Fondata nel 1959 dal milanese Gian Marco Manusardi e oggi attiva tra Milano, Roma e Sarzana, Finarte è una delle realtà storiche più rilevanti del mercato dell’arte italiano. Nata con l’obiettivo di accompagnare collezionisti e operatori nell’acquisto e nella vendita di opere d’arte e oggetti preziosi, nel tempo si è affermata come punto di riferimento anche per coloro che guardano all’arte non solo come oggetto di prestigio, ma come esperienza culturale vera e propria.
Antiquariato, arte moderna, gioielli, ma anche design, fotografia, libri, stampe e grafiche, sono solo alcune delle aree in cui Finarte opera oggi. Eppure, osservando da vicino dietro al sipario di vendite e cataloghi emerge con chiarezza un altro dato significativo ma forse poco evidenziato: gran parte del team e della struttura portante dell’azienda è segnata dalla componente femminile. Tuttavia, non si tratta di una scelta programmatica, quanto piuttosto di un’evoluzione naturale: competenze, studio, visione e capacità relazionale hanno costruito una squadra in cui oggi, molte delle posizioni chiave sono occupate da donne.
Una presenza significativa, che non sminuisce le posizioni maschili o ridefinisce gerarchie, ma contribuisce a renderle più articolate. Non un manifesto, né una presa di posizione di genere, ma piuttosto il risultato di un processo che segue una logica semplice, ma anche rigorosa: quella della qualità. Un valore è determinato dalla capacità di operare in un mercato complesso e altamente specializzato come quello dell’arte. È proprio questo equilibrio a definire oggi l’identità di Finarte. All’interno di questa struttura articolata, alcune figure offrono uno sguardo particolarmente significativo sulla varietà di ruoli e competenze della società.

A Roma Adele Coggiola, Senior Specialist di dipinti e disegni antichi, e responsabile di antiquariato (Roma) guida il dipartimento assieme a Sara Milone, che invece opera, da omologa, a Milano. Laureata in Storia dell’Arte, banditrice d’asta dal 2020, Adele Coggiola rappresenta una figura simbolica in un ruolo – quello sul rostro – tradizionalmente maschile. Salire sul podio, racconta, è come “dirigere un’orchestra”: clienti in sala, al telefono e online, oltre ai colleghi, tutti tenuti insieme in una “sinfonia” che dura pochi minuti ma decide il destino di un’opera. Non solo grazie alla competenza storico-artistica, ma a un sottile equilibrio tra cultura e mercato, dove fondamentale è l’empatia, in grado di legare gli elementi e far funzionare le cose.
Sempre a Roma, Georgia Bava è invece a capo del dipartimento di arte moderna e contemporanea. La sua esperienza presso Finarte testimonia intuizione, pragmatismo e coraggio: nel 2009, in piena crisi finanziaria mondiale, fu proprio lei a contribuire alla conquista dell’asta della collezione Alitalia. Un’operazione che portò Finarte al centro dell’attenzione mediatica. Come lei stessa ha dichiarato, il suo ruolo si avvicina a quello di una “talent scout”: per garantire il successo di un’esposizione e un’asta è cruciale saper individuare opere d’arte e artisti prima che il mercato li consacri.
A Milano Marina Sala, Responsabile della sede, coordina le attività operative. Dopo una formazione storico-artistica e un’esperienza consolidata nel settore delle aste, ha sviluppato una visione a 360 gradi dei processi, fondamentale per gestire priorità, persone e dinamiche quotidiane. Il suo ruolo si colloca in un punto di equilibrio tra organizzazione e operatività, dove capacità di adattamento e attenzione ai dettagli diventano strumenti essenziali per garantire il funzionamento della sede.
Un’altra componente significativa di Finarte è poi il comparto gioielli, articolato tra Roma e Milano con due figure complementari: Clara Arata, responsabile del dipartimento a Milano, cresciuta nel mondo orafo e forte di una formazione tecnico-commerciale, e Vittoria Tomasini, responsabile del dipartimento a Roma, di formazione umanistica e specializzazione gemmologica. Se Clara Arata testimonia quanto dietro alle quinte di un’asta sia rilevante il fattore adrenalina, dato che, nell’imprevedibilità, come lei stessa racconta, anche una collana partita da un’offerta di poche centinaia di euro può arrivare a cifre a cinque zeri, dall’altra parte, Vittoria Tomasini sottolinea come altrettanto fondamentale sia la fiducia dei clienti e dei venditori, alla base di ogni rapporto professionale.

Dietro la visibilità delle vendite, c’è poi un’architettura meno “appariscente” ma fondamentale: Viola Marzoli, Finance Manager, governa flussi finanziari complessi con precisione e visione d’insieme: “struttura, ordine e coerenza” che sostengono l’intero sistema. Senza un equilibrio tra questi elementi nessuna asta potrebbe dirsi davvero conclusa.
Nel Dipartimento libri, autografi e stampe, Diana Cardaci unisce formazione economico-gestionale e stupore intellettuale: tra i lotti più emozionanti raccolti da Finarte negli anni, ci racconta infatti anche di una primissima edizione del Sidereus Nuncius di Galileo Galilei del 1610, testimonianza di come anche un libro possa racchiudere dentro di sé una vera e propria rivoluzione. Un momento in cui anche la storia diventa arte.
Marica Rossetti, Responsabile Relazioni Esterne e Programmazione e Senior Specialist per la Fotografia, unisce formazione storico-artistica e capacità organizzativa, muovendosi tra coordinamento interno e costruzione di relazioni con interlocutori esterni. Un lavoro che richiede precisione, visione d’insieme e una costante attenzione all’equilibrio tra le diverse priorità, in un sistema in cui ogni asta è il risultato di un incastro complesso di tempi, persone e contenuti.
Nel dipartimento Fashion, Margherita Manfredi porta un’esperienza ventennale nel settore del luxury, contribuendo allo sviluppo di un ambito relativamente recente per Finarte. Il suo approccio si fonda su un insieme stratificato di competenze – esperienza, intuito, capacità di selezione e lettura del cliente – che riflettono la natura stessa del mercato di riferimento, dove il valore si costruisce tanto sugli oggetti quanto sulle relazioni e sulle aspettative.

A presidiare invece la dimensione organizzativa e umana dell’azienda è Sara Cremonesi, Responsabile HR e Affari Societari, che opera all’intersezione tra gestione delle risorse, normativa e sviluppo interno. Entrata in una fase iniziale di rilancio aziendale, ha contribuito alla definizione dei processi e alla crescita della struttura, lavorando su un elemento spesso invisibile ma decisivo: la qualità delle relazioni e il clima interno, fondamentali per il funzionamento complessivo dell’organizzazione.
Infine, c’è la dimensione digitale e strategica affidata a Muriel Ronconi, responsabile di The Boutique, piattaforma e-commerce che amplia il perimetro della casa d’aste verso un acquisto immediato, “a distanza di un click”, senza perdere il rigore curatoriale che contraddistingue Finarte, restando al passo con la modernità.
Se esiste un filo che unisce queste professioniste non è soltanto la preparazione – che spazia dalla storia dell’arte alla gemmologia, dall’economia culturale alla finanza – ma una combinazione di empatia, capacità decisionale e visione strategica. Oggi Finarte si racconta così: non attraverso slogan, ma attraverso un lavoro quotidiano fatto di valutazioni, cataloghi, trattative e bilanci, ma anche di stima, credibilità e fiducia costruite nel tempo. Un lavoro corale in cui la componente femminile non è mero dettaglio statistico, ma un dato concreto che fa di Finarte un esempio nel panorama artistico italiano.
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