Ci voleva Sabina Ciuffini, la “valletta parlante” di Mike Bongiorno ai tempi di Rischiatutto, per aprire una finestra sul passato che spiega il presente. Non ha solo lavorato per la Tv, ha raccontato al programma “La volta buona“, avendo realizzato anche una serie di interviste a grandi personaggi per Sorrisi e canzoni Tv, tra questi il presidente del Consiglio Giulio Andreotti.
La profezia di Andreotti
Ricorda, di quell’intervista, quando Andreotti a un certo punto la prese da parte e le spiegò il “futuro”. Le chiese, tra l’altro, se stesse festeggiando per la caduta del Muro di Berlino e, alla risposta positiva, replicò che “purtroppo con la caduta del Muro di Berlino succederanno delle cose gravi, perché in questo momento stiamo tenendo le cose in equilibrio e con la caduta del Muro di Berlino si riuniranno le due Germanie, si farà l’Europa Unita… potrebbe diventare una catastrofe”.
E, al ricordo lontano, di un tempo in cui i politici erano lungimiranti, la Ciuffini aggiunge la constatazione presente della catastrofe annunciata allora, con i venti di guerra che spirano violenti sul mondo. E tra le guerre citate dalla Ciuffini, quella di Gaza, con tutte quelle inaccettabili morti bambine, che si sommano a tante altre barbarie, non ultima la recente uccisione deliberata di 15 operatori sanitari, ritrovati poi sepolti in una fossa comune (NYtimes).

Gaza e la Grande Israele
Un collegamento forse involontario, quello tra il crollo del Muro e l’attuale massacro di Gaza, ma che non suona affatto arbitrario. Ne accennava, al tempo, Augusto del Noce, in uno scritto che abbiamo proposto per Piccolenote e che riproponiamo (repetita iuvant).

Nel lontano 13 agosto 1982 Augusto del Noce accennava al “martirio dei palestinesi” nell’ambito della cosiddetta guerra civile libanese e commentava: “Pensiero della mia passeggiata: l’idea della terza superpotenza, lo Stato d’Israele, con diritto di giustizia diretto contro tutti gli altri elementi di altri Stati che giudicherà anti israeliani o antisemiti (la distinzione non è valida per gli israeliani). Questo muta il panorama della politica internazionale, vanificando i termini di guerra fredda e di distensione […]”.
Il 15 agosto aggiungeva: “Ho l’impressione che due giorni di tregua del bombardamento di Beirut siano stati sufficienti per addormentare il sentimento di orrore per quello che gli israeliani hanno fatto. Anche l’uso della parola genocidio sarà sfuggito, nei prossimi giorni, come banale. Gli israeliani avranno liquidato i palestinesi, con la gratitudine degli occidentali; anche se per ora dovranno mettere da parte il sogno della superpotenza” (appunti riportati in “Cristianità e Laicità”, Giuffrè, 1998).
L’orrore
Il neretto è nostro e serve a sottolineare come, finita la Guerra Fredda, cioè l’equilibrio che nonostante tutto Yalta aveva stabilito nel mondo, tutto è impazzito e nessuno sembra più poter frenare la macchina da guerra israeliana nella sua spinta ad ascendere al rango di potenza globale (vedi Jerusalem Post), che poi è la vera posta in gioco dell’attuale conflittualità mediorientale.

Una spinta che sottende anche le pressioni per eliminare l’Iran trascinando gli Stati Uniti in una guerra disastrosa per il mondo intero, obiettivo che nelle intenzioni dei suoi fautori suggellerebbe il trionfo di Tel Aviv sugli antagonisti regionali e consegnerebbe l’intero Medio oriente, cioè il Centro del mondo, alla Grande Israele.
Poche e isolate le voci di conforto in mezzo a tanto orrore, che pure esistono ed esistono anche in Israele. Così concludiamo riportando la parte finale dell’editoriale di Haaretz del 2 aprile, dedicato appunto all’assassinio dei quindici operatori sanitari di Gaza, ultimi degli oltre 1.500 operatori sanitari uccisi in questa guerra (Anadolu).
“Anche se questo governo vorrebbe che la guerra proseguisse per sempre – scrive Haaretz – un giorno finirà. E quel giorno, l’IDF e la società israeliana nel suo insieme saranno costrette a guardarsi allo specchio e ad accettare la consapevolezza che queste atrocità sono state commesse in nostro nome”.

