Da Cipro – A seguito delle tensioni legate alla base di RAF Akrotiri, Nikos Christodoulides e Keir Starmer hanno avuto un colloquio telefonico sulla gestione delle basi britanniche. In precedenza, Christodoulides le aveva definite un lascito coloniale (opinione condivisa sostanzialmente dalla maggioranza della popolazione cipriota), sottolineando che vi risiedono circa 10.000 ciprioti sotto giurisdizione britannica.
Le basi militari britanniche di Akrotiri e Dhekelia, presenti sull’isola di Cipro dal 1960, rappresentano uno dei più duraturi e controversi lasciti del periodo postcoloniale europeo. Formalmente create contestualmente all’indipendenza della Repubblica di Cipro, attraverso gli Accordi di Londra e di Zurigo, queste Sovereign Base Areas (SBAs) rimasero sotto piena sovranità del Regno Unito, nonostante la nascita di uno Stato cipriota indipendente.
Le basi coprono circa 3 % dell’intero territorio dell’isola e includono l’aeroporto militare di RAF Akrotiri e l’area terrestre di Dhekelia, con le relative installazioni e infrastrutture. Il Trattato di Garanzia del 1960, un accordo trilaterale tra Regno Unito, Grecia e Turchia, stabiliva che queste potenze avrebbero garantito l’indipendenza e l’integrità di Cipro, e al tempo stesso consentiva al Regno Unito di mantenere piena sovranità sui due enclavi militari. Questa soluzione tecnica fu il risultato di compromessi e pressioni internazionali, ma segnò l’inizio di un paradosso: Cipro otteneva formalmente l’indipendenza, ma su una parte significativa dei suoi territori lo Stato cipriota non esercitava alcuna sovranità effettiva.
Un ponte tra Europa e Medio Oriente
Negli anni Cinquanta la lotta per l’indipendenza dall’Impero britannico fu segnata da profonde tensioni tra grecociprioti e turcociprioti. La guerriglia dell’ΕΟΚΑ (Organizzazione nazionale dei combattenti ciprioti contro la dominazione britannica), guidata dal colonnello Georgios Grivas, mirava all’enosis (unione con la Grecia). Parallelamente, la comunità turcocipriota, temendo la sottomissione a un controllo greco, vedeva nel taksim (frazionamento o unione con la Turchia) l’alternativa più favorevole. Questi contrasti furono determinanti nella formulazione dell’accordo di indipendenza: la presenza di Grivas e le sue campagne di lotta armata costrinsero il governo britannico a negoziare, ma allo stesso tempo portarono a compromessi che nessuna delle due comunità voleva in pieno.
È significativo che l’arcivescovo Makarios III, figura primaria nel movimento per l’indipendenza e primo presidente della Repubblica cipriota, in seguito abbia dovuto usare proprio le basi britanniche come rifugio in alcuni momenti di crisi interna, per sfuggire ad accuse politiche e complotti. Questo paradosso, il leader della lotta antibritannica protetto da una presenza militare britannica sul suolo di Cipro, rimane emblematico della complessità storica dell’isola
Per il governo britannico e le Forze Armate di Sua Maestà le basi sono sempre state molto più di semplici installazioni secondarie: sono punti di proiezione strategica nel Mediterraneo orientale, un ponte tra l’Europa e il Medio Oriente. La posizione di Cipro , vicina all’Egitto, al Canale di Suez e alle rotte verso il Golfo Persico, ha reso le basi utili sia durante la Guerra Fredda, per sorvegliare i movimenti sovietici nella regione, sia nelle operazioni moderne contro estremisti e nelle missioni di coalizione guidate dagli Stati Uniti e dal Regno Unito in Iraq, Siria, Libia o Yemen. Per decenni, politici e militari britannici hanno difeso l’importanza di questi siti. Un portavoce del ministero della Difesa ha ricordato nel 2026 che «le nostre basi a Cipro svolgono un ruolo cruciale nel sostenere la sicurezza dei cittadini britannici, dei nostri alleati e delle operazioni nel Mediterraneo e nel Medio Oriente».
Un elemento di tensione
Questa proiezione di potere non è passata inosservata a Ankara: nel corso degli anni la Turchia ha guardato con diffidenza alla presenza militare britannica nell’isola, considerandola spesso parte di una più larga influenza occidentale nel Mediterraneo orientale, soprattutto in un contesto regionale in cui Ankara rivendica una leadership nelle acque orientali e un ruolo nella difesa dei turcociprioti. Sebbene la Turchia non abbia espresso formalmente una richiesta di rimozione delle basi britanniche, la percezione di una presenza occidentale a Cipro è stata un elemento di tensione ricorrente nei rapporti bilaterali e nella crisi cipriota più ampia.
La presenza delle basi è stata storicamente fonte di malcontento tra larghi strati della popolazione cipriota. Per molti, esse sono il simbolo di un’indipendenza incompleta — un residuo dell’imperialismo britannico che ancora limita la sovranità del Paese. Il partito di sinistra AKEL è stato tra i più critici, vedendo nella permanenza di Akrotiri e Dhekelia non solo un’anomalia giuridica, ma una possibile causa di coinvolgimento di Cipro nelle guerre regionali e nelle dinamiche delle grandi potenze. Proteste contro le basi si sono svolte in varie occasioni, con slogan come “British bases out”, soprattutto dopo incidenti o quando si percepisce che le installazioni possano essere usate in operazioni offensive di altre nazioni.
Anche forze nazionaliste di destra, come ELAM, pur con un linguaggio meno marcato da sentimenti anti-NATO o anti-occidentali, rivendicano la piena sovranità territoriale del proprio Stato. In questo senso, come notano analisti ciprioti, tutte le principali correnti politiche, dalla sinistra radicale ai nazionalisti, percepiscono le basi come una sottrazione di territorio nazionale, sebbene con sfumature diverse nel linguaggio e nelle proposte. Interessante notare che anche i media vicini all`opposizione e contrari alle basi britanniche a Cipro non amplificano le teorie del false flag su Akrotiri, forse per non indebolire il dibattito sulla presenza delle basi
Una protesta particolare che ha segnato l’ultimo decennio è legata all’attacco con droni del 2026 contro RAF Akrotiri: locali e attivisti riportarono un forte risentimento per il fatto di essere stati avvertiti dalle autorità britanniche, e non dal governo cipriota, dell’attacco a una base sul suolo dell’isola. Questo episodio ha alimentato la narrativa secondo la quale Cipro non esercita pieno controllo su questioni che riguardano la propria sicurezza interna.
Il rapporto con la Nato
Dal punto di vista istituzionale, le SBA non sono parte integrante della NATO come entità territoriale della Repubblica di Cipro (che non è membro dell’Alleanza atlantica). Tuttavia, come territori sotto sovranità britannica, possono comunque essere coinvolte nelle dinamiche della NATO qualora si attivino meccanismi di difesa collettiva che coinvolgono il Regno Unito come Stato membro. Questo si è visto nelle recenti tensioni regionali, dove un funzionario della NATO ha dichiarato che l’Alleanza “difenderebbe ogni centimetro di territorio pertinente, se necessario” a fronte di minacce dirette.
La questione dell’armamento e dei rapporti militari è collegata alle stesse basi: sebbene Cipro abbia progressivamente cercato di rafforzare le proprie capacità, acquisire materiale militare e coordinarsi con partner internazionali, l’esistenza delle SBA ha rappresentato spesso un vincolo nelle discussioni su potenziali accordi con la NATO o con gli Stati Uniti, poiché la situazione giuridica unica delle basi richiede che qualsiasi operazione sia concordata con Londra.
Le basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia sono, nella percezione cipriota, ben più di semplici installazioni militari: esse rappresentano un emblema tangibile della presenza e dell’influenza occidentale nel Mediterraneo orientale. Per il Regno Unito, esse costituiscono un nodo strategico fondamentale; per molte voci a Cipro, esse incarnano un’eredità storica di dominazione che continua a minare la piena sovranità dello stato.
Nonostante la cooperazione istituzionale e anni di rapporti relativamente stabili, il dibattito sull’opportunità di rinegoziare o ridiscutere il futuro di queste basi rimane attuale — alimentato da dinamiche regionali, da conflitti mediorientali che coinvolgono alleanze occidentali e dalla persistente volontà di larga parte dei ciprioti di vedere la propria nazione pienamente autonoma.
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