libia</h2>



<p>L’ex Jamahiriya di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Mu&#8217;ammar Gheddafi</a>, primo<strong> </strong>Paese di partenza dei migranti che sbarcano in Italia, è sempre sull’orlo della divisione tra Cirenaica e Tripolitania. Le regioni rispettivamente dell’ovest e dell’est della Libia sono in balia di potenze straniere quali <strong>Turchia</strong> da una parte e <strong>Russia</strong> ed <strong>Egitto</strong> dall’altra. Nel Paese ci sono oggi due governi paralleli: uno riconosciuto dalle Nazioni Unite, basato a Tripoli, il cui mandato è scaduto da mesi; un altro sostenuto dal vecchio Parlamento dell’est, privo di legittimità internazionale e di entrate petroliere. </p>



<p>La favoletta delle “elezioni credibili, trasparenti e inclusive” è oggi, appunto, una fiaba a cui non crede più nessuno. Intanto due figure si ergono sopra i “dinosauri politici libici” (la definizione è dell’ex inviata Onu, Stehpanie Williams) che da oltre un decennio lottano contro l’estinzione: il premier del Governo di unità nazionale, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html">Abuldhamid Dbeibah</a>; il comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>. Ad oggi, ogni tentativo di controllare gli oltre 2.000 chilometri di confini meridionali libici con <strong>Algeria</strong>, <strong>Niger</strong>, <strong>Ciad</strong> ed <strong>Egitto</strong> passare necessariamente da questi due uomini di potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le incognite in Tunisia</h2>



<p>Da culla della primavera araba lodata per anni come “modello di democrazia musulmana”, la <strong>Tunisia</strong> è governata oggi da un uomo solo al comando. Il presidente della Repubblica, il giurista <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kais-saied-il-nuovo-uomo-forte-della-tunisia.html">Kais Saied</a>, ha sciolto il Parlamento, nominato un governo di “tecnici” a lui fedeli e sponsorizzato una nuova Costituzione che si dice sia stata scritta da lui stesso. Ma il vero problema è la tempesta <strong>economica</strong> e <strong>sociale</strong> che sta colpendo il <strong>secondo </strong>Paese di partenza dei migranti (tra i quali molti tunisini, ma anche tanti subshariani) che arrivano in Italia. </p>



<p>La guerra in Ucraina ha causato una scarsità di materie prime quali zucchero e farina, innescando una pericolosa spirale di <strong>inflazione</strong>, speculazione e repressone. Una bocca di ossigeno per lo Stato tunisino arriverà a fine anno con la prima rata del <a href="https://www.agenzianova.com/news/fmi-annuncia-laccordo-con-la-tunisia-per-un-prestito-da-19-miliardi-di-dollari/">maxi-prestito</a> internazionale, ma in cambio l’<strong>Fmi</strong> chiede riforme strutturali lacrime e sangue. L’Italia, da parte sua, non può &#8220;tifare&#8221; per questo Paese fondamentale per la stabilità del Nord Africa, per il transito del gas algerino verso la Sicilia, per il controllo dei flussi migratori illegali e per gli investimenti italiani in loco (il nostro Paese è il <a href="https://www.agenzianova.com/news/tunisia-risultato-storico-dellitalia-sorpassa-la-francia-ed-e-il-primo-partner-commerciale/">primo partener</a> commerciale della Tunisia davanti alla Francia).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Egitto</h2>



<p>L’<strong>Egitto </strong>del presidente-generale di ferro <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html">Abdel Fattah al-Sisi</a> è molto meno solido di quel che sembra. Non è un caso che dei quasi centomila migranti sbarcati in Italia, oltre il 20% provenga dal Paese delle piramidi. Gli egiziani sono effettivamente in cima alla classifica delle nazionalità dichiarate allo sbarco: 20.069 secondo i dati del <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_09-12-2022.pdf">Viminale</a> aggiornati al 9 dicembre. Per anni, Al Sisi si è <a href="https://thearabweekly.com/sisi-criticises-europes-migration-policies-while-egypt-hosts-millions">vantato</a> con l’Europa di riuscire a contenere i flussi verso il Vecchio Continente. Oggi non è più così per una serie di motivi. </p>



<p>In primis perché il <strong>boom demografico</strong> del Paese arabo più popoloso del mondo (l’Egitto è un colosso di oltre 100 milioni di abitanti) è molto difficile, se non impossibile, da controllare. I militari egiziani stanno smantellando gli slum e costruendo una serie di nuove città (Nuova El Al Alamein, la Nuova Capitale amministrativa, Nuova Mansoura e così via) ancora mezze vuote, con il rischio concreto di creare una <strong>bolla </strong>immobiliare. Inoltre, il Covid prima e la guerra in Ucraina hanno inevitabilmente rallentato lo sviluppo delle infrastrutture, oltre ad aver alimentato l’inflazione a causato il <a href="https://www.reuters.com/business/finance/egypts-pound-sinks-further-against-dollar-refinitiv-2022-10-30/">crollo</a> della sterlina egiziana. E l’instabilità in Libia alimenta una rotta migratoria che è sempre esista, ma che oggi è sempre più gettonata (e sempre più pericolosa).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un centro di controllo a Roma</h2>



<p>Di fronte a tutto questo, agire nel medio-lungo periodo per non inseguire i flussi, ma governarli, è fondamentale. Secondo un’indiscrezione dell’<a href="https://www.agenzianova.com/news/migranti-litalia-potrebbe-ospitare-una-struttura-permanente-per-il-controllo-dei-confini-tra-libia-e-sahel/">Agenzia Nova</a>, <strong>Roma </strong>potrebbe ospitare una “struttura internazionale permanente” per il controllo dei <strong>confini </strong>del cosiddetto <strong>Mediterraneo profondo</strong>, ovvero gli i confine che la Libia condivide con Algeria, Niger, Ciad, Sudan ed Egitto. L’idea è quella di creare “un coordinamento Libia-Sahel”, con sede in Italia e “il coinvolgimento diretto dell’Unione Europea”. Il centro non si limiterebbe a combattere il traffico di esseri umani, ma anche il terrorismo e la criminalità organizzata “in sinergia tra le due sponde del Mediterraneo”, con “l’obietto di spostare il baricentro più a sud”. Un primo incontro su questo tema dovrebbe tenersi all’inizio del <strong>2023 </strong>proprio a Roma.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-la-sfida-e-controllare-le-frontiere-del-deserto.html">Migranti, la sfida è controllare le frontiere del deserto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rapporti Italia-Marocco, Frattini: &#8220;Rabat partner affidabile&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/rapporti-italia-marocco-frattini-rabat-partner-affidabile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 08:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo Allargato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=376606</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anche con la nuova fase politica avviata a Palazzo Chigi caratterizzata dall&#8217;arrivo di Giorgia Meloni, i rapporti tra Italia e Marocco sembrano progredire positivamente. A dimostrarlo è stata la firma sul gemellaggio tra il Consiglio di Stato italiano e la Segreteria generale del governo del Marocco, sugellata nei giorni scorsi a Rabat. Nella capitale marocchina, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/rapporti-italia-marocco-frattini-rabat-partner-affidabile.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/rapporti-italia-marocco-frattini-rabat-partner-affidabile.html">Rapporti Italia-Marocco, Frattini: &#8220;Rabat partner affidabile&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221202090150512_2e8bbd5ae5ab7955fcb459e4def2fb99-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anche con la nuova fase politica avviata a Palazzo Chigi caratterizzata dall&#8217;arrivo di <strong>Giorgia Meloni</strong>, i rapporti tra Italia e Marocco sembrano progredire positivamente. A dimostrarlo è stata la firma sul <strong>gemellaggio</strong> tra il <strong>Consiglio di Stato italiano</strong> e la<strong> Segreteria generale</strong> del governo del Marocco, <a href="https://www.lapresse.it/esteri/2022/11/30/frattini-il-marocco-e-il-paese-piu-stabile-della-regione-mena/">sugellata nei giorni scorsi a Rabat</a>. Nella capitale marocchina, tra gli altri, era presente l&#8217;ex ministro degli Esteri italiano e attuale numero uno del Consiglio di Stato, <strong>Franco Frattini</strong>. È stato proprio lui a tracciare il quadro dei rapporti tra i due Paesi: &#8220;L&#8217;Italia &#8211; ha detto &#8211; è profondamente convinta che il Marocco sia il Paese più stabile della regione del <strong>Mena</strong>&#8220;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I rapporti tra Roma e Rabat</h2>



<p>La firma sul gemellaggio apposta da Frattini e dal segretario generale del governo marocchino è arrivata al culmine di un percorso iniziato nel 2019. Una strada che ha visto Italia e Marocco concordare un <strong>partenariato</strong> strategico su più fronti, compreso quello normativo. Non a caso questo partenariato è inserito in un piano più vasto di &#8220;convergenza normativa con l&#8217;Unione Europea&#8221;. Percorsi importanti che, secondo Franco Frattini, non sarebbero potuti accadere se Rabat non avesse in questi anni applicato profonde <strong>riforme</strong> interne. </p>



<p>&#8220;L&#8217;Italia &#8211; ha detto il presidente del Consiglio di Stato &#8211; è profondamente convinta che il Marocco sia il Paese più stabile della regione Mena, con cui condividiamo il rispetto dei valori della democrazia e dello stato di diritto&#8221;. Per regione Mena si intende quella nordafricana e mediorientale nella sua interezza. Questo rende piuttosto importante la dichiarazione di Frattini. Il Marocco è stato messo in cima, in termini di affidabilità, a tutti i vari Paesi mediorientali. Una circostanza che per Rabat significa poter usufruire di una massima considerazione da parte non solo italiana, ma anche occidentale. </p>



<p>Nel suo discorso, l&#8217;ex ministro ha fatto riferimento tra le altre cose alla presenza nel nostro Paese di una folta <strong>comunità marocchina</strong>: &#8220;Si tratta &#8211; ha detto &#8211; di una comunità molto ben integrata e rappresenta, tra l’altro, la prima comunità straniera per numero di imprese registrate nel proprio Paese&#8221;. La principale garanzia offerta da Rabat a Roma consiste, sempre secondo Frattini, dall&#8217;attuale <strong>modello istituzionale </strong>marocchino &#8220;con particolare riguardo al controllo di legittimità, alla verifica di costituzionalità e al particolare modello di leggi organiche esistenti in Marocco&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Marocco partner affidabile per tutta l&#8217;Ue&#8221; </h2>



<p>Dopo la firma del gemellaggio, nel suo discorso il presidente del Consiglio di Stato si è soffermato anche sui rapporti tra Rabat e l&#8217;Unione Europea. E anche in questo caso la parola d&#8217;ordine è stata affidabilità. &#8220;Il Regno &#8211; ha spiegato Frattini &#8211; è anche un partner affidabile dell’Ue in diversi ambiti come la migrazione, la sicurezza, la lotta al terrorismo, le energie rinnovabili e l’accesso dall’Europa all’Africa, grazie agli investimenti infrastrutturali degli ultimi anni e ai molteplici accordi di libero scambio accordi con i Paesi del continente africano&#8221;. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/rapporti-italia-marocco-frattini-rabat-partner-affidabile.html">Rapporti Italia-Marocco, Frattini: &#8220;Rabat partner affidabile&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché in Libia non è (ancora) tutto perduto</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/perche-in-libia-non-e-ancora-tutto-perduto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 15:47:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=370654</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-1536x951.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-2048x1268.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati tre anni dalla sigla del memorandum tra Libia e Turchia. Era il novembre del 2019, Ankara con quella mossa è entrata di prepotenza nello scacchiere del Paese nordafricano. Erdogan, sfruttando la solita &#8220;distrazione&#8221; italiana e la perdita di credibilità, agli occhi di Tripoli, di una Francia accusata di essere vicina al generale Haftar, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-in-libia-non-e-ancora-tutto-perduto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-in-libia-non-e-ancora-tutto-perduto.html">Perché in Libia non è (ancora) tutto perduto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-1536x951.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221008174054434_4684b0e9aad7b93fa63dbc3ed3670555-2048x1268.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati tre anni dalla sigla del<a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-punta-la-libia.html"> memorandum tra Libia e Turchia.</a> Era il novembre del 2019, Ankara con quella mossa è entrata di prepotenza nello scacchiere del Paese nordafricano. <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Erdogan</a>, sfruttando la solita &#8220;distrazione&#8221; italiana e la perdita di credibilità, agli occhi di Tripoli, di una Francia accusata di essere vicina al <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">generale Haftar</a>, si è insinuato nel dossier libico diventando uno dei principali attori internazionali. </p>



<p>In questi tre anni poi è successo di tutto. Pandemia, <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html">nuove crisi interne alla Libia </a>e non ultimo la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/come-si-sta-sviluppando-la-guerra-in-ucraina.html">guerra in Ucraina</a>. Elementi che hanno fatto quasi dimenticare la firma su quel memorandum. Oggi però la Turchia ha rispolverato il documento, diventato da lunedì nuovamente un oggetto potenzialmente in grado di alimentare altri contrasti. Ankara, partendo dagli accordi siglati con l&#8217;allora governo di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html"> Fayez Al Sarraj</a>, ha <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/turchia-si-divora-gas-e-petrolio-libico-2072637.html">stipulato un patto</a> con l&#8217;attuale premier, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html">Abdul Hamid Ddeibah</a>, per assicurarsi <strong>gas</strong> e <strong>petrolio</strong> libico. </p>



<p>La domanda sorge spontanea: è l&#8217;atto finale della vittoria turca in Libia a discapito dell&#8217;Italia? Per Roma il nuovo patto turco-libico non è affatto una buona notizia. Ma, dall&#8217;altro lato, non è nemmeno il tanto temuto punto esclamativo sulla vicenda. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa prevedono i nuovi accordi tra Libia e Turchia</h2>



<p>Il memorandum del 2019 si basava su due aspetti fondamentali: delimitazione delle rispettive Zone Economiche Esclusive (<strong>Zee</strong>) e aiuto di natura militare per contrastare le offensive di Khalifa Haftar, l&#8217;uomo forte dell&#8217;est della Libia <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-un-anno-fa-l-inizio-della-battaglia-di-tripoli.html">in pressione su Tripoli in quel momento</a>. Un punto quest&#8217;ultimo da subito applicato: Erdogan ha infatti inviato già sul finire del 2019 armi e mercenari a favore di Al Sarraj e il governo libico ha potuto respingere il generale. L&#8217;aspetto economico però in questi tre anni è stato sottovalutato e poco applicato. In primo luogo perché le nuove Zee erano in aperto contrasto con gli interessi di altri attori del Mediterraneo orientale, a partire da <strong>Grecia</strong> ed <strong>Egitto</strong>. In secondo luogo perché lo stato di guerra perenne in cui ha continuato a navigare la Libia non ha permesso l&#8217;applicazione degli accordi. La distrazione derivante da pandemia e guerra in Ucraina ha fatto il resto. </p>



<p>Il 27 agosto però <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-italia-inerme-davanti-lo-spettro-di-una-nuova-ondata-di-migranti.html">Tripoli è stata nuovamente sotto attacco</a>. Sono cambiati gli attori protagonisti, ma non gli scenari. Al governo vi è Ddeibah, nominato nel 2021 nell&#8217;ambito di un percorso voluto dalle Nazioni Unite che doveva portare ad elezioni (poi mai tenute). Nell&#8217;est invece il generale Haftar ha un ruolo più defilato, ma c&#8217;è comunque un altro governo che scalpita per prendere il posto delle autorità attualmente a Tripoli: è quello guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fathi-bashagha.html">Fathi Bashaga</a>. Sono state le sue milizie a fine agosto ad aver dato l&#8217;assalto alla capitale. L&#8217;intervento turco con i droni e con i mercenari filo Ankara ancora presenti ha evitato la capitolazione di Ddeibah. Erdogan ha quindi chiesto il conto. </p>



<p>Il 3 ottobre così la Turchia ha rispolverato quel memorandum, aggiungendovi nuovi accordi di natura economica. Accordi segreti per il momento, di cui però, <a href="https://www.agenzianova.com/r/1006/mezzaluna">come sottolineato da <em>Agenzia Nova</em></a>, la stampa libica ha dato ampia anticipazione. Il documento sarebbe composto da sette articoli e avrebbe una validità di tre anni. Prevedrebbe, tra le altre cose, il diritto per la Turchia di <strong>esplorare</strong> e sfruttare nuovi <strong>giacimenti</strong> sia sulla terraferma che offshore. Inoltre sono state poste le basi per accordi sulla raffinazione e sul trasporto di gas e idrocarburi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Grecia ed Egitto si oppongono al nuovo patto</h2>



<p>I nuovi accordi però, oltre a rispolverare il memorandum, hanno riacceso le diatribe sorte all&#8217;indomani della firma sul patto turco-libico del 2019. Le prime a protestare sulla validità di quel documento sono state all&#8217;epoca Grecia ed Egitto. E questo perché le nuove Zee fissate tra Ankara e Tripoli andavano a isolare i due Paesi, oltre che a intralciare, creando non poche perplessità a livello di diritto internazionale del mare, una parte delle acque greche a largo di Creta. Non a caso poi Atene e Il Cairo alcuni mesi dopo hanno concluso un proprio accordo di delimitazione delle rispettive Zee. </p>



<p>Un accordo quest&#8217;ultimo ricordato nelle scorse ore dal ministro degli Esteri greco, <strong>Nikos Dendias</strong>: &#8220;Il patto  tra Grecia ed Egitto &#8211; ha dichiarato &#8211; ha reso nulla quello tra Turchia e Libia. Qualsiasi menzione o azione che applichi il suddetto ‘memorandum’ sarà di fatto illegittima&#8221;. Ancora più dura la posizione de Il Cairo. Anche perché il presidente<strong> Al Sisi </strong>ha sempre dato ampio supporto a Fathi Bashaga e al suo governo, considerato dagli egiziani come l&#8217;unico realmente in carica in Libia. &#8220;L&#8217;uscente governo di unità di Tripoli &#8211; ha reso noto il ministro degli Esteri egiziano, <strong>Sameh Shoukry </strong>&#8211; non ha l’autorità per concludere alcun accordo internazionale o memorandum d’intesa&#8221;. </p>



<p>Atene e Il Cairo sono quindi intenzionate a reagire e a rispondere alla mossa turca portata avanti con l&#8217;esecutivo di Ddeibah. L&#8217;intenzione sembra essere quella di far valere le proprie ragioni sia in rapporto al memorandum del 2019 che, di riflesso, al patto siglato il 3 ottobre scorso. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa può fare adesso l&#8217;Italia</h2>



<p>In tutto questo per il momento a fare da spettatrice interessata è Roma. Il nostro Paese potenzialmente rischia di perdere molti contratti e molte posizioni, politiche ed economiche, poste in essere in Libia. L&#8217;Italia sta attraversando una delicata fase di transizione e di passaggio di consegne post elettorale tra due governi. Quindi in questi giorni si sta limitando ad osservare da vicino la situazione. Ma è chiaro che il futuro esecutivo dovrà prendere velocemente in mano il <strong>dossier</strong>. </p>



<p>All&#8217;attivismo di Ankara, l&#8217;Italia può contrapporre i dubbi internazionali sulla validità dei patti turco-libici e sfruttare altri elementi per recuperare terreno. A partire dalla paventata scarsa applicazione pratica del nuovo documento sottoscritto da Erdogan e Ddeibah il 3 ottobre. La ricerca di nuovi giacimenti sarà infatti inevitabilmente resa difficile dalla situazione sul campo. Con una Libia controllata solo in minima parte dalle forze fedeli al governo di Tripoli, i turchi avranno poco margine di manovra. Un margine da considerarsi del tutto nullo nell&#8217;est del Paese, lì dove il governo di Bashaga ha le proprie roccaforti. </p>



<p>Il punto fondamentale quindi è che il nuovo patto turco-libico assomiglia a uno <strong>spot</strong> propagandistico di Erdogan in vista delle <strong>elezioni presidenziali</strong> del 2023. In patria l&#8217;avventura libica non è affatto popolare. Molti si chiedono la vera utilità di spendere energie e risorse per aiutare Tripoli. Obiettivo del presidente turco è quindi quello di esibire un accordo sulla carta molto forte per ridimensionare le critiche e raggiungere gli elettori. La possibile inconsistenza pratica però alla lunga potrebbe rappresentare un <strong>boomerang</strong> per gli interessi del &#8220;sultano&#8221;. Anche di questo l&#8217;Italia può tener conto per provare a ritagliarsi un nuovo importante spazio in Libia. Ma deve, come detto, fare in fretta. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-in-libia-non-e-ancora-tutto-perduto.html">Perché in Libia non è (ancora) tutto perduto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 55/657 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-07-18 16:20:25 by W3 Total Cache
-->