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Il Nepal ha voltato pagina. Dopo le violente proteste che hanno fatto cadere il governo guidato da KP Sharma Oli è stata nominata premier ad interim, fino almeno alle prossime elezioni, in programma il prossimo marzo, Sushila Karki. La signora, 73 anni, è la prima leader donna del Paese, ed è nota per aver ricoperto la carica di presidentessa della Corte Suprema nepalese tra il 2016 e il 2017. Fervente sostenitrice della lotta alla corruzione, Karki, figura molto popolare, ha accettato di ricevere il delicato incarico e ha prestato giuramento durante una piccola cerimonia alla residenza presidenziale.

La sua nomina è stata annunciata dal consigliere presidenziale Sunil Bahadur Thapa, ma soprattutto è stata “scelta” dai manifestanti. La designazione di Karki è infatti avvenuta in seguito a non meglio specificati negoziati tra il presidente Ramchandra Paudel, il capo dell’esercito Ashok Raj Sigdel e i dimostranti che hanno guidato la peggiore rivolta in Nepal degli ultimi anni.

La delicata transizione politica del Nepal

Karki ha il compito di indire nuove elezioni per la camera bassa del Parlamento entro l’11 marzo 2026, mentre tra pochi giorni dovrebbe nominare altri ministri per affrontare il delicato periodo di transizione alla guida del suo esecutivo.

Per giorni il Nepal è stato, di fatto, controllato dall’esercito, che ha imposto coprifuoco a livello nazionale e inviato migliaia di soldati nelle strade nel tentativo di ristabilire l’ordine. Il generale Sigdel ha incontrato più volte sia gli studenti-manifestanti che i membri del precedente governo al centro delle contestazioni.

Come detto, il primo ministro Oli si è dimesso ma il presidente Poudel è rimasto al suo posto. Quest’ultimo ha quindi approvato, secondo la Costituzione nepalese, la nomina della signora Karki sulla base delle raccomandazioni dei principali partiti politici del Paese, a loro volta imbeccati dai dimostranti della generazione Z.

Nel momento in cui scriviamo il bilancio degli scontri, conseguenze delle proteste anti corruzione della Generazione Z, è di 51 vittime e oltre 1.300 feriti. Nel suo primo giorno di lavoro Karki ha visitato i manifestanti feriti all’ospedale civile di Kathmandu promettendo di lavorare per il bene del Nepal. “Farò tutto il possibile”, ha detto a un cittadino ferito che si stava riprendendo dalle ferite da arma da fuoco. La signora aveva precedentemente dichiarato a un canale di notizie indiano che avrebbe accettato l’incarico perché “quei ragazzi e ragazze me l’hanno chiesto, mi hanno richiesto”.

La prima leader donna

Karki è famosa per aver combattuto la corruzione e nota per essersi impegnata in favore dei diritti di genere. I media scrivono che è la maggiore di sette figli di una famiglia di agricoltori proveniente dal Nepal orientale. Ha conseguito la laurea triennale in lettere presso il Mahendra Morang Campus, un master in scienze politiche presso la Banaras Hindu University in India e la laurea triennale in giurisprudenza alla Tribhuvan University di Kathmandu.

A partire dal 1979 Karki ha iniziato a esercitare la professione legale a Biratnagar. La sua ascesa nella magistratura è iniziata nel 2009 quando fu nominata giudice ad interim presso la Corte Suprema del Nepal, salvo diventarne presidentessa nel 2016. Nell’aprile 2017 si ritrovò a fare i conti con una mozione di impeachment per una sua presunta interferenza nei poteri esecutivi. Fu immediatamente sospesa, ma esplosero proteste pubbliche in difesa dell’indipendenza della magistratura e la stessa Corte Suprema intervenne bloccando ulteriori procedimenti.

La mozione fu quindi ritirata e Karki tornò al suo posto, prima di andare pensione un mese più tardi, nel giugno del 2017. “Essere giudice ed essere primo ministro sono due cose diverse”, ha tuttavia avvertito Balaram KC, ex giudice della Corte Suprema, spiegando al New York Times di non potersi pronunciare in merito all’idoneità di Karki a ricoprire il ruolo di leader ad interim del Nepal.

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