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	<title>James Mattis Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>James Mattis Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Le mosse di Trump per eliminare il Deep state che lo ostacola</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-mosse-di-trump-per-eliminare-il-deep-state-che-lo-ostacola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 05:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Depp State Usa Bolton" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-1024x476.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta conducendo una sua personale battaglia interna contro quei membri dell&#8217;establishment che hanno dimostrato di opporsi alla sua politica estera, di fatto più aperta al dialogo verso quegli avversari globali rappresentati da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran. Trump, anche se sembra porsi sulla stessa linea dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mosse-di-trump-per-eliminare-il-deep-state-che-lo-ostacola.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Depp State Usa Bolton" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-1024x476.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il presidente degli <strong>Stati Uniti</strong> Donald <strong>Trump</strong> sta conducendo una sua personale battaglia interna contro quei membri dell&#8217;<em>establishment</em> che hanno dimostrato di opporsi alla sua politica estera, di fatto più aperta al dialogo verso quegli avversari globali rappresentati da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran.</p>
<p>Trump, anche se sembra porsi sulla stessa linea dei suoi predecessori, ha una precisa strategia figlia della dottrina <strong>&#8220;America First&#8221;</strong>. Gli Stati Uniti stanno occupandosi direttamente di quei punti caldi che sono fondamentali per mantenere l&#8217;egemonia economico/militare globale e nello stesso tempo stanno delegando il compito di controllare gli altri ai loro alleati. Così Washington è tornata attiva in Medio ed Estremo Oriente alzando il livello dello scontro con Cina, Corea del Nord ed Iran per cercare di strappare accordi più favorevoli per la politica Usa.</p>
<p>Nel contempo non ha mai smesso di cercare il dialogo: la Casa Bianca <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-sempre-piu-lontano-dal-jcpoa-ma-allorizzonte-si-profilano-colloqui-con-gli-usa.html" target="_blank" rel="noopener">ha tenuto canali aperti con Teheran</a>, con Pechino, ma anche con Mosca dimostrando di saper usare sapientemente il &#8220;bastone e la carota&#8221; senza mai vacillare negli impegni presi in campagna elettorale: far ritornare gli Stati Uniti protagonisti sul palcoscenico globale dopo gli sciagurati anni di amministrazione Obama che hanno visto un avanzamento delle potenze avversarie a causa della sua politica di generale &#8220;disimpegno&#8221; da alcuni settori vitali proprio come l&#8217;Estremo Oriente.</p>
<p>Trump sta utilizzando una tattica, che si può definire strategia, ben precisa nella risoluzione dei contenziosi &#8220;bollenti&#8221; internazionali, e che si può definire <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-si-giocano-la-carta-coreana-per-la-crisi-con-liran.html" target="_blank" rel="noopener">&#8220;carta coreana&#8221;</a> in quanto messa in atto per prima proprio nei confronti della Corea del Nord: l&#8217;escalation militare mantenendo aperti i canali diplomatici propedeutici ad un accordo qualora l&#8217;altra parte dimostri l&#8217;apertura a trattare. Ha funzionato &#8211; sebbene ora si stia assistendo ad una impasse &#8211;  con Pyongyang, sta funzionando con l&#8217;Iran.</p>
<p>In questa sua politica, però, Trump è stato avversato da componenti dell&#8217;<em>establishment</em> facenti anche parte del suo stesso staff. Dei cosiddetti <strong>&#8220;falchi&#8221;</strong> che non condividono l&#8217;approccio dialogante della Casa Bianca e che premono affinché gli Stati Uniti perseguano una linea dura verso i suoi avversari.</p>
<p>La reazione del <em>tycoon</em> è stata dura se pur dando sempre possibilità di ravvedimenti. Trump ha silurato quelle figure, anche di spicco, del suo esecutivo che hanno dimostrato di non condividere la sua <em>weltanschaaung</em>.</p>
<h2>Il deep state silurato da Trump</h2>
<p>La lista delle personalità dell&#8217;esecutivo americano che sono state silurate dal presidente americano è lunga:<strong> John Bolton</strong>, consigliere per la Sicurezza nazionale, <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-licenzia-bolton.html" target="_blank" rel="noopener">è solo l&#8217;ultimo nominativo</a>.</p>
<p>Bolton ha lasciato il suo incarico dopo che il capo della Casa Bianca gli ha intimato di dimettersi. Il presidente ha parlato della fine del rapporto col suo consigliere per la Sicurezza nazionale in un tweet molto chiaro: “Ieri sera ho informato John Bolton che i suoi servizi non sono più necessari alla Casa Bianca. Ero in forte disaccordo con molti dei suoi suggerimenti, così come altri nell’amministrazione, e quindi ho chiesto a John le sue dimissioni, che mi sono state presentate stamattina”.</p>
<p>Il primo a finire sotto la scure trumpiana è stato <strong>Micheal Flynn</strong>, un altro consigliere per la Sicurezza nazionale, &#8220;dimessosi&#8221; dopo soli 23 giorni di mandato. Il generale Flynn è stato vittima soprattutto del &#8220;Russiagate&#8221; e a dicembre, sarà incriminato dal procuratore speciale Robert Mueller per aver reso &#8220;volontariamente e consapevolmente&#8221; &#8220;dichiarazioni false, fittizie e fraudolente&#8221; all&#8217;Fbi riguardanti le sue conversazioni con l&#8217;ex ambasciatore russo a Washington, Sergei Kislyak (Adnkronos).</p>
<p>Il 30 gennaio 2017, Trump rimuove la Attorney General <em>ad interim</em>, Sally <strong>Yates</strong> a causa della sua opposizione alle sue politiche sull&#8217;immigrazione. L&#8217;ultima superstite dell&#8217;era Obama paga il mancato sostegno al &#8220;Muslim Ban&#8221; presidenziale.</p>
<p>Il 30 marzo, dopo appena 70 giorni di lavoro, il vice capo dello staff della Casa Bianca, Katie <strong>Walsh</strong>, lascia per andare a lavorare per un gruppo di sostenitori del Partito Repubblicano.</p>
<p>Il 9 maggio Trump licenzia James <strong>Comey</strong>, direttore dell&#8217;<strong>Fbi</strong>. La motivazione ufficiale è che &#8220;Non stava facendo un buon lavoro&#8221; ma l&#8217;ombra del &#8220;Russiagate&#8221; si allunga anche su questa decisione. Il 30 maggio esce di scena Mike Dubke, responsabile della Comunicazione della Casa Bianca. Il rapporto con il presidente non decolla e dopo 3 mesi arrivano le conseguenze. Il 6 luglio se ne va Walter Shaub, il numero uno dell&#8217;Ufficio etico federale. Impossibile trovare un punto d&#8217;incontro con Trump.</p>
<p>La lista è davvero lunga: tra portavoce, assistenti, segretari, capi dello staff ci sono altri 27 nominativi che vengono messi da parte, per un motivo o per un altro, dal presidente americano o che si dimettono spontaneamente. Tra di essi spiccano alcuni nomi di primo piano: il 18 agosto del 2017 <a href="https://it.insideover.com/politica/bannon-cacciato-dalla-casa-bianca-gli-usa-scatta-lora-dei-generali.html" target="_blank" rel="noopener">Steven Bannon</a> cessa di essere lo stratega della Casa Bianca, l&#8217;uomo che era da tutti considerato il braccio destro di Trump viene messo da parte; a marzo del 2018 il presidente destituisce il segretario di Stato <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-siria-tradimento-curdi.html" target="_blank" rel="noopener">Rex Tillerson</a> che viene sostituito dal capo della Cia Mike Pompeo; il 22 marzo dello stesso anno Trump annuncia che la sostituzione del suo consigliere per la Sicurezza nazionale <a href="https://it.insideover.com/politica/mcmaster-accusa-iran-ora-di-agire.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>McMaster</strong></a>, con il quale si sarebbe scontrato ripetutamente, nominando proprio l&#8217;ex ambasciatore Usa all&#8217;Onu John <span class="hilg1">Bolton; il 20 dicembre dello scorso anno è la volta di <strong>James &#8220;Mad Dog&#8221; Mattis</strong>, segretario alla Difesa reo di <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-segretario-alla-difesa-usa-mattis-si-dimesso.html" target="_blank" rel="noopener">essere entrato in collisione con Trump</a> per essersi opposto alla sua linea troppo poco dura verso la Russia, la Cina e l&#8217;Iran.</span></p>
<p><span class="hilg1">Insomma in due anni di governo il presidente Trump ha portato avanti una vera e propria lotta interna a quello che viene definito il <strong>&#8220;deep state&#8221;</strong>, ovvero quella parte di <em>establishment</em> &#8211; burocratica e non &#8211; che si oppone e cerca di frenare la politica dell&#8217;esecutivo per una ragione o per un altra. </span></p>
<p>Il <em>fil rouge</em> di questo agire è oltremodo chiaro: eliminare le resistenze dei falchi, anche interni al partito repubblicano, che mal digeriscono la &#8220;linea morbida&#8221; di Trump in politica estera e che più di una volta hanno cercato lo scontro frontale a livello diplomatico coi Paesi che ritengono avversari degli interessi Usa.</p>
<h2>Una rivoluzione interna che non finirà presto</h2>
<p>Siamo convinti che queste &#8220;epurazioni&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione americana siano solo l&#8217;inizio di un&#8217;ampia strategia che coinvolgerà anche altri funzionari dello Stato.</p>
<p>Esistono all&#8217;interno dei servizi di <strong>intelligence</strong> (Nsa, Cia e Dia) e in alcuni settori del <strong>Dipartimento di Stato</strong> delle resistenze alla politica trumpiana. Non è un mistero che i servizi segreti americani abbiano più volte sottoposto all&#8217;attenzione del presidente rapporti alquanto allarmistici sulla situazione internazionale con particolare riguardo alla Russia e alla Cina che spesso sono stati volutamente ignoranti dalla Casa Bianca perché ritenuti controproducenti.</p>
<p>Ai direttori delle varie agenzie è rimasta quindi solo l&#8217;arma del cercare di <strong>gettare discredito</strong> sull&#8217;operato del presidente. Trump, ad esempio,<span style="font-size: 1rem;"> è stato accusato di un’uso “spensierato” delle informazioni derivate dall’intelligence: pochi giorni fa a seguito del </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/guerra/iran-il-giallo-del-fallito-lancio-del-missile-con-il-nuovo-satellite.html" target="_blank" rel="noopener">fallito lancio di un satellite iraniano </a><span style="font-size: 1rem;">Trump aveva twittato una fotografia che riprendeva la colonna di fumo che si elevava dalla piazzola di lancio affermando che “gli Stati Uniti non sono coinvolti nel catastrofico incidente occorso durante le preparazioni finali del lancio del Safir SLV al sito di lancio Semnan 1 in Iran. Faccio all’Iran i migliori auguri per determinare cosa sia successo”.</span></p>
<div>Sebbene alcuni analisti abbiano messo in dubbio che fosse un’immagine satellitare ma invece si sia trattato di una ripresa da un drone da ricognizione, la pubblicazione della fotografia ha destato comunque sorpresa negli ambienti tanto che lo stesso ufficio del direttore della <strong>National Intelligence</strong> ha chiesto spiegazione alla Casa Bianca in merito.</div>
<div></div>
<div>Trump viene accusato anche di aver compromesso l&#8217;identità di <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-hanno-esfiltrato-la-loro-spia-numero-uno-in-russia.html" target="_blank" rel="noopener">una spia al Cremlino che è stata esfiltrata nel 2017</a> proprio per i suoi rapporti cordiali avuti con il presidente Putin: durante il G20 di Amburgo i due capi di Stato si incontrarono privatamente con una palese infrazione del protocollo che agitò il sospetto che Trump avesse fornito materiale riservato a Putin.</div>
<div></div>
<div>Pertanto è ragionevole supporre che nei prossimi mesi, e sino al termine del suo mandato quadriennale, il presidente americano procederà nel suo siluramento di quei personaggi scomodi anche all&#8217;interno dei servizi e al Dipartimento di Stato, per poi avere campo libero in un quasi scontato secondo mandato.</div>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trump voleva uscire dalla Nato Ecco cosa è successo a Washington</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-voleva-uscire-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 17:20:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il New York Times ha confermato oggi quello che, l&#8217;estate scorsa, era solo un sospetto causato dalla propaganda politica dell&#8217;attuale Presidente degli Stati Uniti: Donald Trump, a seguito del vertice di Bruxelles, voleva uscire dalla Nato, l&#8217;Alleanza militare che lega Europa e America da più di 70 anni. Il quotidiano newyorchese riferisce che nelle ore &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-voleva-uscire-nato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-voleva-uscire-nato.html">Trump voleva uscire dalla Nato Ecco cosa è successo a Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180712164038_26867396-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il <em><a style="color: #0000ff" href="https://www.nytimes.com/2019/01/14/us/politics/nato-president-trump.html" target="_blank">New York Times</a></em> ha confermato oggi quello che, l&#8217;estate scorsa, era solo un sospetto causato dalla propaganda politica dell&#8217;attuale Presidente degli Stati Uniti: <strong>Donald Trump</strong>, a seguito del vertice di Bruxelles, voleva uscire dalla <strong>Nato</strong>, l&#8217;Alleanza militare che lega Europa e America da più di 70 anni.</p>
<p>Il quotidiano newyorchese riferisce che nelle ore immediatamente successive al vertice dell&#8217;Alleanza di Bruxelles, <a style="color: #0000ff" href="https://www.nytimes.com/2018/07/12/world/europe/trump-nato-russia.html?module=inline" target="_blank">tenutosi a luglio dello scorso anno</a>, un furibondo presidente Trump si era riunito col suo staff per decidere le modalità dell&#8217;uscita degli Stati Uniti dalla Nato, ma che diversi membri del suo esecutivo, tra cui l&#8217;allora <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-segretario-alla-difesa-usa-mattis-si-dimesso/" target="_blank">Segretario della Difesa James &#8220;Mad Dog&#8221; Mattis</a>, si opposero fermamente riuscendo a far cambiare idea &#8211; o quantomeno a rimandare la decisione &#8211; all&#8217;inquilino della Casa Bianca.</p>
<p>La goccia che ha fatto traboccare il vaso</p>
<p>Che il Presidente Trump non fosse particolarmente contento di come la Nato stesse affrontando le nuove sfide del panorama geostrategico mondiale non è di certo un segreto. </p>
<p>Sin dalla campagna elettorale &#8220;The Donald&#8221; aveva più di una volta ribadito di voler ridefinire il<strong> ruolo della Nato</strong>, e le sue aperture verso la Russia di Putin hanno fatto gridare al tradimento nei suoi confronti, causandogli non pochi grattacapi anche dal punto di vista legale: attualmente è infatti aperta un&#8217;indagine dell&#8217;Fbi proprio per stabilire se il <a style="color: #0000ff" href="https://www.nytimes.com/2019/01/11/us/politics/fbi-trump-russia-inquiry.html?module=inline" target="_blank">Presidente degli Stati Uniti stesse lavorando segretamente per la Russia</a>. Deliri d&#8217;oltreoceano targati Dem.</p>
<p>Il summit di Bruxelles dello scorso anno ha però fornito la classica <strong>goccia che ha fatto traboccare il vaso</strong> e portato il Presidente Usa su posizioni più drastiche tanto da far intervenire Mattis e Bolton (Consigliere per la Sicurezza Nazionale) per ricondurlo a più miti consigli.</p>
<p>Il pretesto è stato sempre quello della partecipazione dei Paesi europei al<strong> bilancio dell&#8217;Alleanza Atlantica</strong>, con la soglia del <strong>2% del Pil</strong> da destinare alle spese militari  che è stata raggiunta solo da una frazione dei membri della Nato.</p>
<p>Ad aggravare la visione di Trump che lamentava come l&#8217;Europa spendesse ancora troppo poco lasciando gli Stati Uniti a sobbarcarsi l&#8217;onere della difesa del Vecchio Continente sono arrivate anche le dichiarazioni del Segretario Generale della Nato <strong>Jens Stoltenberg</strong> che durante l&#8217;assemblea generale ha invitato sì gli alleati ad incrementare le spese, ma nel contempo ha pregato gli Stati Uniti di dare il buon esempio dedicando maggiori spese per la difesa dell&#8217;Europa.       </p>
<p>Secondo sempre il <em><a style="color: #0000ff" href="https://www.nytimes.com/2019/01/14/us/politics/nato-president-trump.html" target="_blank">Nyt</a></em>, chi era presenta alla riunione ha potuto vedere come il Presidente Trump, dopo le parole di Stoltenberg, si fosse girato lanciando uno sguardo stupito e molto contrariato ai membri del suo staff seduti dietro di lui.</p>

<p>Staff che, come già detto, ha poi dovuto calmare il Presidente e convincerlo a non prendere le debite iniziative per staccare gli Stati Uniti dalla Nato.</p>
<p>La questione russa</p>
<p>La divergenza sulla questione della possibilità che gli Usa abbandonino l&#8217;Alleanza Atlantica, di portata storica, è stata sicuramente alla base delle <a style="color: #0000ff" href="https://www.nytimes.com/2019/01/14/us/politics/nato-president-trump.html" target="_blank">dimissioni del Segretario di Stato Mattis</a>, che benché tra i fedelissimi di Trump sin da prima delle elezioni è stato &#8220;accompagnato alla porta&#8221; senza troppi complimenti ed anche in anticipo rispetto a quanto preventivato.</p>
<p>Troppe evidentemente erano le divergenze tra le due forti personalità: rapporti con Russia e Cina, ritiro truppe da Afghanistan e Siria e adesso scopriamo anche la questione della Nato che sicuramente avrà pesato come un macigno.</p>
<p>James Mattis, del resto, non ha mai nascosto la sua <strong>&#8220;antipatia&#8221; verso Mosca e Pechino</strong> ed è da sempre considerato un falco, ma la mossa di esautorarlo e soprattutto l&#8217;idea di Trump di uscire dall&#8217;Alleanza non deve trarre in inganno: non si tratta di manovre di <em>appeasement</em> col &#8220;nemico&#8221;. </p>
<p>Il Presidente degli Stati Uniti non ha alcuna intenzione di andare a braccetto di Putin se non nel tentativo di separare una già fragile Europa e la <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-gli-usa-chiedono-ancora-laumento-dei-fondi-la-nato/" target="_blank">questione dell&#8217;aumento al 2%</a> delle spese per la Difesa e la minaccia di uscire dalla Nato gli forniscono il pretesto di continuare la sua guerra personale all&#8217;asse franco-tedesco. </p>
<p>L&#8217;<strong>avvicinamento all&#8217;Italia</strong>, anche e soprattutto per la questione libica, è funzionale all&#8217;indebolimento di un asse che potrebbe diventare facilmente trilaterale in campo economico e militare grazie ai nuovi programmi di difesa europea &#8211; <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/pesco-nasce-la-difesa-europea-litalia-serie-b/" target="_blank">Pesco</a> &#8211; che sono visti come fumo negli occhi oltre Atlantico: rimetterebbero in discussione l&#8217;egemonia industriale degli<strong> armamenti americani in Europa</strong> e Trump, forte dalla sua politica &#8220;America First&#8221;, semplicemente non può permetterlo.</p>
<p>La silenziosa <strong>&#8220;guerra del gas&#8221;</strong> che stiamo vivendo in Europa in questi ultimi anni è proprio riflesso del tentativo di Trump, e di Putin, di indebolire la coesione europea. Se da un lato Trump spinge sull&#8217;Italia per venderci il suo <em>gas shale</em> (gas di scisto &#8211; una delle risorse non convenzionali di idrocarburi), dall&#8217;altro Putin è saldamente legato alla Germania da un doppio cordone: i metanodotti Nord Stream I e II. In ballo, per noi italiani, c&#8217;è anche la questione dell&#8217;<em>hub</em> gasiero tramite le linee meridionali, tra cui il tanto discusso Tap. </p>
<p>Gli Usa usciranno davvero dalla Nato?</p>
<p>Cosa succederebbe se gli Stati Uniti uscissero dalla Nato? Innanzitutto questa eventualità viene vista come una terribile sciagura soprattutto dai membri dell&#8217;Alleanza ultimi arrivati ed in particolare quelli più orientali, che confinano con la Russia o che hanno fatto parte dell&#8217;ex blocco sovietico rappresentato dal Patto di Varsavia.</p>
<p>I maggiori &#8220;sponsor&#8221; degli Usa e di un loro maggior intervento in Europa sono proprio i Paesi Baltici, la Polonia, la Romania, l&#8217;Ungheria e la Repubblica Ceca. </p>
<p>La Nato, ed in particolare gli Stati Uniti, hanno costruito nuove basi permanenti e hanno <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/arrivo-pioggia-dollari-le-basi-nato-europa-dellest/" target="_blank">spostato molti asset militari</a> dalla Germania e dall&#8217;Europa Centrale verso l&#8217;Europa Orientale proprio per venire incontro al senso di insicurezza che serpeggia a Varsavia, Tallin o Bucarest.</p>
<p>La minaccia di uscire dalla Nato potrebbe generare un moto di <strong>ribellione</strong> in questi Paesi e saldare molto di più i legami all&#8217;interno dell&#8217;Europa. Alcuni Paesi poi, come Polonia ed Estonia, <a style="color: #0000ff" href="https://www.forbes.com/sites/niallmccarthy/2018/07/10/defense-expenditure-of-nato-members-visualized-infographic/#3b93752414cf" target="_blank">già destinano il 2% del Pil alla Difesa</a> ed altri, come Lettonia, Lituania, Romania ci sono molto vicini con percentuali comprese tra l&#8217;1,7 e l&#8217;1,8. Ben altri numeri, salvo qualche eccezione data da Regno Unito, Francia e Grecia, per i Paesi classicamente facenti parte dell&#8217;Alleanza. A titolo d&#8217;esempio forniamo i dati della Spagna e dell&#8217;Italia &#8211; tra i più grandi e prestigiosi appartenenti alla Nato &#8211; che destinano rispettivamente lo 0,9 e 1,1%.</p>
<p>Va però considerato il fatto che in discussione in seno all&#8217;Alleanza c&#8217;è il possibile inserimento di altri due Paesi: l&#8217;<strong>Ucraina</strong> e la <strong>Georgia</strong>. Questione delicatissima sia per le <a href="http://www.occhidellaguerra.it/non-cala-la-tensione-ucraina-carri-armati-truppe-ammassati-al-confine/" target="_blank">contingenze attuali che riguardano Kiev</a>, sempre più ai ferri corti con Mosca, sia per il fatto che l&#8217;ingresso di due Paesi da sempre nella sfera di influenza di Mosca potrebbe generare quello squilibrio che potrebbe portare ad uno scontro armato, e riteniamo che Washington, stavolta, non si senta proprio di sacrificare Chicago o New York per la sicurezza di Kiev o Tbilisi che potrebbero appellarsi all&#8217;<strong>articolo 5</strong> dell&#8217;Alleanza Atlantica. </p>
<p>Trump quindi potrebbe davvero decidere di staccarsi dalla Nato, e senza più Mattis al Dipartimento della Difesa avrebbe gioco facile per potare il suo esecutivo compatto in questa scelta. Non è detto che sia per forza un evento negativo per noi europei: dopo 70 anni i tempi sarebbero maturi per <strong>tranciare il cordone transatlantico</strong> e cercare di ragionare ed avere una Difesa unica che permetta di poter agire autonomamente in ambito internazionale secondo i nostri interessi. </p>
<p>Andrebbe messo in conto però il <strong>sicuro abbandono del Regno Unito</strong>, fermamente su posizioni filoamericane, e dovremmo pensare ad una ridistribuzione delle spese per la Difesa che dovrebbero essere concepite non più su base lineare. Risulta evidente, infatti, che il 2% del Pil della Germania sia diverso dal 2% della Francia, dell&#8217;Italia e di altri Paesi pertanto per evitare un&#8217;egemonia tedesca sul continente in ambito militare &#8211; forse nemmeno voluta da Berlino ma sicuramente temuta da Mosca &#8211; occorrerà bilanciare la partecipazione alle spese della Difesa con quote diverse a seconda del Pil di ciascun Paese.</p>
<p>Le analisi che vedono un Europa sotto il tallone di Mosca qualora Washington uscisse dalla Nato sono frutto della propaganda anti-trumpiana messa in atto dai maggiori media di oltre oceano: la <strong>Russia</strong> non ha più la forza economica e nemmeno militare per poter marciare sul Reno come da piani di guerra del Patto di Varsavia. Di sicuro però l&#8217;Europa sarebbe finalmente libera di guardare ad Est e di far cessare quelle sanzioni verso Mosca che la stanno danneggiando contribuendo ad avere quella stessa incertezza economica che fa crollare i bilanci statali e causa maggiori tagli proprio al comparti della Difesa.</p>
<p>Scenario, questo, ugualmente non auspicabile per Trump, ma che risulterebbe naturalmente consequenziale in caso che gli Stati Uniti decidano di uscire dalla Nato. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-voleva-uscire-nato.html">Trump voleva uscire dalla Nato Ecco cosa è successo a Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Finisce l&#8217;era dei saggi alla Casa Bianca Perché a Trump mancherà Mattis</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/finisce-lera-dei-saggi-alla-casa-bianca-a-trump-manchera-il-pragmatismo-di-mattis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2018 13:58:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Jim Mattis si è dimesso. Mad Dog, l&#8217;ex generale del Corpo dei Marines nominato Segretario alla Difesa nel 2017 da Donald Trump e segnalatosi come uno dei principali pianificatori strategici dell&#8217;amministrazione, lascerà l&#8217;incarico il prossimo 28 febbraio, a causa dell&#8217;incompatibilità tra la sua visione del ruolo di Washington nel mondo e la scelta del Presidente di avviare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/finisce-lera-dei-saggi-alla-casa-bianca-a-trump-manchera-il-pragmatismo-di-mattis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Jim Mattis si è dimesso. <em>Mad Dog, </em>l&#8217;ex generale del Corpo dei Marines nominato Segretario alla Difesa nel 2017 da Donald Trump e segnalatosi come uno dei principali pianificatori strategici dell&#8217;amministrazione, lascerà l&#8217;incarico il prossimo 28 febbraio, a causa dell&#8217;incompatibilità tra la sua visione del ruolo di Washington nel mondo e la scelta del Presidente di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-usa-lasceranno-la-siria-ritiro-delle-truppe-completo/">avviare il ritiro</a> delle truppe stanziate in Siria e di prevedere un dimezzamento del dispiegamento di forze in Afghanistan.</p>
<p>In una<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://media.defense.gov/2018/Dec/20/2002075156/-1/-1/1/LETTER-FROM-SECRETARY-JAMES-N-MATTIS.PDF" target="_blank"> lettera aperta a Trump</a> pubblicata sul sito del Dipartimento della Difesa, Mattis ha annunciato l&#8217;addio nel modo a lui più congeniale: distinto, da vero soldato. Giustificandolo con il diritto di Trump ad avere un Segretario alla Difesa &#8220;maggiormente allineato&#8221; con le sue vedute. Rivendicando il lavoro svolto per consolidare le alleanze internazionali e rafforzare il ruolo degli Stati Uniti, &#8220;nazione indispensabile&#8221; secondo Mattis, nel contrasto &#8220;senza ambiguità&#8221; a potenze come Cina e Russia in ogni scenario.</p>
<p>L&#8217;addio di Mattis era nell&#8217;aria</p>
<p>La scelta di Trump di ritirarsi dalla Siria giunge inaspettata e, evidentemente, presa sorpassando il parere negativo del Pentagono, che ha subito in questo caso un grave restringimento delle sue prerogative. Già nel settembre scorso avevamo parlato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libro-woodward-rivela-lastio-mattis-trump/" target="_blank">della possibilità di un addio di Mattis</a>, dopo che l&#8217;ultimo libro di Bob Woodward aveva segnalato il crescente astio del capo del Pentagono verso il Presidente, la cui capacità di comprendere le questioni di sicurezza nazionale e in particolare la situazione nella penisola coreana e del Medio Oriente era stata paragonata da <em>Mad Dog </em>a quella di un ragazzino di “quinta elementare o prima media”.  </p>
<p>Woodward aveva rivelato come Mattis fungesse da vero e proprio equilibratore di ultima istanza dei disegni strategici del Presidente. Una tendenza, del resto, ravvisabile analizzando la &#8220;diplomazia parallela&#8221; di Mattis per <a href="http://www.occhidellaguerra.it/nato-allargamento-est/">rassicurare gli alleati Nato</a> circa la continuità del sostegno di Washington ma anche, al tempo stesso, dell&#8217;alta considerazione con cui questi è stimato dai leader di Pechino, che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mattis-visita-pechino-nel-pieno-delle-tensioni-sul-mar-cinese-meridionale/">più volte hanno voluto incontrarlo</a>.</p>

<p>A pochi giorni <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.vox.com/2018/12/8/17117790/john-kelly-fired-resigned-trump" target="_blank">dall&#8217;annuncio dell&#8217;imminente addio di John Kelly</a>, altro ex generale dei Marines che ricopre l&#8217;incarico di Chief of Staff della Casa Bianca, l&#8217;uscita di scena del 68enne Mattis segnala il definitivo tramonto di quell&#8217;ala pragmatica dell&#8217;amministrazione Trump che, in questo turbolento biennio, ha saputo svolgere un&#8217;azione di continua influenza sul Presidente, aiutando a orientarne gli indirizzi strategici.</p>
<p>Con l&#8217;uscita di scena di Mattis e Kelly finisce l&#8217;era della stabilizzazione</p>
<p>Sin dall&#8217;inizio della presidenza Trump la Casa Bianca era diventata lo scenario di una perenne congiura. Dal duo Ivanka Trump-Jared Kushner all&#8217;apprendista stregone Steve Bannon, collaboratori, parenti e cortigiani di Trump facevano a gara per accattivarsi le sue preferenze. La<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/bannon-cacciato-dalla-casa-bianca-gli-usa-scatta-lora-dei-generali/" target="_blank"> cacciata di Bannon dal ruolo di Chief Strategist</a> ha fatto scattare l&#8217;ora dei generali. Il triumvirato composto da Mattis, Kelly e H.R. McMaster, nel ruolo di National Security Advisor, ha sicuramente rilanciato le istanze del tradizionale apparato di potere statunitense (contrapposizione a Russia, Cina e Iran, rafforzamento del ruolo della Nato, incremento della spesa militare) ma anche contribuito a smussare la conclamata inesperienza di Trump negli affari internazionali.</p>
<p>In asse con il Segretario di Stato Rex Tillerson, i tre generali formavano un vero e proprio quartetto della stabilità capace di mitigare eccessi e ingenuità di Trump, dalla richiesta di organizzare l&#8217;assassinio di Bashar al-Assad ai progetti per un golpe contro Maduro in Venezuela, senza però in ultima istanza riuscire a condizionarne in maniera decisa gli orientamenti.</p>
<p>Come segnala infatti il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/us-news/2018/dec/20/jim-mattis-resign-trump-administration?fbclid=IwAR0r1Xa9hrEZ9LNodBnC_FDNPoTv8zZdAxAqDrmxQdzD0BV_RYgd40DN114" target="_blank">Guardian</a>, </em>sul lungo termine &#8220;la forza stabilizzatrice dei quattro è forse stata sopravvalutata&#8221;. Tillerson non ha potuto impedire la svolta antiraniana e il ritorno delle sanzioni a Teheran, McMaster ha visto Trump passare da atteggiamenti feroci a una vera e propria luna di miele con la Corea del Nord, Kelly non ha potuto impedire &#8220;la totale sopravvalutazione di una minaccia securitaria ai confini meridionali&#8221; e l&#8217;imposizione di misure anticostituzionali sui migranti in entrata negli Usa e nessuno dei quattro ha saputo frenare la volontà del Presidente di stracciare l&#8217;accordo di Parigi sul clima.</p>

<p>Da ultimo è arrivato il siluro a Mattis sulla strategia mediorientale. Totalmente assente nella &#8220;nuova&#8221; amministrazione Trump, che ha fatto del contenimento dell&#8217;Iran un fine autoreferenziale e non un mezzo, ma non è capace di agire di conseguenza.</p>
<p>I cambiamenti per il dopo Mattis</p>
<p>Sino ad ora Mike Pompeo, ferocemente antiraniano, ha sostituito Tillerson nel ruolo di Segretario di Stato; John Bolton,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.npr.org/2018/03/22/594363877/trump-names-john-bolton-as-national-security-adviser" target="_blank"> falco neoconservatore</a>, è il nuovo National Security Advisor; Mick Mulvaney, promosso dall&#8217;ufficio budget al ruolo di capo dello staff presidenziale che assumerà nel 2019, appare una figura molto meno carismatica di Kelly e ci sono dubbi sulle sue capacità di consigliare attivamente il Presidente.</p>
<p>L&#8217;addio di Mattis rischia di togliere ogni freno al predominio della linea Bolton-Pompeo in seno all&#8217;amministrazione. Una linea contraddistinta da un esasperato unilateralismo, come tipico non tanto della visione del mondo trumpiana ma quanto del neoconservatorismo che ha conosciuto la sua epoca d&#8217;oro nella presidenza di Bush jr.</p>
<p>Nel marzo scorso, la vicinanza tra gli addii di McMaster e Tillerson e l&#8217;ascesa di Bolton e Pompeo ha ridisegnato gli equilibri alla Casa Bianca, inaugurando, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2018/03/22/us/politics/bolton-trump-hard-liners.html" target="_blank">come ha scritto il </a><em><a href="https://www.nytimes.com/2018/03/22/us/politics/bolton-trump-hard-liners.html" target="_blank">New York Times</a>, </em>&#8220;il team più aggressivo in politica estera che abbia mai circondato un Presidente nella storia moderna&#8221;, paragonando il nuovo duo a quello Cheney-Rumsfeld che architettò la politica estera di Bush. Troppo, forse, per Mattis, abituato a pensare da soldato, con una visione del mondo segnata dalla lealtà ai vertici, che rendeva impensabile un suo aperto ammutinamento, ma anche da un concreto pragmatismo.</p>

<p>Pragmatismo nell&#8217;ottica di una visione tipica dell&#8217;establishment militare americano, chiaro, come nel caso dei colleghi Kelly e McMaster. Pragmatismo che ora viene meno ai vertici del potere di Washington. E risulta difficile a un sostituto all&#8217;altezza di Mattis capace di muoversi in maniera tanto abile tra i gangli di una Casa Bianca nel pieno caos. Il rischio è che il successore di Mattis possa essere un semplice <em>yes-man, </em>come del resto ha sottolineato il Segretario uscente nella sua lettera di dimissioni, lasciando campo aperto all&#8217;egemonia della linea Bolton-Pompeo. E il fatto che l&#8217;uscita di scena di <em>Mad Dog </em>sia stata giustificata da una delle poche scelte che, sulla carta, non sono incardinate nel contesto di questa svolta interventista, che ha ricevuto il plauso di <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fronpaulinstitute.org%2Farchives%2Fpeace-and-prosperity%2F2018%2Fdecember%2F20%2Fron-paul-very-good-that-president-trump-is-pulling-troops-out-of-syria%2F%3Ffbclid%3DIwAR3zBQNx8TtvTJLkfnrCvSZEZIvISP8JixHL5I8zT12sxOIl5SVUnCBxUDQ&amp;h=AT0a-6fLkqWMrWrvgorhRkwDE5cTF2oUu9VjNBrOSwvZNiMgN09iTbLgMqlVUWAMmMOVMJEDxMo5V7U6VLL9QlefdlTiW2VBTI1pxcPIhiP87m_4mFGbmon1JT1V-ZZpQE6_xSgLo7d-Erx82AkO7vVm" target="_blank">esponenti repubblicani come Ron Paul,</a> aggiunge una nota paradossale a una vicenda estremamente complessa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/finisce-lera-dei-saggi-alla-casa-bianca-a-trump-manchera-il-pragmatismo-di-mattis.html">Finisce l&#8217;era dei saggi alla Casa Bianca Perché a Trump mancherà Mattis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cina, Russia e rapporti con gli alleati Perché Jim Mattis si è dimesso</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-segretario-alla-difesa-usa-mattis-si-dimesso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 10:33:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2400" height="1597" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p>
<p>James &#8220;Cane Pazzo&#8221; Mattis ha rassegnato le dimissioni che diventeranno esecutive il prossimo 28 febbraio.Il Segretario della Difesa, scelto da Trump all&#8217;indomani della sua elezione e fedelissimo del presidente, ha riferito, in una lettera diffusa dai media, di non essere più allineato con la visione strategica della Casa Bianca. “You have the right to have a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-segretario-alla-difesa-usa-mattis-si-dimesso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-segretario-alla-difesa-usa-mattis-si-dimesso.html">Cina, Russia e rapporti con gli alleati Perché Jim Mattis si è dimesso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1597" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_7837204-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p><p>James &#8220;Cane Pazzo&#8221; <strong>Mattis</strong> ha rassegnato le <strong>dimissioni</strong> che diventeranno esecutive il prossimo 28 febbraio.Il <strong>Segretario della Difesa</strong>, scelto da <strong>Trump</strong> all&#8217;indomani della sua elezione e fedelissimo del presidente, ha riferito, in una lettera diffusa dai media, di non essere più allineato con la visione strategica della Casa Bianca.</p>
<p>“You have the right to have a Secretary of Defense whose views are better aligned with yours” &#8211; ha il diritto di avere un Segretario alla Difesa le cui visioni siano meglio allineate alle sue &#8211; sono state le parole esatte di Mattis, riferendosi ad un paio di <strong>nodi fondamentali</strong> che vengono espressi esplicitamente nella lettera di dimissioni.</p>
<p>Cosa ha scritto Mattis?</p>
<p>L’ormai ex Segretario alla Difesa nella sua lettera, dopo alcune frasi che riassumono brevemente i progressi compiuti dalla <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lamerica-perdere-guerra-cina-russia/" target="_blank">Difesa Usa</a> grazie anche al suo operato al dicastero, sottolinea due aspetti fondamentali che, analizzando la retorica dello scritto, risulterebbero essere i <strong>punti di divergenza</strong> di opinione tra lui ed il Presidente Trump.</p>
<p>Il primo riguarda gli <strong>alleati degli Usa</strong>. Mattis scrive che la forza, come nazione, degli Usa è “inestricabilmente legata” alla forza del sistema unico e comprensivo di alleanze e partenariati. In particolare l’ex Segretario alla Difesa scrive che “non possiamo proteggere i nostri interessi senza mantenere forti alleanze o senza dimostrare rispetto ai nostri alleati”.</p>

<p>Il riferimento è, nemmeno troppo celato, alla politica di Trump di responsabilizzare i Paesi alleati degli Usa nel quadro del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-stati-uniti-ancora-gendarmi-del-mondo/" target="_blank">&#8220;America first&#8221;</a>, ed in particolare quelli che fanno parte della <strong>Nato</strong>, per quanto riguarda la propria difesa. Più di una volta il Presidente Usa, anche in occasione del recente <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-macron-tweet-esercito/" target="_blank">gelo con la Francia</a>, ha sottolineato come la Nato ed in particolare alcuni importanti membri europei dell’Alleanza, non facciano abbastanza sforzi per <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-gli-usa-chiedono-ancora-laumento-dei-fondi-la-nato/" target="_blank">aumentare il budget</a> per le spese militari.</p>
<p>Mattis infatti cita esplicitamente la Nato dicendo che le &#8220;29 democrazie&#8221; che ne fanno parte &#8220;hanno dimostrato quella forza (di cui sopra n.d.a.) nel loro coinvolgimento per combattere al nostro fianco dopo gli attacchi dell’11 settembre&#8221;.</p>
<p>Il <strong>secondo nodo cruciale</strong> di questa rottura con la Presidenza, è rappresentato dal <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lamerica-perdere-guerra-cina-russia/" target="_blank">rapporto con Cina e Russia</a>. Anche qui Mattis le cita esplicitamente dopo aver affermato la propria “risolutezza e non ambiguità” verso quei Paesi i cui interessi strategici sono in contrasto con quelli americani, generando tensioni crescenti.</p>
<p>Cina e Russia vengono apertamente citate nella lettera sostenendo che &#8220;è chiaro, ad esempio, che vogliano modellare il mondo in accordo con il loro modello autoritario&#8221; e che intendano &#8220;promuovere i loro interessi a discapito dei loro vicini, degli Stati Uniti e dei loro alleati&#8221;.</p>
<p>Se Mattis ha sentito il bisogno di puntualizzare così specificatamente la sua idea della visione strategica di Russia e Cina, è evidente che questa sia discordante rispetto a quella di Trump, che proprio nelle ultime ore ha preso la decisione di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/siris-trump-ritiro-merkel-macron/" target="_blank">ritirare le truppe dalla Siria</a> ed ha ordinato di <a style="color: #0000ff" href="https://edition.cnn.com/2018/12/20/politics/afghanistan-withdrawal/index.html" target="_blank">ritirarle anche dall’Afghanistan</a> dimezzandone il numero, fattori che potrebbero avere innescato la decisione del Segretario della Difesa ma che comunque rappresentano solamente la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.</p>

<p>La lettera, a conferma di quelli che sembrano essere più che meri sospetti, prosegue con una particolare sottolineatura: l’ex generale dei Marines scrive infatti che &#8220;la mia visione sul trattare gli alleati con rispetto e anche sull&#8217;essere cristallino in merito agli attori maligni e ai concorrenti strategici è fortemente dimostrata da più di 40 anni di esperienza in queste problematiche&#8221;.</p>
<p>Chi è James Mattis?</p>
<p>James &#8220;Mad Dog&#8221; (cane pazzo) Mattis è un ex generale dei Marines che si è congedato nel 2013 dopo <strong>44 anni di carriera</strong> militare ed un numero enorme di comandi: sono almeno 20 tra cui si annovera ad esempio il prestigioso <strong>Central Command</strong> americano da cui ha gestito le operazioni militari Usa in Africa e Medio Oriente.</p>
<p>Il soprannome di &#8220;cane pazzo&#8221; gli fu affibbiato durante la Prima Guerra del Golfo, nel 1991, quando comandava, da tenente colonnello, il primo battaglione del settimo Marine. Successivamente altri incarichi di prestigio come il comando della Marine Expeditionary Force, il già citato United States Marine Forces Central Command, e la prima divisione dei Marines durante la guerra in Iraq. Dal 9 novembre 2007 all&#8217;8 settembre 2009, è stato nominato <strong>comandante del Nato Supreme Allied Command Transformation</strong> mentre fino all&#8217;agosto 2010 ha comandato lo United States Joint Forces Command.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.analisidifesa.it/2016/12/james-cane-pazzo-mattis-al-pentagono/" target="_blank">Un falco amante della guerra</a>. È stato paragonato dallo stesso Trump a George Patton, il &#8220;generale d’acciaio&#8221; invitto in Europa con la sua terza armata durante la Seconda Guerra Mondiale ma che diede più di un grattacapo a livello diplomatico al generale comandante delle forze alleate Eisenhower. Nell’aprile del 2015, parlando al Center for Strategic and International Studies, Mattis  si scagliò contro l&#8217;<a href="http://www.occhidellaguerra.it/quello-ce-sapere-sul-51-trattato-sul-nucleare-iraniano/" target="_blank">accordo sul nucleare iraniano</a> sottolineando come l’attenzione venga erroneamente concentrata solo sui gruppi terroristici come Isis mentre è l&#8217;Iran a rappresentare &#8220;la più forte minaccia per la stabilità e la pace nel Medio Oriente&#8221;. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-segretario-alla-difesa-usa-mattis-si-dimesso.html">Cina, Russia e rapporti con gli alleati Perché Jim Mattis si è dimesso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Mar Cinese, saltano i colloqui: alta tensione Pechino-Washington</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mar-cinese-saltano-colloqui-alta-tensione-pechino-washington.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 16:48:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isole Spratly]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Cinese Meridionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="909" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Venerdì a Washington si è tenuta la seconda tornata di colloqui di quest&#8217;anno tra i più alti livelli delle diplomazie di Cina e Stati Uniti che avevano l&#8217;obiettivo di disinnescare le tensioni andate acuendosi per le questioni del Mar Cinese Meridionale e di Taiwan. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha incontrato Yang Jiechi, direttore dell&#8217;Ufficio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mar-cinese-saltano-colloqui-alta-tensione-pechino-washington.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="909" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5801656-2-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Venerdì a <strong>Washington</strong> si è tenuta la seconda tornata di colloqui di quest&#8217;anno tra i più alti livelli delle diplomazie di <strong>Cina</strong> e <strong>Stati Uniti</strong> che avevano l&#8217;obiettivo di disinnescare le tensioni andate acuendosi per le questioni del <strong>Mar Cinese Meridionale</strong> e di Taiwan.</p>
<p>Il segretario di Stato <strong>Mike Pompeo</strong> ha incontrato <strong>Yang Jiechi</strong>, direttore dell&#8217;Ufficio Affari Esteri di Pechino e il ministro della Difesa <strong>Wei Fenghe</strong> dopo che il summit di settembre era stato annullato dalla Cina come protesta per l&#8217;elevazione di sanzioni da parte degli Stati Uniti in risposta all&#8217;acquisto dei sistemi da difesa aerea <a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-sistema-s-400-la-spina-nel-fianco-dellaviazione-della-nato/" target="_blank">S-400</a> e di caccia Sukhoi Su-35.</p>
<p>Washington infatti, si riserva il diritto di sanzionare qualsiasi Paese che compri materiale bellico <em>made in Russia</em> grazie al <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.treasury.gov/resource-center/sanctions/Programs/Pages/caatsa.aspx" target="_blank">Caatsa</a>, un atto ratificato lo scorso agosto dal presidente Trump. Sanzioni che però non valgono per tutti, come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-stati-uniti-pensano-sanzioni-lindia-comprera-gli-s-400-russi/" target="_blank">abbiamo già avuto modo di vedere per il caso indiano</a>.</p>
<p>La situazione tra Cina e Stati Uniti</p>
<p>I colloqui quindi si inseriscono in un contesto di <strong>gelo dei rapporti</strong> tra i due Paesi a seguito sia della guerra dei dazi voluta da Trump, sia soprattutto delle manovre &#8220;poco amichevoli&#8221; delle rispettive Forze Armate nelle acque del Mar Cinese Meridionale.</p>
<p>Oltre le <strong>sanzioni</strong> di Washington già citate, elevate ad agosto, e oltre le accuse rivolte a Pechino di aver interferito nelle elezioni di mid-term, a fine settembre un cacciatorpediniere cinese Type 052C, il Lanzhou, è <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://edition.cnn.com/videos/world/2018/10/04/us-navy-china-destroyers-south-china-sea-confrontation-walker-pkg-vpx.cnn" target="_blank">quasi entrato in collisione</a> con l&#8217;USS Decatur, una unità simile della classe Arleigh Burke che stava incrociando a 12 miglia dall&#8217;arcipelago conteso delle <strong>Spratly</strong>, più precisamente nei pressi dell&#8217;atollo di Gaven Reef.</p>
<p> L&#8217;incidente in mare è arrivato a pochissimi giorni dall&#8217;annuncio americano della futura <strong>vendita a Taiwan di componenti per aerei</strong> militari e pertanto non risulta essere un caso.</p>
<p>La Cina ha inoltre chiuso, negli ultimi tre mesi, i canali diplomatici con gli Stati Uniti che riguardano le questioni militari ed economiche generando così uno stallo nelle relazioni tra i due Paesi che non lasciava presagire nessuna via di uscita rispetto alla crisi che intercorre.</p>
<p>I colloqui sono stati inutili</p>
<p>Ciò premesso si può capire perché i colloqui di venerdì tra le due delegazioni di alto livello si siano <strong>risolti in un nulla di fatto</strong>, con la Cina e gli Stati Uniti fermi sulle loro posizioni.</p>
<p>Fonti del <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/2172603/us-china-diplomatic-and-security-talks-fail-produce-way-out" target="_blank">South China Morning Pos</a>t</em> rivelano infatti che le due parti, nonostante lo scambio di opinioni, non abbiano chiarito nulla più di quanto fosse stato fatto in precedenza.</p>
<p>Da una parte gli Stati Uniti hanno ribadito la loro preoccupazione per quanto la Cina sta facendo oltre i propri confini terrestri, con la politica di espansione verso i suoi mari prospicienti, in particolare il Mar Cinese Meridionale, che è foriera di <strong>destabilizzazione</strong>, non dimenticando di citare anche il problema dei diritti umani e della libertà di religione che non sarebbero garantiti da Pechino.</p>
<p>In particolare Pompeo e il segretario della Difesa <strong>Mattis</strong> hanno per la prima volta detto in un&#8217;occasione ufficiale che Pechino deve <strong>attivarsi per disarmare le sette isole artificiali</strong> che ha costruito nell&#8217;arcipelago delle Spratly, fatto che rappresenta da solo una &#8220;prima&#8221; per la politica americana verso la Cina che sino ad oggi è rimasta ancorata al <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lo-spazio-aereo-sovranita/" target="_blank">diritto di navigazione e sorvolo</a> di obamiana memoria.</p>
<p>Washington, durante le amministrazioni precedenti, non è mai stata incisiva infatti in merito alla <em>vexata quaestio</em> delle isole contese, e si è limitata sempre ad appellarsi al diritto internazionale lasciando i commenti in merito all&#8217;escalation militare cinese in quel tratto di mare a fonti non ufficiali.</p>
<p>Agli Stati Uniti manca ancora una strategia risolutiva</p>
<p>Il problema per Washington è appunto quello di <strong>non avere ancora stabilito una strategia</strong> che possa risolvere la questione senza creare uno scontro diretto con la Cina che si risolverebbe in un conflitto armato, non voluto da entrambe le parti.</p>

<p>La Casa Bianca, infatti, sta <strong>perseguendo nella politica di Obama</strong> di difesa del diritto internazionale ma, così come accaduto per l&#8217;amministrazione precedente, questa non sta avendo nessun risultato tangibile se non quello di aver rafforzato la presenza militare cinese nel Mar Cinese Meridionale, ormai considerato da Pechino come alla stregua di un &#8220;mare interno&#8221;.</p>
<p>I sorvoli di bombardieri B-52, le &#8220;incursioni&#8221; di naviglio militare leggero come può essere un cacciatorpediniere Arleigh Burke se paragonato a un incrociatore o addirittura a un gruppo di scorta di una portaerei, non sono affatto risolutive ed hanno come unico risultato quello di aumentare l&#8217;irritazione della Cina.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61452" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" /></a></p>
<p>Cina che dall&#8217;altro lato si comporta più amichevolmente con un solido alleato degli Stati Uniti, il <strong>Giappone</strong>, che è un importante partner commerciale per Pechino.</p>
<p>In un &#8220;incidente&#8221; simile a quello accaduto lo scorso settembre al caccia USS Decatur, sempre il Lanzhou ha intercettato il cacciatorpediniere tuttoponte nipponico Kaga che incrociava nel Mar Cinese Meridionale con un amichevole, e alquanto ironico, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.scmp.com/news/china/military/article/2171618/chinese-warship-says-good-morning-japanese-helicopter-carrier" target="_blank">messaggio radio</a> che recitava &#8220;Buongiorno, felici di vedervi&#8221;.</p>
<p>Il non accordo tra le due potenze</p>
<p>L&#8217;unico risultato tangibile dell&#8217;incontro al vertice di Washington è che Cina e Stati Uniti hanno convenuto che questo tipo di confronto sul piano militare, se limitato a queste modalità, stabilizza le tensioni tra i due Paesi e aiuta a prevenire un conflitto che nessuno dei due vuole.</p>
<p>Ma nonostante questo barlume di buona volontà entrambe le parti hanno dimostrato, durante i colloqui, che <strong>non c&#8217;è fiducia reciproca</strong> tanto che lo spazio per la cooperazione su altri fronti, come quello afghano o coreano, è stato relegato sbrigativamente in fondo all&#8217;agenda della giornata.</p>

<p>Una cosa però è certa: se gli Stati Uniti davvero hanno intenzione di far valere il diritto internazionale, non solo in merito alla libertà di navigazione, e di far sloggiare i cinesi dal Mar Cinese Meridionale come vorrebbero i loro alleati nell&#8217;area, il <strong>cambio di passo</strong> deve essere una priorità perché la storia recente ha dimostrato che qualche sorvolo di bombardiere e qualche puntata di unità navale non è affatto risolutiva.</p>
<p>Un cambio di passo che però è alquanto delicato perché, se effettuato bruscamente, come ad esempio avvenuto per la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/nord-corea-uranio/" target="_blank">crisi coreana</a> o per quanto sta avvenendo con l&#8217;<a href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-lembargo-usa-sulliran-vale-tutti-tranne-litalia/" target="_blank">Iran</a>, potrebbe davvero portare ad un aperto conflitto con la Cina.</p>
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		<title>Tsipras si allinea agli Stati Uniti  E chiede nuove basi in Grecia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/grecia-basi-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Oct 2018 06:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Base americana]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="780" height="558" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/F-16-americani-in-Grecia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/F-16-americani-in-Grecia.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/F-16-americani-in-Grecia-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/F-16-americani-in-Grecia-768x549.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p>
<p>Quello fra Grecia e Stati Uniti è un asse che si rafforza ogni giorno. Il governo di Alexis Tsipras era partito con l&#8217;idea di rappresentare il ponte ideologico fra Occidente e Oriente, con Atene che guardava a Cina e Russia, colpiva l&#8217;Unione europea e si distaccava dall&#8217;orbita atlantica. Ma il governo greco non è più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/grecia-basi-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="780" height="558" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/F-16-americani-in-Grecia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/F-16-americani-in-Grecia.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/F-16-americani-in-Grecia-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/F-16-americani-in-Grecia-768x549.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p><p>Quello fra <strong>Grecia</strong> e <strong>Stati Uniti</strong> è un asse che si rafforza ogni giorno. Il governo di Alexis Tsipras era partito con l&#8217;idea di rappresentare il ponte ideologico fra Occidente e Oriente, con Atene che guardava a Cina e Russia, colpiva l&#8217;Unione europea e si distaccava dall&#8217;orbita atlantica. Ma il governo greco non è più quello di <strong>Syriza</strong> da battaglia. È un altro tipo di governo fatto di compromessi, di strategie e soprattutto ha compreso di essere diventato il centro di una sfida mondiale per il controllo del <strong>Mediterraneo</strong>.</p>
<p>E la Grecia sembra che abbia scelto da che parte stare: quella di Washington. Non che prima non lo fosse stata: l&#8217;appartenenza alla Nato e al blocco occidentale è sempre stata un pilastro della strategia greca. Ma in questi ultimi mesi, Atene si è quasi completamente spostata a Occidente, legandosi a doppio filo alle istanze del Pentagono e di Donald Trump.</p>
<p>L&#8217;ennesima conferma di questa fedeltà greca agli Stati Uniti è arrivata da un annuncio fatto dal ministro della Difesa, <strong>Panos Kammenos</strong>, che, come riporta <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ekathimerini.com/233472/article/ekathimerini/news/kammenos-proposes-us-bases-in-volos-alexandroupoli-and-larissa"><em>Ekathimerini</em></a>, &#8220;ha esortato gli Stati Uniti ad aumentare la cooperazione bilaterale di sicurezza con la Grecia, sollecitando Washington a espandere la propria presenza militare a Volos, Alexandroupoli e Larissa&#8221;.</p>

<p>Insomma, dalla sinistra radicale, il governo è passato a una linea fortemente filo-Usa, troncando di fatto ogni tipo di discorso su possibili e ulteriori alleati. &#8220;Voglio affermare che la Grecia considera gli Stati Uniti un partner strategico e un alleato, oso dire l&#8217;unico&#8221;, ha detto Kammenos incontrando <strong>James Mattis</strong> al Pentagono.</p>
<p>Parole che per Mattis e Donald Trump sono risuonate come musica. La Grecia sta diventando infatti <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/usa-e-cina-si-contendono-la-grecia-e-tsipras-si-vende-a-trump/">uno dei partner più affidabili di Washington</a> . Il governo greco, nonostante la crisi che ha devastato l&#8217;economia del Paese, non ha mai tagliato i fondi per la Difesa. <strong>Il tetto del 2%</strong> è stato sempre un punto fisso di Atene e Mattis ha ringraziato Kammenos anche per aver versato 1,5 miliardi di euro per <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/04/28/grecia-12-mld-per-ammodernare-gli-f-16_97a8d56d-6e21-4f9e-b1ba-2fcbbd907709.html">l&#8217;aggiornamento degli F-16</a> dell&#8217;aviazione ellenica. Un esborso che è stato particolarmente apprezzato dal Pentagono.</p>
<p>&nbsp;</p>

<p>In questo continuo rafforzamento dell&#8217;asse fra i due Stati, non va dimenticato il ruolo che ha la Russia, vero obiettivo della Difesa americana. E proprio sotto questo punto di vista, particolarmente importanti sono le dichiarazioni del Pentagono dopo il vertice fra i due ministri, in cui è stato detto che il titolare della Difesa statunitense &#8220;ha anche ringraziato il ministro della Difesa greco per le recenti azioni del suo Paese per <strong>combattere le attività maligne russe nella regione</strong>&#8220;. Il riferimento è all&#8217;espulsione dei diplomatici russi da Atene, accusati di aver voluto interferire nel processo che ha portato al <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/putin-grecia-macedonia/">referendum (fallito) sul cambio di nome in Macedonia</a>.</p>
<p>Del resto, da un punto di vista strategico la Grecia è a dir poco fondamentale. Incastonata alle porte del Mediterraneo orientale, il suo territorio controllo l&#8217;acceso a uno dei mari più caldi del mondo. Inoltre, insieme alla Turchia, controlla l&#8217;Egeo e quindi il passaggio della <strong>flotta russa dal Mar Nero</strong> alle acque d&#8217;interesse strategico per Mosca. E a proposito di <strong>Turchia</strong>, le crescenti tensioni fra Stati Uniti e Turchia rendono ancora più importante per il Pentagono avere in Grecia un alleato fidato e dove la propria presenza militare può crescere, visti anche i difficili rapporti fra Ankara e Atene.</p>
<p>Infine, non è da sottovalutare il ruolo che può avere il <strong>gas</strong> in questa convergenza d&#8217;interessi fra Stati Uniti e Grecia. Il Paese ellenico rappresenta uno dei terminali fondamentali dei progetti di gasdotti dal Mediterraneo orientale come <a href="http://www.occhidellaguerra.it/avanza-progetto-east-med-nuova-intesa-fra-israele-italia-cipro-grecia/">l&#8217;East-Med</a>. Pipelines che servono a Washington e ai suoi alleati regionali (Israele <em>in primis</em>) per far arrivare gas naturale in Europa strappando quote di mercato a Mosca. Una centrale di interessi che gli Stati Uniti non cederanno mai e che anzi, sono pronti a stringere ancora di più sotto la propria ala.</p>

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		<title>Gli Usa non possono combattere  due grandi guerre in contemporanea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-guerre-simultanee.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Oct 2018 06:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deterrenza nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1248" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo le conclusioni raggiunte da una recente rapporto sulla forza militare complessiva americana, nelle guerre del futuro gli Stati Uniti non sarebbero in grado di sostenere due conflitti ad alta intensità in contemporanea.  Ad affermarlo è un&#8217;analisi di oltre 500 pagine   Index of US Military Strength, redatta dall&#8217;Heritage Foundation, un&#8217;organizzazione specializzata nell&#8217;osservazione del settore difesa e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-guerre-simultanee.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-guerre-simultanee.html">Gli Usa non possono combattere  due grandi guerre in contemporanea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1248" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5253902-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Secondo le conclusioni raggiunte da una recente rapporto sulla forza militare complessiva americana, nelle guerre del futuro gli Stati Uniti non sarebbero in grado di <strong>sostenere due conflitti</strong> ad alta intensità in contemporanea. </p>
<p>Ad affermarlo è un&#8217;analisi di oltre 500 pagine   <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.heritage.org/sites/default/files/2018-09/2019_IndexOfUSMilitaryStrength_WEB.pdf">Index of US Military Strength</a>, redatta dall&#8217;Heritage Foundation, un&#8217;organizzazione specializzata nell&#8217;osservazione del settore difesa e della politica. L&#8217;analisi ha tenuto conto di alcune proiezioni su <strong>ipotetici teatri operativi globali</strong> valutando l&#8217;intero potenziale della forza militare statunitense e le sue capacità. </p>
<p>Secondo il rapporto, i passi compiuti negli ultimi anni con un progressivo rafforzamento dell&#8217;organico, l&#8217;aumento dei nuovi mezzi e delle attrezzature, dei depositi di munizioni per ogni tipologia di arma e delle forniture di parti di ricambio per aeromobili e unità navali, non è bastato a colmare alcune lacune in settori chiave per il dispiegamento del &#8220;grosso&#8221; delle forze, che incontrerebbe delle difficoltà nella &#8220;prontezza&#8221; e nella preparazione. A questo va aggiunto il <strong>declino delle competenze in settori chiave</strong>, come ad esempio l&#8217;addestramento e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mancano-piloti-e-altro-personale-cosi-le-forze-aeree-usa-rischiano-di-restare-a-terra/">il numero dei piloti</a>, e l&#8217;incertezza sul bilancio destinato a sostenere le spese per la Difesa in futuro.</p>

<p>Il Pentagono considera quattro minacce principali nella sfida globale: <strong>Russia</strong>, <strong>Cina</strong>, <strong>Corea del Nord</strong>(in via di risoluzione e declassamento, <em>ndr</em>), <strong>Iran</strong> +1: il <strong>terrorismo</strong>. Ma nonostante quello che D.L. Wood definisce &#8220;il risveglio dei partner internazionali&#8221;, che sono &#8220;tornati nella grande competizione di potere&#8221; e quindi stanno rafforzando ovunque le loro forze armate, gli Stati Uniti nei loro accordi internazionali e in difesa dei loro interessi resterebbero sempre i protagonisti principali in un conflitto contro una superpotenza straniera.</p>
<p> &#8220;Se sei un Paese europeo, guardi alle minacce provenienti in Russia. Se sei la Corea del Sud o il Giappone, hai dovuto prendere sul serio la<strong> minaccia cinese</strong>, o quella nordcoreana&#8221;, ha constatato Wood. I diversi resoconti che anche i nostri articoli pongono all&#8217;attenzione nel lettore, non posso che avvalorare la tesi che la maggioranza dei paese sta ricominciando ad armarsi in vista di escalation future.</p>
<p> La <strong>stabilizzazione della crisi coreana</strong> , culminata con lo storico incontro tra il presidente Trump e il leader Kim Jong-Un, ha permesso al Pentagono il declassamento della minaccia, ma il rapporto ricorda che ad oggi la Corea del Nord ha fatto &#8220;poco o nulla per smantellare il suo programma di armi nucleari&#8221; che ha provocato le tensioni. Al contrario, la Cina sembra essere diventata sempre più aggressiva, e le recenti tensioni con gli Usa provocate da sanzioni e dazi hanno deteriorato i rapporti tra i due paesi. Lo sforzo militare cinese e l&#8217;avanzamento della propria industria del settore armamenti vengono monitorate con attenzione dal Pentagono. Lo stato delle capacità di Russia o Iran, sono rimaste immutate, ed è inutile ricordare come la Federazione Russa si riconfermi ciclicamente il nemico di sempre del blocco occidentale.  </p>

<p>A questi minacce internazionali, si aggiungono quelle regionali provenienti dalle <strong>organizzazioni terroristiche</strong> attive in <strong>Afghanistan</strong>, <strong>Siria</strong>, <strong>Iraq</strong>, <strong>Libia</strong> e<strong> Yemen</strong>,  che registrano aumento dell&#8217;intensità degli attacchi con il conseguente sforzo militare statunitense in Medio Oriente e la mobilitazioni di uomini e mezzi. Se l&#8217;Isis nel Siraq è stato enormemente indebolito, il controllo di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-qaeda/" target="_blank">Al Qaeda</a> rimane molto attivo in Afghanistan. </p>
<p>Sulla base di ciò, e sull&#8217;ipotetico dispiegamento di forze su due fronti che potrebbero esser l&#8217;Iran e la Cina, o la Russia e la Corea del Nord, il rapporto fissa una forza adeguata che dovrebbe poter contare su 25 divisioni di fanteria, motorizzate e corazzate dell&#8217;esercito; una marina con 400 navi e 624 aerei, un&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/laeronautica-usa-mostra-i-muscoli-il-piu-grande-rafforzamento-dalla-guerra-fredda/">aeronautica con 1.200 aerei</a> da combattimento/attacco pronti a colpire e un corpo dei marines con 36 battaglioni attivi. Ma la realtà vuole che i numeri garantiti dal Pentagono siano ben diversi. </p>
<p>Le forze navali e aeree sono ritenute appena sufficienti o &#8220;deboli&#8221;, mentre all&#8217;esercito viene conferito una potenzialità &#8220;adeguata&#8221;, ma una preparazione accettabile di solo il 50% delle brigate. Due terzi dell&#8217;esercito americano non sarebbero pronti ad entrare in battaglia domani.</p>

<p>Il nuovo segretario alla Difesa <strong>James Mattis</strong>, <a href="http://www.difesaonline.it/geopolitica/brevi-estero/il-cane-pazzo-dei-marines-jim-mattis-luomo-che-dirà-lultima-parola-su">ex-generale del corpo dei marines</a> che ha messo gli &#8220;scarponi a terra&#8221; sia in Iraq che in Afghanistan, si è definito &#8220;scioccato &#8221; riguardo &#8220;la misura in cui i militari hanno declinato la prontezza ad entrare in battaglia&#8221;. La necessità di possedere altre portaerei (+13), per garantire la proiezione di potenza anche in caso di necessità di vettori in zone operazioni, è un&#8217;altra delle maggiori preoccupazioni del rapporto, che instilla alcuni dubbi sulla possibilità degli Stati Uniti di poter affrontare due &#8220;guerre convenzionali&#8221; in contemporanea.</p>
<p>Il rapporto termina con un&#8217;analisi della capacità del cosiddetto &#8220;<strong>Ombrello nucleare</strong>&#8221; garantito dai missili balistici intercontinentali <b>Minuteman III </b>, dagli Slbm <strong>Trident </strong>e dai bombardieri strategici, che secondo le stime degli alleati mantiene intatto il suo potere di <strong>deterrenza globale</strong> e rassicura la Nato come gli altri partner. Ancora una volta, nella guerra contemporanea, il timore di un olocausto nucleare potrebbe scongiurare un conflitto da tra potenze che oggi come oggi vedrebbe anche gli Stati Uniti in difficoltà su due campi di battaglia.</p>
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		<title>Gli Stati Uniti ritirano i missili:  come cambia il Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-missili-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2018 06:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[patriot]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1079" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti  rimuoveranno diversi sistemi di difesa missilistica dal Medio Oriente per impegnarli su fronti più &#8220;caldi&#8221; in virtù di un &#8220;riallineamento di forze e capacità, che rivolge la sua attenzione alle minacce provenienti dalla Cina e dalla Russia&#8221;, come ha dichiarato il segretario della Difesa James Mattis. A riferirlo è stato il Wall Street &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-missili-medio-oriente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1079" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5464030-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli Stati Uniti  <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.wsj.com/articles/u-s-pulling-some-antiaircraft-and-missile-batteries-out-of-mideast-1537954204">rimuoveranno diversi sistemi di difesa missilistica</a> dal Medio Oriente per impegnarli su fronti più &#8220;caldi&#8221; in virtù di un &#8220;riallineamento di forze e capacità, che rivolge la sua attenzione alle minacce provenienti dalla Cina e dalla Russia&#8221;, come ha dichiarato il segretario della Difesa <strong>James Mattis</strong>.</p>

<p>A riferirlo è stato il <em>Wall Street Journal</em>che cita diverse fonti di alto livello della Difesa. Quattro batterie missilistiche del sistema Patriot per la difesa aerea verranno ritirare dal Medio Oriente: due batterie dal <strong>Kuwait</strong> , una dal <strong>Bahrain</strong> e una dalla<strong> Giordania</strong>. Verranno riportate negli Stati Uniti, aggiornate e rischierate in zone che il Pentagono reputa più &#8220;calde&#8221;: rivolte su potenziali avversari come la Russia, la Cina e l&#8217;Iran. Le batterie ritirate verranno rimpiazzate con altri sistemi d&#8217;arma in grado di garantire l&#8217;impegno che gli Usa intendono mantenere con gli alleati nella regione mediorientale. &#8220;Il comando centrale è fortemente impegnato a collaborare con i nostri alleati e partner per promuovere e fornire sicurezza e stabilità regionale&#8221;, ha detto il portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti. </p>

<p>Le batterie <strong>Patriot</strong>sono sistemi mobili di difesa aerea e missilistica progettati per la proteggere obiettivi focali &#8211; quali basi militari o siti sensibili &#8211; innalzando una griglia di difesa che copre un&#8217;area relativamente piccola. La versione più recente del Patriot, il PAC-3 (Patriot Advanced Capability-3 Missile Segment Enhancement), è un <strong>intercettore hit-to-kill</strong> che elimina i bersagli attraverso una collisione cinetica, mentre le varianti precedenti facevano affidamento su testate a frammentazione esplosiva &#8211; che diffondevano una &#8216;rosa&#8217; di shrapnel come la cartuccia di un fucile a pompa.</p>

<p>I missili PAC-2 e PAC-3 vengono spesso impiegati per intercettare i missili balistici a corto raggio: sono ad esempio impiegati dall&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> per intercettare e distruggere i missili lanciati dai ribelli Houthi sostenuti dall&#8217;Iran in Yemen; o dallo <strong>Stato d&#8217;Israele</strong>, che difende la &#8220;Linea Bravo&#8221; lungo il Golan da Hezollah e ha risposto con successo alle incursioni di droni e di cacciabombardieri: come nel caso del cacciabombardiere Sukhoi Su-24 dell&#8217;aviazione siriana abbattuto nel 2014.</p>
<p>Attualmente gli Stati Uniti hanno fornito il sistema Patriot nelle sue differenti versioni a 14 Paesi secondo il Progetto di difesa missilistica del Centro per le strategie e gli studi internazionali, tra i quali Taiwan e Polonia (16 lanciatori, 4 radar, più relativo supporto da consegnarsi entro la fine del 2022). Non a caso entrambe vicine di casa dei potenziali avversari sui quali si concentra il &#8220;riallineamento&#8221;.</p>
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		<title>Il Pentagono vuole la Macedonia Ecco il piano per strapparla a Mosca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macedonia-stati-uniti-pentagono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 09:14:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Segretario alla Difesa statunitense Jim Mattis è arrivato a Skopje, in Macedonia. Un viaggio importante perché due sono gli obiettivi dichiarati del vertice militare americano: sostenere il &#8220;sì&#8221; al referendum sull&#8217;accordo con la Grecia e, contemporaneamente, colpire quella che Mattis ha definito &#8220;campagna d&#8217;influenza&#8221; della Russia. Come spiegato su questa testata, l&#8217;accordo fra Grecia e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/macedonia-stati-uniti-pentagono.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/macedonia-stati-uniti-pentagono.html">Il Pentagono vuole la Macedonia Ecco il piano per strapparla a Mosca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180427094557_26264337-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il Segretario alla Difesa statunitense<strong> Jim Mattis</strong> è arrivato a Skopje, in <strong>Macedonia</strong>. Un viaggio importante perché due sono gli obiettivi dichiarati del vertice militare americano: sostenere il &#8220;sì&#8221; al referendum sull&#8217;accordo con la Grecia e, contemporaneamente, colpire quella che Mattis ha definito &#8220;campagna d&#8217;influenza&#8221; della Russia.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/putin-grecia-macedonia/">Come spiegato su questa testata</a>, l&#8217;accordo fra <strong>Grecia</strong> e Macedonia è da tempo al centro di una sfida fra Russia e Stati Uniti, o meglio fra Russia e blocco Nato. L&#8217;accordo infatti apre le porte al riconoscimento di Skopje da parte di Atene e, di conseguenza, sarebbe il primo step per il successivo inserimento della Macedonia del Nord (questo sarebbe il nome ufficiale) sia nell&#8217;Unione europea che nell&#8217;Alleanza atlantica.</p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong>, come ovvio, hanno spinto intensamente per giungere a un patto fra i due Paesi. E questo accordo è anche la dimostrazione di un allineamento del governo greco sulle posizioni americane dopo che per anni Atene ha seguito una politica di equilibrio fra le istanze della <strong>Nato</strong> e la volontà della <strong>Russia</strong>, potenza con cui la Grecia ha sempre avuto forti legami a livello politico e culturale.</p>

<p>Un&#8217;amicizia che in questi ultimi tempi è iniziata a diventare sempre più debole, a tal punto che il governo di <strong>Alexis Tsipras</strong> ha deciso di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/la-Grecia-espelle-2-diplomatici-russi-e-vieta-ingresso-nel-paese-agli-altri-2-dbd86bc5-84e7-445a-b71c-3253246b7ebb.html?refresh_ce">espellere alcuni diplomatici russi</a> con l&#8217;accusa di interferire nel dialogo con la Macedonia. Un&#8217;accusa grave visti i tradizionali rapporti cordiali fra Atene e Mosca ma che è indice di un rapporto particolarmente convulso, in questo momento, fra Grecia e Russia.</p>
<p>Nel filone delle interferenze russe, non poteva non intervenire lo stesso capo della Difesa americana. Il leader del Pentagono ha denunciato &#8220;<strong>la campagna di influenza russa</strong>&#8221; nell&#8217;ex repubblica jugoslava. &#8220;Non vogliamo vedere la Russia fare quello che ha fatto in così tanti altri Paesi&#8221;, ha detto Mattis, aggiungendo che &#8220;senza dubbio&#8221; la Russia ha finanziato gruppi politici contrari al referendum.</p>
<p>Washington accusa costantemente Mosca di essere contraria agli accordi e di aver avviato una pesante campagna di <strong>disinformazione</strong>. Da una parte per convincere l&#8217;elettorato macedone a votare contro e dall&#8217;altra parte per il no al referendum. Dall&#8217;altra parte, per supportare le aree radicali greche a protestare per la possibilità del patto con la Macedonia. In alcuni casi, le fonti avevano parlato anche di un presunto intervento russo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/world/2018/aug/11/greece-accuses-russia-bribery-meddling-macedonia-deal">con la comunità monastica del Monte Athos</a> per creare una sorta di <strong>opposizione religiosa-nazionalista</strong> all&#8217;accordo. </p>

<p>Ed è chiaro che l&#8217;accordo sulla &#8220;Macedonia del Nord&#8221; sia uno scontro fra superpotenze. Se la Macedonia conferma il patto con la Grecia, per la Russia significa avere un altro Paese Nato nei <strong>Balcani</strong>. Una regione che un tempo era in larga parte sotto l&#8217;influenza di Mosca e che oggi vedrebbe un nuovo tassello cadere nella strategia di espansione verso Est voluta dalla Nato. E questa eventualità, per il Cremlino, è un pericolo che non può essere sottovalutato, considerando anche la costante espansione orientale del blocco atlantico verso il territorio russo.</p>
<p>Mattis è lì per confermare l&#8217;impegno degli Stati Uniti nei Balcani. Ma è anche la conferma di come, a prescindere dai rapporti positivi fra Donald Trump e Putin, il Pentagono e il blocco degli alleati occidentali seguono una strategia fortemente tesa al contenimento di Mosca in Europa.</p>
<p>A questo proposito, è interessante osservare la differenza fra <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-nato-montenegro/">le dichiarazioni di Trump sul Montenegro</a>, quando disse che sarebbe stato controproducente avere Podgorica nella Nato, e le intenzione del segretario alla Difesa, fortemente convinto del ruolo euro-atlantico della Macedonia. Uno iato che conferma quanto già osservato in questi mesi fra le idee della Casa Bianca e quelle del Pentagono.</p>

<p>Ma la Nato sembra avere fatto blocco comune sul fattore Macedonia. Per il Patto atlantico, avere i Balcani è essenziale. E significa soprattutto inserire sotto un unico ombrello protettivo tutta l&#8217;area mediterranea che unisce la parte centrale a quella orientale. E questa volontà statunitense è stata riaffermata anche dal ministro della Difesa, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/macedonia-trenta-pieno-sostegno-ad-aspirazioni-euro-1577181.html">Elisabetta Trenta</a>, che in queste ore si trova a Skopje in visita ufficiale. Il ministro ha dichiarato che il governo italiano sostiene le &#8220;aspirazioni euro-atlantiche&#8221; del governo macedone e di ritenere essenziale l&#8217;accordo con la Grecia: consolidando in questo modo <strong>l&#8217;asse con Washington</strong>.</p>
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		<title>Il libro di Woodward rivela  l&#8217;astio di Mattis per Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libro-woodward-rivela-lastio-mattis-trump.html</link>
		
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2018 06:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="996" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511-1024x729.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il recente libro del giornalista statunitense Bob Woodward, Fear, che analizza in maniera severamente critica la prima fase dell&#8217;amministrazione Trump, contiene novità estremamente forti sulle presunte fratture apertesi tra il presidente e il segretario della Difesa James Mattis. Sotto i riflettori sono finite alcune uscite attribuite a Mad Dog, che avrebbe paragonato la capacità di Trump  di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libro-woodward-rivela-lastio-mattis-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="996" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8458511-1024x729.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il recente libro del giornalista statunitense Bob Woodward, <em>Fear, </em>che analizza in maniera severamente critica la prima fase dell&#8217;amministrazione Trump, contiene novità estremamente forti sulle presunte fratture apertesi tra il presidente e il segretario della Difesa<strong> James Mattis</strong>. Sotto i riflettori sono finite alcune uscite attribuite a Mad Dog, che avrebbe paragonato la capacità di Trump  di comprendere le questioni di sicurezza nazionale e in particolare la situazione nella penisola coreana e del Medio Oriente a quella di un ragazzino di &#8220;quinta elementare o prima media&#8221;. </p>
<p>In risposta un articolo di<strong> Josh Rogin</strong>, sul <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.washingtonpost.com/news/josh-rogin/wp/2018/09/05/the-white-house-is-discussing-potential-replacements-for-jim-mattis/?utm_term=.32b49b0a4697" target="_blank" rel="noopener">Washington Post</a></em>, che annunciava l’imminente allontanamento del generale dalla guida del Pentagono, Trump ha risposto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=sTaj0toyxvA" target="_blank">con una secca smentita</a>. Tuttavia, nel libro di Woodward si parla di una conclamata rottura tra i due e, addirittura, di un caso di palese insubordinazione di Mattis a Trump in occasione dell&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/damasco-non-uso-armi-chimiche/" target="_blank">offensiva militare contro la Siria dell&#8217;aprile 2017</a>.</p>
<p>Mattis contro Trump</p>
<p>“Uccidiamolo cazzo. Andiamo lì, uccidiamone molti”. Queste le parole esplicitamente riportate da Woodward in relazione a una presunta telefonata intercorsa tra Trump e Mattis nell&#8217;aprile 2017 quando il presidente, guidato da un istinto emotivo dopo le immagini drammatiche del presunto attacco chimico governativo di Khan Shaikhoun – <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://formiche.net/2018/09/trump-assad-reazione-idlib/" target="_blank">non lontano da Idlib, il cuore dell’attuale battaglia assadista contro i ribelli</a>, avrebbe chiesto al Pentagono di passare alle estreme conseguenze con <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-bashar-al-assad/" target="_blank">Bashar al-Assad</a>, di &#8220;tagliare la testa al dittatore di Damasco, andando oltre il <i>must go</i> obamamiano – che aveva più che altro valore politico, per il futuro – e stracciando la sua posizione precedente&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://formiche.net/2018/09/trump-fear-woodward-mattis-assad/" target="_blank">riporta <em>Formiche</em></a>.</p>

<p>&#8220;Mattis, secondo le informazioni di Woodward&#8221;, continua l&#8217;articolo a firma di Emanuele Rossi, &#8220;chiuse la conversazione assicurando il presidente che si sarebbe subito messo al lavoro sull’assassinio di Assad, ma poi, una volta messa giù la cornetta, guardò i suoi collaboratori e disse: “Saremo molto più cauti di così, non faremo niente di tutto questo”.</p>
<p>Ignorando il comando presidenziale, Mattis avrebbe optato per dei raid punitivi. Scelta che ha evitato lo scontro con i russi, decisi a difendere Damasco, ed è apparsa al mondo come un&#8217;opzione simbolica e puramente dimostrativa. La disobbedienza del generale, che ha prevedibilmente smentito i virgolettati attribuitigli, apparirebbe in linea con la scarsa opinione di Trump che gli è accreditata, ma anche simile a una vera e propria disobbedienza prossima a sfociare in un tradimento: tradimento di un ordine sicuramente scellerato e insensato, ma che minerebbe fortemente la potestà detenuta dal presidente come comandante in capo delle forze armate statunitensi.</p>
<p>Quella di Woodward è una testimonianza affidabile?</p>
<p>Il 75enne Bob Woodward, a partire dalle storiche inchieste che svelarono lo scandalo Watergate e spinsero Richard Nixon alle dimissioni, ha inanellato grandi scoop giornalistici ma anche alcuni, importanti scivoloni, come il sostegno alle tesi dell&#8217;amministrazione<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.thenation.com/blog/173245/bob-woodwards-biggest-failure-iraq" target="_blank"> Bush prima della guerra in Iraq</a>.</p>

<p>Le principali critiche al suo lavoro, che ha portato alla produzione di 18 volumi che narrano mezzo secolo di storia americana, sono legate all&#8217;ampio uso di <strong>fonti anonime</strong> e testimoni sotto copertura per le sue inchieste. Tale precauzione è d&#8217;obbligo per comprendere anche il suo lavoro sul rapporto Trump-Mattis. Ciò che Woodward scrive può sicuramente essere condizionato dalla scelta delle fonti e letto alla luce del clima di sospetto e doppio gioco che pare regnare alla Casa Bianca, esasperato dal recente editoriale anonimo pubblicato dal <em>New York Times, </em>ma difficilmente corrisponde a un&#8217;invenzione di sana pianta. Degli screzi violenti, tra Trump e il suo principale ministro militare, devono essere effettivamente andati in scena. E il motivo è sicuramente legato all&#8217;evoluzione conosciuta dall&#8217;amministrazione a partire da metà 2017.</p>
<p>Mattis, l&#8217;ultimo sopravvissuto, seguirà McMaster e Tillerson?</p>
<p>&#8220;Mattis è sopravvissuto alla sorte toccata al Consigliere per la sicurezza nazionale <strong>Raymond McMaster</strong> e al Segretario di Stato <strong>Rex Tillerson</strong>. Scelti da Trump per la sua squadra, tutti e tre erano presto entrati nel mirino dei neoconservatori, dato che la loro inclinazione realista e pragmatica era lontana dall’agenda aggressiva di questi ultimi. Le manovre neocon avevano ottenuto l’allontanamento di McMaster e Tillerson, sostituiti con figure più in linea con i loro programmi (Bolton e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-mike-pompeo/" target="_blank">Pompeo</a>)&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://piccolenote.ilgiornale.it/37404/guerra-mattis">si legge su <em>Piccole Note</em></a>.</p>
<p>In entrambi i casi, &#8220;il licenziamento era stato anticipato da indiscrezioni tendenti a metterli in cattiva luce e in rotta col Presidente. Mattis ha tenuto duro. Ma il libro di Woodward poteva essergli fatale. Non è andata così, come da conferma pubblica di Trump. Ma anche se presumibilmente inventata di sana pianta, tanto è impossibile, la “notizia” della “rottura” Mattis-Trump ormai appartiene alla storia. E continuerà a riecheggiare&#8221;. </p>

<p>Mattis rappresenta una mosca bianca nel circolo dei consiglieri di sicurezza nazionale della Casa Bianca: ha proposto miglioramenti, ma non rotture, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.washingtonpost.com/world/national-security/mattis-who-supported-staying-in-iran-deal-holds-out-hope-of-curtailing-tehran/2018/05/09/9b2db1d2-53ac-11e8-b00a-17f9fda3859b_story.html?utm_term=.659c1a869da2" target="_blank">negli accordi sul nucleare iraniano</a>, ha più volte trattato faccia a faccia con i suoi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mattis-visita-pechino-nel-pieno-delle-tensioni-sul-mar-cinese-meridionale/" target="_blank">omologhi cinesi</a> le questioni di sicurezza che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/confronto-le-forze-armate-cina-stati-uniti/" target="_blank">dividono Washington e Pechino</a>, ha proposto un approccio ragionato alla crisi coreana e ha addirittura rappresentato a lungo l&#8217;unica voce critica delle <a href="http://blog.ucsusa.org/shana-udvardy/secretary-of-defense-james-mattis-the-lone-climate-change-soldier-in-this-administrations-cabinet" target="_blank">politiche di Trump sull&#8217;ambiente</a> all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione. Nel bene e nel male, un soldato pragmatico. Che sarebbe stato portato a vacillare nel campo del valore principale per un militare: la fedeltà. Segno che le nubi che si addensano sulla Casa Bianca sono più cupe di quanto previsto. E che Mattis potrebbe essere, veramente, un ultimo baluardo per la tenuta dell&#8217;amministrazione.</p>
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