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	<title>Kurdistan iracheno Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 24 Nov 2024 02:21:35 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Kurdistan iracheno Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;Iraq ci riprova: censimento con coprifuoco e niente domande su etnia e religione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-difficile-censimento-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 02:21:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Scontro sunniti-sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Iraq si torna a organizzare un censimento a distanza di 27 anni dall'ultima volta, ma a Baghdad si temono ora violenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-difficile-censimento-iracheno.html">L&#8217;Iraq ci riprova: censimento con coprifuoco e niente domande su etnia e religione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>censimento</strong> è parte integrante della vita di un Paese, serve del resto a conoscere dimensioni e peculiarità di una popolazione. Ma lì dove la composizione etnica o religiosa, oltre a essere variegata, è stata spesso fonte di tensioni, i censimenti a volte sono dei veri tabù. In <strong>Libano</strong> l&#8217;ultimo censimento ufficiale risale al 1932,<strong> in Iraq al 1997</strong>. Ma a Baghdad qualcosa si muove: pur tra coprifuoco, strade blindate e scorte armate per i delegati, il Governo iracheno in questi giorni sta procedendo a un <strong>nuovo censimento</strong>. E non mancano le incognite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Niente domande su etnia e religione</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html">Dopo la caduta di Saddam Hussein</a>, avvenuta per mano Usa nel 2003, un tentativo di portare avanti il censimento è stato fatto nel 2009. In quell&#8217;occasione però, il progetto non è andato a buon fine. Diversi addetti sono stati aggrediti, molte schede bruciate, il Paese ha rischiato ancora una volta di finire<strong> inghiottito dalla voragine delle tensioni settarie</strong>. Si usciva da poco dalla<strong> guerra civile del 2007</strong>, quella dove lo<strong> scontro tra sciiti e sunniti</strong> ha provocato migliaia di vittime tra miliziani e civili. </p>



<p>Ed è proprio lo scontro tra i due più importanti gruppi religiosi la principale preoccupazione delle autorità. L&#8217;Iraq è abitato per l&#8217;80% da arabi, divisi al loro interno tra sciiti, in maggioranza, e sunniti. Questi ultimi, al potere durante l&#8217;era di Saddam Hussein, sono malvisti da molti gruppi sciiti che recriminano per quanto accaduto prima della deposizione del rais. A differenza che nel 2009, nei questionari <strong>non ci saranno domande sull&#8217;appartenenza etnica o religiosa</strong>. L&#8217;obiettivo è quindi semplicemente contare la popolazione nelle varie città e province, senza specificare poi l&#8217;appartenenza comunitaria ed evitare quelle tensioni che per oltre un quarto di secolo hanno impedito all&#8217;Iraq di contare gli abitanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Iraq profondamente diverso</h2>



<p>L&#8217;ultimo censimento, quello del 1997, ha contato 22 milioni di abitanti. Oggi le stime delle Nazioni Unite parlano di oltre<strong> 40 milioni di cittadini</strong>, quasi il doppio. Da qui l&#8217;esigenza per Baghdad di conoscere meglio la dislocazione della popolazione e capire la conformazione sociale dei vari territori. Anche se non verrà chiesta l&#8217;appartenenza comunitaria, il censimento fa ugualmente paura. Se per esempio, rispetto 27 anni fa, dovessero risultare incrementi della popolazione in aree tradizionalmente sunnite, allora i gruppi e i partiti sunniti chiederebbero maggior spazio nella struttura di potere irachena.</p>



<p>Il discorso si complica nel Nord del Paese, con i <strong>curdi</strong> che sperano di poter dimostrare un aumento della popolazione all&#8217;interno della regione autonoma in modo da far valere un più marcato peso politico al Governo centrale di Baghdad. La tensione è talmente alta in questi giorni che, nelle ore di attività degli addetti al censimento, è stato disposto il <strong>coprifuoco</strong> nelle principali città. Non solo, ma per prevenire raggiri e falsificazioni nei conteggi, sono stati disposti <strong>divieti di spostamento </strong>tra alcune aree. Molti infatti sospettano spostamenti di interi gruppi volti a far risultare più popolosa una regione rispetto a un&#8217;altra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione yazida</h2>



<p><a href="https://www.agenzianova.com/news/iraq-circa-200-mila-yazidi-ancora-sfollati-in-vista-del-censimento/">C&#8217;è poi il caso particolare degli yazidi</a>, minoranza di etnia curda e identificata soprattutto con l&#8217;appartenenza alla religione yazida. Si tratta di una popolazione che ha subito il<strong> genocidio ad opera dell&#8217;Isis nel 2014</strong>, quando il califfato ha occupato la principale città di riferimento della comunità, ossia <strong>Sinjar</strong>. Si stima che circa 360mila yazidi siano scappati dalle loro aree e abbiano trovato rifugio nella regione autonoma del Kurdistan. Di questi, soltanto in 160mila avrebbero fatto ritorno a casa e dunque in almeno 200mila potrebbero essere registrati come residenti nelle città curde.</p>



<p>Per ovviare al problema, il Governo ha consigliato alle famiglie yazide di inviare a Sinjar almeno un proprio membro, in modo da poter registrare il proprio nucleo familiare come residente in città. Il problema però è che a Sinjar la sicurezza è ancora precaria e non sono stati ristabiliti tutti i servizi necessari per incentivare il ritorno degli sfollati.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-difficile-censimento-iracheno.html">L&#8217;Iraq ci riprova: censimento con coprifuoco e niente domande su etnia e religione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Una soluzione politica in Crimea, l&#8217;allargamento dell&#8217;Ue, l&#8217;allineamento India-Russia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/una-soluzione-politica-in-crimea-lallargamento-dellue-lallineamento-india-russia-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 17:09:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-1024x683.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-1536x1024.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-2048x1365.webp 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>L'Onu lancia l'allarme per lo Stato Islamico in Mali, Charles Michel esorta l'unione a prepararsi all'allargamento, Putin al telefono con Modi, Teheran vuole i curdi "terroristi anti-iraniani" lontani dal confine. Ecco le notizie di oggi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/una-soluzione-politica-in-crimea-lallargamento-dellue-lallineamento-india-russia-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Una soluzione politica in Crimea, l&#8217;allargamento dell&#8217;Ue, l&#8217;allineamento India-Russia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-1024x683.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-1536x1024.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-2048x1365.webp 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Gli esperti delle Nazioni Unite lanciano l&#8217;allarme per l&#8217;espansione dello Stato Islamico del Grande Sahara, il presidente Zelensky parla per la prima volta di una soluzione politica e non militare, il presidente del Consiglio Europeo esorta l&#8217;Unione ad allargarsi per la propria sicurezza. Una telefonata tra Mosca e Nuova Delhi preannuncia grandi piani condivisi e l&#8217;Iran dà l&#8217;ultimatum a Baghdad per sgomberare i curdi dal confine: <strong>ecco le cinque notizie del giorno</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;allarme dell&#8217;Onu in Mali: lo Stato Islamico raddoppia il controllo sul territorio</h2>



<p>Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha lanciato l&#8217;allarme sulla situazione dello Stato Islamico in Mali: ad un anno dal <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quando-una-missione-fallisce-gli-errori-della-francia-nel-sahel.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritiro delle truppe frances</a>i</strong> – preteso dai militari giunti al potere con un doppio golpe nel 2020 e 2021 – un rapporto di oltre 100 pagine traccia l&#8217;evoluzione del gruppo <strong>Stato Islamico</strong> nel Paese saheliano. &#8220;In meno di un anno, lo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-sahel-diventera-un-nuovo-afghanistan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stato Islamico nel Grande Sahara</a> ha quasi <strong>raddoppiato</strong> le aree sotto il suo controllo in Mali&#8221; hanno rivelato gli esperti, riferendosi al controllo da parte del gruppo delle aree rurali nell&#8217;est del Menaka e ampie zone dell&#8217;area di Ansongo, nella regione settentrionale di Gao. Gli attacchi da parte del gruppo nell&#8217;area hanno eroso la fiducia nei confronti dell&#8217;accordo di <strong>pace di Algeri </strong>del 2015, poichè hanno dimostrato che gli attori statali sono &#8220;fornitori di sicurezza <strong>deboli e inaffidabili</strong>&#8221; per le comunità prese di mira dagli estremisti. Il gruppo terrorista e i rivali affiliati ad al Qaeda hanno approfittato del ritardo nell&#8217;implementazione dell&#8217;accordo per &#8220;ricostruire lo <strong>scenario del 2012</strong>&#8220;, quando in seguito ad un altro colpo di Stat i ribelli formarono uno &#8220;Stato islamico&#8221; nel nord del Paese. All&#8217;epoca l&#8217;intervento francese a sostegno del governo maliano costrinse i ribelli alla ritirata, ma da allora questi hanno riconquistato aree di influenza nel nord. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una possibile soluzione politica per la Crimea</h2>



<p>&nbsp;In queste settimane le truppe ucraine sono impegnate nella <strong>controffensiva a Sud</strong> del Paese, dove cercano di riconquistare le aree occupate e di avanzare verso la costa della Crimea. In un&#8217;intervista televisiva però il presidente ucraino <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-e-volodymyr-zelensky.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Volodymyr Zelensky </a>ha aperto ad una <strong>soluzione politica</strong> per <a href="https://it.insideover.com/guerra/demilitarizzazione-e-trattative-cosi-kiev-puo-liberare-la-crimea.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">smilitarizzare e liberare i territori della Crimea</a> – annessa dalla Russia nel 2014 – piuttosto che intervenire militarmente sul territorio e causare altre numerose vittime. &#8220;Se arriviamo ai confini amministrativi della Crimea, penso che si possa <strong>forzare politicamente </strong>la smilitarizzazione della Russia sul territorio della penisola&#8221; ha affermato il presidente. Zelensky ha anche specificato che non ha intenzione di spostare lo scontro sul territorio russo, poiché lo scopo dell&#8217;offensiva è la <strong>liberazione</strong> dei propri territori. Infatti, se le truppe ucraine dovessero avanzare nel territorio russo, Kiev perderebbe rapidamente il sostegno dei partner occidentali e rimarrebbe sola nell&#8217;impresa. Si tratta di una delle <strong>prime aperture</strong> da parte del presidente ucraino sul tema che finora Kiev era sempre stato affrontato in termini militari. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Unione si prepari a integrare nuovi membri entro il 2030 – le parole di Charles Michel a Bled</h2>



<p> L&#8217;Unione europea deve essere pronta a integrare nuovi membri &#8220;entro il 2030&#8221;, ha esortato il presidente del <strong>Consiglio europeo</strong> Charles Michel oggi in occasione del Forum Strategico di Bled, in Slovenia. «Lo dobbiamo fare sia per l&#8217;Ue che per i nostri futuri Stati membri», ha aggiunto. &#8220;È così che da ora dovremmo chiamare i Paesi che hanno confermato la prospettiva dell&#8217;Ue. <strong>Futuri Stati membri</strong>. È tempo di sbarazzarsi delle ambiguità, è ora di affrontare le sfide con chiarezza e <strong>onestà</strong>&#8220;. Il riferimento è ai cinque paesi dei Balcani occidentali, Ucraina e Moldavia che sono candidati all&#8217;integrazione nel blocco.&#8221; Per essere <strong>più forte e più sicura</strong>, l&#8217;Ue deve rafforzare i nostri legami, ecco perché è giunto il momento di affrontare la sfida dell&#8217;allargamento&#8221; ha spiegato il presidente del Consiglio. &#8220;Il prossimo bilancio a lungo termine dell&#8217;Unione dovrà includere i nostri obiettivi comuni: darà una spinta trasformativa alle riforme e genererà interesse, investimenti e una migliore comprensione. Ecco perché i leader dell&#8217;UE <strong>discuteranno dell&#8217;allargamento</strong> nelle prossime riunioni del Consiglio europeo. Prenderemo posizione sull&#8217;apertura dei <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-manca-allucraina-per-entrare-nellue.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">negoziati con l<strong>&#8216;Ucraina</strong> </a>e la <strong>Moldavia</strong>. E mi aspetto anche che la <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/fiducia-balcani-braci-europa-bosnia-intervista-christian-schmidt.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bosnia-Erzegovina</a></strong> e la<strong> Georgia</strong> tornino sul tavolo&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Mosca e Nuova Delhi condividono piani &#8220;su larga scala&#8221;</h2>



<p>Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha reso noto che, nel corso di una lunga telefonata, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vladimir Putin</a> e <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-narendra-modi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Narendra Modi</a> hanno discusso della cooperazione nel settore dell&#8217;energia, constatando &#8220;la dinamica positiva della <strong>cooperazione economica</strong> e nel commercio e la reciproca intenzione all&#8217;attuazione di <strong>progetti su larga scala</strong> nel settore dell&#8217;energia e di un lavoro congiunto nell&#8217;espansione dei trasporti internazionali e delle infrastrutture logistiche&#8221;. Il presidente russo e quello indiano si sono anche scambiati opionini in vista del prossimo vertice del <strong>G20</strong> che si terrà il 9 e 10 settembre in India, riguardo al quale Putin ha informato che <strong>non potrà partecipare</strong> perché &#8220;molto impegnato&#8221;, e che la Russia sarà rappresentata dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Vanno disarmati e trasferiti&#8221;: l&#8217;Iran vuole i curdi lontani dal confine iracheno </h2>



<p>Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Nasser Kanaani ha dichiarato che i &#8220;g<strong>ruppi terroristici anti-iraniani</strong>&#8221; che operano dalla regione del <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cintura-di-fuoco-del-kurdistan-dossier-confini-di-fuoco.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kurdistan iracheno</a> devono essere disarmati e trasferiti dall&#8217;area di confine entro la scadenza del 19 settembre prossimo, e ha sottolineato che il termine non sarà prorogato in nessuna circostanza. Kanaani ha parlato durante l&#8217;ordinaria conferenza stampa a Teheran, e ha specificato che l&#8217;Iran si aspetta che il governo di Baghdad implementi pienamente l&#8217;accordo sulla sicurezza siglato in marzo per proteggere il loro confine comune, che prevede lo scioglimento dei <strong>gruppi separatisti</strong>.  &#8220;Dopo questa scadenza, se l&#8217;Iraq non rispetterà i suoi impegni, il governo iraniano si assumerà le proprie responsabilità, al fine di <strong>garantire la sicurezza</strong> del Paese&#8221;. La regione autonoma del Kurdistan, nel nord dell&#8217;Iraq, ospita campi e basi gestiti da diverse fazioni curde iraniane, che Teheran accusa di <a href="https://it.insideover.com/politica/lattacco-ad-isfahan-svela-il-grande-gioco-per-il-controllo-delliraq.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">servire gli interessi occidentali e israeliani</a>.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/una-soluzione-politica-in-crimea-lallargamento-dellue-lallineamento-india-russia-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Una soluzione politica in Crimea, l&#8217;allargamento dell&#8217;Ue, l&#8217;allineamento India-Russia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;attacco ad Isfahan svela il grande gioco per il controllo dell&#8217;Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lattacco-ad-isfahan-svela-il-grande-gioco-per-il-controllo-delliraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2023 14:57:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La luce delle esplosioni sopra i laboratori militari di Isfahan ha segnalato un nuovo episodio della guerra ombra tra Israele e Iran, ma non solo. L&#8217;attacco alla base di ricerca missilistica e nucleare iraniana ha fatto luce anche sul precario equilibrio con cui l&#8217;Iraq si muove tra Teheran e Washington. A pochi giorni dal raid, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lattacco-ad-isfahan-svela-il-grande-gioco-per-il-controllo-delliraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230208160039778_14792a739a14bc9db459749523e793d1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La luce delle esplosioni sopra i laboratori militari di Isfahan ha segnalato un nuovo episodio della <a href="https://it.insideover.com/difesa/asse-tra-israele-e-stati-uniti-nella-guerra-ombra-con-iran.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guerra ombra</a> tra Israele e Iran, ma non solo. L&#8217;attacco alla base di ricerca missilistica e nucleare iraniana ha fatto luce anche sul precario equilibrio con cui l&#8217;Iraq si muove tra Teheran e Washington. </p>



<p>A pochi giorni dal raid, Nournews, una fonte mediatica strettamente associata al Supremo consiglio per la sicurezza nazionale iraniano <a href="https://nournews.ir/En/News/127296/Kurdish-opposition-participation-in-the-attack-on-the-workshop-complex-of-the-Ministry-of-Defense-in-Isfahan" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha commentato</a> il “<strong>coinvolgimento curdo controrivoluzionario</strong>” nell’offensiva ai laboratori di Isfahan. Secondo le fonti, i tre Uav (Unmanned Aerial Vehicles) volati sul sito di Isfahan – zona che ospita l&#8217;impianto di arricchimento nucleare di Natanz – sono stati “importati nel Paese da gruppi controrivoluzionari” stanziati nel <strong>Kurdistan iracheno</strong>, per poi essere “assemblati in un laboratorio ben equipaggiato” in Iran. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I retroscena nel Kurdistan iracheno</h2>



<p>Secondo Nournews già nel luglio scorso <a href="https://nournews.ir/En/News/127296/Kurdish-opposition-participation-in-the-attack-on-the-workshop-complex-of-the-Ministry-of-Defense-in-Isfahan">l&#8217;intelligence di Teheran aveva sventato</a> un attacco organizzato da un gruppo di oppositori curdi “addestrati dai servizi segreti sionisti” che pianificava un’esplosione nei pressi degli stabilimenti industriali di Isfahan. Anche in quell’occasione, gli agenti israeliani avrebbero puntellato l’operazione di sabotaggio collaborando con elementi vicini a Erbil. Da decenni infatti la regione autonoma del Kurdistan iracheno ospita numerosi campi e basi arretrate gestite da gruppi <strong>ribelli curdi iraniani</strong>, in passato accusati da Teheran di servire interessi occidentali e di facilitare o permettere tacitamente operazioni israeliane contro l’Iran. </p>



<p>In aggiunta a ciò, tra ottobre e novembre scorso Teheran aveva sferrato<a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/11/21/iran-attacks-positions-in-northern-iraq-targeting-kurdish-groupso" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> diversi attacchi </a>con droni e missili ad ovest del confine colpendo duramente il Partito Komala dei lavoratori curdi iraniani e il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano nel Nord Iraq, colpevoli di aver fornito supporto a chi protesta contro il regime in Iran. Per Teheran esisterebbe infatti una connessione tra i gruppi curdi iraniani e le sollevazioni che hanno infiammato il 2022: va ricordato in particolare che Mahsa Amini, la giovane donna iraniana morta in custodia della polizia morale dell&#8217;IRGC, era di etnia curda.</p>



<p>I bliz in terra irachena da parte delle forze iraniane hanno spinto il neo-premier al-Sudani a <a href="https://atalayar.com/en/content/al-sudani-bows-irans-demands" target="_blank" rel="noreferrer noopener">condannare gli attacchi</a> come <strong>violazione della sovranità dell&#8217;Iraq</strong>, ma la critica degli ufficiali iraniani era stata dura: le forze al-Quds avevano minacciato un&#8217;invasione via terra nel caso in cui Baghdad avesse fallito nel <strong>disarmo dei gruppi di opposizione</strong> iraniani nella regione del Kurdistan. Il dubbio che ora l&#8217;attacco ad Isfahan — mai rivendicato da Israele ma con ogni probabilità <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-attacco-droni-iran-ishafan.html">orchestrato dal Mossad</a> — sia stato effettuato con la collaborazione di agenti nel Kurdistan iracheno complica ulteriormente il rapporto tra Teheran e Baghdad. I leader iraniani appaiono sempre più frustrati dal fatto che nonostante le fazioni filo-iraniane formino la colonna portante del governo di al-Sudani questo si comporti in maniera sempre più indipendente da loro, e al contrario accomodi più facilmente gli interessi di Washington. Questo sbilanciamento crea i presupposti per una maggiore libertà d&#8217;azione per gli ayatollah nel Nord iracheno. Si può immaginare che, in caso di nuovi attacchi israeliani in Iran, Teheran possa agire in maniera più attiva contro gli oppositori curdi, e potrebbe prendersi la libertà di farlo senza consultare Baghdad.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crescente distanza da Teheran </h2>



<p>Dalla fine del 2022 infatti, Al Sudani si è <strong>svincolato dal governo degli ayatollah</strong> in maniera direttamente proporzionale al crescere dell&#8217;isolamento internazionale di Teheran e delle <a href="https://it.insideover.com/politica/le-sanzioni-e-la-rabbia-liran-alla-prova-della-tempesta.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sanzioni </a>imposte da Stati Uniti e Unione Europea per la sanguinosa repressione delle rivolte e per il sostegno materiale allo sforzo bellico russo in Ucraina. Quelle politiche interne ed estere hanno ulteriormente offuscato l&#8217;immagine dell&#8217;Iran agli occhi degli iracheni stessi, già largamente convinti che da decenni i leader persiani fomentino il settarismo in Iraq per sfruttarne l&#8217;economia e le risorse a proprio favore. Così a metà gennaio Mohammed Shia Al Sudani ha <a href="https://www.aljazeera.com/news/2023/1/15/iraqi-prime-minister-al-sudani-says-us-troop-presence-needed" target="_blank" rel="noreferrer noopener">apertamente rifiutato</a> di fissare una scadenza per la <strong>presenza militare americana in Iraq </strong>(attualmente intorno alle 2000 unità) in nome della necessità di combattere miliziani ISIS provenienti dalla Siria. </p>



<p>In un&#8217;<a href="https://www.wsj.com/articles/iraqi-prime-minister-supports-indefinite-u-s-troop-presence-11673785302" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervista al Wall Street Journal</a>, il premier ha detto che la lotta al fondamentalismo islamico &#8220;ha bisogno di ancora un po&#8217; di tempo&#8221;. Ha poi continuato dicendo di voler mantenere la stessa vicinanza dell&#8217;Arabia Saudita e degli altri produttori del Golfo agli Stati Uniti. La &#8220;risposta&#8221; alle parole del premier non si è fatta attendere, e a pochi giorni dai commenti a Wsj la &#8220;Fazione internazionale di resistenza&#8221;, milizia sciita collegata alle forze al-Quds, ha rivendicato un <a href="https://english.almayadeen.net/news/politics/us-logistics-convoy-comes-under-attack-in-baghdad" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attacco dinamitardo</a> ad un convoglio americano poco distante da Baghdad. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo favore per gli Usa</h2>



<p>L&#8217;interesse del governo di Baghdad per un riavvicinamento a Washington deriva anche dal fatto che l&#8217;Iraq stesso, la sua popolazione e la sua economia, risentono gravemente degli effetti secondari delle sanzioni applicate all&#8217;Iran. Il giro di vite imposto da Washington sull&#8217;economia iraniana passa anche per le <strong>banche irachene</strong>. La Federal Reserve Bank di New York, in cui sono depositati i proventi statali del petrolio iracheno, ha dettato nuovi requisiti di trasparenza che hanno costretto la Banca centrale irachena a proscrivere diverse banche locali, e questo ha ridotto drasticamente le transazioni in dollari e indebolito il dinaro iracheno.</p>



<p>Le nuove misure della Federal Reserve volevano infatti restringere il flusso di dollari americani nel sistema bancario iracheno e quindi nelle reti informali di scambio che permettevano il passaggio di denaro alle istituzioni iraniane sanzionate. Sulla scorta di queste misure, il governo di Baghdad ha anche reindirizzato l&#8217;azione di un&#8217;importante unità antiterrorismo dedicandola alla lotta agli agenti di cambio di valuta estera che fornivano dollari americani all&#8217;Iran. </p>



<p>L&#8217;adesione a queste misure può costare caro al governo di Al Sudani perché ha peggiorato la situazione finanziaria dei commercianti e della classe medio-alta. Al Sudani si aspetta probabilmente che sul lungo periodo queste gli assicureranno il <strong>favore di Washington</strong>, ma nel frattempo si trova davanti l&#8217;arduo compito di bilanciare i propri interessi nella relazione con due alleati che si escludono vicendevolmente. Il rafforzamento dell&#8217;asse Washington-Baghdad potrebbe fungere da facilitatore per l&#8217;azione americana nella regione, soprattutto con la rinnovata necessità di risorse petrolifere a livello globale, e dimostrerebbe la potenzialità della soluzione diplomatica per i numerosi conflitti regionali.</p>
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		<title>La cintura di fuoco del Kurdistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-cintura-di-fuoco-del-kurdistan-dossier-confini-di-fuoco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2022 13:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da decenni i curdi non riescono a formare uno stato unitario, complice la divisione in vari paesi e le tensione dell'intero Medio Oriente. Un caso in cui è difficile trovare una continuità lungo i confini</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022121912163071_faee0ca9f663247f5927729fb4d85538-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quasi trentacinque milioni (c’è chi azzarda anche 45) di persone divise in un territorio compreso fra <strong>Iran</strong>, <strong>Iraq</strong>, <strong>Turchia</strong> e <strong>Siria</strong>: i curdi costituiscono il 20% della popolazione in Iraq e Turchia ed il 10% in Siria e Iran. Il popolo curdo, nonostante le sue dimensioni e un carattere così fortemente identitario, non è mai riuscito ad ottenere la nascita ed il riconoscimento di un Kurdistan libero. La ragione è da rintracciarsi non solo nel gioco delle grandi potenze, intervenuto a seguito del disfacimento dell’impero ottomano, bensì nella volontà delle grandi nazioni mediorientali che mai acconsentirono alla nascita di uno stato talmente esteso al centro del Medio Oriente.</p>



<p>Dal primo conflitto mondiale a oggi, le popolazioni e le regioni curde all’interno di Turchia, Iran, Siria e Iraq sono rimaste al centro dei tumulti geopolitici contemporanei, dalla <em>war on terror</em> post-11 settembre fino alle <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-si-infiamma-anche-il-kurdistan.html">proteste in Iran</a> delle ultime settimane. Tuttavia, sarebbe un errore considerare il mondo curdo come un’amalgama omogenea: ognuna delle quattro regioni, infatti, gode di condizioni geopolitiche differenti e di diversi gradi di autonomia. Sebbene condividano un&#8217;identità etnica comune e siano prevalentemente musulmani sunniti, i curdi non hanno rappresentanti transfrontalieri, politiche comuni o un&#8217;unità di difesa militare congiunta. Ciò li espone a un ulteriore rischio di attacco da parte degli stati della regione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="753" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente-1024x753.png" alt="" class="wp-image-235302" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente-1024x753.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente-300x221.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente-768x565.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Mappa di Alberto Bellotto</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il Kurdistan turco</h2>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/istanbul-a-chi-giova-un-attentato-proprio-adesso.html">L’attentato a Istanbul</a></strong> di alcune settimane fa è l’espressione paradigmatica del problematico rapporto tra Ankara e il mondo curdo. Se da un lato il governo centrale alterna da decenni il metodo del bastone e carota, i curdi di Turchia vivono una schizofrenia tra rivendicazioni, angherie e predominanza della voce del loro braccio armato, la cui storia spesso offusca le richieste pacifiche dal basso. Dal canto suo, negli ultimi venti anni Erdogan ha affrontato la questione curda soprattutto con un occhio alle proprie esigenze politiche. Del resto, la designazione del <strong>Pkk </strong>come organizzazione terroristica e <a href="https://it.insideover.com/politica/tutte-le-richieste-di-erdogan-alla-nato.html">il tira e molla nella NATO </a>per costringere i Paesi scandinavi a trattare il rimpatrio di cittadini curdi, è la prova di come le cose vadano ulteriormente complicandosi.</p>



<p>Eppure, il rapporto tra Erdogan e il mondo curdo non era affatto cominciato in maniera burrascosa. Anzi, erano in molti a pensare che il mondo curdo avrebbe guadagnato molto dall’ascesa del sultano. I passi del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) per normalizzare l&#8217;identità curda, introducendo pacchetti di riforme negli stessi anni in cui tentava di aderire all&#8217;Unione europea, hanno aiutato Erdogan nel conquistare il cuore dei curdi. Sebbene le riforme dell&#8217;Akp facessero parte del processo di adesione all&#8217;Ue e fossero anche progettate per minare l&#8217;influenza dell&#8217;esercito sulla politica, questi passi hanno indirettamente migliorato lo status e le condizioni della popolazione curda della Turchia. Per molti curdi, l&#8217;Akp risultava più inclusivo di altri partiti di opposizione che non accennavano ad alcun tipo di riforma. Quando il processo di pace è iniziato nel gennaio 2013, molti curdi credevano che Erdogan e Abdullah Öcalan, avrebbero raggiunto un accordo e, dunque, una tregua.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="712" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219123115766_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1346652-1024x712.jpg" alt="" class="wp-image-378132" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219123115766_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1346652-1024x712.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219123115766_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1346652-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219123115766_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1346652-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219123115766_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1346652-1536x1068.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219123115766_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1346652-2048x1423.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219123115766_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1346652-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Un dimostrante curdo con una bandiera che raffigura il laeder del Pkk Abdullah Ocalan (Foto: EPA/WAEL HAMZEH)</figcaption></figure>



<p>Tuttavia, i negoziati alla fine non sono riusciti a produrre una pace sostenibile tra le parti. Ciò è dovuto alla decisione del Partito democratico popolare filo-curdo (Hdp) di candidarsi alle elezioni del giugno 2015 come partito unico invece che come candidati indipendenti. L&#8217;Hdp ha sostenuto che il processo di pace avrebbe avuto successo solo se l&#8217;Akp avesse considerato l&#8217;Hdp come un attore politico legittimo e avesse tollerato i suoi interessi politici. Alla fine, l&#8217;Hdp è riuscito a superare la soglia del 10% per la rappresentanza elettorale in parlamento, conquistando 80 seggi. Il successo dell&#8217;Hdp ha cambiato la composizione del parlamento e l&#8217;Akp ha perso la maggioranza per la prima volta da quando è salito al potere nel 2002. Dopo la battuta d&#8217;arresto elettorale dell&#8217;Akp, nell&#8217;estate del 2015 sono ricominciati gli scontri tra le forze di sicurezza turche e il Pkk.</p>



<p><strong>Le elezioni del 2023 si avvicinano</strong>, con tutto il carico che queste portano. L&#8217;evidente attrito tra i due riferimenti politici dei curdi di Turchia, Abdullah Öcalan e Selahattin Demirtaş, forniscono sia possibilità che ostacoli per Erdogan. I negoziati segreti con Öcalan potrebbero facilitare le divisioni all&#8217;interno del movimento curdo, privando alcuni elettori curdi del loro sostegno all&#8217;opposizione nelle elezioni del prossimo anno. Alcuni curdi, specialmente quelli che vivono nel sud-est della Turchia, potrebbero boicottare le elezioni se Öcalan li invitasse a farlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Kurdistan iraniano</h2>



<p>I curdi iraniani sono tornati alla ribalta nelle ultime settimane, sulla scia delle proteste che stanno mettendo a ferro e fuoco l’Iran. Tutto nasce dal fatto che la giovane <strong>Mahsa Amini</strong>, simbolo delle proteste antiregime, fosse originaria di Saqqez, capoluogo dello <em>shahrestān</em> di Saqqez, nella provincia iraniana del Kurdistan, porzione nord-occidentale del Paese, dove vivono circa 8 milioni i curdi. Le proteste di questi giorni devono essere apparse un’occasione ghiotta per il regime al fine di intensificare la stretta sui gruppi curdi, anche in Iraq. Nell’area, infatti, Mahsa Amini è stata assurta a eroina etnica ed è proprio qui che sono cominciate le ribellioni. </p>



<p>Le forze di sicurezza, che a metà novembre sembravano aver iniziato a perdere il loro punto d&#8217;appoggio nelle città di Izeh nella provincia di Khuzestan e Malekshahr nella provincia di Esfahan, hanno continuato a sparare contro i manifestanti, uccidendo almeno due ragazzini a Malekshahr e molti altri a Izeh, tra cui un bambino di 10 anni. Il bambino-<strong>Kian Pirfalak</strong>-è diventato subito una nuova icona delle proteste. Gli attacchi sono stati così brutali che la Repubblica islamica ha scelto di non assumersene la responsabilità. A seguire si è infiammata anche a Mahabad, una piccola città a maggioranza curda nella provincia dell&#8217;Azarbaijan occidentale, dove i residenti hanno barricato le strade e si sono mossi in formazioni tattiche per prendere il controllo della città. La Repubblica islamica ha schierato veicoli militari e represso i manifestanti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219141023101_d09562d1a4dc5731f42e6c2c95d90d98-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-378147" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219141023101_d09562d1a4dc5731f42e6c2c95d90d98-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219141023101_d09562d1a4dc5731f42e6c2c95d90d98-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219141023101_d09562d1a4dc5731f42e6c2c95d90d98-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219141023101_d09562d1a4dc5731f42e6c2c95d90d98-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219141023101_d09562d1a4dc5731f42e6c2c95d90d98-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219141023101_d09562d1a4dc5731f42e6c2c95d90d98-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Proteste nel Kurdistan iraniano (Foto: EPA/Gailan Haji)</figcaption></figure>



<p>I curdi in Iran subiscono una <strong>discriminazione istituzionale</strong> che ne pregiudica l&#8217;accesso servizi di base come l&#8217;alloggio, il lavoro e l&#8217;istruzione. La situazione è particolarmente complessa per coloro che diventano operativi, o sono percepiti come tali, nelle attività politiche curde. Le autorità non tollerano qualsiasi attività collegata ai gruppi politici curdi e a coloro che sono coinvolti si aprono le porte degli arresti arbitrari, detenzioni prolungate e abusi fisici.</p>



<p>Questo giustifica, secondo il governo di Teheran, <strong>le incursioni della Repubblica Islamica in Iraq</strong>, considerata la base dei ribelli curdi. Tra questi, il Komala, partito del Kurdistan iraniano e il Kdpi, il Partito democratico del Kurdistan dell’Iran. Le relazioni tra Iran e il Kurdistan iracheno restano suscettibili al quadro internazionale e non solo alle vicende interne: la questione irrisolta di un ritorno all&#8217;accordo nucleare e delle sue possibili conseguenze, la graduale riduzione dell&#8217;impronta militare statunitense in Iraq e del rafforzamento al potere dei conservatori iraniani. La risposta dell&#8217;Iran al referendum curdo iracheno per l&#8217;indipendenza del 2017 e la sua soppressione del rilancio dell&#8217;attività armata da parte dei partiti curdi iraniani che operano dall&#8217;Iraq chiarisce che Teheran non esiterà a intervenire per difendere i suoi interessi di sicurezza negli anni a venire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I curdi in Siria</h2>



<p>I curdi sono il 5% della popolazione siriana, il che ne fa la più grande minoranza etnica del Paese. Sono concentrati prevalentemente nel nord e nel nord-est e, a partire dallo scoppio della guerra civile, la maggior parte delle regioni a maggioranza curda in Siria sono state inglobate nella cosiddetta Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est, meglio conosciuta come <strong>Rojava</strong>.</p>



<p>La condizione dei curdi siriani è vittima triplice delle pressioni esercitate dalla Turchia, dalla guerra civile che insanguina il Paese e dalle vicende legate alle incursioni dello Stato Islamico. I Curdi siriani sono tornati sotto attacco da quando, il 20 novembre scorso, il presidente Erdogan ha lanciato l&#8217;operazione aerea &#8220;<strong>Claw-Sword</strong>&#8221; nel nord-est della Siria come rappresaglia per l&#8217;attacco mortale a Istanbul il 13 novembre. Ankara ha attribuito l&#8217;attacco, che ha provocato sei morti e decine di feriti, all&#8217;Ypg curdo siriano (Unità di protezione del popolo curdo), che ha fortemente negato la responsabilità dell&#8217;attentato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="688" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2919801-1024x688.jpg" alt="" class="wp-image-378152" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2919801-1024x688.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2919801-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2919801-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2919801-1536x1033.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2919801-2048x1377.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2919801-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>I combattenti curdi dell&#8217;YPG a Kobane in Siria (Foto: LAURENCE GEAI/SIPA/1502131750)</figcaption></figure>



<p>Le Forze democratiche siriane (Sdf) dominate dai curdi, un&#8217;alleanza di milizie sostenuta dagli Stati Uniti e dominata dall&#8217;Ypg, accusa la Turchia di usare i bombardamenti come pretesto per lanciare un&#8217;offensiva transfrontaliera a lungo pianificata. Se la Turchia mette in atto le sue minacce, &#8220;saremo costretti ad ampliare la portata di questa guerra&#8221; per includere l&#8217;intera area di confine, ha affermato Mazloum Abdi, comandante in capo delle Sdf. Le Sdf, sostenute dagli Stati Uniti, hanno guidato la lotta contro l’Isis, respingendo lo stato islamico da aree strategiche vitali, inclusa la loro capitale <em>de facto</em> Raqqa. </p>



<p>Ma la Turchia considera l&#8217;Ypg un gruppo terroristico, vedendolo come il braccio siriano del Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Tra il 2016 e il 2019, la Turchia ha condotto tre importanti operazioni nel nord della Siria contro le milizie e le organizzazioni curde e il presidente turco ha più volte affermato di voler creare una &#8220;zona di sicurezza&#8221; di 30 km lungo il confine meridionale del Paese. Questo “diritto” turco di bombardare il confine è un residuo di un vecchio patto, chiamato &#8220;accordo di Adana&#8221; del 1998, che consentiva ad Ankara di entrare in Siria per inseguire “terroristi” legati al Pkk. Ciò ha eroso la sovranità della Siria, alla quale il regime siriano ha acconsentito perché temeva un&#8217;invasione turca.</p>



<p>I curdi siriani non si fidano nemmeno più degli Stati Uniti. Washington non è intervenuta quando la Turchia ha preso <strong>Afrin</strong> nel 2018 e ancor meno nell&#8217;ottobre 2019, quando ha conquistato Tal Abyad e Ras al-Ain. In ogni occasione, gli ausiliari arabi e turkmeni dell&#8217;esercito turco hanno effettuato une vera pulizia etnica della popolazione curda. L&#8217;Occidente sta fornendo aiuti di emergenza alla regione, ma questo non è sufficiente per un processo di ricostruzione, che non è nell&#8217;agenda dei donatori. Inoltre, gli aiuti umanitari ed economici generano una spudorata corruzione, proprio come in Afghanistan. La popolazione è frustrata dal fatto che gli aiuti vengano dirottati da una minoranza che si autoarricchisce e questo rischia di fungere da carburante per una recrudescenza dello Stato Islamico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="894" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/situazione-siria-nov-2022-1024x894.jpg" alt="" class="wp-image-376894" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/situazione-siria-nov-2022-1024x894.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/situazione-siria-nov-2022-300x262.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/situazione-siria-nov-2022-768x671.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/situazione-siria-nov-2022-1536x1342.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/situazione-siria-nov-2022-2048x1789.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/situazione-siria-nov-2022-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Mappa di Alberto Bellotto</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I curdi in Iraq</h2>



<p>Le vicende dei curdi iracheni sono invece legate non solo ai tumulti della regione, ma suscettibili anche del <strong>rapporto complesso tra Iran e Iraq</strong>: allo scoppio della guerra tra le due nazioni, infatti, le autorità irachene ordinarono le deportazioni di migliaia di curdi in Iran. I deportati erano in maggioranza donne, vecchi e bambini, mentre i maschi venivano arrestati e imprigionati. I curdi costituiscono circa un quinto della popolazione irachena e vivono in maggioranza nelle tre province dell&#8217;Iraq settentrionale che vanno a formare nell&#8217;insieme il Kurdistan iracheno.</p>



<p>Al momento, la situazione dei curdi iracheni li vede stretti in <strong>una morsa a tenaglia da parte di Turchia e Iran</strong>. L’Iraq sta sigillando i suoi confini con la Turchia e l’Iran per contrastare le frequenti violazioni dei due Paesi alla propria sovranità nazionale. Lo ha deciso il neo premier Mohammed Shia’ al-Sudani, che ha ordinato di rafforzare tutte le postazioni nelle aree coinvolte. A questo proposito verranno inviate nuove armi ed equipaggiamenti che contribuiranno al miglioramento del monitoraggio e alla prevenzione degli sconfinamenti. L’unico elemento incerto riguarderà proprio la protezione del Kurdistan iracheno, recentemente preso di mira da Teheran per annientare i gruppi interni di opposizione curdi. I vertici militari di Baghdad non hanno, infatti, nominato la regione tra quelle che subiranno un aggiornamento del cordone di sicurezza. Di contro, però, Erbil può contare su numerosi partner internazionali.</p>



<p>Tra le proteste nel nord-ovest dell&#8217;Iran per la morte di Mahsa Amini, il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (Irgc) ha attaccato i siti di gruppi curdi iraniani dissidenti di stanza proprio tra i governatorati iracheni di Erbil e Sulaymaniyah. L&#8217;Iran accusa i gruppi ribelli curdi iraniani in esilio di alimentare la recente insurrezione nel nord-ovest del Paese. L&#8217;unificazione del Partito democratico del Kurdistan &#8211; Iran (KDP-I) ​​- e del Partito democratico del Kurdistan iraniano (PDKI) nell&#8217;agosto 2022 ha probabilmente pre-segnalato a Teheran una potenziale escalation di ribelli. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="691" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219145104876_1df9f14a07c75397178371b0b73b22df-1024x691.jpg" alt="" class="wp-image-378158" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219145104876_1df9f14a07c75397178371b0b73b22df-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219145104876_1df9f14a07c75397178371b0b73b22df-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219145104876_1df9f14a07c75397178371b0b73b22df-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219145104876_1df9f14a07c75397178371b0b73b22df-1536x1037.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219145104876_1df9f14a07c75397178371b0b73b22df-2048x1382.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219145104876_1df9f14a07c75397178371b0b73b22df-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Combattenti Peshmerga nel Kurdistan iracheno (Foto: EPA/GAILAN HAJI)</figcaption></figure>



<p>Gli analisti regionali, in questa fase, vedono l&#8217;Iran e la Turchia alle prese con il tentativo di legittimare la copertura per i loro interventi in Iraq attraverso la partecipazione al prossimo <strong>vertice di Amman sull&#8217;Iraq</strong>. Il 20 dicembre nella capitale giordana, Amman, è previsto un summit che coinvolgerà Iran, Turchia, alcuni Paesi arabi e la Francia. Non è noto se gli Stati del Golfo parteciperanno a questo incontro, in un momento in cui Teheran vorrebbe allontanare l&#8217;Iraq dall&#8217;influenza del Golfo, poiché i Paesi chiave della regione sono impegnati a riorganizzare le loro relazioni con le maggiori potenze mondiali.</p>



<p>I <em>rumors</em> sostengono che l&#8217;Iran stia lavorando dietro le quinte per garantire che il vertice iracheno si svolga senza la partecipazione del Golfo. Questo consentirà a entrambe le potenze regionali non arabe di legittimare i loro interventi nel nord e nell&#8217;est dell&#8217;Iraq contro i curdi e di ampliare la loro invasione territoriale senza timore di alcuna risposta tangibile da parte di Baghdad. L&#8217;Iran potrebbe stare sfruttando la distrazione degli Stati del Golfo circa la revisione del loro impegno con le maggiori potenze, inclusi gli Stati Uniti e la Cina, poiché gli sviluppi di petrolio e gas hanno reso la regione una calamita per le principali nazioni industrializzate. L’obiettivo di Teheran potrebbe, dunque, andare ben oltre il controllo politico dell&#8217;Iraq, cercando di divenire partner con Francia e Turchia nei progetti economici in iracheni. Sulla pelle dei curdi.</p>
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		<title>Iran: si infiamma anche il Kurdistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-si-infiamma-anche-il-kurdistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 16:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati appena dodici giorni dalla morte di Mahsa Amini e le proteste in Iran non sembrano placarsi. Quarantuno le vittime ufficiali e centinaia di arresti: sono tutti giovani e giovanissimi che vogliono spazzare via il quarantennale regime degli ayatollah. Ma nel mare magnum della complessa vita politica iraniana, le rivolte di questi giorni sembrano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-si-infiamma-anche-il-kurdistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNhj6gCfXQoK_fM6I4e_ANSA-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati appena dodici giorni dalla morte di <strong>Mahsa Amini</strong> e le <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/proteste-cosa-sta-succedendo-in-iran.html">proteste in Iran</a></strong> non sembrano placarsi. Quarantuno le vittime ufficiali e centinaia di arresti: sono tutti giovani e giovanissimi che vogliono spazzare via il quarantennale regime degli <em>ayatollah</em>. Ma nel <em>mare magnum</em> della complessa vita politica iraniana, le rivolte di questi giorni sembrano riaccendere non solo le rivendicazioni liberali e femministe, ma anche quelle dei <strong>curdi iraniani</strong>, incubo del regime di Teheran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché questa è anche una ribellione curda</h2>



<p>Tutto nasce dal fatto che Amini, giunta a Teheran in visita al fratello, era originaria di <strong><a href="https://www.google.com/maps/place/Saqqez,+Regione+del+Kurdistan,+Iran/@36.244944,46.2432435,13z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x40025ade12dbfd8f:0x66613d101e4926b9!8m2!3d36.2408545!4d46.2706586">Saqqez</a></strong>, capoluogo dello <em>shahrestān </em>di Saqqez, nella provincia iraniana del <strong>Kurdistan</strong>, porzione nord-occidentale del Paese. Una donna, giovane, iraniana, ma soprattutto figlia di <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/curdi-cento-anni-di-promesse-non-mantenute.html">un popolo di 30 milioni di persone</a> ma senza uno Stato. Non è un caso, infatti, che le donne che in questi giorni fanno mostra delle loro ciocche di capelli tagliati rimandino a una tradizione curda, che considera il taglio della chioma come una manifestazione di lutto.</p>



<p>Sono circa <strong>8 milioni</strong> i curdi che vivono nel nord-ovest dell’Iran. Le proteste di questi giorni devono essere apparse un’occasione ghiotta per il regime al fine di intensificare la stretta sui gruppi curdi, anche in <strong>Iraq</strong>. Nell’area, infatti, Mahsa Amini è stata assurta a eroina etnica ed è proprio qui che sono cominciate le ribellioni. Le donne nel Kurdistan iraniano sono spesso pesantemente prese di mira dalle politiche repressive di Teheran: solo il 3 settembre, Shler Rasuli, una donna curda della città di Mariwan, è saltata dalla finestra dopo che un uomo aveva tentato di violentarla. Una settimana dopo, è morta in ospedale. Il Centro di coordinamento dei partiti del Kurdistan iraniano ha descritto il colpevole come un &#8220;mercenario del regime islamico&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Kurdistan iraniano</h2>



<p>I curdi in Iran subiscono una <strong>discriminazione istituzionale</strong> che ne pregiudica l&#8217;accesso servizi di base come l&#8217;alloggio, il lavoro e l&#8217;istruzione. La situazione è particolarmente complessa per coloro che diventano operativi, o sono percepiti come tali, nelle attività politiche curde. Le autorità non tollerano qualsiasi attività collegata ai gruppi politici curdi e a coloro che sono coinvolti si aprono le porte degli arresti arbitrari, detenzioni prolungate e abusi fisici. Persone di alto profilo politico nonché attivisti per i diritti umani e coloro che cercano un maggiore riconoscimento dei loro diritti culturali e linguistici sono prese di mira dalle autorità a causa della loro opinione politica. Tuttavia, anche una persona che parla dei diritti dei curdi può essere vista come una minaccia generale. </p>



<p>Nella <strong>prigione di Evin</strong>, ad esempio, la minoranza curda è stata ripetutamente soggetta a punizioni fisiche o torture più severe rispetto ad altri prigionieri, a prescindere dal tipo di accusa. La velocità delle esecuzioni è sproporzionatamente alta tra i curdi in Iran e si fonda su pretestuose accuse, come quella di <em>traffico di droga</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli attacchi nel Kurdistan di questi giorni</h2>



<p>Finora almeno 20 persone sono state arrestate dalla sicurezza iraniana a Saqqez e più di 10 persone sono state arrestate nella citta di Sanandaj. Le persone nelle città curde di Mariwan, Baneh, Divandarreh, Shno, Mahabad, Bokan, Urmiya e Sardasht hanno dato vita a uno <strong><a href="https://twitter.com/i/status/1571829027790258179">sciopero generale</a></strong> chiudendo negozi e mercati come simbolo di protesta contro “contro le politiche disumane del regime e per la protezione della dignità delle ragazze e delle donne curde, nonché dei figli del popolo curdo”.</p>



<p>Le forze dei pasdaran, in queste ore, stanno sferrando una serie di attacchi contro le posizioni dei gruppi separatisti ospitati nella regione del Kurdistan iracheno: vengono accusati, infatti, di fornire sostegno ai manifestanti nel Kurdistan iraniano. Solo ieri, secondo l’agenzia di stampa irachena <em>Shafaq News</em>, le città di <strong>Soran e Choman</strong>, nel governatorato di Erbil, sono state colpite (con un drone bomba) per la quarta volta in tre giorni con l’obiettivo di prendere di mira i gruppi curdo-iraniani. Tra questi, il <strong>Komala</strong>, partito del Kurdistan iraniano e il <strong>Kdpi</strong>, il Partito democratico del Kurdistan dell’Iran. Nel primo caso l’attacco sarebbe stato condotto con artiglieria a lunga gittata, mentre nel caso di Choman sarebbe stato utilizzato un drone-bomba: in entrambi i casi non dovrebbero esserci state vittime. Da tempo immemore, Teheran accusa Erbil di offrire supporto e protezione ai gruppi separatisti iraniani, e le manifestazioni di questi giorni sono un ottimo pretesto per agire pesantemente anche oltre confine. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le forze politiche curde in Iran</h2>



<p>Il <strong>Partito Komala </strong>nacque nell&#8217;autunno del 1969 tra studenti e intellettuali curdi di sinistra a Teheran e in alcune città curde. A quel tempo, come oggi, ogni organizzazione politica e anche i piccoli circoli studenteschi dovettero nascondersi e organizzarsi clandestinamente: il Komala non fece eccezione. Come tutte le altre organizzazioni di opposizione dell&#8217;epoca, in particolare i gruppi di sinistra degli anni Sessanta e Settanta, i suoi esponenti hanno dovuto affrontare una dura repressione. Dopo un lungo e acceso dibattito tra i suoi ranghi durante gli anni Novanta, finalmente la maggioranza dei quadri e dei membri decise di avviare un programma di rinnovamento per adattarsi ai nuovi sviluppi interni e mondiali. Dagli anni Duemila, il partito ha subito una profonda revisione, scegliendo battersi non solo per i diritti dei curdi, ma anche per un Iran democratico, laico, pluralista, federale e per i diritti delle donne.</p>



<p>Il <strong>Kdpi</strong>, invece, è stato fondato dopo la Seconda Guerra Mondiale, come scheggia dell&#8217;Associazione per la Resurrezione del Kurdistan, ma venne liquidato dopo le repressioni del 1966-67. Fu ripristinato dopo il 1973, quando Abd ar-Rahman Qasemlu fu eletto Segretario generale. Si tratta del più grande e meglio organizzato dei gruppi di opposizione e cerca l&#8217;autonomia per i curdi in Iran, operando soprattutto dalle sue basi in Iraq. All&#8217;inizio degli anni &#8217;80 una certa autonomia nelle aree curde dell&#8217;Iran occidentale è stata raggiunta in seguito agli scontri tra i guerriglieri del Kdpi e le Guardie Rivoluzionarie, che hanno portato al ritiro di quest&#8217;ultime da Mahabad, Sanandaj e Kamyaran. Negli anni &#8217;90 sono continuati gli scontri armati con le forze governative, compresi i bombardamenti contro i curdi iraniani, sia nell&#8217;Iran occidentale che all&#8217;interno del territorio iracheno. I tentativi compiuti fuori dal paese dal Kdpi per negoziare un accordo sull&#8217;autonomia curda con il governo iraniano hanno portato all&#8217;assassinio della precedente leadership del Kdpi. Il 18 settembre 1992, il leader curdo iraniano, Sadik Sharafkindi e altri tre vennero assassinati in un ristorante a Berlino, dove Sharafkindi si era recato per tenere colloqui segreti con i rappresentanti del governo iraniano. Un precedente tentativo nel 1989 si concluse anche con l&#8217;assassinio dell&#8217;allora leader del Kdpi Abdul Rahman Qassemlou a Vienna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sicurezza di Teheran prima di tutto</h2>



<p>L’attuale situazione, che promette di metter a ferro e fuoco il Paese, rischia di minare <strong>i complessi rapporti tra Iran e Iraq</strong>. Le relazioni tra le due <em>frenemies</em> si sono riscaldate dalla caduta di Saddam Hussein, soprattutto per questioni eminentemente pragmatiche. Iran e Iraq condividono molti interessi comuni, poiché condividono un nemico comune nello Stato islamico. L&#8217;Iraq è fortemente dipendente dall&#8217;Iran per i suoi bisogni energetici, quindi un cliente pacifico è probabilmente una priorità assoluta per l&#8217;Iran, dal punto di vista della politica estera.</p>



<p>Le <strong>relazioni tra Iran e il Kurdistan</strong> iracheno restano suscettibili al quadro internazionale e non solo alle vicende interne: la questione irrisolta di un ritorno all&#8217;accordo nucleare e delle sue possibili conseguenze, la graduale riduzione dell&#8217;impronta militare statunitense in Iraq e del rafforzamento al potere dei conservatori iraniani. La risposta dell&#8217;Iran al referendum curdo iracheno per l&#8217;indipendenza del 2017 e la sua soppressione del rilancio dell&#8217;attività armata da parte dei partiti curdi iraniani che operano dall&#8217;Iraq chiarisce che Teheran non esiterà a intervenire per difendere i suoi interessi di sicurezza negli anni a venire.</p>
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		<title>La minaccia silente dell&#8217;Isis nel Kurdistan iracheno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2019 15:21:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1535" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg 1535w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1535px) 100vw, 1535px" /></p>
<p>(Sulaymanyya) “Se anche dovessi morire ne sarei orgoglioso, sarei un martire per il mio popolo&#8221;. Non smette di accarezzare il suo M4, Goran, mentre pronuncia queste parole. È uno degli agenti operativi più alti in grado tra gli Swat dell’Asayish, il corpo d&#8217;élites delle forze di sicurezza del Governo regionale curdo. Ottanta uomini divisi in sedici &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/la-minaccia-silente-dellisis-nel-kurdistan-iracheno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1535" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg 1535w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1535px) 100vw, 1535px" /></p><p><strong>(Sulaymanyya) </strong>“Se anche dovessi morire ne sarei orgoglioso, sarei un martire per il mio popolo&#8221;. Non smette di accarezzare il suo M4, <strong>Goran</strong>, mentre pronuncia queste parole. È uno degli agenti operativi più alti in grado tra gli Swat dell’Asayish, il corpo d&#8217;élites delle forze di sicurezza del <strong>Governo regionale curdo</strong>. Ottanta uomini divisi in sedici unità d’assalto con il compito di combattere il terrorismo interno. Siamo dentro alla base militare dove si addestrano. Un fortino. Il muro di cinta, alto più di tre metri, è sormontato da filo spinato e difeso da quattro torri di sorveglianza. Goran ci ha chiesto di fare l’intervista nella “Stanza delle Vittorie”. Alle pareti ci sono AK47, lanciarazzi, bombe, lame di varie dimensioni, cinture esplosive, bandiere. Cimeli di guerra. &#8220;Appartenevano ai soldati dello <strong>Stato islamico</strong> che abbiamo catturato o ucciso. Sull’altra parete ci sono le foto dei nostri martiri, caduti durante le operazioni&#8221;.</p>
<p>Durante la guerra gli Swat hanno sostenuto gli sforzi dei Peshmerga al fronte. “In molti sono morti, altri sono rimasti feriti.” Goran fa un cenno verso uno dei commilitoni che assistono all’intervista. Ha la parte destra del corpo paralizzata. “Un proiettile gli ha attraversato la testa. È stato un cecchino di Daesh.” Oggi, però, le attenzioni sono rivolte tutte all’interno: “Quella guerra si combatteva sul campo di battaglia. Ma dopo la sconfitta lo Stato islamico si è riorganizzato in cellule capaci di compiere azioni mirate. La nostra ultima operazione è stata solo poche settimane fa. Ci hanno informato che uno degli emiri di Daesh stava pianificando un attentato a Kirkuk con altri tredici uomini. Abbiamo fatto un raid nella casa dove stava e c’è stato un scontro a fuoco. Li abbiamo eliminati tutti&#8221;. I</p>
<p>n Iraq lo Stato islamico è stato dichiarato sconfitto nel dicembre 2017 ma per Goran la guerra non è mai finita: “Per il nostro Paese è ancora un pericolo ma noi ci addestriamo giorno e notte per eliminare il problema.” Le sue ultime parole si perdono tra i colpi sparati nel vicino poligono tiro.</p>
<p><div id="gallery_231133" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_231133 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/08_Slemani_56_024-copia.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/08_Slemani_56_024-copia-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>Ex combattente dello Stato Islamico detenuto nel carcere speciale dell\u2019Asayish<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/unnamed.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/unnamed-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>Il piazzale del campo d\u2019addestramento dei corpi SWAT dell\u2019Asayish, Sulaymaniyah<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/unnamed-2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/unnamed-2-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>Il piazzale del campo d\u2019addestramento dei corpi SWAT dell\u2019Asayish, Sulaymaniyah<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/09_Slemani_05_050.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/09_Slemani_05_050-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>La diga di Darbandikhan sul fiume Diyala, al confine fra le provincie di Sulaymaniyah e Halabja<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/06_Slemani_02_043.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/06_Slemani_02_043-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>La via di Sabunkaran al centro del bazar\u00a0<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/07_Slemani_31_011.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/07_Slemani_31_011-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>Fedeli riuniti per la preghiera del venerd\u00ec nel cortile della Grande Moschea di Sulaymaniyah<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/unnamed-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/unnamed-1-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>Il confine con l\u2019Iran ad est di Biyara, ex capitale dei territori reclamati da Ansar al-Islam nella provincia di Halabja<\/p><\/div>"}];</script><br />
<em>Fotografie di Carlo Gabriele Tribbioli </em></p>
<h2>Le nuove tattiche dello Stato Islamico</h2>
<p>Sulaymanyya è la seconda città del Kurdistan iracheno dopo Erbil. Si trova al confine con l’Iran. È una città moderna, costruita nell’800, e del suo recente passato non conserva quasi nulla. Colpisce invece la quantità di grattacieli, molti dei quali non finiti.</p>
<p>Il boom economico che ha seguito la caduta di <strong>Saddam Hussein</strong> si è arrestato di colpo quando è scoppiata la guerra contro lo Stato islamico. Certo, a Sulaymanyya gli scontri non sono arrivati e, anche durante le fasi più intense del conflitto, la vita ha continuato a scorrere normale. Eppure è sufficiente farsi un giro al bazar o prendere il tè in uno dei chioschi in strada, per capire che la calma è solo apparente. Ogni giorno, l’argomento sulla bocca di tutti è quanto accade nelle zone di confine tra la regione autonoma curda e l’Iraq. Sono territori da sempre contesi tra Baghdad e Erbil, per questo privi di reale controllo. È qui che i combattenti dello Stato islamico si sono nascosti: “Anche se non hanno più uno Stato sono sparsi sul territorio dove si sono riorganizzati in cellule. Sono ancora un pericolo per il Kurdistan&#8221;. È quanto ci dice Pshtiwin Hmad Mawlud, un ex <strong>Peshmerga</strong> che incontriamo al mercato: “Queste cellule hanno connessioni, soprattutto vicino a Kirkuk. Da allora hanno ripreso a fare attentati.”</p>
<p>Secondo Kurdsat, uno dei principali organi di informazione della regione, dall’inizio del 2019 si sono susseguiti rapimenti, attentati, imboscate, estorsioni. A fine giugno, a Kirkuk, due esplosioni hanno provocato la morte di una donna e il ferimento di altre 17 persone. Non mancano gli agguati contro forze di sicurezza e capi tribali accusati di collaborare con le autorità. Ma sono gli incendi di fattorie e campi l’ultima forma di guerriglia adottata dai jihadisti. Solo a maggio centinaia di ettari di coltivazioni sono stati dati alle fiamme nei distretti di Erbil, Diyala, Kirkuk e Nineveh. Come ci dice l’ex Peshmerga: “Hanno iniziato da poco a fare questo tipo di azioni e il raccolto di un intero anno è già andato perduto.</p>
<h2>I curdi di Daesh</h2>
<p>La capacità dei combattenti dello Stato islamico di nascondersi nei territori contesi solleva interrogativi sul <strong>consenso che l’ideologia jihadista</strong> esercita ancora in queste zone. Se innegabile è stato il contributo dei Peshmerga alla vittoria militare, non si può ignorare il numero di quanti, anche tra i Curdi, si sono arruolati tra le fila del Califfato. Una cifra che le autorità regionali stimano intorno ai 2000 combattenti. Alcuni di loro sono, catturati dall’Asayish, sono detenuti in un carcere di massima sicurezza vicino a Sulaymanyya. Dopo una lunga trattativa, ci autorizzano a incontrarli.</p>
<p>Per raggiungere il carcere occorre superare una mezza dozzina di posti di blocco. Si prosegue a passo d’uomo scortati dai blindati dell’esercito. Nell’ultimo tratto bisogna aggirare una serie di barriere di cemento armato. Una volta dentro ci conducono in una stanza spoglia, dove la luce filtra appena dalle finestre e un ventilatore fatica a muovere l’aria.</p>
<p>Dopo un’ora di attesa arriva Ardelan, ha appena 22 anni: “Mi sono unito allo Stato Islamico nel 2014, avevo 17 anni. Ero uno studente. Un mio amico mi ha detto di raggiungerlo a Mosul. L’ho fatto per la mia fede nel Corano. Chi prende le armi dona la propria vita a Dio. Abbandona ogni altra cosa per la morte. È una persona migliore per l’Islam.” Ardelan spiega così la sua scelta in favore della jihad. Quando gli chiediamo come si sentisse a combattere contro il suo popolo, risponde senza esitazioni: “I nemici della jihad sono i nemici del Corano. Se vengono convinti con la parola, va bene, altrimenti devono essere convinti con la violenza.”</p>
<p>Dopo un istante Ardelan attenua la sua durezza, forse perché realizza che nella stanza c’è un agente di sicurezza: “All’inizio i Curdi non erano coinvolti. Quando sono entrati in guerra non mi è piaciuto, ma non ho pensato di abbandonare.” Le ultime parole riguardano il futuro della jihad: “Non finirà mai. Anche se resterà una sola persona questa convincerà il figlio, e il figlio il nipote. E la jihad continuerà.”  Ardelan viene da Halabja, la città a sud-est di Sulaymanyya dove nel 1988 le armi chimiche dell’esercito iracheno hanno sterminato circa 5000 Curdi. Da allora la città è diventata il simbolo dell’identità nazionale. Ma Halabja non è solo questo.</p>
<h2>Halabja è il centro dell’islamismo curdo</h2>
<p>Negli anni cinquanta i <strong>Fratelli musulmani</strong> vi fondano il primo movimento per l’islamizzazione del Kurdistan. Ma soprattutto è qui che nasce Ansar al-Islam, il gruppo salafita che dà vita a una prima forma di emirato islamico del Kurdistan. È il settembre 2001, pochi giorni prima degli attentati a New York e tredici anni prima della nascita del Califfato di Al Baghdadi.</p>
<p>“Hanno attaccato una postazione dei Peshmerga nel villaggio di Xeli Hama, ne hanno uccisi cinquantasei. Quando abbiamo recuperato i loro corpi gli avevano amputato le mani, le braccia, ad alcuni la testa.” È quanto ci dice il comandante Peshmerga Jazza Jalal Hama Salil che all’epoca ha combattuto il gruppo islamista. Lo incontriamo in una vecchia fabbrica di tabacco a pochi passi dal centro di Sulaymanyya. “Dopo quel primo attacco si sono ritirati a Biyara e ne hanno fatto il loro quartier generale. Nel 2002 hanno ripreso gli attacchi.”</p>
<p>Nei territori occupati Ansar al-Islam impone la sharia e adotta pratiche di guerra che anticipano quelle del Califfato: attacchi sucidi, esecuzioni filmate di ostaggi, devastazioni dei luoghi sacri delle minoranze, conversioni forzate, eccidi. A capo di Ansar al-Islam c’è il mullah Krekar, un predicatore curdo che si è fatto le ossa contro i Sovietici in Afghanistan. Eppure, il comandante Peshmerga minimizza l’originalità curda del fenomeno: “I loro capi erano Curdi ma dietro c’erano Arabi e Afghani che li influenzavano. E comunque, se sono nemici del Kurdistan, vanno combattuti. Arabi o Curdi non ha importanza.”</p>
<p>Nel 2002 l’arrivo di <strong>Abou Moussab Al-Zarqawi</strong> porta in dote al gruppo la benedizione di Osama Bin Laden. Ansar al-Islam diventa la costola curda di <strong>Al Qaeda</strong> attirando le attenzioni degli Stati Uniti. Nel marzo 2003, con il sostegno dell’esercito americano, i Peshmerga riconquistano i territori intorno ad Halabja. Ma Ansar al-lslam non sparisce. Tra il 2005 e il 2007 firma attentati in Iraq. Durante la guerra in Siria combatte contro l’esercito di Assad. Nel 2014 si unisce al neonato Califfato di al-Baghdadi. “Non so se sia stata l’origine dello Stato islamico ma è la stessa ideologia. Forse si può dire che sia stata la stessa cosa. Di certo molti di loro si sono uniti allo Stato islamico&#8221;, ci dice il comandante Peshmerga ricordando come già nel 2009, in un’intervista, Krekar auspicava la nascita di un Califfato in Iraq.</p>
<p><div id="gallery_231151" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_231151 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/02_Slemani_56_002-copia.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/02_Slemani_56_002-copia-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>L\u2019agente Goran dei corpi\u00a0 SWAT dell\u2019Asayish<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/10_Slemani_05_006b_2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/10_Slemani_05_006b_2-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>Vecchi bossoli esplosi di fucile automatico su di una pietra nella valle del Garmian<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/03_Slemani_56_019.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/03_Slemani_56_019-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>Un agente mostra un bersaglio d\u2019addestramento<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/03b_Slemani_18_018.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/03b_Slemani_18_018-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>Bossolo di carro armato nella zona di Tanjaro<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/04_Slemani_31_003.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/04_Slemani_31_003-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>La citt\u00e0 di Sulaymaniyah vista dall\u2019alto del Monte Goizha\u00a0<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/05_Slemani_32_003.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/05_Slemani_32_003-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>La via si Sabunkaran al centro del bazar\u00a0<\/p><\/div>"}];</script><br />
<em>Fotografie di Carlo Gabriele Tribbioli</em></p>
<p><strong>Dal 1991 il mullah Krekar vive in Norvegia</strong>, dov’è oggetto di un decreto di espulsione che resta però sospeso. Il timore della autorità norvegesi è che, una volta in Iraq, possa essere giustiziato. In questi anni è entrato e uscito di prigione più volte. L’ultima a Oslo, il 16 luglio scorso. Il giorno prima il Tribunale di Bolzano lo ha condannato a 12 anni di reclusione in quanto leader della cellula di terroristi curdi Rawhti Shax. Nonostante gli arresti, negli ultimi venticinque anni, Krekar ha continuato a predicare l’islamizzazione del Kurdistan.</p>
<p>Oggi la sua influenza si sente soprattutto nella zona di Sulaymanyya, la città dov’è nato. È quanto ci racconta Harim, un giovane interprete che incontriamo in un caffè nascosto tra i vicoli del bazar: “Ha ancora un grande consenso. Parla attraverso youtube e Facebook. Molti giovani ne sono influenzati. Ho degli amici che lo ascoltano tutto il giorno. Pensano che possa essere un leader forte per il Kurdistan.” La società curda è moderata e tollerante. Nei negozi di alimentari si trova facilmente l’alcol e per strada è raro vedere donne con il velo integrale. Eppure, per Harim, la situazione sta cambiando anche per la propaganda di figure come il mullah Krekar: “Le persone oggi sono più attratte dai media islamisti. Sono più presenti. È una propaganda che ha influenza sulle nuove generazioni. Prima della guerra contro Daesh, per esempio, hanno creato il background culturale che ha spinto molti giovani a unirsi ai jihadisti. Credo che la radicalizzazione non possa che crescere.”</p>
<p>È lo stesso quadro che dipinge Mohammed, giovane ricercatore dell’American University, nato e cresciuto in uno dei quartieri più conservatori della città: “Questi predicatori usano social media, scuole online, classi in curdo. Non è chiaro chi stia rispondendo a questa narrativa. Ma posso dirti che alcuni dei miei amici si sono radicalizzati nelle moschee del mio quartiere e poi si sono uniti ai gruppi in Siria.” Per Mohammed Krekar ha successo perché si presenta come portavoce dei problemi del Kurdistan proponendosi come un’alternativa politica: “Pur essendo apertamente un jihadista, anche i laici lo ascoltano e ne sono attratti perché la jihad curda che professa per il Kurdistan è diversa da quella globale. È adattativa, si adegua ai problemi nazionali. Convoglia il suo messaggio contro il sistema al potere.” Krekar propone una jihad nazionalista che denuncia il sistema dei partiti percepito come corrotto da gran parte della popolazione. Proprio per questo, per Mohammed, può attrarre anche i più moderati: “Al di là dei radicalizzati, sotto la superficie c’è una popolazione di radicalizzabili. Persone che protestano contro il governo ma che per ora rifiutano la violenza jihadista. Eppure sono solo a un passo.” Secondo il Governo Regionale Curdo sono già migliaia, soprattutto tra i più giovani, le persone che si sono unite ai vari gruppi jihadisti in Iraq e Siria. Il rischio è che il volto gentile del Kurdistan Iracheno possa cambiare per sempre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/la-minaccia-silente-dellisis-nel-kurdistan-iracheno.html">La minaccia silente dell&#8217;Isis nel Kurdistan iracheno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sulaymanyya, guerra e terrorismo sempre in agguato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2019 09:20:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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<p>Sulaymanyya, al confine con l'Iran è la seconda città del Kurdistan iracheno dopo Erbil. Nonostante la calma apparente, ogni giorno, l’argomento sulla bocca di tutti è quanto accade nelle zone di confine tra la regione autonoma curda e l’Iraq. Sono territori da sempre contesi tra Baghdad e Erbil, per questo privi di reale controllo, ed è qui che i combattenti dello Stato Islamico si sono nascosti.</p>
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		<title>Calma apparente nel Kurdistan iracheno, ancora minacciato dall&#8217;ISIS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2019 09:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1535" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg 1535w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1535px) 100vw, 1535px" /></p>
<p>Sulaymanyya, al confine con l'Iran è la seconda città del Kurdistan iracheno dopo Erbil. Nonostante la calma apparente, ogni giorno, l’argomento sulla bocca di tutti è quanto accade nelle zone di confine tra la regione autonoma curda e l’Iraq. Sono territori da sempre contesi tra Baghdad e Erbil, per questo privi di reale controllo, ed è qui che i combattenti dello Stato Islamico si sono nascosti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/calma-apparente-nel-kurdistan-iracheno-ancora-minacciato-dallisis.html">Calma apparente nel Kurdistan iracheno, ancora minacciato dall&#8217;ISIS</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1535" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg 1535w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1535px) 100vw, 1535px" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/calma-apparente-nel-kurdistan-iracheno-ancora-minacciato-dallisis.html">Calma apparente nel Kurdistan iracheno, ancora minacciato dall&#8217;ISIS</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il Kurdistan iracheno è ancora un affare della famiglia Barzani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-kurdistan-iracheno-e-ancora-un-affare-della-famiglia-barzani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 15:33:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="975" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Kurdistan iracheno rimane nelle mani della famiglia Barzani, la stessa che detiene da decenni posti chiave all&#8217;interno del Partito Democratico del Kurdistan e che, dalla formazione della regione autonoma successiva alla caduta di Saddam Hussein, controlla i punti più nevralgici dell&#8217;amministrazione. A 24 ore dal giuramento del nuovo presidente della regione autonoma, Nechirvan Barzani, il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-kurdistan-iracheno-e-ancora-un-affare-della-famiglia-barzani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-kurdistan-iracheno-e-ancora-un-affare-della-famiglia-barzani.html">Il Kurdistan iracheno è ancora un affare della famiglia Barzani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="975" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Kurdistan iracheno rimane nelle mani della famiglia <strong>Barzani</strong>, la stessa che detiene da decenni posti chiave all&#8217;interno del <em>Partito Democratico del Kurdistan</em> e che, dalla formazione della regione autonoma successiva alla caduta di Saddam Hussein, controlla i punti più nevralgici dell&#8217;amministrazione. <a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2480037/2019-06-10/iraq-delegazione-unione-patriottica-del-kurdistan-presente-a-insediamento-nechirvan-barzani">A 24 ore dal giuramento del nuovo presidente della regione autonoma</a>, <strong>Nechirvan Barzani</strong>, il parlamento di Erbil approva la nomina del cugino <strong>Masrour Barzani</strong> quale nuovo premier. Quest&#8217;ultimo è figlio di <strong>Masoud Barzani</strong>, leader storico del Partito Democratico del Kurdistan e presidente della regione fino al novembre 2017.</p>
<h2>Chi è Masrour Barzani</h2>
<p>Masrour Barzani è in qualche modo forse il figlio prediletto di Masoud. Suo padre infatti, già da giovane lo fa arruolare tra i Peshmerga, i combattenti curdi, e successivamente lo inserisce già a partire dal 1999 all&#8217;interno dei quadri del partito &#8220;di famiglia&#8221;. Quando poi nel 2005 la nuova costituzione irachena sancisce la nascita della regione autonoma con capoluogo ad Erbil, Masrour è incaricato sempre dal padre di occuparsi di <strong>sicurezza</strong>. Ed infatti dal 2012 e fino a pochi mesi fa risulta cancelliere del consiglio di sicurezza del Kurdistan iracheno, con il mandato di coordinare i vari comitati e servizi di sicurezza della regione.</p>
<p>La sua nomina quale nuovo primo ministro è un po&#8217; una sorpresa, ma per Masrour suona anche come definitiva consacrazione della sua scalata svolta all&#8217;ombra del padre e della famiglia. Il futuro capo del governo della regione, appare molto apprezzato negli Usa e ben ramificato nei rapporti con la politica americana. Questo perché negli anni &#8217;90 Masrour si laurea in scienze politiche proprio presso l&#8217;università di <strong>Washington</strong>. A lui adesso il compito, non certo semplice, di dare vita ad Erbil di un nuovo esecutivo.</p>
<h2>Lo sblocco dello stallo politico</h2>
<p>La regione vive da oramai quasi due anni una grave situazione di paralisi politica ed amministrativa. Tutto nasce dal <strong>referendum</strong> del settembre 2017, proclamato dall&#8217;allora presidente Masoud Barzani, con il quale il 92% dei curdi andati alle urne si dichiara favorevole all&#8217;indipendenza. Tuttavia il governo centrale di Baghdad non riconosce l&#8217;esito e manda l&#8217;esercito ad occupare le zone contese, considerate da Erbil come parte integrante della regione autonoma curda. Una mossa, quella del governo centrale, che sancisce l&#8217;effetto sperato: a distanza di un mese dal referendum, Barzani stesso ne congela gli effetti ed annuncia le <strong>dimissioni</strong> da presidente della regione. Da allora però, non si riesce a trovare alcun nome per la successione. Questo per via dei dissidi interni alla politica regionale, a partire da quelli che riguardano i due principali partiti: il Partito Democratico del Kurdistan e l&#8217;Unione Patriottica.</p>
<p>Un gioco di veti incrociati che prosegue ed anzi si aggrava anche <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/elezioni-kurdistan-cambiare-tutto-non-cambiare-nulla-21301">con le parlamentari regionali dello scorso settembre</a>: nessun partito riesce ad ottenere la maggioranza assoluta e dunque non si trova alcun immediato accordo per la scelta di un nuovo presidente ed un nuovo primo ministro. Una situazione che scivola ben presto nella <strong>paralisi</strong>: tutto appare bloccato per diversi mesi, dall&#8217;attività di governo fino a quella meramente amministrativa. Non proprio un toccasana per una regione in cui la disoccupazione tocca punta del 30% e l&#8217;economia arranca in modo sempre più affannoso. A questo, occorre aggiungere lo <strong>stallo</strong> anche nelle trattative con Baghdad per dirimere le controversie ancora esistenti con il governo federale.</p>
<p><a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2336874/2019-03-04/iraq-svolta-in-kurdistan-partiti-pdk-e-upk-firmano-accordo-politico-di-quattro-anni-4/linked">La situazione sembra sbloccarsi soltanto nello scorso marzo</a>: i due principali partiti trovano un accordo che non riguarda solo il governo, bensì anche un programma da portare avanti per i prossimi quattro anni. Si decide anche la spartizione delle cariche ministeriali, ma l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo si arena sui nomi a cui affidare gli incarichi. Alla fine si opta ancora una volta sui Barzani: la famiglia riesce a spuntarla nuovamente, confermandosi come principale ago della bilancia della politica regionale. Nechirvan va alla presidenza e Masrour diventa primo ministro: quest&#8217;ultimo ha 30 giorni di tempo per presentare il nuovo esecutivo. Dopodiché il Kurdistan iracheno ripartirà da un&#8217;unica certezza: la politica della regione rimane sempre nelle mani dei Barzani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-kurdistan-iracheno-e-ancora-un-affare-della-famiglia-barzani.html">Il Kurdistan iracheno è ancora un affare della famiglia Barzani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nel Kurdistan iracheno nasce un nuovo accordo tra Pdk ed Ukp</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nel-kurdistan-iracheno-nasce-un-nuovo-accordo-tra-pdk-ed-ukp.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 14:29:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=217651</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8855988-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8855988-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8855988-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8855988-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8855988-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Sembra essere arrivata ad una positiva svolta la crisi politica che da mesi tiene sotto scacco il Kurdistan iracheno. La regione autonoma, istituita ufficialmente dopo l’estromissione dal potere di Saddam Hussein, vive una fase di grave stallo dalla fine del 2017. In particolare, dopo il referendum sull’indipendenza non riconosciuto dalle autorità centrali di Baghdad, il Kurdistan iracheno non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nel-kurdistan-iracheno-nasce-un-nuovo-accordo-tra-pdk-ed-ukp.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nel-kurdistan-iracheno-nasce-un-nuovo-accordo-tra-pdk-ed-ukp.html">Nel Kurdistan iracheno nasce un nuovo accordo tra Pdk ed Ukp</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<h2>La storica rivalità tra i due partiti</h2>
<p>Anche se da quando esiste la regione autonoma Barzani con il suo partito ha sempre dominato la scena politica, il quadro curdo iracheno vede una costante e continua contrapposizione tra le due principali formazioni sopra citate. Tra il 1994 ed il 1997 i due partiti danno vita ad una vera e propria guerra civile interna curda per la contesa dei territori settentrionali dell’Iraq. Il Pdk nasce nel 1946 e viene fondato da Mustafa Barzani, padre di Masud. L’Upk nasce invece soltanto più tardi, nel 1975: il principale promotore è quel Jalal Talabani che dal 2005 al 2014 è il primo presidente della repubblica irachena post Saddam. Le differenze sono in primis ideologiche: l’unione patriottica ha al suo interno anche componenti marxiste, è una formazione generalmente considerata molto più orientata a sinistra a nasce proprio dal distacco da quello che, fino ad allora, è l’unico partito curdo iracheno, ossia per l’appunto il Pdk.</p>
<p>Il culmine, come detto, arriva a metà anni ’90 con scontri armati interni alla regione autonoma. Le divisioni non sono mai sopite del tutto, anche con la caduta di Saddam Hussein. Da qui lo stallo derivante sia dal mancato riconoscimento del referendum da parte del governo centrale iracheno, sia dallo stallo politico e sociale in cui versa la regione. Alta disoccupazione ed aumento delle famiglie povere fanno da contraltare all’immagine, sapientemente curata fino a pochi anni fa, di un Kurdistan iracheno in pieno sviluppo economico. Oggi la regione in realtà appare quasi svenduta alle società petrolifere, specialmente turche, con l’estrazione del greggio che adesso sembra l’unica vera risorsa di questo territorio.</p>
<h2>Cosa prevede l’accordo tra i due partiti</h2>
<p>Come annunciato dall’emittente Rudaw, riferimento mediatico del Kurdistan iracheno, i due leader dei due partiti principali riescono a trovare un’intesa politica per il futuro della regione. Nechirvan Barzani, vice presidente del Pdk, e Kosrat Rasul Ali, numero uno dell’Upk, siglano un accordo che prevede, tra le altre cose, la formazione di un nuovo esecutivo ed il superamento del cosiddetto “accordo strategico” del 2005. Quest’ultimo è un compromesso sulla spartizione di cariche e poltrone tra i due principali partiti curdi. Prevede ad esempio la presidenza della regione autonoma al Pdk, mentre il ruolo di primo ministro deve essere “ruotato” tra le due formazioni politiche ogni due anni e mezzo. L’emersione di una nuova forza, ossia il movimento “Gorran”, manda nei fatti in soffitta l’accordo del 2005.</p>
<p>Da qui lo stallo, le nuove incomprensioni tra i due principali partiti e quindi il caos degli ultimi mesi. Adesso il nuovo compromesso, che dovrebbe avere una durata quadriennale, dovrebbe riportare la calma ad Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno. Anche perchè, all’esterno dei palazzi del potere locale, vige una situazione sempre più drammatica specie sotto il profilo economico. Un contesto che rischia di fare della società civile curda una vera e propria polveriera pericolosa per la regione e potenziale nuova (ennesima) spina nel fianco per l’intero Iraq.</p>
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