<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giulio Andreotti Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/persone/giulio-andreotti/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/persone/giulio-andreotti</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 05 Apr 2025 10:01:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Giulio Andreotti Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/persone/giulio-andreotti</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Andreotti: 1989, quando il mondo è impazzito</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/andreotti-1989-quando-il-mondo-e-impazzito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2025 10:01:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Muro di Berlino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=463765</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La caduta del muro di Berlino e gli orrori di Gaza. Finita la Guerra Fredda, cioè l'equilibrio che Yalta aveva stabilito, tutto è impazzito</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/andreotti-1989-quando-il-mondo-e-impazzito.html">Andreotti: 1989, quando il mondo è impazzito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/F4EBFEE622A39D21FD20C23B6682B551-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ci voleva Sabina Ciuffini, la &#8220;valletta parlante&#8221; di Mike Bongiorno ai tempi di Rischiatutto, per aprire una finestra sul passato che spiega il presente. Non ha solo lavorato per la Tv, ha raccontato al programma &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=3XazEX38Hgc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La volta buona</a>&#8220;, avendo realizzato anche una serie di interviste a grandi personaggi per Sorrisi e canzoni Tv, tra questi il presidente del Consiglio <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html">Giulio Andreotti.</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La profezia di Andreotti</h2>



<p>Ricorda, di quell&#8217;intervista, quando Andreotti a un certo punto la prese da parte e le spiegò il &#8220;futuro&#8221;. Le chiese, tra l&#8217;altro, se stesse festeggiando per la caduta del Muro di Berlino e, alla risposta positiva, replicò che &#8220;purtroppo con la caduta del Muro di Berlino succederanno delle cose gravi, perché in questo momento stiamo tenendo le cose in equilibrio e con la caduta del Muro di Berlino si riuniranno le due Germanie, si farà l&#8217;Europa Unita&#8230; potrebbe diventare una catastrofe&#8221;.</p>



<p>E, al ricordo lontano, di un tempo in cui i politici erano lungimiranti, la Ciuffini aggiunge la constatazione presente della catastrofe annunciata allora, con i venti di guerra che spirano violenti sul mondo. E tra le guerre citate dalla Ciuffini, quella di Gaza, con tutte quelle inaccettabili morti bambine, che si sommano a tante altre barbarie, non ultima la recente uccisione deliberata di 15 operatori sanitari, ritrovati poi sepolti in una fossa comune (<a href="https://www.nytimes.com/2025/04/02/world/middleeast/gaza-aid-workers-gunshot-wounds.html">NYtimes</a>).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.nytimes.com/2025/04/02/world/middleeast/gaza-aid-workers-gunshot-wounds.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-NYT-2-1024x460.jpg" alt="Some Aid Workers Killed in Gaza Were Shot Multiple Times, Officials Say" class="wp-image-75614"/></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gaza e la Grande Israele</h2>



<p>Un collegamento forse involontario, quello tra il crollo del Muro e l&#8217;attuale massacro di Gaza, ma che non suona affatto arbitrario. Ne accennava, al tempo, Augusto del Noce, in uno scritto che abbiamo proposto per <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/sogno-netanyahu-israele-potenza-globale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piccolenote</a> e che riproponiamo (repetita iuvant).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.piccolenote.it/mondo/sogno-netanyahu-israele-potenza-globale"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-PN-3-1024x390.jpg" alt="" class="wp-image-75616"/></a></figure>



<p>Nel lontano 13 agosto 1982 Augusto del Noce accennava al “martirio dei palestinesi” nell’ambito della cosiddetta guerra civile libanese e commentava: “Pensiero della mia passeggiata: l’idea della terza superpotenza, lo Stato d’Israele, con diritto di giustizia diretto contro tutti gli altri elementi di altri Stati che giudicherà anti israeliani o antisemiti (la distinzione non è valida per gli israeliani). <strong>Questo muta il panorama della politica internazionale, vanificando i termini di guerra fredda e di distensione</strong> […]”.</p>



<p>Il 15 agosto aggiungeva: “Ho l’impressione che due giorni di tregua del bombardamento di Beirut siano stati sufficienti per addormentare il sentimento di orrore per quello che gli israeliani hanno fatto. Anche l’uso della parola genocidio sarà sfuggito, nei prossimi giorni, come banale. Gli israeliani avranno liquidato i palestinesi, con la gratitudine degli occidentali; anche se per ora dovranno mettere da parte il sogno della superpotenza” (appunti riportati in &#8220;Cristianità e Laicità”, Giuffrè, 1998).</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;orrore</h2>



<p>Il neretto è nostro e serve a sottolineare come, finita la Guerra Fredda, cioè l&#8217;equilibrio che nonostante tutto Yalta aveva stabilito nel mondo, tutto è impazzito e nessuno sembra più poter frenare la macchina da guerra israeliana nella sua spinta ad ascendere al rango di potenza globale (vedi <a href="https://www.jpost.com/israel-news/netanyahu-were-turning-israel-into-a-world-power-582159" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jerusalem Post</a>), che poi è la vera posta in gioco dell&#8217;attuale conflittualità mediorientale.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.jpost.com/israel-news/netanyahu-were-turning-israel-into-a-world-power-582159"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A3-JP-2-1024x369.jpg" alt="Netanyahu: We’re turning Israel into a world power" class="wp-image-75619"/></a></figure>



<p>Una spinta che sottende anche le pressioni per eliminare l&#8217;Iran trascinando gli Stati Uniti in una guerra disastrosa per il mondo intero, obiettivo che nelle intenzioni dei suoi fautori suggellerebbe il trionfo di Tel Aviv sugli antagonisti regionali e consegnerebbe l&#8217;intero Medio oriente, cioè il Centro del mondo, alla Grande Israele.</p>



<p>Poche e isolate le voci di conforto in mezzo a tanto orrore, che pure esistono ed esistono anche in Israele. Così concludiamo riportando la parte finale dell&#8217;editoriale di <a href="https://www.haaretz.com/opinion/editorial/2025-04-01/ty-article-opinion/israelis-will-have-to-look-in-the-mirror-and-see-the-gaza-atrocities-committed-in-our-name/00000195-f2e1-ddf6-a7f5-f2eb57c90000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a> del 2 aprile, dedicato appunto all&#8217;assassinio dei quindici operatori sanitari di Gaza, ultimi degli oltre 1.500 operatori sanitari uccisi in questa guerra (<a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/over-1-500-humanitarian-workers-killed-since-start-of-israel-s-war-on-gaza-media-office/3524966" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anadolu</a>).</p>



<p>&#8220;Anche se questo governo vorrebbe che la guerra proseguisse per sempre &#8211; scrive Haaretz &#8211; un giorno finirà. E quel giorno, l&#8217;IDF e la società israeliana nel suo insieme saranno costrette a guardarsi allo specchio e ad accettare la consapevolezza che queste atrocità sono state commesse in nostro nome&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/andreotti-1989-quando-il-mondo-e-impazzito.html">Andreotti: 1989, quando il mondo è impazzito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Meloni in Libano: una visita coraggiosa che deve produrre decisioni concrete</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/meloni-in-libano-una-visita-coraggiosa-che-deve-produrre-decisioni-concrete.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 03:43:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=441023</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-600x319.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-1024x544.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-768x408.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-1536x816.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Meloni in Libano: una visita coraggiosa che non deve restare un caso isolato. Gli scenari della premier nel Paese dei Cedri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/meloni-in-libano-una-visita-coraggiosa-che-deve-produrre-decisioni-concrete.html">Meloni in Libano: una visita coraggiosa che deve produrre decisioni concrete</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-600x319.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-1024x544.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-768x408.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017194022131_6349fb9776d4e08722d972a42e2ffce9-e1729186862253-1536x816.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La missione diplomatica di <strong>Giorgia Meloni</strong> in <strong>Libano</strong> si preannuncia come una visita politica importante e tutt&#8217;altro che scontata. Le cui ricadute dovranno però essere pesate in termini concreti. Meloni oggi toccherà Aqaba, in Giordania, dove incontrerà Re Abdallah II, importante interlocutore dell&#8217;<strong>Italia</strong> nella regione, per poi giungere a <strong>Beirut</strong> per incontrare il Primo Ministro libanese, <strong>Najib Mikati</strong>, e &nbsp;il Presidente dell&#8217;Assemblea nazionale del Paese dei Cedri, <strong>Nabih Berri.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La missione di Meloni in Libano</h2>



<p>Due tappe e tre incontri per un viaggio sicuramente coraggioso, che porterà la presidente del Consiglio in una città diventata a tutti gli effetti un <strong>teatro di guerra. Sarà la prima visita di un leader europeo e del G7 in Libano</strong> dall&#8217;inizio dell&#8217;escalation tra <strong>Israele e Hezbollah</strong>, culminata nell&#8217;invasione del Paese dei Cedri da parte dell&#8217;Israel Defense Force, e il primo viaggio di un <strong>capo del governo in carica nella storia repubblicana in un teatro bellico</strong> non controllato da forze legate ai Paesi della Nato o, in generale, occidentali. In cui, anzi, le <strong>truppe italiane <a href="https://it.insideover.com/guerra/unifil-si-ritiri-adesso-netanyahu-minaccia-anche-lonu.html">inquadrate nel contingente Unifil</a></strong>, che opera a Sud di Beirut insieme con i contingenti di alterazioni, sono state cannoneggiate più volte da Israele, che ha <strong>chiesto il ritiro dei caschi blu, ricevendo una risposta negativa</strong> e la netta reazione del Governo di Roma.</p>



<p>Ebbene, dopo il confronto politico a distanza, è arrivata l&#8217;ora della concretezza. E una prova importante per la diplomazia italiana che, in virtù della proiezione garantita da Unifil, del suo ruolo nel Mediterraneo e dell&#8217;interesse alla stabilità regionale, <a href="https://it.insideover.com/politica/7-ottobre-un-anno-dopo-litalia-e-il-suo-governo-alla-prova-della-guerra-di-gaza.html">oltre che della <strong>sostanziale equidistanza</strong></a><strong> </strong>mostrata in un anno di <strong>guerra di Gaza, </strong>può e deve esprimere un <strong>ruolo costruttivo per il futuro del Libano. E dunque per quello del Medio Oriente</strong>. Sostenere le fragili istituzioni libanesi, garantire il rispetto della comunità internazionale, fissare linee rosse per Israele: queste devono essere le strategie politiche con cui l&#8217;Italia può positivamente <strong>mostrare bandiera in Libano</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impegno per la stabilità e il futuro di Unifil</h2>



<p>In quest&#8217;ottica, non è da sottovalutare il fatto che Meloni giunge in Libano da presidente di turno, uscente, del G7, in una fase critica seguita al rischio creato da Israele di incrinare i rapporti con uno dei Paesi dell&#8217;Europa occidentale maggiormente propensi a fare da <strong>pontiere nella regione</strong>. L&#8217;Italia può prendersi le proprie responsabilità nel Mediterraneo, in un quadrante geopolitico critico per gli interessi nazionali, tra rotte energetiche e commerciali e l&#8217;impegno a operare in contrasto a ogni escalation bellica e minaccia terroristica. <strong>Stabilità è la parola d&#8217;ordine</strong> e, in quest&#8217;ottica, per Meloni è innanzitutto importante esserci: <strong>incontrare le istituzioni libanesi significa legittimarle</strong>, significa dare loro respiro e permettere di contribuire a una almeno temporanea unità, mentre Benjamin Netanyahu soffia sul fuoco del conflitto settario e bombarda, assieme a Hezbollah, i civili del Paese.</p>



<p>Per difendere Unifil, l&#8217;impegno di Roma, la comunità internazionale e la sua azione è doveroso ricordare che quel Libano Stato sovrano, indicato come primo attuatore della <strong>Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, datata 2006, esiste ed è un attore reale</strong> e non vive solo sulla carta. Pena aprire la strada a quella &#8220;guerra di tutti contro tutti&#8221; che,<a href="https://it.insideover.com/guerra/senza-unifil-in-libano-si-rischia-la-guerra-di-tutti-contro-tutti-parla-il-generale-camporini.html"> come ha detto l&#8217;ex capo di Stato Maggiore <strong>Vincenzo Camporini,</strong> potrebbe </a>essere la conseguenza di un collasso della missione e di un disimpegno della comunità internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Consiglio Europeo, un&#8217;occasione mancata?</h2>



<p>La visita di Meloni è coraggiosa. E proprio per questo motivo sarebbe stato forse politicamente più pragmatico <strong>mettere il Libano e la sua stabilità, </strong>assieme al tema del conflitto mediorientale nel suo complesso, al centro della <strong>recente sessione del Consiglio Europeo.</strong> Meloni ha riunito invece i leader più duri contro l&#8217;immigrazione clandestina per dare a questo dossier, elettoralmente pregnante ma politicamente e strategicamente secondario, il ruolo centrale nel summit dei capi di Stato e di governo europei. Sarebbe stato auspicabile un asse con<a href="https://it.insideover.com/politica/macron-e-lo-scontro-con-netanyahu-dopo-lafrica-la-francia-non-puo-perdere-anche-il-libano.html"> <strong>Emmanuel Macron</strong></a><strong> e Pedro </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/tra-europa-e-mediterraneo-la-grande-strategia-di-pedro-sanchez.html"><strong>Sanchez</strong> per mettere</a> la <strong>Germania di Olaf Scholz</strong> e la presidente tedesca della Commissione Ue, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, di fronte alle responsabilità della loro eccessiva tolleranza nel sostegno a Israele.</p>



<p>Una manovra che avrebbe avuto più senso, in termini di grande politica, di un <strong>asse con Viktor Orban</strong>, che governa un&#8217;Ungheria lontanissima dal Mediterraneo, sugli hotspot esterni per i migranti. <strong>Ma il clima politico europeo, assai diviso su molti dossier</strong>, e l&#8217;oggettiva difficoltà di molti attori, come la Francia di Macron, nel trovare una linea precisa sul dossier Libano e sui rapporti con Israele contribuiscono a rendere difficile questo processo.</p>



<p> Del resto, Meloni avrà successo se saprà fare scuola. Se darà una linea politica chiara ad altri Paesi per mostrare, esplicitamente, il sostegno a Beirut e alla sua integrità territoriale. <a href="https://it.insideover.com/politica/spagna-sulla-palestina-sanchez-ha-vinto-la-sua-scommessa.html">La Spagna di Sanchez </a>ha illustrato le sue linee rosse a Israele riconoscendo la Palestina. L&#8217;Italia può farlo <strong>garantendo l&#8217;integrità territoriale libanese</strong>: sarebbe un messaggio dirompente, soprattutto perché lanciato da un Paese governato da una coalizione a guida conservatrice, sulla carta dunque ideologicamente vicina al Likud di Benjamin Netanyahu. Il quale spera nella vittoria di un altro conservatore, Donald Trump, alle elezioni presidenziali Usa per avere un sostanziale <strong>semaforo verde a un&#8217;ulteriore spinta militare in Medio Oriente</strong>. Meloni, in sostanza, dovrà dare inizio a un percorso e non fare della sua visita un caso isolato. In quest&#8217;ottica, il valore regionale della visita è garantito anche dall&#8217;incontro col re giordano, che consentirà a Meloni di avere informazioni di prima mano sulla continua e indelebile crisi di Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esempio di Andreotti e Craxi</h2>



<p>L&#8217;Italia può agire costruttivamente: in passato, in Libano, ha già dimostrato di poterlo fare. Lo ha ricordato <a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ex-presidente-del-libano-gemayel-parla-di-andreotti">nel 2013 parlando con <em>Avvenire </em></a>l’ex presidente libanese Amin Gemayel in occasione della morte di <strong>Giulio Andreotti, ricordando i tempi in cui il Divo era ministro degli Esteri</strong>. Gemayel ricordò l&#8217;arrivo di Andreotti in Libano nel 1982, poco dopo la sua elezione a valle di un sanguinoso conflitto scatenato dalla brutale invasione israeliana: &#8220;Alla mia elezione, l’aeroporto di Beirut era ancora chiuso al traffico e Andreotti ha dovuto atterrare a Cipro, per raggiungere poi il Libano a bordo di un elicottero militare&#8221;. Un contesto che ricorda molto quello attuale. </p>



<p>Gemayel sottolineò poi come Andreotti e il futuro presidente del Consiglio <strong>Bettino </strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/italia-sovrana-di-bettino-craxi.html"><strong>Craxi</strong> </a>seppero vedere lucidamente il ruolo dell&#8217;Italia per pacificare Libano e Palestina: &#8220;L’Italia, grazie al duo<a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html"> Andreotti-</a>Craxi, si era mossa per creare le premesse alla normalizzazione del nostro Paese non solo favorendo la riconciliazione tra i libanesi, ma lavorando anche al riavvicinamento tra noi e i palestinesi&#8221;. Il tutto senza sacrificare i rapporti coi palestinesi. Essere ponte, ieri come oggi, è l&#8217;obiettivo italiano. Ponte per la stabilità nel Libano; ponte per una concordia che sembra lontana in Medio Oriente; ponte perché altri Paesi seguano l&#8217;esempio.</p>



<p>Certo, Andreotti e Craxi avrebbero pensato meno a barchini, barconi e scafisti alla vigilia di una visita tanto significativa. Ma il tempo di questi statisti è passato e, ad oggi, non tornerà: dunque ci limitiamo a constatare l&#8217;esistente e a segnalare il valore di un passaggio che l&#8217;Italia compie in anticipo rispetto al resto dell&#8217;Occidente. <strong>Meloni porta il peso di una grande responsabilità nella sua visita</strong>: e dai fatti concreti la giudicheremo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/meloni-in-libano-una-visita-coraggiosa-che-deve-produrre-decisioni-concrete.html">Meloni in Libano: una visita coraggiosa che deve produrre decisioni concrete</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mino Pecorelli: a 45 anni dall&#8217;omicidio tante domande e nessuna risposta</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/mino-pecorelli-45-anni-fa-lomicidio-di-un-giornalista-di-razza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2024 06:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[P2]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=416388</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="904" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-600x452.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-1024x771.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-768x579.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Quattro colpi di pistola sparati attraverso il finestrino della sua automobile. Il primo sulla bocca, quasi a volergliela simbolicamente chiudere per sempre. Muore così Carmine, da tutti chiamato Mino Pecorelli. Era la sera del 20 marzo 1979 e da quel giorno, quando in via Orazio, nel quartiere Prati di Roma, echeggiano le quattro esplosioni, il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mino-pecorelli-45-anni-fa-lomicidio-di-un-giornalista-di-razza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mino-pecorelli-45-anni-fa-lomicidio-di-un-giornalista-di-razza.html">Mino Pecorelli: a 45 anni dall&#8217;omicidio tante domande e nessuna risposta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="904" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-600x452.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-1024x771.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-768x579.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Quattro colpi di pistola sparati attraverso il finestrino della sua automobile. Il primo sulla bocca, quasi a volergliela simbolicamente chiudere per sempre. Muore così Carmine, da tutti chiamato Mino Pecorelli. Era la sera del 20 marzo 1979 e da quel giorno, quando in via Orazio, nel quartiere Prati di Roma, echeggiano le quattro esplosioni, il suo nome entra nell’olimpo dei <strong>misteri italiani</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli esordi </strong></h2>



<p>Mino Pecorelli era un giornalista di razza. Fondatore di Osservatorio politico, meglio conosciuto come <strong>Op</strong>, prima agenzia di stampa e poi settimanale, Pecorelli si era fatto largo nel mondo dell’informazione a spallate. A sedici anni<strong> combatte contro i nazisti a <a href="https://it.insideover.com/storia/montecassino-44-silenzio-e-memoria-nellabbazia-martire-della-guerra.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Montecassino</a></strong>, inquadrato nelle formazioni dell’esercito polacco; laureatosi poi in giurisprudenza, comincia a muovere i primi passi nella zona grigia della Capitale d’Italia come avvocato specializzato in diritto fallimentare. Il primo approccio con l’ambiente dell’informazione avviene quando diventa capo ufficio stampa del deputato e più volte ministro della Democrazia cristiana Fiorentino Sullo, ma il vero salto avviene con il suo ingresso prima come collaboratore, poi come socio dell’editore, a <strong>Nuovo Mondo d’Oggi</strong>, rivista specializzata in retroscena di potere che, nell’ottobre del 1968, venne chiusa previo accordo con <strong>Federico Umberto D’Amato</strong>, il potente direttore dell’<strong>Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno</strong>. Questa battuta d’arresto costituì per Pecorelli il trampolino di lancio. Pochi giorni dopo la fine di Nuovo Mondo d’Oggi, il 22 ottobre 1968 fondò la testata che lo rese celebre: Op.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le ombre sul suo conto</strong></h2>



<p>Nell’arco di poco più di un decennio, tra mille problemi di natura economica che più volte portano Op sull’orlo della chiusura, Mino Pecorelli segna alcune pagine di giornalismo che resteranno nella storia. I suoi sono scoop che attingono a informazioni di prima mano, le sue erano <strong>fonti formidabili</strong>, spesso inserite in ruoli chiave o apicali delle sedi che contano: <strong>politica, servizi segreti, massoneria, ambiente militare</strong>. Per decenni, dopo la sua morte, il suo nome è stato infangato da un sostantivo: ricattatore. Tanti giornalisti deprecarono i metodi di Pecorelli, arrivando a dire che, in fondo, quella fine se l’era cercata. Gli stessi giornalisti che cannibalizzarono il suo lavoro, che utilizzarono le stesse sue fonti, che in molti casi applicarono un metodo giornalistico ancora più spregiudicato. Solamente nel 2019 la FNSI, Federazione Nazionale Stampa Italiana, ha messo ufficialmente fine a questa narrazione distorta, diventando insieme alla sorella del giornalista ucciso, Rosita Pecorelli, parte civile nell’ambito dell’inchiesta aperta a Roma dal pm Erminio Amelio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il maestro del giornalismo d&#8217;assalto</strong></h2>



<p>Nonostante questo impulso, scaturito da una possibile nuova pista investigativa che portava agli ambienti di <strong>Avanguardia Nazionale</strong>, a distanza cinque anni, nell’anniversario dei<strong> 45 anni dall’uccisione</strong> di Pecorelli, la verità sembra destinata a restare nelle nebbie che avvolgono ancora troppi misteri italiani. Gli stessi misteri su cui Mino indagava senza freni, talvolta prestandosi al gioco di un qualche potente da cui poi si sbrigliava e che, spesso, restava a sua volta “vittima” di un giornalismo d’assalto, che toccava il cuore del vero potere senza guanti.</p>



<p>Dalla massoneria in Vaticano al <strong>caso Moro</strong>, dal <strong>Golpe Borghese</strong>, al dossier Mi.Fo.Biali e lo<strong> scandalo petroli</strong>, passando per il caso Sindona. Mino <strong>Pecorelli faceva lo slalom tra i fili dell’alta tensione</strong> e, a distanza di tanto tempo, capire da quale di questi fili è rimasto fulminato non è impresa semplice. Negli anni i nomi accostati al delitto sono stati tanti, tutti pesantissimi. Pecorelli aveva pestato i piedi a tanti: da<strong> Licio Gelli</strong> ai fratelli Claudio e Wilfredo Vitalone, rispettivamente magistrato e avvocato; da Vito Miceli, direttore del Sisde, a Giovanni Leone, presidente della Repubblica. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Divo e il giornalista</strong></h2>



<p>Certamente il nome più celebre accostato a quello del giornalista è quello di<a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>Giulio Andreotti</strong>,</a> più volte ospitato tra le pagine di Op e a lungo indagato e processato in quanto <strong>presunto mandante dell’omicidio</strong>. Andreotti verrà assolto per non aver commesso il fatto – insieme a tutti gli altri indagati (tra cui <strong>Massimo Carminati</strong>, Gaetano Badalamenti, <strong>Pippo Calò</strong>) – nel 1999. Il 17 novembre 2002, però, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia lo condannò insieme al boss di Cosa nostra Badalamenti a 24 anni di carcere, condanna annullata senza rinvio l’anno successivo, il 30 ottobre 2003.</p>



<p>Un rapporto sicuramente particolare, quello tra Pecorelli e Andreotti che, seppur da posizioni molto distanti, non veniva meno a un certo spirito cavalleresco. È noto – e raccontato anche da Rosita Pecorelli – che i due si scambiassero consigli su come alleviare le feroci emicranie che affliggevano entrambi.</p>



<p>Al di là dell’aneddotica, un fatto è certo: a giovare dalla morte di Pecorelli sono stati in molti. E se i colleghi fecero a gara dopo l’uccisione per dire che non lo conoscevano e con lui non avevano avuto nulla a che fare, di lui hanno parlato invece molti pentiti della <strong>Banda della Magliana</strong>, tra cui <strong>Maurizio Abbatino</strong>, <strong>Antonio Mancini</strong>, Fabiola Moretti, Vittorio Carnovale. Tutti più o meno concordi del dire che Pecorelli è stato ucciso perché dava fastidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;enigma di Tony Chichiarelli</strong></h2>



<p>L’unico, forse, che su Pecorelli avrebbe potuto dire esattamente quanto era accaduto è un altro personaggio enigmatico, che verrà ucciso da misteriosi killer nel 1984: <strong>Antonio – Tony – Chichiarelli</strong>. Rapinatore, abile falsario, vicino ad ambienti dell’estrema sinistra così come a quelli dell’estrema destra, amico di Danilo Abbruciati e Franco Giuseppucci, entrambi boss della Banda della Magliana, contiguo ad ambienti più o meno riconducibili ai servizi segreti. Chichiarelli venne visto da Franca Mangiavacca, collaboratrice e compagna di Pecorelli, nei pressi della redazione di Op, sita in Via Tacito 90, la via parallela a quella in cui il giornalista fu ucciso, in due occasioni nei giorni precedenti all’agguato. Sempre Chichiarelli, il giorno dopo l’omicidio, il 21 marzo del 1979, fece ritrovare all’interno di un taxi un borsello al cui interno, tra le varie cose, c’era un’inquietante scheda in cui si riportava il resoconto di un pedinamento effettuato in preparazione dell’omicidio. Probabilmente, come il resto del contenuto di quel borsello, un messaggio ben preciso rivolto a chi aveva orecchie per sentire.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Pecorelli e la P2</strong></h2>



<p>Tra le tante leggende che come gramigna sono cresciute intorno a questo caso, anche quella del rapporto di Pecorelli con la massoneria e, nello specifico, con la <strong>P2</strong>, cui si sarebbe iscritto (in casa sua venne ritrovata la tessera e il suo nome comparirà nel 1981 nelle famose liste di Castiglion Fibocchi). C’è però un dettaglio raccontato dal figlio di Mino, Stefano Pecorelli, oggi residente in Sudafrica, che il giorno dopo l’omicidio si recò in casa del padre, trovandola letteralmente <strong>devastata dal passaggio degli investigatori</strong> guidati dal pm Domenico Sica. Si è sempre detto che in casa di Pecorelli vennero ritrovati i <strong>paramenti massonici</strong>, dal grembiule agli immancabili guanti bianchi. È vero. Ma è il modo in cui furono trovati a lasciare perplessi: in mezzo al pandemonio di una casa rivoltata come un calzino, stando al ricordo di Stefano, l’unico cassetto rimasto intatto, con il contenuto ordinatamente piegato al suo interno, era proprio quello contenente i paramenti di cui si è sempre parlato. Il che suggerirebbe una sorta di messaggio neanche troppo velato.</p>



<p>In conclusione, quello che auspichiamo, soprattutto per soddisfare la fame di verità che da 45 anni attanaglia la sorella Rosita e il figlio Stefano, è che mosso da un rigurgito di coscienza qualcuno possa finalmente dire e, soprattutto, dimostrare come siano davvero andate le cose. Una speranza piuttosto debole, a dirla tutta, ma senza la quale dovremmo arrenderci al fatto quello di Mino Pecorelli resterà per sempre un caso irrisolto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mino-pecorelli-45-anni-fa-lomicidio-di-un-giornalista-di-razza.html">Mino Pecorelli: a 45 anni dall&#8217;omicidio tante domande e nessuna risposta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia sovrana di Bettino Craxi</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/italia-sovrana-di-bettino-craxi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Oct 2021 18:03:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=schede&#038;p=330182</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1341" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-1024x715.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-768x536.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-1536x1073.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-2048x1430.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell&#8217;Europa degli Anni Ottanta e nell&#8217;Italia della Prima Repubblica la figura di Bettino Craxi è tra quelle che hanno attratto giudizi più complessi, in larga misura divisivi e mai definitivi per quanto riguarda l&#8217;effettivo giudizio storico sull&#8217;uomo e del politico. Vi è però un campo su cui tutte le analisi sullo statista milanese concordano: la natura originale e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/italia-sovrana-di-bettino-craxi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/italia-sovrana-di-bettino-craxi.html">L&#8217;Italia sovrana di Bettino Craxi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1341" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-1024x715.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-768x536.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-1536x1073.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/craxi-la-presse-2048x1430.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nell&#8217;Europa degli Anni Ottanta e nell&#8217;Italia della <strong>Prima Repubblica </strong>la figura di <strong>Bettino Craxi </strong>è tra quelle che hanno attratto giudizi più complessi, in larga misura divisivi e mai definitivi per quanto riguarda l&#8217;effettivo giudizio storico sull&#8217;uomo e del politico. Vi è però un campo su cui tutte le analisi sullo statista milanese concordano: la natura originale e approfondita della politica estera dell&#8217;era in cui Craxi era a capo del governo italiano è giudicata essere alla base di una delle fasi di maggiore <a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html" target="_blank" rel="noopener">dinamismo della diplomazia della Prima Repubblica.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/italia-sovrana-di-bettino-craxi.html">L&#8217;Italia sovrana di Bettino Craxi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La diplomazia globale della Prima Repubblica</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/storia/la-diplomazia-globale-della-prima-repubblica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Oct 2021 17:51:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=schede&#038;p=329543</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-300x230.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-1024x785.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-768x589.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-1536x1177.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-2048x1570.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Solo negli ultimi decenni il concetto di globalizzazione è stato pienamente sdoganato nel contesto dell&#8217;analisi politologica e strategica, ma di fatto lungo l&#8217;intero arco del periodo post Seconda guerra mondiale l&#8217;interconnessione tra scenari di diverse aree geografiche è andata rafforzandosi. Fino all&#8217;ascesa della globalizzazione commerciale prima e delle nuove tecnologie digitali poi questa percezione è stata però &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/la-diplomazia-globale-della-prima-repubblica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/la-diplomazia-globale-della-prima-repubblica.html">La diplomazia globale della Prima Repubblica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-300x230.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-1024x785.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-768x589.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-1536x1177.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/fanfani-moro-la-presse-2048x1570.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Solo negli ultimi decenni il concetto di <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/la-globalizzazione-esiste-ancora.html" target="_blank" rel="noopener">globalizzazione</a> </strong>è stato pienamente sdoganato nel contesto dell&#8217;analisi politologica e strategica, ma di fatto lungo l&#8217;intero arco del periodo post Seconda guerra mondiale l&#8217;interconnessione tra scenari di diverse aree geografiche è andata rafforzandosi. Fino all&#8217;ascesa della globalizzazione commerciale prima e delle nuove tecnologie digitali poi questa percezione è stata però ridotta. L&#8217;<strong>Italia </strong>della Prima Repubblica è stata, in tal senso, un esempio in controtendenza: dopo <a href="https://it.insideover.com/storia-2/la-lezione-di-de-gasperi-per-litalia-dellera-draghi.html" target="_blank" rel="noopener">che Alcide De Gasperi</a> e i suoi governi ebbero plasmato le linee guida del collocamento di Roma nel campo euroatlantico i governi a guida democristiana alternatisi nel primo trentennio dell&#8217;era repubblicana hanno promosso, complice il ruolo di apparati lungimiranti, una diplomazia originale in grado di capire anzitempo il valore strategico di scenari lontani dai confini nazionali e di teatri destinati ad essere via via sempre più rilevanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/la-diplomazia-globale-della-prima-repubblica.html">La diplomazia globale della Prima Repubblica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dagli economisti ai virologi: viaggio nella crisi dei &#8220;competenti&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/dagli-economisti-ai-virologi-viaggio-nella-crisi-dei-competenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2021 08:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=321652</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Su una scala ancora più ampia rispetto al recente passato, l&#8217;anno della pandemia di Covid-19 ha imposto una mediatizzazione e un&#8217;enorme concentrazione di attenzione su precise categorie tecnico-professionali, in questo caso quelle dell&#8217;ambito medico e in particolare delle discipline legate alla virologia. In ogni Paese virologi e medici di simile professionalizzazione sono diventati centrali nel dibattito pubblico, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/dagli-economisti-ai-virologi-viaggio-nella-crisi-dei-competenti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/dagli-economisti-ai-virologi-viaggio-nella-crisi-dei-competenti.html">Dagli economisti ai virologi: viaggio nella crisi dei &#8220;competenti&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Su una scala ancora più ampia rispetto al recente passato, l&#8217;anno della <strong>pandemia di Covid-19 </strong>ha imposto una mediatizzazione e un&#8217;enorme concentrazione di attenzione su precise categorie tecnico-professionali, in questo caso quelle dell&#8217;ambito medico e in particolare delle discipline legate alla virologia. In ogni Paese virologi e medici di simile professionalizzazione sono diventati centrali nel dibattito pubblico, i loro volti un&#8217;abitudine per i lettori dei giornali e i telespettatori dei talk show e delle tribune, le loro dichiarazioni un tema di discussione politico. Tanto che in Italia non è mancata l&#8217;antica e a tratti stucchevole tendenza a dividerne il campo in termini di appartenenza partigiana tra virologi &#8220;di sinistra&#8221;, partigiani delle chiusure più dure e soprattutto della linea adottata dall&#8217;ex governo Conte II (per i loro critici, interpreti di un presunto metodo &#8220;comunista&#8221;) e virologi &#8220;di destra&#8221; che perorano una strategia di contenimento del Covid in grado di conciliare libertà individuali e prevenzione sanitaria (accusati di &#8220;antiscientismo&#8221; da un fallace dibattito mediatico).</p>
<p>Non è la prima volta che succede negli anni della <strong>globalizzazione</strong>, che nell&#8217;ultimo trentennio si è caratterizzata come un continuo accumularsi di <strong>emergenze </strong>per i Paesi occidentali, i quali hanno avuto nella pandemia il loro definitivo big bang. L&#8217;emergenza economica, l&#8217;emergenza immigrazione, l&#8217;emergenza terrorismo e l&#8217;emergenza sociale hanno assunto, in diversi periodi, un ruolo chiave su scala nazionale o globale, portando di conseguenza gli <strong>esperti </strong>ad assumere visibilità e centralità nel dibattito pubblico.</p>
<p>Prima del Covid-19, l&#8217;apoteosi di questo fenomeno si ebbe in occasione degli anni della <strong>Grande Recessione </strong>e della crisi economica globale che, a più riprese, dal 2007-2008 allo scoppio del terremoto europeo sui debiti sovrani (2010-2012) perturbò le economie avanzate provocando smottamenti sistemici che in diversi Paesi, come ad esempio l&#8217;Italia, mai tornata ai livelli di Pil pre-crisi, si sono fatti sentire duramente. Allora furono chiamati in causa gli <strong>economisti</strong>, che si moltiplicarono nei salotti televisivi, sui giornali, in libreria, arrivando a ricoprire cariche apicali in diversi esecutivi e, in Italia, addirittura la carica di premier con <strong>Mario Monti</strong>. L&#8217;accentuazione della visibilità degli economisti, come quella dei virologi di oggi, portò con se sul medio-lungo periodo un fenomeno tipico dei nostri tempi che è quello della <strong>crisi della competenza</strong>.</p>
<p>Se oggi il dibattito tra medici non fa altro che aumentare, troppo spesso, la confusione sul tema Covid, le opinioni contrastanti tra loro si rincorrono in un tourbillon confuso e si giunge a conclusioni affrettate con troppa superficialità, presentando come oggettive prove non peer-reviewed. Negli scorsi anni, gli economisti che non erano riusciti a prevedere i palesi <strong>venti di crisi </strong>che soffiavano sull&#8217;Occidente, non mancavano di presentare come soluzione quelle ricette (tagli alla spesa pubblica, austerità, disciplina di bilancio) che la crisi l&#8217;avevano favorita, ma la cui difesa aveva garantito loro un&#8217;ascesa sociale, professionale, politica. Dimostrandosi tanto impreparati nel leggere i segni dei tempi in passato quanto spiazzati dall&#8217;accelerare delle tempeste economiche durante il loro sdoganamento.</p>
<h2>La crisi della competenza</h2>
<p>La crisi della competenza, intendiamoci, non va associata nella stragrande maggioranza dei casi a un&#8217;impreparazione o a un&#8217;esplicita malafede da parte degli esperti chiamati in causa. O, nei casi limite, non solo. Ad andare in crisi è il costrutto sociale che vede le emergenze affidate, volta per volta, al consiglio e all&#8217;ausilio di categorie professionali &#8220;tecniche&#8221; ritenute oggettivamente in grado di padroneggiare le discipline. Nella speranza che questo procuri, a cascata, un rafforzamento delle capacità del sistema sociale e politico di affrontare le emergenze. Questo processo si è tuttavia più volte dimostrato fallace per un&#8217;ampia serie di motivi.</p>
<p>In primo luogo, ai &#8220;competenti&#8221; viene affidata <strong>un&#8217;aura salvifica </strong>che pare deresponsabilizzare completamente il peso dei decisori esterni al loro ambito senza una corrispondenza tra visibilità e autorità effettiva. Spesso i tecnici sono accademici o ex professori universitari, editorialisti o professionisti, ma non ricoprono cariche formali e il loro ruolo può e in certi casi deve fermarsi a quello del consigliere.</p>
<p>In secondo luogo, la società contemporanea è abituata a chiedere risposte, ma non a porsi le domande giuste. E in questo ha giocato un ruolo anche <strong>l&#8217;èlite culturale e accademica</strong> che ha voluto isolarsi in una <strong>torre d&#8217;avorio </strong>pretendendo, in larga misura, di distanziarsi dalla società reale, dalle comunità di riferimento creando un meccanismo entro cui  si pretende che il sapere tecnico, scientifico o professionale sia patrimonio di pochi eletti, che solo l&#8217;aver stabilizzato una determinata competenza in un preciso ambito consenta di dichiararsi chiamato in causa per parlare di tale tema. Livellando così nel dibattito pubblico la capacità di analisti, studiosi e opinione socialmente attiva di interrogarsi per poter vedere i propri dubbi risolti e, soprattutto, scrutinare effettivamente il ruolo dei tecnici.</p>
<p>Terzo punto, somma degli altri due e causa principale, è il fatto che ad aver incentivato questi meccanismi sia stata la <strong>politica </strong>in una fase in cui i partiti hanno abdicato, in Italia e nel resto d&#8217;Europa, alla loro volontà di costruire <strong>classi dirigenti </strong>all&#8217;altezza delle sfide del presente e in grado di coniugare sapere pratico e visione politica. Da un lato questo ha portato i politici e i governanti a cercare nei tecnici dapprima i salvatori e in seguito i responsabili di possibili fallimenti; dall&#8217;altro, nella politica stessa e nel dibattito pubblico si è creato un mito che vorrebbe come necessario il possesso di determinati requisiti o competenze per l&#8217;assunzione di <strong>cariche politiche</strong>. Richiesta tanto vaga quanto fallace: siamo certi che affidando, <em>ex lege, </em>il ministero degli Esteri a un diplomatico di carriera, la Sanità a un medico e la Giustizia a un magistrato la capacità di produzione di azioni e iniziative e la tenuta politica di questi dicasteri, del resto già stracolmi di tecnici nelle loro burocrazie strategiche, si valorizzerebbero? Evidentemente no. Un leader non deve essere &#8220;competente&#8221;: deve avere una solida cultura, idee precise e certamente padronanza delle dinamiche oggetto dei suoi campi d&#8217;interesse, ma è la <strong>capacità politica </strong>la prima necessità, non una data &#8220;expertise&#8221;, per usare un gergo comune nel campo dei &#8220;competenti&#8221;.</p>
<h2>Il dialogo tra politica e competenza</h2>
<p><strong><a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html" target="_blank" rel="noopener">Giulio Andreotti</a> </strong>fu sette anni ministro della Difesa (1959-1966) senza venire dai ranghi militari e, anzi, fu scartato alla visita di leva per allievi ufficiali; ricoprì la carica di ministeri economici di peso, l&#8217;Industria e le Finanze, senza aver avuto un pesante background accademico in materia. Anzi, come amava ironizzare, all&#8217;università odiava studiare &#8220;la scienza delle finanze dove ho preso il mio l&#8217;unico 18. Un voto che però non mi ha impedito di diventare proprio ministro delle finanze. Per questo, forse, non sono portato al pessimismo&#8221;. <em>Dulcis in fundo, </em>il sette volte presidente del Consiglio ebbe anche un incarico di sei anni alla Farnesina (1983-1989). In tutte queste esperienze nessuno mise mai in dubbio il fatto che Andreotti avrebbe potuto costruire il giusto mix tra conoscenze politiche ed esperienza personale e sostegno di apparati e ministeri.</p>
<p>In <strong>Regno Unito </strong>nientemeno che <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/churchill-lultimo-leone-dellimpero.html"><strong>W</strong><strong style="font-size: 1rem;">inston Churchill </strong></a><span style="font-size: 1rem;">seppe capire l&#8217;importanza di questa alchimia dopo che alcuni errori personali legati a intuizioni sbagliate (l&#8217;attacco di Gallipoli nel 1915 e il fallimento della difesa del gold standard dopo la Grande Guerra) avevano rischiato di troncarne la carriera politica. Churchill seppe guidare con tenacia lo sforzo bellico di Londra dal 1940 al 1945 costruendo una squadra che avrebbe saputo coniugare alla perfezione sapere politico e competenze tecniche. La scelta del dinamico </span><strong style="font-size: 1rem;">Lord Beaverbook,</strong><span style="font-size: 1rem;"> ex giornalista dalla mente poliedrica e uomo di grande ingegno, come ministro della produzione aeronautica nel 1940 contribuì a accelerare la difesa dalla Luftwaffe nella Battaglia d&#8217;Inghilterra; sul finire della guerra, la consulenza data a Churchill e al suo governo da </span><strong style="font-size: 1rem;"><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/lezione-keynes-austerita-pericolo-1952600.html" target="_blank" rel="noopener">John Maynard Keynes</a>, </strong><span style="font-size: 1rem;">che del premier fu forte avversario negli anni precedenti la crisi del 1929, seppe contribuire a costruire l&#8217;agenda economica che il Regno Unito, assieme agli Usa, avrebbe proposto per l&#8217;ordine post-bellico.</span></p>
<p>La <strong>tecnica, </strong>in un certo senso, è sempre politica. Ed è sbagliato ritenere le due sfere separate o illudersi che in uno dei due campi possa nascondersi una supposta oggettività. Le grandi innovazioni e progressi della storia e le grandi fasi della vita dei popoli e delle nazioni non sono mai state dovute solo all&#8217;una o all&#8217;altra fattispecie. La <strong>competenza </strong>come fattore di governo della vita pubblica è pia illusione senza un progetto politico alle spalle; la politica senza l&#8217;ausilio di un mix di conoscenze e esperienze è di fatto cieca. L&#8217;era della globalizzazione culminata nella pandemia ha portato governi e opinioni pubbliche a pensare che separare i due campi potesse essere la soluzione per risolvere le varie crisi settoriali mano a mano che esse si presentavano. La pandemia, crisi al tempo stesso sanitaria, economica, sociale, politica, ci ha insegnato che così non è. E che forse la vera emergenza è la stessa globalizzazione per come è stata strutturata: competitiva, anarchica, atomizzante. E la risposta a dilemmi del genere non può che passare per la riscoperta della politica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/dagli-economisti-ai-virologi-viaggio-nella-crisi-dei-competenti.html">Dagli economisti ai virologi: viaggio nella crisi dei &#8220;competenti&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Pira, Moro, Andreotti: la via mediterranea della Prima Repubblica</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2021 12:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=320488</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1436" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-300x224.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-1024x766.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-768x574.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-1536x1149.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-2048x1532.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Mediterraneo è stato, nella storia dell&#8217;Italia unita, a rotazione confine (nelle fasi di maggiore apertura a una strategia &#8220;continentale&#8221;), faglia (nelle fasi in cui le sue acque sono state contese), punta di lancia (per la proiezione geo-strategica del Paese) della Penisola. La Repubblica ha a lungo vissuto in una profonda ambivalenza nel suo rapporto col Grande &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html">La Pira, Moro, Andreotti: la via mediterranea della Prima Repubblica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1436" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-300x224.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-1024x766.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-768x574.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-1536x1149.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/andreotti-mori-la-presse-2048x1532.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>Mediterraneo </strong>è stato, nella storia dell&#8217;Italia unita, a rotazione confine (nelle fasi di maggiore apertura a una strategia &#8220;continentale&#8221;), faglia (nelle fasi in cui le sue acque sono state contese), punta di lancia (per la proiezione geo-strategica del Paese) della Penisola. La Repubblica ha a lungo vissuto in una profonda ambivalenza nel suo rapporto col Grande Mare. Da un lato, guardando inevitabilmente all&#8217;asse <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-nato.html" target="_blank" rel="noopener">euro-atlantico</a> come non evitabile e decisivo perno del suo posizionamento globale. Dall&#8217;altro, sentendosi destinata a proiettare influenza e operatività nel contesto mediterraneo. Per cogenti necessità (<a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html" target="_blank" rel="noopener">ad esempio gli approvvigionamenti energetici</a>), questioni securitarie e comprensibili ragioni geopolitiche: il Mediterraneo, lungi dall&#8217;essere un &#8220;lago&#8221; dell&#8217;Oceano Atlantico, era negli anni della Guerra Fredda estremamente contendibile e diviso tra potenze giovani e rampanti e grandi attori globali e, dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica, non ha perso di importanza soprattutto a causa del rilancio di Suez come hub commerciale planetario.</p>
<p>La classe dirigente della <strong>Prima Repubblica </strong>fu in tal senso conscia della necessità di consolidare una strategia mediterranea per l&#8217;Italia, elevando il Grande Mare a spazio d&#8217;elezione per l&#8217;azione degli apparati politici, diplomatici ed economici del Paese, per giocarsi con decisione i margini d&#8217;autonomia concessi nelle maglie del confronto bipolare, per aprire a una strategia in grado di normalizzare le tensioni politiche emerse tra Africa e Medio Oriente, per riannodare sulla scia dei legami storici rapporti consolidate tra le varie sponde del Mediterraneo. Libertà dei commerci, incontro di civiltà, distensione: la non subordinazione regionale che l’Italia seppe garantirsi tra gli anni Cinquanta e Sessanta fu il frutto dell’individuazione di un bacino geografico di riferimento ritenuto cruciale per i nostri interessi e di un preciso ambito strategico in cui operare un’azione originale. Convergenza di intenti che aveva la distensione regionale come Stella Polare che aprì all’Italia le porte di un dialogo completo con Paesi come <strong>Egitto, Iran, Iraq, Libia.</strong></p>
<p>Le varie &#8220;vie&#8221; con cui si costituirono le agende mediterranee della <strong>Prima Repubblica </strong>sono riassumibili seguendo la parabola politica e umana di tre figure: <strong>Giorgio La Pira, Aldo Moro, Giulio Andreotti</strong>.</p>
<p><strong>La Pira, </strong>sindaco &#8220;santo&#8221; di Firenze, politico e mistico, emblema della sinistra democristiana, fu l&#8217;artefice di un dialogo a tutto campo che volle promuovere l&#8217;incontro tra l&#8217;Italia, i Paesi del Mediterraneo e il Sud del mondo unificando il dialogo attorno al dato dell&#8217;<strong>incontro di civiltà</strong>. Il Mediterraneo per La Pira era il grande <strong>Lago di Tiberiade </strong>attorno cui nacquero e prosperarono le tre grandi religioni monoteistiche, Cristianesimo, Ebraismo e Islam, e sulle cui sponde dovevano parimenti confrontarsi le potenze del XX secolo.  La meditazione dello statista originario della Sicilia sul messaggio evangelico fornisce una motivazione in più ed un contenuto più profondo al dialogo inteso come vocazione comune dei popoli, ed in particolare di quelli che si affacciano sul Mediterraneo ed appartengono alla “triplice famiglia di Abramo” delle tre grandi religioni monoteiste. Ma La Pira era anche uomo di pensiero ed azione. La sua originale elaborazione, culminata nell&#8217;organizzazione dei <strong>Dialoghi Mediterranei </strong>a Firenze a partire dalla metà degli Anni Cinquanta, rese l&#8217;Italia una fondamentale piattaforma diplomatica e d&#8217;incontro e ne valorizzò il ruolo  nella cornice strategica del <strong>neoatlantismo</strong>, dottrina di politica estera che, nella cornice del mantenimento dei legami con gli Stati Uniti, garantiva all&#8217;Italia democristiana un grande spazio d’azione nel Mediterraneo.</p>
<p><strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/lassassinio-di-aldo-moro-e-le-sue-conseguenze.html" target="_blank" rel="noopener">Aldo Moro</a> </strong>guidò una commistione tra soft power e hard power: lo statista pugliese seppe usare con sagacia nell&#8217;agone mediterraneo gli strumenti del dialogo diretto e quelli da &#8220;retrobottega&#8221; del potere. Moro era un protagonista attivo e felpato della diplomazia mediterranea, da lui affrontata sia da presidente del Consiglio che da ministro degli Esteri, consapevole dei limiti della proiezione italiana, ma anche della centralità della sicurezza energetica, dell’importanza dell’apertura dei mercati di esportazione e del mantenimento di un equilibrio tra i fronti conflittuali della regione, in primis quello arabo-israeliano, per la <strong>sicurezza nazionale</strong>. Decisamente poco noto è il fatto che Moro seppe utilizzare, in particolare, le leve di un&#8217;intelligence personale guidata dal colonnello Stefano Giovannone, la &#8220;spia di Moro&#8221; dell&#8217;omonimo saggio di <strong>Francesco Grignetti, </strong>come strumento di conoscenza diretta dei terreni operativi del Mediterraneo e del Medio Oriente.</p>
<p><strong>Giulio Andreotti </strong>fu, al pari di Moro, premier e ministro degli Esteri. La sua azione mediterranea si concretizzò su più assi. Da un lato, attraverso un&#8217;originale e sorprendente apertura al mondo arabo di cui il Divo era profondo e interessato conoscitore. Da Hafez al-Assad a Muammar Gheddafi, erano numerosi i leader mediorientali che in Andreotti vedevano un punto di riferimento. In secondo luogo, da &#8220;amerikano&#8221; per eccellenza Andreotti fu l&#8217;uomo che potè con maggiore sicurezza e senza ambiguità costruire un dialogo a tutto campo con l&#8217;<strong>Unione Sovietica </strong>per portare, principalmente negli Anni Ottanta, al Mediterraneo la distensione tra i blocchi. Infine, da &#8220;cardinale laico&#8221; di Roma, Andreotti utilizzò spesso i suoi accessi alla <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-vaticano-un-asse-centrale-per-la-diplomazia-e-il-soft-power.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Curia del Vaticano </strong></a>e prestò parimenti diversi favori alla Santa Sede sostenendo gli sforzi diplomatici dei pontefici da lui incontrati per un&#8217;apertura al dialogo con le Chiese del Medio Oriente e le altre istituzioni politiche e religiose dell&#8217;area.</p>
<p>La Pira, Andreotti, Moro: tre figure accomunate dalla consapevolezza del Mediterraneo come area decisiva per i destini politici d&#8217;Italia. Tre maestri di politica estera tra loro diversi, ma concordi nel capire le linee guida dell&#8217;interesse nazionale italiano. Un Grande Mare che è <strong>vocazione inevitabile </strong>per Roma. Oggi più che mai chiamata all&#8217;elaborazione di un&#8217;agenda sistemica per avere nuovamente un ruolo nella definizione dei suoi equilibri. Che nei grandi della Prima Repubblica può avere dei maestri insuperabili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html">La Pira, Moro, Andreotti: la via mediterranea della Prima Repubblica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 59/407 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-07 15:15:01 by W3 Total Cache
-->