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	<title>Donne Archives - InsideOver</title>
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	<title>Donne Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Gaza e Cisgiordania, la guerra contro le donne come strategia di conquista</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/gaza-e-cisgiordania-la-guerra-contro-le-donne-come-strategia-di-conquista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 17:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="palestina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1024x650.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1536x974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-600x381.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se Gaza è la forma concentrata della devastazione, la Cisgiordania è il luogo della compressione continua.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="palestina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1024x650.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1536x974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-600x381.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Palestina non è soltanto un teatro di guerra. È un laboratorio tragico in cui si vede, con crudezza quasi insopportabile, che cosa accade <strong>quando una crisi umanitaria diventa forma permanente della vita</strong>. Non più l’emergenza come interruzione della normalità, ma l’emergenza come normalità. Non più la guerra come evento eccezionale, ma la guerra come ambiente dentro cui si nasce, si cresce, si ama, si studia, si lavora, si partorisce, si invecchia e si muore.</p>



<p>È qui che <strong>la condizione delle donne palestinesi assume un valore politico e strategico enorme.</strong> Perché raccontare la loro vita non significa aggiungere un capitolo “umanitario” alla questione palestinese. Significa entrare nel punto più profondo del conflitto: là dove occupazione, bombardamenti, blocco economico, patriarcato, povertà, frammentazione territoriale e collasso dei servizi si incontrano e si scaricano sui corpi, sui tempi e sulle responsabilità delle donne.</p>



<p>La crisi palestinese, infatti, non cade su una pagina bianca. Non nasce nell’ottobre 2023, anche se da allora ha conosciuto una devastazione radicale. <strong>Cade su decenni di occupazione militare, restrizioni alla mobilità, espansione degli insediamenti in Cisgiordania, blocco di Gaza, precarietà economica</strong>, dipendenza dagli aiuti e disuguaglianze sociali sedimentate. Il risultato è che la guerra non crea semplicemente nuove vulnerabilità: accelera, amplifica e rende letali quelle già esistenti.</p>



<p>Il punto decisivo è questo: le crisi non sono mai neutrali. Non colpiscono uomini e donne allo stesso modo, non perché le donne siano più fragili per natura, ma perché la società, l’economia e il potere hanno già assegnato loro un posto più esposto. Quando crollano l’acqua, la sanità, la scuola, il lavoro, la casa, la sicurezza alimentare, non crolla solo l’architettura materiale della vita. Crolla l’intero sistema di protezione quotidiana. E dentro quel crollo sono le donne a dover garantire continuità: nutrire, curare, calmare, proteggere, organizzare, cercare, negoziare, sopravvivere.</p>



<p>La ricerca è costruita su 57 interviste approfondite con donne e ragazze di Gaza, Cisgiordania e diaspora, integrate dalle testimonianze di organizzazioni femminili e di operatrici umanitarie. Il suo impianto mostra come occupazione, patriarcato e crisi protratta si intreccino nel determinare non solo la vulnerabilità delle donne palestinesi, ma anche le loro forme di azione, organizzazione e resistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gaza: la distruzione della casa e della privacy</strong></h2>



<p><strong>Gaza è il luogo in cui la guerra assume la forma più brutale</strong>: distruzione urbana, sfollamento, fame, assenza di acqua, sistema sanitario al collasso, scuole trasformate in rifugi, tende che prendono il posto delle case, latrine condivise, code interminabili per il pane o gli aiuti. Ma ridurre Gaza a una sequenza di rovine sarebbe ancora insufficiente. Perché la distruzione più profonda non è soltanto quella degli edifici. È la distruzione dello spazio privato.</p>



<p>Per una donna, la casa non è semplicemente un bene immobiliare. È il luogo della cura, dell’intimità, della protezione dei figli, della memoria familiare, della gestione del tempo. Quando la casa scompare, scompare anche quella fragile frontiera che separa la vita personale dall’esposizione totale. Vivere in una tenda, in una scuola affollata, in un edificio danneggiato o in un riparo improvvisato significa essere sempre visibili, sempre vulnerabili, sempre dipendenti da altri.</p>



<p><strong>La perdita della privacy ha un significato particolare per donne e ragazz</strong>e. Lavarsi, cambiarsi, gestire le mestruazioni, allattare, dormire, andare in bagno diventano azioni cariche di rischio, vergogna, paura. Non sono dettagli minori. Sono il cuore della dignità umana. Una crisi che impedisce a una ragazza di curare il proprio corpo senza esporsi allo sguardo degli altri non è solo una crisi sanitaria. È una crisi morale e politica.</p>



<p>In questo quadro, <strong>la fame non è solo mancanza di calorie. È decisione quotidiana su chi mangia e chi aspetta.</strong> È una madre che riduce la propria razione per lasciare qualcosa ai figli. È una donna incinta o che allatta costretta a vivere senza alimentazione adeguata. È il corpo femminile trasformato in ammortizzatore biologico della catastrofe.</p>



<p>Lo stesso vale per l’acqua. Senza acqua non c’è igiene, non c’è salute, non c’è cura dei bambini, non c’è protezione mestruale, non c’è prevenzione delle malattie. Le donne diventano amministratrici della scarsità, incaricate di distribuire ciò che non basta mai. Ogni tanica diventa un problema logistico, sanitario e familiare. Ogni fila diventa esposizione al pericolo. Ogni spreco, anche minimo, diventa colpa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cisgiordania: la violenza lenta del controllo</strong></h2>



<p>Se Gaza è la forma concentrata della devastazione, <strong>la Cisgiordania è il luogo della compressione continua.</strong> Qui la violenza non sempre esplode con la stessa intensità spettacolare, ma si insinua nella vita quotidiana attraverso posti di blocco, incursioni, chiusure, controlli, demolizioni, espansione degli insediamenti, restrizioni agli spostamenti, incertezza permanente.</p>



<p>La mobilità è il vero campo di battaglia nascosto. Per una donna, non poter attraversare un posto di blocco non significa soltanto perdere tempo. Significa non raggiungere un ospedale, non andare al lavoro, non accompagnare un figlio a scuola, non partecipare a una riunione comunitaria, non accedere a un servizio, non poter programmare la propria giornata. Il controllo dello spazio diventa controllo del tempo. E il controllo del tempo diventa controllo della vita.</p>



<p>In Cisgiordania la crisi assume spesso la forma dell’impossibilità. Impossibilità di muoversi liberamente, di costruire, di progettare, di vivere senza il timore dell’irruzione improvvisa del potere militare. Non è necessario distruggere tutto per rendere precaria l’esistenza. Basta rendere ogni azione dipendente da un permesso, da un varco, da un ordine, da una chiusura, da una minaccia.</p>



<p>Per le donne questo significa ulteriore confinamento.<strong> Le famiglie, davanti all’aumento dei rischi esterni, tendono a limitare la mobilità femminile.</strong> Le ragazze possono essere spinte ad abbandonare la scuola, a restare in casa, a rinunciare al lavoro o alla partecipazione pubblica. La militarizzazione produce così un doppio effetto: restringe lo spazio politico della società palestinese e rafforza, al suo interno, norme patriarcali presentate come misure di protezione.</p>
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		<title>Dentro Finarte: presenza femminile tra passione, storia e visione</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/dentro-finarte-presenza-femminile-tra-passione-storia-e-visione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 15:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Milano-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-dicembre2025.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Milano-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-dicembre2025.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Milano-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-dicembre2025-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Milano-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-dicembre2025-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Milano-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-dicembre2025-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Milano-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-dicembre2025-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Milano-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-dicembre2025-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fondata nel 1959 dal milanese Gian Marco Manusardi e oggi attiva tra Milano, Roma e Sarzana, Finarte è una delle realtà storiche più rilevanti</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/dentro-finarte-presenza-femminile-tra-passione-storia-e-visione.html">Dentro Finarte: presenza femminile tra passione, storia e visione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Fondata nel 1959 dal milanese Gian Marco Manusardi e oggi attiva tra Milano, Roma e Sarzana, <em>Finarte</em></strong> è una delle realtà storiche più rilevanti del mercato dell’arte italiano. Nata con l’obiettivo di accompagnare collezionisti e operatori nell’acquisto e nella vendita di opere d’arte e oggetti preziosi, nel tempo si è affermata come punto di riferimento anche per coloro che guardano all’arte non solo come oggetto di prestigio, ma come esperienza culturale vera e propria.</p>



<p><strong>Antiquariato, arte moderna, gioielli, ma anche design, fotografia, libri, stampe e grafiche, </strong>sono solo alcune delle aree in cui <em>Finarte</em> opera oggi. Eppure, osservando da vicino dietro al sipario di vendite e cataloghi emerge con chiarezza un altro dato significativo ma forse poco evidenziato: <strong>gran parte del team e della struttura portante dell’azienda è segnata dalla componente femminile</strong>. Tuttavia, non si tratta di una scelta programmatica, quanto piuttosto di un’evoluzione naturale: competenze, studio, visione e capacità relazionale hanno costruito una squadra in cui oggi, molte delle posizioni chiave sono occupate da donne.</p>



<p>Una presenza significativa, che non sminuisce le posizioni maschili o ridefinisce gerarchie, ma contribuisce a renderle più articolate. Non un manifesto, né una presa di posizione di genere, ma piuttosto <strong>il risultato di un processo che segue una logica semplice, ma anche rigorosa: quella della qualità</strong>. Un valore è determinato dalla capacità di operare in un mercato complesso e altamente specializzato come quello dell’arte. È proprio questo equilibrio a definire oggi l’identità di <em>Finarte</em>. All’interno di questa struttura articolata, alcune figure offrono uno sguardo particolarmente significativo sulla varietà di ruoli e competenze della società.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-luglio-2025-Andy-Warhol-Mao-1972-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-516875" style="aspect-ratio:1.499330655957162;width:729px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-luglio-2025-Andy-Warhol-Mao-1972-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-luglio-2025-Andy-Warhol-Mao-1972-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-luglio-2025-Andy-Warhol-Mao-1972-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-luglio-2025-Andy-Warhol-Mao-1972-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-luglio-2025-Andy-Warhol-Mao-1972-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-Esposizione-Arte-Moderna-e-Contemporanea-luglio-2025-Andy-Warhol-Mao-1972.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mao<em>, Andy Warhol, 1972 – Da un’esposizione di arte moderna e contemporanea svoltasi nel luglio 2025</em></figcaption></figure>
</div>


<p>A Roma <strong>Adele Coggiola</strong>, <strong>Senior Specialist di dipinti e disegni antichi</strong>, e <strong>responsabile di antiquariato (Roma)</strong> guida il dipartimento assieme a <strong>Sara Milone</strong>, che invece opera, da omologa, a Milano. Laureata in Storia dell’Arte, banditrice d’asta dal 2020, Adele Coggiola rappresenta una figura simbolica in un ruolo – quello sul rostro – tradizionalmente maschile. Salire sul podio, racconta, è come “dirigere un’orchestra”: clienti in sala, al telefono e online, oltre ai colleghi, tutti tenuti insieme in una “sinfonia” che dura pochi minuti ma decide il destino di un’opera. Non solo grazie alla competenza storico-artistica, ma a un sottile equilibrio tra cultura e mercato, dove fondamentale è l’empatia, in grado di legare gli elementi e far funzionare le cose.</p>



<p>Sempre a Roma, <strong>Georgia Bava</strong> è invece a <strong>capo del dipartimento di arte moderna e contemporanea</strong>. La sua esperienza presso <em>Finarte </em>testimonia intuizione, pragmatismo e coraggio: nel 2009, in piena crisi finanziaria mondiale, fu proprio lei a contribuire alla conquista dell’asta della collezione <em>Alitalia</em>. Un’operazione che portò <em>Finarte</em> al centro dell’attenzione mediatica. Come lei stessa ha dichiarato, il suo ruolo si avvicina a quello di una “talent scout”: per garantire il successo di un’esposizione e un’asta è cruciale saper individuare opere d’arte e artisti prima che il mercato li consacri. </p>



<p>A Milano <strong>Marina Sala</strong>, <strong>Responsabile della sede</strong>, <strong>coordina le attività operative</strong>. Dopo una formazione storico-artistica e un’esperienza consolidata nel settore delle aste, ha sviluppato una visione a 360 gradi dei processi, fondamentale per gestire priorità, persone e dinamiche quotidiane. Il suo ruolo si colloca in un punto di equilibrio tra organizzazione e operatività, dove capacità di adattamento e attenzione ai dettagli diventano strumenti essenziali per garantire il funzionamento della sede.</p>



<p>Un’altra componente significativa di <em>Finarte </em>è poi il <strong>comparto gioielli</strong>, articolato tra Roma e Milano con <strong>due figure complementari: Clara Arata, responsabile del dipartimento a Milano</strong>, cresciuta nel mondo orafo e forte di una formazione tecnico-commerciale, e <strong>Vittoria Tomasini, responsabile del dipartimento a Roma</strong>, di formazione umanistica e specializzazione gemmologica. Se Clara Arata testimonia quanto dietro alle quinte di un’asta sia rilevante il fattore adrenalina, dato che, nell’imprevedibilità, come lei stessa racconta, anche una collana partita da un’offerta di poche centinaia di euro può arrivare a cifre a cinque zeri, dall’altra parte, Vittoria Tomasini sottolinea come altrettanto fondamentale sia la fiducia dei clienti e dei venditori, alla base di ogni rapporto professionale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="705" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-esposizione-gioielli-705x1024.jpg" alt="" class="wp-image-516876" style="aspect-ratio:0.6884979702300406;width:353px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-esposizione-gioielli-705x1024.jpg 705w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-esposizione-gioielli-207x300.jpg 207w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-esposizione-gioielli-768x1115.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-esposizione-gioielli-1058x1536.jpg 1058w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-esposizione-gioielli-600x871.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-esposizione-gioielli.jpg 1322w" sizes="auto, (max-width: 705px) 100vw, 705px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Da un’esposizione di gioielli curata di </em>Finarte</figcaption></figure>
</div>


<p>Dietro la visibilità delle vendite, c’è poi un’architettura meno “appariscente” ma fondamentale: <strong>Viola Marzoli, Finance Manager</strong>, governa flussi finanziari complessi con precisione e visione d’insieme: <strong>“struttura, ordine e coerenza”</strong> che sostengono l’intero sistema. Senza un equilibrio tra questi elementi nessuna asta potrebbe dirsi davvero conclusa.</p>



<p>Nel <strong>Dipartimento libri, autografi e stampe, Diana Cardaci</strong> unisce formazione economico-gestionale e stupore intellettuale: tra i lotti più emozionanti raccolti da <em>Finarte </em>negli anni, ci racconta infatti anche di una primissima edizione del <em>Sidereus Nuncius</em> di Galileo Galilei del 1610, testimonianza di come anche un libro possa racchiudere dentro di sé una vera e propria rivoluzione. Un momento in cui anche la storia diventa arte.</p>



<p><strong>Marica Rossetti, Responsabile Relazioni Esterne e Programmazione e Senior Specialist per la Fotografia</strong>, unisce formazione storico-artistica e capacità organizzativa, muovendosi tra coordinamento interno e costruzione di relazioni con interlocutori esterni. Un lavoro che richiede precisione, visione d’insieme e una costante attenzione all’equilibrio tra le diverse priorità, in un sistema in cui ogni asta è il risultato di un incastro complesso di tempi, persone e contenuti.</p>



<p>Nel <strong>dipartimento Fashion, Margherita Manfredi</strong> porta un’esperienza ventennale nel settore del luxury, contribuendo allo sviluppo di un ambito relativamente recente per <em>Finarte</em>. Il suo approccio si fonda su un insieme stratificato di competenze – esperienza, intuito, capacità di selezione e lettura del cliente – che riflettono la natura stessa del mercato di riferimento, dove il valore si costruisce tanto sugli oggetti quanto sulle relazioni e sulle aspettative.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-speciale-libri-2025-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-516877" style="aspect-ratio:0.6670097786927431;width:376px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-speciale-libri-2025-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-speciale-libri-2025-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-speciale-libri-2025-768x1152.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-speciale-libri-2025-1024x1536.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-speciale-libri-2025-600x900.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Finarte-speciale-libri-2025.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Scatto da un’esposizione di antichi libri e manoscritti, 2025</em></figcaption></figure>
</div>


<p>A presidiare invece la dimensione organizzativa e umana dell’azienda è <strong>Sara Cremonesi, Responsabile HR</strong> <strong>e Affari Societari</strong>, che opera all’intersezione tra gestione delle risorse, normativa e sviluppo interno. Entrata in una fase iniziale di rilancio aziendale, ha contribuito alla definizione dei processi e alla crescita della struttura, lavorando su un elemento spesso invisibile ma decisivo: la qualità delle relazioni e il clima interno, fondamentali per il funzionamento complessivo dell’organizzazione.</p>



<p>Infine, c’è la dimensione digitale e strategica affidata a <strong>Muriel Ronconi, responsabile di <em>The Boutique</em></strong>, piattaforma e-commerce che amplia il perimetro della casa d’aste verso un acquisto immediato, “a distanza di un click”, senza perdere il rigore curatoriale che contraddistingue <em>Finarte, </em>restando al passo con la modernità.</p>



<p>Se esiste un filo che unisce queste professioniste <strong>non è soltanto la preparazione </strong>– che spazia dalla storia dell’arte alla gemmologia, dall’economia culturale alla finanza – <strong>ma una combinazione di empatia, capacità decisionale e visione strategica</strong>. Oggi <em>Finarte</em> si racconta così: non attraverso slogan, ma attraverso un lavoro quotidiano fatto di valutazioni, cataloghi, trattative e bilanci, ma anche di <strong>stima, credibilità e fiducia costruite nel tempo</strong>. Un lavoro corale in cui la componente femminile non è mero dettaglio statistico, ma un dato concreto che fa di <em>Finarte </em>un esempio nel panorama artistico italiano.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/dentro-finarte-presenza-femminile-tra-passione-storia-e-visione.html">Dentro Finarte: presenza femminile tra passione, storia e visione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>India, il matrimonio come licenza di stupro per i mariti: l&#8217;intervista a Yogita Bhayana</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/india-il-matrimonio-come-licenza-di-stupro-per-i-mariti-lintervista-a-yogita-bhayana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 04:21:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1074" height="1223" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11.jpeg 1074w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-263x300.jpeg 263w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-899x1024.jpeg 899w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-768x875.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-600x683.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1074px) 100vw, 1074px" /></p>
<p> In India se una donna nubile e una sposata subiscono uno stupro, la prima è riconosciuta come vittima, la seconda no.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1074" height="1223" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11.jpeg 1074w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-263x300.jpeg 263w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-899x1024.jpeg 899w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-768x875.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-600x683.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1074px) 100vw, 1074px" /></p>
<p><em>Stessa violenza, due destini giudiziari opposti. In India se una donna viene stuprata e l&#8217;aggressore è uno sconosciuto, lo Stato riconosce il reato. Ma se lo stupratore è il marito, si tratta di un &#8220;diritto coniugale”. L’intervista a Yogita Bhayana, nota attivista indiana, a capo di People Against Rapes in India (PARI).&nbsp;</em></p>



<p>In India l&#8217;identità della vittima conta più del crimine subito.&nbsp;<strong>Se una donna nubile e una sposata subiscono uno stupro</strong>, affrontano&nbsp;<strong>destini giudiziari opposti</strong>: la prima viene riconosciuta come vittima, la seconda no.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="415" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-2.jpeg" alt="" class="wp-image-517384" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-2.jpeg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-2-300x178.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-2-600x356.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p>L&#8217;<strong>India è uno degli oltre 30 Paesi</strong>, tra cui Pakistan, Afghanistan e Arabia Saudita, in cui&nbsp;<strong>lo stupro coniugale non è configurabile come un reato penale</strong>. Il Paese rimane ancorato all&#8217;articolo 375 e, nonostante il codice penale, il Bharatiya Nyaya Sanhita<em>,&nbsp;</em>sia stato aggiornato nel 2023, lo stupro continua a non essere un reato. Si tratta di un’eredità coloniale del 1860 che sostiene come<strong>&nbsp;il rapporto sessuale non consensuale di un uomo con la propria moglie non costituisce uno stupro se lei ha più di 18 anni.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="960" height="717" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-4.jpeg" alt="" class="wp-image-517385" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-4.jpeg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-4-300x224.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-4-768x574.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-4-600x448.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Negli ultimi anni, diversi&nbsp;<strong>attivisti hanno presentato ricorsi alla Corte Suprema&nbsp;</strong>chiedendo che lo stupro coniugale venisse criminalizzato. Tuttavia,&nbsp;<strong>il governo, i gruppi religiosi e gli attivisti per i diritti degli uomini&nbsp;si oppongono</strong>. Nonostante le resistenze, la Corte Suprema indiana negli ultimi anni ha preso maggiormente posizione, ad esempio ribadendo che le mogli non sono proprietà dei mariti o pubblicando un&nbsp;<a href="https://cdnbbsr.s3waas.gov.in/s3ec0490f1f4972d133619a60c30f3559e/uploads/2024/01/2024012544.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">manuale contro gli stereotipi di genere</a>&nbsp;per i giudici. Ma non basta: le donne continuano a subire violenze dai loro compagni e restano scoperte da un punto di vista legale, soffocate anche dal peso dello stigma sociale.</p>



<p>Per capire cosa significhi combattere in prima linea contro questo silenzio istituzionale, InsideOver ha intervistato&nbsp;<strong>Yogita Bhayana</strong>,&nbsp;<strong>fondatrice di PARI</strong>&nbsp;(<em>People Against Rapes in India</em>), associazione che aiuta le vittime di violenza sessuale fornendo risorse, consulenza, assistenza psicologica e legale. Da anni, Bhayana sfida i pregiudizi radicati e le leggi arcaiche per dare un volto e una voce a chi si vede negata l&#8217;autonomia sul proprio corpo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="842" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-1-842x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-517387" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-1-842x1024.jpeg 842w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-1-247x300.jpeg 247w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-1-768x934.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-1-600x730.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-10.12.11-1.jpeg 1078w" sizes="auto, (max-width: 842px) 100vw, 842px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come influiscono caste, patriarcato e silenzio</strong></h2>



<p>La resistenza alla criminalizzazione dello stupro coniugale affonda le radici in un terreno reso fertile da secoli di stratificazioni sociali. Secondo&nbsp;<strong>Yogita Bhayana</strong>, per capire perché lo stupro coniugale sia normalizzato, bisogna guardare oltre la camera da letto.</p>



<p>&nbsp;“La<strong>&nbsp;realtà giuridica e sociale dell’India</strong>&nbsp;riguardo allo stupro coniugale è profondamente&nbsp;<strong>plasmata dalle gerarchie di casta, dal patriarcato e dal divario tra zone rurali e urbane</strong>”, spiega l’attivista. “La violenza sessuale è una forma di&nbsp;<strong>&#8220;diritto acquisito”,</strong>&nbsp;radicata nelle strutture sociali”.</p>



<p>L&#8217;analisi di Bhayana si sposta poi sul condizionamento culturale: “<strong>Fin da piccoli</strong>, i ragazzi e le ragazze vengono socializzati a&nbsp;<strong>ruoli diseguali</strong>: i ragazzi sono incoraggiati ad affermare il dominio, mentre alle ragazze viene insegnata la sottomissione. Questo squilibrio modella il modo in cui , da adulti, vengono intesi il consenso, il controllo e il diritto di proprietà sull’altro”.&nbsp;</p>



<p>Inoltre, l’<strong>assenza di un&#8217;educazione sessuale</strong>&nbsp;completa “aumenta ulteriormente questo divario. I giovani si approcciano ad avere relazioni e ricevono nozioni sul consenso attraverso la disinformazione e narrazioni dannose”.</p>



<p>La mentalità patriarcale ancora molto radicata “condiziona gli uomini a vedere le donne come subordinate,&nbsp;<strong>normalizzando spesso il controllo sui loro corpi</strong>, anche all&#8217;interno del matrimonio.&nbsp;&nbsp;In molti contesti,&nbsp;<strong>specialmente dove le gerarchie di casta sono rigide</strong>, questo senso di superiorità è ulteriormente rafforzato”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Geografia del dolore: dalle metropoli alle zone rurali</strong></h2>



<p>L’<strong>appartenenza di casta e la collocazione geografica</strong>&nbsp;finiscono per alimentare un silenzio che per le vittime diventa l’unica via di sopravvivenza. Secondo Bhayana, le donne più vulnerabili sono quelle “delle comunità emarginate, inclusi i&nbsp;<strong>gruppi Dalit e tribali</strong>, che spesso subiscono le forme più dure di violenza e abbandono”. Nelle&nbsp;<strong>aree rurali&nbsp;</strong>e nelle comunità più isolate, “la violenza è spesso inserita in&nbsp;<strong>sistemi di onore, silenzio e controllo sociale</strong>. Le donne che subiscono maltrattamenti possono trovarsi ad affrontare una&nbsp;<strong>colpevolizzazione estrema, ritorsioni da parte della comunità</strong>&nbsp;e persino compromessi forzati, come, se sono nubili, il&nbsp;<strong>matrimonio con il carnefice.&nbsp;</strong>Tutto questo rende estremamente difficile denunciare qualsiasi forma di abuso”.</p>



<p><strong>Nei contesti urbani</strong>, per Bhayana, sebbene “la consapevolezza e l’accesso ai sistemi legali possano essere relativamente migliori”, le barriere persistono sotto forme diverse: “<strong>paura dell’apatia istituzionale, giudizio sociale&nbsp;</strong>e il trauma di doversi muovere in un sistema che spesso mette sotto processo le sopravvissute invece di sostenerle”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Più difficile denunciare se il carnefice è il marito</strong></h2>



<p>In entrambi i contesti, c’è un filo conduttore: “Il fatto che i carnefici siano i mariti, rende l’atto di denunciare ancora più complesso perché è&nbsp;<strong>emotivamente e psicologicamente più difficile per le donne riconoscere la violenza come abuso</strong>&nbsp;e fare qualcosa”.&nbsp;</p>



<p>Anche quando la donna elabora quanto subito dal marito come una violenza, è frenata “dalla<strong>&nbsp;vergogna e dallo stigma interiorizzato.&nbsp;</strong>Vive un senso di colpa per qualcosa che non ha commesso, teme di essere accusata, di non essere creduta o di essere umiliata e isolata a livello sociale, ma anche di essere vista dalla famiglia come un peso. In molte comunità, l&#8217;<strong>identità di una donna è legata ai concetti di &#8220;purezza&#8221; e reputazione familiare</strong>, il che porta al silenzio anche di fronte a gravi abusi”.&nbsp;</p>



<p>Inoltre, dal momento che in India lo stupro coniugale non è un reato penale,&nbsp;<strong>le donne non possono sporgere denuncia.&nbsp;</strong>L’unica opzione è quella di presentare una denuncia ai sensi della&nbsp;<strong>legge sulla protezione delle donne dalla violenza domestica</strong>&nbsp;(PWDVA), che riconosce gli abusi sessuali all&#8217;interno del matrimonio come una forma di violenza domestica. Tuttavia, trattandosi di una&nbsp;<strong>legge civile e non penale</strong>, l<strong>o Stato non considera l&#8217;uomo un criminale</strong>&nbsp;e il giudice può emettere ordini di protezione o risarcimenti economici, ma non può condannare il marito alla reclusione per l&#8217;atto sessuale in sé. Per la vittima, questo significa “affrontare un sistema che riconosce il danno subìto ma, paradossalmente, nega l’esistenza del reato”, spiega Bhayana.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Scarsa fiducia nelle forze di polizia</strong></h2>



<p>Quando decidono di&nbsp;<strong>denunciare</strong>, le donne trovano ancora forze dell’ordine impreparate. “Molte sopravvissute&nbsp;<strong>si avvicinano con esitazione</strong>&nbsp;per paura di essere liquidate, giudicate e ri-traumatizzate”, spiega Bhayana e prosegue: &#8220;Ci sono casi in cui le vittime prevedono di essere interrogate sulla propria condotta morale, incolpate dell&#8217;accaduto o persino scoraggiate dal presentare denuncia. Questo crea ciò che può sembrare un &#8220;processo inverso&#8221;, in cui la donna viene interrogata invece di essere sostenuta”.</p>



<p>Sebbene secondo Bhayana ci siano stati “miglioramenti in alcune regioni grazie agli sforzi di sensibilizzazione, la&nbsp;<strong>preparazione generale delle forze dell’ordine rimane disomogenea</strong>” e&nbsp;&nbsp;il divario non è solo procedurale ma attitudinale: “E’ radicato negli stessi pregiudizi sociali che normalizzano la violenza e danno priorità alla reputazione familiare rispetto ai diritti individuali”.</p>



<p>Proprio perché la maggior parte delle mogli non è nemmeno a conoscenza dello stupro coniugale, la maggioranza non denuncia mai.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Se poche denunciano, mancano i dati&nbsp;</strong></h2>



<p><a href="https://link.springer.com/article/10.1186/s12982-025-00667-7" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Secondo i dati governativi</a>, circa il&nbsp;<strong>6,1% delle donne indiane&nbsp;</strong>che si sono sposate ha subito violenza sessuale. Un dato inferiore rispetto all’Uganda, che si attesta al 13%, ma superiore a quello dell&#8217;Egitto, che è del 2,5%. Ad avere maggiore probabilità di subire violenza sessuale sono le donne senza o con istruzione primaria e tra i 25 e i 35 anni. Lo stesso profilo viene delineato per i loro stupratori. “<strong>Le statistiche ufficiali catturano solo una frazione della realtà</strong>”, commenta Bhayana. “Ciò che spesso sfugge è l<strong>&#8216;enorme sommerso delle mancate denunce</strong>, causato dalla paura, dallo stigma, dalle barriere sistemiche e, cosa fondamentale, dall&#8217;<strong>onere finanziario nel cercare giustizia</strong>. Mentre alcuni casi finiscono in prima pagina, innumerevoli altri rimangono nascosti”.&nbsp;</p>



<p>Per Bhayana, oltre al giudizio della società, in molti casi sono “<strong>le famiglie a far ritirare la denuncia&nbsp;</strong>per proteggere la reputazione sociale delle donne” e quindi anche la propria. Nella società indiana il dolore di una donna diventa così negoziabile, diversamente dalla reputazione delle famiglie.</p>



<p>Le vittime che si rivolgono e si sono rivolte a PARI, esitano a denunciare “non solo per paura di non essere credute o di essere colpevolizzate, ma anche perché&nbsp;<strong>il contenzioso in India può essere costoso, estenuante&nbsp;</strong>e prosciugante a livello emotivo. Anche dove esiste un supporto legale gratuito, la consapevolezza e l&#8217;attuazione rimangono deboli, limitandone l&#8217;accesso pratico”.&nbsp;</p>



<p>Inoltre, la maggior parte delle donne che subiscono violenza sessuale da parte del marito non ha un posto dove andare e soldi per poter cambiare casa. La&nbsp;<a href="https://www.pib.gov.in/PressReleasePage.aspx?PRID=2246009&amp;reg=3&amp;lang=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">partecipazione delle donne alla forza lavoro</a>&nbsp;in India è in leggera risalita, ma resta una delle più basse tra le grandi economie mondiali, creando una dipendenza economica all’uomo quasi totale.&nbsp;<strong>Il 44% delle donne non lavora&nbsp;</strong>perché si occupa dei figli o degli impegni domestici. Le lavoratrici guadagnano in media il 24% in meno rispetto agli uomini, a parità di mansione e un uomo che lavora in proprio guadagna quasi&nbsp;<strong>tre volte tanto</strong>&nbsp;rispetto a una donna nelle stesse condizioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fino alla morte: il paradosso del Chhattisgarh</strong></h2>



<p>Le autorità insistono sul fatto che esistano leggi sufficienti a proteggere le donne sposate dalla violenza sessuale. Il governo teme che rendere tale violenza un reato possa &#8220;turbare l&#8217;istituzione del matrimonio&#8221;. Ma la realtà è fatta di corpi che vengono violati a tal punto da condurli anche alla morte. Come dimostra un caso molto noto nel Paese, avvenuto nel 2024 nel Chhattisgarh;&nbsp;<strong>un uomo è stato assolto</strong>&nbsp;nonostante la&nbsp;<strong>moglie sia morta&nbsp;</strong>per perforazioni rettali e lesioni addominali causate da un atto sessuale non consensuale.&nbsp;</p>



<p>Lo stesso anno, i<strong>l governo ha dichiarato alla Corte Suprema</strong>&nbsp;che la&nbsp;<strong>criminalizzazione&nbsp;</strong>dello stupro coniugale sarebbe&nbsp;<strong>&#8220;eccessivamente severa”</strong>, mentre&nbsp;il&nbsp;<strong>Ministero dell&#8217;Interno federale</strong>&nbsp;ha affermato che &#8220;<strong>potrebbe portare a gravi perturbazioni nell&#8217;istituzione del matrimonio”</strong>. Uno dei motivi principali per cui il governo si oppone è la paura che le donne usino questa legge per vendicarsi o ricattare i mariti durante i divorzi.</p>



<p>“Riguardo al timore di &#8216;falsi casi&#8217; o della &#8216;distruzione della famiglia&#8217;, vorrei chiarire che la realtà dei fatti non è l’abuso della legge, ma l’enorme sommerso delle mancate denunce”, spiega l’attivista e prosegue: “Concentrare il dibattito sulle false accuse è pericoloso: sposta l&#8217;attenzione dalle sopravvissute e finisce per rafforzare proprio quelle barriere che impediscono di ottenere giustizia”.&nbsp;</p>



<p>Inoltre, l’idea che la criminalizzazione minacci la famiglia, per Bhayana trascura un punto fondamentale: “è<strong>&nbsp;la violenza stessa a distruggere l&#8217;integrità di una famiglia</strong>, non la responsabilità legale. Un sistema che protegge le sopravvissute e punisce i colpevoli rafforza, anziché indebolire, le fondamenta della società. La riforma legale deve essere accompagnata da una sensibilizzazione istituzionale, processi incentrati sulla vittima e meccanismi di responsabilità, affinché la prima risposta che una donna riceve sia di dignità, fiducia e sostegno, non di dubbio o colpa”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo dei media e la sfida delle nuove generazioni</strong></h2>



<p>L’associazione sta però notando un cambiamento graduale: “Sempre più spesso, le donne che trovano il coraggio di parlare sono quelle che hanno accesso a una qualche forma di supporto, sia attraverso l&#8217;informazione, l&#8217;istruzione o organizzazioni come PARI che forniscono guida e assistenza legale”.</p>



<p>Oltre all’attivismo tradizionale, che potrebbe non raggiungere tutti i settori della società, “alcuni&nbsp;<strong>prodotti mediatici&nbsp;e i social media&nbsp;</strong>stanno&nbsp;<strong>entrando nelle case, evocando empatia e normalizzando conversazioni&nbsp;</strong>che altrimenti verrebbero represse”.&nbsp;</p>



<p>Tra i prodotti mediatici recenti, ha riacceso il dibattito sullo stupro coniugale la nuova serie&nbsp;<strong>Chiraiya</strong>, andata in onda su JioHotstar lo scorso marzo. La trama percorre la storia di una giovane donna che viene data in sposa a un uomo di una famiglia progressista che, la notte delle nozze, la violenta. In uno degli episodi si vede un personaggio che esorta a &#8216;<strong>scagliare una pietra contro la società’</strong>, una scena diventata virale sui social per rompere il silenzio sullo stupro coniugale.&nbsp;</p>



<p>“Prodotti simili creano visibilità, sensibilizzano e offrono un senso di esperienza condivisa, aiutando le donne a capire che&nbsp;<strong>non sono sole e che la loro voce conta”,</strong>&nbsp;commenta Bhayana.&nbsp;<strong>“</strong>Sebbene non sia una soluzione completa, la crescente intersezione tra consapevolezza, sistemi di supporto e piattaforme digitali sta lentamente permettendo a più donne di passare dal silenzio alla parola. I media possono aiutare le donne a&nbsp;<strong>vedere le proprie esperienze riflesse e convalidate</strong>, ma il cambiamento sistemico richiede sia consapevolezza che supporto istituzionale”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Crescere uomini nuovi, la base del cambiamento</strong></h2>



<p>Il lavoro della fondazione PARI si concentra anche sul coinvolgimento della società, specialmente dei più giovani: “Attraverso programmi di sensibilizzazione di genere, impegni nelle scuole e sensibilizzazione delle comunità, lavoriamo con i giovani per costruire una chiara comprensione del rispetto, del consenso e dell’uguaglianza”. L&#8217;obiettivo non è solo informare, ma “<strong>provocare un cambiamento nel pensiero</strong>, sfidando comportamenti normalizzati come la colpevolizzazione della vittima, la misoginia spicciola e la banalizzazione delle molestie, che sono i precursori di violenze più gravi”.</p>



<p>Tra gli ultimi programmi avviati da PARI c’è &#8220;<strong>WE MEN&nbsp;</strong>che “<strong>coinvolge uomini e ragazzi nella creazione di spazi sicuri</strong>, nel rispetto del consenso e nel rivestire un ruolo chiave per guidare il cambiamento di mentalità”.</p>



<p>Secondo Bhayana, affinché anche in India lo stupro coniugale possa diventare un reato, “<strong>la riforma legale e la trasformazione sociale devono andare di pari passo</strong>. Ma se devo scegliere una base di partenza, è&nbsp;<strong>il modo in cui i giovani uomini vengono cresciuti</strong>. Una sentenza della Corte può stabilire lo standard legale e inviare un messaggio forte, ma il vero cambiamento verrà dal rimodellamento degli atteggiamenti all&#8217;interno delle case, delle scuole e delle comunità”.&nbsp;</p>



<p><em>Attualmente in India la battaglia per rendere lo stupro coniugale un reato è molto accesa e, secondo i media locali, si attenderebbe una sentenza definitiva della Corte Suprema entro la fine del 2026. Per la protezione delle donne, le leggi disponibili riguardano l&#8217;omicidio per dote, i decessi per dote o i relativi tentativi ai sensi delle Sezioni 302/304-B del Codice Penale indiano, e le molestie sessuali ai sensi della Sezione 509 del Codice Penale indiano. Sono state emanate leggi speciali, come la Legge sulla protezione delle donne e sulla violenza domestica e la Legge sulla proibizione della dote. Sono disponibili linee telefoniche di assistenza per le donne in difficoltà e servizi di supporto per le vittime, come le case di accoglienza temporanea. Inoltre, sono presenti commissioni nazionali e statali per le donne vittime di violenza.</em></p>
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		<title>Oltre la Ferita. Il viaggio di cura e libertà nel centro per le MGF di Pisa</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/donne/oltre-la-ferita-il-viaggio-di-cura-e-liberta-nel-centro-per-le-mgf-di-pisa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 08:53:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
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<p>“Sono venuta qui al Mercato dei Fiori di Pisa per un intervento chirurgico. Io non sapevo di avere questo problema in Guinea, ma quando sono venuta qui in Italia con mio marito e mi sono accorta che non potevo fare l’amore con lui, ho capito che c’era qualcosa che non andava. Non sapevo però di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/donne/oltre-la-ferita-il-viaggio-di-cura-e-liberta-nel-centro-per-le-mgf-di-pisa.html">[...]</a></p>
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<p>“Sono venuta qui al Mercato dei Fiori di Pisa per un intervento chirurgico. Io non sapevo di avere questo problema in Guinea, ma quando sono venuta qui in Italia con mio marito e mi sono accorta che non potevo fare l’amore con lui, ho capito che c’era qualcosa che non andava. Non sapevo però di avere realmente un problema e che tipo di problema e per questo sono venuta qui a Pisa. Mi hanno visitato con attenzione, confermandomi che non potevo avere un rapporto sessuale in questa situazione perché avevo subito una mutilazione genitale femminile.</p>



<p>Quando me l’hanno detto ero scioccata. Ero letteralmente scioccata”.</p>



<p>Queste le parole di una ragazza guineana, ventiduenne, vittima di MGF, che ha dovuto affrontare un estenuante viaggio per emigrare in Italia e poi ha dovuto affrontare il trauma legato a questa pratica che aveva ricevuto da bambina. Ancora gli occhi sono impregnati di dolore, nonostante il sorriso timido. Oltre alle fatiche della partenza dal proprio paese, ha dovuto fare i conti poi con questo nuovo dramma, sovvenendole alla sua mente solo alcuni ricordi passati, offuscati, non chiari, che le rimembravano una cosa sola però: sofferenza.</p>



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<p>Le mutilazioni genitali femminili (MGF) rappresentano ancora oggi una delle violazioni dei diritti umani più diffuse e persistenti a livello globale. Secondo le stime più recenti, oltre 230 milioni di donne e bambine nel mondo hanno subito una qualche forma di mutilazione, mentre ogni anno tra i 3 e i 4 milioni di minori restano a rischio. Nonostante in alcuni Paesi si registri un lento calo percentuale tra le nuove generazioni, la crescita demografica fa sì che il numero complessivo delle persone colpite continui a rimanere estremamente elevato.</p>



<p>Il fenomeno è concentrato soprattutto in alcune aree dell’Africa, in particolare nel Corno d’Africa e nell’Africa occidentale, dove in Paesi come Somalia, Guinea, Sudan, Mali ed Egitto i tassi di diffusione raggiungono percentuali altissime, spesso superiori all’80-90%. Pratiche simili sono presenti anche in alcune regioni del Medio Oriente e dell’Asia, come Yemen e Iraq, mentre negli ultimi decenni le migrazioni hanno contribuito a rendere le MGF una realtà anche in Europa e in altri continenti, sotto forma di casi importati o di rischio per le seconde generazioni.</p>



<p>In questo contesto, l’Italia rappresenta uno dei Paesi europei maggiormente coinvolti dal fenomeno. Si stima che circa 88.500 donne presenti sul territorio abbiano subito mutilazioni genitali femminili, nella quasi totalità dei casi prima dell’arrivo nel Paese, in altri casi, durante i viaggi di ritorno per le vacanze nel paese d’origine.&nbsp;</p>



<p>Le mutilazioni genitali femminili dunque ci possono sembrare una realtà lontana da noi o nascosta, ma come esseri umani ci riguarda direttamente, essendo queste persone vicinissime a noi, se non accanto a noi e trattandosi appunto di violazioni proprie dei diritti umani. È un mondo che in Italia si conosce pochissimo, spesso nascosto, di cui si parla solo e non correttamente a volte in termini sanitari o di emergenza, e quasi mai in termini umani, psicologici, familiari, culturali.</p>



<p>“Questi trattamenti vengono effettuati in queste società e culture per, in primis, diventare donne e, in secondo luogo, per garantire la verginità al momento del matrimonio. Per cui, le donne che non sono trattate, vengono viste come delle prostitute o comunque vengono estraniate dalla società.”</p>



<p>Il commento del direttore dell’unità di chirurgia plastica e microchirurgia, il professor Emanuele Cigna.</p>



<p>“Non mi ricordo esattamente dove mi è stato fatto, tantomeno l’anno e che età potessi avere, ma mi ricordo che quando l’ho fatto ho sofferto molto. Per me però, quando sono venuta in Italia, è stata come una cosa nuova, perché non sapevo nulla di questo fenomeno e cosa fosse tecnicamente. Non sapevo cosa avessi e cosa significasse realmente. Mio marito, fortunamente, mi ha portato qui al centro. All’inizio avevo paura, ma i dottori e la parte dell’accoglienza mi hanno messo a mio agio subito, parlandomi e spiegandomi tutto quello che si doveva fare.”</p>



<p>Le prime parole più ricorrenti riguardanti i ricordi delle pazienti, infatti, ci conferma Michela Macchia, infermiera di riferimento per il centro “Il Mercato dei Fiori”, sono sempre: “Non mi ricordo come e cosa è successo, ma mi ricordo sangue, sangue, tanto sangue nella stanza e dolore”.</p>



<p>Il centro “Il Mercato dei Fiori”, in questo contesto, rappresenta oggi un punto innovativo per affrontare e trattare questo tema e questa emergenza da più punti di vista. Il centro nasce dalla collaborazione tra AOUP (Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana) e Regione Toscana, che ha individuato proprio Pisa come hub regionale di riferimento, riconoscendo un’esperienza costruita in oltre vent’anni di attività sul tema. Si tratta di una struttura di terzo livello, pensata per offrire una risposta completa e integrata: non solo interventi clinici e chirurgici, inclusa la chirurgia ricostruttiva, ma anche supporto psicologico, sociale e percorsi di accompagnamento culturale. All’interno degli spazi del “Mercato dei Fiori”, oggi riconvertiti in area ambulatoriale, operano équipe multidisciplinari che riuniscono ginecologi, chirurghi plastici, psicologi, mediatori culturali e altri specialisti, con l’obiettivo di garantire una presa in carico globale delle pazienti. Il centro è inoltre inserito in una rete più ampia che coinvolge consultori, servizi territoriali, associazioni per l’accoglienza e strutture ospedaliere, creando un sistema coordinato di prevenzione, integrazione, segnalazione e cura su scala regionale.</p>



<p>“Il rapporto con queste ragazze è complesso perché c’è una grande diffidenza. La capacità di empatia con il medico occidentale si costruisce attraverso percorsi che sono non così diretti. Coloro che sentono di avere bisogno, vengono per informazioni. Hanno un primo passo mentale verso “ho un problema, ho una situazione che non è normale, vorrei capire cosa poter fare.””</p>



<p>In questo senso, la regione Toscana e il progetto pisano rappresentano un caso unico e il primo caso nel panorama italiano per un percorso di questo tipo: non solo per il livello di specializzazione clinica, ma per l’approccio integrato che unisce sanità, formazione, ricerca e politiche di contrasto alla violenza di genere. Un modello che prova a rispondere concretamente a un fenomeno globale, traducendolo in azioni locali, e che trasforma un luogo fisico — il “Mercato dei Fiori” — in uno spazio di cura, ascolto, ricostruzione e rinascita, non solo del corpo ma anche della dignità delle donne.</p>



<p>“Pensare almeno a dei percorsi di trattamento che possano dare veramente una rinascita dal punto di vista sia fisico che psicologico è un qualcosa che noi possiamo fare. È un tema ad alto contenuto etico, a cui noi teniamo molto”.</p>



<p>Queste le parole di Tommaso Simoncini, direttore UOC Ostetrica e Ginecologia – AOUP.</p>



<p>Il direttore dell’unità di chirurgia plastica e microchirurgia, con il volto commosso, ci dice come la cosa più bella di questo percorso sono senz’altro gli occhi delle ragazze. “Gli occhi delle ragazze che ti ringraziano, sebbene non conferiscano un parola, quelli… Rimangono impressi per tutta la vita.”</p>



<p>Di fronte a questo quadro, le mutilazioni genitali femminili si confermano come una sfida complessa e ancora aperta, che richiede interventi coordinati su più livelli. La dimensione globale del fenomeno impone infatti politiche di prevenzione nei Paesi ad alta incidenza, ma anche strumenti efficaci di tutela, intercettazione e cura nei Paesi di destinazione dei flussi migratori. In prospettiva, la sfida sarà duplice: da una parte contribuire all’eliminazione della pratica a livello globale, sostenendo i processi di cambiamento e educativi nei Paesi in cui è radicata; dall’altra costruire società sempre più capaci di accogliere, riconoscere e curare le conseguenze di questo fenomeno. In gioco non c’è solo la salute delle donne, ma il riconoscimento pieno dei loro diritti, della loro autonomia e della loro dignità.</p>



<p>“Adesso mi sento molto meglio e la mia vita va molto bene. Io, quello che mi sento di consigliare alle ragazze che hanno subito queste violenze come me è di venire qui e cercare di affrontare il problema. Fare la stessa cosa che ho fatto io in buona sostanza. In Africa e nei paesi dove si fa questa pratica si deve smettere di fare male alle ragazze. Si deve veramente smettere di fare questo male alle ragazze.”</p>
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		<title>I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 09:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro una facciata di modernità, nei Paesi del Golfo Persico persistono pesanti discriminazioni ei diritti civili.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran, ha riacceso il dibattito mai sopito sulla violazione dei <strong>diritti umani e civili delle donne e delle persone della comunità LGBTQ+ all’interno del mondo islamico</strong>.</p>



<p>Premesso che sarebbe impossibile in un singolo articolo ripercorrere in modo esaustivo la situazione nel composito e variegato mondo dei paesi a maggioranza islamica, <strong>ci concentreremo su alcuni stati della Penisola Arabica</strong>, in particolare sulle cosiddette monarchie (più o meno assolute) del Golfo, tutte coinvolte nella deflagrazione in corso. Lo scopo della presente trattazione non è certo quella di sminuire violazioni perpetrate in altri contesti, quanto portare all’attenzione del lettore l’esistenza di situazioni discriminatorie e/o repressive che sembrano non interessare i nostri media,  i quali concentrati sulla <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_condizione_della_donna_in_iran_intervista_ad_hanieh_tarkian/5496_57820/?utm_source=copilot.com">condizione della donna iraniana</a>, di gran lunga migliore rispetto a quella vissuta dalle loro omologhe dei Paesi vicini, sembrano spesso dimenticare quanto avviene altrove, magari indotti dalla maggiore aderenza di certi governi agli interessi del cosiddetto Occidente, che sembra preoccuparsi dei diritti umani o civili <strong>secondo una logica che potremmo definire a geometria variabile</strong>.</p>



<p>Nel loro insieme, le <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/le-monarchie-arabe-del-golfo-di-cinzia-bianco-e-matteo-legrenzi/">monarchie del Golfo</a> – ci riferiamo ad <strong>Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti</strong> (tecnicamente una <a href="https://uaelegislation.gov.ae/en/constitution?utm_source=copilot.com">federazione</a> di monarchie ereditarie) &#8211;  si presentano agli occhi del visitatore occidentale, o del viaggiatore virtuale, come laboratori di modernità e hub globali (oltre che di basi militari USA), il che contribuisce a oscurare – con una punta di ipocrisia e opportunismo &#8211; la condizione femminile e quella degli appartenenti alla comunità LGBTQ+, spesso caratterizzata da discriminazioni sistemiche, repressione legale e controllo sociale, che ne minano profondamente – in taluni casi annullano del tutto &#8211; libertà e autodeterminazione. Intendiamoci, non mancano rapporti di organizzazioni indipendenti e analisi che delineano un quadro coerente ed esaustivo, fatto <strong>di riforme annunciate (e celebrate in Occidente)</strong>, che però non possono celare la persistenza di un impianto normativo che seguita a negare i diritti fondamentali. A non voler dire, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RrbxbRBjzV0">come ci ricorda un capolavoro del cinema</a>, che non necessariamente cambiando le leggi si cambia la testa delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Arabia Saudita</h2>



<p>In <strong>Arabia Saudita</strong> è stata varata, pure grazie all’apertura al turismo, una grande campagna di modernizzazione dall’alto, promossa dal principe ereditario (e vero dominus) Mohammed bin Salman, il che non toglie che <strong>la monarchia assoluta rimanga uno dei paesi più repressivi al mondo per i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+</strong>. Alcuni rapporti di <a href="https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2024/09/MDE2384992024ENGLISH.pdf?utm_source=copilot.com">Amnesty International</a> documentano non solo la persistente <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/">criminalizzazione</a> dell’omosessualità, ma anche dure punizioni applicate regolarmente: carcere, fustigazione e, nei casi più gravi, pena di morte, mentre le persone transgender vengono assimilate agli omosessuali, etichettate come “segni di immoralità occidentale”. <strong>E non va meglio per le donne. </strong>L’assegnazione a Riyad della presidenza del <a href="https://www.amnesty.it/larabia-saudita-presiedera-il-forum-onu-sui-diritti-delle-donne/">Forum</a> delle Nazioni Unite sullo status delle donne fa da pendant alle restrizioni alla libertà personale, alla condizione legale e alla partecipazione politica delle cittadine, alle quali fino a pochi anni fa era precluso persino il diritto di guidare  &#8211; ricordiamo la <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/22/fermate-i-rapporti-con-larabia-saudita-viola-i-diritti-delle-donne-e-criminalizza-la-comunita-lgtbqi-la-lettera-delle-calciatrici-alla-fifa/7738544/">protesta delle calciatrici</a> contro la sponsorizzazione saudita della FIFA – mentre il velo islamico non è più obbligatorio per legge (a differenza dell’Iran dove è <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/3/30/irans-police-disperses-pro-hijab-protest-amid-security-concerns">formalmente previsto</a>), per quanto sia richiesto il rispetto di un certo <a href="https://www.visitsaudi.com/it/stories/saudi-culture-and-customs">codice di abbigliamento</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Emirati, tolleranza di facciata </h2>



<p>Non va meglio negli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, dove la tolleranza di facciata e la vetrina futurista non devono far dimenticare la vigenza di una <strong>legislazione severa</strong>. Non solo le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.humandignitytrust.org/country-profile/united-arab-emirates/">criminalizzate</a> in diversi emirati, ma esiste una legge federale che punisce gli “atti contrari alla morale”, formula assolutamente generica che consente arresti arbitrari e atti repressivi nei riguardi di qualunque forma di libera espressione; organizzazioni come Human Rights Watch hanno più volte denunciato l’uso strumentale del cosiddetto reato di “indecenza” per colpire persone transgender e queer. Le <a href="https://www.politicshub.it/post/il-ruolo-delle-donne-negli-emirati-arabi-uniti">donne emiratine</a>, pur godendo di maggiori spazi rispetto a quelle saudite, <strong>vivono ancora oggi forti discriminazioni </strong>nel diritto di famiglia, nella tutela legale e nella libertà fondamentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le discriminazioni nel Qatar</h2>



<p>Un discorso non dissimile potrebbe farsi per il <a href="https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/qatar/report-qatar/">Qatar</a>, particolarmente attenzionato in occasione dei Mondiali di Calcio 2022, che non solo conserva <strong>leggi che perseguono le relazioni omosessuali</strong> (compresi arresti arbitrari, centri di detenzione e “<a href="https://www.leggiscomodo.org/legali-le-terapie-di-conversione/#:~:text=Tutto%20ci%C3%B2%20mise%20in%20allerta%20l'American%20Psychiatric,psicopatologie%2C%20rispettivamente%20nel%201974%20e%20nel%201990.">terapie di conversione</a>”) ma è molto restrittivo, analogamente all’Arabia Saudita, pure sul versante dei diritti delle donne, discriminate in materia di matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità; è vero che ci sono state alcune aperture simboliche, ma queste non hanno intaccato un modello di stampo maschilista e patriarcale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bahrein, passi avanti</h2>



<p>Qualche passo avanti si è registrato in <strong>Bahrein</strong>, dove le relazioni omosessuali tra adulti sono state <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/?utm_source=copilot.com">depenalizzate</a> nel 1976, il che non ha impedito l’adozione di normative restrittive, come quelle che puniscono le attività “contrarie alla religione, all’ordine pubblico e alla morale”. E pure le <a href="https://data.unwomen.org/country/bahrain">donne</a> continuano a essere discriminate nel diritto di famiglia e nella partecipazione politica, in un contesto caratterizzato da repressione del dissenso e controllo della società civile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le leggi del sultanato</h2>



<p>E chiudiamo questa breve panoramica con l’<strong>Oman</strong>. Pure nel sultanato le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.state.gov/wp-content/uploads/2025/07/624521_OMAN-2024-HUMAN-RIGHTS-REPORT.pdf">vietate</a> e punite dalla legge con pene detentive, mentre le <a href="https://www.ecoi.net/en/file/local/2105450/N2404540.pdf">donne</a> vivono condizioni limitanti quanto ad autonomia personale e diritti economici, sulle quali non hanno finora inciso promesse di riforme annunciate (e mai realmente attuate) negli ultimi anni.</p>



<p>Volendo tracciare un profilo d’insieme, emerge che <strong>le cinque nazioni condividono tre elementi strutturali sotto il profilo dei diritti delle donne e delle persone LGBTQ+: criminalizzazioni dell’omosessualità, </strong>attuata in modo esplicito o ricorrendo a normative poste a tutela della morale pubblica;<strong> limitazioni ai diritti delle donne, </strong>specialmente sul versante dei rapporti familiari e della partecipazione politica (già di per se stessa fortemente limitata per chiunque); <strong>totale assenza di rimedi giuridici o tutela a fronte di discriminazioni</strong>. In tal senso, le monarchie del Golfo che tanto hanno investito sulla propria immagine internazionale in senso modernista e progressista, sono un chiaro esempio di come non necessariamente la modernizzazione in senso economico e tecnologico si accompagni necessariamente a progressi sul versante dei diritti civili.</p>



<p>E sarebbe cose buona e giusta se di queste cose si parlasse e scrivesse più spesso, invece di ricorrere a quelle geometrie variabili cui facevano cenno all’inizio, che suscitano il legittimo sospetto che perfino battaglie sacrosante come quelle per il rispetto dei diritti umani e civili siano strumentalizzate ad altri fini. Non lo scopriamo oggi, ma forse le cose date per scontate sono le prime che siamo portati a dimenticare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Corea del Nord e calcio femminile, la potenza che non ti aspetti</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/corea-del-nord-e-calcio-femminile-la-potenza-che-non-ti-aspetti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 08:16:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Corea del Nord, dominando il calcio femminile giovanile con quattro Mondiali U-17 e tre U-20, ha costruito un miracolo sportivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/corea-del-nord-e-calcio-femminile-la-potenza-che-non-ti-aspetti.html">Corea del Nord e calcio femminile, la potenza che non ti aspetti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174323186_2f8b0ca687e5fcae6b76603a33e53b5c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al triplice fischio dell&#8217;arbitro Hristiana Guteva, le undici calciatrici della <strong>nazionale femminile</strong> della <strong>Corea del Nord Under 17</strong> sono esplose in fragorose grida di gioia. Il motivo è semplice: sono diventate campionesse del mondo per la seconda volta consecutiva dopo aver battuto in finale l&#8217;Olanda con un sonoro 3-0. </p>



<p>A differenza di quanto si possa pensare, il <em>palmares </em>delle ragazze nordcorane è ricchissimo: tre mondiali Under 20 (l&#8217;ultimo successo nel 2024), quattro Under 17 e, sempre per le Under 17, quattro Coppe d&#8217;Asia, oltre ad altri trofei vari da esibire in bacheca. Il movimento calcistico femminile del Nord domina la scena e lo dimostra la decima posizione occupata nel <strong>ranking Fifa</strong> dalla nazionale maggiore della Corea del Nord. Ma come ha fatto il Paese guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kim-jong-un.html">Kim Jong Un</a> a creare un simile miracolo sportivo? </p>



<p>Certo, si può dare subito una spiegazione politica: considerando che lo sport internazionale è uno dei pochi modi che ha Pyongyang per dimostrare la propria sovranità ed esistenza alla comunità globale, ogni successo in competizioni rilevanti coincide per le atlete di Kim con un <strong>palcoscenico </strong>da sfruttare per sventolare la bandiera nazionale di fronte al mondo intero. C&#8217;è però molto altro da dire&#8230;</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="The Final: Korea DPR vs Netherlands Highlights | FIFA U-17 Women&#039;s World Cup Morocco 2025™" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/7hX_nwtuEMY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_7hX_nwtuEMY");</script>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Corea del Nord punta sul calcio femminile</strong></h2>



<p>Il calcio è molto popolare in <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/sorpresa-in-corea-del-nord-il-settore-fintech-spicca-il-volo.html">Corea del Nord</a>. Ma perché oltre il 38esimo parallelo il movimento calcistico femminile è più forte di quello maschile? È un&#8217;altra domanda interessante ma la risposta in questo caso è di facile intuizione: il governo nordcoreano sa bene che competere nei <strong>tornei maschili</strong> è pressoché impossibile dato l&#8217;immenso giro di denaro che che circola attorno alla categoria negli altri Paesi. </p>



<p>Allo stesso tempo, Pyongyang ha capito che le associazioni sportive europee considerano le competizioni giovanili una sorta di divertimento, e che – tolte rare eccezioni – <strong>pochi danno la stessa importanza alle manifestazioni femminili.</strong> Ecco perché la <a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-pazzi-per-kim-perche-il-vietnam-cerca-lamicizia-della-corea-del-nord.html">Corea del Nord</a>, che vuole ottenere vittorie e piazzamenti rilevanti, ha scelto di affermarsi sul fronte femminile e giovanile.</p>



<p>Perché qui, nel calcio femminile e giovanile, il divario è più gestibile. Ci pensa la <strong>Pyongyang International Football School</strong> a selezionare, formare e istruire le calciatrici più promettenti del Paese seguendo un approccio altamente <strong>disciplinato e scientifico</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174344539_cb3bc724f9843da57f1c0b7dc34680cc-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-493677" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174344539_cb3bc724f9843da57f1c0b7dc34680cc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174344539_cb3bc724f9843da57f1c0b7dc34680cc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174344539_cb3bc724f9843da57f1c0b7dc34680cc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174344539_cb3bc724f9843da57f1c0b7dc34680cc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174344539_cb3bc724f9843da57f1c0b7dc34680cc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251113174344539_cb3bc724f9843da57f1c0b7dc34680cc.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una strategia vincente</strong></h2>



<p>Nel Mondiale femminile Under 17 in Marocco, <strong>la Corea del Nord hanno segnato 25 gol (un record nel torneo) subendone appena tre</strong>, e hanno vinto tutte e sette le partite. &#8220;Le nostre calciatrici hanno attraversato il campo sventolando con orgoglio la dignitosa bandiera della nostra repubblica&#8221;, ha scritto in prima pagina il quotidiano nordcoreano <em>Rodong Sinmun</em> celebrando il trionfo della nazionale.</p>



<p>L&#8217;allenatore della nazionale Under 17 olandese, <strong>Olivier Amelink</strong>, ha ammesso che le nordcoreane si sono dimostrate insuperabili in termini di abilità, forma fisica e intensità. &#8220;Non credo che avremmo potuto batterle. Credo che il divario tra noi e loro sia semplicemente troppo grande in questo momento. Ci hanno surclassato per tutta la partita&#8221;, ha dichiarato dopo la finale. </p>



<p>Piccola curiosità: tra le calciatrici più forti della Corea del Nord troviamo <strong>Yu Jong Hyang</strong>, capocannoniere della Coppa del Mondo Under 17 appena terminata, e <strong>Choe Il Son</strong>, giocatrice chiave nelle vittorie della Coppa del Mondo Under 17 e Under 20 del 2024. Date un&#8217;occhiata ai loro gol – in giro si trovano diversi filmati – per capire di cosa stiamo parlando&#8230;</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">KOREA DPR ARE CHAMPIONS OF THE 2025 <a href="https://twitter.com/hashtag/U17WWC?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#U17WWC</a>! 🇰🇵🏆 <a href="https://t.co/lMErfcsum3">pic.twitter.com/lMErfcsum3</a></p>&mdash; FIFA Women&#39;s World Cup (@FIFAWWC) <a href="https://twitter.com/FIFAWWC/status/1987262058614665521?ref_src=twsrc%5Etfw">November 8, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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		<title>Chi è Sushila Karki, la nuova premier del Nepal</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/chi-e-sushila-karki-la-nuova-premier-del-nepal.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 08:34:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=485566</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1336" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-1536x1069.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sushila Karki, ex giudice anticorruzione ed ex presidente della Corte Suprema, è la prima donna premier del Nepal.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/chi-e-sushila-karki-la-nuova-premier-del-nepal.html">Chi è Sushila Karki, la nuova premier del Nepal</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1336" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-1536x1069.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070314119_328055102dc08e1455bac57c111b5f7d-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>Nepal </strong>ha voltato pagina. <a href="https://it.insideover.com/politica/morti-nelle-strade-dimissioni-al-governo-che-cosa-ce-dietro-le-proteste-che-scuotono-il-nepal.html">Dopo le violente proteste</a> che hanno fatto <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-nepal-al-giappone-lo-strano-effetto-domino-che-colpisce-i-governi-inclini-a-collaborare-con-india-e-cina.html/amp">cadere il governo guidato da KP Sharma Oli</a> è stata nominata premier ad interim, fino almeno alle prossime elezioni, in programma il prossimo marzo, <strong>Sushila Karki</strong>. La signora, 73 anni, è la <strong>prima leader donna del Paese</strong>, ed è nota per aver ricoperto la carica di <strong>presidentessa della Corte Suprema</strong> <strong>nepalese</strong> tra il 2016 e il 2017. Fervente sostenitrice della lotta alla corruzione, Karki, figura molto popolare, ha accettato di ricevere il delicato incarico e ha prestato giuramento durante una piccola cerimonia alla residenza presidenziale. </p>



<p>La sua nomina è stata annunciata dal consigliere presidenziale <strong>Sunil Bahadur Thapa</strong>, ma soprattutto è stata &#8220;scelta&#8221; dai <strong>manifestanti</strong>. La designazione di Karki è infatti avvenuta in seguito a non meglio specificati <strong>negoziati </strong>tra il presidente <strong>Ramchandra Paudel</strong>, il capo dell&#8217;esercito <strong>Ashok Raj Sigdel</strong> e i dimostranti che hanno guidato la peggiore rivolta in <a href="https://it.insideover.com/auto/lo-strano-caso-del-nepal-il-paese-dove-un-auto-su-tre-e-elettrica.html">Nepal </a>degli ultimi anni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="676" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070308334_e55f7a629e31b7d8d78990aa28139c41-1024x676.jpg" alt="" class="wp-image-485570" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070308334_e55f7a629e31b7d8d78990aa28139c41-1024x676.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070308334_e55f7a629e31b7d8d78990aa28139c41-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070308334_e55f7a629e31b7d8d78990aa28139c41-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070308334_e55f7a629e31b7d8d78990aa28139c41-1536x1014.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070308334_e55f7a629e31b7d8d78990aa28139c41-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914070308334_e55f7a629e31b7d8d78990aa28139c41.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La delicata transizione politica del Nepal</strong></h2>



<p>Karki ha il compito di indire <strong>nuove elezioni</strong> per la camera bassa del Parlamento entro l&#8217;11 marzo 2026, mentre tra pochi giorni dovrebbe nominare altri ministri per affrontare il delicato periodo di transizione alla guida del suo esecutivo.</p>



<p>Per giorni il Nepal è stato, di fatto, controllato dall&#8217;<strong>esercito</strong>, che ha imposto coprifuoco a livello nazionale e inviato migliaia di soldati nelle strade nel tentativo di ristabilire l&#8217;ordine. <strong>Il generale Sigdel ha incontrato più volte sia gli studenti</strong>-manifestanti che i membri del precedente governo al centro delle contestazioni.</p>



<p>Come detto, il primo ministro Oli si è dimesso ma il presidente Poudel è rimasto al suo posto. Quest&#8217;ultimo ha quindi approvato, secondo la Costituzione nepalese, la nomina della signora Karki sulla base delle raccomandazioni dei principali partiti politici del Paese, a loro volta imbeccati da<strong>i dimostranti della generazione Z</strong>. </p>



<p>Nel momento in cui scriviamo il bilancio degli scontri, conseguenze delle proteste anti corruzione della Generazione Z, è di 51 vittime e oltre 1.300 feriti. Nel suo primo giorno di lavoro Karki ha visitato i <strong>manifestanti feriti</strong> all&#8217;ospedale civile di Kathmandu promettendo di lavorare per il bene del Nepal. “Farò tutto il possibile”, ha detto a un cittadino ferito che si stava riprendendo dalle ferite da arma da fuoco. La signora aveva precedentemente dichiarato a un canale di notizie indiano che avrebbe accettato l&#8217;incarico perché &#8220;quei ragazzi e ragazze me l&#8217;hanno chiesto, mi hanno richiesto&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025091407033361_40493165fbd7eb6d7ba5b3e2bf24761a-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-485568" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025091407033361_40493165fbd7eb6d7ba5b3e2bf24761a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025091407033361_40493165fbd7eb6d7ba5b3e2bf24761a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025091407033361_40493165fbd7eb6d7ba5b3e2bf24761a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025091407033361_40493165fbd7eb6d7ba5b3e2bf24761a-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025091407033361_40493165fbd7eb6d7ba5b3e2bf24761a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025091407033361_40493165fbd7eb6d7ba5b3e2bf24761a.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La prima leader donna</strong></h2>



<p>Karki è famosa per aver combattuto la <strong>corruzione </strong>e nota per essersi impegnata in favore dei <strong>diritti di genere</strong>. I media scrivono che è la maggiore di sette figli di una famiglia di agricoltori proveniente dal Nepal orientale. Ha conseguito la laurea triennale in lettere presso il Mahendra Morang Campus, un master in scienze politiche presso la Banaras Hindu University in India e la laurea triennale in giurisprudenza alla Tribhuvan University di Kathmandu. </p>



<p>A partire dal 1979 Karki ha iniziato a esercitare la professione legale a Biratnagar. <strong>La sua ascesa nella magistratura è iniziata nel 2009 </strong>quando fu nominata giudice ad interim presso la Corte Suprema del Nepal, salvo diventarne presidentessa nel 2016. Nell&#8217;aprile 2017 si ritrovò a fare i conti con una <strong>mozione di impeachment</strong> per una sua presunta interferenza nei poteri esecutivi. Fu immediatamente sospesa, ma esplosero proteste pubbliche in difesa dell&#8217;indipendenza della magistratura e la stessa Corte Suprema intervenne bloccando ulteriori procedimenti.</p>



<p>La mozione fu quindi ritirata e Karki tornò al suo posto, prima di andare pensione un mese più tardi, nel giugno del 2017. <strong>&#8220;Essere giudice ed essere primo ministro sono due cose diverse&#8221;</strong>, ha tuttavia avvertito Balaram KC, ex giudice della Corte Suprema, spiegando al <em>New York Times</em> di non potersi pronunciare in merito all&#8217;<strong>idoneità </strong>di Karki a ricoprire il ruolo di leader ad interim del Nepal.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250909122132150_566b5fdcac9566660dd50af7ea4db9d8-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-484941" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250909122132150_566b5fdcac9566660dd50af7ea4db9d8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250909122132150_566b5fdcac9566660dd50af7ea4db9d8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250909122132150_566b5fdcac9566660dd50af7ea4db9d8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250909122132150_566b5fdcac9566660dd50af7ea4db9d8-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250909122132150_566b5fdcac9566660dd50af7ea4db9d8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250909122132150_566b5fdcac9566660dd50af7ea4db9d8.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>Stati Uniti, il Paese delle spose bambine</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/stati-uniti-il-paese-delle-spose-bambine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 12:27:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Spose bambine]]></category>
		<category><![CDATA[Stupro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="950" height="534" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU.jpg 950w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 950px) 100vw, 950px" /></p>
<p>Nel Paese che più di ogni altro si proclama difensore dei diritti umani, una bambina può ancora essere costretta a diventare sposa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="950" height="534" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU.jpg 950w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Gr419hWXMAAibHU-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 950px) 100vw, 950px" /></p>
<p>Nel 2025, mentre il dibattito pubblico americano parla di intelligenza artificiale, clima e politica internazionale, c’è un tema che resta relegato ai margini: la possibilità per una ragazzina di quattordici anni di sposarsi legalmente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.unchainedatlast.org/wp-content/uploads/2021/05/Unchained_Infographics_Ph5-02.png" alt=""/></figure>



<p>Secondo le analisi di <strong><a href="https://www.unchainedatlast.org/forced-marriage-arranged-marriage-child-marriage/">Unchained At Last</a></strong>, organizzazione che monitora i matrimoni precoci, <strong>negli Stati Uniti, tra il 2000 e il 2021 si sono sposati circa 315.000 bambini</strong>, la maggior parte dei quali ragazze sposate con uomini adulti. Almeno 66.415 di questi matrimoni sono avvenuti a un&#8217;età o con una differenza di età tra i coniugi che avrebbe dovuto essere considerata un <strong>reato sessuale</strong> (dati diffusi dal Child Marriage Problem Study di Unchained At Last, 2021). Non sono episodi isolati di un passato remoto, ma storie che in certi angoli del Paese possono ancora ripetersi.</p>



<p>L’ultimo decennio ha visto <strong>un’ondata di riforme</strong>. Sedici Stati e il District of Columbia hanno introdotto <strong>divieti assoluti</strong>: il Delaware e il New Jersey già nel 2018, seguiti da Pennsylvania e Minnesota nel 2020, Rhode Island e New York nel 2021, Massachusetts nel 2022, Vermont, Connecticut e Michigan nel 2023. Nel 2024 è toccato a Virginia, Washington e New Hampshire, insieme a Washington D.C., mentre nel 2025 anche Maine, Oregon e Missouri hanno approvato divieti totali. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://19thnews.org/wp-content/uploads/2025/07/ChidlMarriage-July-2025_2x3-1.jpg" alt=""/></figure>



<p>Oggi, in questi territori, nessun minore può sposarsi, senza eccezioni. Ma resta un’America parallela, dove le scappatoie legali sopravvivono: in quattro Stati i giudici possono autorizzare nozze anche prima dei sedici anni.</p>



<p>-In <strong>California</strong>, uno degli Stati considerati più progressisti, la legge matrimoniale (California Family Code §302) <strong>non prevede un’età minima assoluta</strong>. Un minore può sposarsi se un tribunale, dopo aver ascoltato genitori e assistenti sociali, concede la licenza. Secondo il Tahirih Justice Center, questa mancanza di un tetto rigido rende possibili anche nozze a quattordici anni. </p>



<p>-In <strong>Mississippi</strong>, lo statuto stabilisce i diciassette anni per i ragazzi e i quindici per le ragazze (Mississippi Code §93-1-5), ma il giudice può derogare in presenza di “buona causa”. In passato questa clausola è stata usata per autorizzare matrimoni con spose ancora più giovani, come documentato in rapporti del Tahirih Justice Center.</p>



<p>-In <strong>New Mexico</strong>, la legge (New Mexico Statutes §40-1-6) <strong>vieta le nozze sotto i sedici anni</strong>, salvo autorizzazione del tribunale in caso di gravidanza o per regolare questioni di paternità. In pratica, questo significa che, con l’ok del giudice, anche una quattordicenne può sposarsi.</p>



<p>-Situazione analoga in <strong>Oklahoma</strong>, dove il titolo 43 del codice matrimoniale consente eccezioni sotto i sedici anni se c’è una gravidanza o se il matrimonio è usato per risolvere una causa di paternità. Anche qui, dunque, le porte restano aperte a nozze a quattordici anni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://cdn.theatlantic.com/thumbor/sZnTb27WYZZwrHrgplS6sQxycSY=/1x256:4923x3025/1952x1098/media/img/mt/2023/11/GettyImages_1235431772/original.jpg" alt=""/></figure>



<p>Accanto a questi Stati, esistono territori che ammettono <strong>matrimoni dai quindici anni con condizioni</strong> (per esempio <strong>Hawaii e Kansas</strong>) e altri che li permettono solo dai sedici o diciassette con filtri severi. In <strong>Ohio</strong>, dal 2019, un minore può sposarsi solo a diciassette anni, con consenso del tribunale minorile e differenza d’età non superiore a quattro anni; in <strong>Florida</strong>, dopo la riforma del 2018, è possibile solo a diciassette anni con autorizzazione dei genitori e limiti sull’età del partner; in <strong>Nevada</strong>, dal 2019, l’eccezione vale solo per i diciassettenni, previo via libera del giudice. In <strong>North Carolina </strong>e <strong>West Virginia</strong> i matrimoni a sedici e diciassette anni sono ammessi solo con consenso parentale e in presenza di limiti stringenti sulla differenza d’età.</p>



<p>La realtà dei numeri trova eco in storie personali che hanno scosso l’opinione pubblica. Come quella di <strong>Sherry Johnson</strong>, ad esempio, <strong>costretta a sposare il suo stupratore</strong>, che era anche il diacono della sua chiesa in Florida. Dopo aver cresciuto nove figli a 27 anni, Sherry ha dedicato la sua vita a garantire che nessun bambino venga mai costretto a sposarsi prima di aver raggiunto l&#8217;età adulta. Oggi Johnson si impegna a condividere la sua storia e a ripetere questo successo a livello nazionale, oltre a diffondere i suoi sforzi a livello globale, finché non sarà illegale per i bambini sposarsi in tutto il mondo. La sua vicenda, raccontata dal <em>New York Times </em>nel 2017, è diventata emblematica: i genitori e il tribunale autorizzarono quel matrimonio, che <strong>trasformò un reato in una relazione “legittima”</strong>. Johnson, oggi adulta, è una delle attiviste più note contro le nozze precoci.</p>



<p>In molti Stati americani i rapporti sessuali con minori di sedici anni sono classificati come stupro. Ma se esiste un matrimonio autorizzato da un giudice, quelle stesse condotte cessano di essere illegali. L’organizzazione Equality Now ha denunciato che la licenza matrimoniale diventa un vero e proprio “<em><strong>get out of jail free card</strong></em>”, cioè un lasciapassare per adulti che altrimenti rischierebbero anni di carcere. Un paradosso che, come ha sottolineato la giurista Fraidy Reiss, “<em><strong>permette di trasformare l’abuso in matrimonio</strong></em>”.</p>



<p>Gli effetti sono documentati da ricerche del Tahirih Justice Center e da studi di Unchained At Last: altissimi tassi di abbandono scolastico, esposizione a violenza domestica, cicli di povertà che si trasmettono di generazione in generazione. Una ricerca citata da Newsweek nel 2025 ha evidenziato come oltre il 70% dei matrimoni minorili finisca in divorzio entro pochi anni, lasciando le giovani donne prive di strumenti economici e sociali per ricostruire la propria vita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.unchainedatlast.org/wp-content/uploads/2021/05/Unchained_Infographics_Ph5-07.png" alt=""/></figure>



<p>Il quadro del 2025 racconta di un’America divisa. Da un lato, una crescente maggioranza di Stati e la capitale federale hanno scelto di vietare in modo assoluto le nozze sotto i diciotto anni. Dall’altro, un gruppo di territori continua a mantenere aperta la possibilità che un giudice firmi la licenza matrimoniale di una quattordicenne. La battaglia politica è tutt’altro che chiusa. <strong>In California, le proposte di vietare del tutto i matrimoni minorili sono state più volte bloccate</strong>, nonostante le pressioni di attivisti e associazioni. In Mississippi, New Mexico e Oklahoma, il peso delle <strong>tradizioni religiose </strong>e culturali ha frenato qualsiasi riforma.</p>



<p>Elizabeth Alice Clement, storica delle donne presso l&#8217;Università dello Utah, ha affermato che il sostegno al matrimonio precoce tende ad essere radicato in <strong>convinzioni conservatrici o religiose sulla sessualità prematrimoniale e sulla gravidanza</strong>. Non a caso, gli Stati con il maggior numero di matrimoni precoci pro capite sono Nevada, Idaho, Arkansas, Kentucky, Oklahoma, Wyoming, Utah, Alabama, West Virginia e Mississippi.</p>



<p>&#8220;<em>In alcuni luoghi il matrimonio precoce persiste molto più a lungo che in altri più conservatori dal punto di vista religioso, perché le ragazze sessualmente attive o che rimangono incinte sono considerate una vergogna dalle loro famiglie</em>&#8220;, ha affermato Clement. &#8220;<em>A volte capita persino che ragazze molto giovani vengano date in sposa a uomini che le hanno violentate legalmente, perché il sesso è considerato più problematico dello stupro stesso</em>&#8220;.</p>



<p>Fraidy Reiss, fondatrice di Unchained At Last ha dichiarato: “<em>Ogni volta che un tribunale autorizza il matrimonio di una quattordicenne sta legittimando l’abuso</em>”. Una frase che sintetizza bene il paradosso: nel Paese che più di ogni altro si proclama difensore dei diritti umani, una bambina può ancora essere costretta a diventare sposa.</p>
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		<title>Cosa sappiamo di Xi Mingze, la figlia di XI Jinping (laureata ad Harvard)</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/cosa-sappiamo-di-xi-mingze-la-figlia-di-xi-jinping-laureata-ad-harvard.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 15:03:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="915" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-600x286.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-1024x488.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-768x366.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-1536x732.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Xi Mingze, figlia riservata di Xi Jinping, è apparsa pubblicamente a un banchetto ufficiale a Pechino, suscitando rinnovato interesse.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/cosa-sappiamo-di-xi-mingze-la-figlia-di-xi-jinping-laureata-ad-harvard.html">Cosa sappiamo di Xi Mingze, la figlia di XI Jinping (laureata ad Harvard)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="915" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-600x286.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-1024x488.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-768x366.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Cina-Xi-Jinping-vieta-onlyfans-e1756393347514-1536x732.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ha trascorso quasi la sua intera vita lontana dalla luce dei riflettori. In pubblico non si è mai vista, se non in una manciata di occasioni ufficiali, e il suo profilo è stato mantenuto accuratamente riservato. <strong>Xi Mingze</strong>, del resto, non è una ragazzina di 33 anni qualunque; è la figlia di <strong>Xi Jinping</strong>, presidente della <strong>Cina </strong>e per alcuni l&#8217;uomo più potente del mondo. </p>



<p>Di recente, tuttavia, la giovane ha fatto una rara comparsa ed è per questo che molti sono tornati ad interessarsi del suo misterioso profilo. A luglio Miss Xi è stata infatti immortalata dalle telecamere in occasione di un <strong>banchetto </strong>andato in scena a Pechino, presso <strong>Zhongnanhai</strong>, il cuore del potere del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/partito-comunista-cinese-storia-fondazione-membri.html">Partito Comunista Cinese</a>. </p>



<p>Il leader bielorusso <strong>Aleksandr Lukashenko</strong> era appena arrivato in Cina nella sua 15esima visita di Stato e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a> aveva preparato un evento speciale per accogliere l&#8217;ospite. Un evento al quale, a sorpresa, ha partecipato anche la figlia del presidentissimo cinese, in una presenza svelata forse per inviare un messaggio indiretto agli <strong>Stati Uniti</strong> o forse per errore.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="es" dir="ltr">🇨🇳🤝🇧🇾Xi Jinping: “Es la primera vez que te recibo aquí”. <br><br>💪🏻Así fue recibido Aleksandr Lukashenko en la residencia personal de Xi Jinping. <a href="https://t.co/qrdhGAq7Ts">pic.twitter.com/qrdhGAq7Ts</a></p>&mdash; Actualidad Belarús🇧🇾 (@ActualidadBel) <a href="https://twitter.com/ActualidadBel/status/1930241798074519754?ref_src=twsrc%5Etfw">June 4, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un messaggio agli Stati Uniti?</strong></h2>



<p>La fonte della notizia? L&#8217;agenzia di notizie della Bielorussia, la <em>Belarusian Telegraph Agency (BelTA)</em>, che all&#8217;inizio di giugno aveva condiviso alcune foto dell&#8217;incontro sui social confezionando un post emblematico: &#8221;Xi accogliendo Lukashenko gli detto &#8220;Caro amico, la nostra relazione è speciale, per questo oggi <strong>mangiamo in famiglia</strong> e per la prima volta <strong>mia figlia</strong> prende parte a una cena con un leader straniero&#8221;&#8221;. </p>



<p>La citazione sarebbe uscita dalla bocca del vicepremier di Minsk, <strong>Nikolai Snopkov</strong>. La <em>BelTA</em> aveva pubblicato sul suo sito anche alcune immagini della serata – dove Xi Mingze era ben visibile &#8211; poi però <strong>rimosse </strong>in un secondo momento. La stessa agenzia aveva anche affermato che al banchetto, oltre alla figlia di Xi, era presente anche la moglie del leader cinese, <strong>Peng Liyuan</strong>. </p>



<p>Silenzio di tomba, invece, da parte dei media di Pechino. Ma per quale motivo Mingze avrebbe dovuto essere presente per accogliere Lukaeshnko? C&#8217;è chi ipotizza che la presenza della ragazza servisse a Pechino, come detto, per &#8221;comunicare&#8221; a distanza con gli Stati Uniti.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This is Xi Mingze, Xi Jinping’s daughter. <a href="https://t.co/SYMhVYJOfP">pic.twitter.com/SYMhVYJOfP</a></p>&mdash; Manju (@mandate2049) <a href="https://twitter.com/mandate2049/status/1926343305882665288?ref_src=twsrc%5Etfw">May 24, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi è Xi Mingze</strong></h2>



<p>Nel recente passato alcuni media scrivevano che Xi Mingze avesse intenzione di tornare (in incognito) ad <strong>Harvard </strong>&#8211; dove ha già conseguito un <em>Bachelor of Arts</em> nel 2014 in filosofia &#8211; per riprendere i suoi studi, ma anche (soprattutto) per mantenere in qualche modo aperto, grazie alla sua presenza, un <strong>canale di contatto tra le élite accademiche</strong> di Usa e Cina. </p>



<p>La mossa di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> di sospendere per sei mesi l&#8217;ingresso negli Stati Uniti a nuovi <strong>studenti stranieri</strong> diretti proprio a Harvard – per motivi di sicurezza nazionale – avrebbe però compromesso il tutto. Risultato? Il fatto che la Cina abbia fatto trapelare la presenza Xi Mingze potrebbe essere un avvertimento indirizzato a Washington: la figlia di Xi non ha alcuna intenzione di tornare ad Harvard. Con buona pace per le politiche di Trump. </p>



<p>Di Xi Mingze sappiamo comunque pochissimo. Sarebbe nata il il <strong>25 giugno 1992</strong> a Fuzhou, nella provincia cinese del Fujian, e non avrebbe fratelli né sorelle. Per alcuni si sarebbe laureata in patria in Lingua e Letteratura francese salvo poi iscriversi ad Harvard sotto <strong>pseudonimo </strong>per proteggere la sua identità.</p>



<p>Xi Mingze mantiene un profilo pubblico estremamente basso: non rilascia interviste, non è attiva sui social media e la sua vita è gestita con grande riservatezza dalle autorità cinesi. Ha fatto <strong>poche apparizioni pubbliche</strong>: prima del banchetto organizzato per la visita di Lukashenko, nel 2008 è rimasta come volunteer per una settimana durante il terremoto di Sichuan, mentre nel 2013 è comparsa insieme ai genitori durante i festeggiamenti del Capodanno cinese nel villaggio di Liangjiahe. Adesso, nel bel mezzo delle tensioni accademiche tra Usa e Cina, il nome di Xi Mingze è novamente uscito dall&#8217;ombra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823085443510_9dc210392d80dd484d1f4ff19fd174fc-1024x826.jpg" alt="" class="wp-image-482764" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823085443510_9dc210392d80dd484d1f4ff19fd174fc-1024x826.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823085443510_9dc210392d80dd484d1f4ff19fd174fc-300x242.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823085443510_9dc210392d80dd484d1f4ff19fd174fc-768x619.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823085443510_9dc210392d80dd484d1f4ff19fd174fc-1536x1238.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823085443510_9dc210392d80dd484d1f4ff19fd174fc-600x484.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823085443510_9dc210392d80dd484d1f4ff19fd174fc.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Il gruppo Facebook &#8220;Mia Moglie&#8221;: Perché era necessario denunciare tutto e cosa fare in casi simili</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/il-gruppo-facebook-mia-moglie-perche-era-necessario-denunciare-tutto-e-cosa-fare-in-casi-simili.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 10:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Cybercrimine]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-1024x493.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-768x370.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-1536x740.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-600x289.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chiuso il gruppo Facebook Mia Moglie. Privacy, tutela vittime e cybercrimine: ne parlano l’avvocata Sannino e Frassi di Prometeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/il-gruppo-facebook-mia-moglie-perche-era-necessario-denunciare-tutto-e-cosa-fare-in-casi-simili.html">Il gruppo Facebook &#8220;Mia Moglie&#8221;: Perché era necessario denunciare tutto e cosa fare in casi simili</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-1024x493.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-768x370.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-1536x740.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250826112114646_1664d494fe52668d8579c4857b8d9c4e-e1756200117713-600x289.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>La scoperta e chiusura del gruppo Facebook &#8220;Mia Moglie”, in cui venivano condivise e commentate le foto di migliaia di donne a loro insaputa, ha evidenziato l&#8217;esistenza di un fenomeno sommerso e ha sollevato questioni sulla privacy e sulla tutela&nbsp;delle vittime. L&#8217;intervista all’avvocata Concetta Sannino e al presidente di Prometeo, Massimiliano Frassi.&nbsp;</em></p>



<p>Un nome innocuo, che evocava la vita di coppia, ma che in realtà racchiudeva l’orrore. Fino a pochi giorni fa <strong>Mia Moglie</strong> era un gruppo Facebook in cui si condividevano e commentavano<strong> foto di donne per lo più ignare </strong>(lo scrivevano gli autori degli scatti) di essere esposte. Una comunità pubblica cresciuta indisturbata, con oltre <strong>32mila utenti</strong>, al pari di una città di medie dimensioni.</p>



<p>Un&#8217;ondata di segnalazioni a Meta e alla polizia postale ha portato alla chiusura del gruppo dopo che il suo nome è stato reso noto dalla scrittrice <strong>Carolina Capria</strong> ed è stato ripreso da numerosi media italiani. Ma la vicenda pone numerosi interrogativi: <strong>chi deve tutelare le vittime in questi casi?</strong> La tutela è mancata diffondendo il nome del gruppo? E, ancora, Mia Moglie è solo la punta dell’iceberg di un sistema in cui agisce anche la criminalità organizzata? Ne abbiamo parlato con due esperti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Azione immediata: come denunciare correttamente</h2>



<p>Nel caso di Mia Moglie si è agito correttamente poiché quando ci si imbatte in gruppi simili è necessario “<strong>segnalarli alla polizia postale </strong>e ai canali su cui compare la fotografia o il video in questione”, spiega <strong>l’avvocata Concetta Sannino </strong>che si occupa da anni di aiutare donne che subiscono violenza. “<strong>Se si è vittime</strong>, non bisogna cancellare le prove: screenshot, messaggi, nomi dei gruppi. Bisogna rivolgersi a un legale, a un centro antiviolenza o alla polizia postale e segnalare i contenuti su tutte le piattaforme dove sono comparsi”. </p>



<p>Ad aver sempre agito in tale senso è&nbsp;<strong>Massimiliano Frassi</strong>, che con la sua associazione, Prometeo, tutela le vittime di pedofilia. “Quando ci vengono segnalati gruppi o contenuti pedo-pornografici sul web, rispondiamo che è necessario rivolgersi direttamente alla polizia postale, l’unica autorità legittimata a svolgere indagini su questo tipo di materiale.&nbsp;Il nostro compito, come cittadini, è quello di &#8220;continuare a indignarci, a denunciare e a non abbassare mai la guardia, per non permettere che queste azioni diventino la normalità”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Polemizzare sulla visibilità è ipocrisia da social&#8221;</h2>



<p>Sui social in molti ritengono che la diffusione del nome del gruppo <strong>non abbia tutelato le donne coinvolte,</strong> ma le abbia esposte a ulteriori sguardi indesiderati. “È un controsenso”, sostiene l’avvocata Sannino. “Il gruppo era già pubblico e accessibile a chiunque. <strong>È più importante evitare che altre donne vengano esposte</strong> e che in futuro ciò riaccada. Sarebbe anche utile che ogni immagine, prima di essere pubblicata, venisse esaminata in modo approfondito, ad esempio addestrando anche l’intelligenza artificiale in modo positivo. Inoltre l’apertura di gruppi dovrebbe essere più controllata”. </p>



<p>In passato, Massimiliano Frassi ha segnalato casi simili “senza troppa attenzione mediatica, per evitare di generare ulteriore curiosità o, peggio, emulazione da parte di altri utenti”. Ma, nel caso di Mia moglie, anche lui sostiene che “polemizzare sulla sua visibilità è pura ipocrisia e l&#8217;<strong>ennesima sterile polemica che si addice più ai social </strong>che a un&#8217;analisi seria del problema. In questo caso <strong>era necessario che se ne parlasse ovunque</strong>. Quelle donne non sono state rese visibili dalla nostra denuncia, ma dal fatto che qualcuno le aveva già sbattute online e forse proprio perché il gruppo era aperto e visibile a tutti, nessuno si è mai fermato a indagare a fondo sul suo contenuto prima di adesso”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le difficoltà della polizia postale&nbsp;</h2>



<p><strong>Ma come è possibile che il gruppo abbia agito indisturbato per anni?</strong>&nbsp;Sarebbe stato infatti aperto nel 2019. Secondo Frassi, la lotta al cybercrimine richiede un investimento continuo in persone e tecnologie. Per un lungo periodo le risorse non sarebbero state adeguate alla portata del problema: “<strong>La polizia postale era stata in parte smantellata&nbsp;</strong>con agenti preparatissimi destinati a compiti completamente diversi. Se a livello ministeriale si formasse un&#8217;équipe in grado di coordinare interventi mirati, fornendo poi alle forze dell&#8217;ordine il personale e le risorse necessarie, allora potremmo ottenere risultati significativi”.&nbsp;</p>



<p>Un passo in tal senso è stato compiuto nel 2024, quando <strong>è diventata operativa la nuova direzione centrale per la polizia scientifica e la sicurezza cibernetica</strong>, che ha assorbito e riorganizzato i compiti di coordinamento e pianificazione strategica svolti anche dagli uffici della polizia postale e delle comunicazioni.</p>



<p>Nonostante questo, Frassi è cauto: “La creazione di nuovi gruppi a seguito della chiusura di quelli vecchi è un problema persistente e temo che con le risorse attuali sia difficile risolverlo del tutto. Per ogni sito chiuso, ne nascono altri, specialmente nel deep web”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conseguenze per Mia Moglie sono gravi</h2>



<p>In Italia la legge punisce in modo molto severo la diffusione senza consenso di immagini intime di altre persone. Nel caso di Mia Moglie è probabile che non si configuri un singolo reato, ma più illeciti, sia penali che civili, che vanno dal <strong>revenge porn</strong> &#8211; che riguarda sia le foto che ritraggono atti sessuali, ma anche <em>&#8220;altre parti erogene del corpo umano in condizioni e contesti tali da evocarne la sessualità&#8221;</em> (Cassazione n. 1427/2023)- alla <strong>violazione della privacy</strong> e del diritto all&#8217;immagine, fino alla <strong>diffamazione</strong> nel caso dei commenti ai contenuti.</p>



<p>“Il revenge porn ha che fare con il potere, il controllo e la vendetta”, spiega Concetta Sannino. “In Italia è reato dal 2019 e la norma punisce con la<strong>&nbsp;reclusione da 1 a 6 anni e una multa fino a 15mila euro</strong>. La pena però aumenta se il fatto è commesso da un ex partner o da una persona legata affettivamente alla vittima. Eppure, pochissimi casi arrivano in tribunale, e ancora meno ottengono giustizia effettiva. Perché? Per paura, per vergogna, per senso di colpa da parte della vittima che si sente giudicata. Ancora oggi in troppi si chiedono: “Ma perché si è fatta fotografare?”. La domanda giusta è un’altra: “Perché qualcuno ha pensato di diffondere quella foto?”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La ciliegina di una torta molto più grossa</strong>&nbsp;</h2>



<p>L&#8217;operazione &#8220;Drop the Revenge&#8221; del 2020 aveva già messo in luce l&#8217;esistenza di canali Telegram che operavano con dinamiche simili a Mia Moglie, diffondendo contenuti intimi senza consenso. L&#8217;associazione PermessoNegato, che offre supporto tecnologico e orientamento legale alle vittime di diffusione non consensuale di materiale intimo e violenza online, ha più volte segnalato l’aumento di questi fenomeni sulle piattaforme.</p>



<p>“Noi di Prometeo facciamo regolarmente segnalazioni, non solo per pagine pedopornografiche, ma anche per altre tematiche pericolose. Un esempio sono i gruppi pro-anoressia che diffondono il messaggio che la magrezza estrema sia un obiettivo da raggiungere, mettendo a rischio la salute delle giovani ragazze”.</p>



<p>Dietro gruppi di questo tipo ci possono essere sia singoli individui che “<strong>vere e proprie organizzazioni criminali</strong>”, aggiunge Frassi. “In quest’ultimo caso si tratta spesso di&nbsp;<strong>traffico di esseri umani.</strong>&nbsp;Ci sono criminali che speculano sulle persone, e ci sono anche degli imbecilli che espongono le proprie compagne come &#8220;merce&#8221; di scambio, trasformandole in oggetti sessuali. In entrambi i casi, è fondamentale una ferma condanna sociale e un forte intervento punitivo da parte delle forze dell’ordine”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema&nbsp;è uno solo&nbsp;</h2>



<p>Ciò che ora è importante è&nbsp;<strong>non&nbsp;lasciare sole le vittime</strong>&nbsp;e capire se &#8220;sanno della gravità della pubblicazione e del danno che hanno subito. È un po&#8217; la stessa dinamica che vivono le donne vittime di maltrattamento, anche questo lo è e richiede supporto”, spiega l&#8217;avvocata.</p>



<p>A non rendersi conto della gravità delle proprie azioni sono di certo gli uomini che diffondono tali contenuti, che minimizzano ciò che fanno e si spalleggiano tra loro. Come possiamo quindi sperare in un mondo digitale migliore senza affrontare il vero e unico problema: l’educazione di molti uomini al rispetto e al consenso? “Serve che i genitori ne parlino con i figli e serve educazione emotiva e digitale, fin dalle scuole medie&#8221;, conclude Sannino. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/il-gruppo-facebook-mia-moglie-perche-era-necessario-denunciare-tutto-e-cosa-fare-in-casi-simili.html">Il gruppo Facebook &#8220;Mia Moglie&#8221;: Perché era necessario denunciare tutto e cosa fare in casi simili</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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