Unifil? Non se ne deve andare dal Libano. Tenere duro ora, per la missione internazionale, può significare la premessa per svolgere un ruolo attivo in futuro. Parola del generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate italiane, che con InsideOver discute i dettagli operativi della missione attaccata nella giornata del 10 ottobre da Israele, che nelle scorse settimane ha invaso il Sud del Libano per combattere i miliziani di Hezbollah, e le sue prospettive. Ricordando il ruolo fondamentale della missione come presidio della comunità internazionale in Libano.
Generale, quali sono le regole d’ingaggio della missione Unifil?
Le regole d’ingaggio di Unifil sono e restano quelle stabilite dalla Risoluzione 1701 del 2006, che ha delineato il mandato del contingente internazionale delle Nazioni Unite. Inizialmente, l’operato di Unifil non era stato pensato come prettamente operativo. L’obiettivo doveva essere l’assistenza alle forze armate libanesi incaricate di procedere a concretizzare il disarmo delle milizie operative nell’area oggetto dell’ultima guerra in Libano, ovvero essenzialmente di Hezbollah. E dato che alle autorità politiche di Beirut è mancata dapprima la forza e poi, con l’ingresso di Hezbollah nel governo, la volontà politica di operare questo disarmo il compito di Unifil è diventato quello di un ruolo di presidio.
Che risultati ha portato questo nuovo ruolo?
Questo ruolo di presidio ha consentito alla comunità internazionale di mantenere un ruolo in Libano e contribuire alla dissuasione di qualsiasi attività militare su larga scala. Dunque lavorando nella direzione della stabilizzazione di un Paese complesso come il Libano. La durata temporale del dispiegamento di Unifil e il fatto che dal 2006 a oggi si sia vissuto un lungo periodo senza operazioni su larga scala implica che la missione abbia ottenuto un parziale successo. Chiaramente, dal 7 ottobre 2023 è cambiato tutto…
La guerra partita a Gaza dopo gli attacchi di Hamas in Israele tocca il Libano. C’è chi parla di ritiro di Unifil. Come la vede?
Dopo il 7 ottobre 2023, gli attacchi di Hamas in Israele e lo scoppio di una guerra che va allargandosi chiaramente molto è cambiato. E per Unifil questo ha significato principalmente dare la priorità alla protezione dei suoi assetti e alla necessità di proteggere i soldati. Per le premesse che abbiamo sottolineato, il fatto che oggi il Libano sia teatro di conflitto permette di capire perché ritirare Unifil sarebbe un errore. Quando questa fase di conflittualità terminerà servirà mantenere in ordine il Libano e garantire continuità alla presenza della comunità internazionale sul terreno. Proprio ciò che oggi viene contestato dalle manovre israeliane.
Tel Aviv ha chiesto, prima dei bombardamenti sulle basi Unifil, un arretramento delle truppe della missione Onu. Come valuta la risposta del contingente irlandese, che si è opposto alla proposta di arretramento, e la dura reazione di Guido Crosetto ai bombardamenti del 10 ottobre?
Sul piano politico è chiaro che sarebbe stato inaccettabile una mossa di Israele che mirava ad imporre alla comunità internazionale il ritiro di un contingente delle Nazioni Unite dalle postazioni che gli sono state assegnate e una messa a repentaglio delle funzioni per il quale è stato schierato. Approvo la mossa del ministro della Difesa Crosetto e ritengo giusto anche il rifiuto del contingente irlandese delle richieste delle forze armate a israeliane. Preciso, però, che parlando del contingente Onu è bene sempre considerarlo come un corpo unitario e non limitarsi a parlare separatamente dei contingenti nazionali. Unifil rappresenta la comunità internazionale tutta, e questo rende ancora più problematica la pressione nei suoi confronti.
Questa fase di acuta espansione del conflitto potrebbe, in prospettiva, portare a una modifica delle regole d’ingaggio di Unifil?
La vedo una prospettiva remota. Unifil, come ogni missione approvata dalle Nazioni Unite, può avere una modifica delle sue regole d’ingaggio se le nazioni che compongono il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si accordano per dargliene di nuove e aggiornate. Con l’attuale stato delle relazioni internazionali e con l’acuirsi della rivalità tra le maggiori potenze, questo è altamente improbabile. Il Consiglio di Sicurezza è spaccato su ogni dossier. Il punto che bisogna tenere è chiaro, comunque: di Unifil non bisogna fare a meno. Rinunciare vorrebbe dire abbandonare ogni speranza di pace per il Libano, e il Paese senza Unifil sarebbe consegnato a un futuro hobbesiano di guerra di tutti contro tutti. Prospettiva da evitare assolutamente.
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