Il 2025 è stato un anno molto intenso per Kim Jong Un. Gli incontri con Vladimir Putin nell’Estremo Oriente russo e a Mosca erano soltanto i prodromi del silenzioso inserimento del presidente coreano nei nuovi equilibri internazionali. E per giunta nei panni di uno dei protagonisti principali.
La partecipazione di Kim all’ultima maxi parata militare cinese, a Pechino, gli ha consentito di riabilitare appieno i rapporti con Xi Jinping, ma soprattutto di stringere la mano a decine di altri personaggi di spicco, tra vecchi e attuali leader mondiali. Non è forse un caso che Donald Trump voglia rivederlo – potrebbe accadere molto presto – e che vari Paesi intendano aprire o rinforzare i canali diplomatici con Pyongyang.
Tra questi ultimi spicca il Vietnam, una delle nuove Tigri asiatiche desiderosa di trasformare la sua crescita economica in potenziale diplomatico da spendere all’interno del mondo multipolare in fase di creazione. Pare, anche se nel momento in cui scriviamo non ci sono conferme ufficiali, che il Segretario del Partito Comunista del Vietnam, To Lam, effettuerà una visita di Stato in Corea del Nord nel corso delle prossime settimane.

Il (possibile) viaggio in Corea del Nord di To Lam
Nel caso in cui To Lam si recasse in Corea del Nord, quella visita sarebbe per certi versi storica visto che si tratterebbe della prima trasferta istituzionale di un leader vietnamita a Pyongyang in quasi 20 anni.
L’ultimo precedente risale infatti al 2007, quando l’allora Segretario del Partito Comunista del Vietnam, Nong Duc Manh, intraprese un viaggio di tre giorni nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, nella primissima visita di un capo del partito vietnamita dai tempi di Ho Chi Minh nel 1957.
Ci sono diversi indizi che lasciano presagire la fumata bianca. Intanto proprio nel 2025 Corea del Nord e Vietnam celebrano 75 anni di relazioni diplomatiche, e questa potrebbe essere la scusa per approfondire il dialogo.
Un dialogo che, in ogni caso, non si è mai tecnicamente congelato dal momento che Hanoi e Pyongyang mantengono stretti legami diplomatici ma non relazioni commerciali. Ricordiamo, poi, che in uno dei suoi rari viaggi all’estero Kim, nel 2019, si recò proprio ad Hanoi per incontrare niente meno che Donald Trump, che in quel periodo stava svolgendo il suo primo mandato alla Casa Bianca.

Una scommessa interessante
Dando un’occhiata ad un elenco di incontri pubblicato sul sito web dell’ambasciata vietnamita in Corea del Nord, si nota una ripresa degli incontri tra le parti – seppur tra funzionari di basso rango – a partire dal 2024, dopo una pausa di cinque anni. Adesso sembrerebbe essere arrivato il momento di un vis a vis tra i pesi massimi dei due Paesi. Ma per quale motivo?
A prima vista, l’eventuale meeting tra To Lam e Kim Jong Un potrebbe sembrare di carattere puramente simbolico. In realtà, l’ipotetica presenza a Pyongyang del capo del Partito Comunista vietnamita è un segnale che va oltre la semplice amicizia, e che posiziona Hanoi come attore attivo, rilevante e dinamico nella regione asiatica.
Lo stesso To Lam, a proposito di penisola coreana, lo scorso agosto ha visitato la Corea del Sud ospitato dal presidente Lee Jae Myung. Per rafforzare gli investimenti di Seoul in Vietnam – che tra Samsung e altre multinazionali ammontano a 90 miliardi di dollari – ma anche, presumibilmente, per ritagliarsi un posto in prima fila nella complessa diplomazia intercoreana.
Hanoi potrebbe infatti fungere da ambasciatrice all’interno di un fantomatico negoziato tra Corea del Sud, Corea del Nord e Stati Uniti, vantando rapporti con ogni parte in causa (Russia e Unione europea comprese). La posta in palio? La rilevanza sullo scacchiere globale. Il rischio? Di compromettere vecchie e solide alleanze qualora a Kim dovesse scappare la mano. Con i test missilistici e non solo.


