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Quello tra Cina e Grecia è un rapporto particolare. Pechino, soprattutto dopo la grave crisi finanziaria greca, è entrata nel sistema infrastrutturale ellenico con una serie di investimenti di notevole importanza. Il Pireo è considerato una sorta di hub cinese nel Mediterraneo orientale e, fino a quando la nuova via della seta è stata oggetto di interesse mediatico e politico per gli avvertimenti di Nato e Usa, la partnership tra il gigante asiatico e la Grecia è sempre stata vista come una minaccia per il blocco occidentale.

Nel tempo, le luci dei riflettori sul sistema della cosiddette “ancore” della via della Seta nel Mediterraneo si è in qualche modo spenta per spostarsi altrove. Tuttavia, gli interessi cinesi nel Mare Nostrum non sono certo scomparsi, né sono stati spezzati i legami strategici costruiti nel corso degli anni. La prova è stata un recente accordo di cooperazione strategica sulla finanza marittima – segnalato anche dal quotidiano greco Ekathimerini – siglato dal Lujiazui Financial City Council di Shanghai e l’Associazione dei dirigenti bancari e finanziari di Hellenic Shipping.

L’accordo, ufficializzato in un incontro online tenutosi lo scorso venerdì, ha lo scopo di promuovere la cooperazione strategica tra le compagnie di navigazione e gli istituti finanziari cinesi, andando soprattutto a rivitalizzare gli investimenti asiatici nel settore ellenico dei trasporti. A simboleggiare la partnership, anche l’apertura di un ufficio dell’associazione greca nel distretto di Lujiazui che, come ricordato in un’analisi di Lloyd’s List, è soprannominato la “Wall Street cinese” e “ospita 40 mila imprese e 6.000 istituzioni finanziarie nazionali ed estere”.

La posizione della Grecia

Il governo conservatore greco, per bocca del viceministro degli affari marittimi e della politica insulare, Kostas Katsafados, ha descritto il patto come qualcosa che rafforzerà la cooperazione finanziaria tra Atene e Pechino. Ma quello che sembra confermato, in generale, è soprattutto lo stretto rapporto tra i due Paesi in un settore chiave per entrambi. Con gli armatori greci leader del trasporti marittimi e con la Grecia centrale per gli interessi cinesi nel Mediterraneo e in generale nel mercato marittimo globale, è evidente che entrambe le parti hanno un terreno comune su cui dialogare. E lo ha spiegato soprattutto un dato fornito da Katsafados e riportato dall’agenzia cinese Xinhua, ovvero che gli armatori greci hanno costruito circa un migliaio di navi in 15 anni nei cantieri cinesi, mentre le banche cinesi hanno nello shipping greco un’esposizione di circa tre miliardi di dollari.

L’accordo quindi rientra in una partnership già molto ben avviata da entrambe le parti, ma soprattutto simboleggia anche la fusione di due visioni di Pechino, quella commerciale e quella finanziaria. Piani che si saldano in un progetto che serve anche a rilanciare quella Belt and Road Initiative frenata dal coronavirus e dalla compattezza Nato palesata con la guerra in Ucraina.

La scommessa di Xi

La conferma di questo desiderio di Xi Jinping di rilanciare il rapporto con la Grecia viene poi ulteriormente certificato da una notizia apparentemente secondaria ma che in realtà svela l’importanza di Atene nella strategia internazionale di Pechino. Come confermato in conferenza stampa da Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri, la potente vice premier Sun Chunlan sarà in visita in Grecia (su invito del governo ellenico) nei prossimi giorni. Gli stessi in cui il ministro il capo della diplomazia di Pechino, Wang Yi, sarà coinvolto in un fondamentale tour in Europa. Il fatto che Sun Chunlan vada espressamente in Grecia conferma che per la Cina, il Paese mediterraneo ha un ruolo importante, tale appunto da non potere essere dimenticato dal governo di Xi pur non inviando il ministro degli Esteri.

Se l’obiettivo della Cina, specie in un momento di crisi nei rapporti con l’Occidente per la questione dei palloni-spia, vuole riprendere i fili dei legami con l’Europa, i porti del Mediterraneo rappresentano un elemento non secondario. In questi anni gli investimenti dei colossi asiatici nel sistema portuale del Mare Nostrum sono stati imponenti, al punto da scatenare l’ira di Washington e di Bruxelles. E Atene, con la sua flotta e il Pireo, rappresenta un tassello essenziale per la strategia commerciale di Pechino.