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Il Coachella 2025 ha nuovamente trasformato il deserto di Indio in un vibrante epicentro di musica e cultura, fondendo la sua storia leggendaria con l’energia del presente. Il primo weekend del festival, svoltosi dall’11 al 13 aprile, ha visto protagonisti nomi di primo piano come Lady Gaga, Green Day, Post Malone e Travis Scott, ciascuno con performance cariche di identità e potenza scenica. Se Lady Gaga ha stregato il pubblico con un set teatrale in cui ha presentato i brani del nuovo album Mayhem, i Green Day hanno infiammato – in tutti i sensi – il palco con un’esibizione carica di messaggi politici, culminata in un incidente pirotecnico che ha causato l’incendio di una palma. Post Malone ha chiuso il fine settimana con uno show che ha mescolato generi, celebrando il suo nuovo progetto country F-1 Trillion.

Bernie Sanders a sorpresa al Coachella 2025

Ma quest’anno il Coachella ha regalato un ospite d’eccezione, che ha portato il festival musicale a un altro livello: il senatore Bernie Sanders ha compiuto un’apparizione inaspettata portando la sua campagna Fighting Oligarchy direttamente nel cuore del più emblematico festival musicale della cultura giovanile contemporanea. Nella serata di sabato 12 aprile, affiancato dal deputato Maxwell Frost, Sanders ha introdotto l’artista Clairo con parole di apprezzamento per il suo impegno civile, in particolare sul fronte dei diritti riproduttivi e la sua netta presa di posizione contro il conflitto in corso a Gaza.

Nel suo intervento, Sanders ha affrontato con toni decisi tematiche cruciali dell’agenda progressista: l’emergenza climatica, la giustizia sociale, l’accesso universale all’aborto e il dilagare dell’influenza dei grandi capitali nella sfera politica statunitense. Non sono mancate critiche esplicite al presidente Donald Trump, accusato di negare la crisi ambientale e di perpetuare politiche favorevoli all’élite economica a scapito della collettività. Accolto con entusiasmo da una platea giovane e politicamente ricettiva, il discorso di Sanders ha rappresentato un momento di forte impatto simbolico: l’incontro tra militanza politica e cultura pop, tra l’attivismo generazionale e le istanze istituzionali.

L’apparizione segue una partecipata manifestazione a Los Angeles, dove, insieme alla deputata Alexandria Ocasio-Cortez, il senatore del Vermont ha richiamato oltre 36.000 persone, a testimonianza di un crescente fermento contro la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi. “Bernie-chella” – come è stato ribattezzato dai sostenitori online – ha visto esibizioni e dichiarazioni di Joan Baez, Maggie Rogers e Neil Young. Il raduno è stato l’evento più grande del Fighting Oligarchy Tour.

Il Coachella è davvero un palco “progressista”?

La domanda, però, sorge spontanea: quanto è davvero progressista un palco per il quale il pubblico paga un biglietto il cui costo parte dai 649 $? Coachella può essere considerato un palcoscenico progressista sotto diversi aspetti, in particolare per la varietà della sua lineup, che spesso include artisti provenienti da generi, culture e paesi differenti. Il festival è noto per dare spazio a talenti globali, mescolando nomi affermati del mainstream con proposte indie o sperimentali. Inoltre, detta tendenze in ambito moda e cultura giovanile, e investe fortemente in installazioni artistiche di grande impatto visivo e all’avanguardia.

Tuttavia, la sua natura progressista appare più ambigua se osservata da vicino. Coachella è infatti organizzato da AEG e Goldenvoice, e il proprietario di AEG, Philip Anschutz, è stato al centro di polemiche per aver finanziato in passato cause di orientamento conservatore. Nonostante una lineup apparentemente inclusiva, il festival è stato anche criticato per la scarsa rappresentanza femminile e di comunità emarginate, sebbene negli ultimi anni si siano registrati sforzi per colmare queste lacune. Una realtà progressista sul piano estetico e culturale, dunque, ma con un percorso più controverso in ambito sociale e politico. Ma si sa, Parigi val bene una messa.

Cosa hanno in mente Sanders e Ocasio-Cortez

Ma, al di là del Coachella, cosa stanno combinando questi due Father and daughter dell’ala radicale dei Dem? Sanders ha sottolineato che i suoi eventi in Nebraska, Iowa, Wisconsin, Michigan, Nevada, Colorado e Arizona hanno prodotto un’affluenza complessiva di oltre 100.000 persone e che ora intende concentrarsi sugli Stati conservatori: “La maggior parte di questi eventi si terrà in distretti congressuali rappresentati dai repubblicani. E c’è un motivo per cui lo stiamo facendo“. Con eventi che richiamano decine di migliaia di persone, il tour sta cercando di ravvivare la base progressista, soprattutto in quelle aree dove il movimento ha registrato battute d’arresto. Le manifestazioni uniscono il dibattito politico ad elementi culturali, con esibizioni di artisti che aiutino a indugiare sul mito dei Sessanta.

Oltre a criticare le politiche repubblicane, Sanders e AOC non stanno risparmiando attacchi ai democratici centristi, accusati di essere troppo vicini ai grandi donatori e poco incisivi su temi chiave. Il loro messaggio è chiaro: il Partito Democratico deve tornare a rappresentare con forza gli interessi della classe lavoratrice. Il tour sta cercando di spingere l’acceleratore anche sull’impegno locale, esortando i partecipanti a coinvolgersi nell’organizzazione dal basso. Tappe in Stati a maggioranza conservatrice come Utah e Idaho testimoniano la volontà di costruire una coalizione ampia.

Il futuro è indipendente?

I due stanno già pensando alle midterm? Probabilmente sì. Ma con due prospettive differenti. Se da un lato Sanders, 83 anni, sembra avviarsi verso la fine della carriera politica, dall’altro Ocasio-Cortez emerge sempre più come possibile futura guida del movimento progressista. Il suo ruolo centrale nel tour alimenta le voci su una potenziale candidatura a incarichi più alti, inclusa la presidenza, sebbene abbia poche chance, vista la sua posizione nell’agone politico americano. A questo proposito, va ricordato che il senatore del Vermont, che da tempo ha un rapporto teso con il Partito Democratico, ha suggerito in un’intervista che più progressisti dovrebbero unirsi a lui candidandosi come indipendenti. Una suggestione che aveva raccontato lo scorso mese in un’intervista al New York Times alla vigilia di un tour di tre giorni in cinque città degli Stati occidentali insieme a Ocasio-Cortez. “Uno degli aspetti di questo tour è cercare di mobilitare le persone affinché si impegnino nel processo politico e si candidino come indipendenti al di fuori del Partito Democratico“, aveva affermato candidamente Sanders.

Bernie Sanders ha fatto un’apparizione a sorpresa al festival musicale di Coachella, salendo sul palco mentre la folla accorreva con i cellulari in mano, per immortalare l’appello politico del senatore statunitense. “Non ci metterò molto, ma questo Paese si trova ad affrontare sfide molto difficili e il futuro dell’America dipende dalla vostra generazione. Potete ignorare ciò che sta accadendo, ma lo fate a vostro rischio e pericolo. Abbiamo bisogno che vi alziate per lottare per la giustizia”, ;;ha detto tra scroscianti applausi. INSTAGRAM BERNIE SANDERS +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++

Il fatto che Sanders – un socialista democratico dichiarato, ma mai realmente parte del Partito Democratico – sia tornato a guidare il fronte anti-Trump evidenzia in modo impietoso le difficoltà identitarie che affliggono i Democratici, un partito i cui consensi sono ormai in caduta libera. I suoi comizi hanno segnato anche il ritorno della cosiddetta “resistenza” democratica, quella stessa ondata di opposizione che aveva preso forma durante il primo mandato di Trump. I Democratici hanno messo a segno una vittoria simbolica conquistando un seggio chiave alla Corte Suprema del Wisconsin e sono riusciti a ridurre sensibilmente il vantaggio repubblicano in due elezioni suppletive per la Camera in Florida. I progressisti potrebbero mostrare un po’ di forza alle elezioni governatoriali del prossimo anno. Ma finora, nessuno nell’affollato schieramento dei candidati democratici si sta facendo portavoce del movimento di Sanders. E l’errore si ripete.

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